{"id":1000033833,"date":"2026-07-28T23:04:44","date_gmt":"2026-07-29T02:04:44","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033833"},"modified":"2026-07-28T23:04:46","modified_gmt":"2026-07-29T02:04:46","slug":"meloni-davanti-al-dilemma-piu-difficile-prendere-vannacci-o-rischiare-di-perderlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033833","title":{"rendered":"Meloni davanti al dilemma pi\u00f9 difficile: prendere Vannacci o rischiare di perderlo"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera racconta una realt\u00e0 politica che va ben oltre i numeri. Se l\u2019attuale quadro dovesse consolidarsi, il centrodestra potrebbe trovarsi davanti a un paradosso: aver bisogno di Roberto Vannacci per vincere le prossime elezioni e, allo stesso tempo, rischiare di indebolirsi proprio nel momento in cui decidesse di portarlo in coalizione. Le cifre sono significative. Fratelli d\u2019Italia si conferma primo partito con il 26,5%, mentre il movimento di Vannacci, Futuro Nazionale, viene accreditato al 7,1%. Nello scenario ipotizzato dal sondaggio, il centrodestra senza Vannacci si fermerebbe al 40,8%, mentre con il suo contributo salirebbe al 47,9%, superando il 44,6% attribuito all\u2019eventuale coalizione formata dalle opposizioni. Questa, per\u00f2, \u00e8 soltanto la fotografia demoscopica. La politica raramente segue la matematica. Vive di leadership, percezioni, aspettative e capacit\u00e0 di interpretare il sentimento dell\u2019elettorato. Ed \u00e8 proprio qui che nasce il \u201cparadosso Vannacci\u201d. Una parte consistente del consenso del Generale deriva dalla sua collocazione esterna rispetto ai partiti di governo. Vannacci pu\u00f2 rivolgersi a quell\u2019elettorato che considera Fratelli d\u2019Italia, Lega e Forza Italia ormai pienamente inseriti nelle dinamiche istituzionali. Pu\u00f2 criticare i compromessi con Bruxelles, contestare alcune scelte nei rapporti internazionali e chiedere politiche pi\u00f9 incisive in materia di immigrazione, sicurezza e identit\u00e0 nazionale senza dover fare i conti con i vincoli della responsabilit\u00e0 di governo. \u00c8 un vantaggio competitivo non trascurabile. Chi governa \u00e8 inevitabilmente chiamato alla mediazione; chi resta fuori pu\u00f2 permettersi toni pi\u00f9 netti e posizioni pi\u00f9 radicali, interpretando il ruolo della destra \u201cdi lotta\u201d, contrapposta alla destra \u201cdi governo\u201d. Per questo un accordo elettorale prima del voto potrebbe trasformarsi in un\u2019arma a doppio taglio. Entrare ufficialmente nella coalizione significherebbe condividere un programma, accettare compromessi e assumersi una parte della responsabilit\u00e0 delle future decisioni di governo. In altre parole, Vannacci perderebbe almeno una parte di quella libert\u00e0 politica e comunicativa che oggi rappresenta uno dei principali motori del suo consenso. Naturalmente non \u00e8 affatto scontato che questo accada. Una parte dei suoi elettori potrebbe considerare l\u2019ingresso nella coalizione come il passaggio necessario per incidere realmente sulle scelte del governo. Ma \u00e8 altrettanto plausibile che una quota del suo consenso sia alimentata proprio dalla percezione di rappresentare un\u2019alternativa agli equilibri consolidati del centrodestra. Se questa immagine dovesse affievolirsi, una parte dell\u2019elettorato potrebbe tornare all\u2019astensione oppure cercare nuovi punti di riferimento. \u00c8 qui che si apre il vero dilemma strategico per Giorgia Meloni e gli alleati. Conviene inglobare subito Vannacci, mettendo al sicuro quei voti ma rischiando di ridurne l\u2019attrattivit\u00e0? Oppure \u00e8 preferibile lasciarlo correre da solo, consentendogli di intercettare il voto di protesta e valutare un\u2019intesa soltanto dopo le elezioni? Molto dipender\u00e0 dalla legge elettorale con cui si voter\u00e0 e dalla reale capacit\u00e0 delle opposizioni di costruire un\u2019alternativa competitiva. Ma peseranno anche gli equilibri interni alla maggioranza, dove Forza Italia continua a guardare con evidente diffidenza all\u2019ipotesi di un ingresso di Futuro Nazionale nella coalizione. Un\u2019alleanza con il movimento del Generale, infatti, potrebbe anche costare consensi ai partiti di governo, soprattutto nell\u2019elettorato moderato, poco incline ad accettare un ulteriore spostamento del baricentro della coalizione verso destra. Infine, molto dipender\u00e0 dallo stesso Vannacci. Sar\u00e0 davvero disposto a legarsi stabilmente al centrodestra prima del voto, correndo il rischio di smarrire quella forza propulsiva che oggi deriva, almeno in parte, dalla sua autonomia politica? Forse la soluzione pi\u00f9 razionale \u00e8 proprio quella indicata dal ministro leghista Giancarlo Giorgetti: evitare alleanze formali prima del voto, lasciare che ciascuna forza politica misuri il proprio consenso e, solo dopo le elezioni, aprire un confronto sulla base dei risultati delle urne e della legge elettorale. Una strategia che consentirebbe al centrodestra di beneficiare dell\u2019eventuale consenso raccolto da Futuro Nazionale senza privare Vannacci di quella autonomia che, almeno oggi, sembra rappresentare uno dei principali fattori della sua crescita politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Salvatore di Bartolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera racconta una realt\u00e0 politica che va ben oltre i numeri. 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