{"id":1000033792,"date":"2026-07-28T22:35:06","date_gmt":"2026-07-29T01:35:06","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033792"},"modified":"2026-07-28T22:35:07","modified_gmt":"2026-07-29T01:35:07","slug":"spazio-scoperta-la-prima-luna-al-di-fuori-del-sistema-solare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033792","title":{"rendered":"Spazio, scoperta la prima Luna al di fuori del Sistema Solare"},"content":{"rendered":"\n<p>&nbsp;Pi\u00f9 di seimila esopianeti trovati in trent\u2019anni. Ma una luna al di fuori del Sistema Solare? Zero. Fino ad oggi. Perch\u00e9 questa mattina la rivista Nature ha pubblicato quello che i ricercatori definiscono la prima solida evidenza osservativa di un esosatellite e tra i nomi in fondo allo studio c\u2019\u00e8 quello di un\u2019italiana. La scoperta \u00e8 avvenuta nel sistema CD-35 2722, distante circa 73 anni luce dalla Terra, grazie alle osservazioni del Very Large Telescope dell\u2019ESO in Cile. Il sistema \u00e8 composto da tre corpi: al centro c\u2019\u00e8 la stella CD-35 2722, con circa la met\u00e0 della massa del Sole; attorno a essa orbita una nana bruna, un oggetto troppo massiccio per essere un pianeta ma non abbastanza da diventare una stella, che a sua volta sembra avere un satellite naturale in orbita. Il candidato esosatellite ha una massa minima pari a circa 0,9 masse gioviane e un periodo orbitale di circa 170 giorni. I ricercatori lo hanno individuato misurando le variazioni periodiche nella velocit\u00e0 radiale della nana bruna: questa si avvicina e si allontana leggermente lungo la linea di vista, un\u2019oscillazione compatibile con l\u2019attrazione gravitazionale esercitata da un compagno in orbita. Non \u00e8 una luna come quelle che conosciamo. \u201cIl satellite che riportiamo \u00e8 un gigantesco corpo gassoso che orbita attorno a un compagno estremamente massiccio, esso stesso con una massa pari a diverse volte quella di Giove, spiega Alice Zurlo, coautrice dello studio. Nel Sistema solare esiste una netta distinzione tra i pianeti e il Sole; quindi, definire oggetti come le lune \u00e8 semplice. In questo sistema, dove i confini tra stelle, pianeti e lune diventano sfumati, l\u2019intero quadro risulta molto pi\u00f9 complesso da descrivere.\u201d Per questo gli autori preferiscono il termine esosatellite, anche se nel linguaggio divulgativo si parla gi\u00e0 di esoluna. Alice Zurlo \u00e8 un\u2019astrofisica bassanese, professoressa all\u2019Universidad Diego Portales in Cile, direttrice del team Millennium Nucleus of Young Exoplanets and their Moons (YEMS) e associata INAF. \u00c8 coautrice dello studio pubblicato su Nature. La sua \u00e8 una storia di pazienza scientifica rara: \u201cCon il nostro gruppo di lavoro inseguivamo questa scoperta da almeno otto anni, racconta. La stella CD-35 2722 A era seguita da tempo. La si pu\u00f2 osservare dall\u2019emisfero sud e, a 73 anni luce da noi, \u00e8 un oggetto celeste relativamente vicino\u201d.Otto anni. Un telescopio enorme. E oggi una pubblicazione su Nature. Se confermata da osservazioni future, questa scoperta aprirebbe una nuova fase nella ricerca di satelliti naturali oltre il Sistema Solare, aiutando a capire come si formano pianeti, nane brune e loro satelliti in ambienti molto diversi dal nostro. Un contributo importante arriver\u00e0 anche dal futuro Extremely Large Telescope dell\u2019ESO che, grazie al suo specchio da 39 metri, permetter\u00e0 di cercare esolune pi\u00f9 piccole e di studiarne le propriet\u00e0 con una precisione mai raggiunta prima. Ottomila anni luce di distanza, otto anni di ricerca, una bassanese in Cile con un telescopio enorme. La prima luna fuori dal Sistema Solare potrebbe avere un\u2019impronta italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Maria Anzalone<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;Pi\u00f9 di seimila esopianeti trovati in trent\u2019anni. Ma una luna al di fuori del Sistema Solare? Zero. Fino ad oggi. Perch\u00e9 questa mattina la rivista Nature ha pubblicato quello che i ricercatori definiscono la prima solida evidenza osservativa di un esosatellite e tra i nomi in fondo allo studio c\u2019\u00e8 quello di un\u2019italiana. 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