{"id":1000033337,"date":"2026-07-11T18:16:38","date_gmt":"2026-07-11T21:16:38","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033337"},"modified":"2026-07-11T18:16:40","modified_gmt":"2026-07-11T21:16:40","slug":"la-new-york-di-mamdani-cancella-gli-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033337","title":{"rendered":"La New York di Mamdani cancella gli italiani"},"content":{"rendered":"\n<p>Alla fine ci sono riusciti. Non a cancellare Little Italy dalle strade di New York, perch\u00e9 Mulberry Street \u00e8 ancora l\u00ec, con le sue bandiere tricolori, i ristoranti, le feste patronali e la memoria di milioni di italiani. Ma dalla mappa s\u00ec. Dalla narrazione ufficiale s\u00ec. E, nell\u2019epoca in cui l\u2019identit\u00e0 passa prima dai simboli che dalla realt\u00e0, il messaggio \u00e8 chiarissimo. L\u2019amministrazione del sindaco socialista Zohran Mamdani ha promosso una serie di illustrazioni dedicate alle cosiddette \u201cenclave degli immigrati\u201d. Ci sono Little Haiti, Little Manila, Little Palestine, Little Yemen, Little Dominican Republic, Little Africa, Little Mexico. Persino Little Tibet. Manca per\u00f2 Little Italy. E insieme agli italiani spariscono anche gli storici quartieri ebraici e irlandesi. La spiegazione ufficiale \u00e8 di quelle che ormai conosciamo a memoria. Non sarebbe una lista completa, spiegano dal municipio. Il progetto sarebbe nato nel 2023, sotto Eric Adams, e il criterio utilizzato riguarderebbe la presenza attuale di immigrati nati all\u2019estero, non il peso storico delle varie comunit\u00e0. Peccato che questa giustificazione finisca per confermare il problema. Perch\u00e9 se il criterio diventa esclusivamente il presente, allora si cancella deliberatamente la memoria di chi quella citt\u00e0 l\u2019ha costruita. Come se il contributo di una comunit\u00e0 smettesse di esistere nel momento in cui i suoi figli e nipoti sono diventati cittadini americani a tutti gli effetti. Ed \u00e8 esattamente questo che ha fatto infuriare gli italoamericani. \u201cNon \u00e8 un errore d\u2019ufficio. \u00c8 una cancellazione culturale\u201d, ha denunciato Mike Crispi, presidente della Italian American Civil Rights League. Parole dure, ma difficili da liquidare come semplice vittimismo. Perch\u00e9 Little Italy non \u00e8 un quartiere qualsiasi. \u00c8 il luogo dove migliaia di italiani arrivati senza nulla hanno costruito negozi, aperto imprese, fondato famiglie, edificato chiese e contribuito a trasformare New York nella metropoli che conosciamo oggi. \u00c8 un simbolo della pi\u00f9 grande emigrazione italiana della storia. La consigliera repubblicana Joann Ariola ha colto perfettamente il punto: \u201cSono riusciti a inserire Little Tibet, ma non l\u2019originale Little Italy?\u201d. Una domanda che vale pi\u00f9 di cento comunicati stampa. Ancora pi\u00f9 significativa \u00e8 la protesta arrivata anche dalla comunit\u00e0 ebraica. La scrittrice Avital Chizhik-Goldschmidt ha osservato con sarcasmo come il Comune sia riuscito a disegnare ogni enclave possibile, dimenticandosi per\u00f2 di rappresentare una delle comunit\u00e0 che hanno maggiormente segnato la storia della citt\u00e0. Non \u00e8 una questione di cartografia. \u00c8 politica culturale. Il punto \u00e8 che nella gerarchia identitaria della sinistra contemporanea esistono minoranze considerate \u201cgiuste\u201d e altre considerate ormai troppo integrate per meritare riconoscimento. Se sei il simbolo dell\u2019immigrazione del presente vieni celebrato. Se rappresenti quella del passato, soprattutto se europea, improvvisamente diventi invisibile. \u00c8 il paradosso del multiculturalismo progressista. Esalta l\u2019immigrazione, ma dimentica gli immigrati che hanno avuto successo. Perch\u00e9 italiani, irlandesi ed ebrei non rientrano pi\u00f9 nella categoria delle vittime da valorizzare, bens\u00ec in quella delle comunit\u00e0 considerate parte del \u201csistema\u201d. E cos\u00ec la loro storia diventa sacrificabile. Fa sorridere, poi, il tentativo di liquidare tutto come un semplice progetto illustrativo. Nessuno sostiene che quelle tavole siano una carta amministrativa. Ma proprio perch\u00e9 sono uno strumento simbolico, la scelta di chi includere e chi escludere assume un peso enorme. I simboli servono a raccontare una citt\u00e0. E se una comunit\u00e0 sparisce dal racconto, prima o poi rischia di sparire anche dalla memoria collettiva. Gli italoamericani lo hanno capito perfettamente. \u201cLa nostra cultura va bene per le foto, il nostro cibo va bene per le raccolte fondi, i nostri quartieri vanno bene per il turismo. Ma quando arriva il momento di riconoscere gli italoamericani, ci cancellano\u201c, ha denunciato ancora Crispi. Difficile dargli torto. Perch\u00e9 Little Italy non \u00e8 soltanto una meta per turisti in cerca di cannoli e ristoranti. \u00c8 il monumento vivente al sacrificio di milioni di emigranti italiani che passarono da Ellis Island, spesso dopo controlli severissimi e con il rischio concreto di essere rispediti indietro se non giudicati idonei. Oggi quella storia sembra dare quasi fastidio. Ricorda che esisteva un\u2019immigrazione fatta di lavoro, integrazione e rispetto delle regole. Una narrazione poco compatibile con certa retorica progressista che preferisce raccontare il presente dimenticando il passato. Little Italy, per\u00f2, continua a essere l\u00ec. Nonostante le mappe, le omissioni e le mode ideologiche del momento. E forse \u00e8 proprio questo che d\u00e0 pi\u00f9 fastidio a chi vorrebbe riscrivere la storia a colpi di illustrazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Massimo Balsamo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine ci sono riusciti. 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