{"id":1000031797,"date":"2026-06-01T08:01:09","date_gmt":"2026-06-01T11:01:09","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031797"},"modified":"2026-06-01T08:01:11","modified_gmt":"2026-06-01T11:01:11","slug":"lotito-al-bivio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031797","title":{"rendered":"Lotito al bivio"},"content":{"rendered":"\n<p>Claudio Lotito si trova a un bivio: scegliere se essere Nerone, guardando tutto bruciare, oppure Cincinnato, il dittatore romano che, dopo aver salvato la citt\u00e0, ebbe la saggezza di tornare ai suoi campi. Lotito non ama ascoltare. Ma se c\u2019\u00e8 una voce che probabilmente avrebbe ascoltato, sarebbe stata quella di Silvio Berlusconi. E lo dico, apprezzando l\u2019intelligenza del patron della Lazio sin dai giorni cruciali del salvataggio nel 2005, insieme a Gianni Letta e Maria Teresa Armosino. Cosa gli consiglierebbe oggi il Cavaliere? Probabilmente gli ricorderebbe che una squadra senza il suo popolo perde l\u2019anima, come un canale tv senza spettatori. Perch\u00e9 uno stadio senza tifosi \u00e8 come un tempio senza fedeli. Quando nel 2017 Berlusconi lasci\u00f2 il Milan, dopo ben 31 anni, giustific\u00f2 la cessione del club rossonero per farlo tornare protagonista in Italia, in Europa e nel mondo. La Lazio, invece, oggi \u00e8 fuori dall\u2019Europa da due stagioni. Anche il patron dei granata Urbano Cairo, che si \u00e8 fatto le ossa con il Cavaliere, ha ora ammesso che non si pu\u00f2 stare \u201cin paradiso contro i santi\u201d. E, nel calcio, i santi sono i tifosi.<\/p>\n\n\n\n<p>La rivolta silenziosa della tifoseria, con l\u2019Olimpico sempre pi\u00f9 vuoto e il rifiuto di sottoscrivere abbonamenti, ha finito persino per contagiare Torino. Ed \u00e8 una deriva pericolosa. Perch\u00e9 se la frattura tra propriet\u00e0 e tifoserie si allarga, il rischio non riguarda pi\u00f9 soltanto la Lazio, ma l\u2019intero calcio italiano, ormai non pi\u00f9 competitivo in Europa e sempre meno attraente sul mercato televisivo internazionale. Perch\u00e9 i supporter non sono solo folklore. Sono il capitale umano di una societ\u00e0, il principale patrimonio immateriale, fatto di identit\u00e0, continuit\u00e0, domanda e valore economico. Lo stesso Comandante Sarri ha denunciato quanto uno stadio vuoto finisca per togliere energia alla squadra e allontanare i grandi campioni dal voler giocare in un palcoscenico muto.<\/p>\n\n\n\n<p>Io sono laziale da pi\u00f9 generazioni. Mio nonno Felice, in piena guerra, prese una multa per aver usato le tessere del razionamento per poter festeggiare una vittoria della Lazio. Da allora nella mia famiglia la fede biancoceleste si tramanda di padre in figlio, fino ai nipoti. Tornato dall\u2019Argentina, prima ancora di sistemarmi in una casa ai Parioli, vivevo all\u2019albergo Ritz di piazza Euclide, dove veniva in ritiro la Lazio di Juan Carlos Lorenzo. Facevo il traduttore, il raccattapalle perfino il portaordini tra Lorenzo, squalificato, e Bob Lovati in panchina. I miei figli maschi sono cresciuti con il poster dello scudetto del 2000 con Anna Falchi sopra il lettino.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile, in questo clima e in questa citt\u00e0, crescere nuove \u201cleve\u201d di laziali. Anche se essere laziali significa soffrire. Non per le sconfitte, per\u00f2, che anzi temprano il carattere. Nessuno pu\u00f2 cancellare i meriti dell\u2019era Lotito con i molti titoli conquistati, ma il problema oggi non \u00e8 se Lotito debba vendere oppure no. Il problema \u00e8 che non sembra pi\u00f9 in grado di interpretare e alimentare l\u2019ambizione collettiva che un grande club dovrebbe incarnare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella percezione pubblica, infatti, la Lazio si \u00e8 progressivamente identificata con il suo presidente, finendo per restringere il proprio orizzonte narrativo. La narrazione non \u00e8 pi\u00f9 la Lazio, la sua storia, la sua aquila \u2014 che si chiami Olimpia o Flaminia \u2014 e il suo popolo. \u00c8 diventata cronaca permanente: Lotito contro tutti. Contro la Lega, contro la FIGC, contro i giornalisti, contro gli arbitri. E questo, alla lunga, soffoca il club. Per vent\u2019anni la narrazione del \u201csalvatore\u201d della patria biancoceleste ha funzionato. Ma un grande club deve vivere di futuro, di ambizioni, di sogni. E quando il presidente finisce per occupare pi\u00f9 spazio della squadra che ha salvato, il danno ricade sia sul presidente stesso che sui tifosi. Perch\u00e9 il tifoso, nel calcio moderno, non deve essere un fastidio da gestire. \u00c8 il primo asset emotivo, commerciale e reputazionale. Se una parte cos\u00ec ampia della comunit\u00e0 vive una frattura permanente con la societ\u00e0, non si pu\u00f2 liquidare tutto dicendo che \u201ci tifosi non capiscono\u201d. Un grande club ascolta, coinvolge, ricuce.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, forse il danno pi\u00f9 profondo dell\u2019era Lotito non \u00e8 nemmeno sportivo. \u00c8 culturale. La Lazio storicamente \u00e8 sempre stata un\u2019idea di stile, fierezza, distinzione, appartenenza. Noi tifosi abbiamo sempre raccontato la Lazio ai nostri figli come qualcosa di diverso e speciale dalla tradizionale \u201ccaciara\u201d romanista La comunicazione di Lotito appare invece spesso distante da ci\u00f2 che la nostra storia ha sempre rappresentato. Ed \u00e8 qui la vera frattura identitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Persino nell\u2019era Cragnotti, al netto dell\u2019epilogo finanziario, la Lazio comunicava grandeur internazionale. Ogni acquisto era un evento globale. Oggi, invece, il tono appare troppo spesso difensivo, pi\u00f9 impegnato a giustificarsi che a ispirare. Un tempo si annunciavano campioni, oggi si annunciano spiegazioni. Questa \u00e8 la vera \u201cbrand dilution\u201d dell\u2019era Lotito: aver trasformato la Lazio da marchio aspirazionale a marchio costantemente sulla difensiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario, Lotito, ben cosciente della situazione, dovrebbe compiere un gesto di umilt\u00e0 e visione. Invece di chiudersi nel suo fortino sull\u2019Appia, farebbe bene a chiamare accanto a s\u00e9 protagonisti competenti per capire come ripartire. Attorno alla Lazio esiste, infatti, un mondo economico serio, competente e profondamente biancoceleste. Ci sono, tra gli altri, Masi e Maiolini della Banca del Fucino, Nattino di Finnat, Ferranti di Mediocredito Centrale, il direttore generale del Mef Soro. Deloitte e altri protagonisti potrebbero aiutare a individuare una soluzione sostenibile, magari coinvolgendo un fondo internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>La rilevanza della Lazio per Roma e il suo potenziale di crescita nazionale ed europea meriterebbero di riunire queste energie attorno a un tavolo comune. Un confronto tra imprenditori, manager e finanzieri biancocelesti potrebbe favorire la definizione di un progetto condiviso di sviluppo sportivo e societario. Pensare che oggi il peso economico di un club di Serie A possa essere sostenuto da una sola famiglia \u00e8 un\u2019idea romantica. Lotito in passato rifiut\u00f2 un\u2019offerta da 450 milioni di euro presentata da Enrico Monti di JP Morgan; ora dovrebbe evitare di ripetere l\u2019errore gi\u00e0 visto con la Salernitana, che alla fine fu ceduta a condizioni nettamente meno favorevoli di quelle iniziali.<\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo tutti che, senza un aumento di capitale, \u00e8 inutile parlare di un nuovo stadio. E l\u2019eventuale avventura del Nasdaq richiede parametri patrimoniali e di governance che oggi mancano. Negli Usa, chi nuoce all\u2019immagine delle squadre viene spinto fuori. \u00c8 successo nel basket al proprietario dei Clippers e nel football a quello dei Washington Commanders. In Italia, il neo commissario agli stadi Massimo Sessa sar\u00e0 il primo a chiedere garanzie finanziarie per autorizzare il Flaminio.<\/p>\n\n\n\n<p>La Lazio non pu\u00f2 accontentarsi di sopravvivere: deve tornare a essere Lazio, elegante e vincente, all\u2019altezza della sua aquila cucita sulla maglia. Un club pi\u00f9 grande di chi lo guida, anche quando quel presidente l\u2019ha salvata e le ha regalato pagine indimenticabili. \u201c \u201cTempora mutantur, et nos mutamur in illis\u201d: cambiano i tempi e noi cambiamo con essi. La vera grandezza, anche nel calcio, sta nel saper cambiare al momento giusto.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bisignani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Claudio Lotito si trova a un bivio: scegliere se essere Nerone, guardando tutto bruciare, oppure Cincinnato, il dittatore romano che, dopo aver salvato la citt\u00e0, ebbe la saggezza di tornare ai suoi campi. Lotito non ama ascoltare. Ma se c\u2019\u00e8 una voce che probabilmente avrebbe ascoltato, sarebbe stata quella di Silvio Berlusconi. 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