{"id":1000032794,"date":"2026-07-02T08:51:41","date_gmt":"2026-07-02T11:51:41","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032794"},"modified":"2026-07-02T08:51:43","modified_gmt":"2026-07-02T11:51:43","slug":"a-venezia-una-mostra-dedicata-ad-hans-hartung-e-la-complessita-dellarte-tra-creativita-e-genialita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032794","title":{"rendered":"A Venezia una mostra dedicata ad Hans Hartung : E la complessit\u00e0 dell\u2019Arte tra Creativit\u00e0 e Genialit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone Giugno 2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 13 Settembre 2026 si potr\u00e0 ammirare presso la Fondazione Querini Stampalia Venezia una mostra dedicata ad Hans Hartung- \u2018 L\u2019Accordo Invisibile. Hans Hartung e la Musica\u2019 a cura di Thomas Schlesserr. L\u2019esposizione promossa dalla Fondazione Querini Stampalia e da Fondazione Hartung-Bergman in collaborazione con Perrotin. Riunendo quasi ottanta tra dipinti, materiale d\u2019archivio esclusivo e utensili, la mostra restituisce al sonoro un posto di rilievo nell\u2019universo plastico ed esistenziale dell\u2019artista. Da Bach ai Pink Floyd, passando per Lili Boulanger, si ricostituisce un paesaggio di energie, gestualit\u00e0 e risonanze che attraversano l\u2019intera creazione dell\u2019artista. Una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Hans Hartung apro il mio saggio dicendo : Posso affermare che <strong>la complessit\u00e0 dell\u2019arte di Hans Hartung nei confronti della pittura sgorga gi\u00e0 densa ai suoi primissimi passi intrapresi su quei fogli che vergava, a matita nera, poi a sanguigna o ad inchiostro, quando ancora non sapeva che sarebbe stato soltanto un pittore.<\/strong>&nbsp;Il segno, che fra 1947 e il 1948, s\u2019ammatassa in gorghi pi\u00f9 carichi d\u2019emozione&nbsp;che dai primi del Cinquanta si fa pi\u00f9 carico e spesso, massivo e coprente, mentre la \u2018figura\u2019 nasce sovente dall\u2019incrocio di ascisse e ordinate, al di l\u00e0 delle quali, dal fondo, sgorga una luce nascosta, o scoppia un colore pi\u00f9 acceso. A met\u00e0 del decennio, infine, si apre la stagione forse pi\u00f9 universalmente nota di Hartung non certo, peraltro, la sua pi\u00f9 alta, in cui il segno, dilatato e gigante, attraversa veloce la superficie, come lasciandovi la memoria della sua ombra scura. Stagione che culmina con il gran premio alla Biennale di Venezia del 1960, che sancisce definitivamente la sua statura di protagonista di primissimo piano nel panorama internazionale&nbsp;non senza che sia questa l\u2019epoca, anche&nbsp;in cui si ingenerano i maggiori equivoci critici sulla sua opera, confusa ora sovente con la pittura d\u2019azione della scuola di New York. \u00c8 il momento, infine, in cui il formato delle tele accede a una dimensione finora inusitata: senza che ci\u00f2 significhi, per adesso, una rinuncia di Hartung alla lenta e meticolosa preparazione dell\u2019opera attraverso lo studio o il piccolo bozzetto, secondo un modo sperimentato gi\u00e0 negli anni Trenta, e che da solo basterebbe a distanziarne in maniera ultimativa. Proprio nel 1960 per\u00f2 nell\u2019attimo stesso in cui pu\u00f2 dire d\u2019aver vinto finalmente la sua lunga battaglia con la storia, Hartung ha il coraggio d\u2019imprimere una svolta del tutto inattesa alla sua pittura: si apre da allora per lui una nuova stagione, Nuovi strumenti ne sono alla base: utensili disparati e anticanonici, sottratti sovente ai loro pi\u00f9 banali usi quotidiani del giardinaggio, o della pulizia domestica, sono da lui adottati per \u2018grattare\u2019 la superficie della tela, scavare la materia cromatica, riportando sovente alla vista un timbro nascosto nella coltre pi\u00f9 profonda del colore. L\u2019acrilico \u00e8 assunto in luogo dell\u2019olio. E presto s\u2019aggiunge l\u2019aerografo, che gli consente un lavoro pi\u00f9 accelerato di preparazione dell\u2019imprimitura della tela, della stesura del manto leggero del colore sul quale si depositeranno le ferite dello scavo, e le ulteriori velature. La subordinazione cui talora, nella nuova pittura, \u00e8 ridotta l\u2019evidenza del segno, ora quasi desunto dal grattage di cui Hartung far\u00e0 risalire la prima suggestione alla pratica antica dell\u2019incisione e all\u2019esperienza, per lui pi\u00f9 recente, della ceramica, sorprende talora il suo pubblico, che ha maggior confidenza con il percorso violentemente segnico dei pieni anni Cinquanta, e una parte della critica. In realt\u00e0 nella \u2018nuova\u2019 pittura, che occuper\u00e0 in maniera esclusiva il cuore del settimo decennio, Hartung non fa altro che recuperare, e mettere in valore, uno dei talenti pi\u00f9 specificamente suoi, vale a dire il lento, misterioso affiorare della luce alla superficie, proveniente da una sconosciuta profondit\u00e0 talento che era stato come messo in sordina nelle sciabolanti aggregazioni di segni del tempo immediatamente precedente, quando il fondo si dava prevalentemente compatto e quasi amorfo. Se una novit\u00e0 pi\u00f9 rilevante si d\u00e0 in questi anni, essa concerne il diverso modo d\u2019approccio alla tela&nbsp;: ora non pi\u00f9 mediato da una lunga e prudente preparazione grafica. Non v\u2019\u00e8 dubbio che solo in minima parte il \u2018rischio\u2019 maggiore che Hartung prende ora, affrontando la tela direttamente, possa dipendere dalle condizioni mutate del lavoro e dell\u2019esistenza, che gli consentono adesso di correre l\u2019alea dell\u2019errore&nbsp;fatto questo ch\u2019egli invece a pi\u00f9 riprese sottolinea come cruciale nella sua nuova scelta e che invece sia la falena divenuta ora concettualmente ingombrante dell\u2019espressionismo astratto americano ad agire su di lui e sulle nuove intenzioni di forma. Ma, a parte questa incongrua cessione di senso che tocca un breve crinale del suo lavoro, Hartung ritrova sovente, nella sua et\u00e0 pi\u00f9 tarda, momenti di intensa felicit\u00e0 creativa: nelle grandi dimensioni, che ora frequenta con nuovo abbandono, e nelle quali d\u00e0 figura a spazi di vibrante emozionalit\u00e0.&nbsp;<strong>Ed \u00e8 soprattutto nella libert\u00e0 che Hartung si concede ora nel porre l\u2019accento, nei diversi cicli del lavoro, sul segno o sull\u2019espansione cromatica, sulla materia o sulla trasparenza del colore, sulla concentrazione o sulla dispersione delle sue impronte sulla tela, a leggersi la prosecuzione, non banale fino ai giorni ultimi, di una forte esperienza creativa<\/strong>.Posso dire che l&#8217; arte di Hans Hartung \u00e8 caratterizzata principalmente da un elemento: la linea come mezzo di espressione. Linea che pu\u00f2 essere dise ~nata, dipinta, raschiata o litografata, senza diventare mai autosufficiente. E la manifestazione di una comprensione dell&#8217;arte che si riflette continua mente e sottolinea l&#8217;importanza del gesto e il movimento naturale della mano. In questa comprensione la linea \u00e8 la materializzazione del processo creativo stesso dell&#8217; opera. \u00c8 mezzo di espressione e, al con tempo, visualizzazione dell&#8217;idea, senza diventare mai puramente descrittiva. Per arrivare a questo, Hartung non si limita a un medium, ma si esprime quasi sempre in parallelo con la pittura, il disegno e la stampa. Non si tratta di assecondare un mercato, bens\u00ec di utilizzare le diverse opportunit\u00e0 offerte da ogni medium e sfruttare efficacemente tutti i mezzi tanto su un piano economico, estetico, che dal punto di vista dello sviluppo artistico. Fino a prima della Seconda Guerra mondiale, Hartung si mantiene figurativo, muter\u00e0 dopo la guerra. Il gesto diventer\u00e0 allora primordiale. Nel 1952, nel corso di una intervista con il critico d&#8217;arte Charles Estienne, Hartung sottolinea tale mutamento in questi termini: \u00ab\u00c8 questo piacere che mi spinge: lasciare la traccia del mio gesto sulla tela o sulla carta. E l&#8217;atto di dipingere, di disegnare, di raschiare, di scalfire\u00bb . Egli conforma cos! non solo la sua volont\u00e0 di creare, ma anche l&#8217;importanza della linea nella sua opera. La traccia di cui Hartung parla \u00e8 sempre una linea, una forma stretta, una pennellata, che tuttavia non diventa ancora una zona colorata, una superficie pi\u00f9 o meno compatta. Tutte le forme si articolano intorno alla linearit\u00e0 del gesto. Non rappresentano niente, non sono pi\u00f9 figurative ma rigorosamente astratte. In alcuni casi in cui utilizza gi\u00e0 degli aplat, la loro funzione \u00e8 ben definita, per mettendo alle linee di articolarsi pi\u00f9 distintamente. In una sorta di leggenda personale, Hartung mette in relazione il suo interesse per le linee e il movimento con i lampi che osservava da bambino. \u00c8 affascinato da quel fenomeno e cerca di raffigurare il movimento, la velocit\u00e0 e la forma dei lampi nei suoi quaderni di scuola. Questo mito serve in particolare a istituire una continuit\u00e0 tra il suo lavoro d&#8217;anteguerra e quello del dopoguerra. In queste due fasi, ha gi\u00e0 lavorato in modo non figurativo. Riprende quindi di nuovo le composizioni e i metodi di approccio degli anni intorno al 1930 per trasferirli poi in stampa e in pittura. I risultati sembrano spontanei, ma alla fine sono costruzioni eseguite molto accuratamente. Hartung non interpreta le proprie opere, cosi come non ne eseguisce una pura riproduzione, ma riprende le sue idee in un modo personale. A quell&#8217;epoca, ingrandisce i suoi piccoli schizzi, chiarendo le sue idee prima di presentarle su vasta scala. Con la guerra, perde fiducia in s\u00e9 e deve riconciliarsi con se stesso in quanto artista. \u00c8 una fase che non dura molto a lungo e si conclude piuttosto rapidamente al l&#8217;inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso. Ma era psicologicamente essenziale, per lui, comprendere di poter instaurare una continuit\u00e0 malgrado i gravi disturbi fisici e i cambiamenti nella vita privata. Questa appropriazione gli serve come punto di partenza per sviluppare tutti i suoi approcci su una base nuova, riflettere in modo diverso e trovare soluzioni spesso pi\u00f9 spontanee e fluide. Nelle stampe, come nei disegni e nei dipinti degli anni intorno al 1950, Hartung trova i due principi formali che porranno le basi di tutta la sua produzione: da una parte, l&#8217;utilizzazione della linea, o della sua riduzione a punto, e dall&#8217;altra l\u2019inizio degli aplat o grandi superfici. Questi elementi nonch\u00e9 l\u2019 azione stessa si manifestano in modi diversi e si trasformano continuamente, sottoposti a tutti i mutamenti artistici che Hartung mette in opera a partire da questo movimento. Il fascino e il piacere che Hartung prova nel produrre e fissare le sue idee si basano sull\u2019utilizzazione della linea. Si tratta inizialmente di un approccio attraverso il disegno o la stampa, e solo pi\u00f9 tardi di un approccio pittorico. Lungo tutta la sua carriera, egli trova dei mezzi per estendere P espressivit\u00e0 di una linea e utilizzare il movimento del braccio. Hartung non \u00e8 solo consapevole della dimensione teorica della linea, ma lo \u00e8 anche della particolarit\u00e0 del proprio approccio personale e della legittimazione che vi costruisce sopra. Su di un piano teorico, la linea \u00e8 in fondo l\u2019estensione di un punto come idea astratta, almeno in Kandinsky . In Paul Klee, l\u2019altro teorico della linea a cui si riferisce Hartung, la linea \u00e8 il movimento di un punto e dunque la stimolazione di un elemento stabile. Hartung ha assistito a una conferenza di Kandinsky e conosce le teorie degli anni 1920 sulla linea; la linea \u00e8 dunque per lui un duplice movimento, quello del punto e quello della mano che produce la linea. La linea incorpora la velocit\u00e0 di un movimento, la purezza della forma, una grande energia, ma anche la calma, la concentrazione, la riduzione assoluta o la possibilit\u00e0 di un&#8217; astrazione totale. Inoltre, la linea pu\u00f2 essere positiva, vale a dire che pu\u00f2 essere il segno di uno strumento su di una superficie, spesso la carta, ma anche la pietra litografica o ancora una linea dipinta su tela. Alternativamente, la linea pu\u00f2 essere poi negativa, e dunque apparire in una superficie, strutturandola, dandole un ritmo diverso. La linea apre un campo di riflessione immenso, che comporta una relazione profonda tra il positivo e il negativo, ma anche l&#8217;attribuzione di diverse funzioni, la grande variet\u00e0 dei loro caratteri grazie agli strumenti utilizzati, lo spazio che creano o l&#8217; armonia che scaturisce dal loro accumulo nelle superfici, strutture o spazi pittorici che ne risultano. A partire dagli anni 1930, la linea in Hartung \u00e8 a priori neutra. Non esprime alcunch\u00e9 ma offre un immenso potenziale, anche sentimentale. Pu\u00f2 provocare una riflessione pi\u00f9 generale, quasi filosofica, e mostra inoltre l&#8217;interesse dell&#8217;artista a creare un&#8217; opera. Rivela le azioni necessarie alla creazione, il modus operandi dell&#8217;artista, la sua posizione, e manifesta la sua attenzione verso l&#8217;ambiente circostante ma anche verso se stesso. A partire dagli anni 1940, Hartung utilizza la linea in modo diverso. Questa evoluzione \u00e8 pi\u00f9 chiaramente apprezzabile nelle stampe, ma il cambiamento \u00e8 presente anche nei disegni o nei dipinti. Hartung inizia il suo lavoro in un modo relativamente pacato e ponderato. Malgrado l&#8217;energia che profonde nelle sue esecuzioni, queste non sono esplosioni di sentimenti. Le linee sono vive, certo, ma controllate. Questo modo evolve poi, alla fine degli anni 1950, per diventare, alcuni anni pi\u00f9 tardi, specialmente nelle litografie per l&#8217;edizione Erker a San Gallo, un&#8217;esplosione di movimenti, uno staccato di linee lanciate sulla pietra o, nei disegni, sulla carta. Inoltre, in questi anni, Hartung comincia a lavorare molto in serie. Opera sempre pi\u00f9 velocemente, con grande spontaneit\u00e0 e un&#8217;immensa energia. Il suo modo di disegnare o di dipingere \u00e8 molto fisico e dopo un po&#8217; di tempo Hartung \u00e8 spossato. Questo modo esige infatti il suo tributo; la velocit\u00e0 lo stanca e, prima di continuare, deve recuperare le forze. Ma durante l&#8217; atto creativo, le cose gli si impongono come tanti automatismi. La musica che lo accompagna mentre lavora lo aiuta a trovare un ritmo, a cadere come in una sorta di trance, ad accelerare i movimenti per poi sbocciare. Conserva questo modo di lavorare anche quando si reca a Barcellona, nel 1970, per realizzare due progetti di stampe. Nel primo, riprende l&#8217;acquaforte, realizza due serie di grande formata e una di formata pi\u00f9 ridotto che utilizza principalmente la linea, ma questa volta in positiva e negativo, senza tener conto di convenzioni tecniche. Supera tutti i limiti consueti, propone soluzioni inattese. \u00c8 innovativo ma nello stesso tempo si rende conto che la linea individuale non gli serve pi\u00f9 tanto. L&#8217; altro progetto realizzato durante il soggiorno catalano \u00e8 un portfolio sulle poesie dell&#8217;amico Jean Proal. ln quest&#8217;opera sono riassunte tutte le sue esperienze di stampa e di disegno. Ma Hartung capisce che, se non vuole ripetersi e rischiare di paralizzarsi, deve cambiare il suo approccio. Riprende un&#8217;idea gi\u00e0 utilizzata a met\u00e0 degli anni 1960: pone mano a delle sperimentazioni con strumenti diversi, rulli inchiostratori, spazzole, attrezzi di giardinaggio, per \u00ab\u00bb disegnare\u00bb o lasciare delle tracce. Le linee non sono pi\u00f9 affilate come prima, sono pi\u00f9 spesse, meno vive, ma anche pi\u00f9 sottili nelle loro sovrapposizioni, le loro diverse densit\u00e0, la loro armonia e la poesia insita in loro. Tutte le soluzioni concernenti la linea messe in opera da Hartung negli anni 1950 e 1960 vengono trasferite anche nella sua elaborazione delle superfici di colore. Come le linee, queste superfici possono anche accavallarsi, nascondersi, e a volte sono scaglionate, sovrapposte o sparse. Possono combinarsi, particolarmente quando delle linee sono raschiate in una superficie, come Hartung ha fatto spesso a partire dagli anni 1960, o poste su uno strato di colore per rafforzare l&#8217;idea dello spazio. In questo modo le superfici di colore acquistano delle qualit\u00e0 che di solito non si ritrovano nell&#8217;arte occidentale: conservano l&#8217;assenza di figurazione, ma non diventano altrettanto astratte della linea pura. La sovrapposizione dei colori produce degli spazi e rende pi\u00f9 visibile il processo operativo. Queste linee raschiate hanno una presenza fisica e visiva grazie ai colori, alla collocazione, alle dimensioni, all&#8217; armonia e ai contrasti con gli altri elementi dei quadri, disegni o stampe. Dopo il 1960, Hartung utilizza diversi strumenti, tra cui rulli, nebulizzatori, una quantit\u00e0 di pennelli di nuovo tutti gli strumenti che possono essere utilizzati per applicare della pittura su di una superficie. La pittura classica col pennello gli appare spesso troppo lenta, con Io stampo comincia a riflettere sul modo di rendere pi\u00f9 efficace l&#8217; atto creativo, non necessariamente per aumentare la quantit\u00e0, ma per risparmiare energia. 1 diversi modi che va sviluppando sono per lui una ragion d&#8217;essere, uno stimolo per far evolvere i suoi approcci artistici, e continuare a interrogarsi sulle sue intenzioni, i suoi mezzi, e le possibilit\u00e0 di apertura o di sviluppi. Questo percorso musicale di Hans Hartung ci permette di capire la valenza dell\u2019artista egli era pianista e ballerino in giovent\u00f9, Hartung era ossessionato dalla musica; un melomane nel vero senso del termine, quasi patologico. Detestava il silenzio. In una lettera di Pierre Soulages del 1948, si legge: \u00ab La sua radio \u00e8 sempre accesa \u2013 quando viene a trovarmi, non pu\u00f2 fare a meno di mettere i suoi dischi preferiti. [\u2026] A fatica sopporta un solo istante di riposo, o anche di lavoro, senza musica. \u00bb Di fatto la pittura di Hartung \u00e8 carica, intrisa, impregnata di un clima sonoro fatto di ritmi, armonie, slanci vocali o strumentali. Anche se muta, dalle stesse fibre della sua sostanza pittorica emanano i flussi melodici dei compositori che amava. Innanzitutto i grandi nomi del barocco: Bach, H\u00e4ndel, Vivaldi. Che stesse dipingendo a pennello, con un rullo da litografia o una pistoletta da carrozziere, risuonavano nell\u2019atelier le note delle Variazioni Goldberg, della Sarabanda o delle Quattro Stagioni. Ma ascoltava anche compositori moderni, come Lili Boulanger, Pierre Boulez, persino Philip Glass. Hartung non fu mai un teorico dei rapporti tra suoni, forme e colori, distinguendosi in ci\u00f2 da molti artisti interessati a un\u2019esplorazione sinestetica o intellettuale come Kandinskij, Sch\u00f6nberg, e molti altri al loro seguito. Il rapporto con la musica, nel suo lavoro, \u00e8 molto pi\u00f9 diretto, fisico, pragmatico, istintivo. Insomma, senza musica non c\u2019\u00e8 creazione plastica \u2013 e senza creazione plastica, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ragion d\u2019esistere: poich\u00e9, per l\u2019artista, \u00abla gioia di vivere si confonde con la gioia di dipingere\u00bb. Le opere esposte nella mostra presentata a Venezia, dove Hartung ottenne alcuni tra i suoi pi\u00f9 gloriosi trionfi Gran Premio della Biennale nel 1960, vanno dagli anni Venti fino alla fine dei suoi giorni, e recano la traccia del suo gesto, della sua azione, ovvero di ci\u00f2 che fu corporalmente, della sua storia individuale e del suo ruolo nella storia collettiva&nbsp; lui, l\u2019invalido della seconda guerra mondiale, il tedesco che fece resistenza ai nazisti. Ma testimoniano altres\u00ec di ci\u00f2 che fu musicalmente: ascoltatore perpetuo, Hartung seppe cristallizzare La mostra ritorna sulle origini di questa passione tramite documenti e opere della giovinezza, cercando di evidenziare una possibile analogia tra alcuni procedimenti delle sue creazioni astratte e quelli di una composizione o di un\u2019orchestrazione; verranno inoltre isolate alcune affinit\u00e0 specifiche con figure come quelle di Brahms o Stockhausen. Propone in seguito un approccio pi\u00f9 prospettico, evocando la dimensione cosmo-psichedelica degli anni Sessanta, la cui eco si riscontra nella scena rock dell\u2019epoca, e ancora oltre, la tentazione del silenzio. Permette, infine, di scoprire alcuni attrezzi dell\u2019atelier di Hartung, comparandone l\u2019utilizzo a quello di alcuni strumenti musicali, e immergersi cos\u00ec nel suo universo sonoro. Un video appositamente commissionato, presentato a Riva Botta, presenta brevi interviste a compositori, interpreti e coreografi che riflettono sull\u2019opera di Hartung. fughe, sinfonie, sonate, persino l\u2019opera lirica nelle sue tele. La mostra ritorna sulle origini di questa passione tramite documenti e opere della giovinezza, cercando di evidenziare una possibile analogia tra alcuni procedimenti delle sue creazioni astratte e quelli di una composizione o di un\u2019orchestrazione; verranno inoltre isolate alcune affinit\u00e0 specifiche con figure come quelle di Brahms o Stockhausen. Propone in seguito un approccio pi\u00f9 prospettico, evocando la dimensione cosmo-psichedelica degli anni Sessanta, la cui eco si riscontra nella scena rock dell\u2019epoca, e ancora oltre, la tentazione del silenzio. Permette, infine, di scoprire alcuni attrezzi dell\u2019atelier di Hartung, comparandone l\u2019utilizzo a quello di alcuni strumenti musicali, e immergersi cos\u00ec nel suo universo sonoro. Un video appositamente commissionato, presentato a Riva Botta, presenta brevi interviste a compositori, interpreti e coreografi che riflettono sull\u2019opera di Hartung. Per tutta la vita, Hartung s\u2019impregna delle melodie dei grandi compositori, soprattutto quelli del XVIII e del XX secolo. Non elabora alcuna teoria sui rapporti tra uditivo e visuale, melodico e plastico. Non \u00e8 un intellettuale alla Kandinskij o Sch\u00f6nberg, piuttosto un pragmatico. La musica gli \u00e8 necessaria per creare, cos\u00ec ne diffonde in continuazione, e le sue arie predilette, da Purcell a Varese, accompagnano le forme molto personali che concepisce: linee rette, zigzag, cerchi, grovigli, vaste zone colorate, tratti impulsivi\u2026 Subito dopo la seconda guerra mondiale, quando comincia a imporsi come figura di punta dell\u2019astrattismo europeo, viene riconosciuto dalla critica parigina come un maestro del lirismo \u2013 appellativo che lo seguir\u00e0 a lungo, finendo per aderire alla sua identit\u00e0 artistica. Bench\u00e9 confusamente, il termine lirismo identifica una sorta di opera musicale interiore ai lavori di Hartung: la loro libert\u00e0 e intensit\u00e0 poetica, il loro ritmo, la loro vibrazione. Questa mostra si propone di scoprire gli accordi e le risonanze tra Hartung e la musica esplorando il ruolo di quest\u2019ultima nel suo processo creativo, individuando le sue passioni e le sue idiosincrasie, facendo emergere alcune potenziali analogie tecniche e proponendo delle esperienze contemplative originali. Il tutto in armonia, ma senza precludersi la dissonanza. Hartung \u00e8 molto chiaro: la musica che ascolta \u00e8 come \u00abuna specie di barriera contro il mondo\u00bb, un \u00ab caff\u00e8 \u00bb o dell\u2019\u00ab alcool \u00bb, ovvero un mezzo molto concreto per disporsi alla pittura. Non solo: a parte qualche rarissima eccezione, essa non influisce sulla sua gestualit\u00e0. Non si abbandona mai al punto di produrre analogicamente, al ritmo delle arie che passano. Eppure, senza che vi sia sinestesia cosciente tra i suoni che ascolta e le forme che crea, le sue straordinarie tele degli anni Ottanta, ormai alla fine dei suoi giorni, sono l\u2019eco visiva di un universo di vibrazioni e melodie. Spruzzando ampie superfici cromatiche, vivaci e contrastate, e perfezionando il segno grafico con flutti di nero, conferisce egli stesso uno slancio barocco ai suoi lavori. Cos\u00ec facendo, coltiva e d\u00e0 corpo agli affetti dell\u2019essere umano: speranza, compiutezza, melancolia, isolamento \u2013 le quattro stagioni dell\u2019anima. Per intendere la relazione tra artista e musica, vanno ascoltati anche coloro che hanno stabilito alcuni accostamenti soggettivi. Nel 1975, il grande storico dell\u2019arte e conservatore Henry Geldzahler, che adora Hartung, gli consacra una mostra al Metropolitan Museum of Art di New York. Parlando della sua produzione di quell\u2019epoca, ovvero quella dei primi anni Settanta, la definisce simile all\u2019\u00ab ultimo Brahms \u00bb (\u00ab late Brahms \u00bb). Ancor pi\u00f9 interessante \u00e8 il fatto che Hartung non nomini mai questo compositore tra i suoi preferiti. Non \u00e8 lui, quindi, a suggerire quest\u2019analogia. Tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, quest\u2019idea dell\u2019\u00ab ultimo Brahms \u00bb doveva essere giunta all\u2019attenzione di Geldhalzer come un concetto estetico pertinente. D\u2019apparenza specialistica, infatti, questa categorizzazione era ormai un luogo comune nel campo della musicologia. Comunque sia, quella dell\u2019\u00ab ultimo Brahms \u00bb \u00e8 una musica che rinuncia alle grandi architetture sinfoniche o eroiche, per ripiegarsi verso strumentazioni ridotte, pezzi per piano o piccoli ensemble. Una densit\u00e0 espressiva a basso volume. In questo gruppo di cartoni baritati, la cosa \u00e8 alquanto evidente. Il supporto particolarmente liscio (solitamente riservato alle stampe fotografiche) consente alla materia di non essere assorbita, ma invece di fendersi. Grazie all\u2019uso di pennelli a pi\u00f9 teste, Hartung traccia talvolta linee parallele che suggeriscono quelle di uno spartito senza note. Non c\u2019\u00e8 accumulazione, quanto pi\u00f9 una sospensione e, ciononostante, come un irraggiamento senza enfasi. Del resto, essendo Hartung un tecnico eccezionale, questa produzione degli anni Settanta ha mantenuto intatta la sua freschezza, come una musica antica che si rigenera ogniqualvolta venga suonata. Immergersi nella collezione di dischi di Hans Hartung e Anna-Eva Bergman \u2013 a sua volta grande melomane \u2013 permette di riscoprire figure ancora poco note della storia della musica, come Lili Boulanger. Nei loro archivi si trovano, ad esempio, due suoi pezzi diretti da Igor Markevitch e l\u2019Orchestre Lamoureux. Sorella minore dei Nadia Boulanger e intima di Gabriel Faur\u00e9, Lili Boulanger fu la prima compositrice a vincere il Prix de Rome nel 1913 con Faust et H\u00e9l\u00e8ne. Scomparsa prematuramente nel 1918, a soli ventiquattro anni, ci lascia un\u2019opera caratterizzata da una rara intensit\u00e0 spirituale, che alterna potenza drammatica e momenti di raccoglimento. La propensione per il sacro avr\u00e0 sempre un ruolo importante per Bergman e per Hartung, che in questo tipo di musica avvertivano una risonanza profonda. L\u2019artista \u00e8 una creatura di eccessi. Vittima di violenti scompensi cerebrali, nel 1937 viene diagnosticato \u00abneuropatico\u00bb; ama l\u2019ebbrezza dell\u2019alcool, sogna di fondersi con gli elementi della natura, di un essere un albero o un\u2019onda. Nei suoi lavori degli anni Sessanta, Hartung diviene al tempo stesso immersivo, ipnotico, allucinato. Ricorrendo all\u2019utilizzo di pistolette da carrozziere, crea delle tele dove si impongono grandi masse ombrose, quasi dei buchi neri che sembrano aspirare ed emettere la luce allo stesso tempo, dilatandosi in forme radianti, simili a petali o corolle. Da un lato c\u2019\u00e8 lo spartito, dall\u2019altro la sua realizzazione. La scrittura e la promessa della musica, a livello intellettuale, poi la musica stessa, a livello sonoro. Una visione binaria delle composizioni melodiche che ci risulta familiare, intuitiva, e che si pu\u00f2 tranquillamente applicare alla pittura di Hartung, in particolare quella degli anni Cinquanta, considerati oggi il periodo \u00ab classico \u00bb della sua carriera, con l\u2019equilibrio e il movimento delle forme che fanno pensare a delle fiamme, delle palme, delle fontane. Hartung procede spesso \u2013 non sempre \u2013 in due tempi: abbozza uno schizzo vivace e dinamico a china, su un foglio di carta. Si tratta di un\u2019opera a s\u00e9 stante. Ma a volte diviene anche la matrice di un secondo lavoro pi\u00f9 ampio, su tela. Il grande olio nasce da un piccolo disegno a china tramite quadrettatura, una tecnica tradizionale che consente di amplificare ogni dettaglio. Nel caso di Hartung si tratta di un sistema specifico, ridotto il pi\u00f9 delle volte a pochi punti di riferimento, senza che l\u2019intera griglia sia visibile. I segni ottenuti al momento della stesura dell\u2019inchiostro sono come le note concentrate di una partizione che, una volta sulla tela, si materializzano nella loro estensione, nella loro spazialit\u00e0, nella loro durata. Da adolescente, Hartung avrebbe voluto intraprendere un percorso di studi musicali ma \u2013 paradosso assoluto \u2013 un problema agli occhi (risolto solo pi\u00f9 tardi), impedendogli di decifrare le note, lo spinse verso la pittura. Ma di quell\u2019ambizione morta sul nascere, in ogni fase della sua carriera, \u00e8 rimasto qualcosa. Il grande credo di Hartung, che ripeteva senza sosta, \u00e8 molto chiaro: \u00ab voglio agire sulla tela \u00bb. E il procedimento \u00e8 semplice e complesso a un tempo: il suo gesto, ovvero l\u2019energia del braccio, della mano, del suo moto lineare, ondulatorio o circolare, leggero o pi\u00f9 marcato, trova sul supporto una traccia gi\u00e0 registrata. Questa registrazione \u00e8 particolarmente visibile nelle tele degli anni Sessanta, dove, una volta polverizzati degli sfondi brumosi, Hartung scava nei vinilici (poi acrilici) ancora freschi con strumenti affilati o abrasivi. Per farlo dispone di un arsenale di utensili: lame, spazzole, spatole e pagliuzze.&nbsp; Questi graffi o striature fanno sgorgare la luce, per sottrazione, da una sottilissima pellicola di materia. Bench\u00e9 rapido e risoluto, Hartung \u00e8 sempre estremamente preciso, al limite del virtuoso. L\u2019analogia coi microsolchi di un vinile \u00e8 lampante. Tecnicamente, il suono viene registrato sotto forma di minuscole deformazioni delle pareti della scanalatura: poi la puntina vibra seguendo questi rilievi e le sue vibrazioni sono convertite in segnali elettrici diffusi dagli altoparlanti come masse d\u2019aria in movimento. L\u2019occhio dello spettatore \u00e8 in questo caso la puntina del giradischi, che percorre i solchi incisi da Hartung negli anni Sessanta facendo emergere, nella traccia del suo gesto, in quest\u2019esteriorizzazione dell\u2019artista, gli accordi invisibili della sua musica interiore. Vere e proprie registrazioni ritmiche della sua pratica pittorica, questi microsolchi invitano a un\u2019immersione prolungata nella pittura, dove ogni scia o tracciato diventa un\u2019eco alla musicalit\u00e0 del segno. Lungo il percorso della ci sar\u00e0 una dimensione sonora che &nbsp;spinge il fruitore fin dentro la mostra, con un accompagnamento musicale accessibile sia sul posto che a distanza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.75330%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000032795\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000032795\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/E012966_695622.4500xmax-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" 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Ottiene fama internazionale come figura centrale dell\u2019art informel, movimento nato in Francia durante la Seconda guerra mondiale. La sua carriera inizia, di fatto, nel 1922: appena diciottenne, pur non conoscendo ancora le teorie di Kandinsky, realizza una serie di acquerelli astratti di sorprendente carica espressiva. \u00c8 l\u2019inizio di un percorso che durer\u00e0 quasi settant\u2019anni, scandito da continue innovazioni tecniche. Al di l\u00e0 dell\u2019apparente spontaneit\u00e0 della sua astrazione gestuale, spiccata e quasi calligrafica, il suo stile, nato da un precoce interesse per il rapporto tra estetica e matematica, venne altres\u00ec influenzato dal razionalismo. Presentato come il paladino di una pittura gestuale, lirica ed emotiva, Hartung \u00e8 anche un appassionato di matematica e la sua arte va compresa attraverso la sua intrinseca razionalit\u00e0: dagli anni Trenta alla fine degli anni Cinquanta, realizza dapprima opere di piccolo formato, eseguite di getto sulla carta; in seguito concepisce i suoi dipinti tracciando una griglia su una grande tela e riportandovi, punto per punto, i segni tracciati sui fogli di carta. Gli anni Sessanta segnano una svolta decisiva. Hartung smette di riprodurre piccoli formati e intraprende una paziente ricerca di innovazioni tecnologiche, spingendosi fino a creare molteplici strumenti. Il 1960 \u00e8 anche l\u2019anno in cui vince il Gran Premio Internazionale di Pittura alla Biennale di Venezia, raggiungendo l\u2019apice del riconoscimento internazionale. Hartung non smetter\u00e0 mai di creare, dipingendo con sempre pi\u00f9 ardore fino agli ultimi giorni nella sua casa di Antibes, che aveva progettato lui stesso. Il Gran Premio Internazionale di Pittura, ottenuto alla Biennale di Venezia del 1960, segna una svolta definitiva nella sua pratica. Hartung inizia a improvvisare direttamente sulla tela e a sperimentare nuovi materiali, come gli acrilici e venilici a essiccazione rapida, oltre a delle tecniche di graffiatura e spruzzo. La ricerca di un equilibrio tra spontaneit\u00e0 e perfezione rimarr\u00e0 al centro della sua estetica pittorica fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1989.<\/p>\n\n\n\n<p>Fondazione Querini Stampalia Venezia<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Accordo Invisibile. Hans Hartung e la Musica<\/p>\n\n\n\n<p>dal 5 Maggio 2026 al 13 Settembre 2026<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Installation views of <em>Hans Hartung et la musique. <\/em><em>The Invisible Chord<\/em> at QueriniStampalia Foundation, Venice.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a9Photo: Tanguy Beurdeley. Courtesy of the Hartung Bergman Foundation, QueriniStampalia Foundation and Perrotin.<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte : Babet Trevisan <a href=\"mailto:b.trevisan@querinistampalia.org\">b.trevisan@querinistampalia.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Giugno 2026 Fino al 13 Settembre 2026 si potr\u00e0 ammirare presso la Fondazione Querini Stampalia Venezia una mostra dedicata ad Hans Hartung- \u2018 L\u2019Accordo Invisibile. Hans Hartung e la Musica\u2019 a cura di Thomas Schlesserr. 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