{"id":1000031979,"date":"2026-06-06T14:16:28","date_gmt":"2026-06-06T17:16:28","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031979"},"modified":"2026-06-06T14:16:29","modified_gmt":"2026-06-06T17:16:29","slug":"piu-liberta-agli-elettori-meno-potere-ai-partiti-la-battaglia-dimenticata-sulla-legge-elettorale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031979","title":{"rendered":"Pi\u00f9 libert\u00e0 agli elettori, meno potere ai partiti: la battaglia dimenticata sulla legge elettorale"},"content":{"rendered":"\n<p>Se vogliamo garantire la massima libert\u00e0 di scelta degli elettori e la minima manipolazione da parte dei partiti, serve una riforma basata sui collegi uninominali maggioritari, sul modello britannico o americano, senza liste bloccate. Le preferenze non sono la soluzione. Non avvicinano l\u2019eletto all\u2019elettore: avvicinano i ras dei partiti alle clientele locali, moltiplicando il voto di scambio e la competizione interna per il consenso personale a suon di favori illeciti e prebende a spese dei contribuenti. Cos\u00ec la pensavano gli italiani nel 1993, quando oltre l\u201983% dei votanti disse S\u00cc al referendum Segni-Pannella che apr\u00ec la strada al superamento del sistema proporzionale della Prima Repubblica. Lo stesso Berlusconi del 1994 \u2013 quello che fece sognare milioni di italiani \u2013 si schier\u00f2 a favore del maggioritario e del bipolarismo, denunciando un sistema proporzionale che aveva prodotto instabilit\u00e0, governi costruiti nei palazzi e strapotere delle segreterie di partito. Da quella stagione nacque il Mattarellum che, pur mantenendo una quota proporzionale e tradendo in parte lo spirito referendario, resta probabilmente il sistema pi\u00f9 vicino alla volont\u00e0 espressa dagli italiani sulla materia elettorale. Da allora, quasi ogni maggioranza ha riscritto le regole del gioco nella speranza di avvantaggiarsi alle elezioni successive. Il risultato \u00e8 stato un lento ritorno alla logica della Prima Repubblica: pi\u00f9 potere ai partiti, meno agli elettori, un sistema basato sul clientelismo parastatale. Oggi si torna a discutere di proporzionale con premio di maggioranza, soglie di sbarramento, preferenze e governi da costruire dopo il voto. La cosa pi\u00f9 sorprendente, per\u00f2, \u00e8 vedere sedicenti liberali sostenere il ritorno delle preferenze e ascoltare intellettuali dell\u2019area liberale teorizzare il proporzionale puro e le maggioranze parlamentari nate dopo le elezioni. In altre parole, la restaurazione di ci\u00f2 che gli italiani avevano bocciato con un referendum plebiscitario oltre trent\u2019anni fa. Per chi si definisce liberale, dovrebbe essere semplice: meno potere alle segreterie, meno potere ai mediatori di professione, pi\u00f9 potere agli elettori. Tutto il resto \u00e8 rafforzamento della partitocrazia parastatale col sostegno bieco di sedicenti \u201cliberali\u201d nostalgici della prima repubblica. E ora sul punto vorrei scrivere poche parole per quei liberali che magari da anni campano sulla tradizione liberale italiana. Luigi Einaudi era un convinto sostenitore del collegio uninominale maggioritario, cio\u00e8 di un sistema nel quale ogni collegio elegge un solo parlamentare e gli elettori scelgono direttamente una persona, non una lista di partito. Einaudi fu uno dei pi\u00f9 autorevoli critici della rappresentanza proporzionale, che riteneva responsabile della frammentazione partitica, del rafforzamento delle segreterie di partito e dell\u2019indebolimento del rapporto diretto tra eletti ed elettori. Questa posizione emerge chiaramente dai suoi scritti raccolti in Proporzionale e collegio uninominale e in Osservazioni sui sistemi elettorali, nei quali analizza comparativamente i diversi modelli elettorali e ne evidenzia pregi e difetti. In particolare, Einaudi guardava con favore al modello anglosassone e britannico, fondato sul rapporto diretto tra eletto ed elettori del collegio. Nel 1923 pubblic\u00f2 il celebre saggio In lode del collegio uninominale, nel quale difese apertamente questo sistema rispetto alla rappresentanza proporzionale. In uno dei suoi passaggi pi\u00f9 significativi, indic\u00f2 come principale vantaggio del collegio uninominale \u00abla possibilit\u00e0 data all\u2019elettore di effettuare la sua scelta fra due o pi\u00f9 facce note\u00bb, sottolineando cos\u00ec l\u2019importanza della responsabilit\u00e0 personale dell\u2019eletto nei confronti dei cittadini e non degli apparati di partito. Einaudi e Pannella li stanno facendo rivoltare nella tomba, ma non a nome nostro.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Bernaudo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se vogliamo garantire la massima libert\u00e0 di scelta degli elettori e la minima manipolazione da parte dei partiti, serve una riforma basata sui collegi uninominali maggioritari, sul modello britannico o americano, senza liste bloccate. Le preferenze non sono la soluzione. 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