{"id":1000033634,"date":"2026-07-21T21:46:54","date_gmt":"2026-07-22T00:46:54","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033634"},"modified":"2026-07-21T21:46:56","modified_gmt":"2026-07-22T00:46:56","slug":"dove-stiamo-andando-una-mia-analisi-tra-urss-e-la-nuova-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033634","title":{"rendered":"Dove Stiamo Andando : Una\u00a0 mia Analisi tra URSS e la nuova Russia"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Scrivendo questo editoriale mi sono come sempre posto delle domande : Era meglio quando era Urss e c\u2019era il Muro di Berlino? Oggi perch\u00e9 la Russia si sente minacciata da chi, che ruolo a l\u2019Nato in questo momento? I venti rivoluzionari lambiscono l\u2019impero zarista gi\u00e0 dal XIX secolo, in seguito alla trionfante entrata dello zar Alessandro I a Parigi e la sfilata dell\u2019esercito sotto l\u2019Arco di Trionfo, evento simbolico che sancisce la vittoria russa della Guerra patriottica ai danni della Francia napoleonica. Il confronto con usi e costumi, ideologie, modi di vivere e sistemi diversi, ma soprattutto con gli ideali della Rivoluzione francese risulta determinante nello sviluppo dei primi moti rivoluzionari, che raggiungono la massima intensit\u00e0 agli inizi del XX secolo, con l\u2019entrata della Russia nel primo conflitto mondiale, al fianco della Triplice Intesa, accolta negativamente dagli strati sociali pi\u00f9 bassi, che gi\u00e0 da diversi anni versano nella pi\u00f9 assoluta povert\u00e0 e precariet\u00e0. Nell\u2019estate del 1914, i bolscevichi rappresentano lo schieramento politico che si oppone maggiormente alla guerra. Il malumore generale s\u2019intensifica con il susseguirsi delle disfatte militari subite al fronte e con il continuo peggioramento delle condizioni di vita, in particolare di operai e contadini. La dinastia imperiale dei Romanov mai \u00e8 apparsa cos\u00ec debole e per molti \u00e8 anche tramontata l\u2019ipotesi di un passaggio dall\u2019autocrazia imperiale a una monarchia costituzionale (ci\u00f2 che avrebbe dovuto verificarsi in seguito alla Prima rivoluzione russa del 1905, ma che di fatto accadde soltanto parzialmente); infatti sono ormai diversi coloro che auspicano una destituzione dello zar, che si concretizza con la Rivoluzione di febbraio (la seconda) del 1917, conclusasi con l\u2019abbattimento della monarchia e la successiva abdicazione dello zar Nicola II. Viene creato dunque un governo provvisorio presieduto da un liberale senza partito e composto da progressisti, cadetti , ottobristi e un socialista, ovvero, Aleksandr Kerenskij. Al governo viene affiancato il Soviet dei deputati operai, espressione dell\u2019esecutivo, composto a sua volta da socialisti e militari. Un dualismo di potere, che si \u00e8 soliti a identificare con il termine russo \u201cdvoevlastie\u201d, di accezione non estremamente positiva, dato che tale sistema complica ogni forma di collaborazione, genera contrasti e contrappone concezioni diverse su numerosi aspetti, tra cui quello bellico. Oltre che per l\u2019abdicazione dello zar, marzo 1917 viene ricordato per il ritorno in patria del leader bolscevico Vladimir Il\u2019i\u010d Lenin, esiliato a Zurigo, e il cui ritorno sembra essere stato favorito dal governo tedesco, per minare ulteriormente il gi\u00e0 instabile fronte interno russo. In aprile Lenin pubblica le Tesi di aprile, in cui annuncia le sue posizioni, orientate alla netta rottura con il governo provvisorio, all\u2019assunzione del potere da parte dei Soviet e soprattutto al superamento della fase borghese della rivoluzione per procedere cos\u00ec all\u2019instaurazione della dittatura del proletariato. Quanto esposto nelle Tesi per\u00f2 si distacca notevolmente dall\u2019ortodossia marxista, tanto che lo stesso Lenin \u00e8 intimato a ritrattare alcune posizioni, che al principio sono state accolte con un certo scetticismo persino da alcuni bolscevichi, mentre hanno riscosso un discreto successo tra i soldati e gli operai che concordano con l\u2019immediata uscita della Russia dalla guerra.A luglio il governo provvisorio cade con lo scoppiare di alcune insurrezioni, animate in parte dagli stessi bolscevichi, che diventano oggetto della repressione condotta dal secondo governo provvisorio, presieduto da Aleksandr Kerenskij, che nel frattempo ha assunto un atteggiamento autoritario, tentando, in aggiunta, di instaurare una sorta di culto della propria personalit\u00e0. Il governo, dopo aver sventato il tentativo di colpo di stato del generale Kornilov, sopravvaluta eccessivamente le proprie forze, sottovalutando quelle dei bolscevichi, che seppur in minoranza, stanno crescendo. Giunti ad ottobre la Rivoluzione \u00e8 ormai alle porte, manca soltanto l\u2019ordine di Lenin, impartito la notte del 24, alla vigilia del Congresso panrusso dei Soviet: la sera seguente Pietrogrado \u00e8 gi\u00e0 completamente in mano ai rivoluzionari, compreso il Palazzo d\u2019Inverno, sede del governo provvisorio e luogo in cui si sono asserragliati i ministri, tutti successivamente arrestati. Il giorno successivo sorge un nuovo Stato, un nuovo governo, il Sovnarkom, con a capo Lenin, che comunica l\u2019immediata uscita dalla guerra e che d\u00e0 il via alla confisca delle terre di propriet\u00e0 dello Stato e della Chiesa. Tutto questo si verifica in un momento in cui i bolscevichi, rispetto ad altre forze partitiche, possiedono ancora un minor sostegno e ci\u00f2 lo si evince chiaramente dalle elezioni per l\u2019Assemblea costituente, dove si piazzano alle spalle dei socialisti rivoluzionari, i quali invece ottengono la maggioranza relativa. Il risultato \u00e8 comunque ininfluente in quanto, all\u2019indomani della prima seduta, i bolscevichi sciolgono la nuova Costituente, proclamando la legge marziale e militarizzando la citt\u00e0 di Pietrogrado.Il 3 marzo 1918 si aprono gli umilianti accordi di Pace di Brest-Litovsk con la Germania, in cui la Russia perde circa un quarto dei propri territori europei, tra cui la Transcaucasia, e l\u2019Ucraina, probabilmente le perdite pi\u00f9 dolorose. Nel mentre il governo bolscevico ha creato una propria polizia politica segreta, la \u010ceka (dicembre 1917), mezzo necessario per il ricorso al terrore, impiegato sistematicamente e consapevolmente come strumento politico. Inoltre, viene instaurato un forte controllo sui trasporti e sull\u2019importazione di beni alimentari, viene soppresso il libero mercato, vietando il commercio al dettaglio e gestendo a livello statale la distribuzione dei beni. Il lavoro \u00e8 rigidamente disciplinato e si fa sempre pi\u00f9 forte il controllo statale sulla grande industria, sino a giungere alla sua nazionalizzazione nel giugno del 1918. La Russia sta vivendo un periodo estremamente delicato, infatti, non appena termina una guerra logorante, come lo \u00e8 stata la Prima guerra mondiale, si ritrova catapultata in un altro conflitto, per\u00f2 di carattere civile, la Guerra civile, tanto incoraggiata e voluta dallo stesso Lenin, come ultima tappa della Rivoluzione. Le criticit\u00e0 del momento rappresentano l\u2019occasione perfetta per introdurre l\u2019arruolamento obbligatorio, creare le prime unit\u00e0 della futura Armata Rossa e per reintrodurre la pena di morte. La Guerra civile russa, oltre che come ultimo stadio della lotta di classe, pu\u00f2 essere anche interpretata come un conflitto tra il centro e le periferie sfuggite al suo controllo, come suggerisce Giovanna Cigliano in La Russia contemporanea . Effettivamente il conflitto civile si conclude con l\u2019annessione russa di Ucraina e Transcaucasia. La Russia di inizio anni Venti \u00e8 un paese devastato dalle continue guerre e che sta vivendo un processo di de-urbanizzazione e de-industrializzazione tale da vanificare i passi compiuti verso la modernit\u00e0 tra la fine dell\u2019Ottocento e il primo Novecento. A peggiorare ulteriormente la situazione, nel 1921 divampa una forte carestia, dovuta a un cattivo raccolto provocato dalla siccit\u00e0, che nel giro di due anni causer\u00e0 circa 5 milioni di vittime. Si percepisce chiaramente l\u2019urgenza di riformare il sistema e durante il X Congresso del Partito Comunista Lenin lancia la NEP (Nuova Politica Economica \u2013 NovajaEkonomi\u010deskajaPolitika). La nuova politica prevede il ripristino di alcune forme di economia di mercato, il che provoca un momentaneo stato di caos, seguito da una forte inflazione. Tuttavia, dal 1923 l\u2019economia registra segnali di ripresa e nel 1924 lavaluta si stabilizza. La NEP si pone come obiettivo la riacquisizione del controllo del centro sulle regioni periferiche attraverso la conquista del consenso che, secondo gli statisti del tempo, dovrebbe verificarsi attraverso la revoca della nazionalizzazione della piccola industria, l\u2019estensione del settore privato, l\u2019introduzione di una tassa in natura che va a sostituire la requisizione forzata del comunismo di guerra e all\u2019elargizione di nuove libert\u00e0 ai contadini, tra cui la scelta della tecnica impiegata nella coltivazione delle terre, garantendo di conseguenza un significativo impulso alla produzione agricola. Gi\u00e0 in et\u00e0 zarista si \u00e8 assistito alla nascita di diversi gruppi nazionali, che in seguito si organizzano in partiti politici di matrice nazionalista che sostengono l\u2019autonomia nazionale. Ma prima che questi partiti abbiano il tempo di organizzarsi scoppia la Rivoluzione d\u2019ottobre. Gli abitanti della citt\u00e0 e i lavoratori parlano perlopi\u00f9 in russo e aderiscono alla causa rivoluzionaria; dunque, l\u2019appoggio maggiore ai nazionalisti giunge dagli intellettuali. Considerando la vastit\u00e0 dell\u2019impero continentale pi\u00f9 grande al mondo, \u00e8 naturale pensare che i vari sentimenti e movimenti nazionalisti varino da etnia a etnia, da nazionalit\u00e0 a nazionalit\u00e0 e da zona a zona. Ad esempio, in Ucraina il movimento nazionalista pu\u00f2 vantare una base piuttosto solida, mentre nel Caucaso il nazionalismo \u00e8 molto debole e l\u2019identit\u00e0 collettiva poggia quasi interamente sul senso di appartenenza alla religione islamica. I bolscevichi credono che la Rivoluzione e l\u2019industrializzazione possano progressivamente cancellare i sentimenti nazionalistici e le differenze tra le etnie. Allo stesso tempo per\u00f2 il maggior pericolo \u00e8 rappresentato dallo sciovinismo, in questo caso, lo sciovinismo grande russo di et\u00e0 imperiale . Quindi, l\u2019intenzione della leadership \u00e8 arginare ogni resistenza di stampo nazionalistico, soprattutto perch\u00e9 l\u2019ideologia controrivoluzionaria riprende tratti distintivi del nazionalismo russo, con la creazione di un\u2019unione di repubbliche sovietiche, in cui la lingua funga da elemento nazionale di coesione e in cui l\u2019eguaglianza sociale ed economica tra le nazionalit\u00e0 \u00e8 preservata, in modo da prevenire l\u2019insorgere di nuovi nazionalismi. Questo progetto vede la luce il 30 dicembre 1922, quando viene approvato il Trattato sulla creazione dell\u2019Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), sottoscritto inizialmente da quattro repubbliche, il qualericonosce il diritto di secessione delle singole repubbliche, stabilisce la matrice federale dell\u2019Unione e stila un elenco di materie di competenza esclusiva degli organismi federali. In un secondo momento, nel 1924, la costituzione dell\u2019URSS entra in vigore. La formula comunista per l\u2019organizzazione di uno stato multinazionale \u00e8 divisa in tre punti: il principio \u201cnazional-territoriale\u201d, il diritto di secessione e l\u2019autonomia politica nazionale e territoriale e l\u2019indigenizzazione o korenizacija. In primo luogo, il principio \u201cnazional-territoriale\u201d dichiara ogni nazionalit\u00e0 separata, ma con pari diritti sul proprio territorio. Mentre, per quanto riguarda il diritto di secessione, Mosca si \u00e8 assicurata che non venisse mai rispettato. Inoltre, in ogni repubblica (eccetto nella Repubblica Socialistica Federativa Sovietica Russa) viene creata una struttura del Partito Comunista, comunque subordinata al Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica (PCUS). La politica di indigenizzazione si oppone alla russificazione forzata di et\u00e0 imperiale ed \u00e8 dunque pensata come un piano di rafforzamento dell\u2019indipendenza ed eguaglianza delle nazionalit\u00e0, che prevede: la promozione delle lingue e dell\u2019identit\u00e0, il riconoscimento dei caratteri nazionali di ciascun territorio, la valorizzazione delle varie culture ad eccezione della nazionalit\u00e0 russa, per il sempre vivo timore dello sciovinismo e la promozione delle classi dirigenti locali. Ad essa si devono le campagne di alfabetizzazione e la garanzia di un\u2019istruzione nelle varie lingue nazionali sistematizzate e modernizzate. Lo scopo non \u00e8 soltanto impedire l\u2019insorgere di nuovi nazionalismi e differenziarsi dai sistemi di tradizionali, bens\u00ec \u00e8 anche la diffusione dell\u2019ideologia comunista, ricorrendo per\u00f2 a forme nazionali che possano ricreare un polo d\u2019attrazione per le popolazioni etnicamente affini o delle stesse etnie che abitano in paesi confinanti (es. incoraggiare gli ucraini che vivono in Polonia a tornare in territorio URSS mediante iniziative basate sulla valorizzazione di lingua, cultura e tradizioni) . Quanto esposto sin qui implica che qualunque gruppo nazionale, con una lingua che lo distingue da altri, di qualunque territorio e di qualunque dimensione abbia diritto a un territorio ad esso riconosciuto; in effetti, vengono create diverse regioni, come, ad esempio, la Repubblica Socialista Sovietica Autonoma dei tedeschi del Volga, all\u2019interno della RSFSR. Alla luce di questo, tale criterio potrebbe essere adatto pi\u00f9 omeno tranquillamente nella parte europea, ma allo stesso tempo, costringe i sovietici a creare unit\u00e0 autonome anche tra popolazioni prive di una qualunque cultura nazionale e politica. Bisogna altres\u00ec aggiungere che l\u2019applicazione del principio nazional-territoriale talvolta pu\u00f2 risultare estremamente divisiva, come dimostra l\u2019istituzione, nel 1934, della Regione Autonoma ebraica di Birobid\u017ean, in Estremo Oriente presso la frontiera cinese. Si tratta di una zona arretrata, inospitale e ai margini dello stato sovietico, ragione per cui agli occhi della popolazione ebraica tutto ci\u00f2 \u00e8 accolto pi\u00f9 come una punizione e un esilio che un tentativo di concedere loro un territorio autonomo di carattere nazionale. In aggiunta, la korenizacija porta con s\u00e9 conseguenze inattese, tra cui il rafforzamento del processo di nation building e la conseguente separazione dei gruppi etnici autoctoni dai russi. Perci\u00f2 i russi non rafforzano la loro posizione, mentre i diversi gruppi nazionali finiscono per politicizzarsi. Inoltre, i quadri istruiti dal regime ed appartenenti a minoranze tendono ad assecondare gli interessi locali e s\u2019interessano maggiormente alla loro comunit\u00e0 nazionale, tralasciando la tutela delle altre minoranze che abitano quei territori, tra cui i russi, i quali lamentano una de-russificazione. Tale struttura federale e multinazionale sembra per\u00f2 non tenere conto della vera natura e funzionamento dell\u2019URSS, come Stato caratterizzato da un forte centralismo economico e politico e altamente burocratizzato, in cui il partito dal centro esercita un rigido controllo sulle organizzazioni locali, le periferie e le nazionalit\u00e0, limitandone di fatto le libert\u00e0 e finendo cos\u00ec, assieme alle prime politiche di valorizzazione delle varie culture, per favorire l\u2019insorgere di nuovi nazionalismi, perlopi\u00f9 assopiti, ma che riemergono periodicamente in situazioni di crisi e che fungeranno da parte attiva nello smembramento del gigante comunista.Un ictus colpisce Lenin alla fine del 1921 e il suo stato di salute comincia a peggiorare progressivamente. Ha inizio, pertanto, la lotta alla successione, che vede in primo piano il carismatico commissario per le nazionalit\u00e0, il georgiano Iosif Vissarionovi\u010dD\u017euga\u0161vili, detto Stalin, membro del Politbjuro e dell\u2019Orgbjuro e Segretario generale del C.C. dal 1922. Lenin ritiene che alla sommit\u00e0 del potere esecutivo debba collocarsil\u2019apparato dello stato, mentre Stalin ritiene che il partito debba collocarsi al di sopra dello stato e farsi portatore dell\u2019esecutivo. Tra la fine del 1922 e l\u2019inizio del 1923, l\u2019ormai cagionevole leader della Rivoluzione redige delle note, rese pubbliche postume e tardive, in cui mette in guardia la dirigenza dall\u2019eccessivo potere di Stalin e dal suo modo di gestirlo, auspicandosi che venisse rimosso dalla carica di Segretario Generale. La morte di Lenin sopraggiunge nel gennaio del 1924 a causa di un ulteriore ictus. Stalin al tempo controllava come nessun altro l\u2019organizzazione e l\u2019attuazione delle direttive politiche; grazie al controllo esercitato sulla burocrazia del partito e alla propriet\u00e0 del diritto di nomina e di sostituzione dei segretari locali, sconfigge ogni opposizione, tra cui quella di Trockij. Il nuovo leader abbraccia il pensiero del \u201csocialismo in un solo paese\u201d ed \u00e8 convinto, pertanto, che non sia necessario il trionfo della Rivoluzione in Occidente e che l\u2019essere circondato da paesi capitalisti non precluda la creazione in Unione Sovietica di una perfetta societ\u00e0 socialista. Il sostegno alla NEP rappresenta lo strumento chiave con cui sfiduciare l\u2019opposizione di \u201csinistra\u201d. Tuttavia, la crisi del grano del 1928 lo porta a mettere in discussione l\u2019intero sistema della Nuova Politica Economica, smantellata con le campagne di collettivizzazione dell\u2019agricoltura e con l\u2019approvazione, nel 1929, del Piano quinquennale (pjatiletka), causando per\u00f2 il dissenso dell\u2019opposizione di \u201cdestra\u201d, annientata tempestivamente.Il Piano quinquennale, in quanto espressione dell\u2019economia pianificata del regime, stabilisce gli obiettivi economici da realizzare nell\u2019arco di circa cinque anni e nel caso del primo essi risultano piuttosto ambiziosi: tasso elevato di crescita industriale, stanziamento di un elevato numero di risorse nell\u2019industria pesante, sacrificando per\u00f2 la produzione dei beni di consumo. Affinch\u00e9 siano centrati gli obiettivi, \u00e8 richiesta la modernizzazione dei settori industriali chiave bellico ed energetico e in seguito risulta necessario imprimere un\u2019accelerata alla realizzazione del piano, arrivando a prediligere maggiormente la quantit\u00e0 che la qualit\u00e0 di produzione. Ne consegue una terribile pressione dello stato sulle singole industrie e sui lavoratori e, in tale contesto, chiunque fosse responsabile di una fabbrica in cui la produzione procedeva a rilento poteva essere accusato di aver tentato intenzionalmente di sabotare la costruzione del perfetto stato socialista. \u00c8 cos\u00ec che emerge una gerarchia che discende dalla matrice federale e multinazionale dello stato, basata bens\u00ec su interessi di natura economica tali per cui una repubblica o un territorio, avente un gran quantitativo di fabbriche altamente produttivedislocate nei settori chiave dell\u2019industria sovietica, beneficia di standard di vita migliori e di maggiori beni di consumo. Si registrano importanti traguardi nel settore energetico, nella produzione di elettricit\u00e0, nell\u2019estrazione del carbone e petrolio e nella produzione di ferro. In questo periodo sorgono poi imponenti opere pubbliche, come la metropolitana di Mosca, il canale tra il Mar Bianco e il Baltico e diverse dighe. Sempre al piano si deve l\u2019espansione dei poli industriali gi\u00e0 esistenti e la nascita dei nuovi, tra tutti la citt\u00e0 di Magnitogorsk negli Urali, lo sfruttamento di nuovi territori e la produzione di nuovi strumenti a sostegno dell\u2019agricoltura. E allo stesso tempo, non mancano gli insuccessi, tra cui gli incrementi deludenti nel settore dell\u2019acciaio e, oltre all\u2019eccessiva ambizione, l\u2019evidente ritardo tecnologico, le scadenti infrastrutture e la gestione di imprese e manodopera affidata ad incompetenti (spesso a causa delle persecuzioni perpetrate ai danni dei tecnici-borghesi) contribuiscono al mancato raggiungimento di numerosi obiettivi. La pjatiletka comporta poi un aumento delle tasse, un\u2019elevata importazione dall\u2019estero e un incremento consistente della popolazione cittadina, il cui fabbisogno nutrizionale spesso non \u00e8 soddisfatto dall\u2019agricoltura del paese. Il tenore di vita diminuisce e si verificano scioperi locali di protesta contro la carenza di generi alimentari. La NEP prevede che lo stato acquisti direttamente il grano dai contadini a un prezzo di mercato e in pi\u00f9 viene data la possibilit\u00e0 a quest\u2019ultimi di vendere anche ai privati, ma questo sistema comincia a mostrare segni di crisi e il governo nel 1926 decide di abbassare il prezzo di mercato, causando la reazione dei contadini che riducono la produzione oppure trattengono a s\u00e9 le scorte di grano, prediligendo la vendita di altri generi alimentari. La risposta dello stato non si fa attendere e nel 1928 viene reintrodotto il metodo \u201curalo-siberiano\u201d che prevede la chiusura dei mercati e le requisizioni forzate, spingendo i contadini ad entrare nei kolchozy o nei sovchozy, fattorie collettive. La crisi del grano fornisce il pretesto per intraprendere l\u2019eliminazione dei kulaki, contadini benestanti proprietari di terreni, accusati di occultare le scorte di grano e di speculazione. Li \u00e8 posta l\u2019etichetta di \u201cnemici del popolo\u201d e la loro persecuzione comeclasse consente alla classe dirigente, attraverso l\u2019attribuzione del termine podkula\u010dnik (filokulak), di perseguire anche tutti coloro che manifestano ostilit\u00e0 e opposizione alle politiche del regime o che semplicemente ne lamentano il carattere eccessivamente repressivo. Nel 1929 la collettivizzazione viene varata ufficialmente, i contadini accettano di entrare nelle fattorie collettive non prima di aver macellato il proprio bestiame e molti di loro vengono inviati nei poli industriali per arricchire la manodopera tanto necessitata dal Piano. \u00c8 in particolare nel breve periodo che si registrano gli effetti pi\u00f9 disastrosi della collettivizzazione, primo fra tutti la carestia del 1931-1932, che ha portato alla morte milioni e milioni di persone in tutta l\u2019Unione Sovietica, principalmente in Ucraina, dove si stima che la fame sia la causa primaria di 5 o 6 milioni di decessi. Diverse sono le letture storiche attribuite all\u2019evento; infatti, troviamo chi come Robert Conquest interpreta la carestia come un genocidio per spezzare la resistenza dei contadini benestanti e di coloro che ancora si opponevano alla collettivizzazione, oppure studiosi, tra cui Mark Tauger, individuano la causa in due pessimi raccolti originati da circostanze naturali negative, che le autorit\u00e0 per\u00f2 non hanno riconosciuto per non danneggiare la propaganda di esaltazione delle politiche agricole staliniane. Diversamente, Giovanna Cigliano condivide le tesi pi\u00f9 recenti elaborate da Robert Davies e Jonathan Bone, che, in sintesi, sostengono che la grave penuria di generi alimentari \u00e8 riconducibile a un intreccio di fattori, quali la siccit\u00e0 e i cattivi raccolti, sicuramente aggravati dalle confische forzate e dallo sconvolgimento del sistema prodotto dalla collettivizzazione. In aggiunta, i provvedimenti insufficienti e tardivi adottati dal governo sommati alla negazione dell\u2019esistenza stessa della carestia, che di conseguenza ha sbarrato la strada a eventuali aiuti umanitari provenienti dall\u2019estero, hanno contribuito a rendere la ripresa ancora pi\u00f9 lenta. La situazione ucraina costituisce poi un capitolo a parte di questa tragedia umanitaria, perch\u00e9, nella lettura degli eventi nel suo complesso, bisogna considerare che, a causa del successo dell\u2019ucrainizzazione conseguenza delle politiche sulle nazionalit\u00e0 di Lenin e l\u2019ostilit\u00e0 contadina verso le nuove politiche agricole sovietiche, la dittatura temeva la riconciliazione tra le odierne \u00e9lite nazionali e nazionaliste e le campagne. La collettivizzazione ha generato costi senza eguali in termini di vite umane e il dato risulta maggiormente evidente se si considera che i suoi obiettivi economici sonoe scorte di grano e l\u2019aver prestato mani contadine alla manodopera di fabbrica risultano totalmente inefficaci nel motivare costi tanto ingenti. Tuttavia, l\u2019estrema carenza di prodotti alimentari e di beni di consumo diminuisce e nel 1935 si pone fine al razionamento forzato. Tale sistema ha condotto irrimediabilmente a un totale asservimento delle periferie al centro, marcando ulteriormente il divario tra citt\u00e0 e campagne. In concomitanza con l\u2019attacco all\u2019opposizione di \u201cdestra\u201d, viene avviata la rivoluzione culturale, che prevede la rieducazione di massa per lo sviluppo di una cultura autenticamente proletaria asservita allo Stato che necessita sostegno nella lotta di classe intrapresa contro gli specialisti borghesi: ormai non \u00e8 pi\u00f9 necessario il ricorso a braccia borghesi per la costruzione del comunismo. La giovent\u00f9 comunista e i propugnatori della rivoluzione culturale si esaltano al pensiero di ridare vitalit\u00e0 agli ideali rivoluzionari, di cui si fanno portatori diretti, ma ci\u00f2 che fanno, in realt\u00e0, \u00e8 favorire il rafforzamento del controllo del partito su ogni aspetto della vita. L\u2019obiettivo preposto \u00e8 promuovere una nuova intelligencija di estrazione proletaria, motivo per cui si riforma l\u2019istruzione, rendendola meno esclusiva e pi\u00f9 facilmente accessibile per le classi operaie attraverso la semplificazione dei programmi, l\u2019abbassamento dei livelli tecnici e culturali e semplificando l\u2019accesso alle universit\u00e0. Agli operai vengono anche garantite opportunit\u00e0 di ascesa sociale e di avanzamento professionale, per\u00f2, al tempo stesso, si riducono consumi e salari, ristabilizzati tra il 1931 e il 1932, quando s\u2019interrompe la persecuzione dei borghesi. Nel 1934 prende piede un nuovo movimento artistico, il Realismo socialista , alla cui dottrina, definita per la prima volta dallo scrittore MaksimGor\u2019kij, devono conformarsi tutte le arti. Tutto deve essere riorientato in funzione patriottica e nazionale, tanto che ritornano in auge temi come la formazione dello stato russo, l\u2019eroica lotta ai nemici e le conquiste. I controversi esiti della collettivizzazione e del Piano quinquennale generano malumori all\u2019interno della stessa dirigenza di partito tanto che si assiste ad alcuni timidi tentativi di destituzione del despota. Il 10 dicembre 1934 viene assassinato SergejKinowmembro del Politbjuro e capo della sezione leningradese del partito, che, pur non accettando l\u2019incarico, \u00e8 chiamato da una componente del PCUS a sostituire Stalin come segretario di partito. L\u2019assassinio di Kirov viene interpretato come la conferma dell\u2019esistenza di complotti volti a minare la sicurezza dello Stato ed \u00e8 il pretesto che lo stesso Stalin stava attendendo per dare il via al Terrore, ovvero l\u2019epurazione dei quadri del partito, perpetrata dal NKVD (Commissariato Popolare per gli Affari Interni), utilizzato in seguito per sopprimere ogni forma di dissenso. Chi non riceve la condanna alla pena capitale \u00e8 condannato alla reclusione in un campo di lavoro forzato, rientrante all\u2019interno del sistema dei Gulag (GlavnoeUpravlenieLagerej), posto sotto la giurisdizione del NKVD. Il lavoro forzato \u00e8 determinante per l\u2019industria e per l\u2019economia sovietica perch\u00e9 consente di guadagnare manodopera gratuita, molto spesso impegnata nella produzione o estrazione di materie prime destinate all\u2019industrie. Sebbene ad oggi \u00e8 stato dimostrato che il mandante dell\u2019omicidio Kirov fu Stalin, all\u2019epoca la responsabilit\u00e0 \u00e8 stata attribuita ai gruppi di opposizione e nel frattempo, l\u2019ipotesi del complotto \u00e8 sfociata in una paranoia alienante che rende l\u2019apparato ulteriormente aggressivo e repressivo. Adesso l\u2019obiettivo \u00e8 quello di sterminare tutti i nemici, reali o potenziali, gli scettici, i traditori e i cospiratori. In un regime gi\u00e0 alienato e ossessionato dal controllo, l\u2019interpretazione della realt\u00e0 e del suo sviluppo storico e sociale come una continua lotta di classe tra elementi contrapposti \u00e8 palese che alimenti ulteriormente le paranoie riguardanti minacce provenienti dall\u2019esterno e dall\u2019interno. Di conseguenza, non \u00e8 cos\u00ec inverosimile pensare che Stalin veramente creda all\u2019esistenza di numerosissimi nemici reali e potenziali, considerando poi che egli \u00e8 ben consapevole che le politiche di collettivizzazione abbiano reso scontenti molti cittadini. Inoltre, crede che maggiori saranno i successi dello stato socialista maggiore sar\u00e0 il risentimento degli oppositori, che non rinunceranno a forme estreme di lotta e che approfitteranno dell\u2019inevitabile guerra che da l\u00ec a poco sarebbe scoppiata in Europa.Il Terrore raggiunge il suo apice nel 1937, con il periodo definito delle \u201cGrandi Purghe\u201d o \u201cGran Terrore\u201d o e\u017eov\u0161\u010dina, da Nikolaj E\u017eov, commissario del NKVD. La furia del commissario e dei suoi sottoposti si abbatte su chiunque, persino su strati ampi della popolazione, l\u2019apparato di partito e sull\u2019Armata Rossa, i cui quadri e dirigenti vengono sistematicamente arrestati o eliminati uno dopo l\u2019altro. La repressione rallenta nel 1938, quando appare evidente che sono stati commessi degli eccessi e a pagarne le spese \u00e8 E\u017eov, sostituito da LavrentijBerija e giustiziato nel 1939, divenendo cos\u00ec vittima del sistema che lui stesso ha contribuito a realizzare. N\u00e9 allora n\u00e9 in seguito verr\u00e0 mai data una spiegazione al Terrore, interpretato per\u00f2 come un\u2019arma impiegata col fine di scoraggiare ogni minimo antagonismo da parte del semplice cittadino e di imporre la propria autorit\u00e0 su funzionari, organi dello Stato e forze armate. Quest\u2019arma \u00e8 stata adoperata pure nella risoluzione delle spinose \u201cquestioni\u201d etniche e nazionali sorte dopo il 1929, a causa dell\u2019avvio delle campagne di collettivizzazione che hanno reso necessario il rafforzamento del controllo dell\u2019autorit\u00e0 del centro sui territori di frontiera e le periferie dell\u2019Unione. Le ostilit\u00e0 maggiori emergono tra i non russi, le cui identit\u00e0 si sono rafforzate grazie alla korenizacija; Mosca reagisce denunciando lo sciovinismo locale e il nazionalismo e avviando una feroce azione di repressione contro le classi politiche locali, danneggiando irreversibilmente la politica di indigenizzazione, ancora proclamata in linea di principio. Dalla seconda met\u00e0 degli anni Trenta compare l\u2019appellativo di \u201cnazione nemica\u201d, si assiste al ricorso sistematico alla pulizia etnica e alle deportazioni di massa per estoni, lettoni, tedeschi, polacchi, cinesi, coreani, finlandesi, curdi e iraniani. Allo stesso tempo, per\u00f2, la campagna contro il nazionalismo non implica una russificazione forzata, bens\u00ec che la RSFSR mantenga il controllo politico e dell\u2019economia all\u2019interno dell\u2019Unione. Infatti, Stalin ritiene che la Russia debba essere il cardine dello stato multietnico, motivo per cui i russi cominciano a godere di alcuni privilegi e lo sciovinismo \u201cgrande-russo\u201d cessa di essere demonizzato. Ormai \u00e8 ben chiaro che delle politiche leniniane sulle nazionalit\u00e0 \u00e8 rimasto ben poco, e infatti, nel 1935, \u00e8 il concetto di \u201camicizia tra popoli\u201d a essere individuato come fondamento nazionale dello Stato sovietico, con il fine di unire politicamente le differenti nazionalit\u00e0 per celebrare il progresso e uno sviluppo futuro che si presuppone armonioso, mettendo da parte i conflitti del passato e lavorando assieme alla costruzione definitiva di uno stato socialista unificato, avendo chiaro per\u00f2 il ruolo centrale della nazionalit\u00e0 russa, come primus inter pares. Nel frattempo, nel dicembre 1936, viene adottata la nuova Costituzione, che concede a tutti i cittadini il diritto di voto, che \u00e8 segreto e diretto. Ma il PCUS \u00e8 l\u2019unica forza politica autorizzata a presentare candidati. Inoltre, contiene libert\u00e0 civili, subordinate per\u00f2 agli interessi del popolo e al rafforzamento dello Stato. Quindi, ogni parvenza democratica e garantista della carta costituzionale deve essere letta considerando la realt\u00e0 in cui essa \u00e8 stata promulgata, di fatto, nel 1936 in Unione Sovietica nessuna libert\u00e0 vera e propria \u00e8 concessa ai cittadini. La propaganda del Paese, ricorrendo a termini chiave come \u201cpatria\u201d e \u201cconquiste\u201d, \u00e8 volta a celebrarne la potenza e il progresso raggiunto attraverso l\u2019uso della tecnica, al dominio della natura selvaggia e la conquista degli spazi di frontiera, all\u2019epopea dell\u2019industrializzazione. Quest\u2019ultima vede nelle immense dighe, nelle centrali elettriche, nella metropolitana di Mosca e nelle citt\u00e0 sorte dal nulla in Siberia e nelle steppe i testimoni della sua epica e memorabile realizzazione. Gli strumenti a cui l\u2019attivit\u00e0 propagandistica ricorre sono il culto della personalit\u00e0, le celebrazioni, le cerimonie politiche e la rivisitazione del sistema educativo, con la riscrittura continua di manuali e l\u2019inquadramento giovanile. Nonostante la modernizzazione e l\u2019urbanizzazione degne di nota, le condizioni di vita delle persone, anche nelle grandi citt\u00e0, rimangono pessime, come testimoniato dalla diminuzione della natalit\u00e0, dal sovraffollamento e dalla carenza di acqua corrente. Negli anni Venti il commissario per gli esteri \u010ci\u010derin, firmatario del Trattato di Brest-Litovsk, riesce a interrompere l\u2019isolamento sovietico iniziato all\u2019indomani dell\u2019uscita dalla Grande guerra. Di fronte al fallimento della rivoluzione mondiale, l\u2019URSS si vede costretta a stringere relazioni diplomatiche con altri stati per ottenere nuovi partner commerciali e provvedere alla propria salvaguardia. Stalin e l\u2019\u00e9lite sovietica condividono la tesi di Lenin, riguardante l\u2019inevitabilit\u00e0 di una guerra tra paesi imperialisti e capitalisti che prescinde dall\u2019esistenza stessa dell\u2019Unione Sovietica, sostenendo, in aggiunta, che le contraddizioni vigenti tra tali potenze possano essere accantonate col fine di un\u2019alleanza in funzione antisovietica. Se al principio, la Germania hitleriana non \u00e8 considerata un pericolo per la sicurezza nazionale, nel 1934 la minaccia tedesca e giapponese spingono il governo ad accelerare l\u2019entrata nella Societ\u00e0 delle Nazioni, utilizzata per invocare un\u2019alleanza generale contro il fascismo. Per tutelarsi, dal 1937 incrementa il riarmo e la coscrizione e intensifica il dialogo internazionale, suggellando diversi accordi, quali, i Patti di non aggressione con Polonia e i Paesi Baltici, accordi con la Romania, il Patto franco-sovietico e il Patto sovietico-cecoslovacco. Paul Bushkovitch afferma che nelle convinzioni del despota non \u00e8 completamente esclusa l\u2019ipotesi di un patto quadripartitico anticomunista, composto da Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia. Il mantenimento della linea di \u201cnon-intervento\u201d, anche in occasione dell\u2019occupazione dei Sudeti e della Cecoslovacchia da parte di Hitler, accresce ulteriormente questo timore, conducendo l\u2019Unione a un cambio di strategia radicale: formalizzare un accordo con la Germania. \u00c8 cos\u00ec che si giunge alla firma del Patto di non aggressione dell\u2019agosto 1939, che contempla il rispetto del precedente trattato di non aggressione del 1926 e la divisione dell\u2019Europa nordorientale in aree di influenza, pertanto all\u2019URSS sarebbero andati Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia orientale, alla Germania, invece, la Polonia occidentale. La Germania non perde tempo e circa una settimana dopo, il primo settembre, valica il confine polacco: ha inizio la Seconda guerra mondiale. L\u2019entrata sovietica in guerra avviene il 17 settembre con l\u2019invasione della Polonia orientale. Successivamente con le Repubbliche baltiche vengono siglati degli accordi di mutua assistenza, che consentono lo stanziamento di contingenti militari sovietici; di fatto, questo comporta un\u2019occupazione, palesando cos\u00ec l\u2019unilateralit\u00e0 del processo di annessione, conclusosi nel 1940. Sempre nel 1940 si procede all\u2019invasione della Finlandia, la quale rifiuta la sottoscrizione di un patto analogo di mutua assistenza e si rende protagonista di una tenace resistenza, che mette in luce la mancanza di coordinamento dell\u2019Armata Rossa e che le permetter\u00e0 di preservare la propria indipendenza, pur dovendo cedere dei territori vicini a Leningrado.\u00c8 sempre rimasta viva la credenza che la Germania avrebbe attaccato, ma, allo stesso tempo, il Cremlino ritiene che per il momento i tedeschi abbiano tutti gli interessi del caso a rispettare il Patto di non aggressione. Un\u2019eventuale aggressione sarebbe avvenuta soltanto in seguito alla caduta della Gran Bretagna; di conseguenza, gli spostamenti tedeschi alle frontiere vengono interpretati come atto intimidatorio, o, in alternativa, come un bluff, nonostante i rapporti discordanti del servizio di spionaggio sovietico. Per evitare di trovarsi impreparati a una futura invasione, viene comunque avviata la riconversione di molte fabbriche e il trasferimento della capacit\u00e0 produttiva verso Est. Infatti, il 22 giugno 1941 ha inizio l\u2019operazione Barbarossa, diretta verso tre fronti: settentrionale verso Leningrado, centrale verso Mosca e meridionale verso Kiev. A questo punto Stalin istituisce il Comitato statale di difesa, da lui diretto, e assume la carica di commissario per la Difesa, divenendo il comandante in capo delle forze armate. L\u2019offensiva tedesca \u00e8 fulminante, in linea con i dettami della \u201cguerra-lampo\u201d: a fine agosto dello stesso anno inizia l\u2019assedio di Leningrado, che durer\u00e0 novecento giorni, Kiev viene conquistata a settembre e ad ottobre le armate tedesche giungono alle porte di Mosca, che per\u00f2 non cade, bens\u00ec resiste tenacemente fino a dicembre, quando il calare del gelido inverno costringe le milizie straniere ad annunciare la sospensione delle attivit\u00e0 militari. Gi\u00e0 pochi mesi dopo l\u2019inizio dell\u2019operazione, sorgono milizie partigiane per combattere l\u2019aggressore, al principio accolto positivamente soprattutto da alcune frange di popolazione in Bielorussia, Ucraina, Paesi baltici e nelle periferie russe, ma che ben presto ha cominciato a manifestare la sua condotta violenta, intollerante, oppressiva e sanguinaria. L\u2019inizio di febbraio del 1943 segna la fine della Battaglia di Stalingrado e l\u2019inizio della riscossa sovietica, che prosegue con la fine dell\u2019assedio di Leningrado nel 1944 e termina con l\u2019avanzata russa in Europa e l\u2019ingresso a Berlino, che capitola ufficialmente l\u20198 maggio 1945. Le stime delle vittime da parte sovietica sono incerte e a lungo dibattute, ma oggi si \u00e8 pi\u00f9 o meno concordi nel fissare le cifre attorno ai 25-27 milioni. Molte di queste morti pesano non poco sulle spalle di Stalin, autore di scelte scriteriate e avventate prima e durante la guerra che hanno contribuito a far lievitare notevolmente tali numeri, tra cui l\u2019epurazione dei vertici dell\u2019Armata rossa, risalente agli anni del Terrore. Conseguenze disastrose sono scaturite anche dalla tardiva lettura delle intenzioni tedesche e di quanto stesse succedendo, dalla decisione di punire severamente ogni atto considerato vigliacco, ogni forma di ripiegamento e considerare traditori i soldati fatti prigionieri. Inoltre, i comandanti rimangono sempre subordinati alle volont\u00e0 del partito e dei suoi commissari politici, seppur, in alcuni casi, incompetenti in ambito bellico. Tuttavia, in corso d\u2019opera il tiranno coglie l\u2019erroneit\u00e0 delle proprie azioni e letture, motivo che lo spinge a concedere una maggiore autonomia ai suoi generali. Seppur le responsabilit\u00e0 di alcune sconfitte e di ingenti perdite pesino sulle sue spalle, bisogna altres\u00ec considerare che altrettanti ordini e il sistema che lui stesso ha costruito hanno condotto i russi alla vittoria. Infatti, l\u2019economia sovietica, grazie ai Piani quinquennali e alla collettivizzazione, presentava gi\u00e0 come caratteristica generale un alto grado di mobilitazione, era dunque un\u2019economia di guerra in tempo di pace; in pi\u00f9, il suo sistema centralizzato e l\u2019amministrazione dittatoriale hanno agevolato la mobilitazione generale di oltre 30 milioni di anime. Inoltre, i piani di riarmo e conversione della produzione si rivelano un successo, cui grande merito va anche a tutta la societ\u00e0 sovietica che, seppur stremata, contribuisce alla difesa delle citt\u00e0 assediate, alla liberazione dei territori occupati e rifornisce l\u2019esercito di tutto l\u2019occorrente, mantenendo un ritmo di produzione elevatissimo, pur lavorando in condizioni disumane. La vittoria della Grande guerra patriottica, anche agli occhi dei pi\u00f9 scettici, diventa la legittimazione della Rivoluzione e del potere del regime. Nonostante le grandi perdite umane e materiali, la ricostruzione del Paese \u00e8 stata relativamente semplice, anche perch\u00e9 si trattava soltanto di ristrutturare o rimettere in funzione infrastrutture preesistenti, tanto che l\u2019industria presenta nuovamente le caratteristiche degli anni Trenta, manifestando di conseguenza una certa riluttanza e rigidit\u00e0 all\u2019innovazione. I ritmi di crescita registrati nel dopoguerra in URSS sono i pi\u00f9 alti in tutta la sua storia, pertanto, la stabilit\u00e0 raggiunta, l\u2019acquisizione di un prestigio internazionale senza precedenti e l\u2019esperienza positiva della guerra illudono la popolazione, la quale si sano le operazioni di pulizia etnica, le deportazioni (mai interrotte nemmeno durante la guerra) e la repressione di ogni forma di dissenso, anche tra la leadership del partito, che ora pi\u00f9 che mai avverte la necessit\u00e0 di apportare cambiamenti. Tutto ci\u00f2 \u00e8 accompagnato dalla scarsa reperibilit\u00e0 dei beni di consumo e dall\u2019agricoltura che rimane ancora piuttosto arretrata. La fine della guerra coincide con la definitiva ribalta internazionale dei due veri vincitori: Stati Uniti e Unione Sovietica, intorno ai quali si polarizza l\u2019intero sistema mondo. Infatti, si vengono a creare sfere di influenza attorno alle quali orbitano tutte le entit\u00e0 che si allineano all\u2019asse sovietico o americano. La stessa Europa \u00e8 divisa da una \u201ccortina di ferro\u201d, che si estende lungo l\u2019asse Stettino -Trieste, come affermato da Winston Churchill durante il discorso di Fulton (Missouri). Ha inizio pertanto la Guerra fredda, ovvero, il tentativo di entrambe le potenze di consacrarsi come la potenza egemone, attraverso la partecipazione in schieramenti opposti in conflitti sorti in diversi parti del globo e la sfrenata competizione in tutti i campi e aspetti della societ\u00e0, dall\u2019industria bellica e aerospaziale allo sport.La scomparsa di Iosif Vissarionovi\u010d, avvenuta il 5 marzo 1953, mette in luce la mancanza un meccanismo efficace di ricambio dei vertici di potere, in quanto precedentemente questo era un tema di cui non si poteva discutere pubblicamente. Gli eredi concordano sulla necessit\u00e0 di impedire il predominio di una sola persona e sar\u00e0 Nikita Sergeevi\u010dChru\u0161\u010d\u00ebv, ucraino di estrazione contadina, a prendere le redini del Paese, venendo nominato nel 1953 Segretario del PCUS e assumendo, nel 1958, la carica di Primo ministro. L\u2019elemento decisivo per la sua vittoria \u00e8 stato il rafforzamento della preminenza del Partito sull\u2019apparato dello Stato, come dimostrato dallo scorporo del KGB (erede del NKVD, addetto allo spionaggio e ai servizi segreti all\u2019estero) dal Ministero dell\u2019interno e dal trasferimento dei poteri ministeriali ai sovnarchozy, consigli regionali di direzione economica competenti in pi\u00f9 campi, e alle segreterie regionali, costringendo cos\u00ec i funzionari a recarsi in provincia.Terminato il XX Congresso del Partito Comunista del 1956, a porte chiuse, il Segretario tiene un discorso contenente le verit\u00e0 e le condanne dei crimini perpetrati durante il Terrore, importanti omissioni riguardanti le atrocit\u00e0 commesse durante la collettivizzazione e il primo Piano quinquennale (per non minare le fondamenta dell\u2019intero sistema economico) e menzogne. Il discorso, passato alla storia come il discorso della destalinizzazione, \u00e8 seguito dallo smantellamento del culto della personalit\u00e0 del defunto leader e dell\u2019icona del valoroso ed eroico condottiero della Grande guerra patriottica. L\u2019et\u00e0 chru\u0161\u010d\u00ebviana \u00e8 conosciuta anche con il nome di \u201cdisgelo\u201d (ottepel\u2019), termine impiegato per riferirsi ad un\u2019epoca di relativa libert\u00e0 culturale, in cui si comincia ad affrontare argomenti fino ad allora proibiti (gulag, antisemitismo e le testimonianze dei deportati). Non bisogna farsi ingannare dalle apparenze, perch\u00e9 le aperture del \u201cdisgelo\u201d rimangono comunque precarie e una vera e propria libert\u00e0 intellettuale non esiste ancora; il sistema di censura \u00e8 influenzato dall\u2019andamento della politica interna ed estera e da Chru\u0161\u010d\u00ebv e i suoi stretti collaboratori, i quali si arrogano un diritto di veto vero e proprio. La riforma del codice penale \u00e8 un\u2019altra testimonianza della volont\u00e0 della nuova dirigenza di prendere le distanze dall\u2019et\u00e0 staliniana che, in questo caso, avviene attraverso una distensione del nuovo sistema giuridico e dell\u2019apparato poliziesco, come dimostrato dalla fine dell\u2019arbitrio incondizionato della polizia politica, posta sotto il controllo della procura e dei tribunali locali, dal diritto acquisito dai detenuti di potersi appellare ai propri diritti e dall\u2019abolizione della pena di morte per il reato di \u201ccrimine controrivoluzionario\u201d e per coloro etichettati come \u201cnemici del popolo\u201d. Inoltre, si assiste al ridimensionamento del sistema Gulag, con la liberazione e riabilitazione di milioni di individui. Date le sue origini contadine, l\u2019ambito prediletto da Chru\u0161\u010d\u00ebv per le sperimentazioni \u00e8 l\u2019agricoltura. Alcune si rivelano davvero fallimentari, come il dissodamento delle terre vergini e il raggruppamento dei kolchozy in citt\u00e0 agricole. Decide poi di abolire le stazioni di macchine e trattori in favore della selchozteknika, un\u2019organizzazione che fornisce assistenza tecnica alle aziende. Tuttavia, i successi ottenuti dalla coltivazione diaree prima inutilizzate e il vasto ricorso a fertilizzanti chimici contribuiscono ai buoni raccolti ottenuti fino al 1958, anno da cui riparte l\u2019annuale decrescita, che nel 1963 sfocer\u00e0 in carestia. Il sesto Piano quinquennale non viene portato a termine in favore del varo del Piano settennale, anch\u2019esso abbandonato prima del termine, nel 1963, con il ristabilimento del Consiglio superiore dell\u2019economia nazionale. Le priorit\u00e0 dell\u2019economia sovietica continuano a rimanere pressoch\u00e9 le medesime e poche sono le risorse impiegate per incrementare la produzione dei beni di consumo, per garantire un welfare moderno e un significativo miglioramento delle condizioni di vita. Ciononostante, qualche progresso s\u2019intravede con il rinnovamento delle prime tutele pensionistiche e infortunistiche per i lavoratori e i cittadini e con i passi in avanti compiuti nell\u2019istruzione e nella sanit\u00e0. Un altro tratto distintivo di quegli anni \u00e8 il sorpasso delle citt\u00e0 sulle campagne: a met\u00e0 anni \u201950 pi\u00f9 di met\u00e0 popolazione \u00e8 urbana e nel mentre le disparit\u00e0 tra le repubbliche aumentano. La politica estera del periodo chru\u0161\u010d\u00ebviano affonda le proprie radici nel termine \u201ccoesistenza pacifica\u201d che si fonda sull\u2019evitabilit\u00e0 della guerra contro i paesi capitalistici. Si ha come l\u2019impressione che l\u2019Unione Sovietica abbia veramente l\u2019intenzione di estendere il \u201cdisgelo\u201d anche alla politica estera, come dimostrato dalla pacifica risoluzione della questione austriaca del 1955 e dalla Dichiarazione congiunta sulla legittimit\u00e0 delle differenze nazionali nello sviluppo del socialismo, con il conseguente mitigamento delle relazioni con la Jugoslavia titina. Ad ogni modo, nella sua sfera d\u2019influenza continua ad esercitare un inflessibile dominio, ufficialmente formalizzato con l\u2019istituzione del Patto di Varsavia, non consentendo nessuna iniziativa riformatrice. Dopo aver minacciato lo spargimento di sangue in Polonia (sventato grazie all\u2019intervento delle autorit\u00e0 polacche su pressione sovietica), la Russia lo attua in Ungheria per soffocare l\u2019insurrezione: l\u2019intenzione di diventare un paese neutrale e uscire dal sistema del partito unico \u00e8 costata carissimo agli ungheresi. L\u2019immagine internazionale dell\u2019URSS subisce un duro colpo, ma riacquista subito un nuovo prestigio in seguito alle conquiste nello spazio. Nell\u2019aprile del 1961 Jurij Gagarin \u00e8 il primo essere umano ad andare nello spazio e ci\u00f2 rappresenta un primato di assoluto valore, la cui gioia per\u00f2 svanisce presto, in quanto ad agosto vengono eretti i primi sbarramenti del muro di Berlino. La costruzione del muro \u00e8 l\u2019atto finale della crisi scoppiata in seguito all\u2019ultimatum sovietico agli alleati di abbandonare la citt\u00e0 nel 1958, lanciato a causa dello stanziamento di missili americani in suolo europeo. Con la Crisi di Cuba i rapporti con gli Stati Uniti peggiorano drasticamente, raggiungendo uno dei minimi pi\u00f9 bassi registrati durante la Guerra fredda. Fortunatamente, tutto si risolve piuttosto velocemente con la disinstallazione dei missili sovietici dal territorio cubano, la rimozione del blocco navale statunitense e l\u2019impegno di non abbattere il regime comunista di Fidel Castro. Anche la relazioni con la vicina Cina si rivelano alquanto difficili, soprattutto in seguito alla manifesta volont\u00e0 di Mao di avviare la transizione dal socialismo al comunismo (\u201cSeconda rivoluzione\u201d) e alle sue critiche aperte verso la destalinizzazione e la \u201ccoesistenza pacifica\u201d. Il dittatore cinese rincara la sua dose di accuse in occasione della rimozione dal suolo cubano dei missili con testate nucleari, imputando all\u2019Unione Sovietica la volont\u00e0 di instaurare un regime capitalistico, al che i russi replicano tacciando il regime cinese di atteggiamenti irresponsabili volti a scatenare una guerra. Trattando gli anni Cinquanta, \u00e8 doveroso ricordare un avvenimento che ai giorni nostri \u00e8 tornato nuovamente alla ribalta, vale a dire, la cessione della Crimea all\u2019Ucraina. Il passaggio \u00e8 stato formalizzato dal Primo segretario del Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica, Nikita Sergeevi\u010dChru\u0161\u010d\u00ebv, in occasione del trecentesimo anniversario del Trattato di Perejaslav, come segno dell\u2019unificazione tra Russia e Ucraina . Il \u201cdono\u201d della Crimea si inserisce in un pi\u00f9 ampio quadro di politiche attuate in quegli anni che hanno contribuito alla crescita delle classi dirigenti non russe fuori dalla Russia e hanno apportato benefici ai partiti delle repubbliche. Inoltre, le persecuzioni di et\u00e0 staliniana hanno liquidato moltissime organizzazioni nazionaliste, non sopprimendo per\u00f2 gli ideali e i sentimenti di cui i suoi componenti si facevano portatori. Con la riforma dei gulag e la liberazione di milioni di detenuti, molti ex-attivisti nazionalisti fanno ritorno nelle loro repubbliche d\u2019origine e proseguono nella divulgazione dei loro ideali, soprattutto in Ucraina e nelle Repubbliche baltiche, che diventano importanti baluardi dell\u2019astio nei confronti del regime. Nikita Sergeevi\u010d passa molto tempo all\u2019estero e le continue sperimentazioni gli hanno estraniato diversi settori dell\u2019apparato, trascurando di conseguenza il consolidamento del proprio potere personale. Inoltre, le battute d\u2019arresto in campo economico sommate a una politica estera non sempre brillante, lo hanno reso sempre pi\u00f9 vulnerabile, tanto che nel 1964 viene sollevato dalle sue cariche e rimpiazzato da Leonid Il\u2019i\u010dBre\u017enev nel ruolo di Primo segretario e da AleksejNikolaevi\u010dKosygin alla presidenza del Consiglio dei ministri. Dopo un periodo di leadership collettiva, a met\u00e0 degli anni \u201960 la figura di Leonid Il\u2019i\u010d si consolida. La sua agenda politica si discosta notevolmente da quella del suo predecessore per l\u2019intenzione di intensificare i rapporti con il complesso militare e industriale, per la riabilitazione di Stalin (pubblicare su temi pungenti risulta di nuovo impossibile) e per la rinnovata importanza dell\u2019ideologia di Stato, alla quale bisogna allinearsi onde evitare repressioni poliziesche, condanne ai lavori forzati o, per gli oppositori, la detenzione in ospedali psichiatrici. In pi\u00f9, emerge un forte desiderio di tranquillit\u00e0 e stabilit\u00e0, che segna la fine della stagione delle innovazioni chru\u0161\u010d\u00ebviane. Chi domina per\u00f2 non \u00e8 la dirigenza politica; il Partito \u00e8 divenuto oramai la facciata pubblica di chi, grazie al mercanteggiamento , alla contrattazione e a un fitto sistema di reti clientelari di favori e di raccomandazioni, tesse realmente le fila dello Stato, ovvero, la burocrazia, la nomenklatura, consolidatasi in questo periodo e in precedenza originata in quanto \u201csuperstite\u201d delle politiche staliniane e rimasta silente durante il decentramento del potere statale voluto da Chru\u0161\u010d\u00ebv. Tutto ci\u00f2 conduce a una fase di stabilit\u00e0 e continuit\u00e0, detta \u201cstagnazione\u201d (zastoj in russo), che preannuncia l\u2019erosione del sistema politico, l\u2019incapacit\u00e0 crescente della classe dirigente di governare e soprattutto le difficolt\u00e0 nel varare nuove riforme. In campo economico si opta per ridare centralit\u00e0 al Gosplan, che si rende protagonista dell\u2019elaborazione di due Piani quinquennali, l\u2019ottavo e il nono, che ottengono rispettivamente risultati buoni e deludenti. Ad ogni modo, gli indici di crescita rallentano a causa delle consistenti spese militari e all\u2019eccessiva burocratizzazione della gestione economica, ma tra gli anni \u201960 e \u201970 gli standard di vita migliorano comunque. Ci\u00f2che la popolazione non immagina \u00e8 che l\u2019apparente benestare di questi anni sia il frutto di una struttura effimera e temporanea, galvanizzata da fenomeni transitori e retta su fondamenta altamente instabili, che presto o tardi sarebbero crollate nel tentativo di sostituirle, possibilmente modernizzandole. Infatti, esso \u00e8 dovuto perlopi\u00f9 all\u2019aumento vertiginoso del prezzo del petrolio, di cui l\u2019URSS \u00e8 grande esportatore, e dal fatto che una buona parte delle attivit\u00e0 economiche ricadono nella \u201cseconda economia\u201d o \u201ceconomia dell\u2019ombra\u201d . Tutto fa parte di un patto non scritto tra cittadini e Stato, dispensatore di diritti elementari acquisiti, quali il diritto alla preservazione del proprio lavoro, alla sanit\u00e0, all\u2019istruzione, ecc. (un pacchetto ancora arretrato se confrontato con i sistemi di welfare occidentali), volto a compensare le inefficienze della pianificazione burocratica. La politica estera, invece, non \u00e8 caratterizzata dal senso di stagnazione che permea l\u2019amministrazione dello Stato e la sua politica interna, bens\u00ec sembra ricalcare la falsa linea della precedente, manifestando una condotta analoga nelle relazioni con i paesi del Patto di Varsavia, gli Stati Uniti e la Cina. Per l\u2019appunto, la Primavera di Praga del 1968 ha testimoniato nuovamente la manifesta volont\u00e0 di non accettare alcuna iniziativa riformatrice e, all\u2019accusa di violazione del principio di non ingerenza contenuto nel Patto, l\u2019URSS risponde con la \u201cdottrina Bre\u017enev\u201d, che sostiene il principio della \u201csovranit\u00e0 limitata\u201d degli Stati socialisti in caso di minaccia per l\u2019esistenza stessa del mondo socialista. Mentre, con il rivale americano, una volta ripreso il dialogo bruscamente interrotto per l\u2019intervento statunitense in Vietnam, si ricerca una linea di distensione, con l\u2019intenzione di rafforzare la \u201ccoesistenza pacifica\u201d di fine anni Cinquanta e inizio anni Sessanta. Nel 1969 ad Helsinki hanno inizio i colloqui per la limitazione delle armi strategiche, che conducono all\u2019accordo SALT-1 del 1972. A distanza di tre anni, sempre ad Helsinki, ha luogo la celebre Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione in Europa (CSCE) e la stipula di un trattato, i cui punti chiave sono il riconoscimento delle frontiere postbelliche, la distensione e l\u2019istituzione di un gruppo di monitoraggio per certificare l\u2019impegno nel rispetto dei diritti umani nel blocco socialista. L\u2019ennesimo deterioramento delle relazioni tra i due Paesi \u00e8 rappresentato dall\u2019invasione sovieticadell\u2019Afghanistan, punita con il blocco della ratifica del trattato SALT-2 e con il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca del 1980. L\u2019elezione a presidente di Ronald Reagan coincide con la ripresa delle negoziazioni sulla riduzione delle armi strategiche, ora denominate START. Nel frattempo, i rapporti con la Cina sono ulteriormente peggiorati, raggiungendo i minimi storici. L\u2019appoggio al regime vietnamita di Ho Chi Minh e il ruolo di paciere assunto dall\u2019Unione nel conflitto indo-pakistano sono mal accolti dai cinesi, che, invece, nel sud-est asiatico appoggiano i khmer rossi cambogiani e nella regione indiana vogliono esercitare un ruolo egemonico. Inoltre, a met\u00e0 anni Sessanta circa Mao lancia la \u201cGrande rivoluzione culturale proletaria\u201d, i cui eccessi sono denunciati dai sovietici e durante la quale si verifica l\u2019assalto all\u2019ambasciata dell\u2019URSS di Pechino. Si giunge cos\u00ec alla cessazione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e ad alcuni scontri di confine; i rapporti stentano a migliorare e la Cina sar\u00e0 poi uno dei tanti paesi che condanner\u00e0 l\u2019invasione dell\u2019Afghanistan e che prender\u00e0 parte al boicottaggio delle Olimpiadi del 1980. Dal 1977 la salute di Bre\u017enev peggiora e al potere si consolida un gruppo con un\u2019et\u00e0 media molto elevata, un prodotto dell\u2019immobilismo del tempo che riflette l\u2019assoluta mancanza di ricambio generazionale. Ed \u00e8 cos\u00ec che, fino alla morte del Segretario nel 1982, il Paese \u00e8 governato di fatto da una gerontocrazia. Il successore di Bre\u017enev, Jurij Vladimirovi\u010dAndropov, presidente del KGB ed esponente della gerontocrazia, riesce ad operare un ricambio nella burocrazia di partito e percepisce che dei cambiamenti sono necessari, ma non \u00e8 in grado di apportarli, sia perch\u00e9 rimane in carica soltanto due anni sia perch\u00e9 nessuno, compreso lui probabilmente, \u00e8 in grado di riformare il sistema, in quanto ancora indissolubilmente ancorato ai contesti dentro il quale si \u00e8 formato ed \u00e8 cresciuto. Prima di morire, coglie per\u00f2 la necessit\u00e0 di un ricambio generazionale ed individua in Michail Sergeevi\u010dGorbac\u00ebv il candidato ideale. Tuttavia, i bre\u017eneviani eleggono Konstantin Ustinovi\u010d\u010cernenko, leader anziano in pessima salute che infatti muore soltanto tredici mesi dopo la sua elezione. Il cambio oramai \u00e8 inevitabile e nel 1985 Michail Sergeevi\u010dGorbac\u00ebv viene eletto Segretario generale del PCUS.Il nuovo segretario sostiene la necessit\u00e0 di attuare una profonda ristrutturazione dell\u2019intero sistema sovietico, la cosiddetta perestrojka. Al principio, il suo riformismos\u2019ispira al \u201csocialismo dal volto umano\u201d di Alexander Dub\u010dek, rimanendo per\u00f2 fedele ai principi leninisti per ricreare un sistema socialista che fosse pi\u00f9 libero economicamente e pi\u00f9 efficiente. Lo strumento individuato per attuare tale rinnovamento \u00e8 il Partito, che \u00e8, al tempo stesso, colui che pi\u00f9 di tutti si oppone a un effettivo cambiamento, motivo per cui tra il 1986 e il 1988 molti dirigenti e funzionari vengono sostituiti. Si generano, tuttavia, dei malumori, in quanto si sostiene che le nomine dal centro vadano contro i principi stessi della riforma e le nazionalit\u00e0 interpretano la sostituzione di dirigenti locali con dirigenti russi come espressione di una politica russificatrice. In seguito, il suo apparato viene ulteriormente ridotto e la Segreteria smontata in diverse Commissioni, ciascuna presieduta da un membro del Politbjuro. In contemporanea Gorbac\u00ebv presenta anche la riforma del governo, che prevede la rivitalizzazione dei Soviet sia a livello locale sia al vertice, dove si vuole trasformare il Soviet Supremo in una sorta di Parlamento, avente poteri legislativi, scelto dal Congresso dei Deputati del Popolo, collocato all\u2019estremit\u00e0 del potere sovietico e a sua volta eletto a suffragio universale. Di conseguenza, lo smembramento della Segreteria, della struttura centralizzata del PCUS e il parallelo rafforzamento dei Soviet hanno fatto s\u00ec che l\u2019Unione diventasse a tutti gli effetti un\u2019entit\u00e0 federale. Oltre ad essere venuta meno la percezione di centralit\u00e0 e di subalternit\u00e0 di cui godeva il partito, adesso i Soviet delle varie repubbliche agiscono come parlamenti di Stati indipendenti, in quanto la nuova carta costituzionale non prevede vincoli di subordinazione a organi di potere centrali. Successivamente, la Costituzione del 1990, con la modifica dell\u2019articolo 6 e l\u2019istituzione della carica di presidente dell\u2019Unione (ricoperta da Gorba\u010d\u00ebv), sancisce la fine del monopolio del Partito. In ambito sociale, dopo un primo periodo di continuit\u00e0 con le riforme andropoviane, si apre l\u2019epoca della glasnost\u2019, che in russo significa trasparenza. Il suo principio di fondo \u00e8 che le questioni importanti debbano essere di dominio pubblico e non pi\u00f9 risolte, come si soleva fare sino ad allora, in dibattiti a porte chiuse che coinvolgevano soltanto la classe politica. Ad ogni modo, gli anni della trasparenza vengono ricordati soprattutto per l\u2019acquisizione di una libert\u00e0 d\u2019azione, di parola e di pensiero inimmaginabili in Unione Sovietica. Infatti, si assiste alla nascita di associazioni politiche informali, a un generale ripensamento della storia nazionale in cui si pone l\u2019accento sulla denuncia del sistema autoritario e dell\u2019amministrazione centralizzata del partito, dei crimini staliniani e della \u201cstagnazione\u201d e, al contrario, vengono elogiati Lenin, la NEP e gli eroi positivi del socialismo. La censura viene abolita e ora \u00e8 possibile pubblicare praticamente di tutto; la stampa tratta spesso temi spinosi come l\u2019aborto, la devastazione del nucleare e la guerra in Afghanistan, oltre a riportare le terribili memorie dei detenuti nei Gulag. In questo clima anche l\u2019attivit\u00e0 artistica conosce un nuovo sviluppo, con la riabilitazione di dirigenti politici, artisti, scrittori e scienziati e l\u2019uscita in patria di opere prima pubblicate soltanto all\u2019estero. Anche la fede religiosa vive una grande crescita, soprattutto dal 1988, con l\u2019impegno assunto dallo Stato nella tutela delle libert\u00e0 religiose e il riconoscimento del ruolo svolto dalla Chiesa ortodossa nella societ\u00e0. Dal punto di vista economico, l\u2019URSS versa in condizioni disastrose. Gi\u00e0 dall\u2019inizio degli anni Ottanta la congettura favorevole dei prezzi di petrolio e di gas fin\u00ec e i giacimenti cominciarono a produrre meno. Nel 1986 emerge un ulteriore problema, ovvero, l\u2019assoluta mancanza di risorse finanziare, che causa la sospensione del processo di rinnovamento dell\u2019industria e di alcuni progetti ambientali. Di conseguenza, nel 1987 si opta per il passaggio a un\u2019economia mista, in cui si garantisce una maggiore autonomia alle imprese e si crea un settore privato organizzato in cooperative, per\u00f2 allo stesso tempo, non si ricorre ai prezzi di mercato e ci\u00f2 vanifica ogni intento innovatore. Per cui i massici investimenti per modernizzare industrie e macchinari si convertono in uno spreco di risorse e i proventi ricavati dall\u2019esportazione di materie prime finiscono. Senza la maggiore fonte di entrate, il governo si ritrova a dover diminuire drasticamente l\u2019importazione dei beni di consumo, causando una terribile penuria di viveri, che porter\u00e0 il Paese a soffrire la fame. Le riforme parziali sono fallite, ma ormai \u00e8 stato intrapreso un cammino e il ritorno all\u2019economia pianificata appare impossibile. In patria Gorba\u010d\u00ebv si ritrova in mezzo a due fuochi: i conservatori che ormai hanno perso la fiducia nella sua leadership e i radicali, che, aspirando allo smantellamento del regime comunista, gli contestano la lentezza con la quale le riforme vengono attuate e il loro carattere parziale. Inoltre, da ambo gli schieramenti, per ragioni chiaramente distinte, gli viene criticata la parziale rottura con il passato e l\u2019intenzione di rinnovare il partito dall\u2019interno. Anche l\u2019introduzione di un sistema multipartitico, interpretato come rottura definitiva con il leninismo, \u00e8 oggetto di contestazioni. Nel corso della sua esperienza ai vertici del potere sovietico, il leader del Partito cerca con scarsi risultati di strizzare l\u2019occhio sia ai radicali sia ai conservatori. Ai primi, con l\u2019approvazione del programma dei 500 giorni, un programma economico di transizione a una completa economia di mercato, poi per\u00f2 riadattato e infine abbandonato, generando una rottura insanabile con i radicali, guidati da Boris Nikolaevi\u010dEl\u2019cin. La svolta conservatrice \u00e8 invece testimoniata dalla sostituzione di due ministri rimpiazzati dai conservatori Pavlov e Pugo e dalla bozza di un nuovo Trattato dell\u2019Unione, in cui non si riconosce alle repubbliche il diritto di secessione, \u00e8 ribadito il primato delle leggi dell\u2019Unione e alle repubbliche si concede solo un limitato controllo delle proprie risorse. Nel frattempo, anche i radicali hanno creato una propria organizzazione politica, Russia Democratica, guidata da El\u2019cin, che oltre allo scioglimento del Partito comunista, preme per la creazione di istituzioni separate per la Federazione con le quali essa possa gestire i propri affari interni e amministrare le proprie ricchezze. \u00c8 cos\u00ec che nascono nel 1990 il Partito comunista, il KGB della RSFSR e il Congresso dei deputati del popolo della Russia, il quale ha il compito di eleggere il Soviet Supremo della Federazione, di cui El\u2019cin diventer\u00e0 presidente. Lo scopo dei radicali \u00e8 svuotare l\u2019Unione e le sue istituzioni di tutti i poteri e trasferirli alle Repubbliche, per poi ricreare una nuova Unione composta dalle Repubbliche a maggioranza russa. Tuttavia, le sue azioni rafforzano sia il nazionalismo russo sia le spinte indipendentiste, incoraggiate gi\u00e0 in precedenza dalla fine della repressione del dissenso, dalla maggior libert\u00e0 d\u2019espressione e d\u2019azione concesse dalla glasnost\u2019, ma che raggiungono il punto di svolta con la proclamazione di sovranit\u00e0 da parte del Soviet Supremo della Repubblica estone (marzo 1988). Infatti, tutti gli Stati membri dichiarano la propria sovranit\u00e0 entro dicembre 1990, addirittura, nel marzo dello stesso anno, la Lituania aveva gi\u00e0 proclamato la propria indipendenza, non accolta per\u00f2 dall\u2019Unione. Il violento intervento dell\u2019Armata rossa alla manifestazione per l\u2019indipendenza tenutasi a Tbilisi nel marzo 1989 ha suscitato una pioggia di critiche, che ha spinto la dirigenza a promettere che, d\u2019ora in avanti, l\u2019esercito sarebbe intervenuto soltanto in occasione di conflitti interetnici, che, per l\u2019appunto, sarebbero divampati da l\u00ec a poco inKazakistan, Uzbekistan, Tajikistan, Georgia e in Armenia e Azerbaijan (NagornoKarabach). Come se non bastasse, si \u00e8 dovuto far fronte al crollo del blocco sovietico in Europa centrorientale, dove sono crollati, oltre al Muro di Berlino, i regimi comunisti di Polonia, Cecoslovacchia, Romania, Ungheria, Bulgaria e Repubblica Democratica Tedesca (con la conseguente riunificazione delle due Germanie). La \u201cdottrina Bre\u017enev\u201d risulta oramai superata, adesso ognuno opera a modo suo senza ingerenza esterne, diventando artefice del proprio destino. In Russia Gorba\u010d\u00ebv deve far fronte a un forte calo di influenza e popolarit\u00e0, incrementato tra giugno e luglio del 1990 con la recezione della dichiarazione di sovranit\u00e0 della RSFSR e del primato delle leggi repubblicane su quelle dell\u2019Unione e con l\u2019uscita dei radicali dal PCUS. Un\u2019ulteriore flessione dei consensi si registra con l\u2019abbandono definitivo del piano economico dei 500 giorni, la richiesta e l\u2019ottenimento di poteri speciali per gestire personalmente la transizione a un\u2019economia di mercato. In molti quest\u2019ultima manovra \u00e8 risuonata come un campanello d\u2019allarme per un indesiderato ritorno all\u2019autoritarismo. Il 1991 \u00e8 un anno ricco di eventi in Unione Sovietica e d\u2019importanza capitale per la storia dell\u2019umanit\u00e0, che si apre con il 90% dei lituani che al referendum vota a favore dell\u2019indipendenza. Per arginare le spinte indipendentiste viene proposta una nuova bozza del Trattato costitutivo, nemmeno discussa da alcuni Stati membri, che ripristina il diritto di secessione e la ripartizione tra centro e Repubbliche della gestione delle tasse, budget, risorse e strategie di politica estera e di difesa. Per marzo s\u2019indice poi un referendum sul mantenimento dell\u2019Unione riformata in senso federale, a cui per\u00f2 non partecipano Moldavia, Georgia, Armenia e i Paesi baltici. Le altre Repubbliche si pronunciano per\u00f2 a favore del mantenimento dell\u2019Unione; di conseguenza, Gorba\u010d\u00ebv ritiene legittimo costituire una nuova URSS come libera associazione di repubbliche sovrane. In aprile, dopo che Estonia, Lettonia e Georgia si sono proclamate indipendenti, nella dacia di Novo-Ogar\u00ebvo , si raggiunge l\u2019accordo per la stipula di un nuovo Trattato costitutivo, la cui firma \u00e8 in programma per il 21 agosto e che contempla il diritto di secessione, il varo di una nuova Costituzione e nuove elezioni. \u00c8 particolarmente significativa la presenza di El\u2019cin tra i sottoscrittori degli accordi.Si decreta cos\u00ec la sconfitta dei conservatori e in giugno il neopresidente della Russia, forte del consenso popolare, estromette il Partito comunista dalle istituzioni della Repubblica. Con Gorba\u010d\u00ebv fuori Mosca, nonostante le molte insicurezze, i conservatori inscenano un colpo di stato con esiti a dir poco penosi. Con pochi strumenti e nella disorganizzazione pi\u00f9 totale procedono al sequestro del Segretario nella sua dacia crimeana e creano il Comitato statale per lo stato d\u2019emergenza, con l\u2019intento di proclamare lo stato d\u2019emergenza in tutto il Paese per sei mesi. Ma il presidente El\u2019cin, che gode di grande popolarit\u00e0 anche tra le forze armate, guida la protesta. I conservatori, non avendo le forze per contrastarlo, si arrendono quasi subito e i partecipanti al golpe vengono arrestati. Se da un lato il presidente della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa ha consacrato il suo prestigio, quello dell\u2019Unione ha irrimediabilmente minato il suo potere, tanto che su pressione dei radicali, il 24 agosto annuncia le proprie dimissioni da Segretario generale e dichiara sospesa l\u2019attivit\u00e0 del Partito. Tra agosto e dicembre 1991 ogni Stato proclama la propria indipendenza; oltretutto, l\u20198 dicembre Russia, Bielorussia e Ucraina creano la Comunit\u00e0 degli Stati Indipendenti (CSI), sottoscrivendo gli Accordi di Bia\u0142owie\u017ca (poi esteso ad altre otto repubbliche ad Alma-Ata) . L\u2019Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche \u00e8 di fatto crollata, anche se si considera il 25 dicembre come data simbolica della sua effettiva scomparsa, giorno in cui Gorba\u010d\u00ebv si dimette da presidente dell\u2019Unione e la bandiera sovietica viene ammainata e sostituita con il tricolore russo. Se in patria la figura di Michail Sergeevi\u010dGorba\u010d\u00ebv \u00e8 controversa e ancora oggi, dopo la sua morte avvenuta il 30 agosto 2022, oggetto di dibattitto tra l\u2019opinione pubblica, di certo non lo \u00e8 in Occidente, dove invece gode di un\u2019altissima popolarit\u00e0 per il suo determinante contributo alla stabilizzazione dei rapporti, all\u2019apertura delle frontiere e alla conclusione della Guerra fredda e dove \u00e8 stato molto apprezzato pure dai leader del tempo, quali Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Helmut Kohl e Papa Giovanni Paolo II per il rinnovo della politica estera, frutto del novoemy\u0161lenie. Un \u201cnuovo mododi pensare\u201d basato sul rispetto dei principi universali della salvaguardia dell\u2019umanit\u00e0, della libert\u00e0 e sul dialogo costruttivo volto a prevenire l\u2019insorgere di nuovi conflitti. Questa linea politica trova la sua conferma con la stabilizzazione dei rapporti sino-sovietici, con gli accordi per la conclusione della Guerra in Afghanistan e la volont\u00e0 di non intervenire nelle dinamiche interne di Paesi, quali lo stesso Afghanistan, Pakistan e gli Stati membri del Patto di Varsavia. Per di pi\u00f9, egli crede poi fortemente nel progetto di costruzione di una casa comune europea e una asiatica, quindi, uno spazio comune europeo e, in alternativa asiatico, dove la Russia possa essere un interlocutore privilegiato, pur rispettando per\u00f2 le sue caratteristiche e la sua identit\u00e0. Per quanto riguarda i rapporti con gli USA, invece, \u00e8 stato inizialmente necessario ricucirli, dopo che nel 1984 hanno raggiunto il punto pi\u00f9 basso della storia a causa dell\u2019installazione di nuovi missili a corto raggio in Europa e il conseguente abbandono dei colloqui di Ginevra sulla riduzione dei missili a medio raggio. Gorba\u010d\u00ebv, appena salito al potere, manifesta l\u2019intenzione di riprendere il dialogo con l\u2019America e ci\u00f2 avviene nel summit di Ginevra tra il Segretario e il Presidente Reagan, dove si decide di riaprire le trattative sui missili intermedi, ma, allo stesso tempo, gli americani non sembrano rinunciare al programma \u201cGuerre stellari\u201d (SDI). Gli incontri tra le due superpotenze assumono cadenza annuale, infatti, si tengono a Reykjavik nel 1986, dove si raggiunge un\u2019ampia convergenza sulla riduzione degli arsenali nucleari e a Washington nel 1987, in occasione della firma del trattato INF sulla riduzione dei missili intermedi. Poi continuano con il summit di Mosca del 1988, in cui si concorda una bozza sulla riduzione del 50% delle armi strategiche, con la firma del Trattato di Washington (un accordo sugli arsenali chimici e sui missili intercontinentali) e con il Trattato sulla riduzione delle forze convenzionali in Europa, siglati entrambi nel 1990.Per capire come il nuovo leader della Federazione riusc\u00ec ad ottenere la cieca fiducia di Eltsin e a emergere dal marasma della politica russa degli anni Novanta \u00e8 necessario fare un passo indietro, andando a ricostruire la biografia dell\u2019uomo che detiene il comando in Russia da oltre venti anni. Conoscere la sua vita prima della presidenza \u00e8 fondamentale per comprendere gli equilibri di potere che si muovono in Russia e la continuit\u00e0 con il passato sovietico. Nato il 7 ottobre del 1952 nell\u2019allora Leningrado, Vladimir Vladimirovi\u010d Putin, cresce in una famiglia di umili origini. La madre era un\u2019operaia, come il padre, il quale, tuttavia, interruppe la sua mansione verso la fine degli anni Trenta per diventare sommergibilista ed essere poi arruolato durante la Seconda guerra mondiale . Uomo umile ma vicino alle attivit\u00e0 locali del partito, avvicin\u00f2 sin da subito il figlio verso le istituzioni. La scalata verso il Cremlino di Putin inizia, dunque, in giovane et\u00e0 e dal gradino pi\u00f9 basso possibile, dalla periferia di Leningrado. La sua formazione accademica si svolse interamente nella sua citt\u00e0 natale, dove consegu\u00ec una laurea in Giurisprudenza. Poco dopo, grazie aicontatti che il giovane aveva tessuto all\u2019interno dell\u2019universit\u00e0 arriv\u00f2 la chiamata del KGB, lo storico servizio segreto sovietico, dove Putin lavor\u00f2 oltre venti anni e pose le basi per il suo arrivo al potere. Ufficialmente svolse il suo servizio, con numerosi scatti di carriera, dal marzo del 1975 all\u2019estate del 1991, anno in cui l\u2019Urss ha cess\u00f2 di esistere . L\u2019incarico pi\u00f9 importante lo ottenne negli ultimi anni dell\u2019Unione, in una strategica sede del KGB nei pressi di Dresda, in Germania Est, dalla quale fu costretto a tornare nel 1989 a seguito della caduta del Muro di Berlino.L\u2019esperienza ad alti livelli dello Stato sovietico di Vladimir Putin \u00e8 la certificazione plastica della continuit\u00e0 tra Unione Sovietica e Federazione Russa per quanto riguarda la sua \u00e9lite al potere. Il Paese, per quanto fosse radicalmente cambiato negli ultimi anni, tanto nella struttura economica quanto nella societ\u00e0, non aveva subito nessun ricambio in termini di classe dirigente. Quest\u2019ultima, infatti, aveva solo cambiato la sua retorica e il suo aspetto. Una volta terminata la sua esperienza all\u2019estero, Putin, conobbe l\u2019umo che divent\u00f2 il suo padrino politico: AnatolijSobchak, il nuovo sindaco di San Pietroburgo. Il futuro Presidente fu chiamato a lavorare in una posizione anonima ma centrale del sistema postsovietico: responsabile della Commissione per le relazioni esterne del Comune. L\u2019incarico prevedeva la concessione di licenze di esportazione alle aziende russe e della gestione dei beni che entravano e uscivano dal porto di San Pietroburgo. Inserito nel quadro degli anni delle privatizzazioni selvagge, questo ruolo, aveva assunto quindi un\u2019importanza strategica molto alta. Detenere il diritto di veto sulle licenze dell\u2019import-export di uno dei centri economici pi\u00f9 grandi dell\u2019intero sistema port\u00f2 Putin a tessere rapporti nelle pi\u00f9 alte sfere, specie negli ambienti pi\u00f9 controversi della societ\u00e0. Quegli anni, dunque, gli permisero di conoscere le zone pi\u00f9 oscure del potere, i segreti pi\u00f9 nascosti del Paese, traendone vantaggio anche in termini di arricchimento personale: molte inchieste certificarono grandi profitti da parte di Putin durante l\u2019amministrazione Sobchak. Durante suo incarico da vice-sindaco, il futuro leader, cre\u00f2 la sua rete di amicizie e di appoggi che gli consentirono di divenire pochi anni dopo il successore di Eltsin. Carolina De Stefano in Storia del potere in Russia stilla un elenco di alcuni nomi chiave che Putin riusc\u00ecad avvicinare in quei tempi: il futuro ministro e successivamente direttore della societ\u00e0 petrolifera Rosneft Igor Secin; l\u2019amministratore delegato di Gazprom Aleksej Miller; il comproprietario del Gunvor Group GennadijTimcenko; il futuro Primo ministro DmitrijMedvevdev; il presidente della Banca Rossija, noto come il \u201cbanchiere di Putin\u201d, Jurij Koval\u2019cuk\u00bb . Il sindaco, consapevole dell\u2019influenza che il KGB esercitava su San Pietroburgo, sent\u00ec necessit\u00e0 di avvicinare alla sua amministrazione una figura che potesse intrattenere dei buoni rapporti con questo organo, fu proprio per questo che fu selezionato il profilo di Putin. In breve tempo divent\u00f2 l\u2019uomo in seconda di Sobchak, ottenendo la carica di vice-sindaco: uno scatto che gli permetter\u00e0 di allargare ulteriormente le sue conoscenze. La criminalit\u00e0, come gi\u00e0 sottolineato, era estremamente fiorente in quegli anni e avere una carica importante in una delle citt\u00e0 pi\u00f9 ricche del Paese significava inevitabilmente venirne a contatto. Il giornalista NicolaiLilin per definire il ruolo del futuro presidente della Federazione Russa lo paragoner\u00e0 alla punta di una lunga lancia, attraverso la quale le mafie e l\u2019imprenditoria deviata infilzavano i vecchi beni dello Stato sovietico . Il 1996 fu l\u2019anno delle elezioni amministrative a San Pietroburgo. La leadership di Sobchak era tutt\u2019altro che stabile: uno dei suoi pi\u00f9 fidati assistenti, Vladimir Yankolev, decise di uscire dal suo team per fondare una lista alternativa. Egli, attraverso potenti appoggi tra i potentati della citt\u00e0 e una conoscenza profonda delle debolezze della vecchia amministrazione, riusc\u00ec ad ottenere la carica di sindaco. Come in tutte le campagne elettorali russe dopo il 1991, ci fu un grande uso dei media per guidare i cittadini al voto. Questo strumento non era utilizzato per\u00f2, solo per ottenere consensi, ma soprattutto per denigrare le coalizioni avversarie. A tal riguardo, il caso delle elezioni pietroburghesi del 1996 fu emblematico: Yankolev, per anni membro dell\u2019equipe di Sobchak, aveva disposizione una mole enorme di materiale compromettente, che forn\u00ec ai mass media per gettare fango sulla figura dell\u2019ex sindaco, descritto adesso davanti agli occhi della popolazione come il principale fautore, insieme al suo entourage, della dilagante criminalit\u00e0 che travolgeva ogni settore della citt\u00e0. La propaganda, a causa della precisione del nuovo candidato nel descrivere le zone pi\u00f9 oscure della vecchia amministrazione, fu estremamente efficace e garant\u00ec la vittoria aYankolev. Quest\u2019ultimo, a dimostrazione di quanto fossero controversi i rapporti tra i poteri nella Federazione Russa, pochi mesi dopo la sua vittoria cerc\u00f2 di integrare Putin nel suo team, il quale, tuttavia, declin\u00f2 l\u2019offerta. I motivi di questo rifiuto rimangono ancora molto discussi, molti lo considerarono come un gesto calcolato e altri, invece, lo videro come un grande atto di lealt\u00e0 verso Sobchak96 . Nel 1996, in seguito alla sconfitta elettorale, Putin, fu convocato nella capitale da Pavel Borodin: figura politica di elevatissima caratura che copr\u00ec per diversi anni il ruolo di vice capo dell\u2019amministrazione presidenziale e capo della direzione centrale di controllo della Presidenza. Dopo due anni a Mosca, dove consolid\u00f2 ulteriormente i suoi legami con i personaggi pi\u00f9 potenti del Paese, attraverso l\u2019appoggio del capo dell\u2019amministrazione presidenziale Viktor Jumasev, riusc\u00ec a ottenere una delle cariche pi\u00f9 importanti della Nazione, divenne direttore del FSB, il Servizio federale di sicurezza. Questo organo, sorto nel 1995, eredit\u00f2 il ruolo e la funzione del KGB sovietico: strutture e personale rimasero furono largamente mantenuti . Fu proprio durante questa esperienza al vertice che Putin conquist\u00f2 la fiducia di Boris Eltsin. Nel 1998, infatti, la crisi finanziaria imperversava e il Presidente era alla disperata ricerca di un sostituto che potesse proteggerlo da ogni tipo di azione penale, che verosimilmente sarebbe scattata una volta che avesse ceduto il potere qualora, il suo successore non fosse una persona a lui vicina. A tal proposito, tra i primissimi atti del Presidente ad interim, vi fu quello di concedere l\u2019amnistia a Eltsin e a tante altre figure di spicco del suo Governo .Putin, negli anni, consolid\u00f2 la sua popolarit\u00e0 attraverso un\u2019aspra critica nei confronti, oltre che dei responsabili del crollo dell\u2019Urss, dei protagonisti delle privatizzazioni, nonostante anch\u2019egli avesse tratto enormi benefici in termini sia economici che di potere, che difficilmente avrebbe ottenuto senza il tumulto degli anni Novanta. Una volta al Cremlino, tuttavia, condann\u00f2, talvolta con dichiarazioni, talaltra con vere e proprie sentenze di tribunale pilotate, una serie di figure con cui egli lavor\u00f2 a stretto contatto per diversi anni. Nonostante, infatti, larga parte dei suoi consensi arriver\u00e0 proprio dal suodichiarato disprezzo verso quel segmento del XX secolo, egli rappresenta la personalit\u00e0 che pi\u00f9 ne ha giovato. Pochi mesi prima che Putin diventasse Primo ministro, a causa della terribile crisi del 1998, si era aperto un durissimo scontro tra Eltsin e la camera bassa dell\u2019Assemblea federale della Federazione Russa. La Duma, infatti, per spodestare il Presidente, individuato come il principale responsabile del disastro economico del Paese, impose il nome di Primakov per formare un nuovo Governo. Dopo la sua nomina, inoltre, fu iniziato un altro tentativo di impeachment ai danni di Eltsin, il quale reag\u00ec pretendendo le dimissioni di Primakov e di fatto sostituendolo, in maggio, con SergejStepasin, al quale subentr\u00f2 Putin tre mesi dopo. Egli emerse, dunque, da un marasma istituzionale estremamente violento, durante il quale il sistema russo stava subendo pressioni interne ed esterne molto forti. Come scrive Antonella Scott sul Sole 24 Ore: \u00abLe dimissioni di Eltsin e il lancio di Putin sono avvenimenti che hanno a che fare con un\u2019abilissima manovra di palazzo pi\u00f9 che con un avvicendamento democratico\u00bb. Prima di ottenere definitivamente la carica di Presidente, Putin, dovette affrontare lo scoglio delle elezioni per la Duma del dicembre 1999, le quali costituirono un test fondamentale per la sua leadership. Durante questa tornata elettorale si registr\u00f2 una grande delusione della coalizione di Primakov, Patria Tutta la Russia, la quale ottenne solo il 12% e un grande successo, invece, la formazione di Putin con il 24% dei voti. Il migliore risultato lo ebbero i comunisti, capeggiati da Zjuganov, che riuscirono a garantirsi il 25% degli elettori. Essi, tuttavia, non avendo l\u2019appoggio dei gangli pi\u00f9 potenti del Paese non riuscirono a sfruttare a pieno questo successo e furono costretti ad allearsi con Unit\u00e0, la lista di Putin . Fu proprio attraverso questo sodalizio che il nuovo Premier riusc\u00ec a far ritirare Primakov dalla corsa alla presidenza e riuscendo cos\u00ec, nel marzo del 2000, a vincere le elezioni, con l\u2019ausilio di una faraonica campagna elettorale. Tra le elezioni per la Duma e quelle per la presidenza della Federazione Russa, si consumava al contempo l\u2019addio dalla politica di Boris Eltsin, il quale nello storico discorso di capodanno del 2000 lasci\u00f2 definitivamente il suo testimone a Putin.La sua ascesa al potere \u00e8 tutt\u2019oggi materia di dibattitto da parte degli storici che si sono occupati della Federazione Russa. La scelta di Putin, tra centinaia di volti, come candidato presidente \u00e8 ancora largamente coperta da un velo di mistero. Il leader russo non aveva mai ricoperto prima di allora ruoli mediaticamente esposti e, infatti, quando giunse al potere larga parte della popolazione non conosceva il suo nome. La Russia contemporanea, mette in risalto le due correnti di pensiero rispetto alle modalit\u00e0 della misteriosa ascesa di Putin, organizzando il dibattito tra coloro i quali misero in risalto il fatto che il cambio al potere avvenne senza violenza n\u00e9 colpi di Stato e altri, invece, che sottolinearono che la designazione eltsiniana, unita al controllo degli strumenti che pilotarono le elezioni, pregiudicarono la natura democratica di questo processo. Infine con l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina avvenuta il 24 Febbraio 2022, preceduta dall&#8217;unilaterale decisione del presidente russo Vladimir Putin di riconoscere come entit\u00e0 indipendenti le regioni orientali ucraine di Donetsk e Luhansk, ha scatenato un sanguinoso conflitto in seno al continente europeo che tutt&#8217;ora continua a protrarsi. La violenza con cui l&#8217;aggressione russa ai danni dell&#8217;Ucraina e della sua popolazione si \u00e8 svolta, insieme all&#8217;infrazione dell&#8217;ordine e della pace mondiale, nonch\u00e9 delle norme giuridiche che regolano il sistema di relazioni all&#8217;interno della comunit\u00e0 internazionale, hanno reso il conflitto russo-ucraino materia di discussione e preoccupazione globale. Sin dal suo inizio, infatti, \u00e8 stato al centro dell&#8217;interesse mediatico di tutto il mondo, che ne ha scandito gli avvenimenti e che si \u00e8 reso parte direttamente come dimensione dell&#8217;andamento del conflitto stesso. L&#8217;escalation di violenza e dell&#8217;uso della forza in maniera illegittima da parte della Russia, ha profondamente turbato l&#8217;equilibrio della sfera internazionale e delle principali istituzioni globali, che hanno provveduto a muoversi celermente al fine di rispondere a una tale breccia della pace, soprattutto perch\u00e9 avvenuta all&#8217;interno di un area che dovrebbe promuovere la democrazia e la risoluzione di conflitti in maniera pacifica, come indicato nelle norme del sistema giuridico internazionale. Dalle Nazioni Unite, all&#8217;Unione Europea ad anche organizzazioni internazionali non governative, la comunit\u00e0 internazionale e le sue principali istituzioni hanno inequivocabilmente condannato la condotta della Russia, schierandosi dalla parte dell&#8217;Ucraina e richiedendo l&#8217;immediata cessazione del conflitto e delle azioni illegali perpetrate a danno della popolazione ucraina e dei principi fondanti del sistema giuridico internazionale. Le decisioni del governo russo si sono tradotte nella violazione della sovranit\u00e0 e integrit\u00e0 territoriale dell&#8217;Ucraina, nonch\u00e9 all&#8217;infrazione della proibizione dell&#8217;uso della forza e alla violazione di numerosi diritti umani e norme del diritto internazionale umanitario. Sarebbe tuttavia errato considerare lo scoppio della guerra in Ucraina come un evento a s\u00e9 stante, scevro da influenze del passato e di conflitti precedenti. Le relazioni e le dinamiche che intercorrono tra Ucraina e Russia, infatti, ora venute alla luce cos\u00ec prepotentemente, sono frutto di un&#8217;eredit\u00e0 storica che si intreccia strettamente con il passato, le ideologie, l&#8217;etnia e le tradizioni che questi due stati condividono. Oggi Ucraina e Russia si trovano nuovamente schierate in un conflitto prolungato di cui \u00e8 difficile prevedere l\u2019esito: da un lato la Russia che non accenna a voler rinunciare alla sua area di influenza; dall\u2019altro l\u2019Ucraina irriducibilmente impegnata a difendere la propria esistenza in quanto nazione indipendente e sovrana. A complicare il quadro, il carattere internazionale del conflitto che vede l\u2019intensificarsi del sostegno occidentale all\u2019Ucraina. Sebbene, infatti, alcuni esperti ritengano l\u2019invasione del 2022 l\u2019ultima fase di quello scontro che, iniziato nel 2014 con l\u2019annessione della Crimea, avrebbe vissuto una tregua per poi esplodere otto anni dopo, l\u2019elemento di novit\u00e0 \u00e8 rappresentato oggi dall\u2019internazionalizzazione del conflitto. Lo proverebbero le relazioni sino-russe degli ultimi anni anche se il presidente Xi Jinping sembra voler mantenere una posizione di prudenza rivelata dalle dichiarazioni che ribadiscono il rispetto della sovranit\u00e0 e l&#8217;integrit\u00e0 territoriale di tutti gli Stati, ivi compresa l\u2019Ucraina, da parte della Cina. Meno prudenti sembrano invece essere le posizioni del Presidente americano Joe Biden che ha reagito alla minaccia russa di destabilizzazione di quello che, secondo alcuni, sarebbe \u201cl\u2019impero americano\u201d, ovvero l\u2019Europa, con una guerra economica che avrebbe trasformato la strategia della deterrenza in quella, pi\u00f9 contemporanea, della pressione economica declinata nelle sanzioni commutate a Mosca per le sue violazioni. Dunque da un lato gli Stati Uniti, convenzionalmente garanti della democrazia e del diritto internazionale, dall\u2019altro la Russia autoproclamatasi difensore del popolo ucraino, sembrerebbero essere i veri protagonisti dello scontro. In questo quadro, l\u2019Ucraina sarebbe l\u2019oggetto della contesa, un simbolo dell\u2019influenza russa o statunitense sull\u2019Europa orientale. Tuttavia, questa interpretazione non regge la prova della storia e, anzi, sembrerebbe avallare le tesi di Mosca per cui l\u2019Ucraina sarebbe stata manovrata dall\u2019Occidente. Ci\u00f2 che, invece, sembrerebbe essere certo \u00e8 che il riaccendersi della cosiddetta questione ucraina ha aperto una questione ben pi\u00f9 ampia che riguarda la tenuta dell\u2019ordine geopolitico europeo, e forse mondiale, post guerra fredda. L\u2019Ucraina, dopo l\u2019indipendenza del 1991, si presenta come uno stato fortemente segnato dal retaggio sovietico che, nonostante i ripetuti tentativi di trasformare la propria economia, ha continuato a soffrire dell\u2019eredit\u00e0, sul piano interno, degli oltre settant\u2019anni di appartenenza all\u2019Unione Sovietica. Ci\u00f2 risulta evidente negli sforzi compiuti per eliminare almeno due ostacoli al proprio sviluppo: la corruzione e la concentrazione di ricchezza nelle mani degli oligarchi. Va detto, tuttavia, che una trasformazione del paese \u00e8 avvenuta. La societ\u00e0 ucraina ha visto l\u2019emergere di una nuova classe che nel corso di un decennio, dalla Rivoluzione arancione del 2004 a quella delle Dignit\u00e0 del 2014, ha espresso la volont\u00e0 di allontanarsi dall\u2019influenza sovietica per avvicinarsi al modello economico e politico occidentale. L\u2019Ucraina post sovietica ha dunque intrapreso un percorso politico-istituzionale opposto rispetto alla Russia. La stessa costituzione del paese rivendica l\u2019identit\u00e0 nazionale, la tradizione repubblicana e il legame con l\u2019Europa e con il modello sociale, economico, politico e culturale con l\u2019Occidente. Quanto alla Russia, alla luce dell\u2019invasione all\u2019Ucraina del 24 febbraio del 2022, \u00e8 possibile individuare almeno un elemento di continuit\u00e0 nella politica estera post sovietica di Mosca: l\u2019eccezionalismo russo per cui la Russia avrebbe \u00abil dovere quasi divino di riunire gruppi etnici pi\u00f9 piccoli (e nazioni) intorno al suo nucleo\u00bb. Questa impostazione che attinge alla nozione dell\u2019epoca zarista del \u201cdestino manifesto\u201d della Russia risalirebbe all\u2019idea di Ivan il Terribile di Russia quale Terza Roma. In continuit\u00e0 con quest\u2019idea, la Russia di Putin, si caratterizza per una politica estera nazionalista che si fonda sulla tesi che esista un legame naturale e indissolubile tra la Russia e gli stati ad essa confinanti nella parte sud orientale, in particolare l\u2019Ucraina, simbolo dell\u2019antico stato mediovale della Rus\u2019di Kiev. Corollario di questa tesi sarebbe il ruolo della Russia quale difensore del proprio legame con lo stato slavo comune (Russia, Bielorussa e Ucraina), dissoltosi con la fine della guerra fredda, dall\u2019influenza occidentale. In questo senso l\u2019Occidente, a partire dall\u2019espansione della NATO e dell\u2019Unione Europea, avrebbe avuto un ruolo nella ridefinizione dell\u2019eccezionalismo russo in chiave culturale. Anche l\u2019Unione Economica Euroasiatica del 2011 rifletterebbe la necessit\u00e0 di forzare un alternativa russa al modello europeo che per\u00f2, al contrario di quello russo pensato sull\u2019 \u201cunica\u201d identit\u00e0 russa, si fonda sulla promozione di una cultura trans etnica. In questo quadro, l\u2019integrazione dell\u2019Ucraina con l\u2019Unione Europea, mina il sogno russo dell\u2019egemonia regionale dal punto di vista economico e geopolitico. Di conseguenza, sembrerebbe che l\u2019eccezionalismo russo, con rispetto all\u2019Ucraina, abbia in realt\u00e0 l\u2019obiettivo di creare una faglia, o meglio una frattura, proprio tra Ucraina e Unione Europea. Sono numerosi gli esperti che sposano questa lettura sottolineando che l\u2019elemento della comunanza etnico-culturale sia poco pi\u00f9 che un pretesto dietro al quale si celerebbe l\u2019obiettivo geostrategico di limitare l\u2019influenza europea in un territorio, quello dell\u2019Ucraina, fondamentale. Tutto ci\u00f2 porta a concludere che l\u2019Ucraina sia oggi diventata il simbolo di una guerra che contiene in s\u00e9 diversi scontri di cui il primo, quello pi\u00f9 tangibile e straziante, \u00e8 la guerra tra russi ed ucraini. A questa, tuttavia, si aggiunge la contrapposizione tra sistemi politici: da un lato il modello autocratico russo, dall\u2019altro quello democratico-liberale europeo. Infine, una terza dimensione dello scontro riguarda gli Stati Uniti e la mancata promessa di non allargamento delle NATO verso est. A quasi un anno dall\u2019inizio del conflitto prevedere l\u2019esito di questi scontri resta difficile, come difficile era la previsione dell\u2019invasione dello scorso 24 febbraio. I governi occidentali oggi, come nel 2014, sembrano non essere in grado di formulare una risposta compatta di fronte a questa crisi. Russia e Ucraina non sembrano, per ora, disposte a cedere e imboccare la strada del compromesso e dunque della pace, nonostante i diversi tentativi di mediazione da parte di terzi. Di conseguenza, si evince una rigidit\u00e0 delle posizioni tale per cui la realizzazione di un accordo in tempi brevi, o relativamente brevi, non sembra essere convincente. Probabilmente, l\u2019impressione della Russia, e forse di Putin, era quella di poter vincere una \u201cguerra lampo\u201d, in un momento in cui, la pandemia da covid-19 aveva destabilizzato e indebolito l\u2019occidente. Al contrario, la resistenza ucraina si \u00e8 rivelata in grado di rispondere adeguatamente al fuoco russo che non ha risparmiato i civili e che non si \u00e8 limitata alle armi convenzionali. Al di l\u00e0 della minaccia atomica, evidentemente sottovalutata in questa fase del conflitto, la Russia \u00e8 infatti ricorsa a strategie di guerra ibrida per indebolire il suo nemico. Quale sia l\u2019obiettivo ultimo di Putin, se la sola Ucraina, fondamentale dal punto di vista strategico e propagandistico per legittimare la potenza russa tanto sul piano interno che su quello esterno, o la ricomposizione dell\u2019ex area di influenza sovietica, non \u00e8 del tutto chiaro. Soprattutto, non \u00e8 di facile comprensione perch\u00e9 questa guerra debba essere combattuta oggi e non al momento dell\u2019indipendenza ucraina del 1991, o al momento del vertice di Bucarest del 2008 quando l&#8217;Ucraina aveva presentato formale per avviare un piano di adesione NATO, oppure gi\u00e0 nel giugno del 2021 in occasione del vertice di Bruxelles che aveva recuperato e ribadito quanto stabilito in quello di Bucarest del 2008. Allo stesso modo, per quanto il conflitto dal lato ucraino si motiva con la necessit\u00e0 inevitabile di reagire all\u2019invasione russa e difendere l\u2019estensione territoriale e soprattutto la sovranit\u00e0 del paese, alcune ambiguit\u00e0 vanno sottolineate. Innanzitutto, si evidenzia una propaganda internazionale che criminalizza il nemico russo per offrire un\u2019immagine, in contrapposizione, dell\u2019Ucraina come paese democratico e meritevole di essere pienamente e a pieno titolo accolto nelle principali istituzioni, in Europa e nella NATO. Non \u00e8 certo il primo segnale della volont\u00e0 di questo paese di aderire all&#8217;organizzazione, al contrario la novit\u00e0 \u00e8 forse la nuova strategia del governo ucraino per raggiungere tali obiettivi che, fino a qualche mese fa, apparivano ancora distanti soprattutto in ragione dell\u2019arretratezza economica e della corruzione che ancora persistono nel paese. Un ulteriore elemento di riflessione \u00e8 rappresentato dalle conseguenze, o meglio, dall\u2019impatto che il conflitto sta avendo sull\u2019occidente tutto e, in maniera particolare sull\u2019Europa. L\u2019Europa, infatti, fedele \u201calleato-vassallo\u201d degli Stati Uniti ha immediatamente prestato la sua piena solidariet\u00e0 nei confronti dell&#8217;Ucraina senza per\u00f2 assumere un atteggiamento compatto per la risoluzione della crisi. Certamente la violazione grave della sovranit\u00e0 territoriale dello Stato ucraino da parte della Russia \u00e8 stata condannata, tuttavia, ci\u00f2 che risulta evidente \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di individuare una risposta altra rispetto alle sanzioni economiche e la condanna dell\u2019aggressione. Da questo punto di vista, la questione ucraina ha mostrato e forse amplificato la crisi della cosiddetta governance europea, anche questa di non facile risoluzione. Si potrebbe perfino azzardare che, dal punto di vista europeo, la crisi ucraina rappresenta una occasione perduta su almeno due piani, il primo e pi\u00f9 importante dei quali, \u00e8 forse l\u2019occasione di ritrovare una autonomia politica rispetto agli Stati Uniti, per la prima volta rispetto alla fine della seconda guerra mondiale. Con ci\u00f2 non si vuole sostenere che l\u2019attuale conflitto abbia avuto o abbia una rilevanza maggiore rispetto ad altri conflitti che si sono susseguiti nel globo negli ultimi settant\u2019anni, ma non bisogna sottovalutare la collocazione geografica degli attori ora coinvolti. In questo senso, un conflitto geograficamente europeo perch\u00e9 combattuto in Ucraina, richiederebbe forse una maggiore e pi\u00f9 decisa risposta europea. Allo stesso modo, un&#8217;altra occasione perduta dell\u2019Europa contemporanea, \u00e8 probabilmente di natura ideologica. Si tratta di analizzare l\u2019applicazione dei valori europei, in particolare della solidariet\u00e0 europea, e della relativit\u00e0 con cui, in maniera pi\u00f9 o meno autonoma da parte dei singoli stati membri, la si applica alle situazioni. Ci si \u00e8 interrogati, ad esempio, durante le prime fasi del conflitto, rispetto all\u2019inedita protezione temporanea che l\u2019Europa ha accordato ai profughi ucraini per un massimo di tre anni. In particolare, ci si \u00e8 domandati, con rispetto alla Polonia, cosa avesse imposto una nuova declinazione della solidariet\u00e0 accordata ai profughi ucraini nel 2022 e non ai migranti provenienti dal Medio oriente che, solo lo scorso novembre 2021, venivano ammassati al confine tra Bielorussia e Polonia. Da questo punto di vista, non si pu\u00f2 affermare che l\u2019applicazione dei valori europei sia del tutto uniforme e coerente in tutte le occasioni. Inoltre, ad un primo bilancio, si registra un, auspicabilmente momentaneo, fallimento della diplomazia europea che, probabilmente, soffre la mancanza di un leader in grado di porsi al di sopra degli interessi particolaristici dei singoli stati. Allo stesso modo, gli Stati Uniti, a tutti gli effetti l\u2019interlocutore con cui la Russia dovrebbe negoziare un accordo, non hanno assunto un atteggiamento favorevole alla soluzione diplomatica. Va detto che, al momento attuale, non \u00e8 chiaro quale siano le motivazioni che sostanziano l\u2019atteggiamento americano, come non sembra plausibile che la conclusione del conflitto a favore di uno o dell\u2019altro attore coinvolto possa concretamente mutare il ruolo americano. Dinanzi ad una vittoria russa e all\u2019ipotetica completa annessione dell\u2019Ucraina o, al contrario, ad una vittoria ucraina sostenuta dagli americani, \u00e8 difficile immaginare uno stravolgimento degli equilibri generali. Non bisogna sottovalutare, infatti, che le relazioni internazionali hanno assunto un carattere multilaterale tale per cui la contrapposizione dei due blocchi, tipica della guerra fredda, risulterebbe oggi anacronistica e probabilmente irrealistica. Quello che sembrerebbe essere probabilmente maggiormente plausibile \u00e8 forse un progressivo disinteresse verso la questione simile a quanto accaduto per l&#8217;Afghanistan. A stabilire le sorti di questo conflitto saranno probabilmente i risultati delle prossime elezioni americane e, in misura non minore, la capacit\u00e0 dell\u2019occidente di individuare risposte energetiche alternative al gas russo. Se, infatti, la riduzione dell\u2019erogazione ha consentito l\u2019opportunit\u00e0 di individuare fonti alternative che potessero integrare la carenza provocata dalle \u201ccontro sanzioni\u201d russe, \u00e8 evidente che un prolungarsi del conflitto determiner\u00e0 l\u2019urgenza di sviluppare rapidamente piani energetici alternativi, ma soprattutto e stata il preludio di una situazione economicamente difficile, soprattutto dopo la recessione economica provocata dalla pandemia. Sono questi aspetti da non sottovalutare e che ci permettono di comprendere quanto la questione ucraina sia in realt\u00e0 intrecciata a questioni ben pi\u00f9 ampie e oggi pi\u00f9 che mai fondamentali. Da questo punto di vista, ci si augura che la questione ucraina possa trovare una composizione pacifica al pi\u00f9 presto possibile, ma soprattutto ci si augura che l\u2019occasione di questa crisi possa aprire una riflessione importante su quali debbano essere le priorit\u00e0 della politica internazionale, tanto occidentale ed europea, quanto globale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Scrivendo questo editoriale mi sono come sempre posto delle domande : Era meglio quando era Urss e c\u2019era il Muro di Berlino? Oggi perch\u00e9 la Russia si sente minacciata da chi, che ruolo a l\u2019Nato in questo momento? 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