{"id":1000033737,"date":"2026-07-27T08:05:46","date_gmt":"2026-07-27T11:05:46","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033737"},"modified":"2026-07-27T08:05:47","modified_gmt":"2026-07-27T11:05:47","slug":"lo-scenario-climatico-piu-catastrofico-era-inevitabile-falso-la-verita-e-unaltra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033737","title":{"rendered":"Lo scenario climatico pi\u00f9 catastrofico era \u201cinevitabile\u201d? Falso. La verit\u00e0 \u00e8 un\u2019altra"},"content":{"rendered":"\n<p>Per anni lo scenario climatico RCP8.5 \u00e8 stato presentato al grande pubblico come una sorta di \u201cbusiness as usual\u201d (BAU), cio\u00e8 il futuro verso cui il mondo si sarebbe diretto in assenza di politiche climatiche particolarmente aggressive. Eppure, come sostiene Roger Pielke Jr. nei suoi recenti interventi, questa interpretazione \u00e8 profondamente fuorviante: RCP8.5 non \u00e8 diventato implausibile recentemente grazie al successo delle politiche di decarbonizzazione; era gi\u00e0 implausibile fin dall\u2019inizio. Per comprendere il problema occorre ricordare che gli scenari non sono previsioni. Nella ricerca scientifica vengono spesso costruite ipotesi estreme, persino molto improbabili, per esplorare i limiti di un sistema. \u00c8 una pratica del tutto legittima: gli ingegneri studiano terremoti eccezionali, gli economisti ipotizzano crisi estreme e i climatologi analizzano percorsi emissivi molto elevati per capire che cosa potrebbe accadere nelle condizioni pi\u00f9 sfavorevoli. Lo stesso Pielke ricorda che gli scenari sono \u201cstrumenti per l\u2019intelletto\u201d, non profezie sul futuro. Il problema nasce quando uno scenario costruito come caso limite viene trasformato mediaticamente nel percorso pi\u00f9 probabile. RCP8.5 richiedeva infatti presupposti estremi. Tra questi, una crescita enorme dell\u2019uso del carbone durante tutto il XXI secolo, fino a livelli senza precedenti nella storia umana, e una dinamica energetica sempre pi\u00f9 dipendente dai combustibili fossili proprio mentre tecnologia, efficienza e diversificazione delle fonti stavano andando nella direzione opposta. Pielke e altri ricercatori hanno sostenuto per anni che tali assunzioni non descrivevano una traiettoria realistica del sistema energetico globale. Anche la componente demografica contribuiva all\u2019estremit\u00e0 dello scenario. Le versioni originarie associate a RCP8.5 facevano affidamento a una crescita della popolazione mondiale molto elevata, nettamente superiore a quanto indicato dalle proiezioni demografiche pi\u00f9 accreditate negli anni successivi. La combinazione di popolazione molto pi\u00f9 numerosa, crescita economica sostenuta e massiccio ricorso al carbone costituiva quindi un insieme di condizioni simultanee difficilmente compatibili con le tendenze osservate. Negli ultimi anni, tuttavia, alcuni sostenitori dell\u2019uso estensivo di RCP8.5 hanno cambiato argomentazione. Oggi non negano pi\u00f9 che lo scenario sia implausibile; sostengono invece che sia diventato implausibile grazie al successo delle politiche climatiche, alla riduzione dei costi delle rinnovabili e agli sforzi di decarbonizzazione. Secondo questa lettura, il mondo sarebbe stato originariamente avviato verso un riscaldamento di quasi 5 \u00b0C entro il 2100, ma sarebbe poi stato \u201csalvato\u201d dalle azioni intraprese negli ultimi anni. Pielke contesta apertamente questa ricostruzione, sostenendo che essa confonde una correzione metodologica con un successo politico. La sua analogia \u00e8 efficace: se un bambino cresce di trenta centimetri tra i 12 e i 16 anni, estrapolare quella crescita fino all\u2019et\u00e0 adulta e concludere che diventer\u00e0 alto quasi tre metri non produce una previsione plausibile. Se poi il ragazzo si ferma a un\u2019altezza normale, non significa che una particolare politica abbia evitato il risultato estremo; significa semplicemente che lo scenario iniziale era sbagliato.&nbsp;&nbsp;La vera questione, quindi, non \u00e8 se sia giusto studiare scenari estremi. Certamente lo \u00e8. La questione \u00e8 averli trasformati per anni nel riferimento dominante per migliaia di studi, titoli giornalistici e valutazioni d\u2019impatto, attribuendo loro una plausibilit\u00e0 che non possedevano. Oggi persino gli organismi che definiscono i nuovi scenari climatici hanno riconosciuto che i percorsi emissivi pi\u00f9 estremi utilizzati in passato non rappresentano pi\u00f9 un quadro credibile del futuro. La buona scienza, per\u00f2, non \u00e8 quella che pretende di non aver mai sbagliato. \u00c8 quella che riconosce gli errori, li corregge e prosegue. Per questo appare poco convincente il tentativo di riscrivere la storia sostenendo che RCP8.5 era realistico e sia stato reso irrealistico dalle politiche climatiche. Se uno scenario era gi\u00e0 fondato su assunzioni estreme riguardanti carbone, popolazione ed evoluzione energetica, allora la conclusione pi\u00f9 onesta \u00e8 semplicemente ammettere che non era un buon candidato a rappresentare il \u201cbusiness as usual\u201d. Ed \u00e8 proprio questa capacit\u00e0 di autocorrezione, non la difesa a oltranza delle vecchie narrazioni, che dovrebbe distinguere la buona scienza dalla propaganda.<\/p>\n\n\n\n<p>Gianluca Alimonti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per anni lo scenario climatico RCP8.5 \u00e8 stato presentato al grande pubblico come una sorta di \u201cbusiness as usual\u201d (BAU), cio\u00e8 il futuro verso cui il mondo si sarebbe diretto in assenza di politiche climatiche particolarmente aggressive. 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