{"id":1000033506,"date":"2026-07-18T07:26:06","date_gmt":"2026-07-18T10:26:06","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033506"},"modified":"2026-07-18T07:26:08","modified_gmt":"2026-07-18T10:26:08","slug":"dove-stiamo-andando-una-mia-analisi-sulla-differenza-tra-democrazia-e-autocrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033506","title":{"rendered":"Dove Stiamo Andando : Una mia Analisi sulla Differenza tra Democrazia e Autocrazia"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong> Quando ho iniziato ha scrivere questo editoriale mi sono poste delle domande che differenza passa tra democrazia liberale e illiberale? Esiste ancora la democrazia liberale esiste ancora \u2018il voto\u2019 ? La democrazia \u00e8 una forma di governo in continua evoluzione, che ha attraversato fasi di espansione e crisi durante il corso della storia. Oggi, molti Paesi adottano una forma di governo democratico, in cui i cittadini hanno il diritto di eleggere i loro leader e di ritenerli responsabili attraverso elezioni regolari e altri meccanismi di controllo. Tuttavia, sebbene la democrazia sia oggi il sistema preferito da molti governi, non \u00e8 sempre stato cos\u00ec: la storia dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 caratterizzata da imperi e monarchie, e la diffusione della democrazia \u00e8 diventata una tendenza popolare solo negli ultimi decenni. La prima democrazia conosciuta affonda le sue radici nell\u2019antica Atene, dove i cittadini partecipavano direttamente al processo decisionale attraverso un sistema di assemblee e giurie. Tuttavia, era una democrazia limitata, dalla quale erano esclusi donne, schiavi e stranieri (ben lontana, dunque, dalla concezione moderna a cui oggi facciamo riferimento). Con la fine della \u201cdemocrazia\u201d ateniese e l\u2019ascesa dell\u2019Impero Romano, il modello democratico affronta una lunga eclissi che durer\u00e0 fino alle soglie della modernit\u00e0. La Repubblica Romana non era organizzata secondo criteri democratici, ma, piuttosto, era riconducibile alla forma di governo misto. In tale assetto istituzionale, si avverte infatti la mancanza dell\u2019uguaglianza fra tutti i cittadini quanto alla capacit\u00e0 di incidere sulle decisioni politiche. La partecipazione alle assemblee avveniva infatti sulla base di classificazioni di tipo censitario: nonostante l\u2019introduzione di figure come i Tribuni della plebe, che avevano il compito di difendere i diritti delle classi pi\u00f9 basse, il loro sistema rimase sempre sbilanciato a favore dei pi\u00f9 ricchi. L\u2019organizzazione politica elaborata dai romani lasci\u00f2 per\u00f2 un\u2019importante eredit\u00e0: introdussero il principio di rappresentanza, che diventer\u00e0 centrale nelle democrazie moderne. In entrambi i casi, n\u00e9 la democrazia ateniese n\u00e9 il repubblicanesimo romano possono essere considerati democrazie liberali nel senso moderno del termine; tuttavia, entrambi contenevano al loro interno significativi elementi di natura democratica. Durante il Medioevo il modello democratico non trova applicazioni: prevale piuttosto l\u2019idea secondo la quale il potere deriva dall\u2019alto, discendendo al sovrano da Dio, \u00e8 reso necessario dal peccato originale ed \u00e8 preordinato alla salvezza spirituale. La situazione inizia per\u00f2 a mutare dopo l\u2019anno Mille: mentre in epoca altomedievale i sudditi non avevano alcuna parte nel meccanismo di giustificazione del potere, che dipendeva unicamente dal rapporto che il sovrano intratteneva con la Legge, adesso la giustificazione dell\u2019operato del sovrano inizia a essere correlata al consenso dei sudditi. Questo ribaltamento di prospettiva \u00e8 indubbiamente collegato al tentativo dell\u2019imperatore di contrapporsi all\u2019auctoritas del Papa. Dopo l\u2019anno Mille si verifica la nascita dei comuni, l\u2019affermazione del principio del consenso, l\u2019emergere delle monarchie nazionali (come Francia, Inghilterra e Spagna) e i primi passi verso un sistema di check and balances (la Magna Carta del 1215 sancisce che il re non pu\u00f2 imporre tasse senza il consenso del Parlamento e non pu\u00f2 disapplicare le leggi approvate da quest\u2019ultimo). Il cammino verso la democrazia compir\u00e0 diversi passi significativi a partire dal XVII secolo: il Seicento vede la prima rivoluzione inglese la quale determina l\u2019affermazione del parlamentarismo e la nascita delle teorie contrattualiste Hobbes e Locke, mentre il Settecento sar\u00e0 fondamentale per l\u2019affermazione della separazione dei poteri (teorizzata da Montesquieu), dei principi di uguaglianza e libert\u00e0 e per la diffusione delle idee rivoluzionarie in particolare grazie alla Rivoluzione francese del 1789. Dopo il Congresso di Vienna&nbsp; del 1815, l\u2019Europa \u00e8 dominata dalle monarchie, ma i movimenti liberali lottano per le costituzioni . \u00c8 proprio in questo periodo che ilsuffragio si allarga gradualmente e nascono i primi partiti politici, fondamentali per la diffusione della democrazia. Neltempo, infatti, i principi e le pratiche democratiche si sono evoluti e diffusi in altri paesi, spesso grazie a movimenti sociali e lotte politiche. Il cambiamento pi\u00f9 drastico dalla monarchia alla democrazia avvenne dopo la Prima Guerra Mondiale. Fu la prima \u201cguerra totale\u201d, nel senso che modific\u00f2 in modo permanente gli standard sociali, politici ed economici. Segn\u00f2 la fine di numerose dinastie che avevano governato il mondo per secoli, come gli Asburgo, i Romanov e gli Hohenzollern, e pochi anni dopo anche gli Ottomani. Il periodo tra le due guerre mondiali provoc\u00f2 un profondo cambiamento nei sistemi politici di tutto il mondo. In molti paesi, le esigenze della guerra portarono alla sospensione delle norme e delle pratiche democratiche, poich\u00e9 i governi si concentrarono sulla mobilitazione della popolazione e delle risorse per lo sforzo bellico. Di conseguenza, il potere si concentr\u00f2 nelle mani di leader autocratici, che utilizzarono la loro autorit\u00e0 per reprimere il dissenso e controllare il flusso di informazioni. La fine della Seconda Guerra Mondiale caus\u00f2 il crollo di molti imperi coloniali. Nacquero nuovi Stati indipendenti in Asia, Medio Oriente e Africa. I governi democratici sono emersi come risposta agli abusi di potere e alla mancanza di responsabilit\u00e0 dei regimi monarchici e autoritari: dopo la Seconda Guerra Mondiale, la democrazia conobbe una rinascita in molte parti del mondo. Questo periodo vide la creazione di molte istituzioni internazionali e accordi volti a promuovere la democrazia e proteggere i diritti umani. Nel 1948, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU) rese i principi democratici la base del nuovo sistema prevalente. Essa proclamava: \u201cLa volont\u00e0 popolare \u00e8 il fondamento dell\u2019autorit\u00e0 del governo\u201d e che \u201ctale volont\u00e0 deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione\u201d (United Nations, 1948). Lo statuto del Consiglio d\u2019Europa, firmato nel 1949, riafferm\u00f2 anche ladevozione degli Stati ai valori spirituali e morali che sono il patrimonio comune dei loro popoli e la vera fonte della libert\u00e0 individuale, della libert\u00e0 politica e dello stato di diritto, principi che formano la base di ogni vera democrazia (Statuto del Consiglio d\u2019Europa, 1949). Non tutti i paesi divennero democrazie rappresentative; molti Stati in Europa rimasero sotto il dominio sovietico, mentre, nel sud Europa, Spagna e Portogallo erano dittature autoritarie. L\u2019influenza della democrazia liberale si fece sentire solo negli anni \u201880 negli Stati comunisti dell\u2019Europa orientale. Negli anni \u201890 e 2000, gran parte dell\u2019Europa orientale si avvi\u00f2 verso la democrazia liberale a seguito del crollo dell\u2019Unione Sovietica. Anche l\u2019America Latina, l\u2019Asia orientale e sudorientale e diversi Stati arabi, dell\u2019Asia centrale e dell\u2019Africa si avvicinarono a una maggiore democrazia liberale in questi anni. Alla fine del secolo, il panorama mondiale era profondamente mutato: se nel 1900 non esisteva alcuna democrazia liberale con suffragio universale, entro il 2000 ben 120 delle 192 nazioni del mondo, rappresentanti il 62% della popolazione globale, avevano adottato questo sistema.Il contesto storico ci aiuta a comprendere l\u2019evoluzione nel tempo della democrazia, ma le numerose transizioni verso la democrazia nella cosiddetta \u201cterza ondata\u201d di democratizzazione teorizzata da Huntington hanno rinnovato l\u2019interesse accademico per i fattori che influenzano le prospettive di democratizzazione. &nbsp;Mi sono posto una domanda perch\u00e9 alcuni Paesi adottano la democrazia mentre altri no? Per rispondere a queste domande, sono state elaborate diverse teorie che cercano di spiegare i meccanismi e le condizioni che possono gettare le basi per l\u2019emergere e il consolidarsi della democrazia. Queste teorie si concentrano su: modernizzazione, ruolo delle \u00e9lite, societ\u00e0 civile e relazioni internazionali. La teoria della modernizzazione sostiene che la transizione democratica \u00e8 strettamente legata allo sviluppo economico e sociale. Secondo questa visione, l\u2019aumento del livello di istruzione, il progresso tecnologico, la riduzione dell&#8217;autorit\u00e0 delle strutture tradizionali e l&#8217;espansione della classe media inducono una crescente richiesta di partecipazione politica e di controllo sullo Stato. Uno dei sostenitori di questa teoria \u00e8 Lipset: citando Weber, afferm\u00f2 che la democrazia moderna pu\u00f2 verificarsi solamente in un contesto di industrializzazione capitalista. Egli sostiene, infatti, che pi\u00f9 una nazione \u00e8 benestante, maggiori sono le probabilit\u00e0 che riesca a sostenere una democrazia &nbsp;del Lipset 1959. L\u2019elevato livello di educazione e la distribuzione della ricchezza tra le classi sociali possono, infatti, creare una societ\u00e0 civile che supporta e partecipa attivamente al sistema politico. Vengono considerati sistemi capitalistici gli Stati Uniti, i Paesi nordici e anche l\u2019Europa continentale. Tuttavia, a partire dagli anni Settanta, tale teoria \u00e8 stata messa in discussione a seguito dell\u2019emergere di regimi autoritari in paesi economicamente sviluppati, suggerendo che la modernizzazione, da sola, non sia sufficiente a garantire l\u2019instaurazione della democrazia . Un secondo approccio pone l&#8217;accento sulle \u00e9lite politiche. Qui la democratizzazione \u00e8 vista come il risultato di scelte strategiche compiute da coloro che detengono il potere. In contesti in cui le risorse economiche sono concentrate nelle mani delle\u00e9lite (ad esempio in paesi ricchi di petrolio), queste potrebbero opporsi alla transizione democratica per timore di perdere privilegi. Al contrario, in presenza di mutamenti economici o pressioni esterne, le \u00e9lite potrebbero optare per una transizione in cambio di garanzie sui propri interessi. O&#8217;Donnell e Schmitter osservarono che le transizioni verso la democrazia avvengono quando la coalizione di attori che supporta un regime autoritario affronta divisioni interne, e i leader democratici intraprendono una serie di patti per rafforzare il progetto rappresentato da una coalizione democratica . Le teorie basate sulle \u00e9lite possono darci un&#8217;idea del perch\u00e9 i leader possano essere pi\u00f9 o meno disposti a cedere il potere al pubblico, ma non spiegano perch\u00e9 il pubblico chieda il potere in primo luogo. Per questo, un terzo filone teorico si focalizza sulla societ\u00e0 civile, intesa come l\u2019insieme delle organizzazioni e delle associazioni non direttamente collegate allo Stato. La capacit\u00e0 della societ\u00e0 civile di organizzarsi e sostenere interessi collettivi rappresenta un potente motore di democratizzazione: prima che possa iniziare una transizione democratica, deve esistere una comunit\u00e0 politica ricettiva alle aspirazioni democratiche. Dopo il cambiamento di regime, la stessa comunit\u00e0 deve essere in grado di rispondere alle nuove possibilit\u00e0 di partecipazione politica. La stabilit\u00e0 e l\u2019orientamento complessivo del processo dipenderanno da questo pi\u00f9 ampio contesto sociale. Tuttavia, la presenza di una societ\u00e0 civile non \u00e8 sempre garanzia di esiti democratici positivi. Questo aspetto \u00e8 stato rilevato in molte neo-democrazie: sia nei contesti post-autoritari che in quelli post-comunisti, gli sforzi di democratizzazione sono spesso oscurati da forme antisociali di individualismo e di organizzazione collettiva (come la mafia, ad esempio) che sostituiscono, o addirittura cercano di sovvertire, quel tipo di associazionismo civile promosso dai teorici della \u201csociet\u00e0 civile\u201d . Le teorie basate su fattori strutturali, istituzioni o attori locali si concentrano su variabili interne per comprendere il cambiamento del regime. Tuttavia, alcune forzeimportanti che guidano (o ostacolano) l&#8217;emergere e la sopravvivenza della democrazia provengono dall&#8217;esterno del paese. Perci\u00f2, la dimensione internazionale costituisce un ulteriore elemento di analisi. La teoria della diffusione globale sostiene che la democratizzazione si diffonde attraverso l&#8217;influenza di altre democrazie, sia tramite pressioni dirette sia attraverso l&#8217;emulazione di modelli democratici di successo. Le transizioni democratiche sono pi\u00f9 probabili nei Paesi circondati da regimi democratici . Questo processo, noto anche come spillover democratico, si manifesta spesso come una reazione a catena innescata dalle transizioni avvenute in altri paesi. Va per\u00f2 sottolineato che l\u2019efficacia di tali influenze varia in base al grado di apertura e interconnessione del contesto nazionale. La parola democrazia ha una connotazione positiva per molte persone: le cose che sono definite \u201cdemocratiche\u201d sono buone, mentre quelle che non lo sono vengono considerate cattive. La parola ha dunque assunto un certo simbolismo che va per\u00f2 lontano dalla realt\u00e0. Ad esempio, Paesi come la Cina si considerano \u201cvere\u201d democrazie, intesa come piena occupazione, istruzione universale e l&#8217;eliminazione delle classi economiche. Queste societ\u00e0 vedono la democrazia negli Stati Uniti e in Europa come poco pi\u00f9 che la lotta tra i membri di un piccolo gruppo elitario. I paesi capitalisti, invece, vedono i sistemi comunisti, con il loro controllo monopartitico e la mancanza di libert\u00e0 civili, come tutt&#8217;altro che democratici. Dunque, ogni parte usa criteri diversi per definire la democrazia.Come possiamo quindi dare una definizione di democrazia se essa dipende dal soggetto che ne parla? Un modo \u00e8 quello di tornare all\u2019origine della parola; essa deriva dal greco (demos e kratia) e significa governo del popolo. Basandoci su questo significato, si potrebbe dire che la democrazia \u00e8 un sistema in cui il potere politico risiede nelle persone, le quali lo esercitano, a turno, direttamente o indirettamente attraverso la partecipazione, la competizione e la libert\u00e0. Questa descrizione \u00e8 tuttavia soggettiva, eurocentrica e influenzata dal liberalismo: la definizione data descrive dunque una democrazia liberale. Per analizzare e comparare in modo imparziale i sistemi democratici, si pu\u00f2 dunque fare riferimento agli studi del ventesimo secolo di Schumpeter e Dahl; le loro definizioni variano nei dettagli, ma generalmente riconoscono quattro principi: elezioni libere ed eque , partecipazione universale , rispetto delle libert\u00e0 civili e governo responsabile . Questi quattro criteri sono stati ripresi ed elaborati in modo sistematico da Scott Mainwaring nel suo studio ClassifyingPoliticalRegimes in Latin America, 1945\u20132004.&nbsp; 1. Elezioni libere ed eque: il legislatore deve essere scelto attraverso elezioni competitive, aperte e corrette; perci\u00f2, frodi e coercizioni non possono determinare gli esiti delle elezioni democratiche. Esse devono offrire la possibilit\u00e0 di un\u2019alternanza al potere anche se, tale alternanza non si verifica effettivamente ad ogni turno elettorale. 2. Partecipazione universale: il diritto di voto deve includere la grande maggioranza della popolazione adulta. Con ci\u00f2 si intende un suffragio universale adulto, senza esclusioni basate su reddito, genere, educazione, etnia o religione. Questo \u00e8 un aspetto importante che non bisogna dare per scontato: fino a poco dopo la Seconda Guerra mondiale, molti Paesi venivano considerati democratici anche se le donne non avevano ottenuto il diritto di voto. Alcune nazioni europee hanno introdotto il suffragio universale dopo il 1960, tra cui Svizzera (1971), Portogallo (1976) e Liechtenstein (1984); in altre regioni del mondo ledonne hanno ottenuto il diritto di voto alle elezioni nazionali solo dopo profondi cambiamenti culturali o istituzionali: ad esempio, l\u201980% dei paesi africani analizzati nello studio portato avanti dal PewResearch Center ha concesso ai cittadini il suffragio universale tra il 1950 e il 1975 un periodo segnato da un&#8217;ampia decolonizzazione europea del continente cos\u00ec come di alcune aree dell\u2019Asia e dell\u2019America Latina. Rispetto delle libert\u00e0 civili: le democrazie devono proteggere i diritti politici e le libert\u00e0 civili (come la libert\u00e0 di stampa, la libert\u00e0 di parola, la libert\u00e0 e di organizzazione). Dunque, un paese pu\u00f2 essere dotato di un governo eletto democraticamente dal popolo, ma in assenza di una garanzia effettiva delle libert\u00e0 civili, non \u00e8 considerato democratico. Governo responsabile: le autorit\u00e0 elette devono essere in grado di governare senza farsi influenzare da forze militari, governi esteri, autorit\u00e0 religiose o altre figure non elette. Tutte queste condizioni devono essere presenti simultaneamente affinch\u00e9 un paese possa essere definito democratico, ma possono essere attuate nella pratica attraverso diversi assetti istituzionali. Da ci\u00f2 derivano due implicazioni: la prima implicazione \u00e8 che nessuna societ\u00e0 ha veramente \u201cinventato\u201d la democrazia moderna; la seconda \u00e8 che, se consideriamo le loro caratteristiche specifiche, le democrazie moderne possono essere molto diverse tra loro . Secondo Sartori la storia ha prodotto due grandi tipi di democrazia: la democrazia diretta, in cui i cittadini partecipavano direttamente alle scelte politiche; e la democrazia indiretta, ossia rappresentativa, in cui il regime democratico \u00e8 affidato ai meccanismi di trasmissione del potere, dunque i sistemi elettorali stabiliti dalle Costituzioni vigenti. Su questa base, e in linea con l\u2019evoluzione storica e teorica del concetto di democrazia si pu\u00f2 individuare una classificazione pi\u00f9 articolata, che tiene conto delle diverse modalit\u00e0 con cui pu\u00f2 realizzarsi la partecipazione politica oggigiorno: 1. Democrazia diretta: \u00e8 l\u2019idea tipo di democrazia, in quanto i cittadini adulti prendono parte alle decisioni collettive secondo il principio dell\u2019autogoverno. In questo tipo di democrazia lo Stato e la societ\u00e0 sono una cosa sola; un esempio storico \u00e8 Atene del V secolo a.C. precedentemente descritta. Oggi, a livello stato-nazionale non esistono democrazie dirette, in quanto essa non \u00e8 applicabile a causa dei limiti strutturali e territoriali. 2. Democrazia partecipativa: identifica delle procedure che consentono una maggiore partecipazione ai cittadini. La decisione pubblica viene presa dai rappresentanti sulla base di processi di partecipazione dei cittadini, in cui hanno la possibilit\u00e0 di esprimere le proprie ragioni su un determinato tema. Essa integra la democrazia rappresentativa, non la sostituisce. Tuttavia, presenta dei limiti, perch\u00e9 coinvolge un numero limitato di soggetti, i costi della partecipazione sono alti e varia molto in basse al coinvolgimento dei cittadini. Un esempio di democrazia partecipativa \u00e8 il bilancio partecipativo. 3. Democrazia deliberativa: consiste nell\u2019assunzione di una decisione da parte della comunit\u00e0 politica in modo unanime o quasi. Prevede un dibattito pubblico tra cittadini liberi, razionali ed uguali, in un clima di uguaglianza e trasparenza. Pu\u00f2 avvenire in seguito a un confronto razionale che cerca di far convergere tutti in una posizione condivisa. La decisione poi diventa una deliberazione. Alcuni studiosi criticano questa tipologia a causa della limitatezza della rappresentanza: se certi soggettirimangono esclusi dal discorso pubblico non pu\u00f2 essere considerato un vero dibattito equo e libero. Tuttavia, si \u00e8 realizzata cos\u00ec di rado da non essere considerata una reale alternativa democratica. 4. Democrazia rappresentativa: secondo Bobbio, la democrazia rappresentativa \u00e8 la forma propria della democrazia dei moderni, contrapposta alla democrazia degli antichi, basata sulla partecipazione diretta. Nel modello rappresentativo, i cittadini non decidono direttamente, ma eleggono rappresentanti che deliberano per loro conto. Questo sistema nasce storicamente in risposta alla complessit\u00e0 e alla dimensione degli Stati moderni, dove la partecipazione diretta di tutti non \u00e8 pi\u00f9 logisticamente possibile . Essa si poggia dunque sul meccanismo della rappresentanza, il quale consiste nelle procedure elettorali. La democrazia rappresentativa \u00e8 tra le forme di governo pi\u00f9 diffuse, in competizione per\u00f2 con le non democrazie. 5. Democrazia liberale: \u00e8 una forma di governo che unisce i principi della democrazia rappresentativa con quelli del liberalismo politico. Essa si configura come un sistema in cui il potere \u00e8 esercitato da rappresentanti eletti attraverso libere elezioni, ma \u00e8 al tempo stesso limitato da vincoli giuridici e costituzionali volti a garantire la protezione dei diritti e delle libert\u00e0 individuali. Questa definizione evidenzia come la democrazia liberale non si esaurisca nel solo momento elettorale, ma presupponga un complesso di garanzie sostanziali, tra cui lo stato di diritto, la separazione dei poteri e la tutela delle libert\u00e0 civili.Tale visione trae origine dal liberalismo classico, in particolare dalla teoria dei diritti naturali di John Locke, secondo cui il compito principale dello Stato \u00e8 quello di tutelare i diritti fondamentali dell\u2019individuo, come la vita, la libert\u00e0 e la propriet\u00e0. Il liberalismo mira a garantire che anche un governo democraticamente eletto rispetti i diritti degli individui, evitando forme di oppressione della maggioranza. In questa prospettiva, il potere politico \u00e8 legittimo solo se esercitato per prevenire danni agli altri, come affermava John Stuart Mill nel suo celebre On Liberty.La democrazia liberale \u00e8 dunque una forma di democrazia indiretta, in cui la sovranit\u00e0 popolare \u00e8 contenuta nei limiti imposti dalla tutela costituzionale dei diritti fondamentali. Si fonda sul principio del governo limitato, cio\u00e8 un potere istituzionale che opera entro confini normativi ben definiti, volto a salvaguardare la libert\u00e0 individuale e l\u2019uguaglianza giuridica. Questa concezione si distingue dalla partecipazione diretta tipica della polis ateniese: le democrazie liberali moderne si fondano sul primato della legge, non sul governo diretto delle persone. Tale modello riconosce che vi sono diritti inalienabili che lo Stato non pu\u00f2 violare, neppure in nome della maggioranza. Tra essi figurano la libert\u00e0 personale, la sicurezza, la privacy, l\u2019uguaglianza davanti alla legge, un giusto processo, nonch\u00e9 le libert\u00e0 di espressione, associazione, stampa e religione. Il liberalismo \u00e8 stato concepito come un sistema pragmatico per governare societ\u00e0 eterogenee, garantendo la convivenza pacifica tra individui con valori e credenze differenti. Tuttavia, la democrazia liberale non \u00e8 un sistema che si mantiene automaticamente: richiede una vigilanza costante da parte del sapere politico. Non si autoconserva, ma necessita di essere sostenuta da conoscenze e pratiche consapevoli, affinch\u00e9 le sue componenti liberali o democratiche non degenerino in forme autoritarie o demagogiche. Democrazia illiberale: la democrazia illiberale rappresenta una forma ibrida di regime politico; non si configura n\u00e9 come una piena democrazia n\u00e9 come un regime apertamente autoritario. Si tratta di un sistema che incorpora elementi propri delle democrazie, come la presenza di elezioni, ma affiancati da pratiche tipiche dei regimi non democratici. In questi contesti, le elezioni possono formalmente esistere, ma non garantiscono una competizione genuina, libera e aperta a tutti i soggetti politici. \u00c8 presente un ideale democratico a livello formale, ma la prassi concreta si discosta dai principi democratici, soprattutto per quanto riguarda la tutela delle libert\u00e0 civili, la separazione dei poteri e la partecipazione effettiva dei cittadini. Il termine democrazia illiberale \u00e8 stato coniato da Fareed Zakaria nel celebre articolo The Rise of IlliberalDemocracy&nbsp; nel 1997, in cui denuncia il paradosso di regimi che, pur mantenendo elezioni regolari, non rispettano i diritti fondamentali. Un esempio emblematico \u00e8 rappresentato dalla Russia: fin dai primi anni del potere di Vladimir Putin, si sono registrati segnali di deriva autoritaria, soprattutto in ambito elettorale. Pur mantenendo la struttura formale delle elezioni, sono stati sistematicamente esclusi dalla competizione politica candidati potenzialmente in grado di sfidare il partito al governo. In questo modo, le elezioni perdono la loro funzione essenziale di espressione libera della volont\u00e0 popolare. Il concetto di democrazia illiberale \u00e8 stato introdotto proprio per differenziare questi regimi da quelli pienamente democratici, sottolineando come l\u2019apparenza di istituzioni democratiche possa coesistere con pratiche autoritarie.Il paradosso denunciato da Zakaria risulta oggi ancora pi\u00f9 evidente: i dati evidenziano la diminuzione della libert\u00e0 globale per il diciannovesimo annoconsecutivo nel 2024. Sessanta Paesi hanno registrato un deterioramento dei diritti politici e delle libert\u00e0 civili, mentre solo trentaquattro hanno ottenuto dei miglioramenti. El Salvador, Haiti, Kuwait e Tunisia sono stati i paesi che hanno subito i cali di punteggio pi\u00f9 significativi dell\u2019anno. Durante un anno eccezionale per numero di elezioni, molte consultazioni elettorali sono state segnate da violenze e da tentativi autoritari di limitare la possibilit\u00e0 di scelta degli elettori. In oltre il 40% dei Paesi e territori che hanno tenuto elezioni nazionali nel 2024, i candidati sono stati oggetto di tentativi di assassinio o aggressioni, i seggi elettorali sono stati attaccati, oppure le proteste successive alle elezioni sono state represse con una forza sproporzionata. Nei paesi autoritari, le elezioni sono state manipolate per impedire la partecipazione di candidati di opposizione autentici. Per anni l\u2019autoritarismo \u00e8 stato trattato come una categoria residuale rispetto alla democrazia. Tuttavia, i dati evidenziano una crescente evoluzione dei regimi non democratici: la maggior parte della popolazione mondiale vive in paesi \u201cParzialmente Liberi\u201d o \u201cNon Liberi\u201d. Oltre 170 milioni di persone vivono in paesi che nel 2024 sono passati da \u201cParzialmente Liberi\u201d a \u201cNon Liberi\u201d. Nello stesso anno, i Paesi che hanno registrato un peggioramento complessivo dei diritti politici e delle libert\u00e0 civili rappresentano un numero di persone quasi triplo rispetto a quelli che hanno registrato un miglioramento . Per questo motivo, oggi, la scienza politica distingue diverse tipologie di regimi autoritari, ognuna con caratteristiche strutturali e modalit\u00e0 di funzionamento differenti. I regimi non democratici sono quelli in cui il potere \u00e8 detenuto da un piccolo gruppo di persone che non risponde alla volont\u00e0 popolare. La partecipazione politica, la competizione elettorale e le libert\u00e0 civili sono fermamente limitate. L\u2019autoritarismo, dunque, si contrappone in modo sostanziale ai valori democratici. Tuttavia, si distingue dal totalitarismo in quanto i governi autoritari spesso non possiedono un\u2019ideologia guida pienamente sviluppata, tollerano un certo grado di pluralismo nelle organizzazioni sociali, non hanno la capacit\u00e0 di mobilitare l\u2019interapopolazione per il raggiungimento di obiettivi nazionali ed esercitano il potere entro limiti relativamente prevedibili. Il totalitarismo rappresenta la forma pi\u00f9 estrema di autoritarismo: questi regimi vogliono trasformare completamente la societ\u00e0 attraverso l\u2019ideologia, la propaganda, la mobilitazione di massa e, soprattutto, la violenza e il terrore. Come ha osservato la filosofa politica Hannah Arendt, questi regimi annientano la volont\u00e0 umana, eliminando cos\u00ec la capacit\u00e0 degli individui non solo di aspirare alla libert\u00e0, ma ancor pi\u00f9 di crearla (Arendt, 1951). Esistono diversi esempi di regimi totalitari nel mondo. Uno dei pi\u00f9 prominenti \u00e8 la Corea del Nord, che \u00e8 governata da un partito unico e da un dittatore che ha il controllo assoluto sul governo e sul sistema politico. La Corea del Nord utilizza la propaganda e la censura per controllare il flusso di informazioni e non consente alcuna forma di opposizione politica o istituzioni indipendenti. Il regime mantiene anche il suo potere attraverso l&#8217;uso della violenza e della forza ed \u00e8 stato criticato per le sue violazioni dei diritti umani, inclusi l&#8217;uso del lavoro forzato e della tortura. Un altro esempio di regime totalitario \u00e8 l&#8217;Eritrea, che \u00e8 governata da un partito unico e da un presidente che \u00e8 al potere dal 1993. Il regime in Eritrea utilizza la censura e la propaganda per controllare il flusso di informazioni e non consente alcuna forma di opposizione politica o istituzioni indipendenti. Il governo utilizza anche violenza e forza per mantenere il suo potere ed \u00e8 stato criticato per le sue violazioni dei diritti umani, inclusi l&#8217;uso del lavoro forzato e la detenzione arbitrari. Per quanto riguarda le autocrazie, come anticipato, gli studiosi hanno individuato diverse tipologie; questi regimi si dividono in personalistici o monarchici, a partito unico, militari o ibridi. Queste categorizzazioni si basano su chi detiene il controllo dell\u2019accesso alle cariche politiche e dell\u2019influenza sulle politiche: un singolo individuo (come nei regimi personalistici), un partito egemonico (come nei regimi a partito unico), l\u2019istituzione militare (come nei regimi militari) o una famiglia reale (come nelle monarchie). In base al manuale Comparative politics \u00e8 possibile distinguere:Regimi personalistici o monarchici: il potere \u00e8 concentrato quasi esclusivamente nelle mani di un singolo individuo. In tali contesti, le istituzioni statali (tra cui il Parlamento, la Magistratura e le forze armate) vengono svuotate della loro autonomia funzionale, diventando strumenti di legittimazione del potere personale del leader. La legittimit\u00e0 politica si fonda su forme di autorit\u00e0 tradizionale (come nelle monarchie ereditarie) o carismatica (nel caso di leader che si autolegittimano come incarnazioni della volont\u00e0 popolare). In alcuni casi, essi governano grazie a forme di cocooptazione conosciute come patrimonialismo, secondo cui le risorse statali vengono distribuite tra una cerchia ristretta di fedelissimi del leader in cambio di lealt\u00e0 politica. La leadership personalistica \u00e8 spesso caratterizzata da un culto della personalit\u00e0, volto a rafforzare la legittimit\u00e0 simbolica del capo attraverso una narrazione che lo fa apparire perfetto (dunque i media sono sotto il completo controllo del dittatore). L&#8217;assenza di limiti formali e sostanziali al potere rende questi regimi altamente instabili e imprevedibili, sia nella formulazione delle politiche sia nelle modalit\u00e0 di successione. Di solito, i regimi personalistici non hanno un\u2019ideologia ben delineata, e se c\u2019\u00e8, essa si basa esclusivamente sulle preferenze del leader. Storicamente, personaggi come Saddam Hussein o Muammar Gheddafi hanno incarnato tali caratteristiche, governando in modo arbitrario e spesso violento. La durabilit\u00e0 di questi regimi dipende in gran parte dalla capacit\u00e0 del leader di dividere e cooptare le \u00e9lite, nonch\u00e9 dall\u2019uso strategico della repressione e del clientelismo. Regimi a partito unico: si fondano sull\u2019egemonia di un partito politico che monopolizza l\u2019accesso al potere esecutivo e controlla in maniera capillare la vita politica e istituzionale del Paese. In questo tipo di regime, il leader \u00e8 solitamente designato dagli organi centrali del partito. A differenza dei regimi personalistici, quelli monopartitici sono pi\u00f9 istituzionalizzati e duraturi, grazie alla presenza di strutture di selezione e rotazione delle \u00e9lite interne. Ci\u00f2 li rende pi\u00f9 resilienti ai cambiamenti e meno vulnerabili ai colpi di Stato o alle rivolte popolari. Esempi contemporanei includono la Cina, il Vietnam e il Laos. Nonostante la presenza formale di elezioni e parlamenti,il pluralismo politico \u00e8 assente o severamente limitato. Questi regimi sono spesso associati a performance economiche relativamente migliori, poich\u00e9 i processi decisionali tendono a essere pi\u00f9 collegiali e pragmatici rispetto ad altre forme di autocrazia. Regimi militari: il potere politico \u00e8 detenuto da ufficiali delle forze armate che assumono il controllo dell&#8217;esecutivo a seguito di un colpo di Stato. La governance \u00e8 generalmente gestita da una giunta militare che opera in modo collegiale, evitando l\u2019eccessiva concentrazione del potere in un singolo individuo. Tuttavia, questi regimi tendono ad essere transitori: la partecipazione diretta dell\u2019esercito alla politica comporta infatti il rischio di divisioni interne e di perdita di legittimit\u00e0, motivando spesso un ritorno alla caserma. L\u2019orizzonte politico dei regimi militari \u00e8 solitamente di breve termine e, paradossalmente, le probabilit\u00e0 di transizione democratica sono maggiori rispetto ad altre forme autoritarie. Esempi storici includono l\u2019Argentina (1976\u20131983), il Peru (1968\u20131980) e, pi\u00f9 recentemente, la Thailandia.Regimi ibridi: rappresentano una forma di autocrazia che incorpora istituzioni democratiche come elezioni, partiti politici e media relativamente liberi ma ne distorce il funzionamento per perpetuare il dominio di un gruppo dirigente. In questi sistemi, detti anche democrazie illiberali, le elezioni si svolgono regolarmente e possono anche includere una certa incertezza nel risultato, ma il campo di gioco elettorale \u00e8 fortemente sbilanciato a favore del potere costituito. Le opposizioni sono tollerate, ma soggette a persecuzioni, censure e limitazioni legali. Il concetto di \u201cautoritarismo competitivo\u201d, elaborato da Levitsky e Way, descrive perfettamente queste realt\u00e0. Un esempio emblematico sono state il Venezuela sotto Hugo Ch\u00e1vez e Nicol\u00e1s Maduro, la Turchia sotto Recep Tayyip Erdo\u011fan oppure l\u2019Ungheria quando era presidente Viktor Orb\u00e1n oppure la Russia sotto Putin e l\u2019America sotto Trump in questo caso \u00e8 stato votato dagli americani. Questi regimi si distinguono per la capacit\u00e0 di usare strumenti democratici per fini autoritari, mantenendo una parvenza di legalit\u00e0 e partecipazione popolare.Tale variabilit\u00e0 riflette il fatto che i regimi contemporanei impiegano una gamma pi\u00f9 ampia di strumenti per mantenersi al potere. Sebbene i regimi autoritari restino repressivi, la repressione non costituisce pi\u00f9 l\u2019unica modalit\u00e0 di controllo i regimi autoritari odierni si sono rivelati pi\u00f9 astuti dei loro predecessori nel celare i propri tratti autoritari e nel prolungare la propria sopravvivenza politica.Negli ultimi decenni, si \u00e8 invertito il processo di democratizzazione che era iniziato in seguito alla conclusione della Guerra Fredda. Tra le cause di tale recessione, risulta fondamentale citare la propagazione del populismo, anomalia intrinseca alla democrazia. Il populismo, infatti, \u00e8 illiberale ma non antidemocratico, delinea tre modalit\u00e0 comuni del populismo, tra cui: 1) La presentazione di soluzioni politiche irrazionali a complessi problemi sociali ed economici. 2) L\u2019utilizzo di strategie dialettiche volte deliberatamente a polarizzare la societ\u00e0. 3) La messa in risalto di un orientamento governativo autocratico che ne legittima la presenza. Il populismo diventa una vera minaccia per la democrazia liberale, i mercati e la societ\u00e0 aperta quando, attraverso di esso, si avvia un processo di autocratizzazione. Difatti, pur presentandosi come democratico, esso nasconde impulsi antidemocratici che possono sfociare in forme autoritarie: attraverso una retorica \u201canti-istituzionale\u201d ed un\u2019ostilit\u00e0 verso i tradizionali meccanismi di controllo del potere (sia interni che esterni), crea il contesto ideale per l\u2019erosione delle libert\u00e0 costituzionali e la delegittimazione delle minoranze e delle istituzioni indipendenti. Esso mira inoltre alla polarizzazione deliberata della politica, in cui i populisti si presentano come gli autentici rappresentanti del popolo, in contrapposizione a un\u2019\u00e9lite corrotta: i populisti identificano o creano nemici esterni &#8211; gli \u201caltri\u201d &#8211; cui attribuire la colpa dei problemi interni. Tali \u201caltri\u201d possono essere immigrati, ebrei, mussulmani o poteri esterni e sovranazionali come la Banca Mondiale, l\u2019Unione Europea, le multinazionali o la globalizzazione in s\u00e9. In questo contesto, si nota come alcuni governi eletti democraticamente possano iniziare un lento processo di erosione delle libert\u00e0 civili di base mantenendo una democrazia solo di facciata. Ci\u00f2 avviene attraverso la manipolazione dei media, la limitazione dell&#8217;indipendenza del potere giudiziario e l&#8217;abolizione sistematica di tutti gli organi di controllo. Questo tipo di declino istituzionale apre la via all&#8217;emergere di democrazie illiberali. Sia le forze politiche di sinistra che quelle di destra possono promuovere tendenze autoritarie. Negli ultimi anni, nonostante alcuni Paesi dell\u2019Unione Europea siano storicamente noti per i loro sistemi ispirati al liberalismo politico, si \u00e8 manifestata una tendenza verso politiche di destra. In Svezia, uno dei sistemi democratici pi\u00f9 inclusivi al mondo, UlfKristersson \u00e8 stato eletto primo ministro con il sostegno del partito di estrema destra Sweden Democrats. Il capo del governo ha dichiarato che garantir\u00e0 a questo partito una posizione influente. Le fondamenta del populismo, inoltre, si ergono sul ruolo del leader, centrale ed insostituibile, poich\u00e9 incarna l\u2019essenza stessa del movimento. Non sorprende osservare la tendenza di alcuni leader a perdere l\u2019umilt\u00e0 iniziale una volta che si convincono di aver acquisito un potere sufficiente. Questa tendenza al cambiamento della personalit\u00e0 \u00e8 stata definita sindrome di hybris. Si tratta di una condizione psicologica che pu\u00f2 colpire individui con grande influenza e potere, come i leader politici. Essa si caratterizza per un senso ipertrofico di autostima, mancanza di autoconsapevolezza e propensione ad assumere rischi senza considerare le conseguenze. Le persone affette da sindrome di hybris possono ritenersi immuni alle critiche e infallibili, il che le porta a compiere decisioni avventate. Questa condizione \u00e8 osservabile in soggetti che restano a lungo in posizioni di potere e pu\u00f2 avere gravi conseguenze sia per gli individui coinvolti sia per le persone e le organizzazioni da essi guidate.Le societ\u00e0 democratiche, soprattutto quelle che si sono evolute da monarchie assolute, hanno sviluppato sistemi di controllo e bilanciamento per cercare di proteggersi da tali leader. Tuttavia, questi meccanismi non sono sempre efficaci . Quando un leader politico perde il contatto con la realt\u00e0, pu\u00f2 svilupparsi un culto della personalit\u00e0 attorno alla sua figura. La crescita di tale culto genera inevitabilmente conseguenze negative, sia per la popolazione sia per lo stesso leader. Nel corso della storia ci sono state figure che hanno costruito culti della personalit\u00e0 estremi. \u00c8 quindi di fondamentale importanza imparare dalla storia per evitare il ripetersi di simili errori. Infine con questa mia ricerca ho provato a rispondere a una delle domande che a mio avviso meritano una risposta pi\u00f9 urgente, ovvero quali rischi le democrazie esistenti concretamente corrono. L\u2019analisi da me condotta sulla base del nuovo quadro concettuale mi ha permesso di evidenziare un percorso di autocratizzazione sequenziale da democrazia liberale a democrazia difettosa e da democrazia difettosa a autocrazia elettorale come la principale minaccia che le democrazie contemporanee si trovano oggi a fronteggiare. Molte altre domande meritano attenzione, tra cui le cause di tali eventi. A tal riguardo ho cercato di descrivere questi cambiamenti di regime, forse da democrazia liberale in quella illiberal<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Quando ho iniziato ha scrivere questo editoriale mi sono poste delle domande che differenza passa tra democrazia liberale e illiberale? Esiste ancora la democrazia liberale esiste ancora \u2018il voto\u2019 ? La democrazia \u00e8 una forma di governo in continua evoluzione, che ha attraversato fasi di espansione e crisi durante il corso della storia. 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