{"id":1000032322,"date":"2026-06-17T17:54:15","date_gmt":"2026-06-17T20:54:15","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032322"},"modified":"2026-06-17T17:54:17","modified_gmt":"2026-06-17T20:54:17","slug":"trump-atto-secondo-cosa-fara-adesso-donald","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032322","title":{"rendered":"Trump atto secondo: cosa far\u00e0 adesso Donald"},"content":{"rendered":"\n<p>Dopo il recente accordo preliminare con Teheran che dovrebbe essere definitivamente sottoscritto il prossimo venerd\u00ec, 19 giugno, determinando un cessate il fuoco di 60 giorni, la riapertura dello Stretto di Hormuz e l\u2019avvio di negoziati sul programma nucleare iraniano, il presidente americano Donald Trump si prepara a ridefinire la sua politica internazionale. Il tycoon ha celebrato l\u2019accordo con gli ayatollah come un trionfo; d\u2019altronde la tanto agognata pace ridurr\u00e0 le tensioni nel Golfo e contribuir\u00e0 al calo dei prezzi del petrolio. Certamente l\u2019operazione verso Teheran nasceva con l\u2019obiettivo di disinnescare la minaccia nucleare e, ad ora, in tal senso la situazione non pare essere cambiata verticalmente. Tuttavia Trump, non un politico di primo pelo, sapeva di dover necessariamente tirarsi fuori da questa complessa situazione: le elezioni di met\u00e0 mandato di novembre sono all\u2019orizzonte e l\u2019opinione pubblica americana rumoreggiava sempre pi\u00f9 verso un conflitto che non ha mai davvero percepito come proprio. Concludere la guerra era l\u2019unica via possibile per non compromettere definitivamente l\u2019immagine di negoziatore forte e pragmatico. E bisogna altres\u00ec dire che in un certo senso la guerra in Iran \u00e8 stata un unicum per Trump. Infatti, la sua politica estera \u00e8 apparsa da sempre pi\u00f9 orientata verso opzioni diplomatiche, sottendendo un costante disinteresse geopoltico con un\u2019unica grande eccezione: ci\u00f2 che gli USA definiscono \u201cil giardino di casa\u201d, ovvero l\u2019America centrale e meridionale. Intanto Donald \u00e8 sbarcato in Europa per il G7 e, non appena ha messo piede sul continente, ha dichiarato che \u201cora \u00e8 il turno dell\u2019Ucraina\u201d. Poi ha ripetutamente scaricato gran parte della responsabilit\u00e0 del conflitto su Mosca e Kiev accusando in soldoni l\u2019Ucraina di gravare sulle spalle degli europei, motivando in tal senso la riduzione dell\u2019impegno diretto degli USA e spingendo per un cessate il fuoco negoziato. C\u2019\u00e8 poi il tema NATO. Dal suo insediamento alla Casa Bianca, Trump minaccia di voler abbandonare l\u2019alleanza atlantica, quasi unicamente nel tentativo di spaventare i paesi membri affinch\u00e9 aumentino i loro contributi e investano sulla difesa. \u00c8 probabile che il Presidente americano torni a martellare con questa richiesta. E poi attenzione a Cuba. Da mesi, Trump ha intensificato la pressione economica sull\u2019isola attraverso pesanti sanzioni, un blocco delle forniture di petrolio e una stretta sulle figure leader del regime comunista. L\u2019obiettivo \u00e8 chiaro: accelerare un cambio di regime o una transizione amichevole che soddisfi la potente comunit\u00e0 cubanoamericana in Florida e negli Stati Uniti. Un successo a Cuba (anche solo percepito come indebolimento del regime comunista) servirebbe a ingraziarsi gli elettori ispanici in vista delle midterm, dove i Repubblicani rischiano di perdere terreno al Congresso a causa dell\u2019aumento dei prezzi e della speculazione provocati dalla guerra in medio oriente. Insomma, questo approccio segna un\u2019evoluzione della dottrina Trump: dalla massima pressione militare che abbiamo visto in Iran a una combinazione di diplomazia selettiva e coercizione economica. Dopo l\u2019Iran, sicuramente il tycoon eviter\u00e0 altre escalation, preferendo accordi che portano benefici immediati agli elettori americani. Per farla breve: l\u2019accordo con Teheran non \u00e8 una brusca interruzione della presidenza Trump in politica estera, ma solo uno dei tanti nodi che doveva essere necessariamente sciolto. Di sicuro la sua strategia resta imprevedibile ma, nel suo cinismo, sempre coerente e fedele ad un grande obiettivo: risultati concreti, rapidi e soprattutto vendibili agli americani.<\/p>\n\n\n\n<p>Alessandro Bonelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo il recente accordo preliminare con Teheran che dovrebbe essere definitivamente sottoscritto il prossimo venerd\u00ec, 19 giugno, determinando un cessate il fuoco di 60 giorni, la riapertura dello Stretto di Hormuz e l\u2019avvio di negoziati sul programma nucleare iraniano, il presidente americano Donald Trump si prepara a ridefinire la sua politica internazionale. 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