{"id":1000032398,"date":"2026-06-19T10:13:15","date_gmt":"2026-06-19T13:13:15","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032398"},"modified":"2026-06-19T10:13:16","modified_gmt":"2026-06-19T13:13:16","slug":"la-mappa-che-spiega-tutto-cosi-loccidente-sta-tagliando-fuori-liran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032398","title":{"rendered":"La mappa che spiega tutto: cos\u00ec l\u2019Occidente sta tagliando fuori l\u2019Iran"},"content":{"rendered":"\n<p>Questa cartina non avrebbe bisogno di commenti, racconta una mutazione geopolitica che cinque anni di cronache distratte hanno colpevolmente derubricato, la cartina non \u00e8 la fotografia attuale ma rappresenta la sua attuazione finale. Gli Accordi di Abramo, firmati nel settembre 2020, furono il primo atto di una strategia di lungo respiro: sottrarre all\u2019Iran la rendita di posizione che incassa da decenni, non un dazio formale ma la facolt\u00e0 di far esplodere premi assicurativi e noli su ogni barile che attraversa lo Stretto di Hormuz. come abbiamo recentemente constatato.<\/p>\n\n\n\n<p>IL SEME DEL 2020<\/p>\n\n\n\n<p>Il 19 ottobre 2020, a un mese dalla firma, la israeliana EAPC (ex Eilat-Ashkelon Pipeline) e la joint venture israelo-emiratina MED-RED Land Bridge siglarono il primo, accordo economico nato dagli Accordi. Il disegno era semplice: petroliere dal Golfo a Eilat sul Mar Rosso, poi condotta terrestre fino ad Ashkelon, sul Mediterraneo, e da l\u00ec verso l\u2019Europa. Si aggirava il Canale di Suez (non ancora Hormuz) ma la direzione era tracciata. L\u2019ironia volle che EAPC si configurasse inizialmente nel 1968, come impresa israelo-iraniana, costruita per portare in Europa il greggio dello Sci\u00e0 aggirando Suez. Mezzo secolo dopo, la stessa condotta da 600mila barili al giorno servir\u00e0 a tagliare fuori proprio gli eredi di quella Persia. Ma il Ministero dell\u2019Ambiente israeliano congel\u00f2 l\u2019intesa per il rischio sulle barriere coralline di Eilat e il seme rest\u00f2 sottoterra, dormiente.<\/p>\n\n\n\n<p>IL CORRIDOIO CHE CAMBIA TUTTO<\/p>\n\n\n\n<p>La svolta arriva con l\u2019accordo IMEC, India-Middle East-Europe Economic Corridor, annunciato nel settembre 2023. Qui si sovrappongono due reti distinte. IMEC \u00e8 una ferrovia per le merci, che attraversa Arabia Saudita e Giordania fino a Israele tagliando cinque-sette giorni e fino al 40% dei tempi. Ma il greggio non viaggia su rotaia, Il petrolio corre in oleodotto, ed \u00e8 la dorsale di tubi quella ritratta nella cartina che prefigura l\u2019aspetto finale dell\u2019opera una volta terminata. Le due reti si intrecciano senza coincidere. Accanto alla ferrovia, il corridoio prevede cavi elettrici, un gasdotto a idrogeno, dorsali in fibra ottica: infrastruttura, non solo logistica. La ferrovia&nbsp;&nbsp;punta su Haifa, mentre Ashkelon \u00e8 il terminale degli oleodotti esistenti. E un oleodotto trans-arabico continuo dal Golfo al Mediterraneo, oggi, \u00e8 ancora un disegno solo in minima parte realizzati: il greggio aggira Hormuz appoggiandosi alle condotte gi\u00e0 operative, la East-West saudita e la Fujairah emiratina. Il progetto \u00e8 andato in stallo dopo il 7 ottobre 2023, e pi\u00f9 di un commentatore vede proprio un questo stallo la motivazione cogente della accelerazione improvvisa al conflitto eseguita da Hamas, il proxy fidato della teocrazia iraniana.<\/p>\n\n\n\n<p>LA GUERRA ACCELERA<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il 2026 a inverare il progetto. Con la guerra USA-Israele-Iran e la chiusura di Hormuz, ci\u00f2 che era velleitario diventa urgenza cogente. Il conto della guerra ha gi\u00e0 superato i 25 miliardi di dollari, gran parte riconducibili a quell\u2019unico imbuto. Il cessare il fuoco \u00e8 alle porte ma nel frattempo le esportazioni del Golfo hanno subito un crollo parossistico: il Kuwait a zero barili ad aprile, il Qatar a meno 90%. Sopravvivono solo i terminali che gi\u00e0 aggiravano lo stretto: Fujairah per gli Emirati, l\u2019East-West pipeline saudita verso il Mar Rosso. Israele accelera sull\u2019IMEC per neutralizzare la leva iraniana, e Netanyahu inquadra senza perifrasi la soluzione post-bellica come il re-routing di petrolio e gas del Golfo attraverso il proprio territorio. Il punto dirimente \u00e8 questo: l\u2019Iran viene tagliato fuori con una mappa. Privato di quella leva su Hormuz, il regime perde l\u2019arma economica pi\u00f9 temibile, quel ricatto sull\u2019energia mondiale che anche in passato ha foraggiato le Guardie Rivoluzionarie e i loro proxy dal Libano a Gaza, in Iraq per finire in Yemen. Il presidio delle basi americane nel Golfo garantisce la rotta, e il greggio raggiunge l\u2019Occidente con costi e tempi ridotti. Resta un ostacolo. L\u2019Arabia Saudita non accetter\u00e0 una dipendenza strutturale da Israele per l\u2019accesso al Mediterraneo: pochi giorni fa Riad e Ankara hanno siglato una ferrovia alternativa che bypasserebbe proprio Israele. E c\u2019\u00e8 un paradosso quasi beffardo: il sigillo troppo esplicito di Netanyahu rischia di trasformare un corridoio commerciale in un bersaglio, esponendolo alle rappresaglie dei proxy. Il backbone, insomma, ha pi\u00f9 di un architetto e pi\u00f9 di un\u2019ambizione contrastante. Ma la traiettoria di fondo \u00e8 delineata: Hormuz rester\u00e0 aperto solo per le rotte verso l\u2019Estremo Oriente, mentre l\u2019Occidente si \u00e8 gi\u00e0 assicurato la sua uscita di sicurezza. Quello che nel 2020 sembrava solo un protocollo diplomatico \u00e8 oggi l\u2019ossatura di un nuovo ordine energetico mondiale Abramo, a quanto pare, \u00e8 stato lungimirante.<\/p>\n\n\n\n<p>Giulio Galetti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa cartina non avrebbe bisogno di commenti, racconta una mutazione geopolitica che cinque anni di cronache distratte hanno colpevolmente derubricato, la cartina non \u00e8 la fotografia attuale ma rappresenta la sua attuazione finale. 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