{"id":1000032392,"date":"2026-06-19T10:09:27","date_gmt":"2026-06-19T13:09:27","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032392"},"modified":"2026-06-19T10:09:28","modified_gmt":"2026-06-19T13:09:28","slug":"i-fantasmi-del-passato-e-gli-scontri-di-oggi-nella-politica-italiana-il-nemico-e-sempre-dalla-stessa-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032392","title":{"rendered":"I fantasmi del passato e gli scontri di oggi: nella politica italiana il nemico \u00e8 sempre dalla stessa parte"},"content":{"rendered":"\n<p>Ora come allora, la politica \u00e8 un\u2019arena affollata di traditori e nemici interni. Certo, gli anni passano e il contesto cambia, ma se guardiamo a questa campagna elettorale appena iniziata \u2014 dove tutti sono gi\u00e0 sul piede di guerra e con il nemico da abbattere-&nbsp;&nbsp;\u2014 non possiamo non avvertire un senso di gi\u00e0 visto. In questi giorni il calendario sovrappone gli anniversari della scomparsa di tre giganti della politica italiana, tre leader che sono stati capaci di conquistare e coinvolgere milioni di persone: Enrico Berlinguer, il segretario del PCI morto l\u201911 giugno del 1984 in seguito all\u2019ictus che lo colp\u00ec sul palco di un comizio a Padova qualche giorno prima; Giorgio Almirante, leader del MSI, che traghett\u00f2 l\u2019eredit\u00e0 del fascismo dentro i binari della democrazia repubblicana, morto il 22 maggio 1988; Silvio Berlusconi, scomparso il 12 giugno 2023, il fondatore di Forza Italia, partito costruito in pochi mesi per sbarrare la strada ai \u2018comunisti\u2019, che poi vinse le elezioni e govern\u00f2 l\u2019Italia diventando per molti anni una forza determinante. Come sempre, la memoria divide.<\/p>\n\n\n\n<p>I militanti \u2014 quelli ancora mossi da memoria storica e passione autentica \u2014 continuano a scontrarsi, accusando questo e quello di aver svenduto gli \u201cideali puri e duri\u201d di una volta. Eppure, la storia poi riserva anche delle sorprese. Molti, ricordando Berlinguer, storcono ancora il naso ripensando a quando Giorgio Almirante \u2014 il \u201cfascista\u201d per eccellenza \u2014 si present\u00f2 a Botteghe Oscure per rendere omaggio al feretro del rivale comunista. Chi scrive quel giorno c\u2019era, e ricorda bene i mugugni e la tensione tra la folla presente. Ma ricorda anche che fu il partigiano Giancarlo Pajetta ad andargli incontro, a prenderlo sottobraccio e a scortare dentro. Quattro anni dopo, alla morte di Almirante, il PCI ricambi\u00f2 l\u2019onore: nella sede missina si rec\u00f2 lo stesso Pajetta e poi alle esequie Nilde Iotti, prima donna Presidente della Camera. Erano personalit\u00e0 forti, figlie di un\u2019Italia che aveva vissuto pagine drammatiche e scontri feroci. Anni dopo si \u00e8 saputo che durante gli anni di piombo, quando il terrorismo \u2018rosso e nero\u2019 sparava e ammazzava nelle strade, gli \u201carcinemici\u201d Berlinguer e Almirante si incontravano di nascosto, al riparo da sguardi indiscreti, per una strategia comune a difesa delle istituzioni democratiche. Faccia a faccia a lungo, mentre fuori il MSI era ancora isolato dalla \u201cconventio ad excludendum\u201d. Fu Silvio Berlusconi, anni dopo, a sdoganare definitivamente quel mondo. Parlando nella \u201crossa\u201d Casalecchio di Reno, alle porte della \u2018rossissima\u2019 Bologna, nel 1993 dichiar\u00f2 che se fosse stato a Roma avrebbe votato per Gianfranco Fini come sindaco della Capitale. Fu la svolta. Due anni dopo, a Fiuggi, Fini sciolse il MSI per fondare Alleanza Nazionale, una destra di governo. Anche allora fioccarono accuse di tradimento e liti furibonde. Quella parabola trov\u00f2 la sua spettacolare e drammatica fine il 22 aprile 2010. In diretta tv, gli italiani assistettero al Big Bang del Popolo della Libert\u00e0: Fini, indicando Berlusconi dal parterre della direzione nazionale, pronunci\u00f2 la celebre frase: \u201cChe fai, mi cacci?\u201d. E cacciata fu. Un lungo legame ridotto in cenere tra veleni e reciproche accuse. I media dell\u2019area berlusconiana aprirono il fuoco contro chi era passato a sinistra. Sul Giornale, un duro articolo di Gian Marco Chiocci (oggi direttore del Tg1) dove ricord\u00f2 a Fini \u2018il giuramento tradito davanti alla folla in lacrime per Almirante e Romualdi in Piazza Navona: la promessa ai camerati rinnegata 22 anni dopo\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi la scena \u00e8 diversa, forse sembra pi\u00f9 civile, ma dietro le quinte lo scontro \u00e8 feroce. E da qui alle prossime elezioni politiche ne vedremo delle belle. Ha iniziato la premier Giorgia Meloni, che nelle sue comunicazioni alla Camera per il vertice UE ha gi\u00e0 individuato il nemico pi\u00f9 insidioso, ed \u00e8 alla sua destra: il generale Roberto Vannacci. Spinto dai sondaggi e circondato da gi\u00e0 tante \u201csporche dozzine\u201d di fedelissimi, il generale si \u00e8 autoproclamato paladino della \u201cvera destra\u201d, accusando Fratelli d\u2019Italia di essersi piegata ai compromessi del potere. E sondaggi alla mano, se la presidente del Consiglio non lo riporter\u00e0 a casa, rischia di far perdere il centrodestra. Ma non stanno meglio nel centrosinistra. Le opposizioni, per ora, camuffano le loro rispettive pretese sotto la comune battaglia contro Meloni e compagnia, ma man mano che la scadenza elettorale si avviciner\u00e0, i nodi verranno al pettine e scioglierli far\u00e0 male. La differenza rispetto al passato? Oggi il \u201cpopolo\u201d \u00e8 meno ideale. Pi\u00f9 che ai valori etici sembra guardare soprattutto a quelli che si incassano. Ma la voglia di veder scorrere sangue politico, quella, \u00e8 rimasta la stessa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ora come allora, la politica \u00e8 un\u2019arena affollata di traditori e nemici interni. Certo, gli anni passano e il contesto cambia, ma se guardiamo a questa campagna elettorale appena iniziata \u2014 dove tutti sono gi\u00e0 sul piede di guerra e con il nemico da abbattere-&nbsp;&nbsp;\u2014 non possiamo non avvertire un senso di gi\u00e0 visto. 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