{"id":1000032449,"date":"2026-06-22T10:41:59","date_gmt":"2026-06-22T13:41:59","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032449"},"modified":"2026-06-22T10:42:01","modified_gmt":"2026-06-22T13:42:01","slug":"nato-a-rischio-implosione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032449","title":{"rendered":"Nato a rischio implosione"},"content":{"rendered":"\n<p>La sicurezza in outsourcing \u00e8 finita. Prima della tempesta tra Roma e Washington un divertente retroscena affiora dal Pentagono. Pete Hegseth, segretario alla Difesa degli USA, incontrando nei giorni scorsi il suo omologo Guido Crosetto pare gli abbia sussurrato: \u00abSe tu fossi stato qui ieri, Trump ti avrebbe voluto sul ring allestito nel giardino della Casa Bianca per i suoi beniamini della MMA\u00bb. Scherzo o no, \u00e8 certo che dopo l\u2019ennesima smargiassata contro Giorgia Meloni, sul tappeto, questa volta, ci sarebbe finito Trump. Nelle cancellerie che contano, lo sproloquio del presidente americano viene letto come la fine di un equivoco: nemmeno l\u2019appartenenza alla galassia Maga garantisce un canale privilegiato con Trump. La rottura con Meloni dimostra che la sintonia personale resta subordinata ai rapporti di forza. Una lezione che molti leader europei avevano gi\u00e0 imparato, ma che ora assume valore definitivo. Tuttavia, la questione pi\u00f9 delicata del futuro della Nato e l\u2019equilibrio tra Europa e Stati Uniti parte da lontano. De Gaulle l\u2019aveva intuito quasi sessant\u2019anni fa quando, nel 1966, ritir\u00f2 la Francia dal comando militare integrato dell\u2019Alleanza Atlantica. Non usc\u00ec dalla Nato, ma volle ridefinire gli equilibri di potere al suo interno. Anche Aldo Moro e Giulio Andreotti seguirono una strada diversa dal semplice atlantismo subordinato. Moro cerc\u00f2 di costruire un ponte tra l\u2019Alleanza e il Mediterraneo. Andreotti sosteneva che l\u2019Italia dovesse restare saldamente nell\u2019Occidente senza rinunciare a una propria iniziativa diplomatica. Non erano antiamericani. Avevano compreso che le alleanze sopravvivono solo quando ogni Paese membro porta la propria visione strategica per creare un valore superiore a beneficio di tutti. Oggi il problema si ripresenta sotto forme nuove. Nella diplomazia europea si fa strada una convinzione: la Nato probabilmente non imploder\u00e0, ma nei prossimi anni dell\u2019amministrazione Trump l\u2019Europa non potr\u00e0 pi\u00f9 fare affidamento sulle stesse garanzie politiche del passato. Lo sguaiato sfregio inflitto a Meloni \u00e8 soltanto l\u2019ultimo segnale. Fino a ieri si immaginava una divisione relativamente ordinata dei compiti: all\u2019Europa la deterrenza convenzionale, agli Stati Uniti quella nucleare. Oggi anche questo schema appare meno solido. Paradossalmente, per\u00f2, per l\u2019Italia il punto di crisi potrebbe presto spostarsi da Washington a Bruxelles. Francia, Germania e Polonia sono sempre pi\u00f9 insofferenti verso quei Paesi che non hanno ancora adeguato la propria spesa militare ai nuovi parametri dell\u2019Alleanza, e Roma rischia di finire sul banco degli imputati proprio per il ritardo accumulato negli investimenti per la difesa. Non \u00e8 un dettaglio tecnico. Il nuovo obiettivo fissato dall\u2019Alleanza \u00e8 portare la spesa complessiva per la difesa e la sicurezza al 5% del Pil entro il 2035. Crosetto ha ottenuto che il percorso sia graduale e compatibile con le diverse situazioni nazionali, ma la pressione politica resta enorme. Nei prossimi anni il tema non sar\u00e0 se spendere di pi\u00f9, ma come farlo senza compromettere la tenuta economica e sociale dei singoli Paesi. L\u2019Europa continua infatti a mostrare limiti evidenti. Gli Stati membri faticano a trovare una posizione comune, molti hanno bilanci pubblici sotto pressione e quasi tutti hanno perso, dopo decenni di pace, la capacit\u00e0 di pensare e combattere una guerra ad alta intensit\u00e0. \u00c8 il tema richiamato pi\u00f9 volte da Mario Draghi, convinto che la difesa sia diventata il vero banco di prova della credibilit\u00e0 europea. Non \u00e8 un caso che SuperMario apprezzi il lavoro di Crosetto, la cui schiettezza \u00e8 riconosciuta tanto a Washington quanto nelle pi\u00f9 vicine capitali europee. Crosetto ha inoltre compreso, prima di molti altri, che il problema della sicurezza europea non pu\u00f2 pi\u00f9 essere rinviato e che il vero problema dell\u2019Europa non \u00e8 la mancanza di fondi, bens\u00ec la frammentazione delle decisioni. L\u2019Europa dispone di industrie, tecnologie e capacit\u00e0 finanziarie rilevanti, ma continua a ragionare in ventisette modi diversi. Per questo l\u2019ex premier guarda con interesse a chi prova a costruire una strategia comune, prima ancora che un aumento della spesa. A rafforzare questa preoccupazione contribuisce un rapporto riservato circolato durante l\u2019ultimo vertice Nato. Secondo le analisi, Vladimir Putin potrebbe contare su una massa mobilitabile di oltre due milioni e mezzo di uomini, sufficiente a sostenere un confronto militare di lunga durata. Non necessariamente in Ucraina. Anzi, nelle cancellerie europee cresce il timore che un eventuale accordo di pace possa consentire al Cremlino di riorganizzare, riequipaggiare e rafforzare ulteriormente il proprio apparato militare. La minaccia russa, con Putin ancora al potere, viene ormai considerata una variabile strutturale del prossimo decennio. \u00c8 proprio questa consapevolezza che sta cambiando il modo in cui molti governi europei guardano all\u2019Ucraina. Fino a ieri Kiev era considerata soprattutto un Paese da aiutare. Oggi, invece, qualcuno inizia a considerarla una risorsa strategica. Nessun esercito europeo possiede oggi un\u2019esperienza paragonabile a quella maturata in questi ultimi anni dagli ucraini nell\u2019uso dei droni, della guerra elettronica e delle nuove tecnologie applicate al campo di battaglia. \u00c8 in questo quadro che prende forma un\u2019idea impensabile fino a poco tempo fa. Negli ambienti della Commissione europea il commissario alla Difesa Andrius Kubilius lavora all\u2019ipotesi di un vero patto strategico tra Unione Europea e Ucraina: risorse finanziarie europee in cambio di capacit\u00e0 militari ucraine. Dopo oltre quattro anni di guerra, Kiev si \u00e8 trasformata in una sorta di Sparta ipertecnologica, capace di innovare sul campo di battaglia con una velocit\u00e0 che suscita interesse perfino negli ambienti militari israeliani. E se in autunno, con l\u2019arrivo del freddo, dovesse arrivare una tregua, si porrebbe immediatamente il problema di come impiegare circa 800mila soldati ucraini mobilitati durante il conflitto. Spegnere di colpo un motore militare di queste dimensioni non \u00e8 semplice. Da qui l\u2019idea di utilizzare quella forza, quell\u2019esperienza e quel know-how come uno dei pilastri della futura sicurezza europea. Non pi\u00f9, dunque, soltanto un\u2019Ucraina da proteggere, ma un\u2019Ucraina chiamata a contribuire direttamente alla difesa del Vecchio Continente. Anche perch\u00e9 Crosetto \u00e8 convinto che la Nato non possa pi\u00f9 ragionare con le mappe della Guerra Fredda. Le minacce non arrivano soltanto da Est, ma attraversano il Mediterraneo, l\u2019Africa, il Medio Oriente e l\u2019Indo-Pacifico. L\u2019Alleanza dovrebbe poter ragionare su come allargare il proprio orizzonte strategico, costruendo nuove partnership e una capacit\u00e0 di risposta adeguata a sfide ormai globali. De Gaulle aveva capito che le alleanze sopravvivono solo se sanno adattarsi. Moro aveva capito che la sicurezza non pu\u00f2 essere separata dalla politica. Andreotti aveva capito che la forza di un Paese dipende dalla capacit\u00e0 di stare nei grandi giochi della storia senza subirli. Oggi la sfida \u00e8 la stessa. Perch\u00e9 la vera minaccia per l\u2019Europa non \u00e8 Mosca, n\u00e9 Pechino, n\u00e9 Washington. \u00c8 l\u2019illusione che qualcun altro continuer\u00e0 a garantire la sua sicurezza. Aiutati che Dio ti aiuta, dice un saggio proverbio.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bisignani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sicurezza in outsourcing \u00e8 finita. Prima della tempesta tra Roma e Washington un divertente retroscena affiora dal Pentagono. 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