{"id":1000033470,"date":"2026-07-18T07:04:35","date_gmt":"2026-07-18T10:04:35","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033470"},"modified":"2026-07-18T07:04:36","modified_gmt":"2026-07-18T10:04:36","slug":"lue-si-sveglia-allentata-la-stretta-sulle-quote-di-co2-ma-non-basta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033470","title":{"rendered":"L\u2019Ue si sveglia: allentata la stretta sulle quote di CO2.\u00a0Ma non basta"},"content":{"rendered":"\n<p>Qualcuno a Bruxelles, forse, ha finalmente aperto una finestra. E dalla finestra deve aver visto quello che imprenditori, lavoratori e governi provano a spiegare da anni: non si salva il pianeta mandando al macero l\u2019industria europea. Dopo una lunga stagione di integralismo verde, la Commissione Ue propone infatti di rallentare la stretta sul mercato delle quote di CO2. Non \u00e8 ancora una rivoluzione, sia chiaro. Non \u00e8 nemmeno un vero pentimento, anzi a dire il vero cambier\u00e0 poco. Ma potrebbe essere il primo segnale di un brusco risveglio davanti al baratro. La revisione dell\u2019Ets prevede che il tetto alle emissioni continui a diminuire, ma con minore velocit\u00e0. Il cosiddetto fattore lineare di riduzione, oggi al 4,4 per cento, dovrebbe scendere al 3,7 per cento tra il 2031 e il 2035 e all\u20191,7 per cento dal 2036. \u00c8 prevista anche una verifica il primo gennaio 2033, per valutare la disponibilit\u00e0 e la qualit\u00e0 dei crediti internazionali utilizzabili negli anni successivi. In sostanza, Bruxelles non abbandona il mercato del carbonio, ma ammette che continuare a stringere la cinghia con la stessa ferocia avrebbe rischiato di soffocare definitivamente i settori industriali pi\u00f9 esposti. C\u2019\u00e8 anche un altro dettaglio significativo. Almeno la met\u00e0 degli incassi nazionali ottenuti dalla vendita delle quote dovr\u00e0 essere destinata alla riconversione delle industrie che sostengono il costo dell\u2019Ets. Oggi, secondo le stime della stessa Commissione, soltanto una minima parte di quelle entrate torna direttamente alle imprese per finanziare la riduzione delle emissioni. Meglio tardi che mai: dopo avere utilizzato il carbonio come una sorta di bancomat ambientale, Bruxelles sembra essersi accorta che le aziende non si decarbonizzano con le prediche, ma con investimenti, infrastrutture e tecnologie. Il problema \u00e8 che questo piccolo bagno di realt\u00e0 arriva dopo anni di follie eco-talebane. Il Green Deal \u00e8 stato trasformato in un catechismo nel quale ogni dubbio veniva considerato eresia. L\u2019Unione ha fissato l\u2019obiettivo di ridurre le emissioni nette di almeno il 55 per cento entro il 2030, imponendo contemporaneamente traguardi sempre pi\u00f9 ambiziosi alle rinnovabili, all\u2019efficienza energetica, agli edifici e ai trasporti.&nbsp;&nbsp;Poi c\u2019\u00e8 stata la grande crociata contro l\u2019automobile. E potremmo andare avanti per ore. Ora Bruxelles rilancia con l\u2019elettrificazione e promette di fare dell\u2019Europa il primo \u201celettro-continente\u201d del mondo. Entro la fine dell\u2019anno dovrebbe arrivare un obiettivo indicativo del 46 per cento di elettrificazione dei consumi finali di energia nel 2040. La Commissione annuncia anche interventi per ridurre la distanza tra il prezzo dell\u2019elettricit\u00e0 e quello del gas. Ed \u00e8 proprio questo il punto: per anni l\u2019Ue ha imposto la destinazione senza preoccuparsi abbastanza del costo del viaggio. Ha ordinato di elettrificare automobili, fabbriche, riscaldamenti e trasporti prima di garantire energia abbondante, reti adeguate e prezzi competitivi. Un\u2019impresa che paga l\u2019energia e il carbonio molto pi\u00f9 dei concorrenti non diventa automaticamente pi\u00f9 sostenibile. Pu\u00f2 ridurre la produzione, rinviare gli investimenti o trasferirsi altrove. E quando una fabbrica europea chiude per riaprire in una zona del mondo con regole ambientali meno severe, le emissioni globali non spariscono: si spostano insieme ai posti di lavoro. \u00c8 il grande paradosso dell\u2019ambientalismo ideologico, capace di danneggiare l\u2019economia europea senza ottenere necessariamente un beneficio proporzionato per il clima. La revisione dell\u2019Ets, dunque, \u00e8 un primo segnale. Qualcuno sembra aver capito che la competitivit\u00e0 non \u00e8 un fastidioso ostacolo alla transizione, ma la condizione necessaria per finanziarla. Resta per\u00f2 intatta l\u2019impostazione di fondo: obiettivi fissati dall\u2019alto, nuove scadenze, nuova burocrazia e la presunzione di poter governare la tecnologia con un regolamento. Questa l\u2019analisi della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: \u201cIl modo migliore per ridurre la dipendenza dell\u2019Europa dalle energie fossili \u00e8 alimentare la nostra economia con elettricit\u00e0 proveniente da fonti pulite e prodotte internamente. Oggi proponiamo di rendere l\u2019Europa il primo continente al mondo alimentato dall\u2019elettricit\u00e0. Dalla riduzione dei prezzi dell\u2019energia elettrica all\u2019adeguamento del nostro mercato del carbonio alle mutevoli realt\u00e0 globali, si tratta anche di un piano per l\u2019indipendenza e gli investimenti. Per mantenere la transizione verso l\u2019energia pulita sulla giusta rotta, dare sollievo alla nostra industria e sostenere la decarbonizzazione. Accendiamo il cambiamento\u201d. Forse a Bruxelles si sono svegliati. O forse hanno semplicemente visto il precipizio avvicinarsi. In entrambi i casi, rallentare \u00e8 meglio che continuare a correre con gli occhi chiusi, certo, ma concretamente c\u2019\u00e8 ancora tanto, tantissimo da fare. Serve ben altro per invertire la rotta, per tornare al buonsenso, per tornare a correre. Perch\u00e9 un\u2019Europa senza fabbriche, senza automobili e con energia inaccessibile potr\u00e0 anche vantarsi di avere rispettato ogni decimale delle proprie tabelle climatiche. Ma sar\u00e0 un continente pi\u00f9 povero, pi\u00f9 dipendente e molto meno capace di guidare qualunque transizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Massimo Balsamo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualcuno a Bruxelles, forse, ha finalmente aperto una finestra. E dalla finestra deve aver visto quello che imprenditori, lavoratori e governi provano a spiegare da anni: non si salva il pianeta mandando al macero l\u2019industria europea. 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