{"id":1000033769,"date":"2026-07-27T08:22:10","date_gmt":"2026-07-27T11:22:10","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033769"},"modified":"2026-07-27T08:22:10","modified_gmt":"2026-07-27T11:22:10","slug":"no-tav-scatenati-schlein-non-pervenuta-cosi-la-sinistra-legittima-ancora-i-violenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033769","title":{"rendered":"No Tav scatenati, Schlein non pervenuta: cos\u00ec la sinistra legittima ancora i violenti"},"content":{"rendered":"\n<p>Ci sono le manifestazioni, ci sono gli incidenti e poi ci sono gli assalti organizzati. Quello avvenuto in Valle di Susa appartiene senza troppi dubbi alla terza categoria. Chiamarlo corteo degenerato, scontro di piazza o semplice momento di tensione significa fare un torto alle immagini e soprattutto agli uomini delle forze dell\u2019ordine che si sono ritrovati davanti centinaia di No Tav incappucciati, equipaggiati e pronti all\u2019attacco.<\/p>\n\n\n\n<p>A Chiomonte e San Didero sono volate pietre, bombe carta, razzi e bottiglie incendiarie. Alcuni manifestanti avevano maschere antigas, caschi, scudi e occhialoni per proteggersi dai lacrimogeni. Altri hanno utilizzato ombrelli per coprirsi dalle riprese dei droni. Le frange del cosiddetto Blocco Nero hanno raggiunto i cantieri attraverso i sentieri, si sono divise in gruppi e hanno colpito su pi\u00f9 fronti. Diverse camionette sono state incendiate e il bilancio parla di decine di feriti tra le forze dell\u2019ordine. Altro che dissenso: una strategia preparata, coordinata e messa in pratica contro lo Stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto, i segnali c\u2019erano tutti. Prima della manifestazione erano gi\u00e0 stati sequestrati fionde, razzi, biglie, petardi e fuochi d\u2019artificio. Tre cittadini francesi erano stati fermati con artifici pirotecnici, fumogeni, cesoie, tronchesi, un flessibile, materiale per travisarsi e benzina. Non esattamente l\u2019attrezzatura tipica di chi vuole partecipare a una passeggiata democratica tra i boschi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ministro dell\u2019Interno Matteo Piantedosi ha descritto perfettamente il problema: \u201cOggi abbiamo assistito alle ennesime scene di violenza contro le Forze dell\u2019ordine, dopo quelle registrate nei giorni scorsi. \u00c8 la conferma di una volont\u00e0, da parte di qualcuno, di dare luogo ad un\u2019escalation che richiede la massima attenzione\u201d. E poi l\u2019appello che, in un Paese normale, non dovrebbe nemmeno essere necessario: \u201cServe una presa di posizione unitaria, netta e senza ambiguit\u00e0 da parte di tutte le forze politiche e delle istituzioni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Giorgia Meloni ha scelto parole altrettanto inequivocabili: \u201cChi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le Forze dell\u2019Ordine non sta difendendo un\u2019idea, sta attaccando lo Stato\u201d. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato a Piantedosi per trasmettere solidariet\u00e0 e ringraziamento agli agenti feriti. Matteo Salvini ha chiesto la mano pesante, mentre Antonio Tajani ha denunciato l\u2019atteggiamento di una sinistra \u201csempre pi\u00f9 tollerante, se non addirittura connivente, con i teppisti, i violenti e i gruppi eversivi, da Bologna alla Val di Susa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E la sinistra? Qualche condanna \u00e8 arrivata. Sarebbe scorretto sostenere il contrario. Ma ancora una volta, salvo poche eccezioni, sembra quasi che pronunciare una frase limpida contro chi aggredisce un poliziotto provochi un doloroso mal di denti. Ogni condanna deve essere accompagnata da una spiegazione, una precisazione, un \u201cper\u00f2\u201d o un rapido ritorno alle ragioni della protesta. Evidentemente il sostegno elettorale di certe fazioni vale pi\u00f9 del buonsenso.<\/p>\n\n\n\n<p>Angelo Bonelli ha dichiarato di condannare \u201csenza se e senza ma\u201d, ricordando che \u201cla difesa del territorio, dell\u2019ambiente e dei diritti delle comunit\u00e0 si afferma con la mobilitazione democratica e con la non violenza. Chi usa la violenza danneggia tutti noi\u201d. Una presa di posizione corretta, certo. I parlamentari del Movimento 5 stelle Chiara Appendino, Antonino Iaria ed Elisa Pirro hanno espresso vicinanza agli agenti e affermato che \u201cchi compie violenze non manifesta, delinque\u201d. Subito dopo, per\u00f2, hanno riportato il discorso sui costi della Tav e sull\u2019inutilit\u00e0 dell\u2019opera. Come se, davanti alle camionette in fiamme e agli agenti feriti, fosse urgente riequilibrare il comunicato per non scontentare troppo la piazza antagonista.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha parlato di una condanna \u201cferma e senza alcuna ambiguit\u00e0\u201d, sentendo tuttavia la necessit\u00e0 di ribadire immediatamente che \u201cil diritto di manifestare e di esprimere il proprio dissenso \u00e8 un valore fondamentale della nostra democrazia e merita sempre piena tutela\u201d. Verissimo. Ma nessuno aveva messo in discussione il diritto di manifestare. Il problema erano le molotov, le bombe carta, i mezzi incendiati e gli uomini in divisa presi di mira.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Partito Democratico ha affidato la propria posizione al responsabile Sicurezza Matteo Mauri: \u201cIl dissenso non pu\u00f2 mai trasformarsi in aggressione o intimidazione. Le proprie idee si difendono con il confronto e con il rispetto delle regole, non con la violenza\u201d. Parole condivisibili e necessarie. Ma la segretaria del partito dov\u2019era? Elly Schlein, davanti a uno dei pi\u00f9 gravi attacchi recenti contro le forze dell\u2019ordine, ha preferito smaterializzarsi. Non \u00e8 una novit\u00e0, sia chiaro: quando il gioco si fa duro, la leader dem sparisce. Nessuna condanna pronunciata personalmente, nessuna solidariet\u00e0 espressa in prima persona, nessun intervento con il peso politico che soltanto la leader del principale partito d\u2019opposizione avrebbe potuto imprimere.<\/p>\n\n\n\n<p>Un silenzio ancora pi\u00f9 grave perch\u00e9 arriva dopo quanto accaduto a Bologna per la morte di Abderrahim Fakir. Come noto, mentre la magistratura aveva appena cominciato ad accertare la dinamica e le eventuali responsabilit\u00e0, una parte della sinistra aveva gi\u00e0 scelto il banco degli imputati: quello occupato dalle forze dell\u2019ordine, legittimando in qualche modo l\u2019odio contro la divisa. Schlein aveva affermato che \u201cquando un uomo muore durante un\u2019operazione di fermo, lo Stato ha fallito\u201d, difendendo inoltre il sindaco Matteo Lepore dalle critiche per il presidio organizzato in citt\u00e0 trasformatosi in guerriglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Accertare la verit\u00e0 sulla morte di Fakir \u00e8 doveroso, lo ribadiamo ancora una volta. Ma un conto \u00e8 chiedere chiarezza, un altro \u00e8 trasformare immediatamente gli agenti in colpevoli, lasciando quasi senza voce politica le decine di poliziotti feriti durante gli scontri scoppiati nelle ore successive. A Bologna il bilancio fornito dalla Questura \u00e8 stato di 64 operatori feriti e sei mezzi della polizia danneggiati. Eppure dalla sinistra non si \u00e8 levata una difesa delle divise altrettanto forte, immediata e appassionata rispetto alle accuse rivolte allo Stato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio qui che nasce il problema politico. Quando per giorni si raccontano le forze dell\u2019ordine come un corpo sospetto, quando si evocano modelli repressivi stranieri prima ancora di conoscere le conclusioni delle indagini, quando si offre pi\u00f9 comprensione alla rabbia della piazza che agli agenti mandati a fronteggiarla, qualcuno pu\u00f2 convincersi che attaccare una divisa sia non soltanto tollerabile, ma perfino legittimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente Schlein, il Pd e gli altri partiti della sinistra non sono responsabili delle molotov lanciate a Bologna o in Valle di Susa. Sarebbe una ricostruzione semplicistica e queste soluzioni le lasciamo agli house organ del campo largo. Ma la politica \u00e8 responsabile delle parole che sceglie e soprattutto di quelle che decide di non pronunciare. Se si delegittimano continuamente poliziotti e carabinieri, se ogni intervento viene presentato come un abuso prima dell\u2019accertamento dei fatti e se le condanne contro gli antagonisti arrivano sempre accompagnate da mille distinguo, si crea un clima nel quale i violenti possono sentirsi moralmente autorizzati ad alzare il livello dello scontro.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto accaduto a Bologna avrebbe dovuto rappresentare un campanello d\u2019allarme. Dopo decine di agenti finiti in ospedale, la sinistra avrebbe dovuto schierarsi senza esitazioni dalla parte dello Stato, chiedendo contemporaneamente verit\u00e0 sulla morte di Fakir e rispetto per chi indossa una divisa. Le due cose non sono incompatibili. E invece \u00e8 prevalsa ancora una volta una solidariet\u00e0 asimmetrica: durissima quando si tratta di mettere sotto accusa gli agenti, timida quando sono gli agenti a essere aggrediti.<\/p>\n\n\n\n<p>Pochi giorni dopo, in Valle di Susa, altri incappucciati hanno lanciato bombe incendiarie, assaltato cantieri e bruciato mezzi dello Stato. Pensare che tra i due fatti non esista un filo politico e culturale sarebbe ingenuo. Chi ha attaccato a Chiomonte ha potuto osservare che, dopo Bologna, una parte dell\u2019opposizione era pi\u00f9 impegnata a processare pubblicamente le forze dell\u2019ordine che a difenderle. Ha visto che la violenza contro gli agenti veniva s\u00ec condannata, ma quasi sempre a bassa voce e con l\u2019immancabile \u201cper\u00f2\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse il problema \u00e8 proprio questo: non irritare quella parte del mondo antagonista che la sinistra continua a considerare un bacino politico e culturale da coccolare. Il sospetto \u00e8 inevitabile, soprattutto quando le condanne vengono delegate ai responsabili di settore mentre la leader resta al riparo. Perch\u00e9 governare significa scegliere anche quando scegliere \u00e8 scomodo. Significa stare dalla parte dello Stato quando lo Stato viene assaltato. Significa dire che chi lancia una molotov contro un carabiniere non \u00e8 un manifestante, non \u00e8 un attivista e non \u00e8 un compagno che sbaglia: \u00e8 un violento che deve rispondere delle proprie azioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Elly Schlein pu\u00f2 davvero pensare di governare l\u2019Italia cos\u00ec? Pu\u00f2 candidarsi a Palazzo Chigi e poi sparire quando una parte della piazza antagonista mette a ferro e fuoco un cantiere strategico? Pu\u00f2 chiedere fiducia agli italiani senza trovare il coraggio di difendere chiaramente le forze dell\u2019ordine, prima a Bologna e poi in Valle di Susa? La sicurezza non si difende soltanto nei convegni e non basta mandare avanti un dirigente di partito. Nei momenti decisivi servono una voce, una responsabilit\u00e0 e una linea politica.<\/p>\n\n\n\n<p>A Chiomonte lo Stato \u00e8 stato attaccato. La destra lo ha detto senza girarci intorno. Una parte della sinistra lo ha riconosciuto, spesso aggiungendo distinguo e precisazioni, perch\u00e9 magari qualche No Tav si sarebbe offeso. La segretaria del Pd, invece, ha scelto il silenzio. Ed \u00e8 proprio quel silenzio, preceduto dalle ambiguit\u00e0 mostrate sul caso Fakir, a raccontare perch\u00e9 il campo largo continui a sembrare larghissimo quando deve protestare e terribilmente stretto quando deve assumersi una responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Massimo Balsamo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono le manifestazioni, ci sono gli incidenti e poi ci sono gli assalti organizzati. Quello avvenuto in Valle di Susa appartiene senza troppi dubbi alla terza categoria. 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