{"id":1000032980,"date":"2026-07-04T11:37:26","date_gmt":"2026-07-04T14:37:26","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032980"},"modified":"2026-07-04T11:37:28","modified_gmt":"2026-07-04T14:37:28","slug":"a-jesi-una-mostra-dedicata-fidel-castro-protagonista-indiscusso-della-storia-cubana-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032980","title":{"rendered":"A Jesi una mostra dedicata Fidel Castro Protagonista indiscusso della Storia Cubana del Novecento\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 22 Novembre si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Bisaccioni- Fondazione Cassa di Risparmio \u00a0Jesi Ancona la mostra dedicata a Fidel Castro \u2013 \u2018Fidel: storia di un leader \u2013 L\u2019uomo che sfid\u00f2 il secolo\u2019 a cura di Mauro Tarantino e Ren\u00e8 Ganzalez Barrios. L\u2019esposizione promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, in collaborazione con il Centro Fidel Castro Ruz, con il patrocinio dell\u2019Ambasciata di Cuba in Italia e della Regione Marche e il supporto dell\u2019Associazione Para un Principe Enano. La mostra \u00a0dedicata a Fidel Castro Ruz, protagonista indiscusso della storia cubana e figura centrale del XX secolo,<strong>\u00e8 organizzata anche per commemorare il centenario della sua nascita e il decimo anniversario della sua scomparsa, <\/strong>offrendo un\u2019occasione di riflessione storica sulla sua figura e sul suo lascito. Intende offrire un ritratto completo e approfondito di un leader la cui vita e azione politica si intrecciarono indissolubilmente con gli eventi mondiali del XX secolo. Non si propone di erigere un monumento n\u00e9 di alimentare controversie, ma di restituire la complessit\u00e0 di un percorso umano che attraversa quasi un secolo di storia, tra sfide politiche, sociali e culturali. Una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Fidel Castro apro il mio saggio dicendo: Fidel Alejandro Castro Ruz nasce il 13 agosto del 1926 nel piccolo paesino di Bir\u00e0n, a circa settecento km da L\u2019Avana. Il padre, Angel Castro Argiz, spagnolo di San Pedro de Lancara, arriv\u00f2 a Cuba nel 1899 come soldato speciale durante la guerra d\u2019Indipendenza. Il piccolo villaggio di Bir\u00e0n, passato alla storia poich\u00e9 l\u00ec nacquero i \u201cCastro di Bir\u00e0n\u201d, non era esattamente un luogo di alta borghesia, anzi i pochi abitanti erano malati, straccioni e in condizioni di miseria ma non i Castro. Angel Castro adott\u00f2 il piccolo paesino a sua immagine, iniziando con l\u2019acquisizione di poche terre, ed espandendo via via il proprio latifondo con imprese di ogni genere. Pertanto, l\u2019ambiente in cui crebbero Fidel e i suoi sei fratelli si scostava nettamente con la realt\u00e0 del luogo, ma permise comunque al futuro l\u00ecder m\u00e0ximo di \u201cnon assorbire la cultura borghese\u201d. Carismatico coi fratelli, taciturno ed indisciplinato, all\u2019et\u00e0 di sei anni Fidel venne mandato a studiare dalla famiglia a Santiago di Cuba, per ricevere la formazione che Bir\u00e0n non avrebbe mai potuto dargli. Nei progetti paterni e della tanto amata madre, Lina Ruz Gonzalez, vi era quello di assicurare un futuro acculturato ai propri figli, una dignitosa carriera universitaria ed un rientro in patria per amministrare le imprese familiari. Ma Fidel era gi\u00e0 di pi\u00f9. Quando nel 1945 si iscrisse alla facolt\u00e0 di legge all\u2019universit\u00e0 dell\u2019Avana sotto i governi Machado e Batista, era solito passare a trovare le sorelle pi\u00f9 piccole, Enma (da sempre sua preferita) e Juanita, al collegio delle Orsoline. In uno dei numerosi viaggi, madre Elizabeth Therese rifer\u00ec alla sorella prediletta che Fidel le confid\u00f2 in segreto che un giorno sarebbe diventato Presidente della Repubblica di Cuba, \u201ce lo ha detto con quella sicurezza che sempre accompagna la sua simpatia e il suo carisma\u201d. Oltre ad innamorarsi e fidanzarsi con Mirta Diaz-Balart, durante il periodo universitario si impegn\u00f2 politicamente nella campagna anticorruzione del governo Batista, partecipando a numerose manifestazioni ed inviando numerose lettere di denuncia in forma anonima al corrotto Tribunale cubano, accreditandosi rapidamente il ruolo di leader studentesco. La passione per la legalit\u00e0 e il suo rigido dinamismo culturale, gli portarono numerosi seguaci tra i suoi ranghi e svariate preoccupazioni ai genitori. Per buona parte degli studi, Fidel rimase un cane sciolto, con molti contatti tra i vari gruppi studenteschi di sinistra \u2013 tra cui il Psp (Partito Socialista Popolare), MRS (Movimento Rivoluzionario Socialista) \u2013 ma senza mai prenderne parte. A soli vent\u2019anni teneva comizi pubblici e sferrava pesanti attacchi verbali alle massime e corrotte cariche pubbliche, con un forte eco tra i giovani cubani. Non va dimenticato che il comitato studentesco a cui si rivolgeva il giovane Castro non \u00e8 da intendersi come un semplice comizio in piazza; il Direttorio Studentesco e le varie associazioni politicamente attive cubane si distinguevano in quegli anni per la loro vivacit\u00e0 militare: scontri, risse, arresti e perfino morti erano pressoch\u00e9 l\u2019ordine del giorno, in una capitale sempre pi\u00f9 oppressa dal tiranno della borghesia. Nel 1947, l\u2019allora presidente Ramon Grau San Martin decise di appoggiare una spedizione di rivoluzionari cubani e locali per rovesciare il dittatore dominicano Trujillo, alla quale, naturalmente, Fidel prese parte. Durante l\u2019addestramento paramilitare sull\u2019isoletta di Cayo Confites, la disperata madre Lina, venuta a sapere della presenza del figlio nella spedizione, decise di raggiungerlo per cercare di farlo desistere. Trujillo strinse accordi sottobanco con gli Stati Uniti per un eventuale appoggio militare in caso di attacco e il presidente cubano Grau San Martin, motore principale dell\u2019operazione, fu costretto a desistere di fronte al quadro internazionale delineatosi e per mantenere il proprio peso politico fece imprigionare i protagonisti della rivolta. Fidel riusc\u00ec a fuggire, nuotando dalle coste dell\u2019isolotto fino alla terraferma, attraverso uno stretto oceanico famoso per la numerosa presenza di squali. L\u2019episodio smont\u00f2 la timida fiducia che Fidel aveva riposto nel presidente e, sempre nel 1947, si iscrisse a un nuovo gruppo socialista, il Partito del popolo cubano (Partito Ortodosso), fondato dal carismatico Eduardo Chib\u00e0s, in nome della giustizia sociale e della libert\u00e0 politica per un governo onesto. Quell\u2019anno Chib\u00e0s perse le elezioni, ma la stima provata dal leader studentesco nei suoi confronti non svanir\u00e0 mai. Seguirono anni eccessivamente tumultuosi per Fidel, il quale veniva ripetutamente accusato di qualsiasi evento di cronaca locale dai giornali del regime, pur senza fondamento di prove. Quando le accuse di agitazioni studentesche diventarono di omicidio \u2013 come per l\u2019assassinio di Manolo Castro, altro leader studentesco, o per l\u2019attentato di Rolando Masferrer, leader rivale di Fidel \u2013 il giovane Castro decise di ritirarsi temporaneamente dall\u2019universit\u00e0. Rientrato a Bir\u00e0n, il padre Angel, angosciato e preoccupato non meno della madre, gli offr\u00ec una nuova vita studentesca negli Stati Uniti, lontano dalla brutta piaga che aveva preso all\u2019Avana. Fidel non accett\u00f2 l\u2019offerta del padre, ma garant\u00ec maggior serenit\u00e0 alla famiglia grazie all\u2019imminente matrimonio con Mirta, a cui mamma Lina era fortemente favorevole, e al distacco temporaneo dalla vita dell\u2019Avana. Cos\u00ec l\u201911 ottobre del 1948 Mirta Francisca de la Caridad D\u00ecaz Balart Guti\u00e9rrez divenne moglie di Fidel Castro e sia per la cerimonia che per le nozze entrambe le famiglie non badarono a spese. Fulgencio Batista, storica spina nel fianco dello studente, invi\u00f2 un regalo di nozze ad entrambe gli sposi, in qualit\u00e0 di amico della famiglia di Mirta, che Fidel non grad\u00ec mai. Le nozze a New York dovevano servire, nei piani paterni, ad abbandonare Cuba e metter su famiglia negli Stati Uniti, terminare gli studi e trascorrere l\u00ec il resto della vita. Ma dopo due mesi a Manhattan, i coniugi Castro rientrarono all\u2019Avana e Fidel si cominci\u00f2 a dedicare anima e corpo all\u2019universit\u00e0 e ai rimanenti esami. Non abbandon\u00f2 mai del tutto l\u2019attivismo politico, ma nel biennio 1949-50 i libri e la lettura presero il posto dei comizi e delle agitazioni. In questo periodo Fidel Castro, si avvicina alle teorie comuniste, divorando scritti di Marx, Engels, Lenin e Mart\u00ec (celeberrimo eroe della prima guerra d\u2019indipendenza cubana). Il problema della Repubblica di Cuba, nella sua testa, non \u00e8 pi\u00f9 la corruzione politica che logora il popolo, ma il capitalismo intrinseco che permea l\u2019intera isola, col supporto statunitense e, quindi la \u201cdittatura della borghesia\u201d. Solo una rivoluzione dal basso, del popolo, potrebbe scardinare i preconcetti capitalistici e i suoi derivati (tra cui la corruzione). Frequenti, ma in gran segreto, in questo periodo, i contatti di Fidel con esponenti del Partito Comunista e le visite nei bassifondi dell\u2019Avana. Quando per\u00f2 nel 1949 Mirta era in procinto di partorire, abbandon\u00f2 perfino i nuovi studi per ritirarsi a Bir\u00e0n ed assistere al parto da un luogo pi\u00f9 tranquillo e sereno per la moglie. Ma il seme germogliava rapido in lui e neppure l\u2019assenza dalla capitale riusc\u00ec ad eliminare la sua verve da leader carismatico e da platea: ma a Bir\u00e0n mancava l\u2019audience, mancava un pubblico a cui rivolgersi. Un pubblico ridotto lo trov\u00f2 nel fratellino Raul, il quale divenne il suo allievo da istruire e indottrinare. Con quali tesi? Quelle marxiste naturalmente. Nel periodo della gravidanza di Mirta, Raul strinse un fortissimo legame col fratello maggiore, innamorandosi della sua arte oratoria e della sua dimestichezza nel padroneggiare diverse tematiche storiche, filosofiche e sociali. Con l\u2019avallo del padre, i due Castro \u2013 Raul non aveva ancora conseguito il diploma \u2013 partirono di nuovo insieme nel settembre del 1949 alla volta dell\u2019Avana, appena dopo la nascita del piccolo Fidelito. Trasferitosi in un appartamento pi\u00f9 grande, dato l\u2019ampliamento della famiglia, Fidel prosegu\u00ec i suoi studi fino alla laurea nel settembre del 1950. Nel frattempo non perse i contatti con gli attivisti universitari, anzi; essendo apertamente schierato nel partito ortodosso di Chib\u00e0s, ma con una forte inclinazione verso il comunismo, fece arruolare Raul nelle file del Pc, in gran segreto dalla famiglia, in modo da poter aver occhi e orecchie anche nei ranghi della sua nuova ideologia. Nel periodo post laurea, Angel Castro non bad\u00f2 a spese per il proprio figlio e decise di finanziargli la costruzione di uno studio legale a L\u2019Avana Vecchia. Insieme ad altri due colleghi di sinistra \u2013 Jorge Aspiazu e Rafael R\u00e9sendiz \u2013, lo studio Castro Aspiazu-R\u00e9sendiz conobbe un iniziale biennio favorevole e ben accetto dal popolo, dato che il tema principale riguardava i diritti dei cubani pi\u00f9 poveri. Ma la tempesta era dietro l\u2019angolo. Dopo un rapido arresto nel novembre del 1950 per tumulti urbani, l\u2019anno dopo, Fidel Castro vide suicidarsi in diretta radiofonica nazionale il suo mentore e capopartito, Eduardo Chib\u00e0s. Chib\u00e0s accus\u00f2 il ministro dell\u2019Istruzione, Aureliano S\u00e0nchez, di aver acquistato un ranch guatemalteca con fondi sottratti alle casse statali, senza riuscire a fornire le prove. Avendo avuto a cuore i suoi insegnamenti e avendo questi sfondato l\u2019ideologia di Castro, Fidel ritenne opportuno candidarsi come esponente del Partito Ortodosso alle elezioni del 1952. La candidatura avvenne mentre erano in corso i preparativi per un lungo soggiorno a Parigi con la moglie. In quell\u2019occasione i rapporti tra i due coniugi si inclinarono notevolmente,poich\u00e9 Mirta cap\u00ec che in realt\u00e0 Fidel aveva da sempre saputo quello che volesse fare e non vi era stata mai, neanche per un attimo la volont\u00e0 di abbandonare l\u2019isola. Seguirono tempi bui per il matrimonio dei Castro; Mirta doveva sopportare un marito donnaiolo e irascibile. Fidel dal canto suo si concesse con tutte le sue energie, economiche e fisiche, alla candidatura per le elezioni col Partito Ortodosso, arrivando a chiedere fondi e finanziamenti al padre da Bir\u00e0n. All\u2019alba del 10 marzo 1952, un fatto tanto inatteso quanto inimmaginabile mut\u00f2 radicalmente le convinzioni castriste sull\u2019intero apparato burocratico cubano. Ad appena ottantadue giorni alle urne, il generale Fulgencio Batista, candidato anch\u2019egli alla carica di presidente, entra scortato da diversi militari di alto rango nella fortezza militare di Camp Columbia (la pi\u00f9 importante di tutta Cuba) e rovescia con le armi e con la forza il flebile governo del dottor Pr\u00eco Socarras, che and\u00f2 in esilio. Annullate in toto le elezioni e definito il nuovo sistema statale come \u201cdemocrazia disciplinata\u201d, la dittatura batistiana inizia a mietere le proprie vittime fin da subito, scalzando (anche in modo netto) vari oppositori politici e instaurando un regime di terrore, nepotismo e clientelismo nella politica cubana. Fidel, che assistette inerme al colpo di stato, non pot\u00e9 che provare un enorme disagio interiore che galvanizzer\u00e0 successivamente tutta la sua dottrina socialista. Il fratello di Mirta, Rafael, amico del General, venne nominato sottosegretario all\u2019Interno ed egli stesso invit\u00f2 suo cognato ad unirsi alla loro causa. Furioso per i recenti avvenimenti e per essersi ritrovato il nemico in casa, Fidel tronc\u00f2 i rapporti con la moglie, fino a quando le cose non sarebbero cambiate. Per tutto il 1952 e gli inizi del 1953 l\u2019ormai ventisettenne avvocato Castro si impegn\u00f2 a mobilitare l\u2019opinione pubblica con scritti e stampe contro la dittatura. Era solito inviare lettere di accusa al Tribunale d\u2019Urgenza dell\u2019Avana elencando i principi democratici violati da Batista in merito al colpo di stato: i magistrati corrotti e le alte cariche giudiziarie non parvero mai considerare tali eventi. Numerosi furono i volantinaggi e i comizi all\u2019ombra delle guardie batistiane ai quali prese parte. Cos\u00ec come svariati furono gli articoli sul giornale ribelle \u201cL\u2019Accusatore\u201d, nel quale Fidel si firmava come Alejandro. Batista tronc\u00f2 qualsiasi tipo di legame con l\u2019Unione Sovietica, sopprimendo i sindacati e perseguitando gruppi socialisti cubani, aprendosi invece totalmente alle avances delle ricche \u00e9lite statunitensi. Quest\u2019ultimo tassello era un evento che Fidel Castro non poteva pi\u00f9 sopportare. Dalle colonne del L\u2019Accusatore venne reso noto un programma di reclutamento per membri volontari, ma selezionati per rovesciare la dittatura. Da escludere erano i membri del Partito Socialista Popolare, verso i quali Fidel nutriva forte stima, ma non voleva spaventarne l\u2019ala moderata o temere una fuga di notizie: il tutto doveva svolgersi nel modo pi\u00f9 clandestino e riservato possibile. Raul sarebbe stato l\u2019infiltrato perfetto nei vari partiti, mentre egli stesso si dedicava al programma da seguire e al reclutamento popolare. Nel giugno del 1953 quasi 1200 volontari di varie fasce d\u2019et\u00e0 \u2013 quasi tutti sotto i 25 anni \u2013 e varie professioni, risposero presente all\u2019appello emanato da quel leader carismatico, tanto amato e seguito dalle masse. Il piano era semplice: sottrarre armi, munizioni e mezzi militari dalla caserma Moncada nella citt\u00e0 di Santiago, neutralizzare le guardie a perimetro di questa e da qui, utilizzando la trasmittente radio, diffondere il messaggio di propaganda al popolo e invitarlo a insorgere contro il dittatore. Il giorno stabilito fu domenica 26 luglio 1953, una tranquilla domenica di Carnevale a Santiago che, almeno nelle speranze, avrebbe dovuto ridurre la sorveglianza alla caserma. L\u2019attacco fu un disastro. Fidel, temendo uno forte spavento nei giovani ragazzi, non informo molti rivoluzionari dell\u2019attacco imminente, ma li spron\u00f2 sostenendo che fosse una simulazione paramilitare e che il vero attacco sarebbe stato pochi giorni dopo; un enorme colonna di automobili equipaggiate con armi di ogni tipo non riusc\u00ec a raggiungere la caserma per una serie di sfortunati eventi, isolando quindi i ribelli e lasciandoli sprovvisti di ogni difesa; gli antichi fucili dei rivoltosi, poco poterono contro le moderne attrezzature belliche dell\u2019esercito e, soprattutto dopo lo scoppio del conflitto, il numero dei militari batistiani era nettamente superiore. Sessantuno ribelli rimasero uccisi e met\u00e0 della rimanente truppa venne catturata e torturata a morte secondo le rigide disposizioni del General. Fidel, Raul e pochissimi altri sopravvissuti riuscirono a fuggire e ripararsi a Gran Piedra, piccolo villaggio ai piedi della Sierra Maestra, diverse miglia a nord di Santiago e tentare di evitare il massacro della legge marziale che Batista consum\u00f2 per i successivi giorni. L\u2019intervento dell\u2019arcivescovo monsignor P\u00e9rez Serante, sollecitato dalla famiglia Castro, sed\u00f2 temporaneamente l\u2019ira del dittatore, strappandogli una promessa: qualora vi fossero stati eventuali altri prigionieri, questi sarebbero stati risparmiati e processati secondo la giurisdizione cubana. E molto probabilmente fu questo che salv\u00f2 Raul e Fidel catturati entrambi circa una settimana dopo l\u2019assalto alla Moncada e trasportati d\u2019urgenza al carcere di massima sicurezza a nord di Santiago de Cuba, Boniato precisamente. Il processo vide incriminati, oltre a Fidel e i suoi superstiti, anche esponenti del Psp e del Partito Ortodosso, per un totale di 122 indagati nella prima seduta del 21 settembre 1953. Con estrema freddezza e notevole abilit\u00e0 oratoria, Fidel parl\u00f2 a nome suo e dei ribelli, affermando che nessuno aveva agito nei confronti dei \u201cPoteri Costituzionali dello Stato\u00bb, ma tutti contro Batista che aveva assunto il potere in maniera incostituzionale. Umiliato e sotto pressione politica, Batista ordin\u00f2 pi\u00f9 volte l\u2019assassinio in carcere di Fidel Castro, ma tutti i tentativi vennero preventivamente sventati grazie ad amici fidati e soffiate anonime. Non potendolo eliminare fisicamente, Batista prov\u00f2 ad allontanarlo dalle aule di tribunale, per evitare ulteriori smacchi alla sua figura. \u00c8 in questo periodo che il ventisettenne avvocato Castro pronuncer\u00e0 la celebre arringa \u201cLa storia mi assolver\u00e0\u201d. Tuttavia il processo si risolse con una pesante condanna di ventisei anni \u2013 tredici ne toccarono a Raul e affini \u2013 da scontare nel carcere di Isla de Pinos insieme a venticinque suoi compagni ribelli. Durante la detenzione, Fidel fond\u00f2 il \u201cMovimento del 26 luglio\u201d, in onore dell\u2019impresa appena compiuta e gli diede una struttura partitica, seppur limitata alle condizioni nelle quali vergeva. Continu\u00f2 a leggere numerosi scritti, tra cui, oltre ai classici Marx e Lenin, il filosofo Freud, Kant, Shakespeare e Dostoevskij, per mantenere una mente allenata e ideologicamente attiva; fond\u00f2, all\u2019interno del carcere, numerosi gruppi d\u2019apprendimento per diffondere e allineare quanta pi\u00f9 gente possibile al suo pensiero. Ma i bei tempi di libera prigionia terminarono quando, in occasione di una visita al carcere, Batista venne accolto da insulti, cori e inno del 26 luglio; ritenuto responsabile della caduta di stile del General, Fidel venne fatto rinchiudere in isolamento. Nel frattempo Mirta Castro, accett\u00f2, sotto pressione familiare, un incarico ministeriale presso il governo batistiano. Il fatto fece infuriare Fidel che avrebbe \u201cpreferito morire mille volte, piuttosto che soffrire impotente a un tale insulto\u201d. Avviate le pratiche per il divorzio, Castro perse in un colpo solo sua moglie e suo figlio, rimanendo relegato dietro le sbarre e incapace di agire e in totale balia degli eventi. Le elezioni del 1954 non videro candidati proporsi alla carica, se non uno. Ma per quanto quest\u2019ultimo potesse vincere in modo plebiscitario quella farsa politica, in tutta l\u2019isola si levarono forti voci di protesta, di amnistia e di attaccamento agli ideali del Movimento del 26 luglio. Fidel non poteva vedere, ma poteva sentire, poteva percepire tramite giornali e annunci radiofonici che quanto aveva creato non era un caso storico isolato, era tutto vero e condiviso dalla stragrande maggioranza della popolazione cubana. Le mura dell\u2019Avana e di molte altre citt\u00e0 dell\u2019isola si imbrattarono di numerose icone e vignette satiriche; molte altre altre rappresentavano immagini di torture e ingiurie verso il dittatore; ma ci\u00f2 che spiccava su tutte le scritte era sempre e solo una frase: \u201cFidel Castro libero!\u201d. E cos\u00ec, senza neanche troppo preavviso, ma col consenso di Washington, Batista nel maggio del 1955, pens\u00f2 che i fratelli Castro e i ribelli non fossero pi\u00f9 una minaccia. Per sedare dunque le numerose agitazioni popolari e riguadagnare consensi come figura politica, decise di concedere un\u2019amnistia totale ai prigionieri incarcerati. Fidel venne trasportato sulle spalle dei sostenitori lungo tutto il tragitto verso L\u2019Avana e decise di concedere interviste radiofoniche e conferenze stampa, la cui pubblicazione venne limitata dal governo. L\u2019eroe del 26 luglio era di nuovo a piede libero, ma braccato stretto dalle forze governative e Fidel sapeva bene che era solo questione di tempo prima che qualche nuovo tentativo di omicidio bussasse alla sua porta. La rivoluzione dal basso, quella proletaria, quella del popolo, si sarebbe attuata ma i preparativi non potevano svolgersi a Cuba. Fidel sentiva opprimente il respiro di Batista sul collo e, almeno per il momento, non aveva nemmeno ben chiaro il numero degli alleati e di chi lo voleva morto. Sei settimane dopo la scarcerazione, Fidel volava verso il Messico, contando sull\u2019appoggio di cellule rivoluzionarie locali, abbandonando figlio e famiglia nella Cuba di Batista. Richiamandosi agli scritti di Mart\u00ec, Fidel ritenne opportuno cominciare a lottare per i diritti del popolo, non di elemosinarli in cambio di qualche favore burocratico. Ci\u00f2 che i fratelli Castro attuarono a Cuba diverr\u00e0 l\u2019emblema di un comunismo marxista a tutti gli effetti ma, almeno in Messico e durante i preparativi sulla Sierra Maestra, sar\u00e0 Jos\u00e9 Mart\u00ec a guidare gli ideali rivoluzionari della guerriglia. Il biennio 1955-56 fu caratterizzato da una serie di lavori ad hoc per rovesciare la dittatura. Fidel rimase in contatto con il direttivo del Movimento \u2013 ormai dotato di una struttura pressoch\u00e9 partitica \u2013 e con esponenti del Direttorio Studentesco che, dalle coste della madrepatria, continuavano ad acquistare consensi e lavorare sotto stretta sorveglianza batistiana. A met\u00e0 del 1955 la Cuba orientale vantava un larghissimo numero di sostenitori castristi. Fidel, Raul ed Ernesto Guevara \u2013 medico argentino gi\u00e0 operante in guerriglie rivoluzionarie in Guatemala \u2013 non ebbero vita facile nemmeno in Messico, dove spie batistiane, col supporto della CIA statunitense, intrapresero diverse missioni di spionaggio (o veri e propri attentati) volti a impedire che la guerriglia si attuasse. Ma il seme rivoluzionario era ben radicato nelle fertili terre messicane e Fidel pot\u00e9 muoversi fin da subito su un terreno favorevole, spalleggiato da sostenitori cubani in esilio o simpatizzanti locali, che in pi\u00f9 di un\u2019occasione liberarono il leader del Movimento da diverse grane. Il successo del periodo messicano di Fidel Castro, fu inoltre determinato dallo stretto rapporto instaurato con l\u2019ex sergente locale Alberto Bayo, il quale si prese l\u2019onere di istruire i numerosi volontari castristi, sulle boscose montagne messicane, vicino la cittadina di Chalco, lontano da occhi indiscreti. Al termine dell\u2019addestramento, l\u2019allievo migliore risult\u00f2 essere proprio Ernesto Guevara, il medico-guerrigliero che Raul present\u00f2 a Fidel non appena lo raggiunse sulle coste messicane. Tra i due il legame che nacque non si limit\u00f2 mai alla semplice reciprocit\u00e0 di servizi: andava ben oltre. I reali punti di contatto tra Castro e Guevara erano ideologici e s\u2019intensificheranno nei pesanti giorni in Sierra Maestra, quando il futuro \u201cChe\u201d istituir\u00e0 delle vere e proprie scuole improvvisate, con lezioni marxiste (o comuniste) per i guerriglieri locali sopravvissuti e i cittadini dei piccoli paesini arroccati sulle montagne, con la pi\u00f9 che favorevole approvazione di Fidel Castro. Neppure il gi\u00e0 noto Pr\u00eco Socarras fece mancare il proprio sostegno economico dalle coste americane, sborsando notevoli cifre per l\u2019imprevedibile impresa castrista: vi era speranza nell\u2019aria e Fidel lo sapeva bene. Quando il 25 novembre del 1956 la Granma salp\u00f2 dal porto messicano di Tuxpan, sovraccarica di uomini, armi, mezzi e zavorre di ogni tipo, le speranze sembrarono in realt\u00e0 svanire. A discapito dei tre giorni previsti, il viaggio dur\u00f2 quasi una settimana e, dati per dispersi in mare, al loro arrivo sulle coste cubane a Niquero, nella Playa Las Coloradas, seppure sbarcati a soli due km di distanza, non trovarono nessun amico ad aprirgli la porta. Incagliati nel fango e privi di armi, l\u2019esercito rivoluzionario venne decimato da un primo bombardamento a tappeto di Batista sull\u2019intera Playa; pochi sopravvissero: Fidel, naturalmente, s\u00ec. In breve tempo i fratelli Castro, Guevara, Cienfuegos e i pochi superstiti rimasti diedero vita ad un accampamento improvvisato nelle foreste della Sierra per riassestarsi alla battaglia, dato l\u2019ormai mancato effetto sorpresa. Frequentemente i miliziani facevano incursioni nei villaggi locali, instaurando una democrazia forzata, attribuendo il potere al popolo (giustiziando talvolta i sindaci avversi alla causa del Movimento), riguadagnando a poco a poco consensi e fiducia. A differenza del Che e di Raul, Fidel manteneva un profilo basso nell\u2019esporre la propria ideologia filomarxista accreditandosi le grazie di diffidenti e radicali. I primi due anni di Sierra Maestra (1957-58) vantarono notevoli successi sul piano propagandistico per i castristi: il Cuba Libre rivoluzionario divenne il giornale pi\u00f9 letto dell\u2019isola; i ranghi guerriglieri si ampliarono fino a contare quasi trecento unit\u00e0 al termine del 1958; i contadini divennero la colonna portante della spedizione, ai quali Fidel stesso prometteva maggior considerazione, una volta al potere, e una riforma agraria che avrebbe alleviato il loro tenore di vita. I membri del Partito Ortodosso si aprirono al dialogo col leader del Movimento, mentre pi\u00f9 restii nei modi \u2013 ma non nel risultato finale \u2013 si rivelarono i comunisti. Numerose furono le guerriglie urbane, specialmente nella capitale ma, sulla terraferma, Batista vantava ancora l\u2019appoggio dell\u2019esercito e le repressioni per i dissidenti furono in quegli anni di feroce entit\u00e0. Con la stessa scarsa legalit\u00e0 venne censurata ogni forma di propaganda rivoluzionaria o affine all\u2019ideologia castrista, al punto che Fidel stesso autorizz\u00f2 l\u2019intervista di un giornalista americano del New York Times, Herbert Matthews, catalizzando l\u2019attenzione internazionale sulla causa dei barbudos. Molti esterni cominciarono a simpatizzare per la tenacia offerta dai ribelli alla loro causa; qualcuno finanzi\u00f2 perfino parte dell\u2019arsenale militare che, a quasi tre anni dall\u2019ammaraggio del Granma, si era notevolmente moltiplicato. L\u2019Operazione Verano nel giugno del 1958, il quanto mai futile tentativo batistiano di annientare i ribelli con un\u2019operazione su larga scala, in un territorio sconosciuto ai militari, mostr\u00f2 tutta la frustrazione e i limiti del dittatore. Quando perfino agli americani fu chiaro che Batista avrebbe perso la guerra, Washington decise di interrompere il finanziamento di armi e di facilitare l\u2019uscita di scena del dittatore, instaurando un rapido governo militare (Cantillo-Piedra) per facilitare il cessate il fuoco castrista ed evitare cos\u00ec che il leader del Movimento del 26 luglio, presto al potere, potesse instaurare un governo socialista a poche miglia dalle coste statunitensi. Fidel dal canto suo non avrebbe mai potuto accettare un secondo governo dittatoriale, mascherato da flebili promesse di apertura democratica, pertanto rifiut\u00f2 il cessate il fuoco e ordin\u00f2 ai battaglioni di Guevara e Cienfuegos, nel Natale del 1958, di entrare all\u2019Avana e arrestare Cantillo; nello stesso momento lui sarebbe entrato trionfante a Santiago, liberato i dissidenti bastiani dal carcere di Isla de Pinos e conquistato la simbolica caserma Moncada. Cos\u00ec avvenne. La notte di capodanno Batista fugg\u00ec in Repubblica Dominicana con qualche fedele addetto e trecento milioni di dollari statunitensi. Guevara e Cienfuegos marciarono all\u2019Avana il 2 gennaio del 1959 accolti da una folla in festa; qualche giorno dopo (l\u20198 gennaio), l\u2019esercito castrista, guidato dal proprio leader, venne portato sulle spalle per le vie della capitale, mentre Fidel dichiar\u00f2 Cuba finalmente libera! Prima della crisi missilistica cubana, il nuovo Primo Ministro (accett\u00f2 il ruolo nel febbraio del 1959, inizialmente rifiutato) ripudi\u00f2 sempre di dichiarare il proprio regime come \u201csocialista\u201d o \u201ccomunista\u201d. La nuova Cuba poteva splendere di luce propria, in un mondo dichiaratamente schierato in due blocchi, Fidel prefer\u00ec allinearsi su tesi marxiste-leniniste, senza mai manifestare le proprie volont\u00e0 pubblicamente, ma nominando sostenitori di tale ideologia a capo di notevoli cariche governative. Guevara, ad esempio, divenne presidente della Banca Centrale e poi Ministro delle Industrie; Cienfuegos ottenne numerosi incarichi pubblici oltre che il prestigioso ruolo di \u201cbraccio destro del capo\u201d. Le maggiori riforme in campo statale provennero dalla Riforma Agraria (e la conseguente creazione dell\u2019INRA), espropriazione delle terre pubbliche in mano ad aziende straniere e redistribuzione del suolo a privati e contadini. Fidel non dimenticher\u00e0 mai l\u2019appoggio popolare, prevalentemente contadino, che irrobust\u00ec le file rivoluzionarie nei pesanti anni della Sierra Maestra, per cui fu per loro e per la gente come loro che dal 1959 avrebbe intrapreso quello che passer\u00e0 poi alla storia come un regime proletario di stampo comunista. Le aziende straniere \u2013 prevalentemente canadesi e statunitensi \u2013 vennero lentamente nazionalizzate a discapito di un equo risarcimento economico, che Fidel ebbe buon modo di frazionare in diversi archi temporali. La diffidenza americana, nei presidenti Eisenhower e Kennedy, sentenzi\u00f2 un nuovo ciclo sociale nella vita dei cubani. La rivoluzione si era impossessata dell\u2019isola e l\u2019isola parve accettare le condizioni della resa (eccetto l\u2019arroganza del ceto medio-borghese che Fidel limit\u00f2 in breve tempo); ci\u00f2 che il capitale estero rigett\u00f2 completamente fu l\u2019innovativa riforma agraria e la conseguente espropriazione del terreno. Cuba tornava ad essere padrona delle sue terre. A nulla servirono inoltre i numerosi viaggi propagandistici di Fidel Castro Ruz negli Stati Uniti \u2013 accolto sempre dal vicepresidente Nixon \u2013, in Argentina, Canada e Brasile in cerca di sostegni economici anzi, la risposta negativa fu corale in ogni paese (ad eccezione del Messico). Sembr\u00f2 dunque chiara la strada da percorrere: perfino un paese con un enigmatico regime socialista doveva infine allinearsi ad un blocco e, dato il costante rifiuto ideologico capitalista, Fidel decise di proporre un\u2019alleanza commerciale alle porte del Cremlino. Il cavallo di Troia per le grazie sovietiche fu la condivisione del medesimo ideale, ossia un lampante marxismo di fondo su cui basare la rinascita proletaria del paese. Ma servivano fondi. Cuba era da sempre stata una prigione di zucchero e per quanto Fidel tent\u00f2 di ampliare l\u2019arsenale commerciale, l\u2019intera industria cubana continu\u00f2 (e continuer\u00e0 fino a fine secolo) a basarsi esclusivamente sulla produzione saccarifera. Ma l\u2019occasione era troppo ghiotta per i membri del Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica di rinunciare ad un appoggio militare, velato da una partnership commerciale, a pochi passi dallo storico nemico. Pertanto Mosca si rivel\u00f2 pienamente propensa ad acquistare, a tempo indeterminato, l\u2019intera produzione di zucchero cubana, sancendo il simbolico accordo commerciale tra i due stati. Il presidente Kennedy raccolse il guanto di sfida, decretando un embargo commerciale totale con l\u2019isola, intimando gli alleati a fare altrettanto. \u201cHasta la victoria siempre. Patria o Muerte\u201d furono le parole di Fidel Castro ad un comizio in\u00a0 onore delle vittime del peschereccio francese Le Coubre, dove inoltre, per la prima volta, parl\u00f2 di eventuale \u201cStato Socialista\u201d. Il resto \u00e8 storia. Nel 1962 Fidel venne nominato \u201cL\u00ecder M\u00e0ximo\u201d di Cuba (\u201cCondottiero Supremo\u201d) per aver abilmente sventato l\u2019invasione statunitense nella Baia dei Porci e portato a termine i negoziati per lo smantellamento dei missili sovietici a Cuba. Non ottenendo quanto richiesto alle Nazioni Unite, Castro evit\u00f2 ispezioni Onu sull\u2019isola, foment\u00f2 rivolte socialiste e rivoluzionarie in Africa e Sud America e continu\u00f2 a palesare sempre pi\u00f9 il marxismo-leninismo di fondo che permeava la sua ideologia. L\u2019eccessivo peso politico affidatogli, in questi anni, fece perdere le tracce di numerosi \u201camici della rivoluzione\u201d, tra cui Guevara, il quale per distacco ideologicotese a ritirarsi da Cuba, in terre ancora oppresse dalle dittature \u2013 Congo e Bolivia \u2013 per continuare ad attuare l\u2019ideale rivoluzionario. Numerosi furono inoltre gli oppositori verso cui si scagli\u00f2 repentinamente affinch\u00e9 cessassero la loro propaganda filo capitalista e, verso la met\u00e0 degli anni 60, Fidel aveva un totale controllo sull\u2019isola, un\u2019ideologia comunista da attuare, pochi oppositori e un fortissimo sostegno sovietico. Quando nel 1964 la leadership del segretariato del Partito Comunista Sovietico pass\u00f2 nelle mani del radicale Leonid Brezhnev, i rapporti tra i due stati tornarono a raffreddarsi temporaneamente. Castro non ratific\u00f2 il trattato di non proliferazione nucleare dichiarandolo \u201cun tentativo statunitense e sovietico di governare il Terzo Mondo\u201d, affidandosi all\u2019indipendenza politica di Cuba; appoggi\u00f2 tuttavia l\u2019intervento delle truppe sovietiche durante la Primavera di Praga, ma si dimostr\u00f2 favorevole anche verso la creazione di un nuovo modello comunista in Cina \u2013 il noto Grande Balzo in Avanti Cinese \u2013 tanto caro al Che. L\u2019unione del Psp, Movimento del 26 luglio ed esponenti del Direttorio dar\u00e0 vita prima a delle Organizzazioni Rivoluzionarie Integrate (ORI) che cambieranno denominazione in Partito Unitario della Rivoluzione Socialista di Cuba e, finalmente, nel 1965, vedr\u00e0 la luce il Partito Comunista di Cuba: un partito governativo basato su tesi leniniste e centralismo democratico. In seguito a una serie di tempeste e uragani nel 1969-70, la produzione saccarifera si abbass\u00f2 a livelli drastici, costringendo l\u2019economia cubana a giorni difficili. Fidel, in tale occasione, propose le sue dimissioni dal ruolo di Primo Ministro ma la folla non glielo concesse. Per quanto ardua la vita sull\u2019isola, le riforme di Fidel vantavano ancora (a 10 anni dalla rivoluzione) un notevole consenso popolare, specialmente nel campo dell\u2019educazione e della sanit\u00e0: il nemico restavano gli Stati Uniti e il loro massacrante embargo commerciale. Costretto ancora una volta a richiedere l\u2019aiuto di Mosca, Cuba, nel 1971, entr\u00f2 nel COMECOM, organizzazione economica e commerciale degli stati comunisti, costringendo per\u00f2 l\u2019isola a una maggiore dipendenza agricola. Sempre nel 1971, Fidel visit\u00f2 il Cile appoggiando completamente il marxista Salvador Allende, appena instauratosi democraticamente al potere, e consigliando a quest\u2019ultimo l\u2019epurazione di elementi scomodi tra le file militari, temendo un colpo di stato. Quasi come un veggente, pochi mesi dopo, un battaglione militare \u2013 appoggiato dal presidente americano Richard Nixon \u2013 rovesci\u00f2 il governo Allende per far s\u00ec che il potere passasse nelle mani del generale Augusto Pinochet, anticomunista e franchista dichiarato, che si render\u00e0 interprete, nei suoi diciassette anni di dittatura, di numerosi crimini contro l\u2019umanit\u00e0. Fidel prosegu\u00ec i suoi numerosi viaggi in giro per il mondo socialista, incitando e sostenendo a gran voce la matrice comunista e istigando le masse ancora oppresse dal capitalismo e dalle dittature forzate ad insorgere e celebrare la propria legittima democrazia, che, secondo Fidel, poteva appartenere solo ed esclusivamente al popolo. Nel 1979 si tenne all\u2019Avana l\u2019annuale vertice della NAM (Movimento dei Paesi Non Allineati), di cui Castro ne fu segretario fino al 1983; mentre, in occasione di un vertice ONU, Castro tenne un discorso di pi\u00f9 di un\u2019ora in cui parl\u00f2 delle disparit\u00e0 nel mondo, della povert\u00e0 e del livello di miseria in cui verge l\u201980% del pianeta. Il discorso fu un tripudio di applausi e consensi da parte degli altri leader mondiali, presidente americano Carter e canadese Trudeau inclusi, verso i quali Fidel prov\u00f2 un senso di fiducia tale da liberare diversi prigionieri americani, in cambio dell\u2019abolizione dell\u2019embargo e di un blocco del supporto CIA ai dissidenti anti-castristi. Ci\u00f2 non avvenne, anzi al momento del cambio di poltrona nel 1980 il nuovo presidente americano, Ronald Reagan, si dimostr\u00f2 pi\u00f9 anti-castrista che mai. Numerosi punti di collusione si verificarono in questi anni tra i due leader, tanto che il l\u00ecder m\u00e0ximo arriv\u00f2 ad accusare Washington di essere peggiore della Germania Nazista. Inoltre, nel 1985, il cambio di sedia avvenne anche in Unione Sovietica a favore del moderato Michail Gorbaciov, il quale, con la sua \u201cperestrojka\u201d, parve riaprire uno spiraglio di dialogo al mondo capitalista, suscitando perplessit\u00e0 e diffidenze nei marxisti ortodossi, tra cui i fratelli Castro. Amare furono le delusioni di Fidel verso il nuovo segretario del PCUS, in quanto, non solo questo avvis\u00f2 Cuba che nessun accordo commerciale o sostegno economico sarebbe stato rinnovato, ma, in quanto leader di uno dei due blocchi, si preserv\u00f2 l\u2019onore di fare le voci socialiste cubane, e non, in diverse occasioni: clamorosi furono i negoziati per la fine della guerra civile in Angola nel 1987, a cui parteciparono Usa, Urss, Cuba e Sudafrica, al termine dei quali vi fu un generale ritiro delle truppe citate dal territorio africano. In quell\u2019occasione Fidel rimarc\u00f2 il suo disprezzo per l\u2019approccio diplomatico seguito da Gorbaciov, ricordandogli di aver \u201cabbandonato la lotta dei poveri nel mondo a favore della distensione politica\u201d. Negli ultimi anni di vita, Fidel s\u2019impegn\u00f2 a curare e promuovere lo sviluppo economico cubano all\u2019estero. Tramontata ormai ogni forma di sostegno sovietico (l\u2019Urss croller\u00e0 nel dicembre del 1991, grazie soprattutto alle aperture ideologiche di Gorbaciov) e socialista, Cuba dovette (soprav)vivere di altre risorse, quali turismo, energie rinnovabili e strategiche amicizie diplomatiche. Per quanto marxista e fedelmente contrario \u201call\u2019oppio dei popoli\u201d, Fidel non pot\u00e9 non notare come molti cubani, dato il deterioramento delle condizioni socioeconomiche e dello stile di vita, cominciarono ad affidare i propri disagi a preghiere ed entit\u00e0 astratte. Non condivise mai questo valore, ma permise, a met\u00e0 degli anni 90, a diversi fedeli, di entrare a far parte del Partito e, nel 1998, vi fu perfino un incontro con Papa Giovanni Paolo II all\u2019Avana. Continuer\u00e0 a curare i rapporti con gli stati socialisti, promuovere riforme ambientali, combattere il capitalismo americano e avallare gli stati sottomessi dell\u2019Africa e del Sud America fino al gennaio 2008, data in cui, per motivi di salute, dovette dimettersi dalle pi\u00f9 alte cariche di stato mantenute per pi\u00f9 di cinquant\u2019anni e affidare il controllo dell\u2019isola al fratello Raul, che ne \u00e8 tutt\u2019ora Presidente. Morir\u00e0 all\u2019Avana, nella sua Cuba il 25 novembre 2016, a sessant\u2019anni esatti dal salpamento del Granma; come da egli richiesto, il corpo venne cremato e le ceneri percorsero a ritroso il tragitto che, nel gennaio del 1959, lui e i barbudos compirono da Santiago de Cuba all\u2019Avana, per celebrarne il mito. Il lutto nazionale dur\u00f2 nove giorni. La vita di Fidel Castro lascer\u00e0 a storici e studiosi sempre qualcosa di ignoto, qualcosa da scoprire e comprendere, ma difficilmente sar\u00e0 inquadrabile sotto la voce \u201ccomune\u201d. Niente in Castro fu comune o normale; dall\u2019infanzia all\u2019universit\u00e0, dal rapporto familiare all\u2019ideologia marxista e rivoluzionaria; la rivoluzione in s\u00e9 e il consolidamento del consenso popolare; la dittatura e il regime socialista. Ma Fidel Castro Ruz fu davvero un socialista? Quanto Marx e quanto Mart\u00ec vi fu nel suo pensiero? Quanta influenza sovietica vi fu nella democrazia castrista? Comunista o nazionalista? Molti hanno potuto constatare che questa peculiare rivoluzione non aderisce a uno dei preamboli fondamentali del movimento rivoluzionario, che Lenin ha cosi espresso:<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:100.00000%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000032985\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000032985\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/XYnNvqjg-1-1.jpg?fit=680%2C508&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"680,508\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"XYnNvqjg (1) (1)\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/XYnNvqjg-1-1.jpg?fit=300%2C224&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/XYnNvqjg-1-1.jpg?fit=680%2C508&amp;ssl=1\" data-attachment-id=\"1000032985\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000032985\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/XYnNvqjg-1-1.jpg?fit=680%2C508&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"680,508\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"XYnNvqjg (1) (1)\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/XYnNvqjg-1-1.jpg?fit=300%2C224&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/XYnNvqjg-1-1.jpg?fit=680%2C508&amp;ssl=1\" role=\"button\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Abrir la imagen 1 de 1 en pantalla completa\"srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/XYnNvqjg-1-1.jpg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/XYnNvqjg-1-1.jpg?strip=info&#038;w=680&#038;ssl=1 680w\" alt=\"\" data-height=\"508\" data-id=\"1000032985\" data-link=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000032985\" data-url=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/XYnNvqjg-1-1.jpg\" data-width=\"680\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/XYnNvqjg-1-1.jpg?ssl=1\" data-amp-layout=\"responsive\"\/><\/figure><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n\n\n\n<p> \u00abSenza teoria rivoluzionaria non vi \u00e8 movimento rivoluzionario.\u00bb Si potrebbe dire che si pu\u00f2 fare la rivoluzione se si comprende correttamente la realt\u00e0 storica e se, con la stessa chiarezza, si utilizzano le forze che vi intervengono, anche senza conoscere la teoria. Una corretta conoscenza della teoria semplifica il compito e impedisce di inciampare in sbagli teorici. Nello specifico, in questa rivoluzione, va sottolineato che i suoi organi principali non erano proprio dei filosofi o pensatori, anche se non ignoravano i fatti sociali e lo status delle leggi vigenti. Piuttosto giovani affamati di sapere, di conoscere, di cultura, di cambiare il corso degli eventi, basandosi su una profonda fede nel passato e in chi, prima di loro, aveva avuto modo di poter combattere per un ideale. Ma tornando all\u2019ideale castrista, sicuramente bisogna distinguere due fasi assolutamente diverse nella rivoluzione cubana: dall\u2019insurrezione armata alla Moncada fino al capodanno del 1959 e la trasformazione politica, economica e sociale dell\u2019isola da quel momento in poi. Il filo conduttore che determina la dominanza ideologica di entrambe le fasi \u00e8 senz\u2019altro univoco: il marxismo. A Marx, come filosofo o studioso delle scienze sociali e del sistema capitalista in cui si trov\u00f2 a vivere, si possono chiaramente obiettare alcune imprecisioni. Ad esempio, non tutti sarebbero d&#8217;accordo con la sua interpretazione di Bolivar, o con l&#8217;analisi che lui ed Engels fecero dei messicani (o sudamericani in generale), concentrandosi sul carattere economico e produttivo di un lavoratore, \u201cdimenticandosi\u201d di criteri essenziali nella societ\u00e0 dell\u2019epoca come la razza o la nazionalit\u00e0. Forse anche per questo Fidel ne rimase ammaliato, ma dovette correggerne qualche tesi in modo soggettivo, nella Cuba a modo suo. Tuttavia il merito di Marx consiste nell&#8217;aver introdotto nella storia del pensiero sociale un cambiamento qualitativo. Non solo egli assegna un\u2019interpretazione alla storia, ma ne comprende il dinamismo e ne prevede gli sviluppi ma, oltre a questo, che segnerebbe il confine del suo dovere scientifico, esprime un concetto rivoluzionario: non basta interpretare la natura bisogna trasformarla. L&#8217;uomo cessa di essere schiavo e strumento del mezzo e diventa l&#8217;architetto del proprio destino. Attorno alla figura di un tale patriota di valori innovativi, vengono a catalogarsi una serie di figure storiche \u2013 Fidel Castro, Lenin, Stalin, Mao Tsetung \u2013 che, incarnandone gli ideali ora in toto ora in parte, diverranno la concretezza della teoria da applicare alla realt\u00e0, quindi esempi di un comunismo marxista, quindi esempi da seguire. La Rivoluzione Cubana ha inizio l\u00e0 dove Marx abbandona la scienza per impugnare il fucile rivoluzionario, fomentato dalle teorie nazionaliste dell\u2019eroe indipendentista Jos\u00e9 Mart\u00ec: prima fase. Dopo vi \u00e8 il Marx rivoluzionario pratico. Quanto vi \u00e8 di teorico o marxista nel post-rivoluzione? Tutti i ribelli conoscevano Marx? Forse Fidel lo aveva studiato, ne aveva letto e condiviso i principi ma come avrebbe fatto un ragazzo di nemmeno trent\u2019anni ad introdurre un socialismo marxista in uno stato del Sud America, senza alcuna esperienza politica? Suddividendo la Rivoluzione in diversi spicchi temporali, \u00e8 palese come ogni singolo istante \u2013 dallo sbarco del Granma all\u2019ingresso a Santiago de Cuba \u2013implica diversi concetti sociali e diverse valutazioni della realt\u00e0 cubana, attraverso i quali si forma, si rafforza e si afferma il pensiero dei leader militari della Rivoluzione, i quali, col tempo, avrebbero affermato anche la loro qualit\u00e0 di leader politici. Prima dello sbarco di Niquero, le condizioni sociali cubane fornirono un notevole consenso al compimento della Rivoluzione. Marx era una realt\u00e0 attuabile e Fidel lo sapeva bene. Vi era una cieca fiducia popolare, un forte dissenso verso il dittatore e una solida base proletaria non da sfruttare, ma da istruire. Il tutto condito da una pessima condizione dei lavoratori, scioperi generali e una forte opposizione verso il nemico capitalista americano. Fidel, inoltre, aveva gi\u00e0 indicato nella celebre arringa \u201cLa Storia mi assolver\u00e0\u201d, le basi del suo programma istitutivo, bisognava semplicemente limitarsi a diffonderle. Pertanto tali tesi vennero adottate prima, introdotte poi e volendo anche superate, procedendo verso un approfondimento personale del tema in campo economico, politico e patriottico. Dopo lo sbarco cominciano i danni, si perde l\u2019effetto sorpresa e comincia la guerriglia. Lo scarso numero di superstiti combatt\u00e9 pi\u00f9 contro la propria psiche, che li indusse a pensare sia ormai tutto perduto, e quindi abbandonare l\u2019opera, piuttosto che contro l\u2019esercito batistiano. Qui entrano in gioco i leader della rivoluzione. Abili profeti di una gloria futura, che pongono le basi per la creazione dell\u2019uomo di domani. Ma quegli stessi profeti \u2013 individuabili nelle figure di Fidel e Raul Castro, Ernesto Guevara e Camilo Cienfuegos \u2013 altro non erano che barbudos istruiti, il che li rendeva diversi a priori. Le prime adesioni dei contadini alla guerriglia saranno un altro fattore determinante, se non dominante, per le sorti della rivoluzione: la classe sociale verso cui Fidel mostrer\u00e0, fino alla morte, la propria gratitudine e il proprio senza di appartenenza. L\u2019ignorante classe agricola, a sua volta, diffidava inizialmente del gruppo rivoluzionario, ma temeva soprattutto le barbare rappresaglie del governo. In questa fase si chiarirono due cose, entrambe molto importanti per fattori interdipendenti: i contadini videro che le persecuzioni e le ostilit\u00e0 dell&#8217;esercito sarebbero state sufficienti a distruggere le loro case, i loro raccolti, i loro familiari e le loro vite, per cui consideravano una buona soluzione quella di rifugiarsi in seno all&#8217;organizzazione che garantiva loro la sicurezza necessaria; i guerriglieri dal canto loro capirono che era necessario conquistare le masse contadine e che per ottenere ci\u00f2 occorreva offrir loro quel che desideravano con tutte le forze; e non c&#8217;\u00e8 cosa che un contadino ami di pi\u00f9 della terra. L\u2019esercito ribelle conquista via via zone d&#8217;influenza grazie al sostegno popolare: vinceranno, i guerriglieri vinceranno. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:26.71234%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000032984\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000032984\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/mlEl0M6g-1-1.jpg?fit=680%2C423&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"680,423\" data-comments-opened=\"0\" 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In quei giorni le forze guerrigliere intensificarono la loro attivit\u00e0 e Fidel, insieme a Camilo Cienfuegos e Guevara, cominci\u00f2 a creare la propria leggenda eroica lottando per la prima volta sulle pianure orientali con senso organizzativo e uniformandosi a una direzione centrale. Batista fugg\u00ec, Fidel entr\u00f2 all\u2019Avana e nessuno os\u00f2 opporsi al volere degli eventi. Neppure i vicini di casa statunitensi, in un primo momento, sembrarono dare la giusta rilevanza a quei \u201csemplici dissidi interni\u201d di un isolotto nell\u2019Atlantico. Nessuno parve comprendere l\u2019importanza di quel fatto storico, nessuno. Nemmeno Fidel. La cultura castrista si basava sulla consapevolezza che la teoria esiste e va applicata; ma nessuno si domand\u00f2 mai se le uniche tesi nelle quali si ritrov\u00f2 ideologicamente il l\u00ecder m\u00e0ximo, fossero le tesi adeguate da applicare a Cuba. Non va confuso l\u2019antagonismo americano con la sua opposta scelta di ideale: Fidel credette da sempre nelle teorie comuniste, ripose fiducia in quegli scritti e nel patriottismo di Jos\u00e9 Mart\u00ec, escludendo qualsiasi teoria volesse Castro un semplice servo di Mosca e padrone di un territorio troppo strategico per gli interessi del Cremlino. Non vi \u00e8 dubbio, tuttavia, che i sostegni economici e gli aiuti umanitari forniti dall\u2019Urss ne abbiano influenzato le decisioni politiche e corretto l\u2019indirizzo ideologico verso un comunismo sovietico. Il primo grande passo a favore del popolo, nella nuova Cuba castrista, fu senza dubbio la Riforma Agraria, da cui scaturirono numerose implicazioni sociali ed internazionali. Fidel sa che questa dar\u00e0 la terra a tutti i diseredati e ne priver\u00e0 coloro che la detengono ingiustamente; sa anche che i pi\u00f9 potenti tra coloro che la detengono ingiustamente sono \u2013 tra gli altri \u2013 uomini esterni, influenti (o influenzati) al Governo degli Stati Uniti d&#8217;America; Ma quanto Marx vi \u00e8 in tutto ci\u00f2? Agli albori del 1959, l\u2019indomani della rivoluzione, Fidel si proclam\u00f2 \u201csocialista, marxista e leninista\u201d. Quando venne incoronato L\u00ecder M\u00e0ximo nel 1962, la terminologia \u201csocialista\u201d scomparve. Da marxista, Castro cerc\u00f2 di trasformare la sua Cuba, da uno stato capitalista dominato dall&#8217;imperialismo straniero a una societ\u00e0 socialista e, infine, ad una societ\u00e0 comunista, da non confondere con \u201cdittatura sovietica\u201d. Influenzato dallo storico amico Che Guevara, egli sugger\u00ec che Cuba potesse ignorare le maggiori tappe del socialismo e procedere direttamente al comunismo ortodosso. E Mart\u00ec? In un discorso in onore delle vittime del peschereccio francese Coubre, Fidel sottoline\u00f2: \u201cNoi non siamo solo marxisti e leninisti, ma anche nazionalisti e patrioti.\u201d Non \u00e8 ignoto che le maggiori figure d\u2019influenza nella composizione ideologica di Fidel furono proprio Marx e il nazionalista cubano. Forse esattamente per questo non si potr\u00e0 mai parlare a pieno di un comunismo totale, durante il regime castrista, ma piuttosto di un \u201ccomunista imperfetto\u201d. Gli storici hanno definito la Cuba di Castro \u201cuno studio perfetto del fenomeno nazionalista\u201d e, per quanto il popolo cubano comprendesse il carattere autoritario, \u201cil fascino popolare vero del \u201ccastrismo\u201d era costituito dal suo nazionalismo\u201d. La rivoluzione cubana, infatti, ebbe una radice totalmente autonoma e un carattere prettamente nazionale e democratico, finch\u00e9 la situazione internazionale non port\u00f2 Fidel a doversi allineare a un modello ideologico istituzionale, di matrice (ovviamente) socialista, secondo l\u2019esempio applicato nei paesi europei dal Patto di Varsavia, al fine di garantire alla sua rivoluzione la possibilit\u00e0 di sopravvivere nello scenario della Guerra Fredda. Molto spesso Fidel, dopo esser diventato alleato vincolato dei sovietici e di aver apertamente espresso la sua \u201cconversione\u201d al marxismo, associ\u00f2 l\u2019ideologia e il carattere stesso della sua rivoluzione al pensiero di Mart\u00ec: \u201cL\u2019ideologia della nostra rivoluzione \u00e8 molto chiara: non offriamo agli uomini soltanto libert\u00e0 ma anche pane, non offriamo agli uomini solo pane, ma anche libert\u00e0. Noi non siamo n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra, n\u00e9 di centro. Noi vogliamo andare oltre rispetto a destra e sinistra.\u201d Secondo i canoni marxisti, la realt\u00e0 fisica di Cuba non avrebbe mai permesso una vera rivoluzione comunista, ma un processo di riformismo estremo, sostenuto da una giovent\u00f9 progressista, folle popolari e \u2013 soprattutto \u2013 masse contadine in un contesto di \u201cgoverno patriottico\u201d di matrice antimperialista. Probabilmente era questo il disegno originale di Fidel Castro Ruz, in quei giorni sulla Sierra, con gli scritti di Marx in una mano e le parole di Mart\u00ec nella mente. La stessa mente che gli concesse inoltre di comprendere e prevedere le dinamiche dell\u2019America Latina negli anni 60, la quale non poteva concedersi \u201crivoluzioni democratiche\u201d (le vicende cilene di Allende e Pinochet ne diverranno una triste conferma) alle porte dei cugini americani. Ecco dunque, che perfino la patriottica rivoluzione castrista, di stampo puramente nazionalpopolare, verr\u00e0 cinicamente ricordata come spietata e rossa da, esattamente, mezzo mondo, e Fidel passer\u00e0 alla storia come un semplice comunista ortodosso al pari di Mao Tsetung, Stalin ecc. Fu tuttavia il patriottismo di Jos\u00e9 Mart\u00ec, interpretato e rivisitato dal L\u00ecder M\u00e0ximo, il fondamentale fattore di coesione temporale e sociale; colui che ha permesso al governo rivoluzionario di mantenere un buon consenso popolare e al suo leader un notevole prestigio personale nel tempo. Infine si pu\u00f2 concludere dicendo che la tenuta decennale dell\u2019esperimento politico di Fidel Castro, che ha lasciato pi\u00f9 ombre che luci sul futuro di Cuba, \u00e8 stata senza dubbio la pi\u00f9 grande sconfitta degli Stati Uniti nell\u2019emisfero occidentale e, tutt\u2019oggi, una fonte di ispirazione per i diversi governi progressisti dell\u2019America Latina che, pur rifiutando gli aspetti repressivi e liberticidi del regime cubano, ne rivendicano la tenacia e la fermezza nei confronti degli Stati Uniti, il carattere puramente latino-americanista e le idee popolari in materia di diritti economici e di opportunit\u00e0 sociali. Vista con occhi sudamericani, Cuba \u00e8 stata sempre interpretata pi\u00f9 come una trincea davanti all\u2019impero capitalista, e Fidel Castro come l\u2019incarnazione dell\u2019orgoglio popolare latino, piuttosto che come una costola di Mosca. Infine posso affermare che il mito di Fidel Castro, l\u2019eroe contemporaneo che, padrone di un piccolo isolotto caraibico, ha tenuto testa e a tratti sconfitto il mastodontico impero capitalista statunitense, \u00e8 reale. Una manciata di uomini poco addestrati alle armi, ma molto istruito sui libri, son diventati l\u2019icona di una rivoluzione violenta, ma tutto sommato culturale, dove l\u2019idea ha prevalso sul pugno e dove, ancora una volta, il popolo ha deciso per la propria sorte. Non \u00e8 un caso che la storica foto del \u201cGuerrillero Heroico\u201d di Alberto Korda \u00e8 diventata l\u2019immagine di diversi movimenti anticonformisti in tutto il mondo; Cuba \u00e8 l\u2019esempio autentico che non vi \u00e8 nulla di scontato nel mondo, che basta avere la caparbiet\u00e0 di osare per produrre grandi cose. Per quanto discusso, acclamato e contrastato, Fidel Castro incarna questi valori, detenendo il merito di non essersi piegato, laddove piegarsi si rivelava la soluzione pi\u00f9 facile e razionale, al volere statunitense. Fidel \u00e8 la macchina che ha guidato la rivoluzione; Marx e Mart\u00ec il motore che l\u2019alimentavano. Un bambino cresciuto a Bir\u00e0n, distante dalla realt\u00e0 cubana dell\u2019epoca ma all\u2019interno della quale ci si \u00e8 tuffato e coccolato per l\u2019intera vita. Un normale panorama sudamericano di met\u00e0 Novecento, schiavo della corruzione politica e del dollaro statunitense dal quale Fidel \u00e8 riuscito a venirne a capo, prima con le armi, poi con una democrazia popolare, ma personale. Numerose sono state le accuse di \u201cdispotismo\u201d e di \u201ctirannia\u201d alla morte del L\u00ecder M\u00e0ximo nel 2016. Fidel ha affamato un popolo; Fidel non era diverso da un qualsiasi Pinochet o Ch\u00e1vez; Fidel predicava populismo e marxismo, ma era il primo ad essere immensamente ricco probabilmente \u00e8 tutto vero. O forse speculatori e giornalisti non attendevano altro che la morte del \u201cCondottiero Supremo\u201d per uscire dal letargo e racimolare qualche dollaro in pi\u00f9 con scoop dell\u2019ultimo minuto. Ma vi \u00e8 una parte di popolazione locale a Cuba, quella che potremmo definire la vecchia guardia, che non dimentica le gesta di quell\u2019uomo; non dimentica l\u2019impresa del 1959, n\u00e9 l\u2019entusiasmo che aleggiava per l\u2019isola quando quei semplici barbudos fecero il loro ingresso trionfale all\u2019Avana. La storia non \u00e8 buona. La storia non \u00e8 cattiva. La storia \u00e8 una libera interpretazione di eventi realmente accaduti, verso i quali \u00e8 possibili avanzare commenti, teorie, pareri anche, ma mai prese di posizione. La storia \u00e8 libera e senza padroni, alla portata di tutti coloro che la rispettano e hanno sete di informazione e Fidel Castro Ruz merita questo posto nella storia. Cosa sia diventata Cuba nel gennaio del 1959? Non lo sappiamo, n\u00e9 mai potremmo saperlo, penso. Ma qualcosa cambi\u00f2 in quei giorni. Qualcuno sal\u00ec al comando dell\u2019isola eliminando dai giochi l\u2019oppressione dittatoriale. Cuba divenne libera e indipendente. Ma il comunismo non crea libert\u00e0, anzi. Il patriottismo libera le coscienze, svuota le teste, alimenta un forte orgoglio nazionale, ma non pu\u00f2 essere catalogato come un partito o un\u2019ideologia per guidare un paese: non per mezzo secolo almeno. Nemmeno la dittatura proletaria, tanto cara a Karl Marx, avrebbe potuto rendere Cuba uno stato libero e indipendente. Ma allora chi o cos\u2019era realmente Fidel Castro? Fidel Castro era tutto questo, nello stesso momento e per tutta la vita. Era il tumultuoso attivista universitario che lottava per i diritti sociali della propria isola; era l\u2019intraprendente ragazzo che part\u00ec inesperto per la Repubblica Dominicana verso il rovesciamento del dittatore Trujillo; era il giovane avvocato indottrinato che lanciava lettere di accusa al Tribunale d\u2019Urgenza dell\u2019Avana dopo il golpe batistiano; era l\u2019assalto alla Moncada e \u201cla storia mi assolver\u00e0\u201d. E tutto questo prima di Marx e del supporto sovietico. Cultura e diritti sociali guidarono gli anni della formazione di Fidel, ma sarebbe un grossolano errore attribuire a Marx i meriti della rivoluzione. Fu Jos\u00e9 Mart\u00ec a lanciare il grido indipendentista ai cubani e fu proprio Fidel Castro a recepirlo per primo ed attuarlo. Il nazionalismo castrista, con forte verve populista, ha guidato la vivacit\u00e0 e la spregiudicatezza dell\u2019impresa e, volendo essere pignoli, anche i primi anni di assestamento politico, in quanto i barbudos superstiti tutto erano tranne che statisti. Quando poi la minaccia capitalista ha cominciato a minare la brillantezza dell\u2019impresa, non riconoscendone meriti, bens\u00ec attribuendole minacce socialiste a poche miglia marine dalle loro coste, ecco che perfino il brillante e indipendente Castro ha dovuto prendere una posizione. Sar\u00e0 da questo momento in poi che Fidel, si allineer\u00e0 sempre pi\u00f9 verso il marxismo sovietico e mai verso quello ortodosso, di cui invece ne rimase ammaliato durante l\u2019isolamento in carcere, rinvigorendo l\u2019economia di uno stato massacrato dall\u2019embargo commerciale, ma tradendo la fiducia e le illusioni di quanti avevano davvero sperato che nazionalismo e patriottismo sarebbero rimasti l\u00ec, a guidare la politica cubana, in eterno. L\u2019ortodossia marxista non trover\u00e0 mai auge a Cuba, semplicemente perch\u00e9 non vi sar\u00e0 mai occasione per poterla attuare. Si potrebbe parlare di comunismo di stampo sovietico, di socialismo utopistico, di nazional populismo, ma sarebbe sbagliato attribuire a Fidel l\u2019onore (o onere) di esser stato il primo uomo ad aver attuato un marxismo ortodosso all\u2019interno di uno stato. In conclusione per\u00f2, Fidel Castro passer\u00e0 ai libri con la ridotta veste di capo-rivoluzione cubana; ai giovani come un dittatore comunista e ai pi\u00f9 come un semplice comunista. E a nessuno, se non qualche anziano cubano, interesser\u00e0 modificare questo mito. Ma diamone atto ancora una volta; perch\u00e9 Fidel Castro fu tante cose nella sua vita, tantissime forse. Un ragazzo vivace, un abile oratore, un feroce guerrigliero, un problematico figlio, fratello e marito; un socialista, un leninista, un marxista, un patriota, un nazionalista e s\u00ec, senz\u2019altro anche un comunista ma un comunista imperfetto. Il percorso espositivo prende avvio dagli anni giovanili di Castro a Bir\u00e1n, nella Cuba orientale, dove nacque nel 1926 in una famiglia di proprietari terrieri. Qui il giovane Fidel speriment\u00f2 le forti disuguaglianze sociali che segnarono la sua visione del mondo. Gli studi negli istituti religiosi di Santiago e a L\u2019Avana e l\u2019iscrizione alla Facolt\u00e0 di Giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0 de L\u2019Avana nel 1945 furono tappe decisive per la formazione della sua coscienza politica, l\u2019approfondimento di questioni sociali e nazionali e l\u2019avvicinamento ai movimenti di opposizione al regime di Batista. <strong>Le sezioni sono predisposte in ordine cronologico<\/strong>, accompagnando il visitatore lungo le diverse fasi della vita e dell\u2019esperienza politica di Fidel Castro. Ogni momento \u00e8 documentato attraverso fotografie, documenti, oggetti personali e testimonianze audiovisive, che permettono di osservare i successi, le difficolt\u00e0 e le decisioni prese in condizioni estreme. Tra i momenti pi\u00f9 significativi della fase rivoluzionaria iniziale spicca l\u2019assalto alla Caserma Moncada del 26 luglio 1953, primo atto simbolico di rottura con la dittatura. L\u2019episodio, pur fallito sul piano militare, consolid\u00f2 Castro come leader emergente e costitu\u00ec il nucleo fondativo del Movimiento 26 de Julio, organizzato poi in Messico insieme a Ernesto Che Guevara e altri esuli cubani. La spedizione del Granma nel dicembre 1956, l\u2019insediamento nella Sierra Maestra e le azioni di guerriglia che portarono alla vittoria di Santa Clara nel 1958 e alla fuga di Batista costituiscono il cuore della mostra. La mostra approfondisce anche le trasformazioni politiche, sociali ed economiche che seguirono la vittoria rivoluzionaria del 1959. Dalla Riforma Agraria alla Campagna di alfabetizzazione, dalla nazionalizzazione delle industrie alla riorganizzazione del sistema sanitario, fino ai rapporti internazionali con gli Stati Uniti, l\u2019Unione Sovietica e la gestione delle crisi pi\u00f9 complesse, come la crisi dei missili del 1962. Non viene trascurata la dimensione personale del leader: la passione per lo sport, le relazioni con intellettuali e artisti e l\u2019alleanza storica con Ernesto Che Guevara, una delle collaborazioni pi\u00f9 emblematiche della rivoluzione. Il percorso include anche gli ultimi anni della sua vita, segnati dalla riflessione sulle sfide interne e globali, dal Periodo Especial alla caduta del socialismo in Europa, fino al riavvicinamento alla Chiesa cattolica e alle visite papali.<\/p>\n\n\n\n<p>Palazzo Bisaccioni \u2013 Fondazione Cassa di Risparmio Jesi Ancona<\/p>\n\n\n\n<p>Fidel: storia di un leader \u2013 L\u2019uomo che sfid\u00f2 il secolo<\/p>\n\n\n\n<p>dal 12 Giugno 2026 22 Novembre 2026<\/p>\n\n\n\n<p>dal luned\u00ec alla Domenica dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.30 alle ore 19.30<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 1\u00b0 luglio al 31 agosto apertura speciale anche venerd\u00ec sabato e domenica dalle 21 alle 23. Chiuso 15 agosto 2026<\/p>\n\n\n\n<p>Fidel: storia di un leader \u2013 l\u2019uomo che sfid\u00f2 il secolo, Palazzo Bisaccioni, Jesi, Installation View<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte: Ufficio Stampa Press Office &amp;Communication<\/p>\n\n\n\n<p>Maria Grazia Fantini | Email<a href=\"mailto:mariagrazia@salvanelli.it\">mariagrazia@salvanelli.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 22 Novembre si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Bisaccioni- Fondazione Cassa di Risparmio \u00a0Jesi Ancona la mostra dedicata a Fidel Castro \u2013 \u2018Fidel: storia di un leader \u2013 L\u2019uomo che sfid\u00f2 il secolo\u2019 a cura di Mauro Tarantino e Ren\u00e8 Ganzalez Barrios. 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