{"id":1000033334,"date":"2026-07-11T18:14:35","date_gmt":"2026-07-11T21:14:35","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033334"},"modified":"2026-07-11T18:14:36","modified_gmt":"2026-07-11T21:14:36","slug":"hormuz-la-grande-scacchiera-cosa-succede-ora-e-le-navi-non-passano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033334","title":{"rendered":"Hormuz, la grande scacchiera: cosa succede ora (e le navi non passano)"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cLa realt\u00e0 \u00e8 un concetto superato.\u201d Lo affermava Oscar Wilde ma forse nemmeno il suo cinismo congenito lo avrebbe spinto a immaginare quanto sta accadendo nel Golfo Persico. Meno di 48 ore fa si ipotizzava un consolidamento del cessate il fuoco e la ripresa dei negoziati. Ora la spada di Damocle di un futuro del tutto incerto torna a incombere sullo Stretto di Hormuz facendo emergere ancora nuovi interrogativi sulle motivazioni reali che si celano dietro al comportamento degli Stati Uniti e all\u2019incertezza o forse i contrasti all\u2019interno del fronte iraniano. \u00d2ggi, dopo l\u2019attacco dei Pasdaran, o Guardiani della Rivoluzione, a tre navi, una delle quali, una gasiera a rischio affondamento, nonch\u00e9 uno stormo di droni che ha bersagliato infrastrutture in Kuwait e Bahrein i transiti attraverso Hormuz risultano del tutto bloccati. Come sottolineato dal Presidente di Assarmatori, Stefano Messina, qualsiasi armatore serio non metterebbe a rischio il suo equipaggio e la sua nave in un momento di tensione cos\u00ec alta. Ma cosa si celi dietro ai nuovi attacchi iraniani e alla replica americana, per ora le illazioni prevalgono sulla realt\u00e0. Da un lato, in Iran, il fronte che appoggia il governo di Teheran sarebbe oggi tutt\u2019altro che compatto, con gli Ayatollah favorevoli a una prosecuzione delle trattative e una frangia dei Guardiani della Rivoluzione intenzionati a proseguire lo scontro con il Grande Satana, ovvero gli Stati Uniti. Ancora pi\u00f9 complesse da decrittografare le mosse del governo americano e del presidente Trump. Secondo molti esisterebbe ai vertici dell\u2019Intelligence Usa una precisa volont\u00e0 di mantenere la situazione in uno stato di instabilit\u00e0 sino alla conclusione del Campionato mondiale di calcio, giunto ai quarti di finale, per evitare che un eventuale attacco in forze all\u2019Iran provochi una reazione di cellule dormienti del terrorismo islamico in territorio americano. Per altro gli elogi sperticati di Trump alla Turchia e al suo ruolo nella Nato, sommati alla decisione di sbloccare la maxi fornitura di caccia da combattimento per l\u2019aviazione di Erdogan, sembrerebbero nascondere la volont\u00e0 di tenere fuori a ogni costo dal conflitto la pi\u00f9 importante potenza militare dell\u2019area, per appunto quella turca. E, a fronte delle pesanti critiche formulate da Israele per la fornitura dei jet, \u00e8 tornata a circolare in queste ore la notizia, mai totalmente smentita, di un farmaco di emergenza fornito da Israele&nbsp;&nbsp;ad Ankara, consentendo al presidente Erdogan di superare una gravissima crisi di salute. In queste ore l\u2019Arabia Saudita avrebbe anche ridimensionato la sua fiducia negli Accordi di Abramo, prendendo in considerazione l\u2019ipotesi di escludere il porto israeliano di Haifa quale possibile terminal mediterraneo del land bridge ferroviario ideato anche per evitare Hormuz. Formulare previsioni in un quadro di riferimento di questo tipo risulta a dir poco azzardato e ogni scelta anche e specialmente relativa al transito di Hormuz dovr\u00e0 essere adottata a vista. L\u2019emittente televisiva di Stato iraniana ha riferito che Teheran risponder\u00e0 a qualsiasi ulteriore attacco statunitense chiudendo completamente lo Stretto di Hormuz. Le forze armate iraniane hanno inoltre dichiarato che considereranno un obiettivo legittimo qualsiasi Stato che sostenga l\u2019azione militare degli Stati Uniti. Il Joint Maritime Information Centre ha innalzato all\u2019inizio della settimana il livello di minaccia per lo Stretto di Hormuz a \u201cgrave\u201d. I dati di tracciamento delle navi in questi giorni hanno mostrato che i movimenti attraverso lo stretto erano limitati quasi esclusivamente al corridoio settentrionale approvato dall\u2019Iran, mentre la rotta meridionale sostenuta dagli Stati Uniti e gestita dall\u2019Oman risultava praticamente deserta. E sono in molti a pensare che i passaggi di successo siano frutto di contrattazioni ufficiose fra le compagnie proprietarie e i Guardiani della rivoluzione. Per Hormuz in attesa del pedaggio che l\u2019Iran vorrebbe instaurare si profilerebbe il vecchio e mai invecchiato riscatto. Secondo le ultime rilevazioni sarebbero quasi 6.000 i marittimi bloccati a bordo di navi impossibilitate a lasciare il Golfo in condizioni di sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Bruno Dardani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa realt\u00e0 \u00e8 un concetto superato.\u201d Lo affermava Oscar Wilde ma forse nemmeno il suo cinismo congenito lo avrebbe spinto a immaginare quanto sta accadendo nel Golfo Persico. Meno di 48 ore fa si ipotizzava un consolidamento del cessate il fuoco e la ripresa dei negoziati. 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