{"id":1000032223,"date":"2026-06-12T23:53:03","date_gmt":"2026-06-13T02:53:03","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032223"},"modified":"2026-06-12T23:53:04","modified_gmt":"2026-06-13T02:53:04","slug":"la-peste-del-xiv-secolo-ha-rigenerato-le-foreste-italiane-cosa-raccontano-le-querce-piu-antiche-deuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032223","title":{"rendered":"La peste del XIV secolo ha rigenerato le foreste italiane: cosa raccontano le querce pi\u00f9 antiche d\u2019Europa"},"content":{"rendered":"\n<p>&nbsp;Dentro il legno di alcune delle querce pi\u00f9 vecchie d\u2019Italia c\u2019era una storia che nessuno aveva ancora saputo leggere. Una storia di morte e rinascita: il crollo demografico causato dalla Peste Nera del XIV secolo ha innescato una rapida rigenerazione delle foreste mediterranee, lasciando un\u2019impronta ancora visibile nella struttura di boschi che oggi sopravvivono sull\u2019isola di Montecristo e nel massiccio dell\u2019Aspromonte. Lo dimostra uno studio pubblicato sui \u201cProceedings of the National Academy of Sciences\u201d (Pnas), condotto da un team internazionale guidato dall\u2019Universit\u00e0 della Tuscia, con la partecipazione delle Universit\u00e0 di Bologna e del Salento, dell\u2019Universit\u00e0 del Nevada e dell\u2019Accademia cinese delle scienze. L\u2019epidemia del 1347\u20131351, che caus\u00f2 un crollo demografico senza precedenti, ha avuto un impatto profondo non solo sulla societ\u00e0, ma anche sull\u2019ambiente. Con meno persone a coltivare i campi, pascolare il bestiame e raccogliere legna, vaste aree precedentemente sfruttate sono state riconquistate dalla natura. La rigenerazione \u00e8 stata particolarmente evidente nelle foreste di querce. I ricercatori hanno raccolto campioni di legno di leccio (Quercus ilex) sull\u2019isola di Montecristo e di rovere (Quercus petraea) nel massiccio dell\u2019Aspromonte, due aree che rappresentano gli estremi altitudinali delle foreste italiane: la prima costiera e di bassa quota, la seconda in ambiente montano d\u2019alta quota, secondo quanto indicato dagli autori dello studio. Determinare l\u2019et\u00e0 di alberi cos\u00ec antichi non \u00e8 operazione semplice: i tronchi sono spesso cavi, degradati, privi di anelli leggibili, e i metodi dendrocronologici tradizionali non bastano. Il problema \u00e8 stato superato dal Cedad, il Centro di Fisica Applicata, Datazione e Diagnostica dell\u2019Universit\u00e0 del Salento, attraverso la radiodatazione ad alta precisione su microscopici frammenti di legno interno. La datazione al radiocarbonio ha rivelato che molte querce si sono insediate tra il 1400 e il 1650, con un picco sincronizzato nei decenni immediatamente successivi alla grande epidemia, quando il crollo di pastorizia, agricoltura e taglio del legname restitu\u00ec alle foreste il territorio che l\u2019uomo aveva occupato. Sull\u2019isola di Montecristo, la concentrazione di alberi insediati tra il 1407 e il 1486 suggerisce un\u2019accelerazione della crescita forestale favorita dalla combinazione di minore pressione umana e di una fase climatica pi\u00f9 umida del normale. In Aspromonte, a quote pi\u00f9 elevate, la ripresa \u00e8 stata pi\u00f9 lenta e si \u00e8 prolungata attraverso una fase di maggiore aridit\u00e0: un segnale che i fattori climatici e altitudinali hanno modulato in modo decisivo i tempi della rinaturalizzazione. Tra i risultati pi\u00f9 inattesi c\u2019\u00e8 quello sulla longevit\u00e0: i lecci sempreverdi di Montecristo hanno raggiunto quasi 950 anni di et\u00e0, superando di due secoli le stime di longevit\u00e0 massima finora note per le specie mediterranee. E il diametro del tronco, contrariamente all\u2019intuizione comune, non \u00e8 un indicatore affidabile di et\u00e0: gli esemplari pi\u00f9 longevi sono spesso quelli cresciuti pi\u00f9 lentamente, in ambienti impervi e rocciosi. Le diverse traiettorie di recupero riflettono l\u2019interazione tra fattori umani, climatici e biologici. Secondo i ricercatori, questi eventi rappresentano la testimonianza di un\u2019antica \u201crinaturalizzazione\u201d innescata da una delle pi\u00f9 grandi catastrofi demografiche della storia: quando la pressione umana si allent\u00f2, gli ecosistemi forestali seppero rigenerarsi in pochi decenni. Lo studio \u00e8 il primo a documentare, attraverso la radiodatazione ad alta precisione su querce mediterranee italiane, una rinaturalizzazione forestale innescata dalla Peste Nera, un approccio metodologico inedito rispetto alle ricerche paleoecologiche condotte in precedenza su altri siti e specie. Secondo gli autori, i risultati suggeriscono che la capacit\u00e0 di recupero delle foreste, quando la pressione umana si allenta, \u00e8 pi\u00f9 rapida e robusta di quanto le stime precedenti lasciassero intendere. La storia era l\u00ec, custodita da secoli in legno vecchio di quasi mille anni. Bastava sapere come leggerla.<\/p>\n\n\n\n<p>Marco Baldi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;Dentro il legno di alcune delle querce pi\u00f9 vecchie d\u2019Italia c\u2019era una storia che nessuno aveva ancora saputo leggere. 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