{"id":1000033369,"date":"2026-07-14T09:20:17","date_gmt":"2026-07-14T12:20:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033369"},"modified":"2026-07-14T09:20:19","modified_gmt":"2026-07-14T12:20:19","slug":"monte-dei-paschi-servizi-e-spie-le-ombre-sulla-banca-rossa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033369","title":{"rendered":"Monte dei Paschi, servizi e spie: le ombre sulla banca rossa"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019Italia \u00e8 diventata uno dei crocevia mondiali della nuova guerra delle spie. Gli ultimi a finire sotto i riflettori sono i russi. Roma assomiglia sempre pi\u00f9 a un suk. Intelligence russa, cinese, americana, francese, inglese, perfino iraniana e pakistana. Con algoritmi e AI che incrociano in pochi secondi milioni di dati: frequentazioni, spostamenti, interessi e vulnerabilit\u00e0. Gli arresti di ex appartenenti ai Servizi italiani accusati di aver venduto informazioni riservate e le recenti espulsioni di funzionari russi non sembrano, dunque, episodi isolati. Guido Crosetto parla apertamente di \u00abguerra ibrida\u00bb. E la domanda che circola nei Palazzi \u00e8 semplice: sappiamo davvero individuare chi ci spia? Nel nostro risiko bancario, ad esempio, con i servizi francesi in attivit\u00e0 permanente c\u2019\u00e8 stata una narrazione, sulla quale si \u00e8 molto sussurrato nei corridoi dell\u2019intelligence, smentita dai tribunali soltanto dopo dieci anni. \u00c8 il caso Monte dei Paschi di Siena, la banca pi\u00f9 antica del mondo. Fermo il giudizio definitivo delle sentenze, la questione merita di essere politicamente riaperta perch\u00e9 le assoluzioni e le pronunce civili impongono una rilettura degli eventi. Per oltre un decennio la vicenda \u00e8 stata raccontata come una tragedia tra contrade con qualche incappucciato e un morto che grida vendetta: una banca mal gestita, amministratori irresponsabili, finanza creativa, nuovi vertici chiamati a fare pulizia e una magistratura incaricata di separare definitivamente il bene dal male. Una sceneggiatura perfetta. Peccato che, col passare del tempo, i verdetti abbiano cominciato a raccontare un copione diverso. La Corte d\u2019Appello di Milano ha assolto gli imputati nel processo relativo alle operazioni finanziarie finite al centro dello scandalo, decisione divenuta definitiva nel febbraio 2025. Poi \u00e8 arrivato il Tribunale civile di Firenze, che ha rigettato l\u2019azione di responsabilit\u00e0 promossa dalla stessa Mps contro i vecchi vertici, Giuseppe Mussari e Antonio Vigni. Se i due manager non sono colpevoli nei termini sostenuti per anni, la sceneggiatura comincia a vacillare. E il quadro diventa ancora pi\u00f9 inquietante quando la Commissione parlamentare sulla morte di David Rossi ha iniziato ad avere dubbi sulla ricostruzione del suo presunto suicidio. Qualcuno dovrebbe cominciare a rispondere a qualche legittima domanda. Nel maggio 2012 Bankitalia impose una netta discontinuit\u00e0 manageriale: fuori il tandem Vigni-Mussari, dentro Fabrizio Viola e Alessandro Profumo, quest\u2019ultimo la punta di diamante dei banchieri in odor di Botteghe Oscure. A ottobre, pochi mesi dopo, alla vigilia dell\u2019assemblea che deliber\u00f2 un aumento di capitale per salvare la banca senese, part\u00ec il famoso esposto alla Procura sul ritrovamento in cassaforte del Mandate Agreement, presentato come la prova dell\u2019occultamento della cosiddetta \u00aboperazione Alexandria\u00bb, l\u2019accordo tra Mps e Nomura la pi\u00f9 grande banca d\u2019investimento del Giappone. Le sentenze hanno poi stabilito che il patto con Nomura non era affatto nascosto: risultava infatti protocollato e custodito all\u2019interno della banca e il collegamento tra i contratti emergeva di fatto dagli stessi atti gi\u00e0 trasmessi alla vigilanza. Anche la ricostruzione delle perdite \u00e8 stata fortemente ridimensionata. Alexandria e Santorini erano operazioni certamente sofisticate, ma va detto che schemi analoghi erano stati utilizzati anche da altri istituti, senza per\u00f2 provocare quel terremoto mediatico e giudiziario dedicato a Siena. Anche questa differenza di trattamento meriterebbe, forse, qualche spiegazione. Quell\u2019esposto provoc\u00f2 effetti devastanti. La reputazione di Mps venne demolita, part\u00ec la corsa agli sportelli e una crisi, gi\u00e0 gravissima, divenne esiziale. Le sofferenze creditizie raggiunsero i 40 miliardi di euro: non solo recessione e cattiva gestione, ma anche fuga dei clienti da un istituto percepito come moribondo. Intervenne lo Stato e Siena perse definitivamente il controllo del proprio destino. Era indispensabile quell\u2019esposto? Era necessario incendiare pubblicamente Mps per salvarla o qualcuno confuse il piromane con il pompiere? E soprattutto, perch\u00e9 la banca ha continuato una strategia processuale contro i precedenti vertici anche quando l\u2019impianto accusatorio cominciava a sgretolarsi? \u00c8 qui che la vicenda smette di essere soltanto bancaria e diventa politica. Nel 2012 Alessandro Profumo arriv\u00f2 alla presidenza di Mps nel suo momento storicamente pi\u00f9 fragile. Dal marzo 2011 il manager sedeva gi\u00e0 nel consiglio di sorveglianza di Sberbank, la pi\u00f9 importante banca russa, controllata dallo Stato ed era membro dell\u2019International Advisory Board della brasiliana Ita\u00fa Unibanco. Nessuna incompatibilit\u00e0 e nessun illecito, ma la domanda politica resta: era opportuno che il presidente di una banca sistemica italiana, impegnato disperatamente nella ricerca di capitali e di un nuovo equilibrio proprietario, spaziasse dal Brasile alla Russia, entrambi membri Brics? Parliamo dello stesso banchiere che, anni prima, aveva cercato di rafforzare la partecipazione libica nel capitale di UniCredit senza il preventivo benestare del suo cda. Un episodio che gli cost\u00f2 la poltrona, seppur accompagnato da una generosissima liquidazione grazie all\u2019interessamento del presidente Andreotti, come due autorevoli consiglieri del tempo Enrico Cucchiani e Fabrizio Palenzona ben ricordano. Oggi cerchiamo gli agenti russi sotto i tappeti, ma allora la Russia sedeva nei consigli di amministrazione di alcune tra le principali istituzioni finanziarie internazionali. In quegli stessi anni circolarono persino indiscrezioni su un possibile interesse di capitali russi verso Mps. Non esistono prove di un tentativo di scalata russa alla banca senese, ma il contesto finanziario era reale: nel 2012 il fondo Pamplona, storicamente considerato vicino alla galassia Putin, entr\u00f2 legittimamente nel capitale di UniCredit, la banca guidata, fino a poco prima, proprio da Profumo. Una coincidenza non \u00e8 una prova. Ma una commissione parlamentare avrebbe dovuto approfondire e invece non \u00e8 accaduto. Resta per\u00f2 una domanda: nel 2012 Mps deliber\u00f2 un enorme aumento di capitale. Chi avrebbe dovuto sottoscriverlo? Se davvero non esistevano nuovi azionisti all\u2019orizzonte, perch\u00e9 avviare un\u2019operazione del genere nel momento pi\u00f9 delicato della banca? \u00c8 una domanda rimasta senza risposta, soprattutto alla luce dei movimenti di capitale che negli stessi mesi interessarono altre grandi banche italiane. Nel 2017 Giorgia Meloni, allora all\u2019opposizione, chiedeva conto a Banca d\u2019Italia della mala gestio di Mps. Oggi, da presidente del Consiglio, potrebbe chiedere di rileggere quelle carte per verificare se, dietro quel brusio su capitali russi e nuovi soci, ci fosse qualcosa di pi\u00f9 di indiscrezioni prive di fondamento. Ma la pista internazionale della crisi Mps \u00e8 rimasta ai margini. Eppure la banca senese \u00e8 ancora oggi al centro del risiko tra Mediobanca e Generali con le lobby francesi in stato d\u2019allerta che in Italia possono contare sulla simpatia di almeno tre ex presidenti del consiglio Gentiloni, Letta e Draghi. Anche per questo, alcune domande di allora meritano una risposta. Il dibattito pubblico ha preferito una rappresentazione geometrica: i cattivi, i salvatori, la magistratura purificatrice. Un triangolo visto molte volte. Ma chi paga, se poi la narrazione \u00e8 sbagliata? O le colpe si dissolvono nel grande condominio delle istituzioni? Il problema, dunque, \u00e8 anche di sicurezza nazionale: chi controlla la coerenza geopolitica delle nomine ai vertici delle banche e delle grandi aziende sistemiche italiane. La storia giudiziaria di Mps pu\u00f2 anche essere terminata; quella politica, invece, non \u00e8 mai davvero cominciata. E forse \u00e8 proprio questo il segreto meglio custodito di Siena, quasi quanto le trattative un attimo prima che il canapo cada e il mossiere dia la mossa.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bisignani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia \u00e8 diventata uno dei crocevia mondiali della nuova guerra delle spie. Gli ultimi a finire sotto i riflettori sono i russi. Roma assomiglia sempre pi\u00f9 a un suk. Intelligence russa, cinese, americana, francese, inglese, perfino iraniana e pakistana. 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