{"id":1000031689,"date":"2026-05-29T07:04:23","date_gmt":"2026-05-29T10:04:23","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031689"},"modified":"2026-05-29T07:04:24","modified_gmt":"2026-05-29T10:04:24","slug":"il-pd-vince-solo-senza-il-pd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031689","title":{"rendered":"Il Pd vince solo\u2026 senza il Pd"},"content":{"rendered":"\n<p>Il paradosso del Partito Democratico \u00e8 ormai compiuto: il PD vince solo quando riesce a nascondere s\u00e9 stesso. Una strategia geniale, quasi avanguardistica. Altro che campo largo: il vero segreto elettorale sembra essere il campo neutro, possibilmente senza simbolo, senza bandiera e magari senza nemmeno nominare il partito ad alta voce. A leggere i risultati delle ultime amministrative, viene da pensare che dalle parti del Nazareno abbiano finalmente trovato la formula magica: togliere il logo e sperare che gli elettori non se ne accorgano. E in effetti funziona. A Salerno vince il candidato dell\u2019area progressista, l\u2019ex governatore Vincenzo De Luca, ma senza il simbolo del PD. A Enna stessa storia: Mirello Crisafulli trionfa, mentre il simbolo del partito resta prudentemente in cantina. Una specie di superstizione politica: \u201cnon tirate fuori il logo, porta male\u201d. Nel frattempo, dove invece il Pd si presenta orgogliosamente con il proprio marchio, arrivano le mazzate. Reggio Calabria, governata dalla sinistra per dodici anni consecutivi, cade come un fortino dimenticato. Venezia, che la segretaria nazionale aveva trasformato in una battaglia simbolica contro il centrodestra, finisce con una sconfitta ancora pi\u00f9 clamorosa perch\u00e9 maturata partendo da una posizione di vantaggio. Insomma: quando il PD ci mette la faccia, gli elettori sembrano cambiare marciapiede. \u00c8 un fenomeno politico affascinante: un partito che, per vincere, deve ricorrere all\u2019incognito. Una forza politica che ottiene risultati solo quando i candidati si presentano come quei prodotti \u201csenza marca\u201d del supermercato: stesso contenuto, ma packaging anonimo per non spaventare il consumatore. E allora viene il dubbio: il problema del Pd non sono gli alleati, il programma o la leadership. Il problema \u00e8 il Pd stesso. Un\u2019autocritica brutale, ma supportata dai fatti. Per anni i dirigenti democratici hanno spiegato ogni sconfitta con l\u2019astensionismo, la comunicazione sbagliata, il populismo, i social, il meteo, Mercurio retrogrado. Ora per\u00f2 emerge una spiegazione molto pi\u00f9 semplice: appena compare il simbolo, gli elettori scappano. Cos\u00ec il partito che un tempo voleva rappresentare l\u2019identit\u00e0 del centrosinistra oggi sembra vivere una crisi d\u2019identit\u00e0 talmente profonda da diventare elettoralmente tossico perfino per i propri candidati. Tant\u2019\u00e8 che i ras locali pi\u00f9 accorti hanno capito il trucco: meglio correre da civici, autonomi, territoriali, indipendenti. Tradotto: \u201csiamo del PD, ma non ditelo troppo in giro\u201d. Il risultato \u00e8 tragicomico. I dirigenti nazionali rivendicano vittorie che arrivano solo quando il partito viene accuratamente mimetizzato. \u00c8 un po\u2019 come se una squadra di calcio festeggiasse il trionfo nelle partite in cui non \u00e8 scesa in campo. A questo punto manca solo il passo finale: il rebranding definitivo. Non pi\u00f9 Partito Democratico, ma \u201cCandidati Vari ed Eventuali\u201d. Senza simbolo, senza sigla, senza tracce. E magari, chiss\u00e0, con qualche possibilit\u00e0 in pi\u00f9 di vincere davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>Salvatore Di Bartolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il paradosso del Partito Democratico \u00e8 ormai compiuto: il PD vince solo quando riesce a nascondere s\u00e9 stesso. Una strategia geniale, quasi avanguardistica. Altro che campo largo: il vero segreto elettorale sembra essere il campo neutro, possibilmente senza simbolo, senza bandiera e magari senza nemmeno nominare il partito ad alta voce. 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