{"id":1000033652,"date":"2026-07-24T11:03:54","date_gmt":"2026-07-24T14:03:54","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033652"},"modified":"2026-07-24T11:03:57","modified_gmt":"2026-07-24T14:03:57","slug":"dove-stiamo-andando-una-mia-analisi-sulla-cina-ieri-e-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033652","title":{"rendered":"Dove Stiamo Andando : Una mia Analisi sulla Cina Ieri e di Oggi"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Scrivendo questo editoriale mi sono posto delle domande: Che differenza c\u2019\u00e8 tra la Cina di Ieri e quella di Oggi? E se la strategia economia e tecnologica della Cina abbia vinto? Infine se in questo momento storico la Cina nel suo silenzio faccia pi\u00f9 paura di prima? Tra la fine degli anni Cinquanta e l\u2019inizio degli anni Sessanta, Mao cominci\u00f2 ad interrogarsi su quali fossero i candidati pi\u00f9 promettenti che avrebbero potuto prendere il suo posto e succedergli. Nel 1967, Mao confid\u00f2 che se la salute di Lin Biao, un ipocondriaco solitario, non fosse stata delle migliori, avrebbe chiesto a Deng di tornare indietro ed occupare una posizione nella sfera del potere. Dopo la tragica e misteriosa scomparsa di Lin Biao, Mao cominci\u00f2 a guardarsi intorno e nonostante potesse contare sull\u2019appoggio di sua moglie Jiang Qing e i suoi associati, mancavano l\u2019esperienza, il buon giudizio e la capacit\u00e0 di cooperare per mantenere una buona gestione del Paese. Delle cinque persone che facevano parte del Comitato permanente del Politburo nell\u2019agosto del 1970, erano rimasti solo Mao e Zhou Enlai al quale il Grande Timoniere permise di ripristinare l\u2019ordine tanto nel partito, quanto nel governo. Zhou Enlai tent\u00f2 varie volte di aiutare le vittime della Rivoluzione Culturale, muovendosi cautamente per rimanere nelle grazie di Mao e in effetti, sono nel Febbraio del 1973 il Grande Timoniere invi\u00f2 una lettera a Deng Xiaoping nella quale era presente la richiesta che lui facesse ritorno a Pechino. Nel 1966, Deng Xiaoping fu criticato aspramente per aver preso la \u201cstrada capitalista\u201d e per non aver attuato efficacemente la decisione del Presidente di costruire il \u201cterzo fronte\u201d e, di conseguenza, fu epurato. Cos\u00ec quando Mao diede l\u2019ordine a Zhou Enlai di mettere in atto il ritorno di Deng, tale nota circol\u00f2 all\u2019interno del Comitato Centrale e nonostante le resistenze di Jiang Qing, il 20 Febbraio Deng e la sua famiglia furono guidati nello Yingtan, dove salirono su un treno alla volta della capitale cinese. Mentre lasciava Jiangxi, Deng disse \u201cPosso lavorare per vent\u2019anni\u201d e infatti, solo diciannove anni e otto mesi dopo, durante il XIV Congresso del Partito, Deng si sarebbe ritirato dalla scena politica. Il ritorno di Deng a Pechino implic\u00f2 che avrebbe giocato di nuovo un ruolo importante e Mao diede il compito a Zhou Enlai di convocare una serie di riunioni del Politburo proprio per discutere del futuro di questa personalit\u00e0 che si riveler\u00e0 importantissima nella storia della Cina comunista. Alla fine delle deliberazioni fu deciso che a Deng fosse assegnato lo yewuzu, cio\u00e8 quel gruppo ristretto che aveva mantenuto la leadership e il comando del governo durante il caos innescato dalla Rivoluzione Culturale e che potesse partecipare alle regolari riunioni settimanali del Partito. Il primo incontro con gli altri membri del Politburo avvenne la sera del 28 Marzo 1973, durante la quale, su ordine di Mao presiedette la riunione del Politburo e fu annunciato che Deng sarebbe stato nominato vicepremier e avrebbe preso parte alle attivit\u00e0 riguardanti gli affari esteri. Nel pensiero di Mao, Deng non avrebbe dovuto ricoprire semplicemente un ruolo di regolare membro del governo, ma partecipare anche alle sue riunioni specie se le discussioni vertevano su questioni importanti. La prima apparizione ufficiale di Deng dopo il 1968 avvenne il 12 Aprile 1973, in concomitanza con il banchetto organizzato per il principe Norodom Sihanouk di Cambogia, durante il quale fu presentato con il titolo di vicepremier. Nel 1973 Deng divenne gradualmente un leader di spicco, dapprima con il permesso di partecipare a riunioni di alto livello ed in seguito ricoprendo il ruolo di membro del Comitato Centrale del Congresso del Partito il 10 Agosto e infine, con la dimostrazione della sua lealt\u00e0 a Mao, ottenendo una carica nel Politburo e nella Commissione Militare Centrale (CMC). Con le condizioni salutari di Mao sempre pi\u00f9 incerte, tra il 1971 e il Settembre 1972, il Presidente port\u00f2 tre giovani funzionari a Pechino per lavorare presso il centro del Partito: Hua Guofeng, Wang Hongwen e Wu De. Verso la fine del 1972 la figura di Wang Hogwen si rivel\u00f2 particolarmente promettente; Mao ne apprezz\u00f2 il suo passato da soldato e il suo audace e fiducioso stile di leadership, tuttavia, era a conoscenza del fatto che Wang Hongwen non fosse in possesso dell\u2019esperienza giusta per guidare il governo ma ritenne che il comprovato impegno radicale lo rendesse un candidato di alto livello per diventare un leader di partito. Accarezzando questa idea, prese a interrogarsi sul dove trovare un\u2019altra figura in grado di prendere il posto di Zhou Enlai come capo del governo e soprattutto, chi. Zhou era indispensabile a Mao per la sua straordinaria capacit\u00e0 e memoria prodigiosa nella gestione delle relazioni con l\u2019estero, nonostante fosse ben noto che lo sguardo di Mao si volesse dirigere verso una personalit\u00e0 che sapesse gestire abilmente questioni complesse. Deng avrebbe potuto criticare la Rivoluzione Culturale e sostituire le nomine chiave di Mao, cos\u00ec il presidente, per tutto il 1973, osserv\u00f2 da molto vicino il nuovo \u201capprendista\u201d. Il X Congresso del Partito, tenutosi dal 24 al 28 Agosto 1973, fu il primo grande incontro di alto livello dal 1949. Il Primo Plenum, tenuto come di consueto subito dopo il Congresso per annunciare le nomine del personale, \u00e8 stata l\u2019ultima riunione del Comitato Centrale alla quale Mao avrebbe partecipato. Al Congresso, Wang Hongwen fu catapultato nella leadership, oltre a ricevere l\u2019incarico di preparare una nuova costituzione; al primo plenum fu anche nominato vicepresidente del partito, classificandosi al terzo posto dopo Mao e Zhou. In questa circostanza, il ruolo di Deng non pot\u00e9 essere paragonato a quello di Wang: fu riammesso come membro della Commissione Centrale, ma non svolse alcun ruolo di leadership. Rispetto ad un Congresso del Partito abituale, questo decimo Congresso apport\u00f2 un cambiamento importante con il ritorno di alti funzionari \u2013 tra i 191 membri del nuovo Comitato Centrale una quarantina erano alti funzionari che erano stati epurati dopo la Rivoluzione Culturale che avrebbero poi costituito la spina dorsale del sostegno per Deng quando gli sarebbero stati concessi maggiori poteri alla fine del 1973. I funzionari pi\u00f9 anziani, tuttavia, mossero critiche alla nomina di Wang Hongwen, cos\u00ec come traspar\u00ec il 21 Agosto, durante l\u2019ultima riunione del Politburo prima del Congresso. Inoltre, il Politburo, dopo il X Congresso ne usc\u00ec ancora dominato dai radicali: Jiang Qing e Yao Wenyuan, le cui opinioni erano talmente simili che in seguito si aggiudicarono l\u2019appellativo di \u201cBanda dei Quattro\u201d. In quell\u2019ambito a Deng non fu affidata alcuna responsabilit\u00e0, ma l\u2019opinione di Mao nei confronti della sua persona divenne sempre pi\u00f9 positiva, specie in seguito al primo incontro tra Kissinger e il Presidente cinese. Mao, in quella circostanza, lament\u00f2 la cooperazione tra gli Stati Uniti e l\u2019Unione Sovietica aggiungendo anche una preoccupazione nel modo in cui Zhou Enlai stesse trattando con Washington, giudicato da Mao troppo morbido e accondiscendente. Il Grande Timoniere temeva che gli Stati Uniti fossero \u201cin piedi sulle spalle della Cina\u201d per ottenere accordi con l\u2019URSS. Questi sospetti del Presidente divennero sempre pi\u00f9 crescenti quando Breznev visit\u00f2 gli USA nel Giugno 1973 e incontr\u00f2 Nixon a San Clemente, in California per celebrare la ratifica del Trattato per la prevenzione del nucleare. Subito dopo la visita sovietica nel continente americano, i cinesi consegnarono una nota formale alla Casa Bianca dubbiosi sulle intenzioni americane e russe: Mao sospettava che questa cooperazione tra i due Stati avrebbe lasciato poi carta bianca all\u2019Unione Sovietica sulle mire verso la Cina e accusava il proprio Ministero degli Esteri di essere troppo conciliante nei confronti degli Stati Uniti, permettendo loro di essere usati per migliorare le relazioni con l\u2019URSS. Quando Kissinger arriv\u00f2 a Pechino nel 1973, gli Stati Uniti avevano appena nominato un nuovo ambasciatore di alto livello, Leonard Unger, a Taiwan e Mao divenne furioso. E fu proprio in questo momento che in lui si fece vivo il desiderio di circondarsi di figure con una mano pi\u00f9 ferma rispetto a quella di Zhou Enlai. Dal 25 Novembre al 5 Dicembre 1973, subito dopo la visita di Kissinger, Mao organizz\u00f2 una serie di sessioni del Politburo nella Grande Sala del Popolo per prendere una decisione sul destino di Enlai (dopo gli incontri del 1973, come Kissinger stesso chiar\u00ec, gli fu permesso di visitare e ricevere Zhou Enlai, ma in nessun modo di negoziare con lui). Si rivolse all\u2019unica persona che dimostr\u00f2 un\u2019assoluta fermezza nel trattare con l\u2019Unione Sovietica: Deng Xiaoping. Alcuni giorni dopo Mao convoc\u00f2 una riunione del Politburo, chiedendo ai membri di fare di Deng un funzionario a pieno titolo e di approvare una sua partecipazione alla CMC. Questa fu la prima volta nella storia che Mao si precipit\u00f2 verso un appuntamento di tale portata senza averlo autorizzato precedentemente da una sessione plenaria del Comitato Centrale. La stella di Deng era in ascesa. Alla fine del 1973, quando Mao cominci\u00f2 ad affidarsi a Deng per la gestione dei rapporti con gli Stati Uniti, chiese un contributo anche per rafforzare il controllo sui militari. L\u2019EPL fu in possesso di un ruolo e potere assai esuberante nella sfera politica. Una volta Mao chiese a Wang Hogwen e Deng cosa sarebbe potuto accadere dopo il suo decesso. Il primo rispose che la linea Rivoluzionaria del suo Presidente sarebbe continuata; l\u2019altro prontamente si dimostr\u00f2 acutamente consapevole del potere detenuto nelle mani dei comandanti nelle regioni militari e afferm\u00f2 che i signori della guerra sarebbero potuti emergere e il paese affondare nella crisi. Mao era conscio del fatto che gli ufficiali militari pi\u00f9 anziani sarebbero stati sollevati dalla nomina di Deng, in particolare per il possesso delle credenziali militari di quest\u2019ultimo. Di conseguenza, Xiaoping oper\u00f2 una ristrutturazione dell\u2019edificio militare, attraverso un sistema di rotazione dei comandi regionali dell\u2019esercito, in modo tale che con un rimescolamento, fossero privati dei loro comandi e connessioni, specie con l\u2019EPL e con il Partito. Alla luce di questo scenario, Mao sugger\u00ec Deng Xiaoping come capo di Stato Maggiore della Commissione per gli Affari Militari, oltre ad un posto nel Politburo. In cambio della rinuncia al potere politico, ai militari fu promesso di essere posti sotto la responsabilit\u00e0 di un vecchio compagno fidato, che nel tempo ridimension\u00f2 le gonfie dimensioni dell\u2019esercito e di conseguenza il massiccio budget che si rifletteva nel bilancio statale e mise in atto manovre per reagire all\u2019inefficienza e alla mancanza di disciplina dell\u2019EPL e della sua fattualit\u00e0 endemica tra il corpo degli ufficiali. Il pi\u00f9 grande segno della crescente fiducia di Mao, nonostante il manifesto dissenso &#8211; se non addirittura disgusto da parte della Banda dei Quattro, risedette nello scegliere Deng come il primo leader cinese a tenere una presentazione presso l\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite, durante la sesta sessione speciale dell\u2019Assemblea stessa. Dal 1971, quando la Cina continentale sostitu\u00ec Taiwan nel seggio dell\u2019Onu, nessun leader cinese si era rivolto all\u2019organo plenario di tale organizzazione internazionale.&nbsp; Il Politburo sostenne all\u2019unanimit\u00e0 la selezione di Deng come capo della delegazione cinese, affidando al Ministro degli Esteri Qiao Guanhua il compito di redigere il testo della presentazione. Durante questa sessione speciale, Deng ebbe l\u2019opportunit\u00e0 di esporre la nuova visione del mondo di Mao, nella quale, ad esempio, le nazioni erano percepite come alleate della Cina per raggiungere non il consolidamento della rivoluzione comunista, ma lo sviluppo economico, descrivendo la propria nazione come primo mondo dei Paesi del secondo e terzo mondo (Mao sperava di unire i paesi sviluppati del secondo mondo e i paesi in via di sviluppo contro le due superpotenze della Guerra Fredda). Il discorso di Deng fu accolto e percepito molto rassicurante in quanto, date le sue dimensioni e la forza potenziale, la Cina in rapido rialzo nelle quotazioni dei titoli tra i paesi in via di sviluppo suscitava timori. La delegazione cinese, in quel contesto, fece intendere che la Cina non sarebbe mai diventata un tiranno e che se avesse oppresso o sfruttato gli altri allora il resto del mondo, paesi in via di sviluppo in primis, avrebbero dovuto smascherare la Cina come paese social-imperialista e, in collaborazione con il popolo cinese, rovesciare il governo. Nell\u2019autunno del 1974, Deng incontr\u00f2 i funzionari di tutti i principali Stati, non solo leader politici ma anche dirigenti di aziende, giornalisti, scienziati e atleti. In questi incontri, in special modo, si interess\u00f2 al modo in cui i leader giapponesi guidarono lo sviluppo economico del Giappone e di come tale Paese avesse modernizzato la sua scienza e tecnologia; discusse vivacemente sugli affari internazionali e sulla concorrenza fra Unione Sovietica e Stati Uniti; incoraggi\u00f2 la Turchia a risolvere i conflitti con la Grecia per evitare che i grandi pescatori, Unione Sovietica e Stati Uniti, approfittassero delle problematicit\u00e0 e delle debolezze di entrambi; fece presente che la rapida crescita degli scambi commerciali sarebbe potuta progredire solo con la fine delle relazioni formali con Taiwan. Il 1974 fu un anno assai particolare per la Cina. Il caos della rivoluzione era cos\u00ec diffuso che anche Mao si rese conto che bisognasse prendere una scelta per rilanciare la produzione, specie dell\u2019acciaio, che era diminuita, e migliorare il trasporto ferroviario in calo. La Grande Rivoluzione Culturale Proletaria era andata avanti per otto anni: giunse il momento della stabilit\u00e0 e dell\u2019unit\u00e0, parole chiave per il Secondo Plenum che si tenne dall\u20198 al 10 Gennaio del 1975. Con la riunione del Congresso Nazionale del Popolo, tenutasi dal 13 al 17 Gennaio 1975, Deng ricevette la nomina formale di primo vicepremier. Per Mao, il team Wang e Deng risult\u00f2 essere una combinazione promettente: Wang, che fu confermato come vice presidente del Comitato Centrale del Partito e membro del Comitato Permanente del Politburo, era un ex leader ribelle e completamente soggetto alla volont\u00e0 di Mao, ma in particolare privo di una base di potere indipendente, che avrebbe potuto guidare il partito di Mao a lungo, dimostrando rispetto per l\u2019eredit\u00e0 personale del Presidente; Deng, invece, oltre ad aver acquisito maggiori responsabilit\u00e0 nella guida del governo, ottenne promozioni nelle alte sfere sia del partito che in ambito militare, come si evinse dal documento n.1 del 5 Gennaio del 1975 riportante la nomina di Deng a vice presidente del CMC e capo dello Stato Maggiore, da parte del presidente del partito e della Commissione Militare Centrale. Chiunque conoscesse Wang e Deng si rese conto che il primo era dotato di poca esperienza e di minor potere rispetto al secondo, che aveva padroneggiato il funzionamento del partito e del governo durante i suoi dieci anni come Segretario Generale e di certo non timido nell\u2019esercizio del potere. Il problema di Deng Xiaoping nel 1975 fu quello di trovare un modo per mantenere il sostegno di Mao, ripristinando l\u2019ordine e posizionando la Cina su un percorso di crescita. Da qui, la scelta di Deng di prestare grande attenzione ai discorsi di Mao e sui temi di suo interesse, lodando il marxismo-leninismo e, soprattutto, evitando critiche alla Rivoluzione Culturale. All\u2019inizio del 1975 Deng combin\u00f2 creativamente molte delle espressioni di Mao per sostenere la sua agenda, elaborando tre direttive, quali, \u201cAlcuni problemi nell\u2019accelerazioni industriale e nello sviluppo\u201d; \u201cSchema del rapporto del lavoro dell\u2019Accademia delle Scienze\u201d; \u201cProgramma generale di lavoro per l\u2019intero Partito e l\u2019intera Nazione\u201d, presentate insieme per la prima volta in un discorso pronunciato da Deng il 29 Maggio 1975, volte allo scopo di opporsi al revisionismo, promuovere la stabilit\u00e0 e l\u2019unit\u00e0 e migliorare l\u2019economia. La prima direttiva rassicur\u00f2 Mao sulla determinazione di Deng nel non perseguire il percorso borghese per il quale fu epurato durante la Rivoluzione Culturale. Un miele per aiutare il farmaco a scendere, perch\u00e9 per raggiungere la stabilit\u00e0 e l\u2019unit\u00e0 e allo stesso tempo migliorare l\u2019economia nazionale, Deng dovette fare in modo che fosse difficile per Mao opporsi al cammino che il vicepremier stava intraprendendo per stabilizzare, ma anche rinvigorire, una Cina ormai stanca dagli eccessi della Rivoluzione Culturale. Problemi monumentali, economia stagnante, pianificazione in disordine e rapporti statistici inaffidabili; produzione agricola insufficiente per sfamare la popolazione, sistemi di trasporto non utilizzabili, tali da impedire l\u2019approvvigionamento di risorse per le industrie e altre localit\u00e0; i militari sempre pi\u00f9 tesi a causa delle innumerevoli lotte politiche, relegando ad un posto marginale l\u2019addestramento e possibili avversari in termini di tecnologia militare, senza contare la classe di intellettuali ed esperti decimata dalla Rivoluzione Culturale. A fronte di queste difficoltose problematiche, la chiave per organizzare un governo nazionale efficace, secondo Deng non stava nel cambiare le leggi e le regole, ma nell\u2019individuare e responsabilizzare un team di leader in ogni unit\u00e0 amministrativa; per fornire una direzione capace basata su buone informazioni di base, fu essenziale che ad ogni livello, i funzionari scegliessero leader abili e affidabili e, a parere di Deng, in termini di affidabilit\u00e0 organizzativa, un team di leader era migliore di un singolo leader, in modo da sviluppare conoscenze specializzate nelle varie arie assegnate. Nel 1975, la priorit\u00e0 assoluta di Xiaoping fu l\u2019identificazione di capisquadra per unit\u00e0 in tutto il paese, godendo del sostegno di Mao in questo sforzo e riuscendo, di conseguenza, a riportare nella capitale molti funzionari esperti epurati durante la Rivoluzione Culturale. Un altro obiettivo che Deng si pose, fu quello di migliorare il sistema educativo, un miglioramento inquadrato in una visione a lungo termine. Questa necessit\u00e0 sorse in correlazione alla scarsa esperienza, ma anche istruzione, dei vari funzionari, oltre al fine di istituire un sistema pi\u00f9 meritocratico. Inoltre, con la nomina di Capo di Stato Maggiore, Deng impegn\u00f2 le sue energie per ripristinare la disciplina, ridimensionare e migliorare la formazione dei militari e, il 25 Gennaio 1975, con il pieno sostegno di Mao, egli convoc\u00f2 funzionari e reggimenti. L\u2019esercito nonostante le sue enormi dimensioni non era nella posizione di saper difendere il Paese. Deng, la fabbrica d\u2019acciaio, chiar\u00ec, con una serie di minacce e momenti di conciliazione, in quale maniera avrebbe trattato coloro che avrebbero disobbedito agli ordini di porre fine al fazionismo. In questo fu sostenuto, insieme al Maresciallo Ye, dalla maggioranza degli undici membri del Comitato Permanente e dalla CMC, che fu finalmente restaurata il 5 Febbraio 1975. In aggiunta, dopo appena una settimana dall\u2019aver ricevuto la carica, Deng ordin\u00f2 al suo staff di iniziare a lavorare su progetti da cinque a dieci anni per migliorare le attrezzature militari e le munizioni: in questi progetti venivano esaminate questioni riguardanti la riparazione e l\u2019aggiornamento delle vecchie attrezzature, oltre che la produzione di parti mancanti, settori totalmente ignorati durante la Rivoluzione Culturale, ma anche lo sviluppo di missili e altri equipaggiamenti moderni. Deng era solito parlare della crescente minaccia dell\u2019Unione Sovietica dopo che gli Stati Uniti andarono via dal Vietnam; era preoccupato per la perdita del sostegno pubblico a Washington, temendo anche che il presidente Ford, che sostitu\u00ec Nixon nell\u2019agosto 1974, mancasse della profonda comprensione delle questioni strategiche e la sua sicura disponibilit\u00e0 a rispondere a qualsiasi nuova minaccia sovietica. Un dato di fatto in effetti era presente, i sovietici furono lasciati liberi di avanzare in Asia, dove le loro truppe furono stanziate non lontano dal confine cinese. Sapendo che gli Stati Uniti erano l\u2019unica potenza in grado di fare pressione sull\u2019Unione Sovietica su larga scala, Deng, in tutti i suoi incontri con i funzionari americani, li spinse a prendere una posizione pi\u00f9 forte contro i russi. Quando Deng incontr\u00f2 Kissinger per la prima volta nel novembre 1974, non solo richiam\u00f2 l\u2019attenzione sulle azioni aggressive di Mosca, ma gli rimprover\u00f2 di essere stato troppo timido nel rispondere alla minaccia russa. E infatti, Deng istru\u00ec i funzionari del Ministero degli Esteri, in particolar modo il Ministro Huang Hua, di lamentare, in ogni riunione, qualsiasi situazione in cui gli Stati Uniti fossero troppo permissivi nei confronti dell\u2019Unione Sovietica. La questione militare, che impegn\u00f2 molte delle energie del vicepremier, intraprese la via del ridimensionamento: l\u2019enorme dimensione dell\u2019esercito, che registr\u00f2 una crescita del 20% rispetto al 19667 in Cina, rese necessaria una riduzione del numero di alti ufficiali meno istruiti e la formazione di una nuova generazione di tecnologie moderne. Nessuna altra riforma militare suscit\u00f2 un tale clamore e una tale resistenza, tanto quanto la politica del ridimensionamento riusc\u00ec a far manifestare. Deng, d\u2019altro canto cerc\u00f2 un metodo per reintegrare i soldati che avessero completato i loro termini, in posti di lavoro civili, sebbene non fossero ancora disponibili nuove opportunit\u00e0 di mercato, con un bilancio pubblico limitato e i servizi di collocamento in rovina. L\u2019approccio di Deng al ridimensionamento fu quello di sviluppare nuove tabelle organizzative, stabilendo anche il numero di soldati da assegnare alle varie unit\u00e0 in tutto l\u2019esercito. E in effetti, gi\u00e0 dal 14 Gennaio 1975, nel Dipartimento dello Stato Maggiore, Deng annunci\u00f2 la volont\u00e0 di redigere nuovi piani di marcia. La sua logica, come spieg\u00f2, risedette nel fatto che con un bilancio nazionale cos\u00ec limitato, l\u2019unico modo in cui la Cina avrebbe potuto investire in armi e tecnologie moderne ed avanzate fosse quello di tagliare il personale e di conseguenza i loro costi e da qui la responsabilit\u00e0 nel ridurre le resistenze cercando di migliorare e creare postazioni di lavoro per gli ufficiali. In una riunione allargata del CMC, tenutasi dal 24 Giugno al 15 Luglio 1975, vennero posti obiettivi quali la riduzione delle posizioni militari di 1,6 milioni, tra cui 600.000 ufficiali, entro i successivi tre anni, ma anche la selezione di un team di leadership predisposto per ogni livello. Nell\u2019idea di Deng, gli ufficiali selezionati avrebbero dovuto essere in grado di utilizzare le nuove tecnologie per migliorare sia le loro attrezzature convenzionali che le armi pi\u00f9 moderne, nonch\u00e9 condurre analisi scientifiche per migliorare le loro capacit\u00e0 di comando e amministrative; istituire una formazione aggiuntiva e manovre per rinvigorire le qualificazioni degli ufficiali e sviluppare abilit\u00e0 strategiche in grado di interpretare qualsiasi situazione futura. Avendo armi gravemente obsolete e fondi a disposizione scarsi, Xiaoping sper\u00f2 nella riuscita di una vigorosa gestione dei capitali a disposizione. Dal 20 Luglio al 4 Agosto, immediatamente dopo l\u2019ampliamento della riunione del CMC, i funzionari di oltre quattrocento grandi fabbriche del settore della difesa si incontrarono per rivedere le loro responsabilit\u00e0 in linea con le nuove priorit\u00e0 dettate dall\u2019aggiornamento tecnologico. Deng, avvalendosi dell\u2019aiuto del Maresciallo Ye, cerc\u00f2 di fare il possibile per vedere i propri piani realizzati e implementati, oltre alla selezione di nuovi team di leadership sufficientemente preparati per incorporare tecnologie moderne nei loro reparti e gruppi. In beve, Deng e il Maresciallo Ye, con il sostegno di Mao e con una solida maggioranza nella CMC, furono in grado, nel 1975, di compiere notevoli progressi nel ripristino della disciplina, nel ridimensionamento e nella formazione per elevare l\u2019istruzione e i livelli tecnici delle loro truppe. Per la sua svolta civile nel consolidamento, Deng scelse di concentrarsi su un progetto che avrebbe aumentato rapidamente la produzione. Nel 1975, molte fabbriche mancarono l\u2019appuntamento con la crescita e il raggiungimento degli obiettivi di produttivit\u00e0, proprio a causa dell\u2019assenza di approvvigionamento e la mancanza di forniture adeguate. Il trasporto rappresent\u00f2 un collo di bottiglia evidente. Un successo nel settore dei trasporti avrebbe potuto forse fornire una vittoria precoce che avrebbe aumentato la produzione e dimostrato l\u2019esistenza di possibilit\u00e0 di successo anche in altri settori. Durante la met\u00e0 degli anni Settanta, la Cina, carente di un moderno sistema autostradale, usufru\u00ec dei mezzi ferroviari per il trasporto delle merci. Con il fine di rigenerare il settore delle infrastrutture, Xiaoping scelse di concentrare la propria attenzione su Xuzhou, un incrocio ferroviario a nord-ovest di Jiangsu, dove una delle principali linee ferroviarie, la Long Hai che attraversava la Cina da est a ovest, incrociava un\u2019altra grande linea ferroviaria, la Jin-Pu. Dal 1967, i combattimenti tra le fazioni ribelli proprio sulle linee ferroviarie erano continui e la situazione nel 1975 sembrava essersi profondamente radicata. Mao sostenne fortemente gli sforzi di Deng indirizzati nel riportare l\u2019ordine nelle stazioni, avvalendosi delle qualit\u00e0 del Ministro delle Ferrovie Wan Li per superare il pi\u00f9 velocemente possibile e con i mezzi pi\u00f9 efficaci a disposizione i problemi presenti in tale infrastruttura. La relazione del Ministro Wan Li sul problema di Xuzhou mise in luce le complessit\u00e0 del territorio evidenziando come il fazionismo e i ribelli rivoluzionari controllassero lo svincolo ferroviario di Xuzhou. Dal 25 Febbraio al 5 Marzo i segretari di partito, del settore industriale e dei trasporti, provenienti da tutti i ventinove governi principali (comprese le regioni autonome e le citt\u00e0 esposte direttamente al potere centrale), furono riuniti a Pechino per rispondere all\u2019appello di Deng di redigere un documento scritto per poter scongiurare le strozzature ferroviarie. Il Documento n. 9, intitolato \u201cLa Decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sul Miglioramento del Lavoro Ferroviario\u201d e approvato da Mao, forn\u00ec un\u2019analisi sistemica dei problemi ed un piano per la loro soluzione; inoltre, questo documento decret\u00f2 che le fazioni dovessero essere abolite e che i funzionari del Ministero Ferroviario sarebbero stati ritenuti responsabili di eventuali incidenti o insuccessi. Chiunque si sarebbe opposto a queste misure sarebbe stato punito immediatamente. Chiunque avesse resistito alla leadership di Wan Li, compreso il gruppo dei radicali, e chiunque avesse distrutto le propriet\u00e0 ferroviarie sarebbe stato etichettato come \u201ccontrorivoluzionario\u201d e gli sarebbe stata inflitta immediatamente una pena. Il 22 Aprile 1975, quando Deng accompagn\u00f2 Kim II Sung a Nanchino, venne raggiunto dal Ministro delle Ferrovie per riferirgli dei progressi della loro strategia. A Xuzhou, cos\u00ec come in altre localit\u00e0 dove fossero presenti strozzature ferroviarie, Wan Li incontr\u00f2 i piccoli gruppi in funzione di una conoscenza pi\u00f9 approfondita sulle condizioni del posto, pubblicizz\u00f2 il Documento n.9, ribad\u00ec l\u2019impegno di Mao per la stabilit\u00e0 e l\u2019unit\u00e0 e indisse riunioni di massa per ottenere un ampio appoggio e sostegno pubblico sui cambiamenti in atto. Dal 30 giugno al 7 luglio, si tenne a Pechino un incontro sotto la guida di Wan Li per esaminare le esperienze dei mesi precedenti: i cambiamenti apportati si dimostrarono essere un successo. Nel secondo trimestre il livello nazionale del trasporto di merci su rotaia aument\u00f2 del 19,8% rispetto al trimestre precedente, con un utilizzo del 18,4% in pi\u00f9 delle autovetture ferroviarie. Questo caso si rivel\u00f2 importante, in quanto mostr\u00f2 quale fosse l\u2019approccio di Deng nel superare situazioni complesse, avvalendosi dell\u2019aiuto di un personale con comprovate esperienze di successo, fornendo documenti, tenendo grandi riunioni di massa e assegnando truppe in varie localit\u00e0 per evitare un facile ritorno alle politiche della Rivoluzione Culturale, arrestando coloro che avrebbero bloccato il progresso e supervisionando l\u2019istituzione di nuovi team di leadership. Deng utilizz\u00f2 il modello Xuzhou per consolidare altri successi e il 25 marzo indisse una grande riunione di tutti i Consigli Dipendenti di Stato dopo la quale si decise di estendere l\u2019esperienza al resto della provincia di Jiangsu, una delle pi\u00f9 travagliate della nazione. Infatti, alla fine del 1974, il PNL nazionale aument\u00f2, ma la produttivit\u00e0 della Jiangsu diminu\u00ec del 3%. Con la scelta di nuovi funzionari, personalit\u00e0 promettenti in grado di riportare ordine e crescita, nel giro di tre mesi, Wan Li segnal\u00f2 notevoli progressi e il 2 giugno a Pechino pubblic\u00f2 il Documento n.12, assai simile al Documento n.9 per contenuto e strategie ad eccezione della volont\u00e0 espressa contenuta in questo testo redatto, di applicare tale esperienza come guida per altre localit\u00e0 e altri problemi. Il 4 Luglio Deng estese questo modello di consolidamento anche a risorse quali carbone e acciaio e di conseguenza al settore industriale e poi commerciale, a finanza e agricoltura e, infine, nella difesa e tecnologia. La chiave dell\u2019approvvigionamento energetico della Cina era costituita dal carbone che ricopriva circa il 40% del fabbisogno nell\u2019ambito dei trasporti. Con il sopracitato Documento n.9, Deng incoraggi\u00f2 il Ministro dell\u2019estrazione mineraria, Xu Jinqiang, a creare una prospettiva migliore per stimolare l\u2019estrazione del carbone. Nella primavera del 1975, Xu concentr\u00f2 la sua attenzione sulle miniere di carbone con accesso al trasporto ferroviario: a Shaanxi, Hebei, Henan, Anhui e nel nord-est. Queste miniere svolsero un ruolo chiave nel rifornimento di impianti siderurgici in tali province. Il consolidamento, sotto l\u2019egida di Deng, rappresent\u00f2 una vera e propria svolta in termini di produttivit\u00e0: la produzione di carbone crebbe notevolmente nel secondo trimestre del 1975, tantoch\u00e9 si tocc\u00f2 il 55,5% come nuova quota annuale del trasporto di carbone. Durante questo periodo, vennero apportati anche altri perfezionamenti nella produzione di fertilizzanti e nei prodotti industriali leggeri. La produzione di acciaio, tuttavia, continu\u00f2 ad essere in ritardo: la produzione raggiunse il picco nel 1973 con 25,3 milioni di tonnellate, ma cadde nel 1974 con 21,1 milioni. All\u2019inizio del 1975 l\u2019obiettivo annuale fu fissato a 26 milioni di tonnellate. Dopo la riunione del Consiglio di Stato, Deng fece pubblicare il Documento n.13 per affrontare la questione dell\u2019acciaio. Tale Documento, chiarito dal Politburo e approvato da Mao, previde una pianificazione statale attraverso la Commissione, che sarebbe andata ad istituire un gruppo di vari ministeri che avrebbero risposto direttamente al Consiglio di Stato e avrebbero garantito che la quota di acciaio fissata, fosse soddisfatta. Ministeri del carbone, del trasporto, dell\u2019energia elettrica erano previsti in questo gruppo. Per i comitati provinciali e comunali fu stabilito che avrebbero dovuto esercitare un ruolo di leadership sugli impianti siderurgici e una funzione di controllo sul rispetto degli prefissati. Per attuare le direttive del Documento n.13, le principali fabbriche di acciaio organizzarono riunioni; il gruppo di Ministeri sotto il Consiglio di Stato si riun\u00ec settimanalmente per garantire il contingente agli obiettivi. Il 1\u00b0 agosto, tuttavia, il gruppo ristretto, durante una conferenza per valutare la produzione dell\u2019acciaio, riconobbe le difficolt\u00e0 nel raggiungere obiettivi cos\u00ec elevati. Nel 1975, la Cina produsse 23,9 milioni di tonnellate di acciaio, un aumento significativo ma assai inferiore rispetto il livello prefissato per quell\u2019anno. Dal 15 al 23 Dicembre 1975, alcune critiche cominciarono a muoversi nei confronti di Deng. Alti funzionari sapevano che con Xiaoping sotto assedio, i funzionari locali sarebbero diventati pi\u00f9 cauti nel continuare i loro sforzi per aumentare la produzione: nel 1976, dopo che Deng, per la terza volta, fu rimosso da tutte le sue cariche e posizioni, la produzione tocc\u00f2 il minimo di 20,5 milioni di tonnellate \u2013 ancora meno del 1974. Il potenziamento della produzione siderurgica cinese nel 1975 fu infinitesimale rispetto alla produzione di acciaio del Giappone, come fu dimostrato a Deng tre anni dopo, quando gli fu mostrato un moderno impianto siderurgico giapponese che produsse pi\u00f9 della produzione di acciaio della Cina del 1975. E infatti, Deng nel 1975 segn\u00f2 il suo ultimo tentativo attraverso una mobilitazione politica. In seguito, nel 1978, adott\u00f2 un approccio assai differente per aumentare la produzione di acciaio, concentrandosi sulla scienza e la tecnologia, piuttosto che sul consolidamento e il vantaggio di quella strategia sar\u00e0 enorme. Il primo chiaro indizio che Mao volesse affidare pi\u00f9 responsabilit\u00e0 a Deng arriv\u00f2 il 18 Aprile 1975, quando lo invit\u00f2 ad unirsi al suo incontro con Kim II Sung. In quell\u2019occasione Mao disse a Kim \u201cNon vi parler\u00f2 di questione politiche. Lascia che ti parli di questo. Quella persona si chiama Deng Xiaoping, pu\u00f2 fare la guerra, pu\u00f2 opporsi al revisionismo. Le Guardie Rosse lo hanno attaccato, ma ora non ci sono problemi. \u00c8 tornato di nuovo e abbiamo bisogno di lui\u201d. All\u2019inizio di maggio, Mao convoc\u00f2 una riunione del Politburo: Deng avrebbe condotto i lavori del Quotidiano del Partito, oltre che guidare il governo come premier de facto, ma anche l\u2019esercito in qualit\u00e0 di vicepresidente del CMC; egli avrebbe anche ottenuto un nuovo incarico nel campo della politica estera, diventando il primo funzionario comunista cinese a visitare un Paese occidentale. Dal 12 al 17 Maggio 1975, durante la prima visita di Deng in Francia, egli ebbe l\u2019occasione di imparare quanto pi\u00f9 possibile in Occidente e aiutare cos\u00ec la Cina a migliorare. Questo viaggio suscit\u00f2 il gi\u00e0 evidente sospetto della Banda dei Quattro, che percep\u00ec tale avvenimento, assieme ai molteplici incarichi affidati a Deng, come una crescita assai evidente del suo potere e della sua influenza in quanto leader. Perch\u00e9 proprio la Francia? Un anno prima Mao present\u00f2 la sua teoria dei tre mondi, fra i quali figuravano i paesi europei, quali paesi sviluppati, cio\u00e8 gli Stati con cui la Cina avrebbe dovuto cooperare per resistere all\u2019Unione Sovietica e gli Stati Uniti. La Francia aveva gi\u00e0 cominciato ad instaurare delle buone relazioni con la Cina, basti pensare che nel 1962 esse si incamminavano verso la normalizzazione dei rapporti e nel settembre del 1973 il presidente Pompidou visit\u00f2 Pechino come primo capo di un Paese europeo. Cos\u00ec, nel 1975, quando la Francia offr\u00ec un invito formale, la Cina accolse con favore tale opportunit\u00e0. Ci\u00f2 rappresent\u00f2 anche un chiaro esempio che lo Stato orientale si stesse risvegliando dopo l\u2019isolamento autoimposto della Rivoluzione Culturale. Durante la sua visita in Francia, Deng fu ricevuto dal presidente Giscard D\u2019Estaing e dal Primo Ministro Jacques Chirac. Il messaggio che Deng port\u00f2 con s\u00e9 in Occidente fu una richiesta di continuare a sostenere i Paesi europei per resistere al potere dominante e aggressivo dell\u2019Unione Sovietica. Deng espresse dubbi e perplessit\u00e0 sulla distensione dei rapporti con l\u2019URSS. In questo incontro Xiaoping ne approfitt\u00f2 non solo per affrontare le questioni di politica estera ma anche per imparare quanto pi\u00f9 possibile del settore industriale e discutere sull\u2019aumento degli scambi commerciali tra Francia e Cina. Egli visit\u00f2 aree industriali e le fabbriche dell\u2019Occidente in modo tale da capire su quali esperienze la Cina fosse rimasta indietro. Gli effetti a catena di questo apprendimento l\u2019esperienza e la visita in Francia furono un successo di vasta portata. La visita di Deng gioc\u00f2 un ruolo cruciale sia nel risvegliare i leader del partito su opportunit\u00e0 diplomatiche all\u2019estero che sulla costruzione del sostegno per una apertura della Cina verso l\u2019Occidente assai pi\u00f9 robusta e consolidata. Quando nel 1975 Mao rimosse anche la figura di Wang Hongwen come presidente dalle riunioni del partito, il PCC era ancora allo sbando dalle lotte della Rivoluzione Culturale. La nuova posizione di Deng nella struttura di Partito gli permise di effettuare una ristrutturazione non solo della sede di governo a Pechino, ma anche a livello provinciale, per poi estendersi ulteriormente anche alle contee e a livello comunale. Nei suoi sforzi per l\u2019unificazione del Partito, Deng attinse al Settimo Congresso del Partito, tenutosi nel 1945 alla fine della Seconda Guerra Mondiale. In occasione di quel Congresso, il primo al quale Xiaoping partecip\u00f2, Mao sottoline\u00f2 la necessit\u00e0 di unificare le varie unit\u00e0 di guerriglia, nelle quali erano confluite anche quelle giapponesi. Deng, collegandosi con quel discorso, spieg\u00f2 come anche il fazionismo si fosse sviluppato durante la Rivoluzione Culturale, concludendo che bisognasse superare questo fenomeno e raggiungere l\u2019unit\u00e0. Deng si mosse con coraggio e strategia per selezionare personalit\u00e0 che dessero il loro contributo nella funzione di indirizzo e governo del Paese, ripulendo il partito di sinistra o radicali e criticando il settarismo (la sinistra generalmente si aggrappa alle loro fazioni) piuttosto che il revisionismo, avvalendosi quindi dell\u2019aiuto di candidati con dieci o pi\u00f9 anni di esperienza. Un compito centrale nella ricostruzione del partito, fu la rimozione di ufficiali militari dalla leadership nelle istituzioni civili e cos\u00ec, l\u20198 Agosto 1975 Xiaoping ne ordin\u00f2 il ritiro. Deng non stava ancora parlando di riforme, ma durante la costruzione della struttura del Partito, cap\u00ec che bisognasse espandere la sua cerchia personale di fiducia anche a scrittori, teorici e strateghi che operassero al di fuori della normale burocrazia. Quando Mao chiese a Deng di assumere la guida del Quotidiano del Partito, egli cerc\u00f2 e ricevette l\u2019approvazione del suo Presidente per espandere il personale della struttura formale del Partito e istitu\u00ec l\u2019Ufficio di ricerca politica. Nell\u2019Ufficio di ricerca politica confluirono molte personalit\u00e0 apprezzate da Mao e argomenti selezionati, come per esempio la teoria de \u201ci tre mondi\u201d, il carattere dell\u2019Unione Sovietica, la crisi del capitalismo e le critiche al revisionismo e all\u2019imperialismo. Fin dall\u2019inizio Deng trascorse una grande quantit\u00e0 di tempo ed energie per trovare argomenti ideologici accettabili per Mao e che allo stesso tempo gli permettessero di avere la massima libert\u00e0 nel perseguire politiche con uno scopo benefico per il Partito e per il Paese. Il personale di tale istituto fu assemblato ed ampliato nel mese di gennaio, cosicch\u00e9 a partire dal mese di luglio, Deng pot\u00e9 lavorare su questioni da lui considerate rilevanti, come Scienza e Tecnologia, ma anche Industria e Sviluppo. Sebbene l\u2019Ufficio di Ricerca Politica fosse molto pi\u00f9 piccolo della Casa Bianca degli Stati Uniti e non avesse funzioni n\u00e9 normative, n\u00e9 di attuazione, condivise con essa uno scopo simile: agire, in effetti, con un gabinetto interno, un piccolo gruppo di consulenti sotto il diretto controllo di Deng, che avrebbero potuto aiutarlo nel definire una strategia globale. Deng ebbe un controllo assai maggiore sull\u2019Ufficio di Ricerca Politica che sulla burocrazia del Partito, troppo grande e diversificata per essere il suo strumento personale; allo stesso tempo per\u00f2, Mao permise alla Banda dei Quattro di mantenere il controllo sulla propaganda, al fine di evitare che Deng potesse in qualche modo deviare il messaggio del Grande Timoniere. La propaganda di Jiang Qing e gli argomenti analizzati da Deng, quali cultura, scienza e tecnologia, si sarebbero inevitabilmente sovrapposti. Per Deng, il consolidamento della sfera intellettuale, richiedeva un orientamento fondamentale, richiedeva di riconquistare gli intellettuali che erano stati alienati dalla Rivoluzione Culturale per essere collocati in posizioni dalle quali avrebbero potuto contribuire alla fondamentale modernizzazione della Cina. L\u2019Ufficio per la Ricerca Politica svolse quindi un ruolo chiave nel 1975 nel rafforzare le istituzioni che promossero la scienza, in particolare l\u2019Accademia Cinese delle Scienze (CAS). Uno dei temi pi\u00f9 controversi e dibattuti tra Jian Qing e Deng, fu la compilazione e l\u2019editing del quinto volume finale delle opere selezionate di Mao, un campo di battaglia per definire l\u2019eredit\u00e0 del Presidente. L\u2019Ufficio di ricerca politica interruppe ufficialmente i suoi lavori nel Dicembre del 1975, proprio quando Xiaoping perse il sostegno del Grande Timoniere. Nei suoi cinque mesi di attivit\u00e0, tenne tredici riunioni, venne sviluppata una tabella di marcia a lungo termine, utile a mettere in atto i cambiamenti necessari per raggiungere una modernizzazione della Cina, svolse un ruolo fondamentale nel rilanciare l\u2019istruzione superiore, promuovere la scienza \u2013 compresa quella sociale &#8211; e istituire una gamma di attivit\u00e0 culturali accettabili. Mao era preoccupato che dopo la sua morta la sua figura avrebbe potuto essere sottoposta a critiche e denigrazioni proprio come Kruscev aveva screditato la reputazione di Stalin. Jiang Qing, sempre alla ricerca di un\u2019occasione per poter attaccare Deng, si mosse rapidamente. Dal 23 Agosto, al 5 Settembre 1975, una serie di articoli apparve sul Guangming Daily, Quotidiano del Popolo, Bandiera Rossa e altri documenti, nei quali furono riportate le descrizioni di molti esempi negativi. Mao, tuttavia, che dall\u2019autunno del 1974, nel suo sforzo per raggiungere l\u2019unit\u00e0 e la stabilit\u00e0, fren\u00f2 irreprensibilmente Jian Qing, si dimostr\u00f2 in seguito sempre pi\u00f9 preoccupato dalla velocit\u00e0 con la quale Deng si stesse muovendo, andando oltre tutto ci\u00f2 che fosse necessario per ripristinare l\u2019ordine. Deng era in ascesa e Mao stava svanendo. Nei diversi scontri con Jiang Qing, Mao sostenne sempre Deng, e quest\u2019ultimo, rendendosi conto dei rischi che stava assumendo, sper\u00f2 nel continuo supporto di Mao. Ma Xiaoping sopravvalut\u00f2 questo sostegno e le tensioni fra i due si intensificarono rapidamente. Anche il nipote di Mao, Mao Yuanxin, divenuto un ufficiale di collegamento del Presidente con il Politburo alla fine di settembre del 1975, nutr\u00ec forti riserve nei confronti di Deng. Cos\u00ec come Iago, Mao Yuanxin incrin\u00f2 i rapporti e sollev\u00f2 dubbi sulla lealt\u00e0 di Deng alla Rivoluzione Culturale nei pensieri del Presidente, trovando un ascoltatore comprensivo. Tutti questi fattori potrebbero aver contribuito a rimodellare l&#8217;atteggiamento del patriarca comunista, ma alla luce della lunga e profonda conoscenza che leg\u00f2 Mao e Deng, sembra improbabile che, nel 1973, il Presidente fosse cos\u00ec ingenuo da pensare che colui che un tempo fu anche epurato per la sua visione capitalista, avesse cambiato bandiera. L&#8217;ipotesi pi\u00f9 credibile risulta essere che l&#8217;elevazione di Deng Xiaoping da parte di Mao fosse una strategia progettata, in parte per ingannare i militari al fine di evitare una loro ipotetica resurrezione dopo la sua morte e in parte, per risolvere l\u2019annosa questione sulla successione. Le opinioni espresse durante il 1975, non fornirono alcuna indicazione adeguata su chi e cosa sarebbe avvenuto dopo di lui. Anche prima della morte di Zhou Enlai, l&#8217;8 gennaio 1976, una crescente ondata di critiche alle politiche messe in atto si abbatt\u00e9 su Deng Xiaoping. Probabilmente la Banda dei Quattro si rese conto che il livello di tollerabilit\u00e0 del Grande Timoniere si stava esaurendo e decise di intervenire per sferrare l\u2019ultimo colpo. Come all&#8217;inizio della Rivoluzione Culturale, il campo di battaglia iniziale fu nuovamente lo scenario intellettuale. Un funzionario del Qinghua University Party, forse istigato dai sostenitori di Deng, scrisse a Mao in due occasioni, lamentando le idee e lo stile di vita dei radicali e dei fedeli seguaci della Banda dei Quattro, Chi Qun e Xie Jingyi. Mao, interpretandolo come un attacco alla Rivoluzione Culturale, rispose a sostegno di Chi e Xie, facendo loro pubblicare il 3 novembre \u00abrespingere il vento deviazionista per invertire i verdetti\u201d, che risuon\u00f2 come un campanello di allarme, chiarendo quali fossero i suoi nuovi sentimenti. Deng cerc\u00f2 in diverse occasioni di incontrare Mao privatamente, per ricevere istruzioni, ma dopo l\u2019ultima visita, avvenuta il 1\u00b0 Novembre, il Presidente si rifiut\u00f2 di vederlo. In seguito, gli storici del Partito si convinsero che Mao volesse l\u2019affermazione di un giudizio positivo sulla Rivoluzione Culturale da parte di Deng, una dichiarazione pubblica e ufficiale tale per cui quest\u2019ultimo non avrebbe in alcun modo potuto negarla successivamente: Xiaoping e gli altri funzionari avrebbero dovuto riconoscere una bont\u00e0 della Rivoluzione Culturale pari al 70%. Deng evit\u00f2 di rispondere. La strategia di Mao a quel punto si articol\u00f2 con l\u2019ampliamento graduale del numero di partecipanti alle pressioni e alle critiche nei confronti di Deng, fino a quando quest\u2019ultimo non avesse confermato un chiaro impegno al sostegno della Rivoluzione culturale. Successivamente, Mao convoc\u00f2 il Politburo e tutti i suoi diciassette membri, tra cui anche Jiang Qing, al fine di individuare e criticare coloro che lo sostennero nei campi della cultura, della scienza e della tecnologia. Deng, profondamente consapevole della gravit\u00e0 delle critiche che Mao gli stava muovendo gli scrisse una lettera, informandolo della volont\u00e0 di essere sostituito nella guida del Comitato Centrale. Il 16 e il 17 Novembre, il Politburo si riun\u00ec nuovamente per criticare Deng e i suoi principali sostenitori. Il \u201cprocesso\u201d contro Xiaoping crebbe rapidamente durante la prima met\u00e0 di novembre e tocc\u00f2 il culmine il 20 novembre, quando la discussione si trasform\u00f2 in una valutazione complessiva della Rivoluzione Culturale e sempre sotto la direzione di Mao, Deng presiedette la riunione in un religioso silenzio. Quest\u2019ultimo, consapevole del fatto che il Grande Timoniere si stesse indebolendo e che non avesse pi\u00f9 il controllo e il comando detenuto in precedenza, non avrebbe mai potuto approvare la Rivoluzione Culturale: una scelta in tale direzione, avrebbe annullato gran parte del lavoro portato avanti negli ultimi due anni; se fosse stato affidato un ruolo a Deng a seguito della morte di Mao, egli avrebbe dovuto prendere le distanze dalla lotta di classe e dalla continuazione delle politiche di consolidamento. Probabilmente se Xiaoping si fosse piegato alle pressioni di Mao avrebbe evitato di essere rimosso dalle sue cariche. Come ricord\u00f2 la figlia, Deng Rong, all\u2019inizio del 1976 il padre si aspettava di essere criticato ed epurato ed era mentalmente preparato per questo avvenimento. Colta anche l&#8217;occasione per attaccare il ministro della Pubblica Istruzione, Zhou Rongxin, che su richiesta di Deng tent\u00f2 un ripristino degli standard educativi, i suoi premi in palio per Mao e la Banda dei Quattro, non furono solo le eredit\u00e0 sopravvissute della Rivoluzione Culturale, ma anche le \u00abnuove cose socialiste\u00bb, un sistema educativo egualitario enfatizzato su corsi pi\u00f9 semplici e pratici che sarebbero stati facilmente accessibili anche ai lavoratori, ai contadini, ai soldati, che avrebbero potuto cos\u00ec godere dell\u2019ingresso nelle universit\u00e0. Verso la fine di novembre, per ordine di Mao, il Politburo convoc\u00f2 una conferenza, durante la quale Hua Guofeng lesse un discorso del Presidente, su indicazione dello stesso, distribuito agli alti funzionari del Partito nelle province. Il peso del testo di Mao, cos\u00ec come la documentazione redatta successivamente a sostegno di tale tesi, asser\u00ec le voci politiche che si diffusero dal mese di luglio a settembre, quindi i tentativi orchestrati per dividere la massima leadership e gli attacchi alla Rivoluzione Culturale e plasm\u00f2 nuovamente una campagna per biasimare Deng e respingere il vento deviante di destra. L\u2019atmosfera gi\u00e0 tesa, peggior\u00f2 dopo la morte di Zhou Enlai, scatenando una crisi politica che avrebbe riverberato su tutta la Cina durante il resto dell&#8217;anno. A causa della sua malattia, Zhou spar\u00ec dalla scena pubblica e rimase relativamente inattivo per mesi, ma la sua vita fu sinonimo, se non simbolo, di razionalit\u00e0 e moderazione, una garanzia agli occhi dell\u2019opinione pubblica cinese, un faro di speranza che nel mare caotico in cui il Paese stava annegando, da qualche parte, illuminava con la sua capacit\u00e0 di ristabilire l&#8217;ordine e proteggere le persone dai peggiori effetti della Rivoluzione Culturale. Mao sapeva dei grandi progressi che erano stati raggiunti durante l\u2019anno sotto la guida di Deng e approv\u00f2 gran parte dei progetti messi in atto; sapeva che nessuno avrebbe potuto riaffermare la stabilit\u00e0 che egli apport\u00f2. Fino alla fine dell\u2019anno, il Presidente lo incaric\u00f2 di continuare a presiedere le riunioni, in cui fu il principale bersaglio. Deng apr\u00ec e chiuse le riunioni, ma per il resto rimase in silenzio mentre Jiang Qing, con i radicali a seguito, muovevano critiche nei suoi confronti e verso le sue politiche. Bandiera Rossa, Quotidiano del Popolo e altri media crearono una vera e propria propaganda anti-denghiana, contro l\u2019Ufficio di ricerca politica e contro i suoi funzionari. Nel frattempo, Deng si assicur\u00f2 un periodo di riposo da questi giudizi per continuare i negoziati con Henry Kissinger e pi\u00f9 tardi con il Presidente Gerald Ford. Durante i tre giorni passati in lunghi incontri, Deng e Kissinger si scambiarono opinioni sugli sviluppi globali. Nixon promise di normalizzare le relazioni con la Cina nel 1976, ma Ford fu una statista assai meno esperto di Nixon negli affari esteri. In occasione di questo incontro, Deng si preoccup\u00f2 di sollecitare gli Stati Uniti sulle relazioni tra i due Stati, concernenti scambi culturali, politiche e sulla questione di Taiwan.Le critiche contro Xiaoping ripresero subito dopo il ritorno di Gerald Ford negli Stati Uniti, ma nessuno della delegazione statunitense era a conoscenza che tra Deng e Mao ci fossero delle tensioni. L\u2019incontro avvenuto il 2 Dicembre 1975 fu l\u2019ultima volta che Deng fu invitato da Mao ad unirsi a lui in occasioni con ospiti stranieri, ma fu anche l\u2019ultima volta che Deng vide Mao. Gli sforzi di Deng effettuati in particolare dal mese di maggio, all\u2019Ottobre 1975, per guardare avanti, gettare delle basi solide sulle quali edificare progressi miranti ad un lungo periodo, non solo per la struttura del Partito, ma anche per l\u2019economia, la scienza, la tecnologia e la cultura, furono congelate ma non erano morte. In ambito economico, i progetti elaborati da Deng furono usati come punti di riferimento per il piano quinquennale 1976-1980. Quelle che la stampa cappeggiata dalla Banda dei Quattro defin\u00ec nel 1975 le \u201ctre erbacce velenose\u201d, in seguito furono rispolverate (il loro appellativo tramut\u00f2 in \u201ctre fiori profumati\u201d), ed utilizzate come base per i programmi futuri. I disegni per stabilire un\u2019accademia delle scienze indipendente dalle scienze sociali, bloccata nel 1975, verranno attuati nel 1977. Nell\u2019esercito, la campagna per attaccare Deng non guadagn\u00f2 mai una vera e propria trazione: al di fuori del Dipartimento Politico del Lavoro, la Banda dei Quattro trov\u00f2 poco sostegno. La caduta di Deng ebbe un impatto drammatico \u2013 sebbene a breve termine \u2013 sull\u2019educazione superiore. Ad essere congelati furono anche i piani per elevare gli standard educativi e ridurre l\u2019istruzione politica. Alcuni dei pi\u00f9 vicini sostenitori di Xiaoping furono attaccati e rimossi dai propri incarichi e di conseguenza anche tutto il personale che si trovava sotto i loro comandi e disposizioni. Nel 1975, Mao sembr\u00f2 molto pi\u00f9 disposto ad essere flessibile affinch\u00e9 venissero riportati ordine, stabilit\u00e0 e crescita economica, ma in conclusione, Deng spinse pi\u00f9 a lungo l\u2019acceleratore, al limite della sopportazione del Presidente. Nei suoi ultimi mesi di vita, Mao riusc\u00ec a rimuovere Deng dai suoi incarichi, eppure, dopodich\u00e9, non ebbe pi\u00f9 la forza e il sostegno per detenere uno stretto controllo sui suoi funzionari e di convesso, su tutto il personale. Alla morte di Mao, avvenuta il 9 settembre 1976, Hua divenne automaticamente presidente con piene funzioni all\u2019interno del Partito. Quel giorno venne chiamato immediatamente assieme ai membri del Politburo, che si incontrarono nelle prime ore del mattino, per approvare la formulazione dell\u2019annuncio ufficiale del decesso del Grande Timoniere. I funzionari di tutti i livelli presero i loro posti assegnatigli e riaffermarono la loro posizione nella gerarchia politica; Hua Guofeng rimase saldamente in carica. La Banda dei Quattro era una delle entit\u00e0 pi\u00f9 odiate in Cina. A partire dal 1974, quando Mao inizi\u00f2 la sua ricerca verso l\u2019unit\u00e0 e la stabilit\u00e0 nazionale, fece di tutto per trattenere Jiang Qing, trattandola come un cannone che avesse bisogno di moderazione, ma rimase riconoscente della sua lealt\u00e0, preoccupato per il suo benessere e protettivo nei suoi confronti. Nessuna indicazione di Mao rivel\u00f2 una volont\u00e0 di fare di Jiang Qing un leader di alto livello e una volta che egli individu\u00f2 Hua come vicepresidente e premier, la possibilit\u00e0 di ottenere una posizione di vertice o svolgere un ruolo importante nella leadership, scomparse assieme alle sue ambizioni. Jiang Qing non fu mai in possesso di visioni o capacit\u00e0 organizzative e non fu mai in grado di instaurare una cooperazione positiva con altri detentori del potere, visti piuttosto come dei veri e propri concorrenti, se non addirittura rivali. Bruci\u00f2 troppi ponti, fece eliminare un gran numero di alti funzionari, alien\u00f2 troppi colleghi e manc\u00f2 del sostegno dei militari, dimostrando una mancanza di autocontrollo per essere inclusa in un contesto di opposizione leale. Jiang Qing richiese una riunione immediata del Politburo, con l\u2019inclusione dei suoi alleati, Yao Wenyuan, Wang Hongwen e Shang Chunqiao e tent\u00f2 di estendere il suo controllo nell\u2019apparato propagandistico, che aveva controllato sin dai primi giorni della Rivoluzione Culturale; incoraggi\u00f2 una mobilitazione di giovani, convincendoli nel persistere nella lotta di classe e nei loro attacchi al sistema burocratico. Anche se non fosse presente alcuna prova tangibile che Jiang Qing stesse pianificando un colpo di Stato, altri segnali si rivelarono essere minacciosi. Il 4 ottobre, Chi Qun giur\u00f2 fedelt\u00e0 a Jiang Qing e durante lo stesso giorno, una edizione del Guangming Daily, contenete un articolo di Liang Xiao \u2013 un radicale \u2013 dichiar\u00f2 che la lotta contro i capitalisti all\u2019interno del partito dovesse essere completata. Dopo la morte di Mao, Jiang Qing apparse molto pi\u00f9 interessata ad assicurare l&#8217;immediata espulsione di Deng Xiaoping dal PCC piuttosto che dimostrare dispiacere per la celebrazione del funerale. La Banda ebbe pronto all\u2019occorrente un piano d&#8217;azione su tre fronti: far valere il proprio diritto e indossare il mantello ideologico di Mao; tentare di ottenere e assumere il controllo dell&#8217;apparato del partito centrale; preparare un confronto armato. Sotto la direzione di Yao Wenyuan, i principali organi mediatici fecero subito risuonare l\u2019annuncio della presunta ingiunzione a letto di morte di Mao, \u00abAgire secondo i principi stabiliti\u201d: non farlo sarebbe tradire il marxismo, il socialismo e il grande ideale di continuare la rivoluzione sotto la dittatura del proletariato. Lo scopo evidente fu mirare al cuore di ogni tentativo concretato al fine di inasprire campagna contro Deng Xiaoping o verso chiunque avesse rinnegato la Rivoluzione Culturale. Creando un clima ideologico adeguato attraverso la stampa, la Banda stuzzic\u00f2 il giudizio dei quadri di rango inferiore sull&#8217;equilibrio delle forze nella capitale. Questa strategia perpetrata non valse per\u00f2 a ricevere le redini del potere. Poco dopo la morte di Mao, la Banda si arrog\u00f2 il diritto di comando sugli organi provinciali. Wang Hongwen istitu\u00ec il suo \u00abufficio di servizio\u00bb a Zhongnanhai, inviando un messaggio ai comitati provinciali a nome dell&#8217;ufficio generale del CC ordinando loro di riferire a lui di eventuali problemi. A partire dal 12 settembre, la Banda incit\u00f2 una campagna attuata per fare pressione sul Politburo affinch\u00e9 nominasse come presidente di Jiang Qing al posto di Mao. In questo contesto \u00e8 da inquadrare la diffusione di immagini rappresentati le conseguenze al decesso del Presidente, una strategia definita per abituare il pubblico all&#8217;idea di Jiang Qing come successore emergente. Secondo i resoconti della Rivoluzione post-culturale, Mao in realt\u00e0 disse a Hua Guofeng, il 30 aprile 1976, di \u00abagire secondo i principi del passato\u00bb. Un&#8217;analisi delle differenti formulazioni sostiene che la versione della Banda dei Quattro proponesse l&#8217;obbedienza a politiche specifiche, modellate sugli appelli di Mao, o un loro ipotetico possesso di prove e documenti di articoli del Presidente, mentre la versione di Hua Guofeng non sostenne nulla di pi\u00f9 di una vaga continuit\u00e0. Il 19 settembre Jiang Qing richiese la definitiva posizione del Comitato Centrale del Politburo. In origine Hua si espresse favorevole alla convocazione di un plenum del CC, che avrebbe fornito la soluzione alla disputa sulla leadership con la Banda dei Quattro, per\u00f2, a seguito dello scontro nella sede del Politburo del 29 settembre e dopo che ricevette un solido sostegno da parte dei vecchi compagni qualora avesse deciso di alzarsi e combattere, Hua si convinse che il tempo delle procedure formali fosse un lontano ricordo. Un articolo ideologicamente intransigente pubblicato il 4 ottobre sul Guangming, in risposta ad una serie di discorsi provocatori di Jiang Qing e Wang Hongwen, riport\u00f2 un resoconto, secondo il quale, vi fossero indicazioni preoccupanti sul fatto che la banda stesse pianificando una sorta di colpo di Stato. Allarmato, Ye Jianying si nascose nella capitale. Quindi, il 5 ottobre, Hua Guofeng, Ye Jianying e Li Xiannian tennero una conferenza del Politburo presso il quartier generale dello staff generale dell\u2019EPL a Western Hills, fuori Pechino, alla quale i componenti della Banda non furono invitati. In quella occasione, fu concordato all&#8217;unanimit\u00e0 che Jiang Qing, Wang Hongwen, Zhang Chunqiao, Yao Wenyuan, Mao Yuanxin e i loro principali sostenitori dovessero essere arrestati. Wang Dongxing e l&#8217;unit\u00e0 8341 dell\u2019EPL ricevettero il comando di dare seguito a tale decisione, eseguendo l\u2019ordine imposto prontamente il 6 ottobre, da parte di Hua Guofeng, del Maresciallo Ye, vicepresidente del CMC e Wang Dongxing, capo della Guardia di Palazzo, che port\u00f2 all\u2019arresto della Banda dei Quattro. Il rilascio improvviso della notizia sull\u2019arresto della Banda dei Quattro entusiasm\u00f2 e sollev\u00f2 un popolo stanco dalle continue lotte e paure: i corrispondenti stranieri che osservarono gli eventi, riportarono un\u2019affluenza straordinaria delle masse per le strade delle principali citt\u00e0, pronte a festeggiare. All\u2019interno del partito cominciarono a farsi strada dubbi sul fatto che la Banda dei Quattro dovesse essere arrestata e se Mao avesse effettivamente identificato Hua come suo successore. I funzionari di alto livello furono consci del fatto che Mao non avrebbe mai fatto arrestare la Banda dei Quattro e nel tentativo di consolidare il governo di Hua, il Maresciallo Ye e Li Xiannian cercarono di sostenerlo in numerosi incontri che seguirono, che videro riuniti i principali funzionari centrali, provinciali e militari in una riunione a Pechino, durante la quale i crimini della Banda dei Quattro furono enumerati assieme alla conseguente logica di arrestarli. Nell&#8217;immediato seguito della morte di Mao e della purga della Banda dei Quattro, i bisogni nazionali pi\u00f9 urgenti furono quelli di calma e stabilit\u00e0. Il Partito, l\u2019EPL e il popolo dovevano essere rassicurati che l&#8217;era dello sconvolgimento fosse finita e che il Paese fosse sottoposto ad una guida ferma e allo stesso tempo moderata, un&#8217;immagine alquanto contraddittoria dati i mutamenti in atto. In un contesto simile, la priorit\u00e0 fu rispondere al quesito che fece trasalire la leadership sin dall&#8217;inizio della Rivoluzione Culturale: \u00abDopo Mao, chi? \u00abI principali sopravvissuti, Ye Jianying e Li Xiannian, probabilmente decisero che non fosse il momento di rinnovare la lotta all&#8217;interno del Politburo, gi\u00e0 ridotto con la morte e la sconfitta a sedici dei venticinque membri nominati al X Congresso, solo tre anni prima. Qualunque fossero i suoi presunti meriti, Hua Guofeng indoss\u00f2 il mantello della legittimit\u00e0 ed ebbe pieni diritti di occupazione. Il Presidente aveva fatto ricadere la sua scelta su di lui, lo aveva dotato di poteri e Hua, almeno per il momento, trasse benefici dal campo di battaglia che lo vide vincitore sulla Banda dei Quattro. \u201cCon te in carica sono a mio agio\u201d. La rivelazione del Presidente Mao contribu\u00ec a convincere i segretari regionali del partito che egli avesse effettivamente scelto Hua, il quale fu riconosciuto ufficialmente come presidente del governo e del CMC. Il 7 ottobre, dopo che l\u2019assunzione di Mao fu svelata, gli vennero concesse anche le cariche di presidente del Partito e del MAC. Dal momento che per tutto il periodo mantenne il ruolo di premier, Hua fu formalmente considerato l&#8217;erede di Mao e Zhou Enlai. Combinando i ruoli di entrambi gli uomini, sembr\u00f2 che si trovasse ormai in una posizione inespugnabile, una posizione conferita di prestigio e privilegio, che affondava il potere in radici pi\u00f9 profonde. Dopo essere uscito vincitore dalla grande lotta tra il bene e il male con la Band dei Quattro, Hua decise di consolidare il proprio potere continuando le critiche contro Deng e ritardando il suo ritorno nella capitale. Deng Xiaoping era troppo esperto, troppo fiducioso e decisamente pronto a riprendere in mano le redini del comando. Il Maresciallo Ye si convinse che Hua avesse bisogno di tempo per affermarsi come un forte leader, sebbene sul finire del 1976, assieme a Li Xiannan ed altri alti funzionari orchestrarono il suo ritorno. Il 14 dicembre, il centro del Partito approv\u00f2 una risoluzione affermante l\u2019autorizzazione per Deng di leggere i documenti. I dirigenti cominciarono a supporre che Xiaoping sarebbe tornato al lavoro: molti pensarono che gli sarebbe stato assegnato un ruolo simile a quello che Mao concep\u00ec per lui nel 1974, quando sostitu\u00ec Zhou Enlai e accompagn\u00f2 Wang Hongwen; alcuni ritennero che avrebbe usato la sua immensa competenza ed esperienza per gestire i lavori del governo sotto gli indirizzi e le linee guida di Hua Guofeng; altri ancora inquadrarono il suo ritorno in un ruolo pi\u00f9 limitato, in particolare solo per la gestione degli affari esteri; altri che avrebbe preso in custodia le responsabilit\u00e0 del partito totalmente, come avvenne a met\u00e0 del 1975. Il 6 gennaio 1977, fu presa la decisione formale di far rientrare Deng nella sfera del potere. Hua Guofeng fu messo da parte definitivamente verso la met\u00e0 del 1979. In tutte le aree in cui le cariche di Deng e Hua videro sovrapporsi le responsabilit\u00e0 di entrambi, Deng si apprest\u00f2 semplicemente a trasferire i poteri su di s\u00e9 oltre che a rimuovere i suoi colleghi pi\u00f9 stretti dal Politburo e gradualmente dalle altre sfere del potere. Deng cos\u00ec si prepar\u00f2 per il Quinto Plenum del Febbraio 1980, appena un anno dopo il Terzo Plenum, dal quale usc\u00ec fortificato e sufficientemente in grado di stabilire la sua agenda per gli anni Ottanta, rivedere la struttura per il coordinamento del lavoro dei partiti di alto livello e nominare la sua squadra di funzionari. Al quinto Plenum, tenutosi dal 23 al 29 febbraio 1980, il Comitato Centrale ratific\u00f2 formalmente le decisioni prese da Deng e dei suoi alleati nelle ultime settimane del 1979. I membri chiave del Politburo che sostennero Hua Guofeng, furono ufficialmente criticati e dovettero rassegnare le dimissioni dall\u2019organo. In effetti, il Plenum segn\u00f2 l\u2019inaugurazione di Hu Yaobang tra le sfere del governo. Questi cambiamenti di appartenenza crearono un rinnovamento nell\u2019atmosfera politica, di conseguenza, tutti gli alti funzionari che assunsero l\u2019incarico al quinto Plenum furono funzionari di partito di comprovata capacit\u00e0 che si impegnarono nel processo riformatorio. Deng non guid\u00f2 una fazione ma piuttosto un intero partito. I cambiamenti del personale nei primi anni Ottanta gli permisero di gestire il lavoro di routine in modo pi\u00f9 efficiente e con diversi programmi che i maoisti avrebbero rallentato o piuttosto fermato. Il quinto Plenum ristabil\u00ec anche la figura del Segretario del Partito, una carica che fu abbandonata nel 1966 e che con Xiaoping torn\u00f2 a svolgere una funzione di coordinamento del lavoro quotidiano del PCC. Venne anche deciso che le riunioni si dovessero tenere regolarmente ogni settimana e che il consiglio di Stato avrebbe dovuto fornire un certo coordinamento tra Partito e governo. I cambiamenti apportati al quinto Plenum contribuirono a ridurre le tensioni nelle riunioni del Politburo e crearono un cambiamento diffuso. Il consolidamento della nuova leadership permise a Deng, nel giro di pochi mesi, di dirigere con dissoluzione nei collettivi agricoli locali e di trasferire la responsabilit\u00e0 della produzione rurale alle singole famiglie. Il Plenum spian\u00f2 anche la strada alla spinta avvenuta alla fine del 1980 per completare la valutazione della storia del partito e rimuovere Hua Guofeng da tutte le posizioni ufficiali di potere.&nbsp; Il discorso di Deng del 18 agosto 1980 fu un punto culminante dei suoi sforzi per concedere pi\u00f9 libert\u00e0. Nessun discorso diede una valutazione positiva della democrazia e non arriv\u00f2 fino al punto di sostenere il voto n\u00e9 sugger\u00ec di cambiare ruolo del partito comunista: egli critic\u00f2 la democrazia occidentale usando le note parole chiave quali, pensiero borghese, ultra-individualismo e anarchismo. Alla luce di ci\u00f2 che stava accadendo in Polonia, dove Solidarnosc diede vita a uno degli scioperi pi\u00f9 duraturi della storia all\u2019epoca vigente, le reazioni di Deng alle dimostrazioni polacche, ricordarono le reazioni di Mao alle rivolte ungherese e polacche del 1956. Pi\u00f9 che sulla democrazia nel suo significato letterale, Deng insistette sul centralismo democratico e sul fatto che una volta che una decisione del partito fosse presa, i membri del partito erano tenuti a svolgerla. Riconobbe l\u2019esistenza di problemi nella societ\u00e0 socialista, ma la sua soluzione consistette nell\u2019affermare che gli operatori ideologici avrebbero dovuto aiutare a educare le persone e a valutare correttamente il passato, a capire il presente e ad avere fede nel socialismo e nella leadership di partito. Questo commento conteneva critiche implicite nei confronti di Hu Yaobang che spinse per ampliare la gamma di libert\u00e0 per gli intellettuali, ma anche l\u2019origine della campagna contro l\u2019inquinamento spirituale, ufficializzata il 12 ottobre 1983, al secondo Plenum del XII Comitato Centrale. Un ulteriore tema programmatico sollevato corrispose alla creazione di una \u00abcivilt\u00e0 spirituale socialista\u00bb che avrebbe offerto ai membri del PCC efficaci protezioni morali contro gli effetti corrosivi della liberalizzazione borghese e degli altri effetti indesiderati della riforma strutturale della Cina e della sua apertura al mondo esterno. Nel suo discorso al Congresso, il segretario generale Hu Yaobang afferm\u00f2 che la riuscita della costruzione di una civilt\u00e0 materiale socialista in Cina dipese infine, dal raggiungimento precedente di un alto livello di civilt\u00e0 spirituale. Nel postulare tale relazione causale tra spirito e materia, Hu tacitamente invert\u00ec le priorit\u00e0 stabilite al tempo del Terzo Plenum nel dicembre 1978, quando lo sviluppo delle forze produttive della societ\u00e0 venne elevato alla posizione di summum bonum. Il motivo dell&#8217;inversione fu chiaro: un vento di liberalizzazione borghese esplose in tutta la Cina dal Terzo Plenum. In una situazione del genere, Hu Yaobang espose come le forze capitaliste e altre forze ostili alla causa socialista, stessero corrompendo il popolo e il Paese. Nel sollevare lo spettro delle rinnovate delle forze capitaliste, Hu Yaobang apparentemente si inchin\u00f2 alle richieste dei tradizionalisti del Partito piuttosto che esprimere le proprie convinzioni pi\u00f9 profonde. Di conseguenza, cel\u00f2 i suoi avvertimenti contro i pericoli della degenerazione ideologica, presentandoli in un linguaggio relativamente moderato, e allo stesso tempo, ader\u00ec all&#8217;affermazione dei conservatori secondo cui la lotta di classe fosse ancora in atto. Infine, annunciando l&#8217;intenzione della leadership di avviare un consolidamento triennale completo del Partito e l&#8217;impulso di rettifica nella seconda met\u00e0 del 1983, Hu Yaobang sottoline\u00f2 che lo stile maoista, i metodi di mobilitazione e lotta di massa non sarebbero stati impiegati nella nuova campagna. In sintesi, il XII Congresso prese una posizione ambivalente sulle questioni concernenti gli sviluppo pi\u00f9 urgenti della Cina, in modo da ridurre al minimo i conflitti tra le diverse anime politiche e i collegi elettorali contendenti e, allo stesso tempo, sottolineando la necessit\u00e0 pragmatica di approfondire ulteriormente il processo di riforma economica e di apertura al mondo esterno; i portavoce del Partito, contemporaneamente, intensificarono i loro avvertimenti di degenerazione spirituale e allo stesso modo, pur dichiarando che la lotta di classe in sostanza non fosse finita, offrirono la chiara possibilit\u00e0 (resa esplicita nella nuova costituzione del PCC) che la lotta di classe sarebbe potuta diventare ancora pi\u00f9 acuta in futuro. Anche se il XII Congresso mise in luce divisioni e differenze su una serie di problematiche e questioni ideologiche e politiche orientamento, i compromessi che ne derivarono lasciarono ampi spazi e grandi vuoti per future discordie. All&#8217;indomani del XII Congresso, l&#8217;attenzione politica si concentr\u00f2 su una riforma costituzionale della RPC recentemente rivista, approvata dal Congresso Nazionale del Popolo (NPC) il 4 dicembre, che puntasse sul rafforzamento della legalit\u00e0 socialista. A due anni di distanza, la nuova costituzione riflesse un chiaro rifiuto della filosofia politica dell&#8217;estrema sinistra della Rivoluzione culturale e il ritorno a una forma pi\u00f9 sistematica di socialismo. Il PCC era in una posizione migliore per farsi strada in uno slancio di coraggio, pi\u00f9 di quanto lo fosse stato il PCSU con Stalin. Quando i difetti di Mao furono collezionati per poi essere elencati, Deng, lui stesso una vittima, non avrebbe dovuto avere alcun motivo di temere di rispondere alla domanda che fu posta a Krusciov quando sostitu\u00ec Stalin nel 1956: \u00abE dov&#8217;eri, compagno, quando succedeva tutto questo?\u00bb Ciononostante, Deng ebbe dal suo canto molteplici ragioni per essere pi\u00f9 cauto di quanto fosse stato Krusciov un quarto di secolo prima. Kruscev sapeva che il PCUS poteva contare sull&#8217;immagine immacolata di Lenin e aggrapparsi ad essa, mentre per il PCC, Mao rappresent\u00f2 sia Lenin che Stalin e se la valutazione non fosse stata gestita con cura, entrambi le immagini avrebbero potuto essere danneggiate, con un effetto incalcolabile sulla legittimit\u00e0 del Partito. Per tale ragione, anche tra coloro che deplorarono la Rivoluzione Culturale, in molti preferirono mantenere una immagine di Mao intatta, assieme ad un giudizio che valutasse come corrette alcune delle sue azioni. I generali dell\u2019ELP in particolare non sarebbero stati orgogliosi se si fosse optato per una eccessiva condanna dell&#8217;uomo che li condusse alla vittoria o al loro ruolo di primo piano nella Rivoluzione Culturale. Cos\u00ec come durante Mao il capro espiatorio fu individuato nella figura di Lin Biao e con Hua nella Banda dei Quattro, dal 20 novembre 1980 al 25 gennaio 1981, il regime organizz\u00f2 un processo in stile Norimberga contro i leader sopravvissuti della Rivoluzione Culturale. Il processo pubblic\u00f2 registrazioni significative dei loro misfatti. Quasi 730.000 persone furono incastrate e perseguitate e quasi 35.000 di loro furono perseguitate morte. Nonostante la potenziale insoddisfazione dell\u2019ELP, dopo oltre un anno di discussioni tra migliaia di funzionari e storici, la risoluzione adottata dal sesto Plenum, in tempo per il sessantesimo anniversario della fondazione del PCC, nel luglio 1981, imput\u00f2 le responsabilit\u00e0 della Rivoluzione Culturale a Mao: essa, dal maggio 1966 all&#8217;ottobre 1976, fu l\u2019artefice della pi\u00f9 grave battuta d&#8217;arresto e delle perdite pi\u00f9 pesanti subite dal Partito, dallo Stato e dal popolo, dalla fondazione della Repubblica Popolare, nata e nutrita dal compagno Mao Zedong. Dopo un&#8217;analisi di tutti i crimini e degli errori del periodo, la risoluzione diede alla luce l&#8217;equilibrio su cui Deng aveva lungamente insistito. Gli errori di Mao vennero dipinti come colpe di sinistra, che in un periodo come quello della Rivoluzione Culturale, sono risultati essere i tipici sbagli di un rivoluzionario proletario. La risoluzione concluse che, sebbene fosse vero che Mao avesse commesso gravi errori durante la Rivoluzione Culturale, un giudizio delle sue attivit\u00e0 nel loro insieme, sui suoi contributi alla rivoluzione cinese, super\u00f2 di gran lunga le sue colpe. La risoluzione raggiunse l&#8217;equilibrio che Deng tanto desider\u00f2 spiegando anche perch\u00e9 Mao al termine della sua lunga carriera avesse subito un tale indebolimento: il suo prestigio aument\u00f2 a tal punto, che divenne arrogante e si pose al di sopra del CC; i suoi colleghi non riuscirono a prendere tempestivamente misure preventive e la leadership collettiva fu compromessa. L&#8217;affermazione del PCC sul suo ruolo di avanguardia, come quello del PCUS e altri partiti, si radic\u00f2 nel pensiero denghiano. L&#8217;ideologia fu fortemente svalutata dall&#8217;iperbole della Rivoluzione Culturale e con l&#8217;attribuzione di poteri quasi soprannaturali al pensiero di Mao Zedong la nuova enfasi sulla pratica manifest\u00f2 un duro colpo. Nella dichiarazione di Deng Xiaoping il marxismo \u2013 leninismo, e quindi il pensiero di Mao Zedong, costitu\u00ec uno dei quattro principi cardinali da non poter essere messo in discussione. La regola del PCC, il quale, a sua volta, costitu\u00ec uno dei quattro principi cardinali, ora sembrava essere giustificabile solo da competenza e successo, sebbene presentasse fondamenta instabili alla luce dei problemi che afflissero la Cina post-Mao. A rischio, era il radicato attaccamento, insito profondamente nella cultura politica cinese, al concetto di burocrazia d&#8217;\u00e9lite e al suo impegno e padronanza di un&#8217;ideologia totalitaria che presunse di spiegare. Nel gennaio 1987 dopo la diminuzione delle manifestazioni studentesche, la campagna contro la liberalizzazione borghese prese vita e l\u2019atmosfera di Pechino divenne pi\u00f9 conservatrice. Questo ambiente non ferm\u00f2 le discussioni sulla riforma politica e il 4 febbraio 1987 la proposta di un ruolo indipendente dei sindacati per dare un pi\u00f9 ampio spazio alla rappresentazione degli interessi dei lavoratori inizi\u00f2 a farsi strada. Nel periodo precedente e successivo al 1949, quando i sindacati vennero incoraggiati ad assumere pi\u00f9 potere al fine di frenare le tendenze capitalistiche, si sarebbe potuto prevedere un futuro in cui il partito si sarebbe rivolto nuovamente a sindacati indipendenti per limitare gli imprenditori nella nuova economia di libero mercato. I ricercatori discussero anche la possibilit\u00e0 per l\u2019NPC ad avere un ruolo pi\u00f9 attivo nella discussione di questioni significative. Nel suo discorso con il presidente del Camerun avvenuto nel marzo 1987, Deng dichiar\u00f2 che un sistema politico \u00e8 sano se contribuisce alla stabilit\u00e0 politica, all\u2019unit\u00e0 nazionale e all\u2019aumento del tenore di vita, oltre che al continuo sviluppo delle forze produttive. \u00c8 chiaro che non ci si stesse rivolgendo ad un ampliamento delle libert\u00e0 o ad una volont\u00e0 di ascoltare le voci provenienti dal pubblico. Deng fu assai specifico nel respingere le pi\u00f9 ampie richieste di libert\u00e0 sostenute dagli intellettuali, riaffermando che l\u2019obiettivo principale della riforma fosse quello di garantire l\u2019efficienza degli organi esecutivi senza altre interferenze e che il termine democrazia dovesse essere utilizzato solo in relazione alla legalit\u00e0: solo attraverso la legge si sarebbe potuto pervenire ad un ambiente stabile. Le speranze di molti intellettuali alla fine del 1986 furono spezzate. Durante la riunione allargata del Politburo del 16 Gennaio a cui lo stesso Deng partecip\u00f2, fu annunciato che la Cina avrebbe intrapreso una campagna per criticare la liberalizzazione borghese ed annunciare allo stesso tempo che la Cina avrebbe proseguito nella persecuzione di riforme a tutto tondo, oltre ad una apertura verso l\u2019esterno. Il contraccolpo negativo della campagna contro l\u2019inquinamento spirituale del 1983 minacci\u00f2 e spavent\u00f2 gli investitori stranieri e, infine, min\u00f2 il programma di riforme di Deng. Di conseguenza, per evitare una ripetizione degli avvenimenti, la campagna del 1987 fu strettamente circoscritta fin dall&#8217;inizio. Non doveva essere un movimento di massa, per questo venne confinata nei ranghi dell&#8217;apparato del Partito: le espulsioni dal PCC dovevano riguardare un numero esiguo di funzionari: infatti, a parte Hu Yaobang, l&#8217;unico funzionario del Partito effettivamente licenziato dopo le manifestazioni studentesche del dicembre 1986 fu Zhu Houze. Anche se segu\u00ec un chiaro inasprimento della censura della stampa e una lista nera di alcuni riviste e giornalisti liberali, verso la fine dell&#8217;inverno e la primavera del 1987, nessuna repressione della polizia su larga scala fu lanciata contro i sostenitori delle manifestazioni studentesche; solo una manciata di essi, molti dei quali non studenti, sarebbero stati incarcerati per aver istigato al tumulto di dicembre. Tutte le scuole e le universit\u00e0 cinesi avrebbero presto subito un intensificarsi del controllo al fine di applicare rigorosamente le regole, oltre che ad attuare cambiamenti nel focus del curriculum educativo, incentrati sulla necessit\u00e0 di regolare nuovamente il contenuto dei corsi di arti liberali, al fine di promuovere l&#8217;obiettivo di diplomarsi giovani, con alti ideali, dall\u2019energico carattere morale e da una vasta cultura e forte disciplina. Alla fine, il vicepremier Zhao annunci\u00f2 che il carattere politico e l\u2019attitudine verso i quattro principi cardinali sarebbe stata presa in considerazione come qualifica principale per gli studenti delle scuole superiori e negli esami di ammissione all&#8217;universit\u00e0. Zhao rispett\u00f2 l&#8217;avvertimento di Deng Xiaoping del dicembre precedente: \u00abSe la liberalizzazione borghese fosse autorizzata a diffondersi senza controllo, essa farebbe precipitare il Paese in tumulti e renderebbe impossibile procedere con l\u2019ideazione e la riforma dei programmi. \u00bb Sostenendo che la Cina avrebbe dovuto aderire risolutamente ai quattro principi cardinali, Zhao categoricamente respinse le nozioni di \u00aboccidentalizzazione totale\u00bb e di \u00abdemocrazia liberale, borghese e americanizzata\u00bb, che si diceva che esercitassero una \u00abinfluenza perniciosa\u00bb sulla modernizzazione socialista cinese. Cercando di fare del suo meglio per colmare il profondo abisso che separava le ali rivali del partito, Zhao sostenne che non ci fosse antagonismo tra i quattro principi cardinali e le politiche di riforma strutturale, oltre all\u2019apertura al mondo esterno. L&#8217;arco ideologico di Ziyang fu frutto di un compromesso con i conservatori: in cambio della sua denuncia sul liberalismo borghese e il sostegno ai quattro principi cardinali, i conservatori avrebbero fermato il loro contraccolpo, grazie anche alla mediazione di Deng Xiaoping, sempre pi\u00f9 preoccupato, come nel novembre 1983, dell&#8217;eccessivo zelo mostrato da questi nella lotta al liberalismo. La presenza del compromesso si evinse gi\u00e0 dalla primavera del 1987, quando le condanne alla liberalizzazione borghese si attenuarono, mentre il ringiovanimento della leadership e la riforma della struttura politica tornarono sul palcoscenico, con la voce di Deng aggiunta al coro a favore della riforma, per ritrovare una sostenibilit\u00e0 politica a lungo termine. Avendo guadagnato terreno, Zhao Ziyang e il suo gruppo di cinque persone (che a quel tempo fu esteso a diciannove membri, calcolando anche i supplenti) ripresero a lavorare sul progetto per la riforma della struttura politica. A maggio, la prima bozza di un piano fu sottoposta all&#8217;approvazione di Deng. Il nucleo del progetto fu focalizzato in una proposta per separare il Partito e il governo, una delle principali raccomandazioni di riforma di Deng dell&#8217;agosto 1980, ma almeno altre quattro bozze furono preparate tra maggio e settembre, alcune delle quali furono divulgate per dibattiti e discussioni. La versione finale fu approvata al Settimo Plenum del XII CC, che si riun\u00ec a met\u00e0 ottobre alla vigilia del XIII Congresso del Partito, tenutosi dal 25 ottobre al 1\u00b0 novembre. Esso vide la propria agenda dominata da due punti cruciali: i cambi di leadership e il progetto di riforma di Ziyang. In entrambe queste aree, il Congresso sembr\u00f2 annotare una vittoria per i riformisti. La met\u00e0 dei membri del vecchio Politburo, dieci su venti, annunci\u00f2 il proprio pensionamento al Congresso; dei massimi leader del Partito eletti al XII Congresso del 1982, solo quattro membri del Politburo rimasero in carica: Yang Shangkun, Wan Li, Zhao Ziyang e sorprendentemente Hu Yaobang, che riottenne la sua rielezione. Il nuovo Comitato Permanente del Politburo, guidato dal Segretario Generale Zhao Ziyang, incluse Hu Qili, Li Peng, Qiao Shi e Yao Yilin, il sindaco di Shanghai, Jiang Zemin, il segretario del Partito comunale di Pechino Li Ximing, il sindaco di Tianjin, Li Ruihuan, e il commissario statale per la ristrutturazione economica, Li Tieying. L&#8217;ex supplente Qin Jiwei fu elevato alla piena appartenenza al Politburo, diventando la sola figura militare di carriera nel nuovo organo di governo. Inoltre, durante questo Congresso, Deng rinunci\u00f2 ai suoi ruoli nel Partito e nel Comitato Centrale del Governo, al Politburo e al Comitato Permanente, mantenendo le sue posizioni come presidente della CMC e della Commissione per gli Affari Militari, con un conseguente pensionamento anche degli altri dirigenti senior. La leadership di linea pass\u00f2 a Zhao Ziyang. Consapevole che Mao, come molti imperatori, caus\u00f2 gravi danni rimanendo in carica fino alla sua morte, Deng fu determinato nello stabilire un nuovo modello in cui i leader di punta avrebbero servito il proprio Paese con limiti di termine e di conseguenza pianific\u00f2 anche il proprio ritiro. Tuttavia, nel caso di Xiaoping, anche dopo il XIII Congresso del Partito, cos\u00ec come rilev\u00f2 Zhao Ziyang a Gorbachev nel maggio 1989, fu stipulato un accordo segreto tra i leader di alto livello, secondo il quale, nel caso di un ritiro da parte del Presidente, egli avrebbe mantenuto il importanti. di avere l\u2019ultima parola su questioni Al XIII Congresso del Partito furono individuati varie direzione per mettere a punto la riforma: il Partito e il governo sarebbero stati tenuti separati; il PCC avrebbe ricoperto un ruolo minore nel guidare gli affari del governo, limitandosi ad una supervisione sul lavoro compiuto; sarebbero stati delegati anche poteri a livelli inferiori; nelle unit\u00e0 governative, le responsabilit\u00e0 sarebbero state specificate e le sovrapposizioni si sarebbero ridotte; promozioni, retrocessione, premi e punizioni sarebbero stati basati sulle prestazioni, sui diritti di formazione, salari, benessere e pensionamento, garantiti dalla legge; per quanto riguarda le questioni rilevanti per la popolazione, il governo si sarebbe consultato con le autorit\u00e0 locali e ne avrebbe poi informato il pubblico dei risultati; rafforzare la democrazia socialista, dunque varie organizzazioni per il lavoro delle donne e di altri gruppi, sarebbero stati incoraggiati affinch\u00e9 potessero presentare le loro opinioni nei collegi elettorali. L\u2019autonomia delle nazionalit\u00e0 minoritarie sarebbe stata rafforzata e grandi sforzi sarebbero stati attuati per formare i funzionari e corroborare il sistema giuridico socialista. Il Congresso inoltre approv\u00f2 alcune modifiche procedurali. Al fine di offrire una pi\u00f9 opportuna informazione, il Comitato Centrale avrebbe tenuto Plenum due volte all\u2019anno piuttosto che una. Le decisioni chiave delle riunioni del Politburo sarebbero state pi\u00f9 trasparenti anzich\u00e9 tenute segrete. Le organizzazioni di partito sarebbero state ridotte nelle fabbriche, scuole ospedali e aziende, consentendo alle organizzazioni locali di avere una maggiore presa sulle decisioni che sarebbero andate a incidere sulle proprie operazioni. Oltre a redigere una serie di riforme, il XIII Congresso del Partito evit\u00f2 una scissione netta fra i conservatori che temevano il cambiamento e riformatori che temevano una stagnazione. I funzionari pi\u00f9 controversi, provenienti dai poli opposti, furono rimossi rendendo pi\u00f9 facile per i centristi unire una coalizione per irrobustire il libero mercato e continuare le riforme, oltre che progredire, sebbene in modo modesto, nel sistema politico. In effetti, gli obiettivi del dibattito tra i conservatori e i riformatori furono spostati verso una maggiore apertura, piuttosto che sulla libert\u00e0 di espressione e sulla riforma del mercato, nonostante la lotta su tali questioni continu\u00f2. Il risultato delle rinnovate procedure di elezione adottate al XIII Congresso, fu un nuovo CC considerevolmente pi\u00f9 piccolo, pi\u00f9 giovane e pi\u00f9 istruito rispetto al suo predecessore. Le sue dimensioni furono ridotte da 385 membri effettivi e supplenti a 285, con un calo di oltre 25% dei partecipanti. Il 42% dei membri del CC e dei supplenti erano principianti e oltre il 70% era formato da un collegio; cinquantasette membri erano impiegati in settori ad alta tecnologia. Solo il 20% dei membri aveva pi\u00f9 di sessantuno anni; quasi la met\u00e0 aveva cinquantacinque anni o meno. Significativamente, sebbene la rappresentanza militare sul nuovo Politburo rimase bassa, il quadro era un po&#8217; pi\u00f9 ambiguo su tutto il CC, dove quasi il 20% dei membri erano ufficiali dell\u2019ELP.67 Il 13 Maggio il Leader cinese tenne un discorso sui piani per il XIII Congresso del Partito: le sue osservazioni segnalarono la fine della lotta contro la liberalizzazione borghese e chiarirono che il Congresso del Partito avrebbe incluso una proposta di riforma ma, almeno per il momento, la riforma politica non produsse alcuna misura per rispondere a pratiche democratiche. Prima del XIII Congresso, Deng Xiaoping chiar\u00ec la sua intenzione di dimettersi dal suo incarico di Presidente del potente MAC del Partito e che desiderava che Zhao Ziyang fosse installato come suo successore. I leader dell\u2019ELP, apparentemente indifferenti all&#8217;appello di Deng, si rifiutarono di accettare la selezione di Zhao; di conseguenza, Deng fu costretto a mantenere la presidenza del MAC, ottenendo in cambio la nomina di Zhao come primo vicepresidente della Commissione per gli Affari Militari. L&#8217;ironia di un simile accordo fu notevole: al fine di favorire una transizione graduale verso una struttura pi\u00f9 altamente sviluppata di potere politico istituzionalizzato, i leader cinesi stavano aprendo le porte alla riaffermazione dell&#8217;informale autorit\u00e0 altamente personalizzata. Fu, ovviamente, proprio questo accordo che permise alla vecchia guardia cinese di riaffermare le sue prerogative politiche durante la crisi di Tienanmen dell\u2019aprile &#8211; giugno 1989. Se il cambio di leadership costitu\u00ec una delle grandi discussioni del XIII Congresso, una storia potenzialmente pi\u00f9 grande si rivel\u00f2 la presentazione del progetto lungimirante di Zhao Ziyang sulla riforma strutturale. C&#8217;erano un numero di significativo di punti di partenza dottrinali nella relazione di Zhao al Congresso: una nuova linea di base del Partito, identificato come \u00abun centro e due punti fondamentali\u00bb e una nuova logica ideologica neomarxista utile ad intraprendere audaci esperimenti economici, ma anche la teoria dello \u00abstadio primario del socialismo\u00bb. \u00abUn centro e due punti base\u00bb, come spiegato nel rapporto di Zhao, si bas\u00f2 su uno sviluppo economico considerato il \u00abcompito centrale\u00bb dell&#8217;era attuale, da perseguire afferrando contemporaneamente due \u00abpunti base\u201d, ossia l\u2019aderenza ai quattro principi cardinali e la perseveranza nella politica di riforma e nella sua apertura al mondo esterno. Questa formulazione piuttosto stilizzata, per\u00f2 degna di nota, riusc\u00ec esplicitamente a subordinare i quattro principi cardinali ai requisiti strategici dello sviluppo economico. Sullo stadio primario del socialismo, Zhao, appellandosi ad un ethos pragmatico, invoc\u00f2 l&#8217;arretratezza e la mancanza di sviluppo in Cina, facendo riferimento alla nuova era democratica dei primi anni Cinquanta e afferm\u00f2 che, poich\u00e9 il socialismo cinese emerse dal grembo di una societ\u00e0 semi-coloniale e semi-feudale, con le forze produttive in ritardo rispetto a quelle dei Paesi capitalisti sviluppati, la Cina sarebbe stata destinata ad attraversare una fase primaria molto lunga. Lo Stato quindi, avrebbe dovuto utilizzare qualunque mezzo disponibile per stare al passo con i paesi capitalisti avanzati. Sarebbe stato ingenuo e utopico pensare che la Cina potesse saltare questo stadio primario e procedere direttamente ad un socialismo maturo; in effetti, una tale credenza utopica comprendeva principale radice cognitiva degli errori di sinistra. Per ci\u00f2 che concerne la governance economica, il rapporto di Zhao and\u00f2 ben oltre la cauta \u00abgabbia per uccelli\u00bb delle proposte di riforma dell\u2019ottobre 1984 di Chen Yun, chiedendo piuttosto un uso notevolmente rafforzato del meccanismo del libero mercato e una rapida attuazione dell\u2019espansione dei settori economici collettivi e di propriet\u00e0 privata. Con lo slogan \u00abLo stato regola il mercato; il mercato guida l&#8217;impresa \u00ab69, Zhao sollecit\u00f2 la creazione di mercati privati per fattori essenziali, come fondi, servizi per il lavoro, tecnologia, informazione e propriet\u00e0 immobiliari. In pausa dalla tradizione marxista, Zhao fece della riforma politica una questione urgente, immettendo la riforma della struttura politica all&#8217;ordine del giorno per l&#8217;intero partito. Altrimenti, le riforme economiche sarebbero state conseguentemente destinate al fallimento. Entrambe dovevano essere considerate inseparabili. Le proposte specifiche di Zhao per la riforma politica erano pi\u00f9 scheletriche che sostanziali. Ribadendo un tema di base inizialmente sollevato nell&#8217;agosto 1980 da Deng Xiaoping, Zhao sostenne che l&#8217;eredit\u00e0 feudale cinese gener\u00f2 gravi problemi di potere, eccessivamente concentrato, ma soprattutto burocratismo e feudalesimo della struttura politica. Per porre rimedio a questi difetti, Zhao racchiuse la riforma in sette grandi aree: (1) separare Partito e governo; (2) delegare il potere statale ad autorit\u00e0 di livelli inferiori; (3) riformare la burocrazia governativa; (4) riformare il sistema del personale (quadri); (5) istituire un sistema di dialogo politico e consultazioni tra le parti e le persone; (6) rafforzare i ruoli di supervisione delle assemblee rappresentative e delle organizzazioni di massa; (7) rafforzare il sistema giuridico socialista. Sebbene fossero poche le misure concrete per dare attuazione alle riforme in queste sette aree, furono comunque elaborate alcune innovazioni strutturali, potenzialmente di vasta portata, e furono suggeriti cambiamenti. Nonostante la spinta complessivamente progressista del suo rapporto, Zhao realizz\u00f2 alcuni notevoli compromessi con i conservatori del Partito. Ad esempio, si allontan\u00f2 dalla difesa di una rapida riforma dei prezzi e sostenne l&#8217;importanza vitale della produzione di grano, due grandi preoccupazioni di Chen Yun e dell\u2019ala pi\u00f9 conservatrice dal 1985. Il sistema di reclutamento del personale venne sostituito con un sistema di servizio civile di assunzione e valutazione di quadri impersonali e professionali. Sebbene le campagne per eliminare l&#8217;eccessivo burocratismo rappresent\u00f2 un obiettivo frequente in Cina, cos\u00ec come si pu\u00f2 evincere sia dall\u2019esperienza di Mao che di Deng, mai prima d&#8217;ora un leader cinese di alto livello aveva richiesto una riforma del servizio civile cos\u00ec ampia e radicale. Se la proposta di Zhao fosse stata implementata, avrebbe potuto segnare la fine del tradizionale monopolio del controllo del PCC sul personale del governo e sulle procedure di revisione. In una sezione del suo rapporto che illustra dettagliatamente i suggerimenti per migliorare la qualit\u00e0 della consultazione e il dialogo reciproco tra governo e popolo, Zhao prese le distanze anche dalla tradizione politica consolidata della Cina. Lui implicitamente respinse la nozione convenzionale di opinione pubblica unificata sotto il socialismo, sostenendo che il governo dovrebbe preoccuparsi di ascoltare e riflettere le opinioni e gli interessi divergenti dei suoi cittadini. Per ciascuno di questi aspetti, il rapporto di Zhao Ziyang si \u00e8 rotto significativamente su un nuovo terreno, anche se solo in via preliminare e solo sulla carta. Dolorosamente a corto di dettagli programmatici, il rapporto offr\u00ec comunque alcuni scorci allettanti degli ideali filosofici e politici e della strategia del successore appena designato da Deng Xiaoping. Il dettaglio pi\u00f9 curioso che il rapporto rivel\u00f2, fu che Zhao non era un sostenitore del liberalismo occidentale ma di un \u00abneo-autoritarismo\u00bb cinese, una dottrina bisognosa di una leadership tecnocratica forte e centralizzata durante lo \u00abstadio primario del socialismo\u00bb. Nella misura in cui la modernizzazione e la riforma strutturale costituirono processi intrinsecamente turbolenti e stressanti, respinse esplicitamente la democrazia borghese &#8211; con la sua separazione dei poteri, la sua caratteristica di essere multipartitica e la sua concorrenza e libert\u00e0 di espressione politica &#8211; in quanto inadatta alle condizioni della Cina dell\u2019epoca, in ricordo del caos della Rivoluzione Culturale (e, per estensione implicita, il ricordo pi\u00f9 recente dei tumulti degli studenti) a sostegno della sua tesi a favore della limitazione alla partecipazione politica popolare e alla libera espressione. Al posto della politica competitiva, della creazione di vari partiti e delle elezioni, Zhao propose di affinare e perfezionare ulteriormente le istituzioni esistenti del Partito, i meccanismi di consultazione democratica e la supervisione reciproca. Sebbene la visione composita di Zhao per lo sviluppo politico della Cina ebbe un margine decisamente illiberale, offr\u00ec comunque i primi schizzi, ampi e incerti, di un futuro politico cinese emergente non totalitario, che conteneva almeno i semi, se non ancora i germogli, del pluralismo incipiente. Visto in questa luce, cio\u00e8 come una transizione del manifesto neo-autoritario, il rapporto di Zhao Ziyang al XIII Congresso del partito rappresent\u00f2 una svolta molto importante &#8211; se non ovviamente un documento rivoluzionario. All&#8217;indomani del Congresso dell&#8217;ottobre 1987, al fine di consolidare i propri consensi Zhao riafferm\u00f2 il controllo sull&#8217;apparato di propaganda del Partito, con l\u2019intenzione di sciogliere il principale organo ideologico del CC, Bandiera Rossa, a lungo una spina nel fianco dei riformatori, sostituendolo con un nuovo giornale significativamente intitolato \u201cCerca la Verit\u00e0\u201d (Qiushi). Nel frattempo, si decise che i tradizionali ritratti cerimoniali di Marx, Engels, Lenin e Stalin non avrebbero pi\u00f9 abbellito Piazza Tienanmen a partire dalla celebrazione del quarantesimo anniversario della RPC dell&#8217;ottobre 1989. Per sottolineare l\u2019enfasi della decisione, due statue di grandi dimensioni di Mao Zedong furono trasportate silenziosamente lontano dal campus di Beida nel buio della notte, dopo almeno uno tentativo fallito di demolizione in loco. Con l&#8217;ala della riforma pragmatica del Partito apparentemente sotto controllo, un sentimento di euforia si diffuse tra gli intellettuali cinesi. Nel novembre 1987, fu organizzato un simposio convocato a Pechino per discutere l&#8217;esito del XIII Congresso del partito. Alla riunione, un certo numero di eminenti scienziati politici cinesi espresse una profonda soddisfazione per i risultati del Congresso. Naturalmente, non tutti condivisero quest\u2019entusiasmo come dimostrato da alcuni critici liberali del regime, apertamente scettici, alle cui diffidenze si aggiunsero alcuni segni di stress: l&#8217;economia si surriscald\u00f2 non molto tempo dopo la sospensione del Tredicesimo Congresso, gli indicatori iniziarono a peggiorare e gli sbilanciamenti fecero scattare i primi segnali di allarme. Nella primavera del 1989, i disaccordi politici tra leader di alto livello, nonch\u00e9 il graduale ritiro di Deng dal coinvolgimento dei principali affari quotidiani, port\u00f2 a segnali contrastanti e a confusioni. Questo ambiente incerto permise a gravi fonti di agitazione sociale di intensificarsi a livelli inferiori. La maggior parte degli studenti cinesi alla fine degli anni Ottanta si dimostr\u00f2 molto meno preoccupata per le libert\u00e0 politica che per le loro libert\u00e0 personali: la carenza di laureati qualificati nelle industrie principali e negli uffici governativi, prevedeva per loro un solo cammino da intraprendere. Anche gli intellettuali si dimostrarono arrabbiati per le campagne del 1983 contro l\u2019inquinamento spirituale e la campagna del 1987 contro la liberalizzazione borghese. Il popolare documentario televisivo cinese River Elegy, trasmesso per un breve periodo alla fine degli anni Ottanta, cattur\u00f2 l\u2019umore di molti intellettuali quando venne criticato il Fiume Giallo, simbolo della Cina tradizionale o elogi\u00f2 l\u2019Oceano blu che port\u00f2 innovative e pratiche moderne di destra sulla costa cinese. Per l\u2019opinione pubblica una delle principali preoccupazioni risiedeva nell\u2019inflazione. I funzionari del Partito e del governo, i dipendenti delle imprese statali e con stipendi fissi, furono furiosi nel vedere ricchi imprenditori privati ostentare le loro ricchezze materiali e detenere la guida del mercato a prezzi pi\u00f9 alti, minacciando la capacit\u00e0 dei lavoratori salariati di soddisfare anche le esigenze primarie. Il problema venne esacerbato dalla corruzione: i lavoratori delle imprese si arricchirono sottraendo materiali e fondi provenienti da imprese statali e pubbliche; gli imprenditori indipendenti fecero fortuna anche grazie alle scappatoie del governo. Gli slogan degli studenti riportanti la scritta \u201cufficiali corrotti\u201d, iniziarono a impelagare; con ci\u00f2 non intendevano coloro che disobbedivano alle leggi, in quanto il concetto di legalit\u00e0 non era cos\u00ec forte, ma si riferivano a coloro che usufruirono delle loro posizioni o dei loro contatti personali per ricevere benefici, benefici che misero a rischio le imprese statali, via via sempre pi\u00f9 soggette alle forze di mercato. La posta in gioco fu estremamente alta per i lavoratori cinesi in quanto in Cina mancava un sistema di sicurezza sociale e un programma sanitario nazionali. Le grandi imprese statali, proprio come l\u2019esercito degli Stati Uniti, non erano solo unit\u00e0 economiche, ma societ\u00e0 totali che fornivano alloggi sovvenzionati, cure mediche e persino l\u2019istruzione per i figli dei lavoratori. Per i dipendenti delle imprese statali perdere un lavoro significava perdere tutto e la prospettiva di un libero arbitrio dei mercati che potesse mettere a repentaglio le imprese statali e spingerle dal mercato risult\u00f2 essere terrificante. Anche il fenomeno migratorio, causato proprio dall\u2019economia in espansione a partire dalla met\u00e0 degli anni Ottanta, indusse molti contadini e agricoltori a trasferirsi presso aree urbane alla ricerca di lavoro. Ma le rigorose politiche di riaggiustamento avviate alla fine del 1988 portarono via un numero drammatico di opportunit\u00e0 e molti furono licenziati: i cambiamenti apportati dalle forze di mercato furono profondamente sconvolgenti e testimoniarono risultati drastici. Mentre le manifestazioni popolari crescevano, Partito e governo si polarizzarono tra coloro che temevano il caos e che credevano fosse necessaria una stretta e coloro invece che pensavano che bisognasse essere pi\u00f9 accomodanti alle richieste degli studenti. Li Peng fu il simbolo del primo punto di raccolta e il Zao Ziyang del secondo. Dal 15 aprile al 4 giugno 1989, mentre il mondo intero guardava con fascino, centinaia di migliaia di giovani cinesi scesero per le strade di Pechino. Dopo la prematura morte di Hu Yaobang, il 15 aprile, i dimostranti cercarono di rendere omaggio al loro eroe defunto e alla democrazia che egli sostenne. Inizialmente non erano in possesso di un programma politico, ma a mano a mano le richieste divennero sempre pi\u00f9 forti e pi\u00f9 radicali nel loro contenuto, le tensioni tra manifestanti e le autorit\u00e0 si intensificarono. Gli scontri culminarono il 4 giugno 1989, quando le truppe per ristabilire l\u2019ordine iniziarono a sparare lungo le strade di Pechino. Deng, all\u2019epoca ottantaquattrenne, non usc\u00ec per le strade al fine di incontrare i giovani dimostranti, n\u00e9 gest\u00ec i dettagli quotidiani all\u2019ordine del giorno nel partito. Dietro le quinte rimase concentrato sullo svolgimento del dramma e fu l\u2019artefice della decisione finale. Dimostr\u00f2 poca simpatia per i manifestanti, a suo parere beneficianti delle riforme e dell\u2019apertura che guidarono verso la creazione di stabilit\u00e0 politica e il sostenimento della crescita economica. Deng cerc\u00f2 di evitare in Cina ci\u00f2 che in quel momento stava accadendo nell\u2019Europa orientale, dove i leader politici cedettero alle richieste della popolazione e di conseguenza persero il controllo. Inizialmente, Deng evit\u00f2 lo spargimento di sangue che avrebbe richiamato una maggiore affluenza di manifestanti, ma fin dall\u2019inizio si rese conto che la fermezza fosse necessaria; solo dopo il funerale di Hu Yaobang venne coinvolto direttamente nella supervisione delle prese di posizione del Partito nei confronti delle dimostrazioni. Egli fu disposto a garantire che i funzionari avessero mano libera per fare qualunque passo ritenuto necessario per ripristinare l\u2019ordine. Prima del 4 giugno, nessun leader del partito, dirigente studentesco o altro, si dimostr\u00f2 in grado di fermare il climax ascendente di disordine. Gli sforzi dei leader del partito per ottenere il controllo erano frustrati da divisioni nella loro leadership, mentre, l\u2019insicurezza dei residenti urbani preoccupati dell\u2019inflazione e dell\u2019occupazione in calo, la massiccia portata delle dimostrazioni, l\u2019incapacit\u00e0 di dirigenti degli studenti di controllare il proprio movimento, la simpatia del pubblico cinese e del pubblico estero per i manifestanti e la mancanza di truppe cinesi dotati di esperienza sul controllo della folla, crescevano. A quel tempo, gli studenti non avrebbero potuto immaginare che i leader politici avrebbero deciso di ricorrere alla forza armata e che l\u2019Esercito Popolare di Liberazione avrebbe sparato sui cittadini disarmati per le strade di Pechino. Il leader cinesi da parte loro, intravidero nell\u2019attenzione straniera un sostegno che incoraggi\u00f2 a partecipare alla protesta. Fu impensabile credere che i cittadini cinesi potessero essere cos\u00ec arrabbiati con le sfere del potere e i pi\u00f9 presunsero che le proteste fossero controllate, da dietro le quinte, da mani nere nazionali e straniere. Storie e voci di tali mani nere circolarono ampiamente tra gli alti funzionari e furono utilizzati dai conservatori per spingere Deng a prendere un\u2019azione ancora pi\u00f9 forte. In questo contesto, si svolse la visita di Gorbachev a Pechino il 15-18 maggio, che segn\u00f2 una svolta storica per le relazioni sino-sovietiche e un trionfo personale per Deng Xiaoping. L\u2019allontanamento durato tredici anni delle pi\u00f9 grandi potenze comuniste del mondo stava volgendo al termine e le relazioni tra le due si stavano avviando verso la normalizzazione. All\u2019inizio degli anni Ottanta, Deng riassunse quelle che erano le condizioni necessarie per una normale relazione con l\u2019Urss: i sovietici avrebbero dovuto lasciare l\u2019Afghanistan, rimuovere le loro truppe dalla zona di confine con la Cina settentrionale e i vietnamiti avrebbero dovuto fare marcia indietro dalla Cambogia L\u2019atteggiamento precedente di Deng sull\u2019Unione Sovietica come afferm\u00f2 in seguito, fu eccessiva e quindi riadatt\u00f2 la sua politica estera in modo corretto. Gorbachev accett\u00f2 tutte le condizioni e si apprest\u00f2 a fare visita a Pechino, alle condizioni di Deng. L\u2019evento sarebbe stata una pietra miliare nella carriera di Xiaoping: un trionfo che necessitava di una celebrazione tale, da prepararsi ad accogliere la stampa di tutto il mondo. Deng pose le basi per un miglioramento delle relazioni con l\u2019URSS subito dopo l\u2019attacco al Vietnam nel 1979 e nel 1985 quando, a seguito della visita presso il leader rumeno Nikolai Ceausescu, trasmise ai sovietici il messaggio di voler normalizzare i loro rapporti79. I negoziati sino sovietici proseguirono fino al Febbraio 1989, quando le due parti concordarono per la formulazione di un comunicato congiunto che ponesse fine all\u2019occupazione vietnamita della Cambogia e, allo stesso tempo, annunciasse tempestivamente la visita di Gorbachev a Pechino per lanciare una nuova era di relazioni amichevoli tra le due nazioni. L&#8217;arrivo di Gorbachev si avvicin\u00f2 e gli occhi di tutto il mondo si sarebbero concentrati su Pechino: la manna di Mosca fu un avvenimento perfetto per gli studenti e per i loro leader sempre pi\u00f9 attenti ai media.80 La mattina del 13 maggio, due giorni prima dell\u2019arrivo del Presidente del Cremlino, i pi\u00f9 radicali, al fine di mantenere vivo il movimento in diminuzione e fiduciosi che non sarebbero stati arrestati, annunciarono una nuova aggiunta alla tradizione di protesta cinese, uno sciopero della fame da iniziare quel pomeriggio. Pi\u00f9 di mille studenti marciarono presso Piazza Tienanmen cogliendo completamente di sorpresa Partito e governo. A quel punto Deng dichiar\u00f2 che il movimento si fosse trascinato troppo a lungo e che bisognasse liberare la Piazza prima dell\u2019arrivo di Gorbachev; ma gli studenti rimasero a Tienanmen e quando la bandiera cinese fu sollevata, si alzarono in segno di rispetto intonando l\u2019inno nazionale. I messaggi ufficiali esortarono gli studenti a considerare l\u2019interesse nazionale della Cina e a porre fine allo sciopero delle universit\u00e0 e il governo non ebbe altra scelta che annullare la cerimonia di benvenuto nella Piazza e l\u2019incontro tra Deng e il leader sovietico, si svolse nella Grande Sala del Popolo. Questi stravolgimenti dei piani, lo sciopero della fame e l\u2019incapacit\u00e0 degli alti funzionari di mantenere l\u2019ordine, furono motivo di umiliazione per Xiaoping. D\u2019altro canto, la stampa mondiale riunita nella capitale cinese, rimase affascinata dal movimento studentesco; gli eventi drammatici della Piazza che presto sarebbero sopraggiunti, eclissarono completamente la figura di Gorbachev come centro dell\u2019attenzione dei media. Per i giornalisti di tutto il mondo fu impossibile non farsi prendere dall\u2019idealismo e dall\u2019entusiasmo, andando a rassicurare ancora di pi\u00f9 gli studenti sul fatto che, avendo gli occhi internazionali puntati addosso, fossero al riparo da una minaccia di un giro di vite del governo e che l\u2019ELP non avrebbe mai potuto attaccarli. Pi\u00f9 si sentirono sicuri, pi\u00f9 audaci e intransigenti alcuni di loro divennero, includendo persone di tutte le et\u00e0 e provenienti da ogni estrazione sociale, assumendo un controllo efficace di Piazza Tienanmen e dei suoi immediati dintorni. Utilizzando sofisticate apparecchiature di trasmissione collegate a altoparlanti in piazza, i leader dello sciopero provarono a contrastare le trasmissioni e la diffusione della propaganda governativa tra le folle millanti. I poster che arricchirono la Piazza &#8211; alcuni scritti in inglese per attirare l&#8217;attenzione dei media stranieri \u2013 ascrissero la richiesta delle dimissioni di Li Peng e di Deng Xiaoping. Ci furono la soppresione di tanti studenti e nel contempo molti furono arrestati. In seguito alla morte di Deng Xiaoping nel 1997, uno degli interrogativi pi\u00f9 frequenti era che fine avrebbe fatto la Repubblica Popolare Cinese e il socialismo cinese stesso. Nel XV Congresso nazionale del PCC del 1997 e la Nona Assemblea Nazionale Popolare (ANP). Verranno approvati nel Congresso nazionale un pacchetto di riforme non originali che sostanzialmente portano ad un ruolo minore ma effettivo dell\u2019intervento statale in economia, giustificando teoricamente il mantenimento del \u201ccarattere socialista\u201d del paese, invece per quanto riguarda riforme politiche per un pi\u00f9 efficace funzionamento del sistema dei congressi nulla \u00e8 stato fatto. Diversamente accade nell\u2019 ANP che porta un insieme di riforme in campo economico e sociale, tra queste la massiccia ristrutturazione del dell\u2019apparato burocratico. Nell\u2019 insieme, il futuro delineato riguardava principalmente la stabilit\u00e0, la quale funge da pre-requisito per lo sviluppo di ulteriori riforme: una stabilit\u00e0 integrata da interventi repressivi contro ogni minaccia sovversiva (come l\u2019evento di piazza Tienanmen) e basato sui \u201cQuattro principi cardinali\u201d di Deng: \u2022 Sostegno dello spirito comunista; \u2022 Sostenere il sistema politico della dittatura democratica del popolo; \u2022 Sostenere la leadership del Partito Comunista; \u2022 Sostenere il pensiero marxista-leninista e quello di Mao Zedong. Tuttavia, questo binomio di stabilit\u00e0-repressione verr\u00e0 messo in discussione al decennale della crisi di piazza Tienanmen, dove Bao Tong mette in luce la contraddizione del perseguimento da un lato di una strategia economica flessibile e dall\u2019altro una strategia politica rigida. Per questo nel 1999 verr\u00e0 avviata una campagna sullo studio delle \u201ctre enfasi\u201d (condotta corretta, studio e politica) seguita nel 2000 la campagna per lo studio delle \u201ctre rappresentativit\u00e0\u201d (cultura avanzata, forze produttive avanzate e interessi fondamentali del popolo). Entrambe queste campagne serviranno per presentare il PCC non solo come la mera guida delle aree pi\u00f9 innovative e dinamiche dell\u2019economia ma anche delle nuove \u00e9lite emergenti economiche e tecniche. I primi anni 2000 saranno caratterizzati inizialmente dalle trattative e poi della firma nel dicembre del 2001 a Doha nel Qatar, per l\u2019ingresso della Repubblica Popolare Cinese al WTO (World Trade Organization); poi tutta l\u2019attenzione dal 2002 e nel corso del 2003 sar\u00e0 data alla crisi della SARS che scuoter\u00e0 l\u2019apparato cinese evidenziandone le debolezze sia sul piano dell\u2019organizzazione sociosanitaria e sia sui ritardi nei processi di sviluppo sulla trasparenza nel campo dell\u2019informazione. Per questo al XVI Congresso nazionale del PCC e alla Decima dell\u2019Assemblea Nazionale Popolare verr\u00e0 messa una maggiore enfasi verso tutti quegli aspetti non meramente economici che, come dir\u00e0 il Presidente Jiang Zemin, saranno orientati alla costruzione di una \u201csociet\u00e0 del benessere\u201d, indispensabile per il raggiungimento dei fini del programma di riforme e per lo sviluppo. In generale, sar\u00e0 un invito per il futuro che avr\u00e0 come colonne portanti la stabilit\u00e0, l\u2019apertura al mondo esterno e la necessit\u00e0 di costruire una civilt\u00e0 sia materiale che spirituale basata sull\u2019intreccio tra legge e virt\u00f928. Le conclusioni del Congresso e quelle dell\u2019ANP hanno portato alla fine del processo di istituzionalizzazione, iniziate parzialmente con Deng Xiaoping e poi sviluppate e concluse da Jiang Zemin. Per quanto riguarda il ricambio generazionale politico, questo \u00e8 avvenuto tra il 2002 e il 2003, periodo che ha visto gran parte del gruppo dirigente, che aveva governato fino alla morte alla morte di Deng, lasciare i propri incarichi e l\u2019ultimazione di questo processo l\u2019abbiamo nel 2004, con Jiang Zemin che lascia l\u2019ultima carica in suo possesso, quella di Presidente della Commissione Militare; per lasciare il posto alla cosiddetta \u201cquarta generazione\u201d. La \u201cquarta generazione\u201d, caratterizzata dal binomio Hu Jintao (a capo del partito e dell\u2019apparato militare dal 2004) e Wen Jiabao (capo del governo), sar\u00e0 composta da persone nate tra il periodo 1941-56 che nella maggior parte dei casi in possesso di un\u2019educazione terziaria e di conseguenza a differenza della precedente generazione sar\u00e0 contraddistinta da una notevole competenza in materie economiche, di management, giuridiche e finanziarie. La nuova generazione superate la crisi emergenziale ha potuto finalmente iniziare a lavorare sull\u2019agenda politica ed in particolare sui temi di apertura verso l\u2019esterno, di consolidamento del ruolo del governo e quelli riguardanti le potenziali problematiche che potrebbero destabilizzare stabilit\u00e0 sociale. In quest\u2019ottica la quarta sessione plenaria del Comitato Centrale tenuta il settembre del 2004, ha come risultato una maggiore consapevolezza delle problematiche esistenti e di una pi\u00f9 chiara linea delle iniziative e riforme da seguire che verranno esemplificati nel documento\u201d Risoluzione del CC del PCC sul rafforzamento delle capacit\u00e0 di governo del partito\u201d. Il documento sottolinea alcune priorit\u00e0 da realizzare: \u2022 Migliorare metodi, meccanismi e sistemi per la direzione del partito e sulla costruzione economica; \u2022 Rendere la guida del partito compatibile \u201cattraverso la legge\u201d il sistema di governo del paese; \u2022 Fare in modo che il Marxismo continui a guidare il lavoro ideologico e teorico del paese per la costituzione di una \u201dcultura socialista avanzata\u201d; \u2022 Avere una politica estera indipendente e pacifica attraverso una maggiore integrazione nel tessuto internazionale; Su queste direttive il governo centrale cinese lavorer\u00e0 nei prossimi anni, in particolare sulla legislazione delle norme sulla nomina, selezione, controllo e rimozione dei dirigenti del partito e quelli di governo allo scopo di avere un governo pi\u00f9 snello e dinamico, e in chiave futura, per renderlo pi\u00f9 attrattivo il partito alle future classi di giovani talenti, inoltre saranno molteplici le riflessioni e dibattiti in ambito di governance che vedr\u00e0 la redazione nel 2005 di un libro bianco intitolato \u201cLa costruzione della democrazia politica in Cina\u201d30 che aveva come obbiettivo la costruzione della democrazia: \u2022 Conforme alle condizioni del paese, quindi una democrazia socialista basata sul popolo su guida del PCC; \u2022 basata sul sistema di dittatura popolale, la quale aveva il compito di vigilanza contro ogni potenziale minaccia antidemocratica; \u2022 collegata al centralismo, in cui le decisioni della maggioranza devono essere rispettate dalla minoranza; Continuando con l\u2019evoluzione storica del paese di particolare importanza sar\u00e0 il XVII Congresso Nazionale Popolare che sar\u00e0 una tappa fondamentale per formazione di una nuova leva di dirigenti che prender\u00e0 il suo posto nel 2012 (XVII ANP del PCC) e in pi\u00f9 sar\u00e0 tracciato il percorso che il PCC dovr\u00e0 definire per gli anni tra il primo e il secondo decennio del XXI secolo. Quando fu eletto Segretario nel Novembre del 2012, trovandosi all\u2019et\u00e0 di 59 anni all\u2019apice del partito comunista, Xi Jinping era una personalit\u00e0 politica in larga misura sconosciuta. Se dei restanti membri del neoeletto Politburo se ne conoscevano almeno le tendenze conservatrici, le esperienze passate e il generale pensiero politico, Xi, che in soli quattro mesi sarebbe divenuto anche Presidente e Capo Militare, rimaneva in tutto e per tutto un\u2019incognita . Tuttavia, il principe rosso non lasci\u00f2 n\u00e9 la Cina n\u00e9 il resto del mondo a lungo in attesa e dai suoi primi discorsi con la stampa estern\u00f2 la nuova direzione che intendeva dare alla Cina e i contenuti della sua ambiziosa \u201cvia Cinese\u201d. Fu nel Novembre del 2012 che il Segretario, rivolgendosi alle testate internazionali, accenn\u00f2 alle sue aspirazioni per un \u201crisorgimento cinese\u201d, riesumando le antiche memorie imperiali della Cina che prima di quel momento erano state mandate nel dimenticatoio dai precedenti leader. In seguito, ha spesso parlato di prosperit\u00e0 e progresso avvalendosi delle massime di Confucio, confermando cos\u00ec l\u2019esistenza di un ponte tra l\u2019inedita direzione che ha dato alla Cina e il passato storico di quest\u2019ultima. Tuttavia, \u00e8 anche questo sguardo all\u2019indietro a costituire uno degli elementi di maggiore novit\u00e0 della proposta di Xi e che ha reso chiaro, alla Cina e al Mondo, che i suoi anni di mandato non sarebbero trascorsi nell\u2019anonimato storico. Sempre in occasione di uno dei suoi primi discorsi il leader cinese ha poi parlato di \u201csogno\u201d (meng \u5922); vocabolo mai utilizzato da nessuna autorit\u00e0 del partito n\u00e9 con significato simbolico n\u00e9 tantomeno politico. Xi ha usato il termine in riferimento al suo obiettivo di \u201crisveglio nazionale\u201d: un ideale neo-nazionalista di sviluppo e prosperit\u00e0 che ha assunto il titolo divulgativo di Chinese dream47. Nella delineazione del \u201csogno cinese\u201d Xi Jinping ha combinato gli ideali confuciani cinesi con lo spirito utilitaristico-acquisitivo del capitalismo moderno. Si tratta essenzialmente di un\u2019operazione di cucitura tra la cultura folcloristica sinica e il \u201csocialismo con caratteristiche cinesi\u201d di Deng, in una nuova ideologia neo-nazionalista . In questo ricamo ideologico e politico che \u00e8 il pensiero di Xi sono intessuti anche gli insegnamenti di Marx e Lenin e soprattutto la rivisitazione che ne ha dato Mao. Infatti, l\u2019appello al \u201csogno cinese\u201d non \u00e8 altro che l\u2019ultima tappa di quella lotta ininterrotta che il Pcc sotto Mao ha intrapreso contro le \u201ccontraddizioni\u201d. Nel saggio Sulla Contraddizione Mao espone chiaramente quella che egli considerava la legge fondamentale della dialettica materialistica, ossia l\u2019idea che il mondo reale fosse strutturato in coppie i cui elementi reagissero l\u2019uno all\u2019altro associandosi e opponendosi. \u00c8 un continuo passaggio dalla dualit\u00e0, all\u2019unit\u00e0, per tornare ad una nuova dualit\u00e0 e infine ad un\u2019unit\u00e0 superiore: un\u2019evoluzione continua e dinamica . Ogni tappa di ogni processo di sviluppo \u00e8 segnata dal superamento di una contraddizione e, ad esempio, lo stesso Pcc sorge \u2013 in un\u2019interpretazione materialistica della storia \u2013 dalla dialettica proletariato-borghesia. Il nuovo dualismo che Xi Jinping si impegna a risolvere \u00e8 quello tra sviluppo e benessere. Ne \u00e8 la riprova il fatto che per la prima volta dall\u2019istituzione della RPC, al popolo cinese non \u00e8 pi\u00f9 chiesto di scarificarsi per la Cina ma di \u201csognare\u201d insieme al Paese. Dopo un trentennio di crescita sbalorditiva, il nuovo obiettivo strategico \u00e8 assicurare uno sviluppo che non sia squilibrato e inadeguato ma socialmente sostenibile. Questo punto \u00e8 stato riaffermato nel 2017 al XIX Congresso Nazionale del PCC: \u00abIl problema principale \u00e8 che il nostro sviluppo \u00e8 squilibrato e inadeguato. Questo \u00e8 diventato il pi\u00f9 grave fattore limitante nel soddisfare i crescenti bisogni del popolo per una vita migliore\u00bb52. La nuova Era per la Cina \u00e8 un\u2019era di sviluppo qualitativo pi\u00f9 che quantitativo, un\u2019era di sviluppo armonico, rispettoso dell\u2019uomo ed ecocompatibile . Trascendendo dalle sole implicazioni nazionali, in uno sguardo pi\u00f9 ampio il \u201csogno cinese\u201d va inteso innanzitutto come contrapposto a quello americano, al sistema occidentale e ai suoi valori, in un tentativo di individuare la tipicit\u00e0 del modello cinese soprattutto dal punto di vista della sua cultura e civilt\u00e0. Proprio per trasformare il \u201cmodello cinese\u201d in un prodotto confezionato ed esportabile, comprensibile e identificabile, Xi ritorna al rigore ideologico dei primi anni del partito e riprende la secolare tradizione cinese. Diversamente da Deng, che aveva posto lo sviluppo economico al centro dell\u2019azione politica, Xi Jinping ripropone gli imperativi e gli assiomi comunisti sostenendo che la preservazione dell\u2019autenticit\u00e0 del socialismo \u00e8 altrettanto importante quanto la costruzione economica . Diversamente da Mao, che aveva sconsacrato i precetti confuciani e destoricizzato il paese, Xi ripropone quelle stesse massime nei suoi discorsi politici, parla della costruzione di una \u201csociet\u00e0 armoniosa\u201d, e usa la tradizione come nuovo collante nazionalistico. Dare un\u2019immagine chiara e definita della Cina \u00e8 una priorit\u00e0 non solo nazionale ma propedeutica alla presentazione del Paese nel palcoscenico internazionale. Qui s\u2019inserisce la seconda formulazione di Xi Jinping, il cui impatto \u00e8 questa volta globale: il \u201cgrande rinnovamento della nazione cinese\u201d, ossia il ritorno alla concretezza delle grandi potenze globali, per fare della Cina il leader di un mondo nuovo visto come una \u201ccomunit\u00e0 dal comune destino\u201d che punti alla pace e alla prosperit\u00e0. Una grande ambizione che \u00e8 legata a doppio filo con l\u2019appena menzionata retorica del \u201csogno cinese\u201d: l\u2019ideologia con tratti nazionalistici che \u00e8 carburante e forza motrice della via proposta da Xi. L\u2019attuale Segretario ha l\u2019aspirazione di proiettare la Cina in una nuova epoca dove detenga la posizione internazionale che le spetterebbe di diritto coerentemente al suo glorioso trascorso imperiale . I toni forti e intrisi di rimandi patriottici hanno portato alcuni autori a definire le aspirazioni di Xi neocolonialiste. Si \u00e8 insistito sulla somiglianza tra il nazionalismo fomentato da Xi e il trend generale di chiusura che si \u00e8 diffuso negli ultimi, e che lo stesso leader cinese dice di voler contrastare. Ma soprattutto le aspirazioni di rinascita e grandezza nazionale \u2013 dalle derive quasi paniche \u2013 hanno lasciato contradetta parte dell\u2019opinione internazionale, incapace di giustificare i forti parallelismi con quelle stesse pratiche imperialiste ed egemoniche occidentali a cui il Partito dice di opporsi. L\u2019ideologia promossa da Xi \u00e8 volta alla produzione di un tessuto ideologico nazionalistico che favorisca la promozione dell\u2019unit\u00e0 territoriale (minacciata dall\u2019indipendentismo taiwanese), la limitazione dell\u2019influenza Occidentale, e l\u2019instillazione dell\u2019orgoglio nazionale nel popolo cinese. Eppure, il caso cinese rimane molto distante da quei nazionalismi che degenerano nei deliri sovranisti cui assistiamo globalmente. \u00c8 lontano e antitetico a quel campanilismo di cui la Brexit ci ha dato un esempio, e allo sciovinismo autarchico incarnatosi perfettamente nell\u2019ascesa presidenziale di Trump. Tale diversit\u00e0 risiede nel fatto che la visione di Xi non \u00e8 isolazionista n\u00e9 protezionistica. Al contrario, la Cina di Xi ha avviato una politica di apertura inedita fino ad ora, enunciando il proprio impegno a promuovere il commercio internazionale e a collaborare con le altre nazioni per accrescere l\u2019economia mondiale e incrementare la prosperit\u00e0 diffusa. Sotto il nuovo Presidente il Paese si sta impegnando attivamente negli affari mondiali, principalmente nel quadro delle Nazioni Unite . A tal proposito \u00e8 significativa la dichiarazione di Xi Jinping in occasione del G20. Questo si inserisce nella nuova politica internazionale di Xi che insieme ai \u201cquattro principi comprensivi\u201d dovrebbe guidare l\u2019azione del Pcc per i prossimi trent\u2019anni. Vi \u00e8 un nuovo metodo di intendere le relazioni internazionali che da la massima rilevanza alla sicurezza e allo sviluppo comune tramite la cooperazione e il mutuo vantaggio. Il progetto della Nuova Via della Seta sintetizza perfettamente questo spirito mutualistico che si staglia dietro il ritrovato attivismo internazionale cinese. Questa stessa assertivit\u00e0 internazionale \u00e8 ci\u00f2 che espone la Cina ad essere categorizzata facilmente come una grande potenza revisionistica che mira semplicemente a sostituire gli Stati Uniti. Tuttavia, ci sono alcune importanti considerazioni da fare. La prima \u00e8 che nei punti e nelle linee strategiche del Partito vengono negate puntualmente le tendenze espansionistiche e si parla della persecuzione di ogni obiettivo in un quadro di \u201csviluppo pacifico\u201d. Ovviamente, sarebbe anche altamente improbabile che un paese dichiarasse nei propri documenti ufficiali l\u2019opposto. Il secondo punto riguarda l\u2019influenza esercitata dal confucianesimo e il ritrovato spazio che Xi ha deciso di concedergli. Sin dai tempi pi\u00f9 antichi fino alla dinastia dei Qing, il confucianesimo era fonte di ordine sociale e strumento di sicurezza nazionale, indispensabile per gestire un impero multietnico, multinazionale e vastissimo quale quello celeste. La Dinastia Qing decise di \u00abconservare l\u2019unit\u00e0 nella diversit\u00e0\u00bb, ed allo stesso modo il Partito comunista di Xi ha scelto di utilizzare Confucio non solo come fonte di orgoglio nazionale ma come modello per un impianto delle relazioni internazionali che precluderebbe le derive egemonico-conflittuali occidentali. Confucio condannava l\u2019uso della forza per la risoluzione dei conflitti e promuoveva invece l\u2019armonia come arma per risolvere le differenze. Nella societ\u00e0 internazionale, che dalla pace di Vestfalia \u00e8 abituata a dover fare i conti con un sistema strutturalmente anarchico, la proposta cinese \u00e8 rivoluzionaria. Non si pu\u00f2 pensare infatti che le decisioni di Xi Jinping non avranno conseguenze profonde sull\u2019intera comunit\u00e0 internazionale. Come scrive A. Catone, \u00abla nuova Era, non riguarda solo la Cina ma il mondo intero\u00bb . La Testa del Pcc suggerisce una risposta alla crisi della globalizzazione imperialista che \u2013 agli occhi di molti \u2013 invece di muoversi verso una maggiore interconnessione e collaborazione sta regredendo nel sovranismo e nel protezionismo. Quella di Xi \u00e8 una proposta politica, economica e culturale di universalismo, cooperazione e riconoscimento della diversit\u00e0, che si muove sul piano nazionale, regionale e globale per assecondare in maniera organica la trasformazione dell\u2019ordine internazionale. La Nuova Era di Xi chiaramente comincia in Cina e la sua declinazione a livello internazionale \u00e8 sia la naturale estensione di un progetto innanzitutto nazionale che la risposta a quel patriottismo imperiale che rivuole il Paese al centro delle dinamiche globali. Dunque, \u00e8 fondamentale iniziare dalla dimensione locale in parte perch\u00e9 la proposta di Xi alla societ\u00e0 globale \u00e8 modellata sugli obiettivi nazionali e poich\u00e9 la strategia interna ed esterna del partito sono ad oggi interconnesse. La visione strategica di Xi Jinping prospetta per la Cina: il raggiungimento di uno sviluppo sufficiente ad assicurare un livello di benessere diffuso, l\u2019implementazione di un moderno sistema socialista e la definitiva trasformazione della Cina in \u00abun paese socialista moderno basato su armonia, bellezza e civilt\u00e0 democratica\u00bb. Obiettivi da raggiungere rispettivamente entro il 2020, il 2035 e il 2049, anniversario della nascita della Repubblica Popolare Cinese. Nella pratica, questo si \u00e8 tradotto \u2013 oltre che in politiche di pi\u00f9 ampio respiro per le aziende private e di maggiore apertura verso l\u2019esterno \u2013 nella costruzione di un\u2019ideologia nazionalistica di sostegno e soprattutto nel rafforzamento della struttura partitica. Per evitare che il partito non costituisca pi\u00f9 un potenziale fattore frenante della visione del leader, come successe per Mao Tse-Tung, ma ne sia anzi il braccio operativo, tra i 14 punti elencati al 19\u00b0 Congresso Nazionale che stanno alla base del pensiero di Xi ben 10 sono riservati al perfezionamento dell\u2019apparato partitico e delle sue capacit\u00e0 di governance. Un sistema politico-partitico efficiente rientra anche nell\u2019immagine rinnovata che il segretario vuole dare della Repubblica Popolare Cinese agli albori della \u201cNuova Era\u201d. La vera sfida di Xi Jinping non \u00e8 la semplice individuazione del quadro socio-istituzionale pi\u00f9 adatto a rispondere ai problemi di oggi, ma farlo esibendo una \u201csaggezza cinese\u201d (Zhongguo zhihui, \u4e2d\u56fd\u667a\u6167) da proporre agli altri Stati come nuovo strumento per affrontare le loro esigenze di governo e sviluppo. Dietro alla costruzione di una macchina di partito efficace, alla lotta contro la corruzione e al riformismo in ogni campo, risiedono le necessit\u00e0 di ottenere quei successi che possano dimostrare l\u2019efficienza della via cinese e di costruire un modello che sia riconosciuto come legittimo, credibile e attraente. Difatti, Xi ha rivitalizzato e rafforzato le funzioni del Pcc, avviato un\u2019aggressiva campagna contro la corruzione, e si \u00e8 adoperato per una maggiore istituzionalizzazione al fine di massimizzare la ricettivit\u00e0 degli organi consultivi leninisti. Operazioni che hanno un duplice obiettivo: fattuale, per l\u2019effettivo miglioramento delle pratiche di governo, e pubblicitario, per dimostrare l\u2019efficacia della \u201cvia cinese\u201d. Perci\u00f2, le sfide della Cina, che in larga parte sono le odierne sfide globali, fungeranno in una certa misura da palcoscenico di prova per verificare la realizzabilit\u00e0 della proposta cinese. La Cina sotto l\u2019impulso del nuovo Presidente Xi Jinping ha cominciato a volgere lo sguardo verso il panorama internazionale con un approccio inedito. In un momento in cui la comunit\u00e0 mondiale brancola nell\u2019incertezza, la leadership americana rischia di assottigliarsi \u2013 erosa dalla svolta sovranista di Trump \u2013 e le tendenze protezioniste prosperano tra il moltiplicarsi dei populismi, il Presidente Xi si presenta con una proposta dal carattere globale di cooperazione e sviluppo. Contro un modello di societ\u00e0 internazionale \u2013 a suo avviso \u2013 fin troppo incapsulato nel monismo valoriale occidentale e nell\u2019integrazionismo forzato dei dettami liberaldemocratici, il \u201csogno cinese\u201d di Xi offre un\u2019alternativa fondata sulla libera coesistenza, la diversit\u00e0 e la costruzione di una societ\u00e0 armoniosa. \u00c8 un progetto di ripensamento della globalizzazione per risolvere definitivamente l\u2019incompatibilit\u00e0 tra progresso e benessere diffuso, per rendere lo sviluppo sostenibile e, soprattutto, fattivamente raggiungibile da tutti i Paesi. \u00c8 un progetto di cooperazione intensa e di soluzioni globali a problemi globali, quale \u2013 ad esempio \u2013 la Nuova Via della Seta che unisce pi\u00f9 di cento Paesi, altrettante organizzazioni internazionali e multinazionali. Tuttavia, i timori riguardanti l\u2019internazionalismo assertivo della Cina non sono assenti. Le dichiarazioni di Xi sono imbevute di una retorica nazionalista ed egli non nasconde che intende riportare la Cina ai fasti di un tempo, nella posizione centrale che occupava nel periodo imperiale. Dunque, la reale direzione che il leader cinese intende perseguire rimane opaca ma pu\u00f2 essere in parte schiarita analizzandone la sorgente teorica. La spinta alla cooperazione di Xi perde infatti la caratterizzazione imperialistica che alcuni autori hanno voluto imprimergli, se letta alla luce della cultura confuciana che Xi ha rivitalizzato. La filosofia di Confucio \u00e8 un\u2019etica sociopolitica che scansa l\u2019uso della forza ma soprattutto che si fonda sulla coesistenza come principio cardine che precede l\u2019esistenza stessa. In quest\u2019ottica, la risposta pi\u00f9 sensata da parte della comunit\u00e0 internazionale alle iniziative della Cina sarebbe l\u2019apertura e il mutuo supporto. La Cina non \u00e8, infatti, interessata a un internazionalismo coercitivo che sfoci nell\u2019integrazione di istituzioni e valori. La matrice culturale (i precetti confuciani) \u00e8 solo un\u2019ulteriore conferma di un attitudine, volta pi\u00f9 alla pacifica coesistenza che all\u2019integrazione forzata, che la Cina ha gi\u00e0 manifestato nella gestione delle dinamiche di regionalizzazione, nell\u2019Asia Centrale e soprattutto nel Sudest Asiatico. La rinnovata importanza che Xi ha dato ai concetti di \u201csociet\u00e0 armoniosa\u201d, \u201ccomunit\u00e0 dal comune destino\u201d e \u201cpolitica mondiale\u201d (invece che \u201cinternazionale\u201d) sottolineano un nuovo approccio alla gestione delle dinamiche globali e dei rapporti interstatali, che non mira all\u2019imposizione di un apparato sovrannazionale che depauperi gli Stati delle loro prerogative. Al contrario, Xi Jinping vuole una societ\u00e0 internazionale unita dalla comunanza di interessi e dal rispetto reciproco, ma consapevole dell\u2019ecosistema d\u2019interdipendenza in cui \u00e8 inserita, e pronta a gestirlo. A riprova di questo \u00e8 il tentativo cinese, da vent\u2019anni a questa parte, di rinforzare l\u2019istituzione delle Nazioni Unite per preservare le autorit\u00e0 nazionali dalla radioattivit\u00e0 di globalizzazioni multiple. Certamente, pari rilievo deve esser dato alla ripresa del rigorismo marxista. Il pericolo che il fanatismo comunista xijinpinghiano incarna non riguarda tanto la rischiosa incompatibilit\u00e0 tra i sistemi capitalistici ed uno comunista, dato che \u2013 di fatto \u2013 il socialismo a caratteristiche cinesi di realmente marxista ha ben poco. Soprattutto \u00e8 il rafforzamento del legame politica-ideologia a costituire una potenziale minaccia. Xi Jinping sta utilizzando il marxismo \u2013 e la retorica confuciana legata al concetto di tanxia \u2013 come cemento sociale nella costruzione di un\u2019ideologia neo-nazionalista che sia di supporto alla mobilitazione civile e al forte senso di collettivit\u00e0 necessari per gli ambiziosi progetti del Partito. Perci\u00f2, nonostante Xi prema sul rispetto della diversit\u00e0 e sulla coesistenza pacifica in ambito internazionale, non si pu\u00f2 sottovalutare il forte potenziale radicalizzante esercitato dalle ideologie, che rischia di inficiare pesantemente la fattibilit\u00e0 di una collaborazione pacifica, basata sui mutui interessi e scevra di scontri valoriali. Le ideologie hanno la scomoda reputazione di estremizzazione il conflitto e cristallizzare il dialogo politico rendendo impossibile compromesso e mediazione. Aspetti che si scontrano con l\u2019ipotesi di un piano di cooperazione e collaborazione internazionale, che presuppone l\u2019incontro e il dialogo fra pi\u00f9 progettualit\u00e0 diverse. Alla luce di queste considerazioni emerge che, indubbiamente, la risposta alle pressioni della Cina non pu\u00f2 ridursi a un cieco incoraggiamento delle sue iniziative e, viceversa, neanche a un rifiuto aprioristico. La cooperazione con la Cina, nei termini posti dalla Cina (mutualismo e rispetto), costituisce un\u2019immensa opportunit\u00e0 prima che una minaccia. Nondimeno \u00e8 necessario che sia affiancata da un attento lavoro diplomatico e che sia un processo amministrato con prudenza, in cui i Paesi occidentali siano in grado \u2013 facendo blocco comune \u2013 di preservare le proprie istanze e valori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Scrivendo questo editoriale mi sono posto delle domande: Che differenza c\u2019\u00e8 tra la Cina di Ieri e quella di Oggi? E se la strategia economia e tecnologica della Cina abbia vinto? Infine se in questo momento storico la Cina nel suo silenzio faccia pi\u00f9 paura di prima? 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