{"id":1000032812,"date":"2026-07-02T09:05:39","date_gmt":"2026-07-02T12:05:39","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032812"},"modified":"2026-07-02T09:05:41","modified_gmt":"2026-07-02T12:05:41","slug":"a-bologna-una-mostra-dedicata-luigi-ghirri-e-gianni-celati-un-sodalizio-tra-un-intellettuale-e-un-creativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032812","title":{"rendered":"A Bologna una mostra dedicata Luigi Ghirri e Gianni Celati Un Sodalizio tra un \u00a0Intellettuale e un Creativo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 4 Ottobre 2026 si potr\u00e0 ammirare al MAMbo &#8211; Museo d&#8217;Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna la mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce a cura di Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli. Il progetto \u00e8 sostenuto da Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creativit\u00e0 Contemporanea del Ministero della Cultura, e vede come partner culturale la Fondazione Luigi Ghirri. L&#8217;esposizione documenta il sodalizio intellettuale e creativo nato dalla collaborazione tra Luigi Ghirri\u00a0 fotografo tra i protagonisti della scena contemporanea internazionale, e Gianni Celati critico, traduttore, scrittore e cineasta. Al centro del percorso espositivo la serie Blu infinito, un ampio corpus di 81 fotografie realizzate da Luigi Ghirri tra il 1989 e il 1991 durante i sopralluoghi e la lavorazione di Strada provinciale delle anime, il primo lungometraggio diretto da Gianni Celati che rappresenta lo sviluppo cinematografico di quell&#8217;esplorazione del paesaggio padano cominciata con il successo letterario di Verso la foce (1989). In questo triennio di lavoro comune, la macchina fotografica di Ghirri accompagna e testimonia la ricerca del cineasta, fissando la genesi del film in immagini rivelatrici di una nuova e intensa attenzione alla figura umana. In questi scatti, che costituiscono l\u2019ultimo lavoro di Ghirri prima della sua prematura scomparsa nel 1992, la celebre cifra metafisica del fotografo si apre al ritratto: sullo sfondo del Delta del Po appaiono amici, scrittori, studenti e gli anziani parenti di Celati, protagonisti di un viaggio in corriera da Ferrara fino al mare. ll percorso di tre giorni raccontato in Strada provinciale delle anime si trasforma in una \u00absilenziosa epica del quotidiano\u00bb che racconta l\u2019incontro tra fotografia, cinema e letteratura delineando lo sguardo di un\u2019epoca profondamente segnata dalla ricerca di equilibrio fra luce e colore. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulle figure di Luigi Ghirri e Gianni Celati apro il mio saggio dicendo: Che questo grande maestro della fotografia di origine di Reggio Emilia,\u00a0 nacque il 5 gennaio del 1943 mentre nel 1946 si trasfer\u00ec con la sua famiglia a Braida, frazione di Sassuolo, presso il collegio di S. Carlo, dove rimase fino al 1960, quindi si stabil\u00ec a Modena. Nel 1962 terminati gli studi d&#8217;indirizzo tecnico scientifico intraprese l&#8217;attivit\u00e0 di geometra. Contemporaneamente coltiv\u00f2, da autodidatta, la passione per la fotografia realizzando i suoi primi scatti con una Comet Bencini. Tra il 1970 e il 1973 entr\u00f2 in contatto con giovani artisti modenesi impegnati in ricerche d&#8217;area concettuale; tra gli altri, collabor\u00f2 con Franco Guerzoni, Giuliano della Casa, Claudio Parmiggiani e Franco Vaccari. Nel dicembre del 1972 tenne la sua prima personale presso la galleria Sette Arti club di Modena, presentato proprio da Vaccari, il cui lavoro influ\u00ec profondamente sulle fotografie realizzate dal Ghirri nel periodo iniziale per esempio, l&#8217;installazione esposta proprio quell&#8217;anno alla trentaseiesiama Biennale di Venezia, composta da una cabina per fototessere e dagli scatti che i visitatori realizzavano durante il corso dell&#8217;esposizione, potrebbe avere\u00a0 influito sulla serie\u00a0Infinitoeseguita dal Ghirri due anni dopo. In occasione della personale modenese del 1972 il Ghirro incontra\u00a0 critici del calibro\u00a0 Massimo Mussini e Arturo Carlo Quintavalle, che diverranno in seguito i suoi principali sostenitori, oltre a Lanfranco Colombo, che nel gennaio del 1974 ospit\u00f2 a Milano, presso la galleria Il Diaframma, da lui diretta, il ciclo\u00a0Paesaggi di cartone, presentato in catalogo da un testo di Mussini. Abbandonata definitivamente l&#8217;attivit\u00e0 di geometra, dal 1973 il Ghirri lavor\u00f2 come grafico presso lo studio Uni di Modena l&#8217;anno seguente, insieme con Margherita Benassi e Paola Borgonzoni, apr\u00ec il Grafica studio. Nel 1978 con quest&#8217;ultima e il fotografo Giovanni Chiaramonte, fond\u00f2 la casa editrice Punto e virgola che, specializzata in fotografia, pubblic\u00f2 in collaborazione con la francese Countrejour, fino al 1982, quando venne assorbita dall&#8217;editore Jaca Book di Milano. La cultura figurativa di Luigi Ghirri trova fondamento nelle poetiche del Novecento, dall&#8217;objet trouv\u00e9\u00a0dadaista all&#8217;arte concettuale; mentre, in campo fotografico, alla base della sua formazione \u00e8 l&#8217;opera degli statunitensi W. Evans e L. Friedlander, dei francesi E. Atget e A. Sander. Le prime prove del G. rivelano, inoltre, uno spiccato interesse per la\u00a0<em>pop art<\/em>\u00a0americana di R. Lichtenstein, J. Dine e T. Wesselman; l&#8217;approccio ironico e surreale del Ghirri sottolinea il carattere fittizio della visione della realt\u00e0 proposta dai mezzi di comunicazione di massa. Dal 1970 al 1979 il Ghirri lavor\u00f2 contemporaneamente a numerosi cicli che, concepiti come una struttura aperta, prevedevano la possibilit\u00e0 di inserire di volta in volta le foto di uno di essi dentro la serie di un altro elemento peculiare dell&#8217;intero\u00a0<em>corpus<\/em>\u00a0fotografico \u00e8 l&#8217;impiego esclusivo di pellicola a colori. I cicli di maggiore durata che interessarono praticamente tutti gli anni Settanta vennero affiancati da ricerche pi\u00f9 brevi, come\u00a0<em>Colazione sull&#8217;erba<\/em>, del 1972-74,\u00a0<em>Km 0,250<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Atlante<\/em>, del 1973, oppure\u00a0<em>In scala<\/em>\u00a0del 1977. L&#8217;attivit\u00e0 del Ghirri \u00e8, in questi anni, indirizzata verso una sottile indagine dell&#8217;ambiente urbano e naturale, in un&#8217;analisi delle ambiguit\u00e0 e delle contraddizioni del presente. Il suo linguaggio prescinde da finalit\u00e0 documentarie e, specie in\u00a0Atlante\u00a0e\u00a0Infinito del1974, risente della speculazione sul\u00a0<em>medium<\/em>\u00a0fotografico che Ugo Mulas comp\u00ec tra il 1972 e il 1974 nelle\u00a0<em>Verifiche<\/em>. Lo sguardo sulla realt\u00e0 contemporanea proposto dal G. risulta lontano sia da una visione antropologica, quale quella del fotografo Mario Cresci, sia dalle riflessioni sulla storia dell&#8217;arte di un Antonio Migliori. Nel 1975 venne scelto tra le\u00a0<em>discoveries<\/em>\u00a0dalla rivista\u00a0Time Life photography, che pubblic\u00f2 nello stesso anno un portfolio con otto immagini; due anni dopo, insieme con Gianni Berengo Gardin, Mario De Biasi e Franco Fontana, venne segnalato nel catalogo\u00a0Bolaffi\u00a0della fotografia. L&#8217;attivit\u00e0 espositiva culmin\u00f2 nel 1979 con l&#8217;antologica, curata da Quintavalle e Mussini, al Centro studi archivio comunicazione dell&#8217;Universit\u00e0 di Parma, dove espose, tra le altre, la serie\u00a0<em>Kodachrome<\/em>, pubblicata l&#8217;anno precedente in Italia e in Francia con la presentazione di P. Berengo Gardin. Nel 1980 tenne un&#8217;importante personale al palazzo dei Diamanti a Ferrara, oltre a quelle presso la galleria Rondanini di Roma e la Light gallery di New York, dove espose il ciclo\u00a0<em>Still life<\/em>. L&#8217;invito del direttore della Polaroid international di Amsterdam, nel 1980 e nel 1981, a compiere ricerche su un apparecchio fotografico a banco ottico, permise al Ghirri di sperimentare il grande formato le immagini realizzate furono in parte pubblicate nel 1982 in una selezione della collezione Polaroid ed esposte nello stesso anno all&#8217;Expo di Bari. Sempre nel 1982 Luigi Ghirri present\u00f2 il nuovo ciclo\u00a0Topographie- Iconographiealla galleria Pol di Monaco di Baviera e allo studio Marconi di Milano mentre in settembre, a Colonia, alla mostra\u00a0<em>Photography 1922-1982<\/em>\u00a0allestita nell&#8217;ambito della rassegna\u00a0<em>Photokina<\/em>, il G. propose alcune foto di architettura, e venne premiato tra i migliori venti fotografi degli ultimi anni. Il tema dell&#8217;architettura venne approfondito l&#8217;anno seguente grazie al servizio sul cimitero di Modena progettato da Aldo Rossi, commissionato da Vittorio Savi per la rivista\u00a0Lotus international l&#8217;impegno in questo campo prosegu\u00ec fino al 1989, in collaborazione con architetti quali P. Portoghesi, L. Figini e G. Pollini, V. Gregotti. La sua attivit\u00e0 di curatore inizi\u00f2 nel 1983 con\u00a0<em>Penisola<\/em>, una mostra sulla giovane fotografia italiana al Forum Stadtpark di Graz. Nel 1984 cur\u00f2, insieme con Giovanni Leone ed Enzo Velati, la collettiva itinerante\u00a0Viaggio in Italia, alla quale partecip\u00f2 anche come espositore: qui propose un nuovo modo di intendere il paesaggio, che venne ulteriormente approfondito nella successiva collettiva\u00a0Esplorazioni lungo la via Emilia\u00a0 nella proposta di Ghirri la fotografia di paesaggio non \u00e8 pi\u00f9 intesa soltanto come \u00abnarrazione\u00bb, ma diventa\u00a0trait d&#8217;union\u00a0con l&#8217;architettura, la letteratura, la musica, il cinema e la poesia, in un continuo confronto di culture e modelli. La diffusione del lavoro del Gherri divenne pi\u00f9 ampia e popolare grazie anche alle quaranta copertine commissionate dalla casa discografica RCA per la serie di musica classica; a quelle per alcuni musicisti emiliani, come Lucio Dalla, Francesco Guccini e Luca Carboni alle illustrazioni di libri di narrativa, per esempio, di G. Celati o, in seguito, di I. Calvino. L&#8217;indagine speculativa sul\u00a0medium\u00a0fotografico accompagna il lato pratico della sua professione e diventa pi\u00f9 rilevante alla met\u00e0 degli anni Ottanta; dall&#8217;insegnamento di tecnica e storia della fotografia presso l&#8217;Universit\u00e0 di Parma dal 1984, alla conferenza\u00a0Opera aperta\u00a0tenuta presso l&#8217;Universit\u00e0 della Sorbona di Parigi e pubblicata in\u00a0Les Cahiers de la photographie\u00a0nel 1985, al simposio sulla fotografia americana ed europea a Graz nel 1985 organizzato insieme con i fotografi R. Frank e W. Eggleston. Nel 1986 realizz\u00f2 per il Touring Club italiano due volumi dedicati all&#8217;<em>Emilia Romagna<\/em>\u00a0e organizz\u00f2 la mostra antologica su J.-H. Lartigue allestita al teatro Valli di Reggio Emilia. Nel 1988 cur\u00f2, per la Triennale di Milano, la sezione fotografia della rassegna\u00a0Le citt\u00e0 del mondo, il futuro della metropoli. Le sue ricerche sul tema del paesaggio proseguirono con l&#8217;esposizione\u00a0Paesaggio padano\u00a0alla medesima edizione della Triennale milanese, e trovano una ideale conclusione negli ultimi cicli,\u00a0Paesaggio italiano\u00a0e\u00a0Il profilo delle nuvole.\u00a0Immagini di un paesaggio italiano, con i testi dello scrittore Gianni Celati, che vennero pubblicati nel 1989. Luigi Ghirri mor\u00ec nella sua casa di Roncocesi, in provincia di Reggio Emilia, il 14 febbraio del 1992 venne pubblicato postumo un importante lavoro su Giorgio Morandi e il suo studio bolognese che lo aveva impegnato per circa due anni. Come ho detto precedentemente Gianni Celati come Luigi Chirri si avvicinarono alla fotografia fin dagli anni Sessanta del secolo scorso e stabilisce uno stretto dialogo con vari fotografi, in particolare con Carlo Gajani, artista e fotografo bolognese, poi con Luigi Ghirri, la cui opera diventa un punto di riferimento importante nei suoi testi narrativi e cinematografici, e in vari saggi critici, editi ed inediti. Celati conosce Ghirri nei primi anni Ottanta, in seguito al suo invito di scrivere delle \u00abdescrizioni di paesaggi che entrassero in risonanza con la loro ricerca\u00bb , cio\u00e8 con la ricerca dei fotografi coinvolti da Ghirri in\u00a0<em>Viaggio in Italia<\/em>, un progetto del 1984 che ha ridefinito la fotografia italiana contemporanea. Ne risultano il palinsesto generativo che \u00e8\u00a0<em>Verso la foce<\/em>, pubblicato prima in due testi brevi del 1984 e 1987 e poi in volume nel 1989, e i nuclei di novelle e racconti pubblicati negli anni Ottanta e successivamente \u00a0Narratori delle pianure,\u00a0Quattro novelle sulle apparenze\u00a0e\u00a0Cinema naturale. Avvalendomi del ricco materiale d\u2019archivio del Fondo Celati della Biblioteca Panizzi a Reggio Emilia e del Fondo Gajani a Bologna, in questo saggio considerer\u00f2 la riflessione celatiana sulla fotografia, e sulla risonanza fra fotografia e scrittura e descrizione del paesaggio, nel contesto di un pi\u00f9 ampio discorso sulle immagini e sulla visione. Prendendo spunto da quella che Michele Vangi definisce la \u00abmodalit\u00e0 riflessiva\u00bb del rapporto tra letteratura e fotografia, atta a \u00abconstatare che di solito, la riflessione letteraria sulla fotografia sollecita un\u2019autoriflessione, cio\u00e8 una riflessione sulle possibilit\u00e0 e limiti della letteratura stessa\u00bb , valuter\u00f2 la funzione generativa che la fotografia ricopre nell\u2019opera celatiana, quale mezzo per aprirsi in modo nuovo alla visione del paesaggio negli anni Ottanta, e, non meno importante, per riflettere sulla (propria) scrittura e rimodellare la propria immagine autoriale in quegli anni. Dopo un breve spoglio della biblioteca celatiana sulla fotografia, considero la consonanza di alcuni scritti celatiani sul\u00a0 Ghirri e sul Gajani i due fotografi con cui ha avuto una pi\u00f9 stretta collaborazione\u00a0 e la loro risonanza con testi editi e manoscritti di\u00a0<em>Verso la foce<\/em>. La mia analisi storiografica mostrer\u00e0 come Celati intenda la fotografia come una guida per \u00abpensare lo spazio esterno\u00bb\u00a0 e come \u00abpratico pensare per immagini\u00bb, in linea con l\u2019estetica ghirriana.\u00a0 Come per Ghirri e Gajani, l\u2019interesse di Celati per la fotografia va iscritto all\u2019interno di un pi\u00f9 ampio interesse verso quelle arti visive e nel contempo garantire quella indipendenza tra le arti. Se Ghirri pensava alla fotografia come arte dell\u2019immagine in dialogo con varie arti e discipline e come frutto di \u2018una serie di relazioni tra i diversi mondi della comunicazione\u2019 dalla pittura, al cinema, all\u2019immagine pubblicitaria\u00a0 come rivela nelle sue\u00a0<em>Lezioni di fotografia<\/em>, e come si evince dal suo lavoro, a partire dal suo primo libro Kodachrome\u00a0del 1978 similmente Celati iscrive la fotografia, a fianco della scrittura, in un pi\u00f9 ampio discorso sulle immagini, i meccanismi della visione, le arti visive, i rituali collettivi, la percezione e l\u2019esperienza dell\u2019esterno. L\u2019idea celatiana di fotografia\u00a0 come per Ghirri si basa sulla tradizione delle arti visive, del cinema soprattutto Antonioni, Fellini, Rossellini, Wenders, e su esempi classici quali la collaborazione tra Strand e Zavattini per\u00a0<em>Un paese<\/em>, sulla fotografia tedesca, inglese e soprattutto americana, e su alcuni testi teorici chiave, da Roland Barthes a John Berger, con cui Celati ha collaborato a lungo. Ci\u00f2 emerge da uno spoglio della biblioteca celatiana conservata presso la Biblioteca Panizzi, che in circa duecento volumi offre un interessante spaccato di alcune delle letture fatte dall\u2019autore negli anni Ottanta e Novanta. Oltre a volumi sull\u2019arte ad esempio su Piero della Francesca, C\u00e9zanne, Brueghel, Friedrich o testi teorici di varie discipline, colpisce il numero limitato di testi sulla fotografia: una ventina di volumi, tra libri fotografici, teorici e cataloghi, pubblicati dagli anni Settanta ai primi anni Novanta, oltre ad una decina di volumi di e su Ghirri. Troviamo ad esempio libri su fotografi americani ed europei, da Ansel Adams a Paolo Monti, come pure sulla fotografia locale e sul Po. I testi teorici includono fra gli altri l\u2019edizione inglese di\u00a0<em>Camera chiara<\/em>\u00a0di Roland Barthes ed alcuni volumi pubblicati da\u00a0<em>Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea<\/em>, organizzazione emiliana che dal 1989 organizza progetti internazionali di analisi del territorio. Nella biblioteca celatiana della Panizzi sono inoltre presenti molti testi di scrittori con cui Celati mostra una consonanza di vedute in quegli anni, in primo luogo Italo Calvino e Peter Handke, i testi pi\u00f9 sottolineati ed annotati dall\u2019autore sono\u00a0Palomar,\u00a0Se una notte d\u2019inverno un viaggiatore\u00a0e\u00a0Lezioni Americane\u00a0di Calvino, e\u00a0<em>Lento ritorno a casa<\/em>\u00a0di Handke, soprattutto in passaggi che riguardano la visibilit\u00e0 e la descrizione del paesaggio. Se per Calvino la parola scritta nasce \u00abprima come ricerca d\u2019un equivalente dell\u2019immagine visiva\u00bb, come suggerisce in \u00abVisibilit\u00e0\u00bb\u00a0 unico passaggio sottolineato da Celati in questa lezione americana, per Celati, come si evince in un brano inedito \u00abSulle immagini\u00bb, la \u00abpossibilit\u00e0 di apparizione delle immagini resta sempre una possibilit\u00e0 immaginaria\u00bb , un tentativo\u00a0 o, per citare un termine ricorrente nei titoli dei libri di Handke, un\u00a0<em>Versuch<\/em>, che in tedesco indica sia tentativo che saggio critico. Per Celati, come per Ghirri, la capacit\u00e0 di vedere queste \u00abapparizioni\u00bb e di riprodurle in scrittura, come in fotografia, non \u00e8 un dono dato a tutti solo perch\u00e9 si hanno gli occhi, ma offerto solo a chi trovi una\u00a0<em>Stimmung<\/em>\u00a0con il luogo, una consonanza con i paesaggi descritti, una risonanza (emotiva) che sottintende un dialogo fra pari e quindi un ascolto. Di conseguenza, la descrizione di un luogo che Celati auspica sia nella fotografia che nella scrittura deve accordarsi alle immagini evocate dal luogo stesso, come avviene nel lavoro di Ghirri. Nel saggio \u00abCommenti su un teatro naturale delle immagini\u00bb, posto a introduzione al fotolibro ghirriano\u00a0<em>Il profilo delle nuvole<\/em>, Celati dichiara che il testo \u00abnon \u00e8 un documentario fotografico sulla situazione storica d\u2019un paesaggio italiano, ma piuttosto sui modi di guardare gi\u00e0 previsti in un paesaggio, e sulle loro risonanze affettive\u00bb . Per Celati, come per gli scrittori sopracitati, l\u2019apertura all\u2019immagine, in particolare quella fotografica, rappresenta sia un\u2019apertura al visivo e ad altri codici, che un\u00a0 approccio fenomenologicamente nuovo all\u2019esterno e alla descrizione. Nella lezione \u00abLeggerezza\u00bb, un testo pesantemente annotato nella biblioteca celatiana, Calvino sostiene: \u00abVoglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un\u2019altra ottica, un\u2019altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica\u00bb\u00a0 termine che rimanda al titolo di un\u2019importante serie fotografica di Ugo Mulas,\u00a0Le verifiche, chiave di volta autoriflessiva per la fotografia italiana, proprio come le\u00a0<em>Lezioni americane\u00a0<\/em>lo sono per la letteratura, ed altre discipline. Celati sembra fare altrettanto nell\u2019aprirsi alla fotografia quale nuova epistemologia, ma anche, contrariamente a Calvino, e in parte proprio in risposta ad una letteratura che egli reputa troppo cerebrale ed asfittica, come quella di Calvino, quale metodo di lavoro sul campo, come passaggio dall\u2019idea alla pratica dell\u2019arte, fatta sul momento, in linea con la pratica fotografica come suggerisce Elisabetta Rasy in una delle prime recensioni a\u00a0Verso la foce\u00a0 un approccio che permette a Celati di dar vita a una nuova modalit\u00e0 narrativa imperniata su una maggiore risonanza con il paesaggio. In linea con scrittori e fotografi a lui affini, in vari saggi editi ed inediti, l\u2019autore iscrive la fotografia in un pi\u00f9 ampio discorso sul \u00abpensare per immagini\u00bb che permetta di vedere e descrivere l\u2019esterno con una lingua \u00abnecessaria\u00bb, che esuli dal pensiero discorsivo ma si apra invece all\u2019indeterminatezza. Nel saggio del 1992 \u00abSoglia per Luigi Ghirri\u00bb, Celati definisce la fotografia di Ghirri come \u00abpratico pensare per immagini\u00bb, \u00abche \u00e8 anche il pensiero del limite della misura\u00bb, una \u00abmisura scalare che pone ogni cosa nella sua distanza, la distanza delle cose da noi\u00bb e che, in contrasto al \u00abpensiero discorsivo\u00a0 con le sue spiegazioni e valutazioni\u00bb. Con \u00abpensare per immagini\u00bb Celati riprende una frase spesso usata da Ghirri per definire il \u00absenso del suo lavoro\u00bb, ad esempio nel saggio di introduzione a\u00a0<em>Kodachrome <\/em>Ghirri 1997, una frase forse ispirata al titolo di un articolo di Gillo Dorfles trovato per strada e da Ghirri ripreso in una nota fotografia,\u00a0<em>Roma 1978<\/em>. In quest\u2019articolo il critico sostiene che il pensiero per immagini ci pu\u00f2 far avvicinare alla realt\u00e0 nascosta delle cose pi\u00f9 del pensiero logico-scientifico\u00a0 un approccio consono a quello di Ghirri e Celati. Per Celati, la \u00absoglia del lavoro di Ghirri\u00bb \u00e8 \u00abben rappresentata da quei due alberi piantati nella nebbia\u00bb, in cui \u201c\u00e8 ordine anche se c\u2019\u00e8 nebbia\u201d (Celati 2004), quindi da una dialettica apparentemente impossibile: da una lato l\u2019inquadratura, che sospende \u00abframmenti del visibile\u00bb\u00a0 e ci permette appunto di vedere, dall\u2019altro la nebbia, come \u00abl\u2019estrema ricerca d\u2019una misura\u00bb, quella dell\u2019infinito a cui Ghirri tendeva e della \u00abrespirazione della terra\u00bb. Se per Ghirri questa ricerca, nelle parole di Giorgio Messori, tende \u00aba vedere oltre il visibile, o meglio a vedere il pensiero che abita il visibile che si \u00e8 voluto inquadrare\u00bb e a farci \u00abentrare in uno spazio di immaginazione e memoria\u00bb (Messori 1992), cos\u00ec per Celati questa \u00abmisura scalare\u00bb \u00abci permette\u00a0 di affidarci ad apparizioni che non sappiamo bene cosa possano significare, ma che a volte diventano una misura per vedere tutto il resto\u00bb (Celati 2004). Similmente, nel saggio inedito su Wittgenstein \u00abLa media oscurit\u00e0 dell\u2019esperienza\u00bb, Celati definisce l\u2019esperienza dell\u2019esterno come \u00abmetro di misura, ma dipendente da qualcosa che \u00e8 il contrario delle certezze, ossia l\u2019esitazione\u00bb e come \u00abun apprendimento a\u00a0<em>immaginare<\/em>\u00a0delle possibilit\u00e0\u00bb , rivelando una chiara risonanza tra la sua riflessione sulla fotografia e quella sulla percezione e esperienza dell\u2019esterno dello stesso periodo. Il \u00abpensare per immagini\u00bb che Celati a sua volta definisce \u00abun modo ricettivo del pensiero\u00bb nella recensione ai saggi di Ghirri, \u00abLuigi Ghirri. Leggere e pensare per immagini\u00bb pubblicata da Marco Sironi \u00e8 alla base della riflessione di entrambi in quegli anni, come suggerisce anche Ennery Taramelli , ed in linea con il dibattito teorico del tempo sulla fotografia e sulle discipline dell\u2019immagine e della visione, da Barthes a Eco al gi\u00e0 citato Dorfles, come si evince ad esempio dall\u2019antologia di scritti teorici sulla fotografia raccolta da Marra\u00a0 del 2001. Allo stesso modo, il \u00abpensare per immagini\u00bb permette a Celati di accostare vari codici e media, dalla fotografia al cinema alla scrittura, in vari saggi quali \u00abCommenti a un teatro naturale delle immagini\u00bb e \u00abCollezione di spazi\u00bb e in numerosi testi autografi, tra cui gli appunti frammentari sull\u2019immagine del faldone dove il nome di Ghirri appare a fianco di vari artisti o scrittori da Masaccio a Antonioni, da Ariosto a Leopardi, da Vermeer a Giacometti, per citarne solo alcuni presi a modello per un\u2019arte del narrare per immagini. Celati riflette sul continuum e il discreto e sulla scrittura, il cinema e la fotografia e si domanda in uno schemino se siano mezzi di comunicazione, azione o descrizione. Questo schema \u00e8 seguito da due equazioni: \u00abWenders\u202f=\u202fil cinema; Ghirri\u202f=\u202fla foto\u00bb, ulteriore conferma della centralit\u00e0 dell\u2019opera ghirriana nel pensiero celatiano sulla fotografia. Posso certamente affermare che Luigi Ghirri con la sua fotografia\u00a0 ha lasciato una traccia indelebile nella Storia della Fotografia ma ancora pi\u00f9 forte nella Storia dell\u2019Arte per la sua visione globale che questo grande artista aveva. La mostra si apre con una prima sezione introduttiva, dedicata alla vita e al racconto del suo avvicinamento all\u2019obiettivo fotografico. Luigi Ghirri si forma cos\u00ec, inevitabilmente, la sua personalit\u00e0 sensibile ai cambiamenti e desiderosa di conoscenza; la fotografia diviene il mezzo per guardare a fondo le cose, conoscerne l\u2019origine e il divenire. Il percorso prosegue con le sezioni dedicate ai luoghi, ai volti del tempo, ai non luoghi, all\u2019arte e in fine ad Aldo Rossi, con il quale condivide l\u2019interesse per la periferia, spazio che, a parere di entrambi, racchiude in s\u00e9 forza evocativa di storia e memoria. Ghirri \u00e8 attratto dall\u2019ambiente che abita l\u2019uomo, quello in cui egli si muove, non ai mutamenti del paesaggio, ma ai cambiamenti del vivere.\u00a0 Quello dell\u2019artista \u00e8 un universo a tratti malinconico, incantato, sospeso e romantico, che trova senso nelle piccole cose, nello stupore e nella meraviglia che scaturisce dal guardare le cose senza il velo dell\u2019abitudine. Durante tutta la sua carriera Ghirri fotografa un\u2019enorme quantit\u00e0 di soggetti differenti, decidendo di non identificarsi in un genere o stile poich\u00e9 reputa questa una scelta rischiosa, una limitazione della libert\u00e0 di espressione. La sua \u00e8 una fotografia che si oppone a qualsiasi specie di \u201ccensura\u201d linguistica; anche le sue indagini rimangono volutamente aperte, non tendono ad una risposta unica e definitiva ma si prestano a infinite combinazioni e interpretazioni, coerentemente con la sua idea di fotografia. Mentre Gianni Celati nasce il 10 gennaio 1937 a Sondrio, in Valtellina, dove il padre Antonio, usciere presso la Banca d\u2019Italia, \u00e8 stato trasferito. La madre, Exenia Dolores Martelli, \u00e8 sarta e lavora presso il proprio atelier domestico. La famiglia Celati, di cui fa parte anche Gabriele, fratello maggiore di Gianni, compie numerosi trasferimenti a causa del carattere intemperante del padre, costretto a spostarsi in diverse citt\u00e0 d\u2019Italia a proprie spese in seguito ai litigi coi superiori. Dopo la nascita di Gianni, i Celati si trasferiscono a Trapani per tre anni; poi a Belluno, dove abitano per sette anni a pochi passi dal fiume Piave. Qui Celati trascorre gli anni della guerra affidato, per la propria sicurezza, alle cure di due lavoranti della madre che abitano in campagna. La famiglia Celati si sposta poi a Ferrara nel 1948, dove il padre viene nuovamente trasferito. Entrambi i genitori sono originari della zona: Antonio \u00e8 nato a Bondeno e la moglie Exenia a Sandolo, nelle campagne di Portomaggiore, dalle quali \u00e8 emigrata da bambina per stabilirsi proprio a Ferrara. Presso l\u2019abitazione di vicolo del Voltino, a Ferrara, il giovane Celati osserva con ammirazione le abilit\u00e0 sartoriali della madre, il cui lavoro \u00e8 la principale fonte di guadagno per la famiglia; si appassiona al ciclismo e al calcio, sognando di diventare un campione come Fausto Coppi o Ermes Muccinelli. Un ruolo importante per Celati ricoprono anche le discussioni tra il padre Antonio e il fratello Gabriele, entrambi appassionati d\u2019arte e letteratura. Il primo, insoddisfatto del proprio mestiere di usciere, con un passato di musicista presso le feste di campagna, ama i classici e declama Dante e Ariosto a memoria; il secondo contesta i gusti letterari del padre ed \u00e8 aspirante scrittore. Quando la famiglia Celati si trasferisce a Bologna all\u2019inizio degli anni Cinquanta, Gianni inizia a frequentare il liceo classico: pervaso da un senso di inadeguatezza legato alle sue umili origini, inizia un importante percorso di formazione culturale, nutrito soprattutto dai buoni rapporti che instaura con i professori. \u00c8 in questo periodo che si appassiona alla filosofia, alla letteratura francese e angloamericana, elementi decisivi per il suo avvio alla carriera di docente e traduttore. Dopo un breve periodo trascorso ad Amburgo in seguito all\u2019esame di maturit\u00e0, Celati si iscrive alla facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia nel \u201959, presso l\u2019Universit\u00e0 di Bologna. Qui conosce l\u2019anglista Carlo Izzo, amico di Ezra Pound e traduttore di poesia americana, che consolida il suo vivo interesse per la letteratura angloamericana; la passione dell\u2019autore si rivolge in particolare all\u2019Ulisse di Joyce, che diviene oggetto della sua tesi di laurea. Gli studi di linguistica accompagnano un\u2019intensa attivit\u00e0 di traduzione, che rimarr\u00e0 costante nel corso del tempo. Celati tradurr\u00e0 infatti con costanza, sia durante i diversi viaggi in Inghilterra compiuti negli anni Sessanta che nel periodo del servizio militare a Casale Monferrato. Mentre affianca all\u2019attivit\u00e0 di traduttore quella di giornalista (ad esempio per \u00abStasera\u00bb, quotidiano di area comunista) e docente, si appassiona ai testi psicanalitici e alle scritture manicomiali, anche grazie all\u2019incontro con il filosofo Enzo Melandri. La lettura di Freud e, in particolare, de L\u2019organo mazziniano dell\u2019ospedale psichiatrico di Pesaro, cronaca redatta da un anziano paziente della struttura, funge da stimolo per la prima stesura delle Comiche. Le pagine scritte da Celati giungono nelle mani di Giorgio Manganelli e Italo Calvino, che lo incoraggiano a terminare il lavoro. Tra il \u201965 e il \u201966 l\u2019autore frequenta l\u2019ambiente culturale del Gruppo \u201963 e proprio nel suo contesto esordisce con Studi per \u201cGli annegati della baia blu\u201d, da lui stesso definito un \u201cpararomanzo\u201d. Il racconto viene accompagnato da una riflessione sul gesto linguistico, anticipando una pratica molto cara a Celati che, lungo il corso della sua carriera, proporr\u00e0 numerosi interventi teorici sul tema della narrazione. La fine degli anni Sessanta segna l\u2019inizio della collaborazione con la casa editrice Einaudi, che nasce nel segno della traduzione: Celati, sposatosi nel \u201966 con la francesista italotunisina Anita Licari, guadagna perlopi\u00f9 attraverso tale attivit\u00e0 che svolge con passione. Nel \u201965 esce infatti per Einaudi la traduzione di Viaggio in Cina di Myrdal, a cui seguiranno numerosi altri lavori, tra cui, nel \u201966, Favola della botte di Jonathan Swift. Davico Bonino, principale interlocutore di Celati nei rapporti con Einaudi, impara a conoscerne la schiettezza, che lo spinge a esporre le proprie idee talvolta anticonformiste con energia e chiarezza. Lasciato il lavoro di insegnamento per dedicarsi alla ricerca, nel \u201968 l\u2019autore si trasferisce per due anni a Londra, dove \u00e8 vincitore di una borsa di studio. Trascorre, come ogni anno, le vacanze estive a Tunisi, ospite dei parenti della moglie e, in occasione di un convegno di semiologi a Urbino, conosce di persona Italo Calvino. L\u2019incontro sar\u00e0 decisivo per dare il via a un\u2019amicizia che durer\u00e0 anni e produrr\u00e0 un fecondo scambio di opinioni. Celati, nei viaggi tra Londra e Bologna, far\u00e0 spesso tappa a Parigi, presso la casa di Calvino, vero \u00abporto di mare\u00bb. Nel \u201971 esce per Einaudi il primo romanzo dell\u2019autore, intitolato Comiche; l\u2019opera viene fortemente influenzata, come si \u00e8 affermato, dalle scritture manicomiali, ma anche dal genere cinematografico della slapstick comedy e da elementi autobiografici come l\u2019esperienza liceale. Protagonista delle vicende narrate \u00e8 infatti un insegnante che, vittima di deliri notturni, tenta di resistere alle persecuzioni di tre maestri desiderosi di instaurare una dittatura. Da un punto di vista contenutistico, \u00e8 centrale, nel testo, il tema della follia che caratterizza i sistemi di potere, cos\u00ec come, da un punto di vista formale, risulta protagonista il grado elevato di sperimentalismo linguistico. Nello stesso anno escono per Einaudi due importanti traduzioni di C\u00e9line, Colloqui con il professor Y e Il ponte di Londra. Nell\u2019autunno del \u201971 Celati parte per gli Stati Uniti, dove insegner\u00e0 nel dipartimento di italiano presso la Cornell University, nello stato di New York. Una certa insoddisfazione per l\u2019esperienza americana lo conduce a fare ritorno in Italia nel \u201972, prima dell\u2019uscita, nel \u201973, del suo secondo romanzo Le avventure di Guizzardi. Sottoposta anch\u2019essa all\u2019esame di Calvino prima della pubblicazione, l\u2019opera riceve un\u2019ottima accoglienza. Ispirata alle avventure dei personaggi comici del cinema muto (da Charlot a Buster Keaton), racconta in prima persona le disgrazie quotidiane di un giovane sottoproletario, la cui prospettiva sul mondo risulta allucinata ed estranea a ogni morale convenzionale. Ancora una volta la comicit\u00e0 dissacrante e l\u2019anarchia sintattica e lessicale diventano mezzi per contestare l\u2019autorit\u00e0 e i valori costituiti. Nell\u2019autunno dello stesso anno Celati inizia l\u2019esperienza di insegnamento presso il DAMS di Bologna, dove occupa una cattedra di letteratura angloamericana e si fa apprezzare per il magistero \u00ablibero e controcorrente\u00bb e per i corsi \u00abdecisamente fuori dagli schemi accademici\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.78406%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/GhirrixProg-1.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000032819\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000032819\" 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Il \u201975 \u00e8 poi l\u2019anno della pubblicazione per Einaudi di Finzioni occidentali. Fabulazione, comicit\u00e0 e scrittura, volume che racchiude cinque saggi su questioni letterarie critico-teoriche. Dopo la morte del padre Antonio e della madre Exenia, Celati trova rifugio nella scrittura narrativa, dedicandosi alla stesura del suo terzo romanzo, La banda dei sospiri, che esce per Einaudi nel \u201976. L\u2019opera, servendosi ancora una volta di una comicit\u00e0 irriverente e di un linguaggio vulcanico, racconta le vicende del giovane Garibaldi, adolescente alle prese con le avventure quotidiane. La banda dei sospiri tocca temi cari all\u2019autore, quali la follia della vita familiare e scolastica, riproponendo una sintassi vicina all\u2019oralit\u00e0 e una grammatica approssimativa. Nello stesso anno, nel contesto del DAMS di Bologna, animato dalla contestazione giovanile, nasce Radio Alice, emittente libera ideata da un collettivo di studenti, a cui ben presto si affianca il gruppo Alice DAMS. Quest\u2019ultimo, formato da diversi allievi di Celati, \u00e8 legato ai suoi corsi universitari dedicati a Lewis Carroll e diviene motore per la pubblicazione del volume Alice disambientata. Materiali collettivi (su Alice) per un manuale della sopravvivenza. Seguono anni di ricerche e viaggi continui, anche a seguito della separazione dalla moglie: dopo l\u2019ideazione di un teatro domestico insieme all\u2019amico francesista Lino Gabellone e all\u2019artista Carlo Gajani, Celati si reca in Francia, poi nuovamente negli Stati Uniti, a caccia di novit\u00e0 da tradurre. Qui si avvicina al cinema e conosce il regista Alberto Sironi, con il quale inizia a collaborare a dei progetti di sceneggiatura. Nel \u201978 esce per Einaudi il suo quarto romanzo, Lunario del Paradiso, a cui segue la pubblicazione della traduzione de Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain. Lunario del Paradiso si rif\u00e0 a un\u2019esperienza vissuta da Celati dopo la fine del liceo quando, partito per la Germania grazie a una colletta di alcuni amici, si trattiene ad Amburgo per nove mesi, arrivando a un passo dal matrimonio con una ragazza del luogo. Il protagonista del romanzo, Giovanni, narra in prima persona il \u00abpellegrinaggio d\u2019amore\u00bb in Germania di quando aveva vent\u2019anni, e ripercorre avventure sentimentali e difficolt\u00e0 quotidiane con tono comico e un ritmo \u00abche ricorda i canoni del free jazz\u00bb. 5 Il romanzo verr\u00e0 interamente riscritto in occasione della pubblicazione della trilogia Parlamenti buffi nell\u201989, prova della tendenza dell\u2019autore a ripensare e rivedere continuamente i propri progetti. Ristabilitosi a Bologna, Celati conosce nell\u201981 il fotografo Luigi Ghirri, che gli chiede di partecipare con un testo a Viaggio in Italia, progetto fotografico collettivo sul nuovo paesaggio italiano. Seguono anni di silenzio letterario e di esplorazioni in cui, solo o in compagnia dei fotografi, percorre i luoghi \u2018marginali\u02bc della pianura padana, maturando un nuovo approccio alla scrittura. Le forme brevi della novella e del reportage tenderanno infatti a sostituirsi alle architetture pi\u00f9 ampie del romanzo; la scrittura, che continuer\u00e0 a rivolgersi con interesse alla narrazione del quotidiano, privileger\u00e0 soprattutto il racconto dei luoghi e la riflessione; la vena comica dissacratrice delle prime opere lascer\u00e0 poi spazio a toni pi\u00f9 pacati e a un\u2019ironia leggera; lo stile, infine, divenuto piano e asciutto, punter\u00e0 alla chiarezza. Il \u201csecondo tempo\u201d della produzione letteraria di Celati viene inaugurato nell\u201985, quando, a distanza di sette anni dalla pubblicazione di Lunario del Paradiso, esce per Feltrinelli Narratori delle pianure. L\u2019autore, all\u2019inizio degli anni Ottanta, era infatti entrato in contatto con Franco Occhetto, direttore editoriale della narrativa per Feltrinelli, che lo aveva convinto a pubblicare con la casa editrice milanese in un momento di forte crisi per Einaudi. Narratori delle pianure \u00e8 una raccolta di trenta racconti che, a partire dagli ambienti della valle del Po, spostano spesso la narrazione tra l\u2019Europa, gli Stati Uniti e l\u2019Africa. La nascita dell\u2019opera \u00e8 legata alle esperienze di esplorazione delle campagne padane insieme ai fotografi di Viaggio in Italia e trae ispirazione dai racconti orali tradizionali e dal \u201csentito dire\u201d. Desideroso di dedicarsi solo alla scrittura, Celati, nell\u201987, abbandona l\u2019insegnamento universitario a Bologna per trasferirsi in Normandia, a Noron, con la seconda moglie Gillian Haley. Il contesto bucolico e silenzioso gli permette di portare avanti con successo l\u2019attivit\u00e0 letteraria, che condurr\u00e0 alla pubblicazione di Quattro novelle sulle apparenze nello stesso anno. L\u2019opera risente profondamente del sodalizio artistico stretto con il fotografo Luigi Ghirri, che stimola riflessioni sul vivere quotidiano e il valore dello sguardo. I quattro racconti si rifanno infatti alla tradizione della novella filosofica, proponendo \u00abun gioco per abbassare le pretese dell\u2019io, rendendolo perduto o disperso tra le altre apparenze\u00bb. 6 Nell\u201989 esce il volume Verso la foce, raccolta di quattro brevi reportage legati alle esperienze di esplorazione della valle del Po, condotte nei primi anni Ottanta su invito, ancora una volta, di Ghirri. Frutto della collaborazione tra i due \u00e8 poi Il profilo delle nuvole. Immagini di un paesaggio italiano, opera pubblicata da Feltrinelli sempre nello stesso anno, che mescola fotografie e parole con l\u2019intento di raccontare il paesaggio padano. \u00c8 evidente che la pianura padana e, nello specifico, la valle del Po costituiscano l\u2019elemento chiave che accomuna la produzione letteraria di Celati per buona parte del \u201csecondo tempo\u201d della sua attivit\u00e0. L\u2019incontro con Ghirri lo incoraggia infatti a concentrare l\u2019attenzione sul paesaggio italiano e, in particolare, su quello lombardo, veneto e soprattutto emiliano, segnato dal corso del fiume Po. L\u2019area emiliana \u00e8 poi per l\u2019autore sede dei ricordi d\u2019infanzia, oltre che terra d\u2019origine di entrambi i genitori e zona di residenza negli anni dell\u2019insegnamento al DAMS. Dopo un\u2019esperienza di docenza presso la Brown University di Boston, nel \u201990 Celati si trasferisce a Brighton, in Inghilterra, insieme alla moglie Gillian. Dopo aver ricevuto la proposta di girare un documentario per la Rai, l\u2019autore, insieme a un\u2019affiatata squadra di operatori e amici, esordisce come regista con Strada provinciale delle anime nel \u201991. Il documentario, tentativo di trasposizione in forma filmica di Verso la foce, segna l\u2019inizio della fruttuosa collaborazione con la casa di produzione Pierrot e la Rosa, che accompagner\u00e0 Celati nel corso delle sue diverse esperienze registiche. In lotta con le difficolt\u00e0 finanziarie che hanno caratterizzato tutta la sua vita, Celati continua a dedicarsi, nel corso degli anni, alle traduzioni (nel \u201993 esce, ad esempio, La Certosa di Parma di Stendhal) e all\u2019attivit\u00e0 saggistica e di ricerca. Nel \u201995, insieme agli amici Benati, Cavazzoni, Cornia, Schneider, Talon, Borsari, fonda la rivista \u00abIl semplice. Almanacco delle prose\u00bb, spazio per giovani scrittori. Dopo aver pubblicato, l\u2019anno successivo, una pi\u00e8ce teatrale intitolata Recita dell\u2019attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto, nel \u201997 accompagna l\u2019amico antropologo Jean Talon in un viaggio nell\u2019Africa Occidentale, attraversando Mali, Senegal e Mauritania; l\u2019esperienza sfocer\u00e0 nella pubblicazione del diario di viaggio Avventure in Africa l\u2019anno successivo. A seguito di ulteriori esperienze di docenza all\u2019estero, Celati prosegue con l\u2019attivit\u00e0 da regista: nel \u201999 esce Il mondo di Luigi Ghirri, omaggio all\u2019amico scomparso prematuramente nel \u201992; nel 2002 vede la luce Case sparse. Visioni di case che crollano, documentario dedicato alle rovine delle vecchie dimore di campagna nella valle del Po, intese come elementi centrali del paesaggio moderno e stimoli alla riflessione sul valore del tempo. Nel 2001 esce per Feltrinelli Cinema naturale, raccolta di nove racconti scritti nell\u2019arco di oltre vent\u2019anni anni. Dopo la morte del fratello Gabriele, Celati, instancabile \u00abcamminatore diurno e notturno\u00bb, si reca nuovamente in Africa, in Senegal, insieme all\u2019attore e regista senegalese Mandiaye N\u2019diaye, conosciuto a Ravenna. I due riscrivono il Ploutos di Aristofane e lo rappresentano nel villaggio di Diol Kadd nel 2003; l\u2019esperienza d\u00e0 l\u2019avvio alle riprese del quarto documentario diretto da Celati, la cui lavorazione dura sette anni. A seguito di diversi soggiorni africani, Diol Kadd. Vita, diari e riprese in un villaggio del Senegal vede la luce nel 2010. Il lungometraggio viene accompagnato dalle cronache intitolate Passar la vita a Diol Kadd. Diari 2003-2006. Nel 2005 viene pubblicato Fata morgana, racconto etnografico su un popolo immaginario; Celati prosegue le sue esperienze di ricerca e insegnamento all\u2019estero, ad esempio a Berlino nel 2006 e a Zurigo nel 2009. Sono poi numerosi i racconti pubblicati in diverse sedi dal 2000 al 2013; nel 2008 escono per Quodlibet i due volumi i Costumi degli italiani 1: Un eroe moderno e I costumi degli italiani 2: Il benessere arriva in casa, che raccolgono diverse prose. Un\u2019ulteriore raccolta, Selve d\u2019amore, esce per Quodlibet nel 2013. Nello stesso anno l\u2019autore pubblica per Einaudi la monumentale traduzione dell\u2019Ulisse di Joyce, testo sul quale si \u00e8 laureato e al cui studio ha dedicato gran parte della vita. Celati viene a mancare il 3 gennaio 2022, all\u2019et\u00e0 di 84 anni, nella localit\u00e0 di Hove, a pochi chilometri da Brighton. Con Lunario del paradiso si chiude la prima fase della produzione celatiana, caratterizzata da scritti che, pur di difficile categorizzazione, sono ancora definibili come romanzi. La transizione verso la produzione successiva, che vede non soltanto un cambio di direzione nell\u2019ambito degli oggetti della scrittura, ma anche una modifica nell\u2019approccio alla stessa e nell\u2019uso dello stile e del linguaggio, coincide con un momento delicato per la vita dell\u2019autore. A seguito del divorzio dalla moglie Anita Licari, Celati si trova a compiere continui spostamenti tra l\u2019Italia e l\u2019Europa, senza fissa dimora, rimanendo per diversi anni in un silenzio letterario. Il desiderio di esplorare i luoghi della pianura nasce dunque, in parte, da una ricerca affettiva in un momento di spaesamento: gi\u00e0 nel \u201979 \u00abaveva preso un treno per andare a rivedere i posti dove era nata e cresciuta sua madre, cio\u00e8 le valli di Comacchio, le zone della bonifica, la citt\u00e0 di Ferrara. Mentre i pellegrinaggi americani trovano un\u2019ideale prosecuzione nelle esplorazioni della provincia emiliana, una nuova conoscenza esorta l\u2019autore ad approfondire l\u2019interesse per il paesaggio padano \u2018marginale\u2019. Risulta infatti cruciale l\u2019incontro con Luigi Ghirri che, tra la fine del 1981 e l\u2019inizio del 1982, dopo aver letto alcune pubblicazioni di Celati, lo contatta, proponendogli di scrivere un testo che accompagni le proprie fotografie e quelle di alcuni colleghi, con i quali \u00e8 impegnato a restituire delle immagini nuove e autentiche del paesaggio italiano post-industriale. Ghirri, nato nel \u201943, \u00e8 un affermato fotografo emiliano: la sua ricerca \u00e8 ricca e orientata prevalentemente al paesaggio. Centrale nella sua opera \u00e8 il tentativo di vincere l\u2019\u201canestesia dello sguardo\u201d che segue la moltiplicazione illimitata delle immagini, costruendo percorsi visivi inediti perch\u00e9 chiari nella loro semplicit\u00e0. Il gruppo di lavoro di Viaggio in Italia \u00e8 nutrito: con Ghirri collaborano infatti Cresci, Chiaramonte, Jodice, Castella, Guidi, Leone, Ventura, Barbieri, Basilico. Non mancano i pi\u00f9 giovani Battistella, Cavazzuti, Fossati, Garzia, Sartorello, Tinelli, Tuliozi e gli \u201cstranieri\u201d Hill, Nori, White. Afferma Celati, ricordando Luigi Ghirri. Nonostante lo spaesamento iniziale, Celati viene poi piacevolmente colpito dall\u2019atteggiamento dei fotografi, che riconosce privo della \u00abboria di fondo dell\u2019essere scrittore\u00bb e, in particolare, apprezza Ghirri per il comportamento \u00abpi\u00f9 \u201cmuto\u201d, meno dichiaratorio e meno intellettuale\u00bb.\u00a0 La seriet\u00e0 e la sobriet\u00e0 della ricerca dei fotografi risultano stimolanti per Celati, che si trova in un momento di stanchezza letteraria, in cui il desiderio di scrivere \u00e8 molto basso. Il fine del progetto di Viaggio in Italia, di cui Ghirri \u00e8 la mente, \u00e8 particolarmente ambizioso e incuriosisce Celati, puntando a rivedere del tutto la poetica del paesaggio italiano. Il titolo del progetto, richiamando il celebre libro di Goethe e le sue immagini celebrative, suona volutamente paradossale. L\u2019obiettivo dei fotografi cerca infatti di immortalare ci\u00f2 che esiste al di fuori di ogni ideologia; da qui la scelta di rappresentare luoghi qualsiasi, che nessuno visita, desolati, anonimi, sconosciuti ai pi\u00f9, considerati privi di valore dalla logica utilitaristica e per questo stranianti. Si tratta di spazi rimasti fuori \u00abdalle vedute prescritte e dai percorsi monumentali della Storia\u00bb, che sconfinano nella casualit\u00e0 e si incontrano quando non si sa pi\u00f9 dove andare. I luoghi di Viaggio in Italia sono sedi del \u00abpuro e semplice accadere\u00bb\u00a0 e la fotografia che li racconta vi aderisce innanzitutto per la narrazione autentica, priva di ogni retorica e per questo in grado di \u201cfar vedere\u201d ci\u00f2 che comunemente tende a essere dato per scontato. A questo si aggiunge la scelta di inquadrare i paesaggi con una precisione affettiva che li rende \u00abmisura dell\u2019esperienza\u00bb, conferendo \u00abuno spessore immaginativo al teatro quotidiano dell\u2019abitare\u00bb.\u00a0 \u00c8 nei luoghi fotografati, afferma Celati citando Walter Benjamin, che si manifestano le grandi forze della Stimmung, l\u2019atmosfera che caratterizza un certo ambiente e che sprona alla ricerca di incontro con ci\u00f2 che \u00e8 altro dal soggetto osservante, invitandolo ad aprirsi all\u2019imprevedibile; la fotografia si dimostra in grado di catturare questa tonalit\u00e0, facendola propria. La rappresentazione oggettiva cede cos\u00ec il passo a una visione dichiaratamente personale dell\u2019esistente, che non si limita a riprodurlo automaticamente, ma \u00e8 capace di interpretarlo. Se \u00e8 vero che uno sguardo innocente sulle cose non \u00e8 possibile, in quanto \u00abogni esperienza di un luogo reale \u00e8 sempre uno sguardo su un mondo gi\u00e0 osservato\u00bb,\u00a0 un\u2019operazione come quella di Viaggio in Italia pu\u00f2 per\u00f2 accompagnare chi guarda verso un nuovo stupore per ci\u00f2 che esiste. Celati stesso ricorda alcune delle immagini per lui pi\u00f9 significative che andranno poi a costituire la mostra e il catalogo del progetto: \u00abil distributore di benzina abbandonato di Fossati\u00bb,\u00a0 \u00abl\u2019interno d\u2019un bar in provincia di Modena, colto da Olivo Barbieri\u00bb,\u00a0 \u00abun nudo marciapiede ferroviario di Chiaramonte\u00bb. Decisivo per lo sviluppo della filosofia che guida il progetto di Viaggio in Italia e di Celati \u00e8 il cinema neorealista, del quale l\u2019autore considera un\u2019ideale continuazione la ricerca portata avanti da Ghirri e dagli altri fotografi di Viaggio in Italia. Esemplare, in tal senso, risulta il film Ossessione di Luchino Visconti, che, nel \u201943, inaugura un tipo di visione che diviene poi caratteristica del Neorealismo e che tenta di affrancarsi dalle immagini ufficiali del paesaggio italiano di impronta fascista. Il riferimento \u00e8 a fotografie molto codificate, soprattutto cartoline turistiche e manifesti pubblicitari, che riproducevano in serie l\u2019Italia dei patrimoni artistici, delle spiagge e dei tramonti. Alle raffigurazioni del paesaggio italiano addomesticate dalla pittura del Sette-Ottocento e poi dalla retorica fascista, grazie al Neorealismo, si affianca infatti un\u2019alternativa, rappresentata, come afferma Celati, da una \u00abscoperta di luoghi estranei alle immagini ufficiali, luoghi di incontro e di disperdimento\u00bb. Il \u00abvedere non premeditato\u00bb,\u00a0 rappresentato, ad esempio, dalla grande strada deserta sull\u2019argine del Po in Ossessione o dalle valli d\u2019acqua del delta in Pais\u00e0 di Roberto Rossellini, lascia cos\u00ec spazio alla libert\u00e0 delle \u00abpercezioni non orientate verso un fine preciso\u00bb.\u00a0 A questa operazione, secondo Celati, contribuiscono anche Michelangelo Antonioni, Federico Fellini e, in particolare, Cesare Zavattini. Quest\u2019ultimo, scrittore, pittore e sceneggiatore emiliano, attivo soprattutto nell\u2019ambito del cinema neorealista, viene citato sia da Ghirri che da Celati come una figura di riferimento, specialmente per essere stato autore, insieme al fotografo Paul Strand, del libro fotografico Un paese, uscito nel \u201955. Dedicata al paesino natale di Zavattini, Luzzara, bagnato dal fiume Po, l\u2019opera \u00e8 una raccolta di ottantotto fotografie accompagnate da testi dello scrittore, che, con le sue parole, sceglie di dar voce agli abitanti. Le didascalie, in prima persona, sono infatti trascrizioni dei racconti dei luzzaresi, che arricchiscono di riflessioni, di vicende personali e di dati numerici le immagini in bianco e nero. Queste ultime ritraggono i volti di uomini e donne, anziani e bambini, catturando anche le facciate delle abitazioni, gli argini del Po, gli interni delle stalle. Ampio spazio \u00e8 concesso al tema del lavoro agricolo, ancora principale fonte di sostentamento della comunit\u00e0 in un mondo alla soglia dell\u2019industrializzazione. Nelle brevi narrazioni, tra le informazioni pi\u00f9 tecniche (ad esempio: \u00abmio padre ha 52 anni, otto figli e prende 100 lire all\u2019ora\u00bb)\u00a0 non mancano le suggestioni liriche. Insieme a Luciano Capelli, anch\u2019egli fotografo, conosciuto nel contesto bolognese di Radio Alice, Celati, nel 1981, inizia a compiere dei viaggi \u00aba bordo di una R4\u00bb,\u00a0 percorrendo le strade della pianura padana, osservando ci\u00f2 che vede e prendendo appunti su un taccuino. Ha cos\u00ec avvio un periodo di brevi spostamenti anti-turistici nelle zone pi\u00f9 \u201canonime\u201d del delta del Po, compiuti in solitudine o in compagnia, sulla scia delle spedizioni dei fotografi di Viaggio in Italia. Camminando o servendosi, all\u2019occorrenza, di corriere o passaggi in auto, Celati si muove al di fuori dei tracciati delle guide, senza meta precisa, \u00abcon un procedere lento che consente di mettere a fuoco anche quello che non siamo abituati a guardare\u00bb. L\u2019idea \u00e8 quella di attraversare le campagne padane, i piccoli paesi vicini al corso del fiume Po e al suo delta, luoghi ordinari le cui tradizioni millenarie, come scopre l\u2019autore, si sono scontrate, a partire dagli anni Sessanta, con l\u2019avanzare brutale dell\u2019industrializzazione e dei nuovi divertimenti. In questo contesto di \u00absolitudine urbana\u00bb, Celati affina anche un\u2019interessante tecnica compositiva, che consiste nell\u2019appuntarsi descrizioni, riflessioni, impressioni \u201cin presa diretta\u201d, al momento della visita dei luoghi, per poi rielaborarle e rimontarle in un secondo momento. A partire dall\u2019incontro con Ghirri, nell\u201981, lo scrittore riempie infatti di annotazioni diversi taccuini, che lo accompagnano in ogni suo spostamento, permettendogli di fissare sul foglio \u00abpiccoli quadri con figure umane, battute di dialogo colte al volo\u00bb.\u00a0 Proprio su questi quaderni prenderanno forma le bozze della \u201ctrilogia padana\u201d, costituita da Narratori delle pianure, Quattro novelle sulle apparenze e Verso la foce: gli scritti risultano spesso intrecciati tra loro e si trasformano in opere distinte solo in un secondo momento.Tra Ghirri e Celati, nel frattempo, nascono una solida amicizia e un fruttuoso sodalizio artistico. I due, nel corso dei diversi incontri, discutono infatti di arte, musica e filosofia, diventando un punto di riferimento l\u2019uno per l\u2019altro e influenzando reciprocamente il proprio lavoro. Sar\u00e0 Celati, a distanza di anni, a sottolineare l\u2019importanza del dialogo con Ghirri, \u00abcos\u00ec denso da cambiare molte mie idee\u00bb. Lo stesso approccio dell\u2019autore alla stesura dei testi sembra essere suggerito dalla fotografia, puntando alla registrazione dell\u2019istante dell\u2019osservazione. Il momento in cui Ghirri \u00absi sostituisce a Italo Calvino come interlocutore privilegiato\u00bb, d\u00e0 inizio a una fase della produzione celatiana che vede al centro il tentativo di aderire al mondo esterno attraverso la parola. Lo scopo della scrittura diviene dunque, in linea con la fotografia (e nello specifico la fotografia di Ghirri e delle opere di Viaggio in Italia) quello di restituire un\u2019immagine il pi\u00f9 possibile onesta di ci\u00f2 che esiste. La parola non si arroga per\u00f2 il diritto di possedere la verit\u00e0 sul mondo, piuttosto si propone come avvicinamento alle cose che lo abitano. Risulta dunque evidente come la scelta di Celati di raccontare le proprie esplorazioni nella forma della cronaca di viaggio sia conforme alla prova di rimanere fedele all\u2019accaduto e segno del tentativo di raccontare senza retoriche, in linea con la filosofia della \u201cpulizia dello sguardo\u201d. Il genere della cronaca di viaggio permette infatti una narrazione sobria, che registra l\u2019esperienza e consente di affiancare all\u2019aspetto \u2018fotografico\u2019 della descrizione riflessioni soggettive che la interpretino e la problematizzino, come si vedr\u00e0. Il progetto di Ghirri e dei suoi colleghi culmina nel gennaio del 1984, quando ha inizio una mostra itinerante che, a partire dalla Pinacoteca di Bari fino a Reggio Emilia, presenta gli scatti di paesaggio realizzati dai fotografi. All\u2019esposizione, dal titolo Viaggio in Italia, si affianca il catalogo omonimo, curato da Luigi Ghirri, Gianni Leone, Enzo Velati e pubblicato per Il Quadrante con una prefazione del critico d\u2019arte Arturo Carlo Quintavalle. Il libro si presenta diviso in dieci sezioni tematiche, ciascuna delle quali contiene circa una decina di immagini, per un totale di ottantasei scatti. Al volume, pietra miliare della fotografia italiana, Celati contribuisce con la prima delle tre redazioni di Verso la foce, intitolata Verso la foce. Reportage, per un amico fotografo. A Reportage per un amico fotografo seguono ulteriori esplorazioni; nell\u201986 queste si concludono e Celati comincia a lavorare agli appunti di viaggio raccolti nel giro di cinque anni. Nell\u201987 trova spazio una seconda versione del testo, pubblicata per Mucchi all\u2019interno di Narratori dell\u2019invisibile. Simposio in memoria di Italo Calvino , a cura di Cottafavi e Magri, intitolata Verso la foce. Estratti di un diario di viaggio. L&#8217;allestimento negli spazi della Project Room del MAMbo mette in dialogo la serie fotografica con tre film di Celati: Strada provinciale delle anime (1991), il racconto di un viaggio corale su un pullman azzurro, attraverso le valli di Comacchio fino al Delta del Po, dove la ricerca di un orizzonte si intreccia alle voci e alle storie di un gruppo di viaggiatori; Il mondo di Luigi Ghirri (1998), un ritratto intimo e commosso del fotografo a pochi anni dalla scomparsa, che ripercorre i suoi luoghi, i suoi oggetti e il suo modo di \u00ababitare la distanza\u00bb attraverso le immagini; Case sparse. Visioni di case che crollano (2003), un&#8217;esplorazione poetica e documentaria sulle tracce di una civilt\u00e0 rurali in dissolvimento, tra edifici abbandonati e un paesaggio che sembra riprendere possesso dei propri spazi. I tre lungometraggi sono stati prodotti e realizzati da Pierrot e la Rosa, casa di produzione fortemente influenzata dall&#8217;esperienza del DAMS, fondata alla fine degli anni &#8217;70 da Luca Buelli, Paolo Muran e Lamberto Borsetti, che divenne in quegli anni un punto di riferimento per il cinema del reale e il documentario d&#8217;autore. Attraverso le opere esposte la mostra mette in luce la comunanza di visione che ha profondamente unito i due autori. La produzione fotografica di Luigi Ghirri e le narrazioni filmiche di Gianni Celati convergono nella rispondenza al dato fenomenico, orientando lo sguardo verso l\u2019esterno con affettivit\u00e0, senza applicare alcuna restrizione al campo di indagine. Se da un lato la ricerca di Ghirri opera un costante abbassamento della soglia dell\u2019eccezionale &#8211; attribuendo dignit\u00e0 estetica e culturale a ogni elemento dell&#8217;esistente &#8211; la narrazione di Celati ricompone le apparenze disperse, organizzando i frammenti dell\u2019esperienza dei luoghi in una forma di itinerario non finalizzato, una sorta di una guida metodologica per vivere il percorso e rinnovare la percezione del mondo. Il progetto espositivo \u00e8 accompagnato da una pubblicazione edita da Danilo Montanari Editore, che approfondisce la comunanza di visione e il complesso e proficuo rapporto tra il fotografo e lo scrittore cineasta attraverso un\u2019introduzione di Lorenzo Balbi, i saggi critici di Marco Sironi, Gabriele Gimmelli e Corrado Confalonieri e un\u2019intervista a Luca Buelli a cura di Giulia Pezzoli.<\/p>\n\n\n\n<p>MAMbo &#8211; Museo d&#8217;Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce<\/p>\n\n\n\n<p>dal 26&nbsp; Giugno 2026 al 4 Ottobre 2026&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Marted\u00ec e Mercoled\u00ec ore 14.00 alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Gioved\u00ec dalle ore 14.00 alle ore 20.00<\/p>\n\n\n\n<p>Venerd\u00ec, Sabato e Domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Veduta di allestimento mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la Foce Courtesy MAMbo &#8211; Museo d\u2019Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna Foto di Ornella De Carlo<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Ghirri, Gianni Celati, Strada provinciale delle anime, 1990-91.<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte : <strong>Ufficio stampa Settore Musei Civici Bologna<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it<br>Elisabetta Severino | Tel. +39 051 6496658 | E. <a href=\"mailto:elisabetta.severino@comune.bologna.it\">elisabetta.severino@comune.bologna.it<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Silvia Tonelli | Tel. +39 051 2193469 | E. silvia.tonelli@comune.bologna.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 4 Ottobre 2026 si potr\u00e0 ammirare al MAMbo &#8211; Museo d&#8217;Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna la mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce a cura di Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli. 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