{"id":1000033110,"date":"2026-07-06T18:10:51","date_gmt":"2026-07-06T21:10:51","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033110"},"modified":"2026-07-06T18:10:53","modified_gmt":"2026-07-06T21:10:53","slug":"le-torce-del-paleolitico-per-illuminare-il-buio-delle-caverne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033110","title":{"rendered":"Le torce del Paleolitico per illuminare il buio delle caverne"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel Paleolitico, 14 mila anni fa, i gruppi umani dovevano farsi strada nel buio delle caverne che usavano come rifugio. Come facevano a illuminarle? Uno studio internazionale, a cui ha partecipato Elisbetta Starnini, docente di Preistoria e Protostoria del Dipartimento di Civilt\u00e0 e Forme del Sapere dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa, ha ricostruito i sistemi di illuminazione usati nella Grotta della B\u00e0sura di Toirano in Liguria. Lo studio, pubblicato sulla rivista Quaternary International, integrato da test di archeologia sperimentale, ha rivelato che la soluzione adottata erano piccoli rami di pino, accesi singolarmente o raccolti in fasci. La ricerca ha analizzato resti archeobotanici, pollini, frammenti carbonizzati e tracce lasciate sul pavimento e sulle pareti della Grotta della B\u00e0sura, uno dei siti pi\u00f9 importanti del Paleolitico europeo, che conserva impronte umane fossilizzate, tracce di frequentazione animale e segni lasciati sulle pareti da piccoli gruppi umani accompagnati da un canide.<\/p>\n\n\n\n<p>Un test di archeologia sperimentale<\/p>\n\n\n\n<p>Lo studio ha permesso di identificare nei frammenti carbonizzati resti di rami di pino di piccolo diametro, inferiore ai 2-3 centimetri, utilizzati come fonte luminosa. All\u2019analisi si \u00e8 aggiunta un test di archeologia sperimentale condotto in una grotta vicina, scelta per evitare contaminazioni del sito archeologico. Ricercatrici e ricercatori hanno cos\u00ec verificato sul campo che questi rametti potevano in effetti garantire una luce sufficiente per muoversi in sicurezza nei cunicoli sotterranei, limitando al tempo stesso il consumo di ossigeno e l\u2019abbagliamento provocato da fiamme pi\u00f9 grandi.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo le stime, per percorrere l\u2019intero tragitto nella grotta sarebbero stati necessari circa venti \u201ctorce\u201d lunghe 30 centimetri.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo studio ha inoltre fornito nuove informazioni sul paesaggio dell\u2019epoca: le analisi polliniche hanno indicato che l\u2019area intorno alla grotta era caratterizzata da boschi radi di pino alternati a steppe erbacee tipiche di ambienti freddi e aridi. \u00abQuesta ricerca ci consente di ricostruire in modo molto concreto le strategie adottate dai gruppi umani del Paleolitico per affrontare ambienti estremi come le grotte profonde. Le tracce archeologiche, integrate con l\u2019archeologia sperimentale, mostrano una straordinaria capacit\u00e0 di adattamento e di gestione delle risorse naturali disponibili\u00bb spiega Elisabetta Starnini. La ricerca \u201cArchaeobotanical investigations and experimental activity performed at B\u00e0sura Cave (Toirano, NW Italy) reveal clues on Epigravettian cave lighting systems\u201d, pubblicata su Quaternary International, \u00e8 frutto della collaborazione tra Universit\u00e0 di Pisa, il Laboratorio di Archeobotanica del Museo Archeologico del Finale, Servizio Grotte del Comune di Toirano, Universit\u00e0 di Genova, Universit\u00e0 di Torino, Sapienza Universit\u00e0 di Roma, MUSE di Trento e altri enti italiani e internazionali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel Paleolitico, 14 mila anni fa, i gruppi umani dovevano farsi strada nel buio delle caverne che usavano come rifugio. Come facevano a illuminarle? 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