{"id":1000032099,"date":"2026-06-08T11:47:30","date_gmt":"2026-06-08T14:47:30","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032099"},"modified":"2026-06-08T11:47:32","modified_gmt":"2026-06-08T14:47:32","slug":"e-tutta-colpa-nostra-leuropa-in-crisi-economica-per-le-regole-verdi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000032099","title":{"rendered":"\u00c8 tutta colpa nostra: l\u2019Europa in crisi economica per le regole verdi"},"content":{"rendered":"\n<p>La Commissione Europea ha dato il via libera a una maggiore flessibilit\u00e0 per le spese connesse alla crisi energetica, una misura richiesta con forza dal governo italiano e che consente di mettere a disposizione risorse per circa 14 miliardi di euro da destinare al sostegno della transizione energetica e alle politiche di tutela di famiglie e imprese. Sul piano politico, il provvedimento viene interpretato come il riconoscimento del ruolo svolto dal governo italiano nel negoziato europeo e della sua capacit\u00e0 di ottenere margini di manovra aggiuntivi rispetto ai vincoli ordinari di bilancio. Cos\u00ec come l\u2019Unione Europea ha riconosciuto la necessit\u00e0 di introdurre margini di flessibilit\u00e0 per le spese destinate al rafforzamento della difesa e al riarmo, sarebbe apparso contraddittorio negare analoga attenzione alle misure volte a mitigare gli effetti economici delle tensioni internazionali sul sistema produttivo e sui cittadini. Sostenere finanziariamente gli investimenti nel settore militare, nell\u2019ottica di accrescere la sicurezza dei Paesi europei, e allo stesso tempo escludere forme di flessibilit\u00e0 per gli interventi a favore delle famiglie e delle imprese colpite dall\u2019aumento dei costi energetici e dall\u2019incertezza economica avrebbe rischiato di alimentare ulteriormente la sfiducia nei confronti delle istituzioni europee e della loro capacit\u00e0 di rispondere in modo equilibrato alle diverse emergenze che interessano il continente. Le risorse potranno essere utilizzate per introdurre misure a favore delle fasce sociali pi\u00f9 vulnerabili e delle imprese energivore, particolarmente colpite dall\u2019aumento dei costi dell\u2019energia. La questione energetica rappresenta infatti uno dei principali nodi della competitivit\u00e0 del sistema economico italiano. Il confronto con la Francia \u00e8 particolarmente significativo. Grazie a un vasto parco nucleare, Parigi beneficia da anni di un importante vantaggio competitivo sul fronte dei costi dell\u2019elettricit\u00e0, soprattutto per il settore industriale. L\u2019Italia, al contrario, ha rinunciato all\u2019energia nucleare dopo il referendum del 1987, celebrato pochi mesi dopo il disastro di Chernobyl. Una scelta che, secondo molti osservatori, ha contribuito ad aumentare la dipendenza energetica del Paese dall\u2019estero, esponendolo maggiormente alle oscillazioni dei mercati internazionali e alla necessit\u00e0 di importare grandi quantit\u00e0 di gas e altre fonti energetiche. La crisi energetica degli ultimi anni ha evidenziato con forza questa vulnerabilit\u00e0. L\u2019aumento dei prezzi dell\u2019energia ha inciso pesantemente sui costi di produzione delle imprese italiane, che in diversi settori si trovano a sostenere costi energetici superiori rispetto ai principali concorrenti europei. A pesare vi sono anche gli effetti del sistema ETS (Emissions Trading System), il meccanismo europeo che obbliga numerose industrie ad acquistare quote di emissione di anidride carbonica. Sebbene concepito per incentivare la riduzione delle emissioni e favorire l\u2019innovazione tecnologica, il sistema comporta costi aggiuntivi per le imprese energivore, incidendo sulla sostenibilit\u00e0 economica di alcune attivit\u00e0 produttive particolarmente esposte alla concorrenza internazionale. Il dibattito si concentra inoltre sulle conseguenze delle politiche climatiche europee e sugli obiettivi del Green Deal. Secondo una parte del mondo industriale, l\u2019Europa avrebbe in parte autoindotto la crisi di alcuni comparti strategici, in particolare quello dell\u2019automotive, attraverso scelte considerate eccessivamente condizionate da un approccio ideologico che ha trasformato l\u2019ambiente in un totem da idolatrare, elevandolo a imperativo morale assoluto. L\u2019accelerazione verso la mobilit\u00e0 elettrica e il progressivo abbandono dei motori tradizionali avrebbero imposto tempi di adattamento troppo rapidi rispetto alle effettive condizioni del mercato, con il rischio di compromettere investimenti, occupazione e capacit\u00e0 produttiva. Molte analisi industriali stimano che la produzione di un\u2019auto elettrica richieda meno manodopera, in alcuni casi anche tra il 60 e il 75 per cento in meno. La tutela ambientale \u00e8 un obiettivo da preservare, ma va bilanciata con altri interessi pubblici come l\u2019occupazione, la competitivit\u00e0 e la sicurezza energetica. A ci\u00f2 si aggiunge il problema di un sistema regolatorio asimmetrico rispetto ai principali concorrenti globali. Le imprese europee operano infatti all\u2019interno di un quadro normativo caratterizzato da elevati standard ambientali, sociali e di sicurezza, sostenendo costi significativi per adeguarvisi. Al contrario, molti produttori extraeuropei, in particolare cinesi, beneficiano di condizioni regolatorie differenti, costi energetici inferiori e politiche industriali fortemente sostenute dagli interventi pubblici. Ne deriva una competizione che numerosi operatori economici giudicano squilibrata, poich\u00e9 le aziende europee si trovano a confrontarsi sui mercati internazionali con concorrenti che non sono soggetti ai medesimi vincoli ambientali e sociali. Una parte della sinistra ha sposato una visione ingenuamente globalista, convinta che l\u2019integrazione economica fosse sufficiente a uniformare comportamenti, regole e valori, sottovalutando la natura della Cina come economia a capitalismo di Stato e la sua aggressiva politica industriale. A ci\u00f2 si \u00e8 aggiunta una visione spesso parossistica delle politiche ambientali, che ha imposto al sistema produttivo europeo standard e vincoli particolarmente onerosi, accelerando una transizione verde talvolta pi\u00f9 ideologica che pragmatica. Una transizione che, come suggerisce il termine stesso, avrebbe dovuto svilupparsi secondo criteri di gradualit\u00e0, sostenibilit\u00e0 economica e tutela della competitivit\u00e0 industriale. Invece, si \u00e8 finito per gravare le imprese europee di costi aggiuntivi mentre grandi concorrenti globali, come la Cina, continuavano a beneficiare di standard ambientali meno stringenti e di un consistente sostegno statale. In assenza di regole realmente condivise a livello internazionale, il risultato \u00e8 stato quello di indebolire il sistema economico europeo senza conseguire benefici ambientali proporzionati su scala globale. Una transizione efficace richiede investimenti, innovazione e regole che sappiano evitare fenomeni di delocalizzazione produttiva e perdita di quote di mercato. In questo quadro, le nuove risorse rese disponibili dalla flessibilit\u00e0 europea rappresentano uno strumento importante per sostenere famiglie e imprese. Tuttavia, occorre un cambio di paradigma che riesca a conciliare competitivit\u00e0, sostenibilit\u00e0 e sovranit\u00e0 energetica. Solo tenendo insieme questi tre obiettivi sar\u00e0 possibile costruire un modello di sviluppo capace di coniugare crescita economica, tutela ambientale e interesse nazionale ed europeo, evitando che la transizione ecologica si traduca in perdita di capacit\u00e0 produttiva e in nuove forme di dipendenza dall\u2019estero.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Amata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Commissione Europea ha dato il via libera a una maggiore flessibilit\u00e0 per le spese connesse alla crisi energetica, una misura richiesta con forza dal governo italiano e che consente di mettere a disposizione risorse per circa 14 miliardi di euro da destinare al sostegno della transizione energetica e alle politiche di tutela di famiglie [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000032100,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[103],"tags":[102],"class_list":{"0":"post-1000032099","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-economia","8":"tag-economia"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/zsw.jpg?fit=912%2C512&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000032099","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000032099"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000032099\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000032101,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000032099\/revisions\/1000032101"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000032100"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000032099"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000032099"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000032099"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}