{"id":1000031758,"date":"2026-05-30T10:30:56","date_gmt":"2026-05-30T13:30:56","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031758"},"modified":"2026-05-30T10:30:57","modified_gmt":"2026-05-30T13:30:57","slug":"spagna-i-socialisti-vedono-il-complottone-contro-sanchez-magistrati-e-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031758","title":{"rendered":"Spagna, i socialisti vedono il complottone: \u201cContro Sanchez magistrati e Usa\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p>Pedro S\u00e1nchez \u00e8 assediato dalle inchieste, ma il Psoe ha gi\u00e0 trovato il colpevole: non gli scandali, non le carte, non le accuse. Il complotto. Possibilmente internazionale. Meglio ancora se americano. Perch\u00e9 quando la sinistra finisce nell\u2019angolo, anche quella pi\u00f9 europeista, pi\u00f9 istituzionale, pi\u00f9 affezionata alle prediche sullo Stato di diritto, scopre all\u2019improvviso il fascino antico della giustizia politicizzata. La perquisizione della Guardia Civil nella sede socialista di Calle Ferraz, le inchieste sull\u2019entourage del premier, il processo al fratello David S\u00e1nchez e i guai giudiziari che sfiorano Jos\u00e9 Luis Rodr\u00edguez Zapatero, padre nobile del socialismo iberico: l\u2019elenco \u00e8 folto, foltissimo. Il punto non \u00e8 stabilire qui chi sia colpevole e chi innocente. Ci penseranno i tribunali. Il punto politico \u00e8 un altro: davanti all\u2019alluvione giudiziaria che travolge il mondo socialista spagnolo, il Psoe non sceglie la sobriet\u00e0, non sceglie il garantismo, non sceglie nemmeno il silenzio prudente. Sceglie il contrattacco. E quale contrattacco? Quello che per trent\u2019anni la sinistra italiana ha bollato come eversione berlusconiana: i giudici politicizzati, le toghe sincronizzate con la politica, le manovre oscure per abbattere un governo legittimo. Il ministro dei Trasporti spagnolo Oscar Puente l\u2019ha detto senza troppi giri di parole: \u201cSi sta cerando di abbattere il governo non nelle urne, ma con altri espedienti, con metodi non democratici\u201d. Frase pesantissima. Perch\u00e9 un conto \u00e8 criticare un\u2019indagine, un conto \u00e8 denunciare una strategia per rovesciare l\u2019esecutivo. Puente aggiunge che \u201cla giustizia deve poter lavorare per fare chiarezza\u201d, ma subito dopo collega le inchieste sul fratello e sulla moglie di S\u00e1nchez, sull\u2019ex procuratore generale dello Stato e su Zapatero, parlando di \u201cuna manovra orchestrata\u201d. Insomma, i giudici lavorino pure. Ma se lavorano troppo, o nel momento sbagliato, allora bisogna cominciare a domandarsi chi li muove. Siamo al paradosso perfetto. Quando Silvio Berlusconi denunciava l\u2019uso politico della giustizia, la sinistra rideva. Quando parlava di toghe politicizzate, partivano le lezioni sulla separazione dei poteri. Quando sosteneva che certi processi arrivassero sempre con una puntualit\u00e0 sospetta, veniva accusato di delegittimare la magistratura. Ora che a finire sotto pressione \u00e8 Pedro S\u00e1nchez, il vocabolario cambia di colpo. Non pi\u00f9 attacco alle istituzioni, ma allarme democratico. Non pi\u00f9 fuga dal merito delle accuse, ma nobile resistenza progressista. Puente insiste: \u201cNell\u2019ambito di queste indagini ci sono chiari interessi che si stanno traducendo in determinate informazioni privilegiate e certe azioni per rovesciare un governo\u201d. Quali interessi? Non viene chiarito. Chi li dirige? Non si sa. Da dove arrivano? Mistero. Per\u00f2 il sospetto viene lanciato, e nel clima incandescente di Madrid basta questo. \u201cHo molto chiaro cosa sta accadendo: sembra che i tempi della giustizia e della politica si sincronizzano\u201d, dice ancora Puente, spiegando di \u201cnon credere nelle casualit\u00e0\u201d. Meraviglioso. Detto da un berlusconiano sarebbe stato un attentato allo Stato di diritto. Detto da un ministro socialista diventa un\u2019analisi raffinata del rapporto tra politica e magistratura. Ma il capolavoro arriva quando nel racconto socialista entra il fantasma del complotto internazionale. Repubblica riporta il ragionamento dello scrittore Manuel Vilas, che pure non liquida tutto come persecuzione e riconosce che le inchieste sono troppe per essere archiviate in blocco come lawfare. Per\u00f2 aggiunge una frase rivelatrice: \u201cSono sicuro che esista una trama internazionale contro S\u00e1nchez, che ha dato molto fastidio agli Stati Uniti e a Israele. \u00c8 stato dalla parte giusta della storia, ha detto chiaramente che la guerra \u00e8 uno strumento del passato, Trump vorrebbe buttarlo gi\u00f9 da molto tempo. Ma anche se questi documenti contro Zapatero fossero parte di questa macchinazione, il punto \u00e8 che tirano fuori cose molto concrete. E che sembrano credibili\u201d. Eccolo, il salto di qualit\u00e0. Non bastavano i giudici politicizzati. Non bastava la destra che non accetta di perdere. Non bastavano le fughe di notizie, la Guardia Civil, i giornali, il Partido Popular e Vox. Ora spuntano anche gli Stati Uniti, Israele, Trump, la trama internazionale. Sembra una sceneggiatura scritta da chi ha esaurito gli argomenti e ha deciso di puntare tutto sul Grande Nemico Esterno. La cosa pi\u00f9 comica, o pi\u00f9 tragica, \u00e8 che lo stesso Vilas ammette il punto decisivo: \u201cNon pu\u00f2 essere tutto lawfare. Le inchieste sono troppe. Il giudice che indaga Zapatero \u00e8 un progressista, \u00e8 limpido\u201d. Appunto. Le inchieste sono troppe. I nomi sono pesanti. Le accuse sono troppo concrete per essere spazzate via con la parola magica \u201ccomplotto\u201d. Insomma, sostenere che sia solo una macchinazione \u00e8 un esercizio di fede, non di politica. Il Psoe respinge ogni \u201ccoinvolgimento in condotte illecite\u201d. Legittimo. Ci mancherebbe. Ma una cosa \u00e8 difendersi nel merito, altra cosa \u00e8 denunciare un piano per \u201cabbattere il governo con metodi non democratici\u201d. Perch\u00e9 qui il messaggio \u00e8 chiaro: se S\u00e1nchez cade per le inchieste, non cade per responsabilit\u00e0 politiche o giudiziarie, ma per un golpe bianco. Un golpe senza carri armati, senza generali, senza piazze occupate. Un golpe fatto di fascicoli, cronisti, magistrati e perquisizioni. A questo punto la domanda riguarda anche l\u2019Italia. Elly Schlein non ha niente da dire sulla linea di S\u00e1nchez? Il Partito Democratico, cos\u00ec attento a ogni presunto attacco alla magistratura quando arriva da destra, non trova curioso che i socialisti spagnoli parlino esattamente come parlava Berlusconi? La giustizia \u00e8 indipendente solo quando indaga gli avversari? Il sospetto sulle toghe \u00e8 populismo se lo formula il centrodestra e diventa consapevolezza democratica se lo pronuncia un ministro progressista? Sarebbe interessante sentire una risposta. Perch\u00e9 l\u2019imbarazzo \u00e8 evidente. S\u00e1nchez \u00e8 uno dei modelli europei della sinistra italiana: progressista, antifascista, femminista, europeista, woke, abile nel costruire maggioranze con sinistra radicale e indipendentisti. Per anni \u00e8 stato presentato come la prova vivente che una sinistra di governo poteva ancora vincere e comandare. Ora per\u00f2 quel modello mostra il suo rovescio: quando il potere scricchiola, anche i moralisti scoprono il garantismo a intermittenza. Naturalmente il governo spagnolo prova a ribaltare il tavolo anche sul piano politico. Puente denuncia un \u201cdoppio standard\u201d investigativo e richiama i casi che coinvolgono il Partido Popular, a cominciare dal caso Kitchen, la presunta struttura para-poliziesca nata ai tempi del governo Rajoy. Anche qui, per\u00f2, il ragionamento \u00e8 fragile. Se ci sono accuse contro il Pp, si indaghi sul Pp. Se ci sono accuse contro il Psoe, si indaghi sul Psoe. Il fatto che esistano scandali a destra non rende meno gravi quelli a sinistra. A meno che il nuovo principio sia: siccome rubano o tramano anche gli altri, allora lasciateci governare tranquilli. La verit\u00e0 \u00e8 che i socialisti spagnoli sembrano disperati. E la disperazione produce sempre cattiva retorica. Prima si parla di assedio. Poi di lawfare. Poi di sincronizzazione sospetta tra tempi giudiziari e tempi politici. Poi di manovra orchestrata. Infine di trama internazionale. \u00c8 una scala mobile del complottismo: si parte dalla critica alle inchieste e si arriva agli Stati Uniti che vogliono far fuori S\u00e1nchez perch\u00e9 disturba Trump e Israele. Intanto gli spagnoli osservano sconcertati. Il governo non cade, ma nemmeno respira. Gli alleati non mollano S\u00e1nchez perch\u00e9 temono elezioni che potrebbero favorire Vox. La destra chiede il voto anticipato, ma non ha ancora la forza o il coraggio di costruire davvero un\u2019alternativa parlamentare. Il premier resiste, come ha sempre fatto, e probabilmente prover\u00e0 a trasformare anche questa crisi in una nuova battaglia identitaria: lui contro la destra, lui contro i poteri oscuri, lui contro il mondo che non perdona alla Spagna socialista di stare \u201cdalla parte giusta della storia\u201d. Alla fine resta una domanda semplice, quasi banale: se davvero il Psoe crede che la giustizia sia usata per rovesciare i governi, perch\u00e9 ha passato decenni a negare che il problema potesse esistere? E se invece non ci crede, perch\u00e9 oggi agita lo spettro del complotto? La risposta, forse, \u00e8 meno internazionale di quanto vorrebbero a Madrid. Quando il potere sente odore di fine corsa, non cerca la verit\u00e0. Cerca un nemico. E i socialisti spagnoli, ormai, sono cos\u00ec affranti da averlo trovato perfino a Washington.<\/p>\n\n\n\n<p>Franco Lodige<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pedro S\u00e1nchez \u00e8 assediato dalle inchieste, ma il Psoe ha gi\u00e0 trovato il colpevole: non gli scandali, non le carte, non le accuse. Il complotto. Possibilmente internazionale. Meglio ancora se americano. 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