{"id":1000033104,"date":"2026-07-06T18:08:25","date_gmt":"2026-07-06T21:08:25","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033104"},"modified":"2026-07-06T18:08:26","modified_gmt":"2026-07-06T21:08:26","slug":"un-conto-da-1200-miliardi-per-ricostruire-i-paesi-in-guerra-italia-in-prima-linea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033104","title":{"rendered":"Un conto da 1200 miliardi per ricostruire i Paesi in guerra: Italia in prima linea"},"content":{"rendered":"\n<p>Ricostruzione. Questo il mantra che dovrebbe ispirare i porti italiani, nella complessa prospettiva di un Mediterraneo che torni ad essere centrale nello scenario dell\u2019interscambio mondiale via mare. Lo ha affermato con chiarezza il presidente di Federagenti, Paolo Pessina, in occasione dell\u2019assemblea annuale della Federazione degli agenti marittimi italiani svoltasi a Civitavecchia. Lo ha rimarcato in una sua lettera inviata allo stesso Pessina, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che, dopo oltre 80 anni di sottovalutazione colpevole da parte di politica ed establishment, ha tentato e tenta di far capire al Paese che il mare \u00e8 la chiave di lettura per il successo e per il rilancio economico dell\u2019Italia. Italia che \u2013 come sempre accade \u2013 \u00e8 bravissima nelle emergenze, ma altrettanto brava a farsi del male quando le opportunit\u00e0 sarebbero sfruttabili e pianificabili; Italia che&nbsp;&nbsp;ha davanti a s\u00e9 un\u2019occasione forse irripetibile: non quella di intervenire negli oltre 65 conflitti in atto nel mondo, tantomeno in quelli in Ucraina, nel Golfo Persico e in Medio Oriente, ma quella di generare, attraverso scelte economiche e infrastrutturali le premesse per accelerare un\u2019opera di ricostruzione finalizzata a riqualificare anche le condizioni di vita, nei Paesi che pi\u00f9 duramente sono colpiti dai conflitti. Le cifre, parziali e purtroppo soggette a una revisione al rialzo, sono di per s\u00e9 \u2013 come emerso nella relazione del Presidente di Federagenti \u2013 impressionanti: l\u2019Ucraina allo stato attuale prevede di dover investire 588 miliardi di dollari per ricostruire infrastrutture, centrali elettriche, porti, abitazioni. Per la Siria si parla di 216 miliardi di dollari, per il Libano il solo costo del recente conflitto con Israele supera i 14 miliardi; mentre per l\u2019Iran i danni prodotti dai recenti bombardamenti sforano quota 350 miliardi. Per Gaza un minimo di 80 miliardi. Complessivamente a spanne, per i soli Paesi nell\u2019epicentro delle crisi, senza contare la Russia, un \u201cconto\u201d, provvisorio, di oltre 1200 miliardi. Il che per l\u2019Italia \u2013 come rimarcato dalla premier \u2013 significa premere sull\u2019acceleratore di quel Piano Mattei che comunque, passo dopo passo, sta gi\u00e0 producendo risultati importanti anche per le aziende italiane. Ma ora i riflettori spostano il loro cono di luce sui porti: e dai porti dovranno partire materiali per l\u2019edilizia, carichi eccezionali, centrali elettriche, materiale per gli ospedali. L\u2019Italia, che vanta una tradizione consolidata nell\u2019engineering, non pu\u00f2 farsi trovare impreparata. Dall\u2019assemblea Federagenti \u00e8 scaturito un segnale forte e chiaro: per raggiungere risultati concreti che significano anche un ruolo internazionale sempre pi\u00f9 importante, bisogna partire dai porti: i porti che sono e che saranno (come traspariva dal titolo dell\u2019Assemblea di Federagenti)&nbsp;&nbsp;dovranno essere determinati dalla domanda, non dalla voglia di amministratori locali di fregiarsi dell\u2019ennesimo terminal container, pi\u00f9 bello e performante di quello di un porto \u2013&nbsp;&nbsp;solo apparentemente concorrente \u2013&nbsp;&nbsp;a meno di 100 km di distanza. I porti dovranno diventare la punta di una lancia di competizione internazionale, e per fare questo \u2013 ha sottolineato Pessina, in questo sostenuto anche dal presidente di Assoporti, Roberto Petri \u2013 dovranno essere plasmati dal mercato, non da campanilismi o localismi. E in questo quadro di riferimento si inserisce la sfida per una vera riforma della portualit\u00e0 che dovrebbe attribuire poteri di pianificazione a una Super Authority centralizzata in grado di compiere specie nel campo delle infrastrutture decisioni di priorit\u00e0 e di concentrazione dei finanziamenti. Finanziamenti che \u2013 come emerso dai lavori dell\u2019Assemblea di Civitavecchia \u2013 dovranno traguardare un riutilizzo dell\u2019enorme risparmio che caratterizza la struttura economica italiana e favorire anche attraverso l\u2019abbattimento delle strozzature burocratiche, da parte dei grandi Fondi infrastrutturali che sino a oggi si sono tenuti ben alla larga dall\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Bruno Dardani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricostruzione. Questo il mantra che dovrebbe ispirare i porti italiani, nella complessa prospettiva di un Mediterraneo che torni ad essere centrale nello scenario dell\u2019interscambio mondiale via mare. Lo ha affermato con chiarezza il presidente di Federagenti, Paolo Pessina, in occasione dell\u2019assemblea annuale della Federazione degli agenti marittimi italiani svoltasi a Civitavecchia. 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