{"id":1000033643,"date":"2026-07-24T09:26:12","date_gmt":"2026-07-24T12:26:12","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033643"},"modified":"2026-07-24T09:26:13","modified_gmt":"2026-07-24T12:26:13","slug":"microplastiche-un-integratore-potrebbe-rimuoverle-dal-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033643","title":{"rendered":"Microplastiche: un integratore potrebbe rimuoverle dal corpo?"},"content":{"rendered":"\n<p>Un integratore ricavato dalle pareti cellulari di batteri morti si lega alle microplastiche e alle nanoplastiche in condizioni che richiamano quelle dell&#8217;interno del corpo umano, e sembra prevenire il loro ingresso nelle cellule. Il prodotto, descritto in un articolo in prepubblicazione sul server bioRxiv, viene presentato come un modo per limitare i rischi degli effetti &#8211; probabili, complessi e non ancora del tutto chiari &#8211; dell&#8217;inquinamento da plastica sulla salute umana. Ma, data la diffusione delle microplastiche dentro e attorno a noi, potrebbe rivelarsi solo un palliativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una calamita per le microplastiche<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;integratore, chiamato Qi601, \u00e8 un postbiotico, cio\u00e8 un prodotto di derivazione batterica, ricavato dalle pareti cellulari del Limosilactobacillus fermentum, un microrganismo che si trova in materiale vegetale o animale in fermentazione (anche nel lievito madre!). I ricercatori della Quorum Innovations, l&#8217;azienda biofarmaceutica che ha sviluppato questa sostanza, hanno inattivato il batterio con il calore, raccolto il suo involucro ruvido e l&#8217;hanno incubato insieme a delle microplastiche, particelle di plastica con un diametro inferiore a 5 millimetri. La plastica \u00e8 rimasta legata alle pareti rugose del batterio morto. In un secondo esperimento, per meglio simulare le condizioni tipiche del corpo umano e in particolare dell&#8217;interno dell&#8217;intestino, i ricercatori hanno inserito nanoplastiche (particelle di plastica di diametro inferiore a 0,001 millimetri) di polistirene, la plastica usata per i barattoli dello yogurt, insieme all&#8217;integratore in fluidi che somigliavano a quelli presenti in diverse parti del sistema digerente. In queste condizioni, che simulavano un processo digestivo in vitro, fino al 92% delle nanoplastiche si \u00e8 spontanemente attaccato al postbiotico. Infine, gli scienziati hanno esposto strati di cellule di epitelio intestinale umano a nanoplastiche, in presenza dell&#8217;integratore o meno: quando c&#8217;era anche il Qi601, la quantit\u00e0 di nanoplastiche visibile all&#8217;interno delle cellule o su di esse \u00e8 parsa molto minore, come se la sostanza avesse raccolto le particelle prima che potessero entrare nell&#8217;epitelio. Oltre alla protezione, \u00e8 andato bene anche il recupero: in un altro test, l&#8217;integratore ha ridotto il numero di nanoplastiche gi\u00e0 presenti in cellule epiteliali dell&#8217;intestino del 43%.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;esperimento del chewing gum<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, l&#8217;integratore in polvere \u00e8 stato rilasciato nella bocca di volontari umani intenti a masticare una gomma, che rilascia numerose microplastiche nella saliva. I volontari sono andati avanti a masticare finch\u00e9 \u00e8 stato possibile raccogliere 10 millilitri di saliva. Quando hanno ricevuto anche il postbiotico, le microplastiche nel campione sono state molto inferiori: 185 contro le 2152 presenti nella saliva dei volontari che non lo avevano ingerito.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 non \u00e8 la svolta che aspettavamo<\/p>\n\n\n\n<p>Lo studio non ha per\u00f2 dimostrato che Qi601 riesca a catturare la plastica anche nelle ben pi\u00f9 complesse condizioni dell&#8217;interno del corpo umano, in presenza di cibo e processi immunitari; inoltre, un conto \u00e8 funzionare su un singolo strato di cellule in provetta, un altro \u00e8 riuscirci nella complessa architettura dell&#8217;apparato digerente. Non sappiamo se il prodotto si leghi alle nanoplastiche all&#8217;interno dell&#8217;organismo umano, n\u00e9 se poi serva ad espellerle attraverso le feci. Inoltre, ogni essere umano inala una quota consistente di micro e nanoplastiche, e contro questa diversa via di esposizione, prodotti come questo candidato integratore possono fare ben poco. Meglio sarebbe ridurre le fonti di microplastiche all&#8217;origine.<\/p>\n\n\n\n<p>Elisabetta Intini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un integratore ricavato dalle pareti cellulari di batteri morti si lega alle microplastiche e alle nanoplastiche in condizioni che richiamano quelle dell&#8217;interno del corpo umano, e sembra prevenire il loro ingresso nelle cellule. 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