{"id":1000033067,"date":"2026-07-06T15:38:43","date_gmt":"2026-07-06T18:38:43","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033067"},"modified":"2026-07-06T15:38:44","modified_gmt":"2026-07-06T18:38:44","slug":"nuovo-protocollo-per-identificare-le-plastiche-nei-compost","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033067","title":{"rendered":"Nuovo protocollo per identificare le plastiche nei compost"},"content":{"rendered":"\n<p>Il suolo \u00e8 diventato un bacino di accumulo di inquinanti persistenti, a causa della produzione di plastica in costante crescita a livello mondiale e delle incorrette pratiche di smaltimento del rifiuto in plastica. Un\u2019innovativa metodologia messa a punto congiuntamente dall\u2019Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia (Cnr-Isafom) e dall\u2019Universit\u00e0 degli studi di Milano ha messo a punto un innovativo protocollo di analisi che permette di individuare con precisione la presenza di inquinanti persistenti nel compost \u2013 come plastiche e microplastiche \u2013 nel compost, distinguendoli da altre sostanze biodegradabili come le plastiche compostabili. Il protocollo di analisi, descritto sulla rivista ACS Sustainable Chemistry &amp; Engineering, favorir\u00e0 una maggiore sicurezza alimentare e sostenibilit\u00e0 delle catene di approvvigionamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Determinazione delle tracce di plastica nel compost<\/p>\n\n\n\n<p>La novit\u00e0 consiste nello sviluppo di una procedura di idrolisi termo-alcalina selettiva che agisce come uno spartiacque analitico. Sottoponendo campioni di materiali recuperati dal compost a una soluzione specifica di idrossido di sodio a 80 \u00b0C, il protocollo riesce a dissolvere completamente i polimeri compostabili (come PLA e materiali a base di amido), lasciando invece inalterate le plastiche convenzionali (quali PE, PP, PET, PVC, PS). che resistono all\u2019attacco chimico. \u00abLa determinazione delle tracce di plastica nel compost, fino a oggi, non permetteva di distinguere tra plastiche tradizionali e compostabili, con queste ultime che rappresentano un costituente legittimo della frazione organica dei rifiuti urbani. In questo contesto, la capacit\u00e0 di distinguere accuratamente tra polimeri fossili recalcitranti e plastiche compostabili nel compost non \u00e8 pi\u00f9 solo una questione tecnica, ma un prerequisito fondamentale per la sicurezza alimentare e la sostenibilit\u00e0 delle catene di approvvigionamento globali\u00bb spiega Mirko Cucina, ricercatore del Cnr-Isafom autore dello studio insieme a Fabrizio Adani dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano. Aggiunge Adani: \u00abQuesta tecnologia permette di superare i limiti dei metodi attuali, spesso troppo costosi o imprecisi per un\u2019applicazione su larga scala, garantendo un tasso di recupero del 98% e una precisione validata tramite spettroscopia infrarossa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Strategie di bioeconomia circolare<\/p>\n\n\n\n<p>La ricerca offre una risposta concreta alla necessit\u00e0 di proteggere i terreni agricoli dall\u2019accumulo di microplastiche, promuovendo al contempo l\u2019uso di bioplastiche che possono effettivamente ritornare alla terra sotto forma di nutrienti. \u00abIl nostro metodo permette di evitare che i materiali biodegradabili vengano erroneamente classificati come inquinanti, incentivando cos\u00ec l\u2019adozione di alternative compostabili sicure\u00bb aggiungono i ricercatori. A livello tecnico, questo studio offre agli impianti di trattamento dei rifiuti organici una metodologia a basso costo e alta efficacia per certificare la qualit\u00e0 del compost e monitorare la degradazione dei nuovi materiali polimerici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il suolo \u00e8 diventato un bacino di accumulo di inquinanti persistenti, a causa della produzione di plastica in costante crescita a livello mondiale e delle incorrette pratiche di smaltimento del rifiuto in plastica. 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