{"id":1000032205,"date":"2026-06-12T23:43:45","date_gmt":"2026-06-13T02:43:45","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032205"},"modified":"2026-06-12T23:43:47","modified_gmt":"2026-06-13T02:43:47","slug":"poverta-guerre-e-sfruttamento-milioni-di-bambini-continuano-a-lavorare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032205","title":{"rendered":"Povert\u00e0, guerre e sfruttamento: milioni di bambini continuano a lavorare"},"content":{"rendered":"\n<p>Un vero e proprio abuso, una sorta di schiavit\u00f9 moderna. Nella Giornata mondiale contro il lavoro minorile si contano 138 milioni di bambini ancora \u201coccupati\u201d, 54 milioni dei quali in attivit\u00e0 pericolose. Secondo il Direttore Generale dell\u2019Oil, Gilbert F. Houngbo, al ritmo attuale l\u2019obiettivo di eliminare il fenomeno entro il 2030 non sar\u00e0 raggiunto, non per mancanza di soluzioni, ma per incapacit\u00e0 di applicarle su larga scala. Nonostante gli impegni assunti a livello internazionale, invertire questa tendenza in modo strutturale rimane estremamente difficile.<\/p>\n\n\n\n<p>La causa principale \u00e8 la povert\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>Per Gianni Rosas, Direttore dell\u2019Ufficio per l\u2019Italia e San Marino dell\u2019Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil) siamo di fronte a stime \u201cspesso conservative, basate esclusivamente sui dati disponibili perch\u00e9 in molti paesi, infatti, non vengono condotte indagini specifiche sul fenomeno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ascolta l&#8217;intervista con Gianni Rosas<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGuardando agli ultimi venticinque anni, si registra una diminuzione significativa: nel 2000 i bambini che lavoravano erano quasi 260 milioni. Dall\u2019adozione della convenzione storica sull\u2019eliminazione del lavoro minorile, in particolare nelle sue forme pi\u00f9 gravi, si \u00e8 dunque ottenuta una riduzione drastica e notevole, favorita anche dall\u2019impegno diretto dei capi di Stato e di governo dei singoli paesi, che ha contribuito a influire profondamente sulla cultura locale. Ci\u00f2 nonostante\u201d spiega Rosas \u201cil numero di bambini coinvolti resta inaccettabile: i bambini dovrebbero andare a scuola e giocare, non lavorare. La causa principale \u00e8 la povert\u00e0: esiste una correlazione diretta tra i tassi di povert\u00e0 di un paese e i tassi di lavoro minorile\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso della Siria<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto alla formazione, Rosas indica che \u201cL\u2019accesso all\u2019istruzione comporta costi sia diretti, nei paesi in cui la scuola non \u00e8 universale e gratuita, sia indiretti, come le spese di trasporto o l\u2019acquisto dei libri scolastici, che scoraggiano molte famiglie dal mandare i propri figli a scuola. A ci\u00f2 si aggiungono i conflitti armati e i disastri naturali, che indeboliscono le istituzioni e rendono difficile applicare la normativa in materia di et\u00e0 minima per il lavoro e di eliminazione delle sue forme peggiori. Le situazioni di instabilit\u00e0, i conflitti e le migrazioni forzate\u201d prosegue Rosas \u201caumentano l\u2019esposizione dei bambini e degli adolescenti al rischio di sfruttamento. Lo si \u00e8 visto chiaramente nel caso della Siria, con un incremento significativo del lavoro minorile anche nei paesi di accoglienza dei rifugiati. Il fenomeno riguarda anche il nostro paese: una quota significativa dei minori non accompagnati che arrivano sulle nostre coste scompare, finendo spesso in situazioni di sfruttamento lavorativo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Un traguardo non raggiunto<\/p>\n\n\n\n<p>Il Quadro d\u2019azione adottato a Marrakech indica una roadmap concreta per affrontare il fenomeno e rappresenta un aggiornamento degli impegni assunti nelle cinque conferenze mondiali precedenti. Coincide con un traguardo ambizioso che i capi di Stato e di governo si erano prefissati: eliminare il lavoro minorile entro il 2025, obiettivo previsto dall\u2019Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. \u201cPurtroppo, come dimostrano i dati citati, questo traguardo non \u00e8 stato raggiunto\u201d riprende il Direttore dell\u2019Oil, specificando che \u201cL\u2019incontro aveva lo scopo di rilanciare l\u2019azione contro le forme pi\u00f9 gravi e inaccettabili di sfruttamento, a cominciare dal lavoro minorile, ma includendo anche il lavoro forzato e la schiavit\u00f9 moderna. Il Quadro d\u2019azione prevede dieci misure prioritarie. Tra le principali vi \u00e8 il contrasto alla povert\u00e0 e alle disuguaglianze, attraverso la promozione di un lavoro dignitoso, tutelato e adeguatamente retribuito per i membri adulti della famiglia. \u00c8 una strategia fondamentale, anche perch\u00e9 tra i 138 milioni di bambini e adolescenti che lavorano, oltre 50 milioni svolgono attivit\u00e0 estremamente pericolose. Per la fascia di et\u00e0 che, a seconda della legislazione nazionale, va dai 15 ai 17 anni, e che quindi pu\u00f2 lavorare, \u00e8 necessario garantire tutele adeguate: eliminare i rischi nei luoghi di lavoro o accompagnare una transizione verso occupazioni dignitose e sicure\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Favorire il ritorno a scuola<\/p>\n\n\n\n<p>Per Rosas, dunque, rimane prioritario anche l\u2019accesso universale e gratuito all\u2019istruzione e alla formazione. \u201cPer i bambini che lavorano al di sotto dell\u2019et\u00e0 minima scolastica, la misura pi\u00f9 urgente \u00e8 favorirne il ritorno a scuola\u201d chiarisce, aggiungendo che \u201cA ci\u00f2 si affianca l\u2019accesso alla protezione sociale: diversi paesi dell\u2019America Latina, ad esempio, hanno istituito forme di sostegno economico alle famiglie, condizionato alla frequenza scolastica dei figli, ottenendo una riduzione significativa dei tassi di lavoro minorile. Queste tre grandi linee d\u2019azione, reddito dignitoso per le famiglie, accesso all\u2019istruzione e protezione sociale, hanno gi\u00e0 dimostrato la loro efficacia in molti contesti. \u00c8 importante sottolineare che nessun genitore, indipendentemente dal livello di sviluppo del suo paese o dalle sue condizioni sociali, vuole mandare a lavorare un figlio di dieci o undici anni. Aggredire lo stato di necessit\u00e0 con risposte concrete produce risultati immediati. Il lavoro minorile\u201d precisa \u201c\u00e8 un fenomeno sistemico: i bambini che lavorano anzich\u00e9 studiare tendono a trasmettere questa condizione ai propri figli, perch\u00e9 la povert\u00e0 si riproduce di generazione in generazione. Rompere questo circolo vizioso \u00e8 possibile, ma richiede interventi strutturali e continuativi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esempio dell\u2019estrazione del cobalto<\/p>\n\n\n\n<p>Filiere globali, settore agricolo, grandi imprese: quale responsabilit\u00e0 hanno le aziende private nel perpetuare o nel combattere il lavoro minorile, e cosa si pu\u00f2 fare concretamente per aumentarne l\u2019accountability? Per il Direttore dell\u2019Oil \u201cIn un sistema globalizzato, il lavoro minorile pu\u00f2 essere domestico oppure importato. Anche in Italia esistono sacche di sfruttamento minorile, ma il fenomeno \u00e8 presente anche nei prodotti che consumiamo quotidianamente: dal cacao proveniente dall\u2019Africa occidentale, che finisce nel cioccolato sulle nostre tavole, alle terre rare e al cobalto estratto nell\u2019Africa centrale, indispensabili per la produzione di computer e telefoni cellulari. Il cobalto, ad esempio, viene estratto in miniere con gallerie molto strette, in cui vengono impiegati bambini sia per ragioni di costo, la retribuzione dei minori \u00e8 di gran lunga inferiore a quella degli adulti, sia per le condizioni arcaiche di sfruttamento delle miniere stesse. Paradossalmente, ci\u00f2 avviene in presenza di un materiale ad altissimo valore aggiunto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La responsabilit\u00e0 delle imprese<\/p>\n\n\n\n<p>Per Rosas \u00e8 dunque essenziale che nelle filiere globali di fornitura che coinvolgono pi\u00f9 paesi e pi\u00f9 aziende \u201cle imprese capofila si assumano la responsabilit\u00e0 di garantire il rispetto dei diritti umani lungo tutta la catena produttiva, assicurando che nessuna fase della lavorazione avvenga attraverso lo sfruttamento del lavoro minorile. In questo senso, esistono gi\u00e0 impegni internazionali, cui aderiscono sia i governi sia le imprese, che prevedono l\u2019analisi dell\u2019intera filiera, l\u2019identificazione dei rischi connessi allo sfruttamento minorile e l\u2019adozione di misure concrete per minimizzarli o eliminarli. Un approccio virtuoso alla gestione della catena di fornitura\u201d conclude \u201c\u00e8 dunque una strategia efficace e concreta per contribuire all\u2019eliminazione del lavoro minorile nei paesi in cui si svolgono le produzioni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide Dionisi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un vero e proprio abuso, una sorta di schiavit\u00f9 moderna. Nella Giornata mondiale contro il lavoro minorile si contano 138 milioni di bambini ancora \u201coccupati\u201d, 54 milioni dei quali in attivit\u00e0 pericolose. Secondo il Direttore Generale dell\u2019Oil, Gilbert F. 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