{"id":1000033519,"date":"2026-07-18T07:39:13","date_gmt":"2026-07-18T10:39:13","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033519"},"modified":"2026-07-18T07:39:15","modified_gmt":"2026-07-18T10:39:15","slug":"a-londra-una-mostra-dedicata-a-frida-kahlo-unicona-che-con-la-sua-arte-ha-lasciato-una-traccia-indelebile-nella-storia-dellarte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033519","title":{"rendered":"A Londra una mostra dedicata a Frida Kahlo Un\u2019Icona che con la sua Arte ha lasciato una traccia indelebile nella Storia dell\u2019Arte"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 3 Gennaio 2027 si potr\u00e0 ammirare alla Tate Modern di Londra una mostra dedicata a Frida Kahlo \u2013 La Nascita di un\u2019Icona a cura di Tobias Ostrander&nbsp;e Beatriz Garc\u00eda-Velasco. Frida Kahlo \u00e8 diventata un&#8217;icona globale e un punto di riferimento fondamentale per una generazione di artisti. Attraverso le opere di coloro che ne hanno subito l&#8217;influenza e la sua stessa produzione straordinaria si vuole ripercorre l&#8217;ascesa di Kahlo da pittrice relativamente sconosciuta a fenomeno culturale mondiale. L\u2019esposizione nasce da una collaborazione con il Museum of Fine Arts di Houston, la mostra esamina come l&#8217;arte e la vita di Kahlo abbiano ispirato generazioni di artisti attraverso media, movimenti e comunit\u00e0 diverse in tutto il mondo. Per la prima volta nel Regno Unito da oltre vent&#8217;anni, i visitatori potranno scoprire l&#8217;intera evoluzione di Frida Kahlo: autoritratti raramente esposti faranno parte di una selezione di oltre trenta opere, presentate insieme a fotografie e oggetti personali. Costruendo sulla retrospettiva del 2005 della Tate Modern, questa mostra va oltre, dimostrando l&#8217;impatto di Frida sulla storia dell&#8217;arte e mettendo le sue opere in dialogo con artisti moderni e contemporanei di tutto il mondo che si sono ispirati alla sua estetica, alla sua identit\u00e0 e alla sua biografia. Insieme rivelano come la storia di Kahlo continui a essere reimmaginata e rivendicata da nuove generazioni, consolidando il suo posto tra le figure pi\u00f9 influenti della storia dell&#8217;arte. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Frida Kahlo apro il mio saggio dicendo : Sulla copertina della rivista \u201cGraphic Survey\u201d del 1931 c\u2019\u00e8 un\u2019illustrazione di&nbsp; Diego Rivera dal titolo \u2018Mexicans in our midst\u2019 che raffigura un lavoratore statunitense e uno messicano che si stringono la mano. Sotto di essi vi \u00e8 un cartello, da un lato si legge \u2018frontera\u2019, dall\u2019altro \u2018border\u2019, la parola spagnola per confine e il suo corrispettivo inglese. Solamente un anno pi\u00f9 tardi la moglie dell\u2019artista, Frida Kahlo, dipinse il suo \u2018Autoritratto\u2019 al confine tra Messico e USA, in cui la sua figura appare al centro di due paesaggi costellati di elementi iconografici relativi a due culture differenti. Il confronto tra queste due immagini aiuta a evidenziare analogie e differenze utili a introdurre alcune chiavi di lettura principali per ripercorrere la storia del confine tra Stati Uniti e Messico. In Diego Rivera lo si nota dall\u2019abbigliamento degli uomini mentre in Frida Kahlo \u00e8 l\u2019industria statunitense con le sue fabbriche a contrastare visivamente con la dimensione del lavoro agricolo tradizionale della terra messicana. Nella loro diversit\u00e0 le immagini suggeriscono che questa \u00e8 una storia fatta di momenti di incontro e scontro, di divisioni e mescolanze, di lavoro e cultura. Tracciando in breve le vicende che trasformarono il \u2018border\u2019 in una \u2018herrida abierta\u2019 che da un semplice cartello si \u00e8 trasformata nel tempo in un solido muro di ferro,&nbsp; questo ci permetter\u00e0 di comprendere le evidenti discontinuit\u00e0 tra i due paesaggi dipinti da Frida Kahlo, nonch\u00e9 coglierne alcune premesse e tematiche centrali alla \u2018Border Art\u2019. Nello scrivere \u201cconfine\u201d in spagnolo e in inglese, Rivera non solo adotta un codice linguistico che distanzia la sua opera da quella della moglie, ma anticipa anche una riflessione terminologica centrale alle evoluzioni principali del lemma. In inglese le parole border e boundary fanno parte della categoria lessicale degli edge, \u201ci bordi\u201d. Un bordo corrisponde al punto in cui la materia finisce e rinuncia alla sua qualit\u00e0 estensiva. Border e boundary, tuttavia, marcano la fine di qualcosa, ma anche l\u2019inizio di qualcos\u2019altro . L\u2019etimologia italiana e quella latina possono aiutare a comprendere questa bivalenza, in italiano \u201cconfine\u201d deriva dall\u2019aggettivo latino \u2018cunfinis\u2019, composto, a sua volta, da cum, \u201ccomune\u201d e finis, \u201ctermine\u201d. Pertanto, il confine non sarebbe altro che un \u201cbordo condiviso\u201d, il punto in cui qualcosa finisce per qualcuno e qualcosa inizia per qualcun altro. La differenza che, a sua volta, intercorre tra i due sinonimi di confine, border e boundary, \u00e8, invece, quella che sta alla base delle trasformazioni del confine USA -Messico. Tra la fine dell\u2019800 e i primi del \u2018900, infatti, gli Stati Uniti incoraggiarono attivamente il movimento di lavoratori dal Messico per settori lavorativi come miniere, ferrovie e soprattutto agricoltura . In quel periodo, oltre alla carenza di lavoratori, a fare spesso da motore per le richieste degli USA furono anche alcune leggi per l\u2019immigrazione, come il Chinese Exclusion Act e il Geary Act del 1892, che vietavano l\u2019arrivo dei cinesi negli USA e portavano, di conseguenza, alla necessit\u00e0 di sopperire alla mancanza di forza lavoro tramite l\u2019apertura delle porte ai messicani. L\u2019idea di una \u2018boundary\u2019 facilmente permeabile si vede confermata anche su un piano demografico, queste popolazioni si confusero tra loro, dapprima attraverso l\u2019arrivo dei bianchi e successivamente a causa dell\u2019ingresso temporaneo o definitivo di lavoratori e immigrati messicani. Un\u2019ulteriore conferma delle relazioni pacifiche al confine \u00e8 il fatto che, fino al 1920, non vi era ancora la distinzione terminologica che divenne in seguito centrale alle politiche immigratorie americane, tra legal e illegal aliens, ovvero stranieri legali e illegali . La coesistenza tra questi due tipi di lavoratori stranieri si rafforz\u00f2 durante la Prima Guerra Mondiale, in quel momento infatti i lavoratori messicani ebbero la possibilit\u00e0 di fuoriuscire dai settori agrari, minerari e ferroviari per potersi dedicare all\u2019industria necessaria alla guerra, generando per giunta un\u2019urbanizzazione maggiore e un conseguente incremento degli arrivi di altri messicani per sopperire al lavoro nelle campagne . Ci\u00f2 condusse non solo allo sviluppo delle citt\u00e0 di frontiera, ma anche a un consolidamento sociale ed etnico e a una pi\u00f9 complessa articolazione di classi sociali anche all\u2019interno delle minoranze. La situazione stabile e tranquilla del confine ritard\u00f2 tuttavia la consapevolezza da parte di questi lavoratori della loro condizione minoritaria e spesso subordinata all\u2019interno della societ\u00e0 statunitense. Solamente a partire dal 1920 il Congresso inizi\u00f2 a considerare delle legislazioni restrittive per regolamentare l\u2019ingresso di immigrati.&nbsp;Fu con la famosa Grande Depressione del 1929 che si venne a creare l\u2019occasione per cui il confine pot\u00e8 assumere per la prima volta delle sfumature pi\u00f9 affini al termine \u2018border\u2019. Improvvisamente, la crisi e la povert\u00e0 a essa conseguenti portarono coloro che prima erano considerati dei lavoratori volenterosi a essere visti negativamente, come dei potenziali concorrenti degli \u2018anglos\u2019 per il lavoro e per i sussidi offerti dallo Stato. Dal 1929 al 1937 furono i messicani deportati forzatamente verso le citt\u00e0 messicane pi\u00f9 vicine al confine, questi episodi resero il \u2018border\u2019 simbolicamente pi\u00f9 reale per gli americani, mentre l\u2019esperienza di arresto e rimozione lo resero abbastanza tangibile anche per i messicani . L\u2019idea di diaspora dovrebbe risultare pi\u00f9 chiara e, se si considera quanto avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale, questa acquista ancora pi\u00f9 importanza. Il processo fu molto simile a quello della guerra precedente, ma questa volta ebbe una portata maggiore e una validit\u00e0 anche su un piano politico-istituzionale. Nuovamente, infatti, la mobilitazione militare cre\u00f2 una carenza di forza lavoro nelle campagne e questo condusse a un\u2019ulteriore richiesta di manodopera dal Sud che si concretizz\u00f2, in questo caso, in un vero e proprio accordo. Il Bracero Program, come venne chiamato, permise dal 1942 al 1964, l\u2019ingresso negli USA a contadini e operai messicani con visti temporanei e per brevi periodi lavorativi. L\u2019arte come sempre diviene necessariamente la risposta principale all\u2019impossibilit\u00e0 di potersi esprimere col linguaggio ovvero, il ribaltamento dei simboli e la ricerca di iconografie dal passato, la presa di coscienza dei confini etnici del popolo messicano, la tendenza ad analizzare ogni tipo di discriminazione in termini di \u2018border\u2019 si configurano come le linee guida di un\u2019arte sempre pi\u00f9 indirizzata a rendere \u2018nepantla\u2019 un tratto distintivo. &nbsp;Come tutti noi&nbsp; sappiamo le figure emblematiche di questo periodo furono Diego Rivera e Frida Kahlo. Ella nasce nel 1907 era di famiglia ebrea-ungherese e ispanico messicana, figlia di Wilhelm Kahlo che era un fotografo, amante della letteratura e della musica, pittore emigrato dall\u2019Ungheria che, appena giunto in Messico, cambia il suo nome in Guillermoe di Matilde Calderon y Gonzales, figlia di una messicana e di un indios, nata a Oaxaca, antichissima citt\u00e0 azteca, Frida nasce negli anni della rivoluzione e la sua vita, riflette e trascende l\u2019evento centrale del Messico del ventesimo secolo. Le suggestioni rivoluzionarie \u2018esplodono\u2019 nelle immagini di profonde antinomie, spaccature, sofferenze, spargimenti di sangue e mutilazioni presenti nella sua opera e, allo stesso tempo, nell\u2019attaccamento vitale alla terra, al colore e alla forma, sono straordinarie la continuit\u00e0 e la connessione tra il corpo di Frida e le profonde divisioni del Messico al tempo in cui lei era bambina. Molti studiosi dell\u2019artista sostengono la necessit\u00e0 di approfondire il profondo legame che unisce un\u2019opera d\u2019arte a tutti i fatti culturali e i contenuti spirituali di un\u2019epoca, la forma infatti non pu\u00f2 essere disgiunta dal contenuto e dalla disposizione delle linee e del colore, dalla luce e dalle ombra, dai volumi e dai piani, per quanto incantevole come spettacolo, dev\u2019essere anche intesa come portatrice di un significato che va al di l\u00e0 del valore visivo. Il Messico \u00e8 un esempio emblematico di convivenza pluri-culturale, un luogo in cui si realizza quella creolizzazione dello spazio e dell\u2019immaginario che affonda le radici in un rizoma. A mio avviso il Messico fornisce una risposta all\u2019equivoco di origini monoculturali e di presunta purezza originaria, basti pensare all\u2019avvicendarsi di cambiamenti socio-politici dall\u2019Impero Indio al Viceregno spagnolo e poi alla Repubblica indipendente. Durante il periodo coloniale il Messico cre\u00f2 una cultura mestizia india ed europea, barocca e sincretica, nella quale i caratteri ambigui della cultura azteca convivevano con il Dio cristiano crocefisso. La pax porfiriana dur\u00f2 30 anni fino al 1910 quando le masse contadine di Pancho Villa ed Emiliano Zapata insorsero per disvelare il volto lacerato del Messico, in cui una non numerosa \u00e9lite \u2018dorata\u2019 di privilegiati conviveva con i milioni di dannati della terra. Se la rivoluzione messicana non fu esattamente un successo politico, fu invece un successo culturale, in cui il popolo si riappropri\u00f2 dei doni della lingua, della musica e dei colori dell\u2019arte popolare. Frida nasce e cresce in questo clima, figlia del Messico di Rivera e Zapata, figlia delle contraddizioni luminose e accattivanti di un paese che lacerato trova forza nel Palacio de BellasArtes e negli intellettuali come Herr\u00e0n, &nbsp;che trovano nelle avanguardie accademiche una nuova vitalit\u00e0 e nuove filosofie. L\u2019esperienza della vita di Frida risuona con la pedagogia insita nell\u2019opera di Goya&nbsp; che, attraverso la sua arte sottile e acuta, rilanciava quell\u2019 influsso illuminista che lo aveva reso reattivo alle condizioni del tempo, trascendendolo, per farne oggetto e tema della propria visione artistico-culturale. Il Goya in questo clima di cultura asfittica, rivedeva gli schemi della sua stessa esistenza ed estendeva la sua critica verso l\u2019esterno, tratteggiando, con l\u2019arte, i temi del pensiero europeo. Frida Kalho&nbsp; all\u2019et\u00e0 di sei anni \u00e8 affetta da spina bifida ed erroneamente diagnosticata come poliomielitica ella scopre la malattia e la sofferenza fisica. \u00c8 straordinaria la documentazione fotografica di quegli anni, il padre fotografo ritrae la figlia con assiduit\u00e0 e grande cura, Frida viene raffigurata spesso insieme ai suoi giocattoli, la dimensione dell\u2019infanzia veniva valorizzata e rispettata, e quindi mostrata con naturalezza al mondo. Per tutta la sua vita la pittrice scrisse un diario, grazie al quale \u00e8 stato possibile ricostruire una biografia molto dettagliata e ricca, valorizzando una fonte privata e intima. In particolare, sono sei pagine di diario assai dense e dalla scrittura incerta a diventare la fonte privilegiata dei biografi di Frida, sei pagine in cui emerge una forte determinazione a raccontarsi in modo vivido e lucido. Tra le pagine del suo diario personale emergono riflessioni che permettono di capire meglio quella fase della sua infanzia, della madre diceva che era molto simpatica, attiva e intelligente, ma anche calcolatrice, crudele e religiosa in modo fanatico. Frida Kahlo si dipinge piccola nel corpo e con la testa da adulta, la bocca semiaperta e lo sguardo fisso mentre le viene donato quel latte e sangue messicano che sgorga da un seno sezionato e gocciola dall\u2019altro come il cielo che fa da sfondo a una foresta tropicale il latte dato da una donna il cui volto assomiglia a una maschera tribale, un misto di mistero e morte, primitivo e folkloristico come racconta Hayden Herrera nella sua biografia. &nbsp;Dopo la malattia fece di tutto , dal calcio alla boxe, alla lotta libera al nuoto, per poter ristabilire l\u2019uso \u201cnormale\u201d della gamba destra, che rimase invece sempre pi\u00f9 piccola, per nascondere questa diversit\u00e0 indossava anche tre o quattro calze e scarpe dal tacco speciale, che le facevano assumere un\u2019andatura lievemente saltellante, che ricordava quella dei passerotti. \u201cFrida pata de palo!\u201d, le urlavano i bambini quando usciva di casa, e a scuola. Lei, per difendersi, tirava fuori i pugni e sbraitava contro i bambini che la importunavano, spesso li faceva fuggire a gambe levate e non si dava mai per vinta, anche se per avere la meglio su di loro doveva diventare sempre pi\u00f9 agile, pi\u00f9 veloce. Le attivit\u00e0 che Frida sceglieva di fare avevano i tratti della compensazione simbolica che, al contrario della somatizzazione, trasformavano l\u2019energia in risorsa, in una parola, erano atti di resilienza. Il bisogno di rivalsa l\u2019aveva infatti spronata a praticare ogni sorta di attivit\u00e0 fisica ed esercizi pi\u00f9 adatti a un maschio, all\u2019epoca. Ma, vista la sua condizione, i genitori glielo consentivano, una libert\u00e0 educativa che rinvigoriva e alimentava il suo essere \u201cdiscola e ribelle\u201d e il suo desiderio di rompere gli schemi. Con il padre passeggiava nei parchi e raccoglieva insetti e piante che poi a casa guardava al microscopio era curiosa e reattiva dal padre apprese l\u2019utilizzo della macchina fotografica, lo studio dell\u2019arte e dell\u2019archeologia messicana. Frida era, delle sei figlie, quella che passava pi\u00f9 tempo con lui, quella che conosceva e riconosceva i suoi attacchi epilettici e che empatizzava con una condizione di sofferenza che gi\u00e0 le era familiare. La sua famiglia era \u201cinconsueta\u201d, pacifista e progressista, impegnata nella vita politica e attenta alla formazione artistica della figlia. In particolare, nelle pagine del suo diario Frida racconta di esser stata testimone oculare della \u2018decena\u2019 tragica e, forse con licenza poetica, scrive che la sua posizione fu chiarissima e schierata sin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0, quando sua madre in Calle Allende, aprendo i balconi della loro casa, dava rifugio agli zapatisti feriti, curandoli e sfamandoli con l\u2019unico cibo che avevano, le \u2018gorditas di mais\u2019. L\u2019incontro tra Frida e Diego certamente nei secoli ha fatto discutere e dibattere tantissimi studiosi ma possiamo dire che furono i protagonisti delle loro stessa storia&nbsp; d\u2019amore anche se c\u2019era una subalternit\u00e0 ma Frida riusc\u00ec ha conquistare il suo spazio sia come artista che come donna. Frida Kahlo nei suoi diari scrive di avere avuto due grandi incidenti nel corso della sua esistenza, il primo \u00e8&nbsp; quello in cui \u00e8 rimasta coinvolta nel 1925, a bordo di un autobus, a causa del quale si rompe spina dorsale, costole, femore e viene sottoposta a trentadue interventi chirurgici. Questo episodio comprometter\u00e0 la sua vita negli anni successivi per via dei dolori atroci che le lascer\u00e0 nel corpo. Il secondo \u00e8 l\u2019incontro con Diego Rivera. La storia d\u2019amore tra questi due artisti messicani non \u00e8 stata affatto segnata dagli elementi che siamo soliti associare a quella che definiremmo una relazione sentimentale canonica. Di certo non si tratta di un rapporto lineare, semplice e senza intoppi, considerate sia le vicende biografiche di entrambi, sia le modalit\u00e0 con cui il legame, durato oltre vent\u2019anni, viene portato avanti. Prima di tutto, tra Frida e Diego ci sono diversi anni di differenza, una caratteristica che sembra manifestarsi anche attraverso le loro fattezze fisiche. Li chiamano infatti \u201cl\u2019elefante e la colomba\u201d per via del loro aspetto cos\u00ec diametralmente opposto lei era esile, minuta e indebolita dalle numerose patologie di cui soffre in seguito a quell\u2019incidente decisivo mentre lui era un colosso, un uomo alto e robusto, dai tratti per nulla gentili. Certamente non&nbsp; si pu\u00f2 negare che Frida Kahlo sia stata una donna con un\u2019esistenza solcata dalla sofferenza, come non si pu\u00f2 ridurre il rapporto con Diego a una semplice subordinazione. Entrambi sono stati artisti importanti e decisivi per la storia del loro Paese, entrambi hanno segnato un\u2019epoca. Ma la cosa pi\u00f9 interessante di questa storia d\u2019amore, al di l\u00e0 degli elementi pi\u00f9 torbidi, \u00e8 stato il fatto che ciascuno dei due ha dato energia all\u2019altro per diventare ci\u00f2 che oggi riconosciamo come un grande artista. Nella turbolenza della loro relazione, nei sentimenti come la gelosia e la rabbia, ha avuto luogo una collaborazione densa, vitale ed estremamente prolifica. Non \u00e8 facile, col senno di poi e con uno sguardo esterno, identificare e comprendere il sentimento che unisce due persone, nemmeno quando la loro vita \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte resa pubblica a tutto il mondo. Lungo il percorso e sulle tracce di Frida si presentano, quindi,le ricostruzioni fedeli in scala reale degli ambienti principali di Casa Azul a Citt\u00e0 del Messico, dove la pittrice visse fino alla morte, nel 1954 a 47 anni. &nbsp;Il cuore della mostra si concentra sui legami surrealisti tra Frida Kahlo e i suoi contemporanei. Pur avendo Kahlo rifiutato pubblicamente quell&#8217;etichetta, il suo lavoro rivelava sorprendenti affinit\u00e0 con il movimento, al punto che il suo fondatore&nbsp;<strong>Andr\u00e9 Breton<\/strong>&nbsp;la defin\u00ec \u00abuna surrealista fatta da s\u00e9\u00bb. Dopo la sua prima mostra personale alla Julien Levy Gallery di New York nel 1938, Breton invit\u00f2 Kahlo a esporre a Parigi, dove la collezione nazionale francese acquis\u00ec il suo autoritratto&nbsp;<strong><em>La cornice<\/em><\/strong>&nbsp;(1938). La Tate Modern presenter\u00e0 quest&#8217;opera insieme ad altri capolavori. Presentate accanto a dipinti e fotografie di artiste latinoamericane comeKati Horna&nbsp;e&nbsp;Leonor Fini, le opere esploreranno la comune fascinazione per motivi ispirati al surrealismo maschere e scheletri e per i temi della morte e del sogno.<br>Sebbene il nome di Frida Kahlo fosse comparso nei circoli artistici statunitensi gi\u00e0 nei primi anni Trenta, la sua opera e la sua immagine ottennero un riconoscimento diffuso solo decenni pi\u00f9 tardi. Alla fine degli anni Sessanta, il movimento chicano negli Stati Uniti abbracci\u00f2 Kahlo come potente emblema di orgoglio culturale e resistenza politica, celebrandone la resilienza e la creativit\u00e0. Nata dall&#8217;era dei diritti civili dell&#8217;eredit\u00e0 messicana, questa generazione di artisti mirava ad affermare un&#8217;identit\u00e0 propria in America. La mostra esplorer\u00e0 come opere come&nbsp;<em>Il mio vestito \u00e8 appeso l\u00ec<\/em>&nbsp;(1933-38), che cattura l&#8217;ambivalenza di Kahlo nei confronti degli Stati Uniti, abbiano risuonato profondamente tra i migranti messicani e le comunit\u00e0 chicane, rendendola una fonte di ispirazione duratura. La mostra metter\u00e0 in luce anche una nuova generazione di artisti attivi in Messico tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta: mossi dall&#8217;esempio di Kahlo, artisti come&nbsp;<strong>Nah\u00fam B. Zenil<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Georgina Quintana<\/strong>&nbsp;reinterpretarono immagini e tradizioni popolari tipicamente messicane per interrogare gli ideali nazionalisti, le strutture patriarcali e le norme di genere.<br>L&#8217;ascesa del femminismo in Messico e negli Stati Uniti negli anni Settanta e Ottanta riaccese l&#8217;interesse per l&#8217;autorappresentazione rivoluzionaria di Kahlo. I suoi autoritratti&nbsp; con capelli corti, un leggero baffo e abiti maschili cos\u00ec come le sue scene di parto e sessualit\u00e0 femminile, sfidavano con audacia le norme culturali. La Tate Modern celebrer\u00e0 il duraturo impatto di Kahlo sulle artiste donne in Messico, nelle Americhe e in Europa dal 1970 a oggi. Le sue opere saranno affiancate a quelle di artiste come&nbsp;<strong>Kiki Smith, Judy Chicago e Ana Mendieta<\/strong>, creando potenti dialoghi visivi attorno all&#8217;identit\u00e0, alla violenza e al corpo come natura. La mostra metter\u00e0 inoltre in evidenza artisti contemporanei che hanno appropriato la sua iconografia o incarnato la sua figura per affrontare temi di razza, genere, sessualit\u00e0 e disabilit\u00e0, tra cui&nbsp;<strong>Yasumasa Morimura, Martine Gutierrez e Berenice Olmedo<\/strong>. La mostra si conclude esplorando la trasformazione di Kahlo in un marchio globale che va ben oltre la sua arte, abbracciando la sua immagine, il suo stile e la sua persona. Una sala dedicata alla \u00abFridamania\u00bb presenter\u00e0 oltre duecento oggetti prodotti in serie con il marchio Frida Kahlo, ripercorrendo l&#8217;ascesa della sua eredit\u00e0 commerciale. Attraverso la concessione in licenza della sua immagine e partnership con grandi brand, Kahlo \u00e8 entrata nella cultura di massa, comparendo su tutto&nbsp; dalle magliette alle bottiglie di tequila, dalle Barbie ai profumi. A questi oggetti di moda e cultura pop si affianca la pubblicazione nel 1983 della biografia di Hayden Herrera, oggi tradotta in oltre venticinque lingue, che ha ulteriormente consolidato lo status iconico di Kahlo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.75332%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Frida-The-Making-of-an-Icon_Press_2026_40-1024x683.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000033520\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000033520\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Frida-The-Making-of-an-Icon_Press_2026_40.jpg?fit=1500%2C1000&amp;ssl=1\" 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Il padre di Frida, Guillermo Kahlo Kaufmann (nato Carl Wilhelm Kahlo), era un fotografo tedesco emigrato in Messico nel 1891. La madre, Matilde Calder\u00f3n y Gonz\u00e1lez, era invece una benestante messicana di origini spagnole. La coppia ebbe quattro figli, ma Frida fu quella pi\u00f9 ribelle e passionale, mostrando un\u2019indole indipendente e forte. Sentendosi figlia della&nbsp;Rivoluzione messicana, disse, per lungo tempo, che era nata nel 1910, anno in cui cominci\u00f2 la rivoluzione. A soli tredici anni milit\u00f2 nella&nbsp;Giovent\u00f9 comunista&nbsp;e negli anni della scuola superiore fece parte di un gruppo di ragazzi che sostennero le idee socialiste-nazionaliste. In questo periodo Frida am\u00f2 vestirsi come le&nbsp;soldaderas, ovvero come le leggendarie donne che combatterono in prima fila durante la rivoluzione messicana.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo incontro con il futuro marito&nbsp;Diego Rivera &nbsp;avvenne nel 1922 nell\u2019anfiteatro Sim\u00f3n Bol\u00edvar di Citt\u00e0 del Messico (inaugurato nel 1910), mentre il pittore stava dipingendo il primo murale della sua carriera artistica,&nbsp;<em>La Creazione.<\/em>&nbsp;Rivera e Frida si sposarono sette anni dopo, nel 1929, inconsapevoli del fatto che stavano per diventare una delle coppie pi\u00f9 emblematiche del Novecento. Nel 1925 avvenne un episodio traumatico: Frida, mentre stava tornando da scuola in autobus, fu&nbsp;<strong>coinvolta in un incidente terribile<\/strong>. La ragazza riport\u00f2 ferite gravissime alla schiena, alle gambe e alle spalla e il periodo di infermit\u00e0 fu per lei&nbsp;<strong>una tortura lunga e silenziosa<\/strong>. In questo periodo di convalescenza i genitori le regalarono pennelli e tele per farle trascorrere meglio il tempo, cos\u00ec Frida inizi\u00f2 a dipingere e a sviluppare un linguaggio artistico suggestionato dalla sua solitudine. Utilizz\u00f2 s\u00e9 stessa come modello: il proprio corpo, le proprie ferite e le proprie emozioni. Durante questo periodo realizz\u00f2 un&nbsp;<strong>autoritratto<\/strong>, il primo di una lunga serie, che regal\u00f2 ad Alejandro, il fidanzato di allora. Grazie alle lettere che la giovane pittrice mand\u00f2 al fidanzato \u00e8 possibile rendersi conto della malinconia e della disperazione da cui fu afflitta. Poco alla volta cominci\u00f2 per Frida una lenta guarigione che le consent\u00ec di<strong>&nbsp;ritrovare l\u2019allegria di un tempo<\/strong>: cominci\u00f2 a cercare un impiego, continu\u00f2 a coltivare la sua passione per l\u2019arte e si impegn\u00f2 nella lotta comunista. Verso la fine degli anni Venti, Frida conobbe la fotografa Tina Modotti &nbsp;, con la quale instaur\u00f2 un\u2019amicizia molto intima. Durante una cena a casa dell\u2019amica, Frida rivide Diego Rivera, che torn\u00f2 in Messico dopo tanti anni passati in Europa. I due iniziarono e frequentarsi e nel 1929 si sposarono al municipio di Coyoac\u00e1n, nonostante Frida fosse a conoscenza dei continui tradimenti a cui sarebbe andata incontro. I giovani sposi presero una casa nel centro di Citt\u00e0 del Messico che ben prest\u00f2 divent\u00f2 meta obbligatoria per artisti, intellettuali, poeti e rivoluzionari. Nel 1930 si trasferirono negli Stati Uniti, dove Rivera venne invitato a dipingere il muro all\u2019interno del&nbsp;<strong>Rockefeller Center di New York<\/strong>&nbsp;e alcuni affreschi a San Francisco. Durante il soggiorno statunitense Frida rimase incinta, ma a causa dell\u2019incidente non riusc\u00ec mai a portare a termine la gravidanza. La donna non ebbe mai figli, e questo&nbsp;<strong>fu uno dei suoi dispiaceri pi\u00f9 grandi<\/strong>, pi\u00f9 volte espresso anche nelle sue opere. Frida ebbe molti amanti, sia uomini che donne, tra questi anche il rivoluzionario russo&nbsp;<strong>Lev Trockij<\/strong>, che ottenne l\u2019asilo politico in Messico nel 1929. La coppia Frida-Rivera pot\u00e9 quindi considerarsi \u201caperta\u201d, anche se in realt\u00e0 Frida&nbsp;<strong>soffr\u00ec molto dei continui tradimenti del marito<\/strong>, soprattutto quando scopr\u00ec che Rivera la trad\u00ec con la sorella minore,&nbsp;<strong>Cristina<\/strong>. Nel 1937 il poeta e intellettuale surrealista Andr\u00e9 Breton arriv\u00f2 in Messico per incontrare Trockij e per tenere un ciclo di conferenze sul nuovo movimento surrealista. Breton apprezz\u00f2 fin da subito le tele della pittrice messicana definendola \u201csurrealista\u201d, suggerendole di tenere una mostra personale a Parigi. La mostra ebbe realmente luogo solo grazie all\u2019intervento decisivo di&nbsp;Marcel Duchamp&nbsp;e nonostante, non ebbe un particolare successo commerciale, Frida ottenne un riconoscimento da parte di artisti dal calibro di Pablo Picasso, Vasilij Kandinskij, Joan Mir\u00f3 e Yves Tanguy. Nel 1939 Diego Rivera e Frida Kahlo divorziarono, ma le vicende politiche si incrociarono con la vita privata della coppia, cos\u00ec i due l\u2019anno successivo si sposarono nuovamente. A questo secondo patto matrimoniale Frida&nbsp;<strong>impose due vincoli<\/strong>: l\u2019artista avrebbe provveduto da sola al proprio mantenimento e non avrebbe pi\u00f9 avuto rapporti sessuali con il marito. L\u2019ultimo decennio di Frida si caratterizz\u00f2 per un crescente peggioramento delle sue condizioni di salute e fu costretta ad indossare dolorosissimi busti ortopedici. Alla sofferenza fisica si affianc\u00f2 anche la completa affermazione pubblica del suo lavoro da pittrice, che sfoci\u00f2 in molte esposizioni internazionali. Nel 1950 l\u2019artista sub\u00ec un ricovero di sette mesi in cui venne operata sette volte, senza, tuttavia, un incisivo miglioramento. Nel 1953 il Messico omaggi\u00f2 la sua artista pi\u00f9 grande con una mostra personale nella capitale, capendo che non sarebbe vissuta ancora a lungo. Dopo l\u2019amputazione alla gamba destra, avvenuta nel 1953, Frida tent\u00f2 pi\u00f9 volte il suicido, sperando di mettere fine ad ogni tortura e dolore che l\u2019accompagnarono per tutto il corso della sua vita. La morte sopraggiunse il 13 luglio 1954 a seguito di un embolia polmonare che venne trascurata.<\/p>\n\n\n\n<p>Tate Modern di Londra<\/p>\n\n\n\n<p>Frida Kahlo. La Nascita di un\u2019Icona<\/p>\n\n\n\n<p>dal 25 Giugno 2026 al 3 Gennaio 2027<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00<\/p>\n\n\n\n<p>Venerd\u00ec e Sabato dalle ore 10.00 alle ore 21.00&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Frida: The Making of an Icon, Tate Modern, 25 giugno 2026 \u2013 3 gennaio 2027. Immagine dell&#8217;installazione. Foto \u00a9 Tate Larina Annora Fernandes<\/p>\n\n\n\n<p><em>The Making of an Icon mural. <\/em><em>Thames Path, Blackfriars Station, SE1 8NJ; 15 June\u202f2026 \u2013 2028. Made possible by Better Bankside and Network Rail, produced by JACK ARTS, part of BUILDHOLLYWOOD<\/em><em><\/em> Fonte : Ufficio Stampa Tate Modern Londra<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 3 Gennaio 2027 si potr\u00e0 ammirare alla Tate Modern di Londra una mostra dedicata a Frida Kahlo \u2013 La Nascita di un\u2019Icona a cura di Tobias Ostrander&nbsp;e Beatriz Garc\u00eda-Velasco. 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