{"id":1000033147,"date":"2026-07-07T11:27:30","date_gmt":"2026-07-07T14:27:30","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033147"},"modified":"2026-07-07T11:27:32","modified_gmt":"2026-07-07T14:27:32","slug":"a-siena-una-mostra-dedicata-a-paolo-gubinelli-silenzio-nei-segni-della-luce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033147","title":{"rendered":"A Siena una mostra dedicata a Paolo Gubinelli: Silenzio nei Segni della Luce"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 30 Settembre si potr\u00e0 ammirare al&nbsp;Museo della Cattedrale di San Secondiano Siena la mostra dedicata a Paolo Gubinelli \u2013 \u2018Silenzio nei Segni della Luce\u2019 a cura di Sabrina Papini. Le opere realizzate dal Maestro&nbsp;Gubinelli&nbsp;per il &nbsp;Museo Diocesano&nbsp; per la magnifica&nbsp;Cattedrale di San Secondiano di Chiusi&nbsp;ed esclusivamente per questo spazio sono poste in dialogo con il tempo e nel tempo, le luci che filtrano e che si proiettano negli spazi architettonici antichi e con il supporto del sinuoso paesaggio toscano, riusciamo a far riemergere dal silenzio sopite sensazioni, suoni e luci per farne frammenti di eternit\u00e0 indelebili. Molti storici e critici dell\u2019Arte tra cui Claudio Strinati il quale afferma : Da Fontana a Klee allo Zen, quanti echi, influssi, suggestioni, personalissime elaborazioni, solenni e composte memorie, sono state colte nell\u2019arte di Paolo Gubinelli, e sempre da parte di critici e studiosi tra&nbsp; i pi\u00f9&nbsp; insigni del nostro tempo che hanno guardato a lui con partecipe e fervida attenzione. In questi giorni ho rivisto alcune sue cose recentissime e nei graffi nutriti di quel delicatissimo colore in polvere che imprime una singolare preziosit\u00e0 a questi lavori invero magistrali, ho creduto di vedere il cielo, o meglio l\u2019 orizzonte, il sole che nasce o tramonta, la distesa infinita del mare, una specie di infinito leopardiano che non disdice forse a un uomo delle Marche come lui. E ho letto o riletto tante delle sue eleganti e tenere poesie, ed ecco che ne scopro una che non avevo mai visto. E\u2019 di dieci anni fa: \u201cvorrei tanto parlare\/ alla mia opera\/ per farle sentire\/ quanto mi \u00e8 cara\/ vorrei tanto strapparle\/ una parola\/ \u00e8 solo il silenzio \/che la tiene accanto a me\u201d. Ho pensato, l\u00ec per l\u00ec, a Michelangelo che d\u00e0 una martellata al Mos\u00e8 per farlo, invano, parlare. Ho anche pensato a certi simil Haiku di Ungaretti o di Quasimodo e alla mirabile parlata poetica di Caproni. Ma poi ho pensato soprattutto alla signorilit\u00e0 e alla discrezione di un artista come Gubinelli che invero non condivide niente della asprezza tumultuosa di un Michelangelo e forse nemmeno della sintesi incantata dei grandi poeti italiani del nostro cos\u00ec fecondo Novecento. Ho avvertito piuttosto il significato, indubbiamente promanante dalla bella poesia di Gubinelli, forse pi\u00f9 vero del graffiare l\u2019opera su carta, dell\u2019 inciderla s\u00ec, ma non con lo scatto secco di un Fontana o con la violenza di un Caravaggio quando tracciava i bordi delle figure direttamente sulla tela con la punta del pennello o con un qualche strumento, ma con l\u2019esatto contrario. Come se Gubinelli, almeno cos\u00ec mi \u00e8 sembrato di capire, imprimesse sull\u2019 opera nient\u2019 altro ( e non mi sembra poco, direi!) che la traccia di s\u00e9 in modo tale che si conservi e si preservi per sempre una sorta di quintessenza del pensiero e del sentimento insieme. Gubinelli non graffia in verit\u00e0, nel senso un po\u2019 brutale della parola, ma marca una traccia a volte articolando ritmicamente la superficie, a volte sparpagliandola di segni che viaggiano con spontanea naturalezza dall\u2019&nbsp; astrazione alla figurazione, impercettibilmente, penso, a prescindere dalla volont\u00e0 effettiva dell\u2019 artista stesso, ma come organizzandosi da soli. Allora mi sembra ben logico il desiderio dell\u2019 artista quando auspica che l\u2019opera gli parli, dato che lui le ha parlato facendola. Eppure, ardua questione, l\u2019 opera non parler\u00e0 e non ha importanza perch\u00e8 parla in verit\u00e0 ma a modo suo ( ritengo che Gubinelli se ne sia accorto da tempo!) senza esprimere pensieri compiuti ma solo sprazzi di memoria, di dolcezza, di benessere, di cui riusciamo a informarci a condizione di entrare in sintonia. Succede anche con le persone. Quante volte ci capita di parlare con qualcuno cui, di fatto, non abbiamo nulla da dire e da cui recepiamo proprio un bel niente! Qui, col lavoro di Gubinelli, siamo all\u2019estremo opposto. E questa sintonia Paolo Gubinelli l\u2019 ha sempre cercata, espressa e sempre trovata. Motivo per cui \u00e8 diventato cos\u00ec grato al cuore di molti di noi. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla Figura di Paolo Gubinelli apro il mio saggio dicendo : Guardando le opere di Paolo Gubinelli ho pensato a Giordano Bruno che nel suo scritto del 1591 De imaginum, signorum et idearum compositione , il Bruno affermava&nbsp; che ogni Poeta pu\u00f2 essere Pittore , e pu\u00f2 essere anche Pittore e filosofo, e nel contempo a Bauman quando dice : \u201c Che la nostra soci\u00e8t\u00e0&nbsp; sta focalizzando la sua attenzione sul passaggio dalla modernit\u00e0 alla&nbsp;postmodernit\u00e0, e le questioni etiche relative.&nbsp; Egli ha paragonato il concetto di modernit\u00e0 e postmodernit\u00e0 rispettivamente allo stato solido e&nbsp;liquido&nbsp;della societ\u00e0. Mentre nell\u2019et\u00e0 moderna tutto era dato come una solida costruzione, ai nostri giorni, invece ogni aspetto della vita pu\u00f2 venir rimodellato artificialmente. Dunque nulla ha contorni nitidi, definiti e fissati una volta per tutte. Ci\u00f2 non pu\u00f2 che influire sulle relazioni umane, divenute ormai precarie in quanto non ci si vuole sentire ingabbiati. Bauman sostiene che l\u2019incertezza che attanaglia la societ\u00e0 moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a&nbsp;consumatori. L\u2019esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa pi\u00f9 sull\u2019estraneit\u00e0 al sistema produttivo o sul non poter comprare l\u2019essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernit\u00e0. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cio\u00e8 non sentirsi accettato nel&nbsp;ruolo di consumatore .In tal modo, in una societ\u00e0 che vive per il consumo, tutto si trasforma in merce, incluso l\u2019essere umano\u201d. &nbsp;Paolo Gubinelli con la sua pittura esprime i suoi stati d\u2019animo attraverso i suoi segni e graffi ridotti all\u2019essenziale, avvolti da vaste campiture compatte e caratterizzate da un\u2019accesa cromia. I colori emulsionati seguono architetture fittizie, si snodano lungo la superficie telata in densi e morbidi strati di masse cromatiche intervallate da spazi vuoti, attimi di respiro e interstizio fra i vari piani. Un\u2019energia radiante segue la circolarit\u00e0 delle forme le quali si muovono libere e sembrano non seguire alcuna logica interna o principio razionale. Gli stessi colori sono una sinfonia dalle infinite tonalit\u00e0, difatti Gibinelli non esclude nessuna gradazione dalla tavolozza anzi ritroviamo le terre bruciate, i blu degli abissi e le nuance solari, accese da bagliori. Accanto a questi tasselli tonali sorgono contingenti vuoti che provocano salti di continuit\u00e0, dei momenti di pausa, di assenza-essenza tra i colori.&nbsp; La fluidit\u00e0 di colori che disfano le maglie dei confini, Gubinelli come uno sciamano fa si che i colori si propagano nello spazio pittorico. &nbsp;Come in una grande rappresentazione teatrale, qui i colori giocano il ruolo da protagonista e le sfumature assurgono a comparse, libere di suggestionare tramite la loro infinita variet\u00e0 di tracciato, forma e densit\u00e0 corposa talaltra leggera. Il colore steso come strato preparatorio della tela diluisce e sgrava la pittura, la quale assume l\u2019aspetto di velature che s\u2019intervallano sulla superficie tramata. I colori autonomi e slegati dalla mimesi della realt\u00e0 trovano un riscontro nei titoli, una sintomatica richiesta di concretezza la quale assurge prefigurando storie, tessendo eventi immersi in un ambiente liquido o gassoso. Musiche, parole, ricordi introducono e completano le creazioni di Gubinelli, una ricerca ricorrente per una frase, una citazione, un verso che possa racchiudere l\u2019immensit\u00e0 d\u2019espressione dell\u2019opera, delle innumerevoli gradazioni che percorrono lo spazio e lo invadono. Il nostro sguardo dinnanzi a queste tele gira attorno all\u2019immagine ed ogni lato pu\u00f2 fungere da base, ci si allontana da una visione centrale assoluta sicch\u00e9 \u00e8 difficile stabilire un alto e un basso, laddove il risultato \u00e8 assenza di progettualit\u00e0 e si rivela al momento delle sua creazione. Intrecci di segni colorati, ove tuttavia si scorgono forme ed elementi evocativi . L\u2019espandersi dei volumi tonali sull\u2019intera superficie dell\u2019opera vanificano la correlazione tra la superficie e la profondit\u00e0 di visione, lo sguardo si trova senza un territorio ben preciso, ondeggia incessantemente nello scorrere delle sfumature che si inseguono. I segni si dissolvono e si vaporizzano, la pittura esplode, fioriscono suggestioni che si slegano in sagomature infinite altres\u00ec in pennellate le cui tracce non resistono alla pressione, non mantengono la loro essenza. Profili leggibili che si riverberano in effetti di echi cromatici, impronte che lasciano la loro traccia e s\u2019insinuano tra le lievi trame della superficie telata. Il gesto pittorico d\u00e0 vita, a masse di grovigli tonali creano vibrazioni scintillanti, cosparse o ritmate da accenti che delineano il percorso d\u2019esplorazione dello sguardo. Un percorso cromatico perpetuo che si estende, modificato soventemente dalle colate che ne modificano l\u2019aspetto quando si vanno ad incrociare con masse preesistenti, tutto allora si snoda sul piano percettivo e cadenzato del colore. &nbsp;Il tutto acquista una variabile d\u2019incertezza che rid\u00e0 all\u2019opera una declinazione vitale, giacch\u00e9 irrisolta. Piani di manifestazione discorsiva delle emozioni endogene e intime di Paolo Gubinelli fanno si che l\u2019emozione si fa colore, il sentimento prende corpo e diventa visibile, contemplabile. In questo scenario l\u2019artista Paolo Gubinelli&nbsp; con i suoi segni e graffi fa emergere fa emergere il pensiero filosofico di Hegel, che nel 1807 il filosofo tedesco indag\u00f2 all\u2019interno della sua opera \u2018La Fenomenologia dello Spirito\u2019, quel processo condotto dallo spirito per elevarsi dalle forme di conoscenza pi\u00f9 elementari a quelle conoscitive pi\u00f9 generali fino ad approdare al sapere assoluto. Secondo il punto di vista di Hegel, il sapere era un fatto dialettico e speculativo e per tale ragione lo spirito nel suo percorso verso il farsi assoluto affrontava ogni stadio interiorizzando i risultati del processo dialettico, e solo grazie alla completa esperienza di s\u00e9 stesso giungeva cos\u00ec alla conoscenza di ci\u00f2 che esso doveva essere in s\u00e9 stesso. Quindi nella Fenomenologia dello spirito l\u2019arte rappresentava il momento dell\u2019evolversi della coscienza religiosa, in quel processo formativo che doveva condurre l\u2019uomo verso la piena realizzazione del s\u00e9: l\u2019arte si situava in un punto cruciale, in un momento felice e di equilibrio in cui lo spirito come individualit\u00e0 poteva sperimentare la gioiosit\u00e0 illimitata e il pi\u00f9 libero godimento di s\u00e9 stesso. Inoltre, in questa prospettiva, appare fortemente significativo notare il legame che individu\u00f2 Karl Marx tra la filosofia di Hegel e il mondo borghese dell\u2019epoca; infatti, secondo il primo, il pensiero di Hegel rappresentava il massimo tentativo di pensare la realt\u00e0 borghese nel suo complesso e nelle sue pi\u00f9 ampie sfaccettature, ma cosa significa tutto questo in relazione all\u2019arte? La morte dell\u2019arte venne situata da Hegel in un\u2019ampia prospettiva storica le cui orme iniziali si rintracciavano nella crisi della civilt\u00e0 classica per concludersi nell\u2019avvento della societ\u00e0 borghese con la sua economia capitalista e il decisivo sviluppo industriale, nonch\u00e9 nella divisione del lavoro e nella conseguente dipendenza dell\u2019individuo dal sistema economico. Inoltre, il filosofo sembr\u00f2 non porre alcuna fiducia nei meccanismi spontanei di questo tipo di economia che apparivano a lui come dei fili sottili condotti da una mano invisibile, generatrice di quell\u2019idea di benessere fondata per\u00f2 sull\u2019egoismo dei singoli. Hegel diffid\u00f2 quindi di quel tipo di progresso frutto della societ\u00e0 borghese, sfiducia che si pu\u00f2 ritrovare in quelle parole scandite successivamente da Walter Benjamin anni pi\u00f9 tardi: \u201cC\u2019\u00e8 un quadro di Klee che si intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l\u2019infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si \u00e8 impigliata nelle sue mani, ed \u00e8 forse cos\u00ec forte che egli non pu\u00f2 pi\u00f9 chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ci\u00f2 che chiamiamo il progresso, \u00e8 questa tempesta\u201d. Il rifiuto di Hegel nei confronti dell\u2019arte dei suoi tempi corrispose quindi a un allontanamento e a una denuncia di un intera situazione sociale che aveva portato a snaturare i rapporti tra gli individui e la loro natura, rompendo gli equilibri tradizionali e rendendo cos\u00ec problematica la relazione immediata con l\u2019arte. Nelle condizioni di vita borghese infatti l\u2019individuo perdeva l\u2019aspetto vitale, libero e autonomo che era invece alla base del concetto di bellezza hegeliana, in quanto la vitalit\u00e0 e la libert\u00e0 avevano il compito di porre in primo piano il rapporto tra bellezza artistica e bellezza della vita. Questo legame costitu\u00ec una delle ragioni di fondo di tutto quanto il discorso di Hegel sull\u2019arte e sulla morte dell\u2019arte. Infatti, Hegel sostenne che la morte dell\u2019arte fu segnata proprio dalla mercificazione del prodotto artistico, e che nonostante tutto l\u2019arte prov\u00f2 in tutte le sue possibilit\u00e0 a sopravvivere, ma purtroppo il suo compito si era ormai esaurito, giungendo al termine per una successiva evoluzione dello spirito. Alla luce di ci\u00f2 \u00e8 quindi possibile notare come il filosofo tedesco da un lato abbia esaltato la pienezza dell\u2019arte nei confronti del pensiero filosofico, anche se, tuttavia, riconobbe d\u2019altra parte che la potenza dell\u2019arte era ormai arrivata ad assumere nella societ\u00e0 borghese il ruolo di un altissimo \u201cdopo lavoro\u201d, una sorta di ricompensa e nulla pi\u00f9, allontanandosi in questo modo dall\u2019essere il fondamento per l\u2019evoluzione dello spirito. \u00c8 bene ricordare nelle tappe dell\u2019evoluzione dello spirito come nel mondo greco l\u2019arte aveva rivestito infatti il fondamento della religione e della filosofia, poi successivamente nel cristianesimo medioevale il suo ruolo era stato sostituito dalla religione, e infine nel mondo borghese dalla filosofia. Quindi Hegel sostenne come di fronte al mondo borghese l\u2019arte poteva sopravvive soltanto nel continuo rischio dei propri limiti oppure cos\u00ec come ricompensa, mentre il fondamento del reale era rappresentato dalla filosofia: solo il pensiero infatti era dotato di quella straordinaria forza sufficiente e necessaria a svolgere tale scopo, poich\u00e9 l\u2019arte aveva ormai cessato di essere il pi\u00f9 alto bisogno dello spirito. Per la filosofia hegeliana quindi l\u2019arte nella societ\u00e0 borghese non fu pi\u00f9 in grado di rappresentare l\u2019alta modalit\u00e0 di conoscenza della coscienza di s\u00e9, essa era ormai soltanto un grado della liberazione ma non la liberazione somma, in quanto i tempi esprimevano invece con urgenza un vero e proprio bisogno di filosofia. Infine, quindi, tra arte e pensiero si poneva quella chiara differenza segnalatrice della separazione tra la bella individualit\u00e0 e l\u2019individuo borghese: l\u2019arte era stata quindi per Hegel indice e misura del valore sociale e storico dell\u2019esistenza umana, ma era destinata a morire e a venire di conseguenza superata. Nelle opere di Paolo Gubinelli la sua pittura ci indirizza verso una maggiore attenzione nei confronti del contesto grazie allo studio di una disciplina, l\u2019antropologia, che oggi nessuno ancora aveva capito l\u2019influenza sulle sue opere . La conoscenza di questa materia&nbsp; \u00e8 fondamentale per l\u2019artista molto significativa per il suo modo di fare arte, come evidenziato dalle sue opere. Inoltre nelle opere&nbsp; si evidenzia &nbsp;che l\u2019arte, l\u2019antropologia e la storia sono sia creative che costitutive e perci\u00f2 queste tre discipline devono dialogare tra loro, poich\u00e9 soltanto dall\u2019interazione tra campi di studio diversi potrebbe nascere e consolidarsi qualcosa di nuovo e importante. Secondo gli studi dei due antropologi George E. Marcus e Fred R. Myers il confine tra l\u2019arte e l\u2019antropologia non \u00e8 mai stato molto netto. Le due discipline, affini in quanto luoghi di discussione per la comprensione e la valutazione dell\u2019attivit\u00e0 culturale, dovrebbero collocarsi entrambe in una posizione critica rispetto alla modernit\u00e0. In aggiunta a ci\u00f2, i due studiosi hanno sostenuto che \u00e8 possibile considerare l\u2019arte come un terreno valido per discutere i valori culturali della nostra societ\u00e0, uno spazio nel quale la diversit\u00e0 e l\u2019identit\u00e0 vengono prodotti e contestati. Allo stesso modo, l\u2019antropologia, ponendo al centro della sua attenzione l\u2019uomo e la sua cultura, dovrebbe cercare di svelare i molteplici significati della realt\u00e0 oltrepassando i rigorosi pregiudizi e insistendo sul fatto che nessuna dimensione della nostra vita possa essere considerata isolata dalle altre. Ci\u00f2 sembra seguire la traccia lasciata da Edward Burnett Tylor nella sua opera Primitive culture del 1871, in cui l\u2019antropologo britannico formul\u00f2 il suo concetto di cultura che fu per il tempo rivoluzionario. La cultura era per lo studioso una fitta rete creata \u201cdall\u2019insieme di conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costumi e qualsiasi altro prodotto e modo di vivere dell\u2019uomo che vive in societ\u00e0\u201d; quindi quanto promosso da Tylor radunava insieme tutte le attivit\u00e0 umane poich\u00e9 nulla poteva essere considerato in una dimensione separata dal complesso. Tuttavia, \u00e8 bene ricordare che nel corso del tempo gli studi antropologici subirono svariate modifiche, cambiamenti, contestazioni e che non sempre questa disciplina si dimostr\u00f2 neutra rispetto alle circostanze politiche del mondo occidentale: \u201cl\u2019antropologia \u00e8 stata oggetto della civilt\u00e0 imperiale contemporanea\u201d afferm\u00f2 Stanley Diamond nei suoi studi. Infine dopo aver capito l\u2019essenza delle nuove opere nate site-spicific per il Museo della Cattedrale di San Secondiano Siena : volevo citare due Filosofi contemporanei tra cui, Giovanni Gentile ma che nel leggere le sue opere in particolar modo l\u2019Attualismo si pu\u00f2 meglio comprendere ci\u00f2 che ci accade oggi . Gentile parla come \u00e8 noto con il nome di idealismo attuale, o attualismo. Con questa formula egli intende difendere una concezione della filosofia come pensare vivente, capace di risolvere in s\u00e9 dialetticamente ogni contenuto. La critica da lui mossa a tutte le filosofie precedenti, e soprattutto alla filosofia di Hegel, \u00e8 quella di essere delle dottrine del \u00abpensiero pensato\u00bb, ossia di una concettualit\u00e0 astratta e priva di vita, perch\u00e9 separata dall&#8217;attualit\u00e0 del \u00abpensiero pensante\u00bb o dall'\u00bbatto in atto\u00bb. Solo il pensiero pensante \u00e8 dialettico, perch\u00e9 produttore dell&#8217;oggetto, che \u00e8 propriamente il soggetto stesso in quanto diventa altro da s\u00e9. Il pensiero, quando si autoproduce (autoconcetto, o autoctisi), sulle prime tratta il prodotto come assolutamente opposto a s\u00e9, come alcunch\u00e9 di estraneo, poi riconosce che l&#8217;oggetto nella sua alterit\u00e0 \u00e8 il soggetto stesso oggettivato, e lo risolve in s\u00e9, cio\u00e8 lo fa identico a s\u00e9. Il risultato dell&#8217;identificazione di soggetto e oggetto, per\u00f2, rende di nuovo il soggetto privo dell&#8217;oggetto, cio\u00e8 lo rende astratto. Allora il soggetto, dovendo superare la sua condizione astratta, fuoriesce nuovamente da s\u00e9. Ricomincia, perci\u00f2, una situazione oppositiva di natura dialettica, la quale stimola al trapasso in un altro momento sintetico, e cos\u00ec via all&#8217;infinito. Tre sono, dunque, i momenti della vita del pensare: 1. il soggetto nella sua iniziale separazione, o astrazione, dall&#8217;oggetto; 2. l&#8217;oggetto nella sua opposizione al soggetto; 3. la sintesi di soggetto e oggetto, come finale identificazione, o risoluzione, nel soggetto dell&#8217;estraneit\u00e0 dell&#8217;oggetto. Questi tre momenti della dialettica dell&#8217;atto sono anche i tre atteggiamenti fondamentali o le tre \u00abforme\u00bb dello spirito, cui corrispondono, rispettivamente, l&#8217;arte, la religione e la filosofia. Collocazione incerta finisce per avere in Gentile la scienza, a volte assimilata all&#8217;arte, a volte alla religione.&nbsp;&nbsp;Volevo concludere dicendo che sia Platone che Aristotele che il nostro Giovanni Gentile ci spiegano quali siano le forze in campo ognuno vuole soggiogare l\u2019altra forza attraverso la scienza e la tecno- scienza questo \u00e8 il vero dramma. L\u2019attualismo di Gentile che fa parte di un sottobosco che nessuno prende in considerazione ma se ci facciamo caso \u00e8 tornato forse nella politica dove le ideologie sono terminate, mentre si dovrebbero rifare di pi\u00f9 alla \u2018Polis\u2019 greca e alla cultura greca dove l\u2019uomo vive una collettivit\u00e0 che dal secolo scorso ad oggi ci \u00e8 stata negata. Ed Emanuele Severino quando parla della memoria, racconta della&nbsp; manipolazione delle coscienze attraverso&nbsp; il linguaggio dell\u2019Arte che hanno inteso dimostrare con la piena coscienza della precariet\u00e0 relativistica di ogni &#8216;dimostrazione&#8217; che la reductio suggerita dello spazio al tempo \u00e8, o potrebbe essere, un modo di riconoscere la friabilit\u00e0 delle conoscenze che abbiamo delle cose, sapendo renderci conto che la dimensione spaziale non \u00e8 altro che la manifestazione parziale e transeunte di un &#8216;tempo&#8217; che si solidifica nelle cose, scegliendo, grazie alla inevitabilit\u00e0 della sua successivit\u00e0, di rivelarsi altro che come memoria. La memoria, insomma, potremmo anche suggerire cos\u00ec, non \u00e8 altro che il tempo. Tocca a noi saper sfuggire, per quanto possiamo, alla gabbia della prigione del tempo mi ha dato lo spunto leggendo tutto il trattato ho pensato ad Emanuele Severino al suo grande pensiero filosofico, egli ci ha lasciato su questo argomento tantissime riflessioni, la sua filosofia poggiava sulla grande prosopopea di Parmenide: gran parte della riflessione severiniana si configura come una massiccia e controversa rivalutazione dei dogmi ontologici dell\u2019eleate, incompreso e sconfessato profeta dell\u2019essere; prendendo le mosse dalla contraddizione che si pone alla base del divenire l\u2019essere non diviene, poich\u00e9 il divenire comporta il non essere, ovvero il venire e tornare nel nulla, la celebre dimostrazione severiniana dell\u2019eternit\u00e0 di tutti gli enti vuole contrapporsi alla storica fede prestata dall\u2019umanit\u00e0, fin dai tempi dei greci, al divenire, fede che ha portato la storia dell\u2019uomo e della filosofia ad essere necessariamente storia del nichilismo, e ad innalzare i cosiddetti Immutabili o Eterni \u2018Dio in primis\u2019 ai quali aggrapparsi per tentare di sfuggire all\u2019angoscia dettata dal carattere effimero e transeunte che l\u2019uomo attribuisce agli enti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:42.40637%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/graffi-colore-spray.-diam.cm_.-47-2021-1024x1012.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000033152\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000033152\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/graffi-colore-spray.-diam.cm_.-47-2021.jpg?fit=2064%2C2040&amp;ssl=1\" 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Gubinelli<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nato a Matelica (MC) nel 1945, vive e lavora a Firenze. Si diploma presso l\u2019Istituto d\u2019arte di Macerata, sezione pittura, continua gli studi a Milano, Roma e Firenze come grafico pubblicitario, designer e progettista in architettura. Giovanissimo scopre l\u2019importanza del concetto spaziale di Lucio Fontana che determina un orientamento costante nel la sua ricerca: conosce e stabilisce un\u2019intesa di idee con gli artisti e architetti: Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Ugo La Pietra, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgr\u00f2, Umberto Peschi, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Emilio Scanavino, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, Zoren. Partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia e all\u2019estero. Le sue opere sono esposte in permanenza nei mag giori musei in italia e all\u2019estero. Nel 2011 ospitato alla 54 Biennale di Venezia Padiglione Italia presso L\u2019Arsenale invitato da Vittorio Sgarbi e scelto da Tonino Guerra, installazione di n. 28 carte cm. 102&#215;72 accompagnate da un manoscritto inedito di Tonino Guerra. Sono stati pubblicati cataloghi e riviste specializzate, con testi di noti critici: Giulio Carlo Argan, Giovanni Maria Accame, Cristina Acidini, Vera Agosti, Mariano Apa, Paola Ballesi, Mirella Bandini, Carlo Belloli, Massimo Bignardi, Vanni Bramanti, Mirella Branca, Anna Brancolini, Carmine Benincasa, Paolo Bolpagni, Luciano Caramel, Giovanni Cardone, Ornella Casazza, Claudio Cerritelli, Bruno Cor\u00e0, Giorgio Cortenova, Roberto Cresti, Enrico Crispolti, Fabrizio D\u2019Amico; Roberto Daolio, Angelo Dragone, Luigi Paolo Finizio, Alberto Fiz, Paolo Fossati, Carlo Franza, Francesco Gallo, Roberto Luciani, Mario Luzi, Luciano Marziano, Lara Vinca Masini, Marco Meneguzzo, Fernando Miglietta, Bruno Munari, Antonio Paolucci, Gaspare Polizzi, Sandro Parmiggiani, Pierre Restany, Maria Luisa Spaziani, Carmelo Strano, Claudio Strinati,Antonello Tolve, Toni Toniato, Tommaso Trini, Marcello Venturoli, Stefano Verdino, Cesare Vivaldi. Sono stati pubblicati cataloghi di poesie inedite dei maggiori poeti Italiani e stranieri: Adonis, Alberto Bertoni, Alberto Bevilacqua, Libero Bigiaretti, Franco Buffoni, Anna Buoninsegni, Enrico Capodaglio, Alberto Caramella, Roberto Carifi, Ennio Cavalli, Giuseppe Conte, Vittorio Cozzoli, Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Eugenio De Signoribus, Gianni D\u2019Elia, Luciano Erba, Giorgio Garufi, Tony Harrison, Tonino Guerra, Emilio Isgr\u00f2, Clara Jan\u00e9s, Ko Un, Vivian Lamarque, Franco Loi, Mario Luzi, Giancarlo Majorino, Alda Merini, Alessandro Mosc\u00e8, Roberto Mussapi, Giampiero Neri, Nico Orengo, Alessandro Parronchi, Feliciano Paoli, Titos Patrikios, Umberto Piersanti, Antonio Riccardi, Davide Rondoni, Tiziano Rossi, Roberto Roversi, Paolo Ruffilli, Mario Santagostini, Antonio Santori, Frencesco Scarabicchi, Fabio Scotto, Michele Sovente, Maria Luisa Spaziani, Enrico Testa, Paolo Valesio, Cesare Vivaldi, Andrea Zanzotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Museo della Cattedrale di San Secondiano Siena<\/p>\n\n\n\n<p>Paolo Gubinelli . Silenzio nei Segni della Luce<\/p>\n\n\n\n<p>dal&nbsp; 20 Giugno 2026 al 30 Settembre 2026<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec alla Domenica dalle ore 10.15 alle ore 12.45 e dalle ore 14.30 alle ore 17.00<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Foto delle opere sono di Paolo Gubinelli<\/p>\n\n\n\n<p>Paolo Gubinelli Fotografato da Aurelio Amendola -2019<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte : Paolo Gubinelli &#8211; Museo della Cattedrale di San Secondiano Siena<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 30 Settembre si potr\u00e0 ammirare al&nbsp;Museo della Cattedrale di San Secondiano Siena la mostra dedicata a Paolo Gubinelli \u2013 \u2018Silenzio nei Segni della Luce\u2019 a cura di Sabrina Papini. Le opere realizzate dal Maestro&nbsp;Gubinelli&nbsp;per il &nbsp;Museo Diocesano&nbsp; per la magnifica&nbsp;Cattedrale di San Secondiano di Chiusi&nbsp;ed esclusivamente per questo spazio sono poste [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000033152,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000033147","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-arte","10":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/graffi-colore-spray.-diam.cm_.-47-2021.jpg?fit=2064%2C2040&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000033147","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000033147"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000033147\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000033153,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000033147\/revisions\/1000033153"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000033152"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000033147"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000033147"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000033147"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}