{"id":1000031791,"date":"2026-06-01T07:52:24","date_gmt":"2026-06-01T10:52:24","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031791"},"modified":"2026-06-01T07:52:26","modified_gmt":"2026-06-01T10:52:26","slug":"dove-stimiamo-andando-una-mia-riflessione-sulla-robotica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031791","title":{"rendered":"Dove stimiamo andando : Una mia Riflessione sulla Robotica\u00a0 \u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong> Apro questo mio Editoriale cercando di riflettere sull\u2019evoluzione tecnologica del nostro tempo, in particolar modo porsi una domanda che cos\u2019\u00e8 la Robotica? <strong>\u00a0<\/strong>Molti studiosi sostengono che la terza rivoluzione industriale sia ancora in atto e non abbia dato a pieno i propri frutti, mentre altri che, invece, ritengono che questa terza fase sia terminata e che sia appena iniziata una quarta rivoluzione industriale. La terza rivoluzione industriale viene collocata nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Il contesto storico in cui essa viene inserita vede protagonisti gli Stati Uniti d\u2019America, che non videro i loro territori distrutti dalla guerra, poter proseguire il loro periodo di benessere economico iniziato gi\u00e0 durante la guerra grazie soprattutto alla produzione bellica dimostrando, quindi, che l\u2019economia statunitense aveva pienamente superato il crollo del 1929. Gli stati europei invece dovettero affrontare una situazione ben differente visto che la guerra era stata combattuta l\u00ec. Essi avviarono attivit\u00e0 di ricostruzione e diedero vita inizialmente alla Comunit\u00e0 europea del carbone e dell\u2019acciaio (CECA) al fine di mettere in comune la produzione di queste due materie in un\u2019Europa di sei paesi: Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Germania Occidentale. Successivamente con la firma del trattato di Roma nacque la CEE, sigla che sta per Comunit\u00e0 Economica Europea, che permetteva la realizzazione di un mercato comune, che permetteva di dare libera circolazione a merci, servizi, persone e capitali su tutto il territorio dei sei paesi aderenti. La novit\u00e0 maggiore di questo periodo, tuttavia, risiede nel grande sviluppo dell\u2019informatica con la conseguente nascita dei computer e dall\u2019introduzione in fabbrica dei processi di automazione. L\u2019informatica ha decisamente rivoluzionatola vita sociale ed economica. Inizia a giocare un ruolo importante anche l\u2019industria aerospaziale, che ha permesso di utilizzare sul piano produttivo e scientifico nuovi materiali e nuove tecnologie. La terza rivoluzione industriale \u00e8 caratterizzata dallo sfruttamento dell\u2019energia atomica e dalla nascita e dal parziale sviluppo delle energie rinnovabili o alternative, non ottenute con l\u2019utilizzo dei combustibili fossili, in risposta al problema energetico globale, quali l&#8217;energia solare, l&#8217;energia eolica e l&#8217;energia idroelettrica,molte delle quali per\u00f2 non hanno ancora raggiunto la diffusione e la capacit\u00e0 di sostituire i combustibili fossili in via di esaurimento. Anche la chimica porta delle innovazioni che rientrano in due categorie: nuovi materiali per la produzione di beni di consumo (ad esempio fibre sintetiche, surrogati del cuoio e materie plastiche) e nuovi medicinali (antibiotici, antistaminici e tranquillanti). Emerge, inoltre, una nuova concorrenza basata sulla penetrazione da parte dei produttori nei mercati vicini, cresce la necessit\u00e0 di differenziare le produzioni per competere in mercati decisamente pi\u00f9 competitivi e aggressivi del passato ed infine la competizione va ad incentrarsi non solo sul prezzo, ma anche sulla qualit\u00e0 delle produzioni. Una delle pi\u00f9 grandi novit\u00e0 che la terza rivoluzione industriale porta \u00e8 una nuova modalit\u00e0 di organizzazione della produzione in fabbrica, il toyotismo, il quale si distingue dalla produzione in serie, basata sulla catena di montaggio. Il paese in cui emerge il toyotismo \u00e8 il Giappone, presso l\u2019industria automobilistica della Toyota. Il concetto di toyotismo \u00e8 appaiato a quello di produzione snella, ossia una filosofia produttiva con lo scopo di abbattere il pi\u00f9 possibile gli sprechi derivanti dalla produzione. All\u2019interno di questa nuova organizzazione del lavoro gli operai devono essere in grado di saper svolgere un maggior numero di mansioni e sapersi relazionare con la direzione dell\u2019azienda per poter sottolineare punti di forza e debolezza della produzione. Dal nuovo ruolo degli operai emerge un netto distacco dal sistema fordista; infatti, come abbiamo visto nell\u2019impresa automobilistica di Ford gli operai erano sottoposti allo svolgimento di attivit\u00e0 ripetitive e monotone. Nel toyotismo emerge come l\u2019impresa sia vista come una grande famiglia nella quale gli operai, al di l\u00e0 della loro posizione, cooperano per poter raggiungere un risultato positivo non solo individualmente, ma anche collettivamente. Nel sistema fordista i magazzini dovevano essere sempre pieni di pezzi da assemblare e di prodotti finiti portando l\u2019impresa al sostenimento di un costo esorbitante in caso di crollo della domanda; nel toyotismo vengono solamente utilizzati i pezzi che servono al momento, senza che vi sia un accumulo di scorte nel magazzino. Ulteriore punto di novit\u00e0 riguarda il prodotto, che deve essere realizzato andando a tenere conto dei gusti e delle esigenze del mercato, mentre nel fordismo venivano solamente realizzati prodotti standard. Nel sistema toyotista il salario non \u00e8 fisso: solo un terzo della busta paga \u00e8 assicurato mensilmente secondo contratto, mentre il resto dipende dalla produttivit\u00e0, dai tassi di assenteismo e dalla lealt\u00e0 dei lavoratori agli interessi e obiettivi aziendali. Il salario, in questo modo, \u00e8 legato molto strettamente alla quantit\u00e0 di lavoro giornalmente erogata dall\u2019operaio e dalla sua unit\u00e0 produttiva. In conseguenza di ci\u00f2,per difendere la busta paga, i lavoratori sono costretti ad attivarsi al massimo grado, perch\u00e9 ogni trasgressione, rallentamento della produzione, o assenza dovuta a malattia di ognuno di loro va a compromettere la busta paga dell&#8217;intera unit\u00e0. La globalizzazione \u00e8 un concetto che ha iniziato a diffondersi alla fine degli anni \u201990 del secolo corso e che pu\u00f2 essere considerato come un fattore di rilievo sia per la terza sia per la quarta rivoluzione industriale. Sono molte le definizioni che possiamo dare di globalizzazione. Pu\u00f2 essere definita come l\u2019integrazione dei sistemi produttivi e degli scambi a livello mondiale oppure come quella stretta rete di relazioni e di reciproche dipendenze che unisce i paesi del mondo. I paesi del mondo sono strettamente collegati anche se si trovano in parti opposte del globo e non c\u2019\u00e8 notizia o avvenimento che non sia conosciuto sulla terra o che non possa avere conseguenze in molti altri luoghi del pianeta. Essendo presente questo stretto rapporto di dipendenza tra i vari paesi, si pu\u00f2 parlare dell\u2019esistenza di un unico mercato globale, specialmente con l\u2019espansione del capitalismo in Russia e in Europa orientale (1989-1991) e con le riforme orientate al mercato in Cina, che hanno permesso a questo paese di aderire all\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001. Una merce prodotta in un luogo molto lontano pu\u00f2 raggiungere tranquillamente il nostro paese e viceversa, oppure un investitore pu\u00f2 investire la propria ricchezza in un\u2019impresa straniera e poter controllare, anche da lontano, quali sono i risultati dell\u2019impresa grazie a tecnologie informatiche e telematiche. I fattori che hanno contribuito alla formazione del mercato globale sono tre: un primo fattore \u00e8 dato dalla crescita del numero di paesi che partecipano attivamente al commercio su scala globale; un secondo fattore \u00e8 dato dal fatto che molti grandi gruppi industriali e finanziari operano come veri e propri global player, dando luogo a processi di globalizzazione che comportano un\u2019intensa movimentazione di strutture produttive, capitali e risorse umane e una continua riorganizzazione delle attivit\u00e0 su scala internazionale; il terzo ed ultimo fattore ha natura pi\u00f9 strettamente tecnologica ed \u00e8 riconducibile alla maggior facilit\u00e0 con la quale prodotti, persone e informazioni vengono trasferiti su scala mondiale. Il fenomeno della globalizzazione, caratterizzato dalla riduzione dei limiti alla libert\u00e0 di movimento di merci e di capitali finanziari o reali, costringe ogni impresa a competere con le altre a livello appunto globale: le imprese che operano solo localmente (a livello regionale o nazionale) devono affrontare la concorrenza di imprese con sede in un altro territorio che, per\u00f2, hanno deciso di entrare nel mercato di riferimento dell\u2019impresa locale, mentre prima la concorrenza era spesso limitata alle imprese di un determinato paese o regione. Ogni impresa, grande o media o piccola, deve elaborare strategie in funzione della concorrenza internazionale. Per poter affrontare questo mercato globale possono essere messe in atto tre diverse tipologie di strategie: il commercio internazionale, la pi\u00f9 antica forma d\u2019internazionalizzazione; l\u2019investimento diretto produttivo estero, dove l\u2019impresa di un determinato paese acquisisce altre imprese di un paese estero oppure installa degli stabilimenti produttivi; infine la terza strategia riguarda \u00e8 la rete d\u2019impresa che consiste nell\u2019allacciare rapporti commerciali con i partner del paese d\u2019insediamento. Mentre alla base della quarta rivoluzione industriale, considerata da alcuni studiosi la nuova rivoluzione industriale in atto ai giorni nostri anche se ancora non le \u00e8 stata attribuita una data d\u2019inizio, vi \u00e8 la digitalizzazione, la quale ha permesso un\u2019interconnessione continua tra i singoli individui, andando a mutare in maniera decisiva la quotidianit\u00e0 di popolazioni lontanissime tra loro per tradizioni. Questa connessione genera la possibilit\u00e0 di rispondere alla domanda dei bisogni individuali, ma deve anche divenire uno strumento per affrontare sfide globali come la scarsit\u00e0 dell\u2019acqua e la sostenibilit\u00e0 della vita nelle grandi citt\u00e0. La quarta rivoluzione industriale \u00e8 connessa al concetto di Industria 4.0, espressione nata in Germania e che \u00e8 stata usata per la prima volta all\u2019annuale fiera di Hannover nel 2011 da un gruppo di lavoro dedicato proprio all\u2019Industria 4.0.Industria 4.0 \u00e8 una rivoluzione che interessa via via un numero crescente di settori come ad esempio medicina, industria e istruzione, che stanno lentamente incrementando il loro livello di digitalizzazione mediante l\u2019utilizzo di tecnologie sempre pi\u00f9 moderne. Secondo gli studiosi, si creer\u00e0 un ambiente dove i processi produttivi saranno del tutto automatizzati e saranno supportati da un sistema di comunicazione specifico in grado di scambiare dati e informazioni con altri sistemi. Si assister\u00e0 alla maggiore frequenza in azienda di macchine e strumentazioni intelligenti che porteranno una maggiore efficienza nel sistema produttivo. Considerando la complessit\u00e0 contemporanea Industria 4.0 va vista non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche dalla capacit\u00e0 di saper coordinare scienza, tecnologia, competenze e contesto sociale, al fine di disporre della migliore capacit\u00e0 di far convergere tecnologie diverse ma complementari, per poter rispondere in maniera efficace ed efficiente ai temi globali e alle domande individuali. Con la quarta rivoluzione industriale si assiste ad un netto taglio con il passato, caratterizzato prima dalla realizzazione di un solo tipo di prodotto standardizzato (il fordismo), poi dalla produzione flessibile di massa, grazie alla quale era divenuto possibile differenziare il prodotto omogeneo. Industria 4.0, infatti, si basa sulla possibilit\u00e0 di mantenere un flusso continuo di produzione ma composto da una serie continua di prodotti fra loro differenziati in modo tale da rispondere a bisogni individuali, giungendo ad una personalizzazione del prodotto in alcuni casi. Se in precedenza l\u2019obiettivo delle imprese era quello di raggiungere economie di scala, ossia minori costi unitari ottenibili producendo un grande volume di beni omogenei, con Industria 4.0 vengono indicate come obiettivo anche le economie di scopo, che conducono anch\u2019esse a minori costi unitari, ma che si ottengono producendo insieme beni differenziati che utilizzano per la loro produzione stessi macchinari, stesse competenze e stesse organizzazioni. Industria 4.0 \u00e8 costituita da una continua connessione fra tutte le componenti del ciclo produttivo, anche con utilizzo di robot di produzione che, tuttavia, sono gli elementi pi\u00f9 evidenti di una riorganizzazione produttiva in cui i flussi materiali sono costantemente comandati da flussi immateriali di dati. Le Nazioni Unite hanno indicato nei cosiddetti Global Goals for Sustainable Development i temi, prevalentemente politici, sociali, economici e ambientali, che devono essere affrontati attivando strutture scientifiche, capacit\u00e0 tecniche e competenze produttive disponibili; la nuova rivoluzione industriale deve essere inquadrata all\u2019interno di questo contesto e non considerata come la messa in linea di robot per la produzione di beni commerciali o ridotta al solo concetto di digitalizzazione. L\u2019intervento su queste aree mostra l\u2019opportunit\u00e0 di sviluppo di economie per affrontare grandi sfide globali, la cui mancata soluzione potrebbe portare devastanti esternalit\u00e0 negative per la crescita del pianeta. Una politica che si \u00e8 diffusa all\u2019inizio degli anni Duemila e che rispecchia la nuova rivoluzione industriale \u00e8 la green economy o economia verde. La green economy pu\u00f2 essere definita come quell\u2019insieme di attivit\u00e0 produttive che mirano a ridurre il loro impatto sull\u2019ambiente attraverso nuove fonti di energia, innovazioni tecnologiche e riduzione degli sprechi. Quindi un\u2019attivit\u00e0, all\u2019interno della green economy, viene valutata non tutto sulla base dei benefici derivanti dalla crescita, ma soprattutto sulla scorta del suo impatto ambientale. L\u2019affermazione della green economy \u00e8 resa possibile dal fatto che il prezzo dei combustibili fossili convenzionali e dell\u2019uranio \u00e8 in continuo aumento, vista la crescente scarsit\u00e0 di queste fonti. Ai prezzi alti di queste risorse si aggiungono le sempre pi\u00f9 gravi esternalit\u00e0 derivanti dalle emissioni di carbonio, le quali stanno avendo un effetto drammaticamente negativo sul clima del pianeta e sulla stabilit\u00e0 degli ecosistemi terrestri. Nel frattempo, il prezzo delle nuove energie verdi diminuisce rapidamente grazie ai progressi della tecnologia, all\u2019adozione anticipata di tali progressi e alle economie di scala. Il Pil verde \u00e8 un indicatore che considera le conseguenze ambientali dello sviluppo economico. L\u2019esigenza di considerare gli effetti negativi prodotti sull\u2019ambiente dallo sviluppo economico ha portato nel 2004 il Partito comunista cinese ad annunciare la volont\u00e0 di adottare, in sostituzione del Pil tradizionale, il Pil verde nelle decisioni di politica interna, essendo noto da tempo che la Cina si trova sull\u2019orlo di un collasso ambientale. Oggi le energie rinnovabili sono sempre pi\u00f9 oggetto di forti attenzioni ei pi\u00f9 esperti studiosi del mondo di Internet e dell\u2019informatica hanno condotto delle indagini su una stretta correlazione tra questa tipologia di energie e Internet stesso. La tecnologia di Internet e quella delle energie rinnovabili stanno iniziando a fondersi, per creare un\u2019Internet dell\u2019energia che cambier\u00e0 il nostro modo di generare e distribuire l\u2019elettricit\u00e0. Infatti milioni di persone, nell\u2019immediato futuro, si stima che produrranno energia rinnovabile nelle loro case, nei loro uffici e nelle loro fabbriche e condivideranno con gli altri elettricit\u00e0 verde attraverso un\u2019Internet dell\u2019energia, proprio come oggi produciamo e condividiamo online contenuti informatici. Il governo degli Stati Uniti ha recentemente stanziato fondi per lo sviluppo di una rete energetica intelligente in tutto il paese. Questi fondi saranno usati per l\u2019installazione di contatori digitali, sensori della rete di trasmissioni e tecnologie di accumulazione e conservazione che garantiscano una distribuzione dell\u2019elettricit\u00e0 ad alta tecnologia. Nella nuova rivoluzione industriale \u00e8 possibile notare come anche il modo di acquistare e vendere abbia subito delle importanti variazioni, che andranno a sostituire interamente le vecchie. L\u2019e-commerce, infatti, \u00e8 il processo di acquisto e vendita di prodotti con mezzi elettronici, come le applicazioni mobili e internet, dove le transazioni avvengono elettronicamente. Questa nuova modalit\u00e0 di transazione sta sostituendo la vecchia abitudine di recarsi in negozio e acquistare e poi pagare fisicamente. L\u2019e-commerce si caratterizza come uno dei nuovi mezzi impiegabili dall\u2019azienda per raggiungere i clienti finali e per sviluppare relazioni consolidate, che non si basano solamente sulla singola transazione come avveniva in passato. Tra i vantaggi dell\u2019e-commerce si pu\u00f2 notare che esso permette un incremento delle vendite con sottrazione di quote di mercato ai concorrenti o l\u2019ampliamento del mercato in un contesto di competizione globale, per il fatto che essere presenti su internet significa essere presenti su scala internazionale. Consente un\u2019interazione personalizzata one-to-one tra compratore e venditore, facilita lo sviluppo di nuovi prodotti grazie alle informazioni acquisite direttamente dai clienti, consente una riduzione dei costi dal momento che viene distribuito per via elettronica il maggior quantitativo possibile di informazioni, ed infine minimizza il rischio di errori. I concetti di robotica, automazione e intelligenza artificiale sono concetti alla base della nuova rivoluzione industriale insieme alla digitalizzazione. Questi tre concetti hanno influito notevolmente sulla crescita del Pil negli ultimi anni, poich\u00e9 hanno permesso un aumento della produttivit\u00e0, che non va letto come lavorare semplicemente pi\u00f9 ore. Non \u00e8 pi\u00f9 possibile considerare la cosiddetta \u201calta tecnologia\u201d come confinata a pochi specifici settori dell\u2019economia. Queste tecnologie sono pervasive, e interessano l\u2019efficienza economica di tutti i settori, anche per la facilit\u00e0 con cui esse possono essere trasferite attraverso i confini internazionali. Si sta assistendo a una produzione industriale molto pi\u00f9 flessibile rispetto al passato e ad una collocazione degli stabilimenti vicina ai mercati di consumo. Un ruolo molto importante viene giocato dall\u2019attivit\u00e0 di ricerca e sviluppo, diventata vitale per le imprese che intendono rimanere al passo delle continue novit\u00e0 tecnologiche. Verso la fine del XIX secolo cominciarono a nascere degli speciali laboratori di ricerca e sviluppo legati a particolari imprese commerciali e dedicati al miglioramento delle loro tecnologie di prodotto e di processo. Le prime industrie in cui si verific\u00f2 questo fenomeno furono quelle nelle quali erano importanti i processi o i prodotti chimici, seguite poi da quelle basate sulla tecnologia elettrica. A partire da quel momento l\u2019attivit\u00e0 di ricerca e sviluppo industriale ha costituito sempre pi\u00f9 la sede principale del lavoro di progettazione, di soluzione dei problemi e di sviluppo per la creazione di nuovi prodotti e processi industriali in un ampio fronte di successi. Un laboratorio industriale di ricerca e sviluppo deve guardare in due direzioni. Innanzitutto deve mantenere il contatto con l\u2019impresa madre, per sapere quali siano le sue necessit\u00e0 e i suoi obiettivi per poi fornirgli i giusti prodotti e processi, mentre in secondo luogo deve tenere gli occhi aperti su quanto avviene all\u2019esterno, con un\u2019attivit\u00e0 di costante monitoraggio. Condurre un\u2019attivit\u00e0 di ricerca e sviluppo vuol dire non solamente cercare di far progredire ulteriormente la tecnologia, ma anche cercare di ottenere un vantaggio competitivo sulla concorrenza muovendosi prima nello svolgimento e nella sperimentazione di nuove attivit\u00e0. Il termine robot compare per la prima volta alla fine dell\u2019Ottocento quando si afferm\u00f2 il bisogno di macchine che sostituissero il lavoro umano. Il termine deriva dalla parola ceca \u201crobota\u201dche significa \u201clavoro forzato\u201d. Quando parliamo di robot facciamo riferimento ad una serie di macchine con funzioni diverse e in grado non solo di sostituire il lavoro umano in attivit\u00e0 ripetitive e come tali programmabili secondo sequenze fisse, ma sempre pi\u00f9 capaci di svolgere funzioni che per pericolosit\u00e0, precisione e condizioni non possono essere svolte direttamente dall\u2019uomo. Il funzionamento dei robot \u00e8 possibile grazie all\u2019intelligenza artificiale, ossia la ricerca e l\u2019applicazione a sistemi di elaborazione di determinate conoscenze che permettono alle macchine lo sviluppo di decisioni autonome. Per di pi\u00f9 il robot pu\u00f2 lavorare ininterrottamente, non si stancher\u00e0 mai, non sar\u00e0 vittima di infortuni e di certo non presenter\u00e0 mai una richiesta di indennizzo come un operaio umano. \u00c8 per questo che in molti casi si preferisce l\u2019utilizzo della macchina al lavoro umano e tra l\u2019altro essi sono diventati indispensabili in tutti i settori industriali. Il mercato che sta registrando la crescita di gran lunga pi\u00f9 significativa \u00e8 la Cina, dove dal 2005 al 2012 le installazioni di robot hanno registrato un incremento annuale del 25 per cento circa. L\u2019economista Ricardo ha sempre sostenuto l\u2019idea che la tecnologia difficilmente porter\u00e0 ad una disoccupazione nel lungo periodo poich\u00e9 l\u2019introduzione delle macchine richieder\u00e0 nel tempo individui in grado di occuparsi della manutenzione e del funzionamento di queste, portando quindi alla nascita di nuovi posti di lavoro. Questa affermazione, tuttavia, si adatta poco ai nostri giorni in quanto i robot diventano sempre pi\u00f9 flessibili e pi\u00f9 facili da addestrare a nuove attivit\u00e0 e saranno un\u2019alternativa sempre pi\u00f9 appetibile ai lavoratori umani, anche nei contesti a basso contenuto salariale. Gli studiosi Carl B. Frey e Michael Osborne individuano tre ambiti in cui esistono ancora colli di bottiglia ingegneristici che limitano l\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale e dei robot: percezione e manipolazione, ma soprattutto intelligenza creativa e intelligenza sociale dove la prima fa riferimento alla capacit\u00e0 di elaborare concetti ed artefatti originali, mentre la seconda alla capacit\u00e0 di relazione ed interazione interpersonale. L\u2019introduzione nel mondo del lavoro dei robot e dei processi automatizzati ha ridotto non poco le possibilit\u00e0 occupazionali dei lavoratori non solo nell\u2019industria, ma anche nei servizi. Basti pensare ad esempio ai sistemi di home banking, che permettono all\u2019utente di svolgere da casa tutte le operazioni bancarie senza bisogno di interazione umana, il quale ha rapidamente sostituito il mestiere di cassiere di banca. All\u2019interno della quarta rivoluzione industriale il lavoro dell\u2019uomo si divarica o verso funzioni di progettazione e realizzazione di attivit\u00e0 creative e relazionali, oppure verso attivit\u00e0 talmente a basso valore aggiunto da non richiedere macchine di tale complessit\u00e0. Ne consegue una divaricazione anche sociale fra un segmento del mercato del lavoro ad alte competenze e quindi ad alte tutele ed un segmento opposto a basse competenze e ridotte tutele, se non nulle in alcuni casi. Alcuni studiosi hanno individuato due possibili scenari per quanto riguarda il rapporto tra uomo e macchina o robot. Nel primo caso si parla di automazione, dove i macchinari agiscono in autonomia e controllano il processo produttivo sfruttando unicamente i sensori di cui sono dotati per rispondere alle esigenze emergenti dalla produzione. In questa situazione il contributo fornito dai lavoratori \u00e8 minimo e risulta essere indirizzato esclusivamente alla risoluzione di problemi ed alla supervisione del processo produttivo attraverso l\u2019interpretazione dei dati. Chiaramente affinch\u00e9 il lavoratore possa ricoprire questo ruolo \u00e8 necessario che il suo livello d\u2019istruzione sia piuttosto alto, in quanto si troverebbe a svolgere principalmente un lavoro di progettazione dei macchinari. Nel secondo caso si ha una situazione diametralmente opposta, perch\u00e9 l\u2019uomo diventa l\u2019operatore indispensabile affinch\u00e9 gli strumenti tecnologici possano funzionare. Anche in questo caso si assisterebbe ad una riduzione della manodopera di livello pi\u00f9 basso, tuttavia a differenza del primo scenario si avr\u00e0 comunque bisogno di personale di medio livello con buone competenze tecniche. In questo caso si parla di cooperazione tra lavoratori e robot e rappresenta la situazione pi\u00f9 auspicabile dal punto di vista del benessere dei lavoratori. Uno dei robot maggiormente conosciuti \u00e8 Baxter, un robot industriale semplificato e studiato per operare in sicurezza a poca distanza dagli esseri umani, costruito dalla Rethink Robotics, un\u2019azienda di Boston nata nel 2008 come start up con l\u2019obiettivo di creare robot a basso costo. La piattaforma software su cui Baxter \u00e8 stato realizzato prende il nome Ros (Robot Operating System). Il Ros \u00e8 simile ai sistemi operativi come Microsoft Windows, l\u2019Os di Apple o Android di Google, ma \u00e8 studiato appositamente affinch\u00e9 i robot siano facili da programmare e da controllare.Baxter pu\u00f2 essere addestrato semplicemente muovendo i suoi bracci affinch\u00e9 compiano i movimenti richiesti. Se una struttura impiega pi\u00f9 robot, si pu\u00f2 addestrare un Baxter e poi trasmettere le sue conoscenze agli altri soltanto connettendo un dispositivo Usb. La sua peculiare abilit\u00e0 risiede nell\u2019imballaggio di prodotti finiti in scatole da spedizione.K\u2019nex, un\u2019azienda di Hatfield produttrice di set per modellismo ludico, ha scoperto che la capacit\u00e0 di imballaggio in volumi compatti vantata da Baxter le ha permesso di ridurre del 20-40 per cento il numero delle scatole che utilizza. Per di pi\u00f9 Baxter \u00e8 dotato di visione artificiale in due dimensioni ed \u00e8 in grado di afferrare componenti e persino di effettuare ispezioni elementari per il controllo qualit\u00e0. Negli ultimi anni Baxter \u00e8 migliorato, dal momento che non \u00e8 pi\u00f9 necessario muovere i suoi bracci per capire quali movimenti deve compiere, ma baster\u00e0 fargli osservare i movimenti dei suoi colleghi. Le competenze e le performance di Baxter sono in continuo sviluppo grazie ad una piattaforma chiamata \u201cIntera\u201d, la quale permette di scaricare software aggiornabili, permettendo cos\u00ec di accedere all\u2019ultima funzionalit\u00e0 disponibile. L\u2019utilizzo dei robot non \u00e8 semplicemente connesso al settore industriale, infatti queste macchine vengono anche utilizzate in campo agricolo. L\u2019Industria 4.0 sta trasformando la capacit\u00e0 di produzione di tutti i settori industriali, senza escludere quello agricolo: l\u2019impatto pi\u00f9 evidente dell\u2019Industria 4.0 sull\u2019agricoltura \u00e8 dato dall\u2019Internet of Things, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di connettere direttamente tra loro macchine di produzione anche lontane, utilizzando risorse informative remote, e sviluppando capacit\u00e0 di apprendimento diffuse. Nei paesi pi\u00f9 avanzati la necessit\u00e0 di manodopera umana \u00e8 trascurabile per quanto riguarda colture come il grano, il mais e il cotone, che possono essere piantate, curate e mietute con risorse meccaniche. Ad esempio, negli Stati Uniti, i sistemi di mungitura robotizzati sono di uso comune fra i produttori di latticini, e i polli vengono allevati finch\u00e9 non raggiungono dimensioni standardizzate compatibili con la macellazione e la lavorazione automatizzate. Nonostante ci\u00f2 ci sono delle attivit\u00e0, come la raccolta di frutta, verdura delicata, piante e fiori, che sono state protette finora dalla meccanicizzazione perch\u00e9 dipendono fortemente dalla percezione visiva e dalla destrezza umana. Capita spesso che la frutta e la verdura siano danneggiate, e spesso devono essere scelte sulla base del colore o della morbidezza: per una macchina il riconoscimento visivo pone una sfida notevole anche se sono in atto delle innovazioni che possano far fronte a tali mancanze delle macchine, andando ad automatizzare molti di questi impieghi agricoli. Vision Robotics, azienda di San Diego, sta sviluppando un robot per la raccolta delle arance che sfrutter\u00e0 la visione artificiale in 3D per realizzare un modello computerizzato di un\u2019intera arancia e memorizzare in seguito l\u2019ubicazione di ogni frutto. Le informazioni verranno poi trasmesse agli otto bracci robotici della macchina, che raccoglieranno rapidamente le arance. Nei prossimi decenni si stima che la popolazione possa superare i nove miliardi di abitanti e ci sar\u00e0 una pressione sempre pi\u00f9 forte per trasformare tutti i terreni arabili in aziende agricole pi\u00f9 efficienti e pi\u00f9 grandi, in grado di generare raccolti pi\u00f9 abbondanti, mettendo in evidenza come le tecnologie agricole, sempre pi\u00f9 avanzate, giocheranno un ruolo significativo, in particolare in quei paesi dove l\u2019acqua scarseggia e gli ecosistemi sono stati danneggiati da sostanze chimiche. \u00c8 importante anche sottolineare che con la maggiore meccanizzazione la terra dar\u00e0 da vivere a un numero assai inferiore di persone. Un esempio che spieghi la trasformazione robotica nell\u2019industria farmaceutica arriva dagli Stati Uniti. La farmacia del polo ospedaliero dell\u2019Universit\u00e0 di San Francisco prepara ogni giorno migliaia di dosi individuali di farmaci, i quali non vengono in nessun modo usati dai medici. Un immenso sistema automatizzato gestisce migliaia di farmaci diversi e si occupa di ogni genere di cosa, dall\u2019immagazzinamento e recupero di scorte farmaceutiche in blocco all\u2019erogazione e confezionamento di singole compresse. Un braccio robotico preleva continuamente le pillole di una serie di contenitori e le pone in piccoli sacchetti di plastica. Ogni dose viene riposta in un sacchetto separato ed etichettata con un codice a barre che identifica sia il farmaco sia il paziente che dovrebbe riceverlo. Successivamente la macchina raggruppa i farmaci quotidiani di ogni paziente nell\u2019ordine in cui devono assumerli e li confeziona insieme, oltre al fatto che essi sono gi\u00e0 in grado di percorrere i corridoi, erogando campioni per analisi di laboratorio, pasti e lenzuola. In seguito i dottori che somministrano i medicinali scansionano dei codici a barre situati sia sul sacchetto che sulla fascia apposta al polso del paziente. Se non corrispondono, oppure, se il farmaco viene consegnato nel momento sbagliato, suona un allarme. Altri tre robot specializzati gestiscono automaticamente la preparazione dei farmaci iniettabili; uno si occupa solo di farmaci chemioterapici altamente tossici. In pratica, il sistema elimina non solo la possibilit\u00e0 dell\u2019errore umano, ma esclude anche gli esseri umani dal processo. A parte aree specifiche della logistica e della distribuzione nelle farmacie degli ospedali, i robot autonomi hanno avuto poco spazio. I robot chirurgici sono diffusi, ma sono concepiti per accrescere la capacit\u00e0 dei chirurgi, e la chirurgia robotica costa molto di pi\u00f9 dei metodi tradizionali. Abbiamo visto come l\u2019utilizzo di robot, macchine e altre tecnologie avanzate stia diffondendosi sempre pi\u00f9 pesantemente in tutti i settori dell\u2019economia andando a mettere a rischio soprattutto i posti di lavoro a basso salario che richiedono modesti livelli d\u2019istruzione e di formazione. Possiamo prendere in considerazione una serie di conseguenze che portano a pensare che l\u2019era della digitalizzazione svolga un ruolo trasformativo. Il ristagno dei salari \u00e8 in maniera evidente uno dei risultati derivanti dall\u2019introduzione dei processi di automazione. L\u2019economista Lawrence Mishel ha elaborato un grafico dove viene mostrato un confronto tra la produttivit\u00e0 del lavoro e la retribuzione, corrisposta ai lavoratori ordinari dal 1948 a oggi negli Stati Uniti. Il primo segmento del grafico, che comprende il periodo compre so tra il 1948 e il 1973, mostra come la retribuzione segua alla perfezione l\u2019incremento della produttivit\u00e0. Dalla met\u00e0 degli anni Settanta, invece, si assiste ad una situazione del tutto opposta, in quanto si pu\u00f2 notare un divario sempre pi\u00f9 significativo tra le due linee che perdura fino ai nostri giorni. Ci\u00f2 dimostra come i frutti dell\u2019innovazione finiscano quasi interamente in mano ai proprietari dell\u2019azienda anzich\u00e9 ai lavoratori. Con la quarta rivoluzione industriale le macchine, da un lato, sono diventati strumenti che permettono di incrementare la produttivit\u00e0, ma dall\u2019altro esse stanno sostituendo i lavoratori rendendo inutile la loro presenza in azienda per lo svolgimento di determinate attivit\u00e0, portando ad una crescita esponenziale della disoccupazione. Tutto questo sviluppo sembra rifarsi alla famigerata legge di Moore, secondo cui la potenza computazionale raddoppia all\u2019incirca ogni 18-24 mesi. Normalmente le fasce di lavoratori pi\u00f9 colpite sono quelle dove le mansioni prevedono lo svolgimento di compiti manuali, semplici e ripetitivi dove la richiesta in termini di conoscenze \u00e8 minima e sono facilmente affidabili ad un robot, il quale \u00e8 in grado, grazie ai moderni sensori, non solo di svolgere i compiti al pari di un operatore umano, ma anche di compierli in modo migliore e pi\u00f9 preciso. I lavoratori che prestano manodopera non qualificata si potrebbero trovare nella situazione in cui la loro esperienza non sia pi\u00f9 richiesta poich\u00e9 il ricorso alle macchine potrebbe risultare pi\u00f9 conveniente per le imprese. In questo caso, da un punto di vista prettamente economico, per il datore di lavoro potrebbe essere pi\u00f9 economico licenziare il dipendente, che dovr\u00e0 necessariamente attivarsi per poter procedere con la propria riqualificazione in modo da trovare nuove opportunit\u00e0 lavorative. Una via percorribile per risolvere questo problema la si pu\u00f2 individuare nella somministrazione di corsi formativi sia da parte delle aziende che dovessero aver necessit\u00e0 di figure professionali specifiche sia da parte del governo che, attraverso questi corsi, potrebbe supportare attivamente i lavoratori nella ricerca di nuovi lavori. Se ricevono la giusta formazione i lavoratori continueranno a salire lungo la cosiddetta scala delle competenze, riuscendo in un modo o nell\u2019altro a mantenersi pi\u00f9 in alto delle macchine, andando a svolgere attivit\u00e0 creative. La disoccupazione, se di lunga durata, \u00e8 un problema che debilita gli individui. Le competenze professionali si logorano con il passare del tempo e il rischio che i lavoratori si scoraggino aumenta: molti datori di lavoro sembrano discriminare le persone disoccupate da pi\u00f9 tempo. Un esperimento sul campo condotto da Ryan Ghayad, ha mostrato infatti come un candidato rimasto disoccupato in tempi recenti e privo di esperienza nel settore avesse in realt\u00e0 pi\u00f9 probabilit\u00e0 di essere convocato per un colloquio rispetto a una persona con esperienza diretta nel settore in questione, ma senza lavoro da pi\u00f9 di sei mesi. La quota di disoccupazione indubbiamente connessa all\u2019introduzione di nuove tecnologie \u00e8, secondo tutti gli studi, elevatissima e non si pu\u00f2 dire che in genere, a livello internazionale, i sindacati siano riusciti ad elaborare valide strategie per opporsi a questa minaccia. Negli Stati Uniti d\u2019America, dove il fenomeno si \u00e8 verificato su vasta scala ancor prima che in Europa, il sindacato ha seguito la via classica della ricerca della ricerca di una riduzione dell\u2019occupazione mediante l\u2019abbandono volontario del posto di lavoro e il pensionamento anticipato in luogo dei licenziamenti. Secondo lo studioso Jeremy Rifkin ci sono quattro aree nelle quali gli individui possono trovare occupazione: il mercato, la pubblica amministrazione, l\u2019economia informatica e la societ\u00e0 civile. I posti di lavoro nel mercato continuano a ridursi a causa dell\u2019introduzione dei sistemi tecnologici intelligenti. Anche le pubbliche amministrazioni di tutti i paesi stanno contraendo il numero dei propri impiegati e introducendo tecnologie intelligenti in settori come la riscossione delle imposte e la difesa nazionale. Pure l\u2019economia informale, che comprende il baratto, il mercato nero e le attivit\u00e0 economiche illegali, \u00e8 destinata a ridimensionarsi con la trasformazione delle economie tradizionali in societ\u00e0 ad alto contenuto tecnologico. La sola fonte di occupazione \u00e8 la societ\u00e0 civile, un ambito economico al quale ci si riferisce di solito con il termine settore terziario, quasi a voler mettere in evidenza una sua minore importanza rispetto al mercato e alla pubblica amministrazione. Le organizzazioni che vi operano vengono definite \u201corganizzazioni senza scopo di lucro\u201d oppure \u201corganizzazioni non governative\u201d. La societ\u00e0 civile pu\u00f2 essere definita come il luogo dove l\u2019uomo crea capitale sociale ed \u00e8 costruita intorno a istituti culturali e religiosi, istruzione, ricerca, salute, servizi sociali, attivit\u00e0 ricreative, gruppi ambientalisti e una ampia quantit\u00e0 di altre organizzazioni il cui fine \u00e8 creare legami sociali. La crescita del settore terziario \u00e8 massima in Europa, che oggi supera gli Stati Uniti d\u2019America; uno stupefacente 15,9% dell\u2019occupazione remunerata in Olanda \u00e8 oggi ascrivibile al \u201cterzo settore\u201d, ma anche in altri paesi si registrano percentuali molto alte: in Belgio il 13,1%, nel Regno Unito l\u201911%, in Irlanda il 10,9% e in Francia il 9%. Negli Stati Uniti e in Canada l\u2019occupazione del settore terziario \u00e8 pari, rispettivamente, al 9,2% e al 12,3% dell\u2019occupazione totale. Entro la met\u00e0 degli anni Duemila la societ\u00e0 civile \u00e8 destinata a diventare una fonte di occupazione tanto significativa quanto il settore privato, per la ragione che la creazione del capitale sociale \u00e8 affidata all\u2019interazione tra le persone, mentre la realizzazione di capitale finanziario si affida sempre di pi\u00f9 alle tecnologie intelligenti. Dalla ricerca The future of the jobs presentata al World Economic Forum \u00e8 emerso che nei prossimi due o tre anni spariranno circa sette milioni di posti con la creazione di circa due milioni concentrati nelle attivit\u00e0 del futuro. Questo spostamento verso nuove figure professionali non avverr\u00e0 in modo uniforme da tutti gli stati: in Italia per esempio avremo un pareggio con duecentomila posti creati e altrettanti persi, meglio di altri paesi come la Francia o la Germania. Keynes, nel saggio Possibilit\u00e0 economiche per i nostri nipoti del 1930, ipotizzava che la tecnologia avrebbe permesso di ridurre la settimana lavorativa a quindici ore, ossia tre ore giornaliere, aprendo agli esseri umani la possibilit\u00e0 di dedicarsi ad attivit\u00e0 connesse al senso pi\u00f9 profondo della vita, per perseguire obiettivi pi\u00f9 elevati e trascendenti. Keynes aveva molto chiaro il fatto che l&#8217;inarrestabile progresso tecnologico avrebbe comportato una disoccupazione crescente all&#8217;interno delle societ\u00e0 ed avrebbe richiesto provvedimenti strutturali per farvi fronte. L&#8217;unica terapia efficacia in grado di contrastare la crescente disoccupazione era, appunto, la netta riduzione dell&#8217;orario di lavoro. Questo scenario non si \u00e8 realizzato per il fatto che la societ\u00e0 moderna lavora per il profitto e non per il benessere. La tecnologia consente a chi la introduce di fare profitti, ma allo stesso tempo crea una diminuzione della domanda. Se il mercato fosse in grado di riequilibrarsi non ci sarebbero problemi. Per questo l\u2019obiettivo principale \u00e8 quello di non ridurre la domanda cercando di trovare dei modi per dare pi\u00f9 potere d\u2019acquisto alle persone, le quali sono costrette, quindi, a passare buona parte della loro vita in un posto di lavoro. Questo processo nega la possibilit\u00e0 di ridurre le ore di lavoro. Il divario tra i pi\u00f9 ricchi e i pi\u00f9 poveri si sta dilatando sempre pi\u00f9 costantemente a partire dagli anni Settanta del secolo scorso. Una spinta decisiva a questo divario va poi attribuita alla crisi finanziaria del 2007 e alla grande recessione successiva, le quali hanno lasciato un gran numero di persone in difficolt\u00e0. La storia della disuguaglianza della distribuzione del reddito degli ultimi anni ha messo in luce come i ricchi siano diventati sempre pi\u00f9 ricchi e, mentre i poveri sono pi\u00f9 poveri e numerosi, la classe media sta scomparendo. Un\u2019obiezione comune contro una politica redistributiva,e quindi in difesa del livello attuale di disuguaglianza, \u00e8 che, sebbene non inevitabile, tale politica sarebbe troppo costosa. Il credo dei sostenitori di questa posizione \u00e8 che, per consentire al capitalismo di sprigionare i suoi benefici, una forte disuguaglianza sia necessaria per la crescita dell\u2019economia attraverso incentivi: saremmo tutti incentivati a lavorare, produrre e quindi guadagnare di pi\u00f9 semplicemente guardando a chi \u00e8 pi\u00f9 ricco di noi. Secondo l\u2019economista Joseph Stiglitz la disuguaglianza \u00e8 causa di un sistema economico poco stabile e poco efficiente, con una bassa crescita e con una democrazia in pericolo, causato dalle azioni di governi, da player economici, istituti nazionali e sovranazionali e non certo dal risultato di leggi di natura. Essendo la disuguaglianza il risultato delle azioni umane, \u00e8 possibile intervenire per modificarne le regole ristrutturando la nostra economia in modo tale da poter arrivare a condizioni pi\u00f9 eque e governare in modo sostenibile l\u2019era della quarta rivoluzione industriale per distribuire e redistribuire i vantaggi derivanti dalla tecnologia ed evitare che essa possa accrescere ulteriormente le disuguaglianze. Stiglitz propone innovazioni sociali che vengono dal basso, capaci di far fronte al vuoto politico o all\u2019incapacit\u00e0 del mercato nel rispondere ai bisogni di una moltitudine di cittadini, preferendo forme di coordinamento e collaborazione piuttosto che forme verticali di controllo. I progressi delle tecnologie, in special modo quelle digitali, stanno favorendo una redistribuzione senza precedenti di reddito e benessere. Le tecnologie digitali possono replicare idee, intuizioni e innovazioni preziose a un costo infimo. Questo crea abbondanza per la societ\u00e0 e ricchezza per gli innovatori, ma diminuisce la domanda di certe forme di manodopera che prima erano importanti, e questo pu\u00f2 falcidiare il reddito di tanta gente. Grazie ad un\u2019analisi pubblicata nel settembre 2013, l\u2019economista Emmanuel Saez dell\u2019Universit\u00e0 di Berkeley ha scoperto che la quota del 95% della crescita del reddito nazionale degli Stati Uniti dal 2009 al 2012 \u00e8 finita in mano all\u20191% pi\u00f9 benestante. L\u2019economista Steven Kaplan ha scoperto che questo 1% \u00e8 composto da soggetti che lavorano nei grandi mezzi di comunicazione e nello spettacolo, nello sport e negli studi legali, oppure sono imprenditori o alti dirigenti. La tecnologia ha permesso di mettere in risalto la capacit\u00e0 di questi soggetti di fare leva sul proprio talento e sulla propria fama grazie alla digitalizzazione e alla globalizzazione. Parlando di disuguaglianza sociale due tipi di processi devono essere distinti: da un lato processi che riproducono e rafforzano le disuguaglianze gi\u00e0 presenti e dall\u2019altro i processi che introducono disuguaglianze specifiche collegate al diffondersi  delle nuove tecnologie. Quanto al primo tipo di processi vi \u00e8 da notare che, poich\u00e9 la rivoluzione telematica si manifesta in contesti segnati da profonde e crescenti disuguaglianze, queste vengono riprodotte e amplificate nell\u2019accesso ineguale alle telecomunicazioni e alle relative infrastrutture. Molti gruppi sociali svantaggiati rimangono ai margini della societ\u00e0 dell\u2019informazione se consideriamo che l\u2019accesso alla tecnologia \u00e8 un prerequisito per la partecipazione in questa societ\u00e0. Paradossalmente sono proprio alcuni di questi gruppi (anziani, persone handicappate o con limitata mobilit\u00e0) che potrebbero avvantaggiarsi maggiormente delle potenzialit\u00e0 di trascendere lo spazio che sono insite in queste tecnologie. La vita sar\u00e0 sempre pi\u00f9 mediata dalla telematica e quindi questi processi hanno un effetto moltiplicatore dell\u2019esclusione sociale. Per quanto riguarda il secondo tipo di processi, vi \u00e8 da considerare che la diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione crea strutture di disuguaglianza specifiche che si combinano con i meccanismi pi\u00f9 tradizionali di determinazione della posizione sociale. Queste strutture sono create dal rapporto, di uso e controllo, che quote diverse della popolazione hanno con questi mezzi. La laurea e i diplomi professionali consentono tuttora di avere un reddito pi\u00f9 elevato e di fatto, dall\u2019inizio del nuovo secolo, le prospettive dei giovani privi di una laurea specialistica appaiono un po&#8217; meno rosee. I neolaureati, tuttavia, sono anche vittima della sottoccupazione. Come alcuni hanno riportato, addirittura met\u00e0 di loro non riesce a trovare un impiego che consenta di mettere a profitto l\u2019istruzione ricevuta e di accedere al primo e cruciale gradino della scala della carriera. Molti di questi laureati sfortunati avranno probabilmente grosse difficolt\u00e0 ad avanzare lungo una stabile traiettoria in seno alla classe media. Le universit\u00e0 e le scuole secondarie devono cominciare a preparare la forza lavoro della nuova rivoluzione industriale. Occorre, quindi, che i programmi scolastici e universitari si focalizzino sempre pi\u00f9 sulle informazioni avanzate, sulle nanotecnologie e sulle biotecnologie, sulle scienze della terra, sull\u2019ecologia, sulla teoria dei sistemi, oltre che sulle competenze professionali, incluse la produzione e la commercializzazione delle tecnologie delle energie rinnovabili, la ristrutturazione degli edifici volta a trasformarli in microimpianti di generazione elettrica, l\u2019installazione di tecnologie di stoccaggio dell\u2019energia, la realizzazione di reti elettriche intelligenti, la costruzione di veicoli elettrici plug-in e a idrogeno, la creazione di reti logistiche e verdi. Stanno emergendo nuovi modelli di insegnamento pensati per trasformare l\u2019educazione scolastica da contesto competitivo a esperienza collaborativa ed empatica. L\u2019approccio tradizionale, che considera il sapere un potere da utilizzare per il guadagno sociale, viene progressivamente sostituito dall\u2019idea che la conoscenza sia un\u2019espressione della responsabilit\u00e0 condivisa tesa al benessere dell\u2019umanit\u00e0 e del pianeta nel loro complesso. La polarizzazione \u00e8 un fenomeno entrato nel dibattito economico ormai da molti anni, il quale si \u00e8 inizialmente sviluppato a partire dai primi studi sui mercati occupazionali anglosassoni, di Stati Uniti e Inghilterra. Per quanto concerne i mercati europei, solo negli ultimi anni sono fiorite analisi e ricerche sulla polarizzazione. La propensione dell\u2019economia ad annientare i posti di lavoro solidi, mediamente qualificati e appannaggio della classe media per poi rimpiazzarli con un mix tra impieghi nei servizi a basso salario e professioni altamente qualificate, in genere fuori dalla portata della maggior parte della forza lavoro, \u00e8 stata denominata polarizzazione del mercato di lavoro. La polarizzazione ha dato al mercato del lavoro la forma di una clessidra, in cui i lavoratori che non riescono a ottenere una delle occupazioni desiderabili situate in cima finiscono in fondo. Una consistente parte degli studi sulla polarizzazione si \u00e8 basata sull\u2019ipotesi detta Skill Biased Technical Change(SBTC). Lo SBTC \u00e8 stato proposto in prima istanza da Katz e Autor per spiegare le crescenti disuguaglianze salariali tra i lavoratori. Esso presuppone l\u2019idea che la tecnologia favorisca i lavoratori cosiddetti high-skilled, poich\u00e9 assume un ruolo complementare alle attivit\u00e0 di lavoro di lavoratori altamente qualificati, andando a discapito dei lavoratori un skilled, i quali invece si vedono sostituire dalle macchine. I soggetti high-skilled trovano negli strumenti tecnologici un complemento per affrontare la propria occupazione e aumentare sia la produttivit\u00e0 sia l\u2019efficienza. Prima dell\u2019introduzione degli strumenti tecnologici, il supporto alle occupazioni dirigenziali era eseguito da lavoratori middle-skilled, i quali il mercato ora tende ad espellere. Infine, gli occupati low-skilled hanno la caratteristica di svolgere occupazioni a costi ridotti e basate su task non routinari manuali, non sostituibili dalla tecnologia ad oggi. Questo approccio \u00e8 stato rivisto nel corso degli anni e gli stessi autori hanno proposto la routinization hypothesis. Questa seconda ipotesi prevede che l\u2019effetto della tecnologia sull\u2019occupazione porti a un\u2019esclusione degli occupati che eseguono mansioni routinarie rispetto a coloro i quali svolgono mansioni non routinarie. La digitalizzazione dei processi genera un gigantesco flusso di dati non gestibili dai database tradizionali. Con l\u2019espressione big data si fa riferimento alle nuove tecnologie informatiche e di comunicazione in grado di processare e gestire, a basso costo, enormi quantit\u00e0 di dati non strutturati, raccolti da ogni tipo di connessione ed analizzati con strumenti che li trasformano in informazioni correlate e facilmente interpretabili. Il flusso di informazioni \u00e8 tale che, i soli dati accumulati negli ultimi due anni hanno raggiunto ormai l\u2019ordine di zetabyte, corrispondente a un triliardo di byte. Tutti questi dati arrivano da una moltitudine di fonti diverse. Solo su Internet esistono visite ai siti web, stringhe di ricerca, e-mail, interazioni sui social media e click pubblicitari. All\u2019interno delle imprese, invece, ci sono transazioni economiche, i contatti con la clientela, le comunicazioni interne e i dati raccolti dai sistemi finanziari, contabili e di marketing. \u00c8 una situazione molto diversa da quella dei tradizionali sistemi di database relazionali, nei quali le informazioni sono disposte ordinatamente in righe e colonne omogenee che rendono veloci, affidabili e precisi il recupero e le ricerche. La natura non strutturata dei big data ha portato allo sviluppo di nuovi strumenti appositamente per dare un senso a informazioni raccolte da fonte eterogenee. I rapidi miglioramenti messi a segno in quest\u2019area non sono altro che un esempio di come i computer stiano almeno parzialmente iniziando a sconfinare in ambiti d\u2019azione che un tempo erano appannaggio esclusivo degli esseri umani. La differenza, ovviamente, \u00e8 che nella sfera dei big datai computer sono in grado di farlo su una scala che, per una persona, risulterebbe impossibile. I big data stanno avendo un impatto rivoluzionario in svariate aree, tra cui gli affari, la politica, la medicina e quasi ogni campo delle scienze naturali e sociali. Le maggiori catene retail oggi si affidano ai big data per ottenere un livello mai raggiunto di indicazioni sulle preferenze d\u2019acquisto dei singoli acquirenti, il che li mette in condizione di proporre offerte strettamente mirate, che incrementano il loro fatturato e al tempo stesso contribuiscono alla fidelizzazione del cliente. Il portale dati di Chicago permette ai residenti di consultare sia le tendenze storiche sia i dati in tempo reale relativi a una serie di ambiti che descrivono le fluttuazioni della vita in una grande citt\u00e0, tra cui i consumi energetici, i reati, gli indicatori delle prestazioni dei trasporti pubblici, le scuole e i servizi sanitari e perfino il numero di buche riasfaltate in un determinato intervallo di tempo sulle strade cittadine. Le indicazioni ricavate dai big data, in genere, derivano interamente dalle correlazioni, e non danno alcuna informazione sulle cause del fenomeno studiato. In molti casi, per\u00f2, nel contesto aziendale, quando gli indicatori chiave del successo sono la redditivit\u00e0 e l\u2019efficienza, la sola correlazione pu\u00f2 avere un valore straordinario. I big data possono offrire al management delle aziende una quantit\u00e0 inedita di indicazioni su una vasta gamma di aree: potenzialmente, qualunque cosa, dalla gestione di una singola macchina alla performance complessiva di una multinazionale, pu\u00f2 essere analizzata a un livello di dettaglio che prima sarebbe stato impossibile. \u00c8 probabile che la rivoluzione dei big data abbia due implicazioni particolarmente importanti per le occupazioni basate sulla conoscenza. La prima \u00e8 che i dati raccolti potrebbero portare, in molti casi, all\u2019automazione diretta di attivit\u00e0 e impieghi specifici. Il secondo, e probabilmente pi\u00f9 significativo, impatto sugli impieghi basati sulla conoscenza scaturir\u00e0 dal modo in cui i big data cambiano le organizzazioni e dai metodi con cui sono gestiti. I big data e gli algoritmi predittivi potrebbero trasformare la natura e il numero dei posti di lavoro basati sulla conoscenza in ogni tipo di azienda e settore. Le previsioni ricavabili dai dati verranno sempre pi\u00f9 usate per sostituire qualit\u00e0 umane come l\u2019esperienza e il giudizio. All\u2019aumentare delle decisioni fondate sui dati prese dai top manager grazie all\u2019uso di strumenti automatizzati, la necessit\u00e0 di una vasta infrastruttura umana di analisi e gestione diminuir\u00e0 costantemente. L\u2019ecosistema della robotica avanzata si basa su una serie di tecnologie chiave (hardware e software) che, integrandosi, permettono applicazioni sempre pi\u00f9 raffinate in ambito manifatturiero. Robot Collaborativi (Cobot): i cobot sono robot progettati per operare a stretto contatto con l\u2019uomo in maniera sicura, condividendo lo stesso spazio di lavoro senza necessitare di barriere fisiche. A differenza dei robot industriali tradizionali, solitamente veloci e potenti ma chiusi in gabbie per motivi legati alla sicurezza, i cobot sono generalmente pi\u00f9 leggeri, vestono sensori di forza e sistemi di arresto immediato per evitare di ledere agli operatori. Questa sensibilit\u00e0 permette ai cobot di percepire contatti o collisioni e di reagire limitando la forza, come secondo le norme ISO sull\u2019interazione uomo-robot . LBR iiwa di KUKA, Universal Robots UR5\/UR10, Fanuc CRX, ABB YuMi sono esempi noti di bracci collaborativi. In ambito manifatturiero i cobot trovano impiego in operazioni che beneficiano della flessibilit\u00e0 umana congiunta alla precisione e forza del robot: avvitatura e assemblaggio di componenti (dove l\u2019operatore esegue attivit\u00e0 di destrezza e il cobot funge da terza mano o effettua inserimenti ripetitivi), gestione e movimentazione di pezzi pesanti o scomodi (il robot solleva e posiziona, l\u2019operaio regola o controlla), alimentazione macchine CNC, finitura superficiale, ispezione qualit\u00e0 con visione, packaging e palletizzazione in fine linea. Un caso emblematico \u00e8 l\u2019installazione di cobot nelle linee di montaggio automotive BMW: a Dingolfing un cobot LBR iiwa sospeso solleva e posiziona carter del differenziale permettendo all\u2019operatore di evitare uno sforzo ripetitivo; il tutto senza recinzioni, con il robot che lavora a velocit\u00e0 ridotta e arresto immediato nel caso ci sia un contatto . Il vantaggio per BMW \u00e8 duplice: miglior ergonomia per i dipendenti, che possono continuare in mansioni produttive nonostante l\u2019et\u00e0 avanzata o limitazioni fisiche, e maggiore qualit\u00e0- precisione nella mansione grazie alla stabilit\u00e0 del robot (che elimina micromovimenti involontari). I cobot sono quindi abilitanti al fine di un\u2019automazione flessibile: la loro semplicit\u00e0 nell\u2019essere riprogrammati e la possibilit\u00e0 di riposizionarli in diversi punti, rendono economico automatizzare anche produzioni di lotti medio-piccoli, seguendo i principi della lean production. Non \u00e8 casuale quindi che la quota di mercato dei cobot sia in rapida crescita: nel 2022 le installazioni di robot collaborativi hanno superato le 55.000 unit\u00e0 (+31%), raggiungendo il 10% di tutti i robot industriali venduti . Nel 2025, invece, si prevede che il mercato globale dei robot collaborativi raggiunger\u00e0 circa 735.000 unit\u00e0. Questo si traduce in una dimensione del mercato di circa 12,83 miliardi di dollari USA, secondo Statista. Robot mobili autonomi (AMR) e AGV: per l\u2019automazione della movimentazione interna di materiali, le tecnologie abilitanti principali sono i veicoli a guida automatica (AGV) e la loro diretta evoluzione, gli autonomous mobile robots (AMR). Gli AGV esistono da decenni: sono veicoli (spesso simili a carrelli o piccoli robot su ruote) che seguono percorsi prestabiliti, ad esempio tramite bande magnetiche o fili interrati nel pavimento, oppure linee verniciate o QR code, e trasportano carichi da un punto all\u2019altro di un impianto. Gli AGV tradizionali per\u00f2 hanno intelligenza limitata: operano in ambienti strutturati e se dovessero incontrare un ostacolo si fermerebbero in attesa che esso venga rimosso. Gli AMR, invece, integrano sensori avanzati (lidar, telecamere 3D) e algoritmi di navigazione SLAM che gli permettono di muoversi in modo autonomo e dinamico, senza vincolarsi a un\u2019unica traiettoria fissa. Un AMR \u00e8 in grado di mappare l\u2019ambiente, pianificare percorsi ottimali ed evitare in tempo reale ostacoli fissi o mobili (persone, carrelli) deviando il percorso. Praticamente, dove l\u2019AGV \u00e8 \u201ccieco\u201d e limitato, l\u2019AMR \u00e8 \u201cintelligente\u201d e capace di adattarsi. Questa evoluzione \u00e8 possibile dalla combinazione di AI e visione artificiale: ad esempio, gli AMR montano scanner laser e camere che alimentano algoritmi di riconoscimento ostacoli-persone e di decisione su come reagire (rallentare, fermarsi o aggirare). Inoltre, un AMR pu\u00f2 essere locato in ambienti diversi con configurazione richiesta minimale, mentre un AGV richiede l\u2019installazione di guide o marker. Nelle fabbriche manifatturiere, AMR e AGV automatizzano la logistica interna: fornitura delle linee di montaggio (trasporto di componenti dal magazzino alle stazioni), rimozione di prodotti finiti o scarti, collegamento tra reparti. Un modo molto utilizzato \u00e8 l\u2019uso di piccoli AMR nelle linee lean che segue l\u2019operatore lungo la linea portando un carrello con parti, fermandosi a ogni postazione dove l\u2019operatore preleva i pezzi necessari, andando cos\u00ec ad eliminare i tempi di andata &#8211; ritorno in &#8211; dal magazzino. Nella logistica di magazzino, come gi\u00e0 accennato, gli AMR (spesso sotto forma di robot piatti che sollevano interi scaffali) permettono il modello \u201cgood-to-person\u201d. Ad esempio, Amazon utilizza moltissime unit\u00e0 di robot Hercules (derivati dei Kiva) che scorrono sotto gli scaffali modulari, li sollevano e li trasportano verso le postazioni di picking dove l\u2019operatore preleva l\u2019articolo necessario. Questo ha incrementato la velocit\u00e0 di evadere gli ordini e allo stesso tempo migliorato l\u2019ergonomia, visto che i lavoratori non devono pi\u00f9 correre tra gli scaffali ma ricevono la merce ad altezza ergonomica. Nelle realt\u00e0 produttive, un noto esempio di integrazione AMR \u00e8 la fabbrica Siemens ad Amberg, dove AGV\/AMR trasportano autonomamente le schede elettroniche e componenti da una stazione all\u2019altra nel flusso di produzione, con routing ottimizzato grazie al MES (Manufacturing Execution System) centrale (sistema che rientra in concetti di fabbrica autonoma) . In generale, l\u2019utilizzo di AMR permette di ottenere flessibilit\u00e0 logistica: le linee produttive non sono pi\u00f9 vincolate da nastri trasportatori fissi, ma possono essere riorganizzarsi rapidamente cambiando i percorsi dei robot mobili. In pi\u00f9, in ottica Industria 4.0, gli AMR provvedono all\u2019invio di dati in tempo reale riguardanti il flusso di materiali e sullo stato dei trasporti, integrandosi con il potenziale digital twin logistico dell\u2019impianto. Ad oggi, il trend vede un aumento esponenziale degli AMR nelle fabbriche e magazzini: le vendite mondiali di unit\u00e0 di logistica autonoma sono in forte crescita e nuovi attori stanno entrando nel mercato. Ci\u00f2 nonostante, restano alcune sfide tecniche (gestione sicura di flotte miste uomo\/macchine, ottimizzazione del traffico quando sono presenti decine di robot, cybersecurity delle comunicazioni). Per affrontarle, grandi attori di settore come Siemens stanno sviluppando piattaforme software per l\u2019orchestrazione di flotte e soluzioni di sicurezza evolute: ad esempio, Siemens ha annunciato nel 2025 un sistema di Operations Copilot con \u201cagenti AI\u201d per facilitare la configurazione e gestione di flotte di AMR\/AGV, nonch\u00e9 un software Safe Velocity per monitorare in modo fail-safe la velocit\u00e0 e i campi laser dei robot mobili, migliorando la sicurezza senza hardware addizionale . Queste innovazioni abilitanti fanno s\u00ec che l\u2019utilizzo di AMR sia sempre pi\u00f9 plug&amp;play e sicuro, accelerandone l\u2019adozione nelle fabbriche. Robot Umanoidi: categoria emergente nella robotica avanzata \u00e8 quella dei robot umanoidi, ovvero robot con sembianze antropomorfe (braccia, busto e spesso gambe) pensati per svolgere compiti in ambienti progettati per l\u2019uomo. Mentre i robot industriali tradizionali e i cobot sono generalmente macchine fisse o mobili a struttura non antropomorfa (bracci, veicoli, ecc.), l\u2019umanoide ambisce a replicare movimenti e abilit\u00e0 umane in modo versatile. Le tecnologie abilitanti in questo caso includono: avanzamenti in meccatronica (attuatori compatti ad alta potenza, giunti snodati multipli), controllo dell\u2019equilibrio e locomozione (per i bipedi, algoritmi che consentono di camminare e salire scale), manipolazione avanzata (mani robotiche con dita multiple e tatto), e soprattutto integrazione di AI cognitiva per percepire l\u2019ambiente e operare azioni complesse. I robot umanoidi di ultima generazione, come Agility Robotics \u201cDigit\u201d, Tesla \u201cOptimus\u201d o Boston Dynamics Atlas (ancora prototipali in diversi casi), rappresentano piattaforme sperimentali ma con potenziale, e spesso intenzionalit\u00e0, industriale. Nell\u2019ambito manifatturiero, un robot umanoide si presenta come \u201coperaio robotico\u201d capace di muoversi all\u2019interno degli impianti gi\u00e0 esistenti e di impiegare utensili concepiti per l\u2019operatore umano, introducendo l\u2019automazione in aree finora inaccessibili senza riprogettare gli impianti e sfruttando, dopo un opportuno adattamento, le strutture vigenti. Tesla Optimus, per esempio, \u00e8 concepito per svolgere compiti logisti elementari nelle Gigafactory Tesla: potrebbe prelevare parti da contenitori, avvitare componenti con utensili manuali standard, oppure rifornire linee come farebbe un operatore . Tra le visioni a lungo termine riguardanti queste tecnologie troviamo quella del robot antropomorfo che pu\u00f2 adattarsi ad una moltitudine eterogenea di task e ai layout attuali (scale, porte, scaffali) senza attrezzature speciali. Tra i principali benefici attesi ci sono il funzionamento 24\/7 nelle mansioni di bassa qualificazione, riduzione dei rischi per gli umani (umanoidi impiegati in ambienti pericolosi o in turni notturni), aumento della produttivit\u00e0. Ad oggi gli umanoidi sono in fase di test in alcune realt\u00e0 come la stessa BMW che sta sperimentando l\u2019impiego di prototipi di umanoidi&nbsp; su linee di montaggio, testando la capacit\u00e0 di questi robot di inserirsi in stazioni dove sono necessarie flessibilit\u00e0 e adattabilit\u00e0 simili a quelle umane. I primi risultati mostrano che l\u2019umanoide ha ancora alcuni limiti, ma progressi rapidi sono attesi dal punto di vista di software di controllo, destrezza e autonomia. Per quanto riguarda le tecnologie abilitanti, l\u2019umanoide funge da banco di prova avanzato per: sistemi di bilanciamento dinamico (camminata robotica robusta), machine learning per destrezza (far apprendere manipolazioni complesse usando reti neurali), integrazione di visione 3D e riconoscimento oggetti per agire in ambienti non strutturati. Queste stesse tecnologie, evolvendo e maturando, possono ricadere positivamente anche su cobot e altri robot (ad es. mani robotiche avanzate potranno essere usate su bracci fissi). Nel contesto manifatturiero italiano, gli umanoidi potrebbero in futuro rappresentare un jolly per certi compiti generici oggi svolti manualmente in molti settori, dalla movimentazione di materiale tra reparti nelle PMI, all\u2019asservimento di macchine in officine con diverse linee di produzione, purch\u00e9 i costi si riducano e l\u2019affidabilit\u00e0 sia dimostrata. Attualmente i costruttori mirano a rendere disponibili i primi umanoidi commerciali entro pochi anni, inizialmente per applicazioni logistiche e di servizi generali in fabbrica. L\u2019Italia segue con interesse: diverse aziende e centri di ricerca come IIT e Oversonic stanno sviluppando prototipi di robot umanoidi o bipedi, immaginando i loro impieghi in fabbriche flessibili e come \u201cblue collar robots\u201d per rispondere in prima battuta alla carenza di manodopera specializzata in alcuni ruoli. In parte forse ho cercato di rispondere alla mia domanda che cos\u2019\u00e8 la Robotica che dove ci porter\u00e0 questo oggi non lo sappiamo, per\u00f2 bisogna tenere in considerazione che il mondo \u00e8 in continua evoluzione, come abbiamo avuto modo di vedere nella prima parte del mio editoriale, ripercorrendo le precedenti rivoluzioni industriali: quindi bisogna avere \u2018fede\u2019 nel mondo che verr\u00e0, che sar\u00e0 caratterizzato inevitabilmente da queste tecnologie. Nel trascorrere dei secoli l\u2019uomo non ha cambiato mai il suo comportamento nei confronti della novit\u00e0: ha tenuto sempre un atteggiamento diffidente e scettico verso le nuove invenzioni, ma ha sempre finito per abituarsi ed entusiasmarsi quando \u00e8 riuscito a padroneggiare le novit\u00e0. Quando sapremo padroneggiare anche queste nuove tecnologie saremo maggiormente in grado di superare le difficolt\u00e0 dei nostri giorni.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Apro questo mio Editoriale cercando di riflettere sull\u2019evoluzione tecnologica del nostro tempo, in particolar modo porsi una domanda che cos\u2019\u00e8 la Robotica? \u00a0Molti studiosi sostengono che la terza rivoluzione industriale sia ancora in atto e non abbia dato a pieno i propri frutti, mentre altri che, invece, ritengono che questa terza fase sia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000031792,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[388,5],"tags":[389,48],"class_list":{"0":"post-1000031791","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-editorial","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-editorial","10":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2021-11-16-alle-11.43.29-800x501-1.jpg?fit=800%2C501&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000031791","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000031791"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000031791\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000031793,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000031791\/revisions\/1000031793"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000031792"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000031791"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000031791"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000031791"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}