{"id":1000033210,"date":"2026-07-08T17:38:20","date_gmt":"2026-07-08T20:38:20","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033210"},"modified":"2026-07-08T17:38:22","modified_gmt":"2026-07-08T20:38:22","slug":"in-zambia-la-lotta-allhiv-rischia-di-fermarsi-dopo-ventanni-di-successi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033210","title":{"rendered":"In Zambia la lotta all&#8217;Hiv rischia di fermarsi dopo vent&#8217;anni di successi"},"content":{"rendered":"\n<p>I tagli Usa agli aiuti sanitari nel Paese africano stanno mettendo sotto pressione i programmi di prevenzione, cure ed assistenza. Finora colpiti oltre 11.000 operatori sanitari mentre 32 centri di accoglienza e benessere al servizio delle popolazioni pi\u00f9 vulnerabili sono stati chiusi. Suor Astridah Chibale, coordinatrice salute del Segretariato cattolico, organismo della Conferenza episcopale zambiana: \u00abLa risposta all\u2019Hiv non si \u00e8 interrotta ma \u00e8 sotto una forte pressione finanziaria\u00bb. Una visita prenatale di routine, poi la scoperta della sieropositivit\u00e0. E il mondo che crolla addosso ad una giovane donna zambiana che non sa se il bimbo che porta in grembo alla fine ce la far\u00e0. Ma la svolta \u00e8 dietro l\u2019angolo: l\u2019accesso alla terapia antivirale, alle cure mediche regolari e al sostegno psicologico consentono una gravidanza tranquilla, senza scossoni. Il suo bambino nasce sano. E soprattutto sieronegativo. A decine di chilometri di distanza, nell\u2019entroterra rurale dello Zambia, un ragazzo di una comunit\u00e0 sperduta non conosce quella giovane connazionale fortunata. Condivide con lei la disperazione per la stessa infezione da Hiv, diagnosticata con estremo ritardo perch\u00e9, in quella parte del Paese africano, anche fare un semplice test pu\u00f2 provocare discriminazione ed isolamento. Dopo aver iniziato la terapia antivirale ed aver ricevuto consulenza, sostegno morale e spirituale da un gruppo locale, la salute del ragazzo \u00e8 migliorata. Ora \u00e8 tornato a lavoro, continua a sostenere economicamente la sua famiglia e ha iniziato ad incoraggiare gli altri membri della sua comunit\u00e0 a sottoporsi ai test in fase precoce. La giovane donna ed il ragazzo della comunit\u00e0 sperduta adesso corrono un grave pericolo: trasformarsi in sbiadite fotografie nell\u2019album dei ricordi dello Zambia e non continuare a rappresentare il risultato di un impegno di successo contro l\u2019Hiv che dura da anni. Sopratutto da quando, nel 2003,&nbsp;&nbsp;gli Usa avevano varato il \u201cPiano di emergenza del Presidente degli Stati Uniti per la lotta contro l\u2019Aids\u201d (Pepfar) che in tutto il mondo ha contribuito a salvare 25 milioni di vite. Centinaia di miglia nello Zambia. Ma ora le cose rischiano di cambiare, in peggio. \u00abAll\u2019inizio del 2025, il governo statunitense ha congelato e poi drasticamente ridotto parte dei propri aiuti esteri. Sebbene in seguito sia stato consentito di proseguire alcune terapie salvavita contro l\u2019Hiv grazie a deroghe limitate, molti programmi di prevenzione, sensibilizzazione e di coinvolgimento delle comunit\u00e0 sono stati interrotti o ridimensionati. Ci\u00f2 ha avuto ripercussioni sul nostro Paese, che dipende fortemente dai finanziamenti del Pepfar\u00bb.&nbsp;&nbsp;Suor Astridah Chibale \u00e8 coordinatrice del settore salute del Segretariato cattolico, organismo della Conferenza episcopale zambiana: sa di cosa parla. E ha il coraggio di farlo. Con in mano&nbsp;&nbsp;i pi\u00f9 recenti dati di Unaids \u2014 il Programma congiunto delle Nazioni Unite sull&#8217;Hiv\/Aids \u2014 e di altre organizzazioni internazionali, rivela al nostro giornale che il drastico assottigliamento dei finanziamenti finora ha colpito oltre 11.000 operatori sanitari; 32 centri di accoglienza e benessere al servizio delle popolazioni pi\u00f9 vulnerabili sono stati chiusi; il programma Dreams, che forniva servizi e sostegno contro l\u2019Hiv, \u00e8 stato interrotto; i programmi rivolti alle ragazze adolescenti, alle giovani donne, alle lavoratrici del sesso e ad altre popolazioni pi\u00f9 esposte sono stati notevolmente ridimensionati; i test per scoprire la malattia sono diminuiti del 21 per cento. Anche se non si \u00e8 arrivati ancora al collasso totale, la diplomazia zambiana sta mettendo in campo tutte le proprie risorse politiche per evitare che i risultati positivi ottenuti finora, come la consistente riduzione delle infezioni e della mortalit\u00e0, possano essere archiviati. Se accadesse sarebbe un disastro per la nazione dell\u2019Africa australe con una delle epidemie di Hiv\/Aids pi\u00f9 gravi di tutto il continente. Gli Stati Uniti e lo Zambia, entra nel dettaglio suor Chibale, stanno discutendo un nuovo accordo pluriennale di finanziamento sanitario che copra non solo l\u2019Hiv ma anche la tubercolosi, la malaria e altri programmi sanitari. Ma i negoziati sono in fase di stallo. \u00abI funzionari statunitensi affermano che i finanziamenti proseguono su base provvisoria in attesa della firma di un accordo formale, mentre il governo dello Zambia ha sollevato obiezioni su alcune disposizioni che, a suo avviso, legherebbero l\u2019assistenza sanitaria a pi\u00f9 ampi interessi strategici ed economici\u00bb. Recenti inchieste giornalistiche internazionali hanno portato alla luce documenti interni che proverebbero la volont\u00e0 di legare lo sviluppo degli aiuti sanitari all\u2019accesso incondizionato alle risorse minerarie nazionali. \u00abNel complesso, la risposta all\u2019Hiv in Zambia non si \u00e8 interrotta ma \u00e8 sottoposta a una notevole pressione finanziaria. Le principali preoccupazioni immediate sono mantenere i programmi di prevenzione, non far migrare gli operatori sanitari qualificati e garantire che il trattamento a lungo termine per la numerosa popolazione che convive con l\u2019Hiv non subisca interruzioni\u00bb. Per il momento non ci sono dati evidenti che il taglio statunitense alle sovvenzioni economiche stia provocando un aumento della mortalit\u00e0. \u00abTuttavia, esperti e ricercatori sono convinti che il numero dei decessi potrebbe salire nei prossimi anni se dovessero continuare le interruzioni delle cure e la riduzione dei servizi di prevenzione\u00bb. La Chiesa locale, riconoscendo che l\u2019Hiv\/Aids rappresenta una grave crisi globale, chiede di continuare a investire nella prevenzione, nel trattamento e nella ricerca, di garantire un accesso a prezzi accessibili ai farmaci salvavita, di rafforzare la solidariet\u00e0 internazionale affinch\u00e9 i progressi compiuti contro l\u2019epidemia non vengano vanificati.<\/p>\n\n\n\n<p>Federico Piana<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I tagli Usa agli aiuti sanitari nel Paese africano stanno mettendo sotto pressione i programmi di prevenzione, cure ed assistenza. Finora colpiti oltre 11.000 operatori sanitari mentre 32 centri di accoglienza e benessere al servizio delle popolazioni pi\u00f9 vulnerabili sono stati chiusi. 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