{"id":1000031702,"date":"2026-05-29T07:10:02","date_gmt":"2026-05-29T10:10:02","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031702"},"modified":"2026-05-29T07:10:04","modified_gmt":"2026-05-29T10:10:04","slug":"il-dossier-usa-su-iran-e-hamas-spuntano-salis-e-lucano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031702","title":{"rendered":"Il dossier Usa su Iran e Hamas. Spuntano Salis e Lucano"},"content":{"rendered":"\n<p>Sia chiaro: siamo davanti a un report, non a una condanna. A ricostruzioni, documenti, incroci, telefonate, flussi di denaro, incontri politici. Tutto materiale che, se confermato dalle autorit\u00e0 competenti, potrebbe aprire un caso serio. Ma proprio perch\u00e9 il tema \u00e8 scivoloso \u2014 Iran, Hamas, Cuba, fondazioni americane, attivismo occidentale, europarlamentari e star globali del clima \u2014 conviene usare il condizionale. Molto condizionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto si chiama \u201cFollowing the Benjamins\u201d. Un titolo furbo, quasi da sceneggiatura: dentro c\u2019\u00e8 il vecchio \u201cfollow the money\u201d, segui i soldi, ma c\u2019\u00e8 anche Benjamin, Susan Benjamin, detta \u201cMedea\u201d, fondatrice di CodePink e figura storica dell\u2019attivismo pacifista americano. Secondo il Network Contagion Research Institute (Ncri), intorno a lei si sarebbe sviluppata una rete capace di muovere organizzazioni, campagne, delegazioni internazionali e convogli umanitari, con una fondazione da quasi 48 milioni di dollari sullo sfondo. Ora, attenzione: sostenere cause politiche radicali non \u00e8 un reato. Criticare Israele non \u00e8 un reato. Andare a Cuba non \u00e8 un reato. Per\u00f2 il dossier sostiene che qui non si tratterebbe soltanto di militanza spontanea. Secondo i ricercatori, il perimetro sarebbe quello di una possibile rete d\u2019influenza allineata, almeno in parte, agli interessi di Iran, Hamas e Cuba. E questa, se venisse dimostrata, sarebbe un\u2019altra storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il convoglio per Cuba e i nomi europei<\/p>\n\n\n\n<p>Il capitolo pi\u00f9 recente riguarda Nuestra Am\u00e9rica, convoglio partito da Miami il 20 marzo 2026 e arrivato a L\u2019Avana il giorno successivo. Una sorta di flotilla caraibica, con 650 delegati da 33 Paesi e 120 organizzazioni. CodePink avrebbe noleggiato un aereo per un centinaio di partecipanti e consegnato circa tre tonnellate di forniture mediche, per un valore indicato in 433 mila dollari. La cerimonia di accoglienza si sarebbe svolta nella sede dell\u2019Icap, l\u2019Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli, alla presenza del presidente cubano Miguel D\u00edaz-Canel. Ed \u00e8 qui che il dossier diventa politicamente interessante anche per l\u2019Italia. Tra i partecipanti anche Ilaria Salis e Mimmo Lucano, europarlamentari di Alleanza Verdi e Sinistra, e Greta Thunberg, ormai passata da icona climatica a presenza ricorrente nelle campagne pro-palestinesi e anti-sanzioni. Nulla di penalmente rilevante, di per s\u00e9. Ma politicamente s\u00ec: perch\u00e9 se un convoglio umanitario viene accolto e incorniciato da strutture legate a un regime, la domanda non \u00e8 pi\u00f9 soltanto \u201cche cosa portava?\u201d, ma anche \u201ca chi giovava?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La fondazione e quei soldi poco leggibili<\/p>\n\n\n\n<p>Il cuore finanziario della vicenda sarebbe Arc of Justice, gi\u00e0 Benjamin Fund Inc., fondazione privata con sede a Miami. Gli attivi, secondo il report, sarebbero cresciuti da 12,2 milioni di dollari nel 2012 a quasi 48 milioni nel 2022. La struttura risulterebbe familiare: Susan Benjamin presidente, la figlia Maya Danaher tesoriera, il marito Jonathan Raggett segretario. Il Ncri parla di \u201ctre fallimenti concorrenti di supervisione\u201d. Tradotto: secondo i ricercatori, ci sarebbero buchi nei controlli. La fondazione non risulterebbe nei registri della Florida dedicati alle organizzazioni benefiche attive nello Stato. In California avrebbe perso lo status di esenzione fiscale il 2 aprile 2024 e mancherebbero dagli archivi pubblici dell\u2019Irs alcune dichiarazioni fiscali federali relative agli anni 2021, 2023, 2024 e 2025. Anche qui: mancare in un database, cambiare nome o avere documentazione non facilmente reperibile non equivale automaticamente a violare la legge. Ma se una fondazione raccoglie fondi, sostiene organizzazioni politiche e opera in scenari geopolitici incandescenti, la trasparenza non \u00e8 un dettaglio amministrativo. \u00c8 il minimo sindacale.<\/p>\n\n\n\n<p>Le telefonate iraniane e il sospetto del coordinamento<\/p>\n\n\n\n<p>Il passaggio pi\u00f9 delicato riguarda Press TV, emittente statale iraniana sanzionata dall\u2019Ofac, l\u2019ufficio del Tesoro americano che applica le sanzioni economiche e finanziarie. Dai registri telefonici trapelati, secondo il Ncri, emergerebbero 61 contatti in uscita verso Benjamin. Una frequenza che la collocherebbe nel 3 per cento degli individui statunitensi contattati pi\u00f9 spesso. Il report sostiene poi che alcuni messaggi pubblici di Benjamin sarebbero arrivati a breve distanza da quei contatti. Dopo una chiamata del novembre 2020, avrebbe pubblicato contenuti in linea con la narrativa iraniana sull\u2019uccisione dello scienziato nucleare Fakhrizadeh. Dopo un altro contatto del maggio 2020, avrebbe rilanciato la posizione del ministro degli Esteri iraniano Zarif contro Mike Pompeo.vIl Ncri definisce questo schema \u201coperativo piuttosto che giornalistico\u201d. \u00c8 una formula pesante. Non prova da sola l\u2019esistenza di un rapporto organico, ma suggerisce \u2014 nell\u2019interpretazione dei ricercatori \u2014 che la sequenza degli eventi meriterebbe un accertamento formale.<\/p>\n\n\n\n<p>Hamas, Teheran e gli incontri imbarazzanti<\/p>\n\n\n\n<p>La parte storica del dossier ricostruisce una serie di contatti che, letti oggi, risultano quantomeno imbarazzanti. Nel 2009, durante un viaggio a Gaza, Benjamin e Tighe Barry avrebbero ricevuto dal viceministro degli Esteri di Hamas Ahmed Yousef una lettera indirizzata al presidente Obama, poi consegnata all\u2019ambasciata americana al Cairo. Nel 2012 una \u201cdelegazione di emergenza\u201d a Gaza avrebbe incontrato Ismail Haniyeh, allora primo ministro di Hamas. Nel 2014 Benjamin avrebbe partecipato a Teheran a una conferenza della New Horizon Organization, poi designata nel 2019 dal Tesoro americano come piattaforma di reclutamento dell\u2019intelligence delle Guardie rivoluzionarie iraniane. Nello stesso anno, Benjamin avrebbe guidato una delegazione di 28 persone a Teheran, con un incontro privato di 90 minuti con Zarif. \u00c8 bene distinguere: incontrare interlocutori controversi pu\u00f2 rientrare nell\u2019attivismo, nella diplomazia parallela, perfino nel giornalismo. Ma quando gli interlocutori sono Hamas, Teheran e ambienti poi sanzionati dagli Stati Uniti, la linea tra attivismo e influenza politica diventa sottile. E il sospetto, per quanto ancora da verificare, diventa politicamente esplosivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Cuba, l\u2019ex spia e l\u2019Icap<\/p>\n\n\n\n<p>Il capitolo cubano aggiunge un altro elemento. Le operazioni di CodePink sarebbero state coordinate con l\u2019Icap, guidato dal 2017 da Fernando Gonz\u00e1lez Llort, noto alle autorit\u00e0 americane come Rub\u00e9n Campa. Gonz\u00e1lez Llort era stato membro della \u201cRed Avispa\u201d, rete di spionaggio cubana attiva nel sud della Florida, ed era stato condannato negli Stati Uniti per aver operato come agente non registrato del governo cubano. Ha scontato oltre 15 anni di carcere. Il convoglio del marzo 2026 \u2014 quello a cui hanno preso parte anche Salis, Lucano e Thunberg \u2014 sarebbe stato ricevuto proprio nella sede dell\u2019Icap. La contea di Miami-Dade avrebbe poi condannato all\u2019unanimit\u00e0 CodePink e il convoglio, richiamando il coordinamento con entit\u00e0 governative cubane. Anche qui, nessuna scorciatoia: partecipare a un viaggio non significa condividere ogni legame degli organizzatori. Ma un eletto europeo dovrebbe forse chiedersi chi organizza, chi ospita, chi finanzia e chi capitalizza politicamente certe iniziative.<\/p>\n\n\n\n<p>I soldi verso CodePink e la pista Samidoun<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo il dossier, Arc of Justice avrebbe erogato almeno 1.708.200 dollari a CodePink tra il 2016 e il 2022. Altri fondi sarebbero finiti all\u2019Alliance for Global Justice e al National Iranian American Council. Il punto pi\u00f9 sensibile riguarda Afgj, che avrebbe agito come sponsor fiscale di Samidoun fino alla designazione dell\u2019ottobre 2024, quando Samidoun \u00e8 stata classificata come paravento per la raccolta fondi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, organizzazione designata come terroristica sia dagli Stati Uniti sia dall\u2019Unione Europea. Quanto al Niac, il dossier ricorda una richiesta di indagine Fara presentata nel 2020 da tre senatori repubblicani per presunta attivit\u00e0 di advocacy non dichiarata a favore del regime iraniano. Una richiesta politica non \u00e8 una prova, ma segnala che il tema non nasce oggi. C\u2019\u00e8 poi il nome di Neville Roy Singham, finanziatore con legami documentati con il Partito Comunista Cinese, che secondo una lettera del senatore Tom Cotton del novembre 2025 avrebbe contribuito per oltre 1,4 milioni di dollari a CodePink dal 2017. La moglie di Singham, Jodie Evans, \u00e8 co-fondatrice di CodePink.<\/p>\n\n\n\n<p>Le possibili violazioni<\/p>\n\n\n\n<p>Il Ncri indica quattro fronti legali. Il primo riguarderebbe la legge della Florida sulle organizzazioni benefiche: chi raccoglie fondi nello Stato dovrebbe registrarsi. Il secondo sarebbe il SB 700, entrato in vigore il 1\u00b0 luglio 2025, che vieta alle charity di accettare contributi da fonti straniere considerate rischiose per gli Stati Uniti. Il terzo riguarda il fisco federale: il mancato deposito delle dichiarazioni annuali per tre anni consecutivi pu\u00f2 portare alla perdita automatica dello status non profit. Il quarto, il pi\u00f9 serio, \u00e8 il Fara, la legge che impone la registrazione a chi agisce negli Stati Uniti per conto di soggetti stranieri. Il dossier non sostiene esplicitamente che Benjamin sia un\u2019agente straniera. Sostiene per\u00f2 che il quadro \u2014 telefonate con media iraniani sanzionati, incontri con figure del regime, finanziamenti a soggetti collegati a reti poi sanzionate, attivit\u00e0 con Cuba \u2014 giustificherebbe un\u2019indagine formale. Ed \u00e8 forse questo il punto: non siamo davanti a una sentenza, ma a una domanda. Una domanda semplice, quasi brutale: dove finisce l\u2019attivismo e dove comincia l\u2019influenza straniera? Per rispondere non servono slogan. Servono carte, registri, verifiche, audizioni, autorit\u00e0 competenti. Ma una cosa si pu\u00f2 dire gi\u00e0 ora con prudenza: se anche solo una parte del dossier fosse confermata, il mondo dorato dell\u2019attivismo progressista internazionale avrebbe qualche spiegazione da dare. E non basterebbe cavarsela con la solita formula: \u201c\u00c8 solo solidariet\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Franco Lodige<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sia chiaro: siamo davanti a un report, non a una condanna. A ricostruzioni, documenti, incroci, telefonate, flussi di denaro, incontri politici. Tutto materiale che, se confermato dalle autorit\u00e0 competenti, potrebbe aprire un caso serio. 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