{"id":1000032977,"date":"2026-07-04T11:31:34","date_gmt":"2026-07-04T14:31:34","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032977"},"modified":"2026-07-04T11:31:35","modified_gmt":"2026-07-04T14:31:35","slug":"dove-stiamo-andando-una-mia-analisi-sulle-energie-rinnovabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032977","title":{"rendered":"Dove Stiamo Andando : Una mia Analisi sulle Energie Rinnovabili"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019energia \u00e8 legata a tutte le attivit\u00e0 umane: quando pensiamo o ci muoviamo utilizziamo energia immagazzinata nel nostro corpo; tutti gli oggetti che ci circondano o di cui facciamo uso hanno bisogno di energia per funzionare o ne hanno avuto bisogno per essere costruiti; l\u2019energia illumina e riscalda le nostre case, ci permette di spostarci, alimenta gli strumenti coi quali produciamo il cibo e cos\u00ec via. Pertanto l\u2019uomo ha imparato, nel corso della storia, ad utilizzarla in maniera sempre pi\u00f9 efficiente, poich\u00e9 da ci\u00f2 \u00e8 dipeso, sin dai primordi della civilt\u00e0, il raggiungimento di un maggiore benessere materiale: il progresso umano \u00e8 andato di pari passo con le scoperte di nuove fonti energetiche. L\u2019umanit\u00e0 \u00e8 riuscita a migliorare costantemente la propria qualit\u00e0 della vita grazie ad una crescente disponibilit\u00e0 di energia primaria (il fuoco, l\u2019agricoltura, l\u2019animale, il carbone, il petrolio, il gas, l\u2019acqua, il vento, l\u2019uranio). Tuttavia questo modello di sviluppo, ad alto consumo di materiali e di energia, ha mostrato negli ultimi decenni tutti i suoi effetti collaterali. Infatti l\u2019attuale societ\u00e0 vive la contraddizione tra i vantaggi che il progresso le assicura e il degrado dell\u2019ambiente derivante dallo sfruttamento delle risorse, che non possono essere rinnovate con la stessa velocit\u00e0 con la quale sono utilizzate. Lo sviluppo economico e l\u2019aumento dei consumi che si sono avuti nel XX secolo, se da una parte hanno portato benessere per larghi strati della popolazione, dall\u2019altra hanno creato pressioni sull\u2019ambiente. Problemi, quali il deterioramento delle risorse, la perdita della biodiversit\u00e0, la produzione di rifiuti, l\u2019inquinamento prodotto dall\u2019impiego dei combustibili fossili, dimostrano che la questione ambientale ha una dimensione planetaria. Inoltre oggi circa il 20% della popolazione mondiale utilizza pi\u00f9 dell\u201980% delle risorse naturali disponibili, mentre un altro 20% rimane in condizioni di assoluta povert\u00e0. Non vi \u00e8 perci\u00f2 alcun dubbio che i paesi pi\u00f9 poveri dovranno in futuro poter accedere ad una maggiore quota di risorse per garantire ai propri cittadini pi\u00f9 salute e prosperit\u00e0. Ed \u00e8 proprio per tutelare la sopravvivenza del pianeta, assieme alla necessit\u00e0 di assicurare una pi\u00f9 equa crescita sociale ed economica, che gli Stati si sono impegnati a perseguire un nuovo modello di sviluppo. Negli anni \u201970 si inizi\u00f2 a parlare del conflitto tra crescita economica e demografica e ambiente; per molto tempo la contrapposizione sembr\u00f2 non avere possibili soluzioni. Ma negli anni \u201980 cominci\u00f2 a farsi strada un\u2019idea, quella dello sviluppo sostenibile, che individua una sintesi del conflitto suddetto. Nel 1987 tale concetto trov\u00f2 un\u2019adeguata espressione e diffusione con il \u201cRapporto Brundtland\u201d della Commissione Mondiale per l\u2019Ambiente e lo Sviluppo, che lo defin\u00ec come \u201clo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la capacit\u00e0 delle future generazioni di soddisfare i loro propri bisogni\u201d. Pertanto il conseguimento di quest\u2019obiettivo nel settore dell\u2019energia implica le seguenti tre condizioni: &#8211; per quanto riguarda le risorse rinnovabili, i tassi di consumo non devono superare i loro tassi di rigenerazione; &#8211; per le risorse non rinnovabili i tassi di consumo non devono superare i tassi di sviluppo di risorse sostitutive rinnovabili; &#8211; per quanto riguarda l\u2019inquinamento, i tassi di emissione degli agenti inquinanti non devono superare la capacit\u00e0 di assorbimento e rigenerazione da parte dell\u2019ambiente. D\u2019altra parte, oggi, quasi il 90% dell\u2019energia nel mondo viene prodotta bruciando combustibili fossili, quali petrolio, carbone e metano. Considerando che la domanda globale di energia sta aumentando ad un ritmo di circa il 2% l\u2019anno, si pone il problema di far fronte ad una loro eventuale scarsit\u00e0. Inoltre \u00e8 ormai accertato che proprio le attivit\u00e0, che utilizzano combustibili fossili, generano quei gas inquinanti i quali, una volta immessi nell\u2019atmosfera, danneggiano l\u2019ambiente. Gli autoveicoli, gli impianti di riscaldamento, le centrali termoelettriche e le industrie sono i principali responsabili dell\u2019aumento dell\u2019effetto serra, la cui conseguenza pi\u00f9 preoccupante \u00e8 la possibilit\u00e0 che si verifichino cambiamenti globali di clima: la temperatura media della Terra potrebbe aumentare di almeno 2\u00b0C entro il 2100. Ci\u00f2 determinerebbe per alcune regioni la riduzione delle risorse idriche e l\u2019aumento della siccit\u00e0, con conseguente rischio di desertificazione, mentre per altre significherebbe il fenomeno opposto, crescita delle piogge, degli uragani e delle inondazioni. La conferenza di Kyoto&nbsp; del 1997, molto oltre l\u2019effettivo valore degli impegni assunti, ha segnato il momento dell\u2019acquisizione della coscienza collettiva planetaria della non sostenibilit\u00e0 dei fattori ambientali e climatici dell\u2019attuale modello di sviluppo, in particolare per effetto del ciclo produzione-consumo dell\u2019energia. Infatti il Protocollo, che ne \u00e8 derivato, impegna i paesi industrializzati e quelli in economia di transizione i paesi dell\u2019est europeo, responsabili del 70% delle emissioni mondiali di gas serra, a ridurle complessivamente del 5.2% rispetto ai livelli del 1990. Inoltre sono state indicate le politiche e le misure che dovranno essere adottate per raggiungere tale traguardo: &#8211; promozione dell\u2019efficienza energetica; &#8211; sviluppo delle fonti rinnovabili di energia e delle tecnologie innovative per la riduzione delle emissioni; &#8211; protezione ed estensione delle foreste per incrementare la capacit\u00e0 del pianeta di assorbire l\u2019anidride carbonica; &#8211; promozione dell\u2019agricoltura sostenibile; &#8211; misure fiscali appropriate per disincentivare le emissioni di gas serra. L\u2019intento della seguente trattazione \u00e8 quello di esaminare lo stato dell\u2019arte e le prospettive di sviluppo delle nuove tecnologie in grado di ridurre le emissioni di gas serra nella produzione di energia. Infatti \u00e8 questo il settore dal quale dipende oltre il 90% delle emissioni di CO2: \u00e8 necessario ridurre il consumo di combustibili fossili e utilizzare fonti di energia pulite ovvero \u201cemission free\u201d. Le fonti energetiche rinnovabili possiedono due caratteristiche fondamentali, che rendono auspicabile un loro maggiore impiego: la prima consiste nel fatto che esse rinnovano la loro disponibilit\u00e0 in tempi brevi; l\u2019altra \u00e8 che il loro utilizzo produce un inquinamento ambientale del tutto trascurabile. Tuttavia il loro contributo al bilancio energetico mondiale continua a rimanere modesto rispetto al potenziale tecnico disponibile. La situazione sta cambiando, pur se lentamente. Le attuali tendenze mostrano i notevoli progressi registrati negli ultimi anni in questo settore: i costi stanno diminuendo rapidamente e molte fonti rinnovabili hanno raggiunto la redditivit\u00e0 economica o vi sono prossime. Alcune di esse, in particolare l\u2019energia eolica e la geotermia, sono altamente competitive, soprattutto se paragonate ad altre applicazioni decentrate. L\u2019energia solare fotovoltaica, malgrado i suoi costi in rapida diminuzione, rimane pi\u00f9 dipendente da condizioni favorevoli. Dunque, nonostante i costi comparati per molte energie rinnovabili stiano diventando meno sfavorevoli, il loro uso spesso \u00e8 ancora ostacolato da elevati costi iniziali di investimento rispetto agli impianti convenzionali. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto soprattutto al fatto che oggigiorno i prezzi dell\u2019energia per questi ultimi non riflettono i costi effettivi, compreso il costo esterno, per la societ\u00e0, dei danni ambientali legati al loro impiego. Inoltre le tecnologie dell\u2019energia rinnovabile, come molte altre innovazioni, risentono di un\u2019iniziale mancanza di fiducia da parte degli investitori, dei governi e degli utilizzatori, dovuta a scarsa dimestichezza con il loro potenziale tecnico ed economico e ad una resistenza generale al cambiamento e a nuove idee. Pertanto una politica a favore delle rinnovabili \u00e8 diventata indispensabile: il progresso tecnologico di per s\u00e9 non pu\u00f2 eliminare i numerosi ostacoli non tecnici che impediscono la loro diffusione sui mercati dell\u2019energia. Senza una strategia chiara e generale il loro sviluppo sar\u00e0 ritardato. Un quadro stabile a lungo termine per il sostegno delle fonti rinnovabili che copra gli aspetti legislativi, amministrativi, ed economici \u00e8 infatti la priorit\u00e0 assoluta per gli operatori del settore. La crescita dei consumi energetici nei prossimi decenni, sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo, si manifester\u00e0 soprattutto mediante l\u2019incremento della domanda di elettricit\u00e0; basti pensare che circa un terzo della popolazione mondiale non ha accesso ad essa. Pertanto si pone il problema di come soddisfare tale esigenza in modo sostenibile dal punto vista ambientale e delle risorse energetiche. Nel settore elettrico, per ridurre i costi di produzione, si \u00e8 puntato in passato sull\u2019effetto scala, con aumento delle dimensioni delle centrali fino a 1000 MW. D\u2019altra parte oggi si fa largo l\u2019alternativa della generazione distribuita, cio\u00e8 l\u2019installazione di sistemi di generazione elettrica, con taglie da qualche decina di kW fino ad alcune decine di MW, collegati alla rete di distribuzione e ubicati nelle vicinanze dell\u2019utente finale. Ci sono vari fattori che incoraggiano tale scelta. Innanzitutto, la liberalizzazione del mercato elettrico in molte nazioni permette l\u2019ingresso di nuovi produttori, i quali, per essere competitivi, non potranno affrontare gli investimenti necessari per la costruzione di una centrale tradizionale. Inoltre le fonti rinnovabili risultano pi\u00f9 vantaggiose se sfruttate in prossimit\u00e0 del luogo dove la risorsa naturale \u00e8 disponibile. Infine in alcuni paesi industrializzati, fra cui l\u2019Italia, le infrastrutture elettriche si sono rivelate del tutto inadeguate a sostenere i crescenti consumi; ci\u00f2 ha causato dei lunghi black-out. Pertanto la generazione distribuita pu\u00f2 rappresentare sia un intervento integrativo per la rete di distribuzione che un modo per tutelarsi dalle inefficienze della fornitura elettrica. Nell\u2019attuale societ\u00e0, altamente dipendente dalle apparecchiature elettroniche, i black-out risultano intollerabili tanto alle utenze commerciali quanto ai privati cittadini. A tale proposito, la tecnologia, che in futuro sembra pi\u00f9 idonea per l\u2019affermazione della generazione distribuita, \u00e8 quella delle celle a combustibile alimentate ad idrogeno. Infatti le celle sono pi\u00f9 efficienti dei gruppi elettrogeni costituiti da motori a combustione interna e l\u2019acqua calda da esse prodotte appare ideale per usi termici e sanitari. La diffusione delle fuel cells presuppone la possibilit\u00e0 di approvvigionamento dell\u2019idrogeno. Ma esso non pu\u00f2 essere considerato una fonte di energia, in quanto va prodotto mediante la conversione delle fonti energetiche primarie. E\u2019 piuttosto un vettore energetico, cio\u00e8 un buon sistema per accumulare o trasportare energia. L\u2019idrogeno \u00e8 un vettore ideale per un modello energetico sostenibile, dato che: &#8211; pu\u00f2 essere prodotto da una pluralit\u00e0 di fonti, sia fossili che rinnovabili, tra loro intercambiabili e disponibili su larga scala per le generazioni future; &#8211; pu\u00f2 essere impiegato per applicazioni diversificate, dal trasporto alla generazione di energia elettrica, con un impatto ambientale nullo o estremamente ridotto sia a livello locale che globale. Accanto ai vantaggi, l\u2019introduzione dell\u2019idrogeno presenta ancora numerosi problemi connessi allo sviluppo delle tecnologie necessarie per rendere il suo impiego economico ed affidabile. Quest\u2019aspetto \u00e8 oggi al centro dei programmi di ricerca di molti paesi. Uno dei problemi pi\u00f9 critici \u00e8 sicuramente quello della produzione; in prospettiva l\u2019idrogeno si potr\u00e0 ottenere dall\u2019acqua (elettrolisi) ad emissioni zero sfruttando le energie rinnovabili. Attualmente per\u00f2 l\u2019opzione pi\u00f9 adoperata \u00e8 rappresentata dai combustibili fossili (estrazione dell\u2019idrogeno dal carbone, petrolio e gas naturale tramite il \u201creforming\u201d); la questione da affrontare, in questo caso, \u00e8 quella della separazione e del sequestro della CO2 prodotta dal processo di estrazione. Inoltre le particolari caratteristiche di questo gas condizionano pesantemente la scelta di sistemi opportuni che consentano di raggiungere facilit\u00e0 di stoccaggio e trasporto nel rispetto di requisiti quali la sicurezza, la tutela dell\u2019ambiente e l\u2019economicit\u00e0 di tali processi. Nonostante le complesse problematiche coinvolte nelle varie fasi della filiera tecnologica dell\u2019idrogeno, al momento esso rappresenta la speranza pi\u00f9 concreta per la realizzazione di un sistema energetico non incentrato sui combustibili fossili, ma sulle fonti rinnovabili. La condizione fondamentale, affinch\u00e9 ci\u00f2 si verifichi, \u00e8 che l\u2019idrogeno si affermi al pi\u00f9 presto come carburante nel settore dei trasporti. La crescente esigenza di mobilit\u00e0 di persone e merci \u00e8 una caratteristica della societ\u00e0 moderna. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto non solo allo sviluppo economico, ma anche all\u2019aumento del tempo libero, al decentramento delle attivit\u00e0 produttive e delle residenze, a modelli di comportamento che percepiscono l\u2019autovettura privata come simbolo di libert\u00e0 e di affermazione individuale. L\u2019attuale sistema di mobilit\u00e0, imperniato sulla gomma, \u00e8 tra le principali cause dell\u2019inquinamento acustico e atmosferico, e della congestione del traffico; fattori che rendono sempre pi\u00f9 insostenibile la vita nelle nostre citt\u00e0. Pertanto da qualche anno le aziende automobilistiche ritengono improrogabile lo sviluppo e la commercializzazione del veicolo elettrico. Fra le varie soluzioni, quella pi\u00f9 promettente a medio-lungo termine \u00e8 basata sull\u2019uso dell\u2019idrogeno in veicoli equipaggiati con celle a combustibile. Del resto il motore a combustione interna, ormai utilizzato da pi\u00f9 di cento anni, sembra destinato ad un\u2019inevitabile tramonto: il probabile picco della produzione mondiale di petrolio, che nelle migliori delle ipotesi si verificher\u00e0 fra qualche decennio, far\u00e0 diventare il prezzo dei combustibili per le autovetture convenzionali alquanto proibitivo. Tuttavia vi sono diversi impedimenti che si oppongono alla penetrazione del veicolo ad idrogeno e che richiedono un notevole sforzo per far s\u00ec che la tecnologia si affermi definitivamente su larga scala e non rimanga a lungo nella sua attuale fase sperimentale. Infatti il successo dell\u2019idrogeno nel campo dell\u2019autotrazione esige la predisposizione di una vasta gamma di infrastrutture integrate: occorre sviluppare non solo le celle a combustibile pi\u00f9 adatte, ma anche serbatoi per equipaggiare i veicoli, sistemi di trasporto e reti di distribuzione paragonabili a quelli dei carburanti tradizionali. Tutto ci\u00f2, ovviamente, costituisce una grossa sfida per i prossimi anni. Una strategia vincente potrebbe essere quella di adeguare l\u2019intero sistema energetico, e non i suoi settori disgiuntamente, alle esigenze necessarie per la transizione ad un\u2019economia all\u2019idrogeno. In altri termini \u00e8 possibile pensare ad una societ\u00e0 in cui le fonti rinnovabili, la generazione distribuita, e le celle a combustibile siano implementate in modo sinergico per il benessere dell\u2019umanit\u00e0. In particolare ho voluto porre &nbsp;l\u2019attenzione sulle diverse fonti di energia per individuare gli aspetti salienti relativi all\u2019approvvigionamento di ciascuna di esse. Inoltre si descriveranno le implicazioni ambientali, in termini di emissioni di CO2, dovute al mix di combustibili impiegato nei diversi contesti geografici. E per me \u00e8 importante descrivere le seguenti fonti energetiche rinnovabili: energia eolica, energia geotermica, energia da biomasse, energia solare fotovoltaica e termica. Per ogni fonte si accenner\u00e0 alla sua storia, alla risorsa naturale coinvolta, al principio di funzionamento, ai vantaggi, ai costi, e al mercato. Ho cercato di capire come avviene la trasformazione dalla generazione distribuita di energia elettrica le motivazioni che inducono a privilegiare questa modalit\u00e0 di fornitura elettrica, senza trascurare, per\u00f2, il suo impatto sulla rete. Inoltre, dato che le celle a combustibile rappresentano una tecnologia emergente in questo settore, si proporr\u00e0 una panoramica su di esse. Ma tale discorso non pu\u00f2 prescindere dall\u2019uso dell\u2019idrogeno come vettore energetico, pertanto verranno anche esposte le sue caratteristiche salienti. Infine si discuter\u00e0 della prospettiva di sviluppo pi\u00f9 interessante per le fuel cells: il loro impiego nel campo dell\u2019autotrazione. In quest\u2019ambito si evidenzier\u00e0 la correlazione tra i veicoli ad idrogeno e la generazione distribuita come presupposto di un nuovo sistema energetico, non incentrato pi\u00f9 sui combustibili fossili. I dati e le previsioni su cui si basa il seguente paragrafo sono tratti dal \u201cWorld Energy Outlook 2000\u201d, edito dall\u2019 IEA (International Energy Agency). Quest\u2019edizione \u00e8 caratterizzata da un periodo di proiezioni che si estende fino al 2020. Esse sono state formulate a partire dai dati storici disponibili nel 1997 per tutte le sorgenti energetiche e le varie regioni mondiali. A tal proposito, in seguito si far\u00e0 riferimento a due grandi raggruppamenti: le nazioni OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) e quelle non-OECD. Inoltre si distinguer\u00e0 fra: 1) OECD Europa: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, e Regno Unito; 2) OECD Nord America: Canada e Stati Uniti; 3) OECD Pacifico: Australia, Giappone, e Nuova Zelanda. La crescita economica \u00e8 di gran lunga il pi\u00f9 importante fattore che influisce sulle tendenze energetiche; il legame tra domanda di energia e produzione economica rimane stretto. Si prevede che l\u2019economia mondiale possa crescere mediamente del 3.1% all\u2019anno fino al 2020, quando la produzione economica mondiale si sar\u00e0 raddoppiata rispetto al 1997. Oltre alla crescita, ci sar\u00e0 la continua ristrutturazione delle economie dei paesi OECD: uno spostamento dai settori ad intenso consumo energetico (industria pesante) verso i servizi (terziario e ICT). I paesi in via di sviluppo hanno delle prospettive di crescita significativamente migliori. La quota di PIL mondiale dei paesi non-OECD salir\u00e0 dal 46% al 58%. Gran parte di quest\u2019aumento \u00e8 dovuto all\u2019Asia. La Cina probabilmente rimarr\u00e0 l\u2019economia con la crescita pi\u00f9 veloce al mondo: si prevede che il suo PIL aumenter\u00e0 con un tasso medio annuo del 5.2% fino al 2020; allora essa avr\u00e0 di gran lunga la pi\u00f9 grande produzione economica sul globo. Pure l\u2019economia dell\u2019India si espander\u00e0 rapidamente fino al 2020, con un tasso annuo di circa il 5%. Anche la crescita demografica ha un forte impatto sulle dimensioni e le caratteristiche della domanda energetica. Si ritiene che gli abitanti dell\u2019area OECD aumenteranno con un tasso annuo dello 0.3% durante il periodo di previsione (1997-2020). Al contrario la popolazione delle regioni in via di sviluppo crescer\u00e0 del 1.3% all\u2019anno fino al 2020. In virt\u00f9 di queste proiezioni, la popolazione mondiale crescer\u00e0 dai 6 miliardi attuali ai 7.4 del 2020; la percentuale residente nelle regioni in via di sviluppo aumenter\u00e0 dal 77% al 81% nel prossimo ventennio. Alla luce di queste tendenze, la fornitura di energia fruibile in questi paesi sar\u00e0 una sfida sempre pi\u00f9 grande e urgente. Basti pensare che circa due dei sei miliardi della popolazione mondiale non ha accesso all\u2019elettricit\u00e0 (soprattutto nelle aree rurali del Terzo Mondo). Si stima che la domanda globale di energia primaria possa crescere del 57% fra il 1997 e il 2020, con un tasso annuo del 2%. Gran parte dell\u2019incremento previsto proverr\u00e0 dalle regioni in via di sviluppo (Cina, Asia meridionale e orientale, America Latina, Africa e Medio Oriente); infatti esse ne rappresentano il 68% e quelli OECD solo il 37%. Conseguentemente l\u2019attuale quota del 54% dei paesi OECD nella domanda globale di energia scender\u00e0 al 44% entro il 2020, mentre quella dei paesi emergenti salir\u00e0 dal 34% al 45% (figura 1.2). Le cause del forte aumento della domanda in queste nazioni sono: la loro rapida espansione economica ed industriale, la crescita demografica, e l\u2019urbanizzazione. Il Petrolio rimane il combustibile dominante e, con una crescita annuale del 1.9% nel periodo di previsione, la sua quota sar\u00e0 del 40% nel 2020. La domanda dei paesi non-OECD crescer\u00e0 tre volte pi\u00f9 velocemente di quella dei paesi OECD, raggiungendo il 55% del consumo mondiale di petrolio nel 2020 dagli attuali 43%. Ciononostante, l\u2019OECD Nord America, con una popolazione di 350 milioni, consumer\u00e0 ancora pi\u00f9 petrolio della Cina e dell\u2019India, che hanno una popolazione complessiva di 2.7 miliardi di persone. Gran parte dell\u2019 atteso incremento della domanda petrolifera nel corso dei prossimi due decenni proviene dal settore dei trasporti. Negli OECD i trasporti rappresentano quasi tutto l\u2019aumento; mentre in quelli non-OECD il quadro \u00e8 un po\u2019 diverso. I trasporti costituiscono ancora una volta gran parte della domanda, ma il petrolio continua ad essere un importante combustibile in altri settori. La Cina e l\u2019India da sole rappresenteranno un terzo dell\u2019 incremento della domanda dei paesi non-OECD: si prevede una crescita annuale del 4.4% in Cina e del 4.5% in India. Il possesso di automobili pro-capite in entrambi i paesi \u00e8 ancora molto basso: 3.2 veicoli per 1000 abitanti in Cina e 4.5 in India. Al crescere del reddito pro-capite, la domanda di auto e quindi di combustibile per trasporto si impenner\u00e0 drammaticamente. Dunque la produzione mondiale di petrolio dovrebbe crescere dai 75mb\/d(milioni di barili al giorno) del 1997 ai 96mb\/d del 2010 fino ai 115mb\/d del 2020. A tal proposito emergono tre conseguenze chiave: 1) La fornitura da parte dei paesi non-OPEC (soprattutto Africa Orientale e America Latina) raggiunge la massima espansione e diminuisce dopo il 2010. 2) La produzione OPEC, soprattutto i paesi del Medio Oriente, aumenta costantemente, con un\u2019accelerata nella seconda met\u00e0 del periodo di previsione. Il Medio Oriente, gi\u00e0 la pi\u00f9 grande regione esportatrice, vedr\u00e0 le sue esportazioni salire da 17mb\/d nel 1997 a pi\u00f9 di 41mb\/d entro il 2020. 3) Infine si ha che le regioni, che dipendono maggiormente dalle importazioni per soddisfare una parte significativa del loro fabbisogno di petrolio (le tre aree OECD e non-OECD Asia), diventeranno ancora pi\u00f9 dipendenti, sia in termini assoluti sia in termini percentuali rispetto al loro consumo totale di petrolio. Probabilmente l\u2019OPEC fornir\u00e0 gran parte di quest\u2019incremento. La domanda mondiale prevista di carbone avanza dell\u20191.7% all\u2019anno, pi\u00f9 lentamente della richiesta globale di energia primaria. Pertanto la sua quota diminuisce dal 26% nel 1997 al 24% nel 2020. Le tendenze variano notevolmente fra le diverse regioni, soprattutto in base alla disponibilit\u00e0 di metano ( il principale combustibile alternativo al carbone in tutti i settori ) a prezzi competitivi. L\u2019uso del carbone sar\u00e0 sempre pi\u00f9 confinato alla produzione di elettricit\u00e0, che rappresenter\u00e0 l\u201985% dell\u2019aumento della domanda fra il 1997 e il 2020. Nei paesi OECD il suo consumo cresce solamente dello 0.3% all\u2019anno durante il periodo di previsione. Questa crescita \u00e8 sostenuta dal settore elettrico; mentre nell\u2019industria la richiesta diminuisce con un tasso annuo del 2%, fino a rappresentare il 6% dell\u2019intera domanda energetica del settore nel 2020. D\u2019altra parte la domanda di carbone nei paesi in via di sviluppo cresce del 2.8% all\u2019anno; esso continuer\u00e0 a dominare in Cina e India. Queste due nazioni insieme costituiscono il 70% dell\u2019incremento globale di consumo durante il prossimo ventennio; anche in questo caso gran parte di esso \u00e8 destinato al settore elettrico. Le riserve mondiali di carbone sono circa di mille miliardi di tonnellate, sufficienti per durare 200 anni ai livelli attuali di produzione. Quattro nazioni rappresentano pi\u00f9 del 60% delle riserve mondiali: Stati Uniti (25%), Russia (16%), Cina (11%), e Australia (9%). Dal punto di vista dell\u2019economicit\u00e0 della produzione sono pi\u00f9 importanti la qualit\u00e0 del carbone e le caratteristiche geologiche delle miniere, piuttosto che le dimensioni delle riserve di un paese. Inoltre, essendo il trasporto spesso una parte considerevole dei costi totali di consegna, l\u2019industria mondiale del carbone rimane dominata da una produzione locale per un uso locale. La produzione in Cina, il pi\u00f9 grande produttore mondiale, \u00e8 in diminuzione dal 1996 a causa di una ristrutturazione del settore, che ha portato alla chiusura di miniere, alla riduzione di scorte, e al calo del consumo nell\u2019industria e nell\u2019uso residenziale. Le importazioni europee sono aumentate, dal momento in cui la chiusura di miniere ineffic ienti ha generato la necessit\u00e0 di approvvigionamenti di carbone da altre fonti. La ristrutturazione dell\u2019industria carbonifera in Europa ha causato una caduta verticale della produzione interna. Le riserve di carbone sono abbondanti e ampiamente sparse geograficamente. I paesi importatori avranno la possibilit\u00e0 di scegliere i propri fornitori, disponendo cos\u00ec di una variet\u00e0 di approvvigionamento per assicurarsi l\u2019affidabilit\u00e0 e la qualit\u00e0 del prodotto. Mentre la domanda di metano crescer\u00e0 con un tasso annuo del 2.7% nel periodo di previsione; la sua quota nella domanda energetica mondiale aumenta dal 22% del 1997 al 26% del 2020. Gran parte di quest\u2019aumento avverr\u00e0 a spese dell\u2019energia nucleare e del carbone: si prevede che la richiesta di metano superer\u00e0 quella del carbone dopo il 2010. La domanda \u00e8 pi\u00f9 forte nei paesi non-OECD, crescendo del 3.5%; mentre in quelli OECD essa cresce del 1.9% all\u2019anno. La percentuale di domanda totale di metano dei non-OECD raggiunge il 56% entro il 2020 contro il 48% del 1997. Nella maggior parte delle nazioni, il fabbisogno di metano aumenta soprattutto per soddisfare le esigenze della generazione di elettricit\u00e0. Il suo uso per le centrali elettriche cresce pi\u00f9 del 4% all\u2019anno; mentre la produzione di questi impianti aumenta ancora pi\u00f9 rapidamente (il 5.7% all\u2019anno) a causa dei continui miglioramenti nell\u2019efficienza termica delle turbine a gas a ciclo combinato (CCGT). Quest\u2019ultimo fattore e gli insiti vantaggi ambientali del metano rispetto agli altri combustibili fossili (minori emissioni di CO2) fanno s\u00ec che esso stia diventando il combustibile preferito dalle centrali elettriche. Le risorse di metano sono pi\u00f9 che sufficienti a soddisfare l\u2019incremento previsto della domanda: la produzione totale fino ad oggi rappresenta solo l\u201911% delle riserve totali. Tuttavia, anche se esse sono immense e abbondanti, non sempre il metano \u00e8 ubicato convenientemente nei pressi dei luoghi di utilizzazione. Il suo trasporto \u00e8 costoso, sia mediante gasdotti che nella forma di gas liquefatto (LNG). Per questa ragione nessun vero mercato globale esiste per il metano. Dove \u00e8 fattibile, lo scambio internazionale avverr\u00e0 principalmente mediante i gasdotti: il modo pi\u00f9 economico per trasportare grandi volumi, soprattutto quando \u00e8 possibile costruire condotte terrestri. Infatti i gasdotti continueranno ad essere il mezzo di trasporto per il gas naturale dal Nord Africa e dalla Russia ai crescenti mercati europei, per lo scambio oltreconfine in America Latina e per le esportazioni dal Canada agli Stati Uniti. L\u2019energia nucleare ha rappresentato il 7% dell\u2019approvvigionamento globale di energia primaria nel 1997, fornendo il 17% dell\u2019elettricit\u00e0 mondiale. Dopo aver raggiunto il massimo attorno al 2010, la produzione di energia nucleare \u00e8 destinata a diminuire costantemente fino al 2020. La sua quota nella domanda globale cadr\u00e0 al 5% nel 2020. L\u2019energia nucleare crescer\u00e0 solo in pochi paesi, soprattutto in Asia; mentre l\u2019atteso ritiro di un certo numero di reattori esistenti negli OECD determiner\u00e0 un suo declino in queste nazioni. Mentre le fonti rinnovabili si prevede che&nbsp; saranno la sorgente energetica dalla crescita pi\u00f9 veloce, con un tasso annuo del 2.8% nel periodo di previsione. Nonostante ci\u00f2, la loro quota salir\u00e0 solo al 3% nel 2020. Le preoccupazioni circa il cambiamento climatico dovuto alle emissioni di gas serra incoraggiano lo sviluppo delle fonti rinnovabili, ma il relativo basso costo dei combustibili fossili lo limiter\u00e0. Per soddisfare la crescente domanda di elettricit\u00e0, la produzione mondiale dovr\u00e0 aumentare del 2.7% all\u2019anno fra il 1997 e il 2020. Verr\u00e0 utilizzato il metano per fronteggiare questi incrementi, soprattutto dove esso \u00e8 disponibile e fino a quando il suo prezzo rimarr\u00e0 basso. Il carbone sar\u00e0 sfruttato nei paesi aventi miniere proprie; mentre i contributi dell\u2019energia idroelettrica, del nucleare e del petrolio diminuiranno. Le fonti rinnovabili si diffonderanno rapidamente, ma la loro quota nel mix dei combustibili usati dal settore elettrico rimarr\u00e0 piccola. Verosimilmente il carbone manterr\u00e0 a livello mondiale il suo ruolo di principale risorsa per la generazione di elettricit\u00e0 durante il periodo di previsione (figura 3.9). Nei paesi OECD l\u2019utilizzo del carbone diminuisce nel tempo; tuttavia, nell\u2019assenza di pi\u00f9 stringenti norme a tutela dell\u2019ambiente, nuove centrali a carbone potrebbero essere costruite a partire dal 2010, quando il prezzo del metano si alzer\u00e0. L\u2019elettricit\u00e0 dovuta al carbone aumenter\u00e0 nei paesi OECD dai 3328 TW\/h del 1997 ai 4278 TW\/h del 2020, ma la sua quota nel mix elettrico scende di quattro punti percentuali. Il carbone rimarr\u00e0 il pi\u00f9 importante combustibile per l\u2019elettricit\u00e0 in molti paesi in via di sviluppo: tale tipo di produzione potrebbe triplicarsi entro il 2020 in queste nazioni. L\u2019India e la Cina mostrano la pi\u00f9 grande crescita in questo settore e potrebbero rappresentare il 40% della produzione mondiale. La generazione elettrica globale dovuta al metano sar\u00e0 pi\u00f9 di tre volte superiore ai livelli attuali nel 2020, quando la sua quota si raddoppier\u00e0. Si stima che il gas naturale possa divenire la seconda fonte del settore elettrico entro il prossimo decennio, sorpassando sia l\u2019energia idroelettrica che quella nucleare. Gli impianti CCGT sono diventati l\u2019opzione preferita per molte nuove centrali, soprattutto nei paesi OECD, per i loro vantaggi economici, tecnici, ed ambientali. Per esempio, i costi di istallazione sono la met\u00e0 di quelli necessari per gli impianti a carbone. Il petrolio ha rappresentato il 9% della produzione mondiale di elettricit\u00e0 nel 1997. La sua quota, che \u00e8 diminuita costantemente fin dalla prima crisi petrolifera, \u00e8 destinata ad attestarsi al solo 6% nel 2020. La generazione elettrica mediante petrolio aumenta nei paesi in via di sviluppo, anche se non cos\u00ec velocemente da farle conservare la sua posizione nel settore. Infatti parecchie nazioni del Terzo Mondo hanno intenzione di costruire centrali termoelettriche alimentate a petrolio durante il periodo di previsione. L\u2019energia nucleare ha fornito 2393 TW\/h di elettricit\u00e0 nel 1997, circa il 17% della produzione mondiale. Oggi 435 centrali nucleari sono operative in 31 nazioni con una capacit\u00e0 di 352 GW, circa l\u201911% di quella globale. L\u2019energia nucleare ha ricevuto un forte impulso negli anni \u201970 dopo le crisi petrolifere, quando molti paesi l\u2019hanno ritenuta una fonte stabile ed economica, che avrebbe aumentato la sicurezza dell\u2019approvvigionamento. La crescita si \u00e8 fermata nell\u2019ultimo decennio, a causa dei prezzi bassi dei combustibili fossili, che hanno reso la produzione elettrica da carbone e da metano pi\u00f9 competitiva, e a causa delle preoccupazioni dell\u2019opinione pubblica in seguito all\u2019incidente di Cheronobyl del 1986. La quota prevista per il nucleare nel settore elettrico precipiter\u00e0 al 9% nel 2020. I paesi OECD detengono attualmente pi\u00f9 dei 4\/5 delle centrali nucleari istallate nel mondo: l\u2019energia atomica fornisce circa 1\/4 della loro produzione di elettricit\u00e0 ed \u00e8 la seconda fonte dopo il carbone. Tuttavia le chiusure previste fino al 2020 sono quasi il 30% dei reattori esistenti. Gran parte della futura crescita del nucleare avverr\u00e0 nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in Asia. L\u2019energia idroelettrica, la seconda sorgente mondiale di elettricit\u00e0, fornisce pi\u00f9 del 18% della potenza globale. Essa \u00e8 l\u2019unica fonte rinnovabile di elettricit\u00e0 che \u00e8 stata sfruttata su larga scala: alla fine del 1997 la capacit\u00e0 istallata era di 738 GW. La crescita prevista in questo settore \u00e8 del 1.8% all\u2019anno; ciononostante, la quota dell\u2019idroelettrica scender\u00e0 al 15% nel 2020. Essa ha svolto un ruolo importante nei primi anni di sviluppo del settore elettrico nell\u2019area OECD, ma la sua importanza \u00e8 da allora diminuita nella maggior parte di queste nazioni. Nel 1960 rappresentava l\u201982% dell\u2019elettricit\u00e0 generata in Italia, il 51% in Giappone e il 18% negli Stati Uniti; queste percentuali sono precipitate rispettivamente a: 16%, 9%, e 8% nel 1997. Gran parte dei siti migliori nei paesi OECD sono stati gi\u00e0 sfruttati e questioni ambientali ostacolano nuove costruzioni. Pertanto in queste regioni l\u2019energia idroelettrica crescer\u00e0 solo dello 0.5% all\u2019anno durante il periodo di previsione. D\u2019altra parte i paesi in via di sviluppo rappresentano l\u201980% del previsto aumento che il settore avr\u00e0 fino al 2020. Si prevede che i 3\/4 di tale incremento avvenga in Cina e in America Latina. L\u2019energia rinnovabile non idroelettrica rappresenta una piccola ma crescente percentuale dell\u2019elettricit\u00e0 globale (circa l\u20191.5% nel 1997): si prevede che salga al 2.3% entro il 2020. I paesi OECD ne producono la maggior parte, ma diversi paesi in via di sviluppo sono fra i leader mondiali nell\u2019elettricit\u00e0 da fonti rinnovabili. Le Filippine e l\u2019Indonesia occupano rispettivamente il secondo e il sesto posto nella produzione elettrica con l\u2019energia geotermica; l\u2019India e la Cina stanno promovendo attivamente la diffusione dell\u2019energia eolica. La produzione di elettricit\u00e0 mediante le fonti rinnovabili \u00e8 generalmente costosa se paragonata con le modalit\u00e0 che utilizzano i combustibili fossili, specialmente rispetto agli impianti CCGT. I costi delle tecnologie rinnovabili potrebbero diminuire nel prossimo futuro, ma, nel frattempo, le efficienze delle centrali termoelettriche dovrebbero migliorare, compensando in parte gli aumenti previsti degli idrocarburi. Inoltre nei mercati energetici liberalizzati, le aziende tenderanno a scegliere le opzioni pi\u00f9 redditizie dal punto di vista economico per produrre elettricit\u00e0 e tecnologie gi\u00e0 sperimentate. Nell\u2019area OECD, la quantit\u00e0 di elettricit\u00e0 dovuta alle fonti rinnovabili cresce tre volte pi\u00f9 velocemente della domanda totale: la sua quota si raddoppia, passando dal 2% del 1997 al 4% del 2020. Nei paesi del Terzo Mondo le fonti rinnovabili possono giocare un ruolo importante per l\u2019approvvigionamento elettrico nelle localit\u00e0 remote, come parte integrante dei programmi di sviluppo delle zone rurali. Si stima che esse potranno fornire poco pi\u00f9 dell\u20191% dell\u2019elettricit\u00e0 totale in queste regioni nel 2020. L\u2019energia eolica e le biomasse daranno il contributo maggiore in questo settore. In particolare queste ultime rappresentano i 3\/4 dell\u2019elettricit\u00e0 rinnovabile; nel 2020 tale quota sar\u00e0 del 50%. D\u2019altra parte nell\u2019OECD Europa si riscontrer\u00e0 gran parte dello sviluppo dell\u2019energia eolica; essa nel 2020 potrebbe attestarsi al 30% nel mercato mondiale di elettricit\u00e0 ecologica. Dunque in base ai dati appena esposti, si stima che circa 3000 GW di nuova capacit\u00e0 produttiva dovr\u00e0 essere istallata a livello mondiale nel prossimo ventennio. Circa 1\/5 di essa dovr\u00e0 sostituire le centrali esistenti, mentre la parte restante dovr\u00e0 soddisfare l\u2019incremento della domanda. Pi\u00f9 di 1\/3 dei nuovi impianti sar\u00e0 realizzato nei paesi OECD, dove alcune vecchie centrali termoelettriche e circa il 30% dei reattori nucleari saranno ritirati dal mercato durante il periodo di previsione. Pi\u00f9 della met\u00e0 della nuova capacit\u00e0 prevista entro il 2020 verr\u00e0 realizzata nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in Asia. Gli investimenti stimati per le nuove centrali elettriche, includendo i costi per le nuove linee di trasmissione e di distribuzione, sono di 3000 miliardi di dollari ai prezzi attuali. Ovviamente gran parte di questi soldi (1700 miliardi di dollari) dovr\u00e0 essere spesa nel Terzo Mondo, che, pertanto, affronta il problema del reperimento dei fondi necessari per l\u2019espansione del settore elettrico. La sfida \u00e8 quella di raggiungere un tasso di elettrificazione delle case che ecceda quello di crescita della popolazione. I costi umani ed economici di un accesso non disponibile all\u2019elettricit\u00e0 sono enormi: esso rallenta i progressi dell\u2019istruzione, della sanit\u00e0 e della produzione industriale. L\u2019elettricit\u00e0 \u00e8 l\u2019unico mezzo efficace per fornire servizi essenziali come l\u2019illuminazione, la refrigerazione, e l\u2019acqua mediante piccole pompe. A tale proposito gli obiettivi politici di queste nazioni dovranno essere essenzialmente due: 1) attrarre investimenti privati per l\u2019istallazione di nuova capacit\u00e0 produttiva e per l\u2019estensione della rete, all\u2019interno di un programma di liberalizzazione del mercato; 2) aiutare gli utenti pi\u00f9 poveri a pagare le spese di connessione. Dunque una significativa riduzione del numero di persone prive della fornitura elettrica non potr\u00e0 prescindere da una stretta cooperazione fra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, come pure fra il settore pubblico e quello privato. Il clima del pianeta viene controllato in gran parte dalla composizione dell\u2019atmosfera, e in particolare dalla concentrazione dei cosiddetti gas serra, che sono trasparenti alla radiazione solare incidente ma opachi alla radiazione emessa dalla terra. Il principale gas serra \u00e8 il vapore d\u2019acqua, i cui livelli in atmosfera sono determinati dall\u2019equilibrio naturale tra evaporazione e precipitazioni, e non sono direttamente influenzati dalle attivit\u00e0 umane. Seguono in ordine di importanza l\u2019anidride carbonica, il metano, alcuni ossidi di azoto, l\u2019ozono e altri composti presenti naturalmente in tracce che, insieme al vapore d\u2019acqua, fanno s\u00ec che la temperatura media del pianeta sia di +15\u00b0C invece di \u201319\u00b0C. Ai gas serra naturali si sommano quelli di origine antropica, che in parte sono gli stessi di quelli naturali e in parte sono gas artificiali, come i composti alogenati (clorofluorocarburi, idroclorofluorocarburi, idrofluorocarburi); essi provocano un effetto serra aggiuntivo rispetto a quello naturale. Dunque per quanto non ancora definitivamente provato, esistono i presupposti per collegare il cambiamento climatico, riconducibile al riscaldamento del Pianeta, alle crescenti emissioni di gas serra di origine antropica. I dati disponibili indicano in modo univoco che le concentrazioni atmosferiche dei cosiddetti gas climalteranti sono notevolmente aumentate rispetto all\u2019epoca preindustriale: la temperatura media globale dei bassi strati dell\u2019atmosfera si \u00e8 alzata rispetto alla fine del XIX secolo di un valore medio globale di 0.6\u00b0C. Queste tendenze, se confermate nei prossimi anni, lasciano spazio ad ipotesi di innalzamento del livello dei mari, di maggiore frequenza di piene e inondazioni, di impatti sulle colture agricole e sulla biodiversit\u00e0. Per quanto le previsioni di aumento della temperatura media al 2100 varino da 2 a 3.5\u00b0C, esiste un generale consenso sulla necessit\u00e0 e sull\u2019urgenza di politiche di riduzione delle emissioni di gas serra. In quest\u2019ambito si colloca il Protocollo alla Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici che, essendo stato siglato a Kyoto nel Dicembre 1997, viene universalmente indicato con il nome di \u201cProtocollo di Kyoto\u201d. Esso pone l\u2019attenzione su sei gas: anidride carbonica (CO2), metano (CH4), protossido di azoto (N2O), idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC) ed esafluoruro di zolfo (SF6). Poich\u00e9 la capacit\u00e0 specifica per unit\u00e0 di massa di ciascun gas di contribuire all\u2019effetto serra \u00e8 ampiamente diversa, al fine di definire un unico parametro significativo del potere riscaldante effettivo, \u00e8 stato introdotto il concetto di massa di CO2 equivalente, ovvero quel quantitativo teorico di anidride carbonica che presenta, ai fini dell\u2019effetto serra, lo stesso effetto del quantitativo reale del gas preso in considerazione. Tale trattato impegna i paesi industrializzati e i paesi dell\u2019est europeo a ridurre entro il 2008-2012 le loro emissioni annue complessive del 5.2% rispetto ai livelli del 1990. Gli obiettivi per le singole nazioni sono differenziati; per esempio: Russia, Ucraina e Nuova Zelanda 0%; Canada, Ungheria, Polonia e Giappone \u2013 6%; U.S.A. \u2013 7%; Unione Europea \u2013 8%. Le emissioni totali di CO2 a livello mondiale cresceranno pi\u00f9 velocemente della domanda energetica durante il periodo di previsione e con un tasso maggiore rispetto al passato. Mentre la quota dei combustibili fossili nel mix di energia primaria \u00e8 diminuita a partire dal 1971, essa aumenter\u00e0 leggermente nel prossimo futuro. L\u2019attesa diffusione delle fonti rinnovabili non potr\u00e0 compensare il declino dell\u2019energia nucleare e di quella idroelettrica. Le proiezioni energetiche suddette implicano un costante aumento delle emissioni globali di CO2, con un tasso del 2.1% all\u2019anno nel periodo 1997-2020, per un incremento totale del 60%. I paesi emergenti contribuiscono pesantemente a questo fenomeno, come conseguenza della loro crescente domanda energetica. Nel 1997 i paesi OECD sono state responsabili del 51% delle emissioni totali di CO2, mentre i paesi in via di sviluppo per il 38%. Entro il 2020, questi ultimi rappresenteranno il 50% e i primi il 40% ; in altri termini i ruoli si saranno invertiti. I settori principalmente responsabili dell\u2019aumento di emissioni globali sono due: quello elettrico e quello dei trasporti. Si stima che le emissioni totali di CO2 dovute alla produzione elettrica cresceranno del 76% entro il 2020 e ne rappresenteranno una porzione sempre maggiore: si passa dal 34% del 1997 al 37% del 2020. Nel corso dei tre decenni passati l\u2019inquinamento atmosferico \u00e8 aumentato con un tasso inferiore a quello della generazione di elettricit\u00e0, ma questa tendenza non continuer\u00e0 nel futuro. Dal 1971 al 1997 la quota dei combustibili fossili nel mix elettrico diminu\u00ec di dieci punti percentuali, soprattutto per merito dello sviluppo su larga scala dell\u2019energia nucleare nei paesi OECD. Invece ora si prevede che questo settore diventer\u00e0 pi\u00f9 dipendente dagli idrocarburi; ci\u00f2 costituisce il motivo per cui l\u2019andamento delle emissioni seguir\u00e0 da vicino quello dell\u2019elettricit\u00e0. Tuttavia il previsto incremento dell\u2019efficienza termica delle centrali e il maggior utilizzo del gas naturale attenuano in qualche modo quest\u2019effetto. Nell\u2019area OECD le emissioni provenienti dalla produzione elettrica saliranno del 33% nel 2020 rispetto ai loro livelli del 1997. Differenze emergono tra le tre diverse regioni di quest\u2019area: mentre ci saranno delle riduzioni in Europa e nel Pacifico, la situazione del Nord America rimarr\u00e0 pressoch\u00e9 invariata, a causa del notevole quantitativo di carbone utilizzato dalle centrali elettriche. Il contributo dei paesi in via di sviluppo alle emissioni globali \u00e8 molto pronunciato in questo settore: essi ne rappresentano pi\u00f9 dei 2\/3 dell\u2019incremento totale; pertanto la loro quota passer\u00e0 dal 33% al 50% entro il 2020. La rapida crescita della domanda, l\u2019ingente consumo di carbone e l\u2019uso di tecnologie meno efficienti rispetto a quelle dei paesi OECD spiegano ampiamente questo scenario. Entro il 2020 l\u2019efficienza media delle loro centrali elettriche a carbone sar\u00e0 leggermente inferiore a quella degli impianti attualmente operanti nell\u2019area OECD. Pertanto risulta chiaro che le scelte tecnologiche per la produzione elettrica in queste nazioni saranno di fondamentale importanza per un\u2019azione di successo nel contenimento delle emissioni globali dei gas serra. Anche i trasporti contribuiscono pesantemente all\u2019inquinamento atmosferico, soprattutto nell\u2019area OECD; essi saranno responsabili del 26% dell\u2019aumento delle emissioni totali fra il 1997 e il 2020. Il crescente consumo di petrolio dovrebbe determinare un incremento del 75% per le emissioni di questo settore entro il 2020, quando esso rappresenter\u00e0 circa 1\/4 di quelle dovute a tutte le attivit\u00e0 energetiche. La continua crescita della popolazione mondiale e la naturale aspirazione dei paesi in via di sviluppo a raggiungere standard economici e di qualit\u00e0 della vita vicini a quelli dei paesi industrializzati sono le principali cause dell\u2019incremento inarrestabile della domanda di energia e del contemporaneo aumento delle emissioni di gas serra. Soddisfare tale domanda, mantenendo questi gas a livelli non pericolosi per l\u2019ambiente e riducendo cos\u00ec il rischio di cambiamenti climatici nel medio termine, rappresenta la sfida tecnologica del XXI secolo. Essa pu\u00f2 essere vinta solo con l\u2019aumento dell\u2019efficienza dei sistemi, la riduzione del consumo di idrocarburi, e l\u2019impiego di fonti a basso o nullo impatto ambientale, quali le rinnovabili e l\u2019idrogeno. Il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili offre numerosi vantaggi. Innanzitutto lo sfruttamento di risorse \u201cindigene\u201d contribuisce ad una maggiore sicurezza nell\u2019approvvigionamento e ad una riduzione di importazione di energia dall\u2019estero. Le esigenze e le risorse variano in relazione alle diverse situazioni nazionali, ma le fonti rinnovabili sono largamente disponibili tanto nei paesi industrializzati quanto in quelli in via di sviluppo. L\u2019impiego di queste fonti energetiche crea le condizioni favorevoli allo sviluppo economico: esse offrono nuove opportunit\u00e0 di lavoro, di investimenti e di creazione di reddito per le comunit\u00e0 locali e le aree rurali che maggiormente necessitano di tali benefici. In alcune zone geografiche, dove non esistono infrastrutture per la distribuzione e\/o la produzione di elettricit\u00e0 da combustibili fossili, l\u2019impiego delle rinnovabili pu\u00f2 costituire l\u2019opzione economicamente pi\u00f9 conveniente. Infine gli impianti ad energia rinnovabile hanno un impatto sulla salute e sul cambiamento climatico praticamente nullo se confrontato con quello dovuto all\u2019utilizzo dei combustibili fossili. Per tutte queste ragioni le fonti energetiche rinnovabili sono un sistema efficace per contribuire al fabbisogno mondiale di energia. Tuttavia il successo di questo settore esige il superamento di una serie di barriere: costi, infrastrutture umane e tecniche insufficienti, incentivi inadeguati e politiche non coerenti. Inoltre senza un\u2019opportuna evoluzione della cultura energetico ambientale si potrebbero incontrare ostacoli insormontabili. Dunque deve essere sviluppato un progetto che affronti in maniera organica gli aspetti connessi alla formazione e all\u2019informazione. Un approccio corretto al tema deve partire dalla premessa che le iniziative di promozione delle rinnovabili debbano essere accettate e non subite dall\u2019opinione pubblica. Anche la generazione distribuita (GD) \u00e8 una tecnologia candidata ad alleviare i problemi ambientali in aree ad elevata intensit\u00e0 energetica ed abitativa. Tuttavia il suo sviluppo \u00e8 ai primi stadi, al punto che definizioni e normative dedicate sono ancora carenti; \u00e8 importante trovare al pi\u00f9 presto accordi in questo senso. Tra le opportunit\u00e0 di diffusione su cui la GD pu\u00f2 appoggiarsi, una \u00e8 sicuramente l\u2019implementazione di modalit\u00e0 di sfruttamento dell\u2019energia primaria del tutto peculiari, come la cogenerazione e l\u2019utilizzo delle fonti rinnovabili. D\u2019altra parte un ostacolo evidente fino a non molto tempo addietro era tipo tecnologico, ma questa barriera sembra diventare sempre meno critica: i generatori piccoli e medio-piccoli sono sempre pi\u00f9 efficienti, meglio gestibili, e meno costosi. A tale proposito bisogna sottolineare la svolta che potrebbe verificarsi in questo settore con l\u2019impiego delle celle a combustibile alimentate ad idrogeno. Inoltre non si pu\u00f2 trascurare l\u2019impatto della GD sulle infrastrutture elettriche: in futuro sar\u00e0 certamente necessario modificare il ruolo della rete di distribuzione, che non avr\u00e0 pi\u00f9 la sola funzione di portare l\u2019energia agli utenti finali, ma anche quella di consentire un accesso al mercato della generazione a nuovi soggetti. In definitiva il potenziale sviluppo della generazione distribuita \u00e8 essenzialmente legato alla realizzazione di un libero mercato dell\u2019energia, alla necessit\u00e0 sempre pi\u00f9 impellente di produrre elettricit\u00e0 in modo ecosostenibile, di conseguire un risparmio delle fonti energetiche non rinnovabili e di diversificare l\u2019approvvigionamento. Dunque nell\u2019ambito della generazione distribuita ci si imbatte nelle celle a combustibile, a causa dell\u2019impulso che esse potrebbero imprimere al settore. Ma \u00e8 la loro applicazione nel campo dell\u2019autotrazione a rappresentare una vera e propria rivoluzione: la transizione da una societ\u00e0 basata sul petrolio ad una incentrata sull\u2019idrogeno. Il verificarsi di questo passaggio epocale dipende da molteplici fattori, sia tecnologici che strutturali, ma soprattutto dalla consapevolezza da parte dei governi e dei cittadini che la questione di uno sviluppo energetico sostenibile non \u00e8 pi\u00f9 rinviabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone L\u2019energia \u00e8 legata a tutte le attivit\u00e0 umane: quando pensiamo o ci muoviamo utilizziamo energia immagazzinata nel nostro corpo; tutti gli oggetti che ci circondano o di cui facciamo uso hanno bisogno di energia per funzionare o ne hanno avuto bisogno per essere costruiti; l\u2019energia illumina e riscalda le nostre case, ci permette [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000032978,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[388,5],"tags":[389],"class_list":{"0":"post-1000032977","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-editorial","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-editorial"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Depositphotos_fonti-rinnovabili.jpg?fit=1024%2C768&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000032977","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000032977"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000032977\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000032979,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000032977\/revisions\/1000032979"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000032978"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000032977"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000032977"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000032977"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}