{"id":1000032466,"date":"2026-06-22T10:48:10","date_gmt":"2026-06-22T13:48:10","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032466"},"modified":"2026-06-22T10:48:12","modified_gmt":"2026-06-22T13:48:12","slug":"instagram-selfie-filtri-e-like-sono-una-minaccia-alla-nostra-unicita-ecco-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032466","title":{"rendered":"Instagram? Selfie, filtri e like sono una minaccia alla nostra \u2018unicit\u00e0\u2019, ecco perch\u00e9"},"content":{"rendered":"\n<p>Uno studio coordinato da ricercatori del campus di Milano dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore mette in guardia da un mondo digitale in cui tutti i volti tendono ad assomigliarsi. Il rischio \u00e8 che diventi pi\u00f9 difficile ricordare ci\u00f2 che ci rende unici.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mirino, in particolare, l\u2019uso di Instagram che \u201cpotrebbe influenzare- sostengono i ricercatori- non soltanto il modo in cui vediamo il nostro corpo, ma anche il modo in cui il cervello percepisce il corpo che abitiamo come \u2018nostro\u2019, insomma potrebbe erodere il senso di s\u00e9, fino al punto di non riconoscersi pi\u00f9 nel proprio corpo, di non sentirsi pi\u00f9 \u2018a casa\u2019 dentro di esso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>IL RISCHIO DELL\u2019EROSIONE SOCIALE DELL\u2019IDENTIT\u00c0 CORPOREA, DI COSA SI TRATTA<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 quanto suggerisce uno studio scientifico pubblicato sulla rivista internazionale \u201cComputers in Human Behavior econdottoda\u201d un team di ricercatori coordinato dal professor Giuseppe Riva, direttore del Humane Technology Lab, dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, campus di Milano. Lo studio, guidato da Maria Sansoni, solleva l\u2019ipotesi dell\u2019erosione digitale dell\u2019identit\u00e0 corporea (Digital Erosion of Bodily Identity Hypothesis): l\u2019idea \u00e8 che anni di esposizione a selfie, volti filtrati e rappresentazioni digitali del s\u00e9 possano gradualmente rendere pi\u00f9 permeabili i confini percettivi che ci permettono di riconoscere il nostro volto come unicamente nostro. In altre parole, se per anni viviamo in un mondo digitale in cui tutti i volti tendono ad assomigliarsi, il rischio \u00e8 che diventi pi\u00f9 difficile ricordare ci\u00f2 che ci rende unici.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ALLARME OMS: UN ADOLESCENTE SU 7 CONVIVE CON UN DISTURBO MENTALE<\/p>\n\n\n\n<p>La salute mentale di adolescenti e giovani adulti rappresenta oggi una delle principali sfide per la salute pubblica. Secondo l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, circa un adolescente su sette e un adulto su otto nel mondo convivono con un disturbo mentale. Tra i fattori che destano maggiore preoccupazione vi sono quelli legati al corpo e all\u2019immagine di s\u00e9. In una cultura sempre pi\u00f9 centrata sull\u2019apparenza, l\u2019aspetto fisico assume infatti un ruolo crescente nella costruzione dell\u2019identit\u00e0 personale e nelle relazioni con gli altri. Non sorprende quindi che l\u2018insoddisfazione corporea sia oggi associata a un ridotto benessere psicologico e rappresenti un importante fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari, depressione, ansia sociale e bassa autostima.<\/p>\n\n\n\n<p>IL CORPO VISTO E MESSO IN MOSTRA DA INSTAGRAM<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni il dibattito scientifico si \u00e8 concentrato soprattutto sul ruolo dei social media. Piattaforme come Instagram hanno trasformato il corpo in uno dei principali strumenti di comunicazione e autorappresentazione. In questi ambienti digitali, il volto e l\u2019aspetto fisico vengono continuamente esposti, osservati, confrontati, modificati attraverso filtri e valutati attraverso like, commenti e metriche di visibilit\u00e0. Questo confronto costante con immagini idealizzate e standard estetici spesso irrealistici pu\u00f2 aumentare la pressione percepita rispetto al proprio aspetto, contribuendo non solo a una maggiore insoddisfazione corporea ma anche a un giudizio pi\u00f9 critico del proprio corpo.<\/p>\n\n\n\n<p>IL PUNTO DI PARTENZA DELLO STUDIO<\/p>\n\n\n\n<p>E se i social media non influenzassero soltanto il modo in cui valutiamo il nostro corpo, ma anche il modo in cui costruiamo il senso di chi siamo? \u00c8 la domanda da cui nasce il nuovo studio che ha esplorato un aspetto finora quasi completamente trascurato: il rapporto tra l\u2019uso di Instagram e i processi che permettono al cervello di riconoscere il proprio volto come appartenente a s\u00e9 stessi. Il corpo non \u00e8 infatti soltanto un\u2019immagine da guardare. Ogni giorno il cervello integra continuamente informazioni provenienti dall\u2019interno del corpo (come il battito cardiaco, la posizione degli arti e le sensazioni viscerali) con informazioni provenienti dall\u2019ambiente esterno, ovvero ci\u00f2 che vediamo e tocchiamo. Da questa integrazione nasce una sensazione apparentemente scontata ma fondamentale: la certezza che quel corpo sia il nostro corpo e che esistiamo come individui distinti dagli altri. Le neuroscienze mostrano che questi processi rappresentano uno dei fondamenti dell\u2019identit\u00e0 personale. Quando funzionano correttamente, contribuiscono alla regolazione emotiva, alla consapevolezza di chi siamo e alla sensazione immediata che il nostro corpo ci appartenga. Quando si alterano, pu\u00f2 diventare pi\u00f9 difficile sentirsi pienamente \u201ca casa\u201d nel proprio corpo, riconoscere con chiarezza i propri stati interni e mantenere una distinzione stabile tra s\u00e9 e gli altri. Per questo motivo, alterazioni di questi meccanismi sono considerate un fattore di vulnerabilit\u00e0 per diverse condizioni cliniche, tra cui i disturbi alimentari o dissociativi.<\/p>\n\n\n\n<p>95 GIOVANI UTENTI DI IG DA 8 ANNI: IL \u2018CAMPIONE\u2019 ANALIZZATO<\/p>\n\n\n\n<p>Il team ha coinvolto 95 giovani adulti, uomini e donne, con un\u2019et\u00e0 media di 26 anni e una storia di quasi otto anni di utilizzo di Instagram. I partecipanti sono stati sottoposti in realt\u00e0 virtuale a delle esperienze note come illusioni corporee. Attraverso la sincronizzazione di ci\u00f2 che una persona vede e di ci\u00f2 che sente sul proprio corpo, queste procedure possono temporaneamente indurre la sensazione che il volto o il corpo di un\u2019altra persona appartenga a s\u00e9 stessi. Utilizzate da anni nelle neuroscienze, le illusioni corporee permettono di studiare quanto siano solidi i confini che separano il s\u00e9 dagli altri e che ci consentono di riconoscere il nostro corpo come \u201cnostro\u201d. La facilit\u00e0 con cui una persona sperimenta queste illusioni rappresenta quindi un indicatore di quanto sia malleabile e plastica l\u2019identit\u00e0 corporea dell\u2019individuo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019EFFETTO \u2018DOSE\u2019<\/p>\n\n\n\n<p>I risultati dello studio hanno mostrato per la prima volta un fenomeno inatteso. I ricercatori hanno osservato una sorta di \u201ceffetto dose\u201d: pi\u00f9 lunga era la storia di utilizzo di Instagram (e quindi da quanti pi\u00f9 anni la persona usava la piattaforma), maggiore era la probabilit\u00e0 che i partecipanti percepissero come proprio il volto dello sconosciuto mostrato in realt\u00e0 virtuale. Il dato \u00e8 particolarmente interessante perch\u00e9 riguarda il volto, probabilmente l\u2019elemento pi\u00f9 personale e pi\u00f9 identitario del corpo umano. \u00ab\u00c8 attraverso il volto che ci riconosciamo allo specchio, costruiamo la nostra individualit\u00e0 e veniamo riconosciuti dagli altri \u2013 dichiara il professor Riva \u2013. In altre parole, l\u2019associazione non emerge in una qualsiasi rappresentazione corporea, ma proprio nella parte del corpo pi\u00f9 strettamente legata al senso di chi siamo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019EFFETTO STRANIAMENTO<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che un\u2019esposizione prolungata ad ambienti digitali fortemente centrati sull\u2019immagine potrebbe influenzare alcuni dei processi pi\u00f9 profondi attraverso cui il cervello costruisce il senso di appartenenza del corpo a s\u00e9 stesso e distingue il s\u00e9 dagli altri. Lo studio non dimostra che Instagram provochi problemi di salute mentale, n\u00e9 che queste modificazioni abbiano necessariamente conseguenze negative. Tuttavia, apre una nuova prospettiva sul rapporto tra tecnologia e identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>GLI INTERROGATIVI SULLE NUOVE GENERAZIONI<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cI partecipanti coinvolti nello studio appartengono alla prima generazione cresciuta insieme ai social media: hanno iniziato a utilizzare queste piattaforme durante la tarda adolescenza e le hanno integrate nella propria vita quotidiana per quasi un decennio \u2013 continua la professoressa Sansoni. Se gi\u00e0 in questi giovani adulti emergono associazioni con processi fondamentali per la costruzione dell\u2019identit\u00e0 corporea, la domanda che si apre riguarda le nuove generazioni e i nuovi adolescenti, che entrano in contatto con queste tecnologie sempre pi\u00f9 precocemente e per periodi di tempo sempre pi\u00f9 lunghi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Maria Anzalone<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno studio coordinato da ricercatori del campus di Milano dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore mette in guardia da un mondo digitale in cui tutti i volti tendono ad assomigliarsi. Il rischio \u00e8 che diventi pi\u00f9 difficile ricordare ci\u00f2 che ci rende unici. 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