{"id":1000031575,"date":"2026-05-23T22:28:37","date_gmt":"2026-05-24T01:28:37","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031575"},"modified":"2026-05-23T22:28:39","modified_gmt":"2026-05-24T01:28:39","slug":"il-mondo-va-a-rotoli-lue-non-cambia-fa-la-maestrina-green","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031575","title":{"rendered":"Il mondo va a rotoli? L\u2019Ue non cambia: fa la maestrina green"},"content":{"rendered":"\n<p>C\u2019\u00e8 un modo tutto europeo di affrontare le crisi: parlarne moltissimo, reagire pochissimo e, soprattutto, non perdere mai l\u2019occasione per infilare il Green Deal anche dove servirebbe semplicemente buon senso. La nuova tensione energetica legata alla crisi mediorientale rischia di colpire famiglie e imprese Ue e l\u2019Italia chiede flessibilit\u00e0. Non per fare festa con i conti pubblici, ma per evitare che un altro shock sui prezzi dell\u2019energia si trasformi nell\u2019ennesima botta alla nostra economia. E Bruxelles che cosa risponde? Flessibilit\u00e0 s\u00ec, forse, ma solo se serve a fare pi\u00f9 green.<\/p>\n\n\n\n<p>Valdis Dombrovskis, commissario europeo all\u2019Economia, lo ha spiegato con il solito linguaggio ovattato da Eurogruppo. Tra i membri dell\u2019Eurozona, \u201cl\u2019Italia \u00e8 il Paese che chiede con maggiore costanza maggiore flessibilit\u00e0\u201d, ma nell\u2019Eurogruppo ci sarebbe un \u201clargo accordo\u201d sulla necessit\u00e0 di non attuare politiche di stimolo dell\u2019economia \u201cad ampio raggio\u201d. Insomma: capiamo il problema, ma non aspettatevi una vera risposta. Il punto arriva subito dopo. Dombrovskis dice che \u201cci sono stati anche altri Paesi\u201d a chiedere margini simili e che si valutano varie \u201copzioni\u201d, comprese le \u201cflessibilit\u00e0\u201d gi\u00e0 esistenti. Poi per\u00f2 chiarisce la linea: la questione \u201c\u00e8 stata sollevata in contesti diversi, ma in linea di massima sembra esserci un accordo sulla necessit\u00e0 di una risposta di politica fiscale mirata, senza ricorrere a stimoli fiscali generalizzati, senza sostenere o aumentare la domanda di combustibili fossili, e tenendo quindi conto anche dello spazio fiscale limitato di cui disponiamo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco il cuore della faccenda. L\u2019Europa non si chiede anzitutto come proteggere imprese e famiglie da un possibile nuovo caro energia. Si chiede come farlo senza disturbare la liturgia verde. Il problema non \u00e8 pi\u00f9 lo shock, non sono i costi di produzione, non \u00e8 la perdita di competitivit\u00e0, non \u00e8 il potere d\u2019acquisto. Il problema diventa non \u201csostenere la domanda di combustibili fossili\u201d. Dombrovskis insiste: \u201cIn questa fase ci\u00f2 che riteniamo necessario come risposta alla crisi \u00e8 una risposta mirata, quindi non un ampio stimolo fiscale o economico, e pensiamo che ci\u00f2 sia fattibile nell\u2019ambito degli strumenti di finanziamento esistenti\u201d. Tradotto: niente interventi robusti, niente sostegni larghi, niente vera flessibilit\u00e0. Solo misure selettive, dentro i confini gi\u00e0 fissati, possibilmente compatibili con l\u2019agenda green. \u00c8 abbastanza incredibile. Perch\u00e9 una crisi energetica non aspetta i tempi della burocrazia europea. Colpisce subito le bollette, i prezzi, i margini delle imprese, la produzione industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Bruxelles ricorda di avere \u201cgi\u00e0 aggiunto i capitoli di Repower Eu ai nostri piani di ripresa e resilienza per affrontare proprio le questioni energetiche, e molti di questi piani o progetti di investimento devono ancora essere attuati. Lo stiamo facendo proprio ora\u201d. Benissimo. Ma Repower Eu e Pnrr non sono un estintore immediato. Sono strumenti programmati, vincolati, spesso lenti. Utili, forse, per investimenti di lungo periodo. Non necessariamente per evitare che un aumento dei prezzi dell\u2019energia si scarichi domani mattina su famiglie e aziende. E infatti Dombrovskis aggiunge: \u201cNella fase finale dei meccanismi di ripresa e resilienza risorse sostanziali affluiranno verso gli Stati membri e, analogamente, siamo ora nella fase del quadro finanziario pluriennale in cui l\u2019assorbimento della coesione sta riprendendo, fornendo risorse sostanziali agli Stati membri. Riteniamo quindi possibile, almeno nella fase attuale, affrontare la questione con gli strumenti di finanziamento esistenti\u201d. \u00c8 la classica risposta europea: ci sono fondi, procedure, capitoli, programmi. Ma la domanda resta: se arriva uno shock energetico, gli Stati possono reagire davvero o devono chiedere il permesso alla religione verde?<\/p>\n\n\n\n<p>Qui non si tratta di negare la transizione energetica. Si tratta di capire che nessuna transizione regge se nel frattempo si indeboliscono industria, consumi e coesione sociale. Senza crescita e senza imprese, il Green Deal diventa un esercizio di propaganda. Eppure la Commissione continua a comportarsi come se la realt\u00e0 dovesse adattarsi ai suoi piani, non il contrario. Le clausole di flessibilit\u00e0 dovrebbero servire proprio a questo: permettere agli Stati di reagire agli shock straordinari. Se per\u00f2 Bruxelles le interpreta in modo restrittivo, condizionato e ideologico, allora non sono pi\u00f9 flessibilit\u00e0. Sono un recinto. E dentro quel recinto si pu\u00f2 fare qualcosa solo se non aumenta la domanda di fossili, solo se non sembra uno stimolo troppo ampio, solo se non contraddice la traiettoria verde gi\u00e0 scritta<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato \u00e8 paradossale. L\u2019Unione europea si scopre tragicamente incapace di reagire alla crisi, ma abilissima nel trasformare ogni crisi in un\u2019altra occasione per fare pi\u00f9 green. Blatera di flessibilit\u00e0, ma appena la flessibilit\u00e0 serve davvero la svuota di senso. E alla fine il conto non lo pagano i commissari. Lo pagano le famiglie con bollette pi\u00f9 pesanti, le imprese con margini pi\u00f9 stretti, l\u2019industria europea con meno competitivit\u00e0. Bruxelles continua a parlare di futuro, ma sembra non accorgersi del presente. Ed \u00e8 questo il punto pi\u00f9 incredibile: davanti a una crisi concreta, l\u2019Ue non reagisce. Predica.<\/p>\n\n\n\n<p>Franco Lodige<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un modo tutto europeo di affrontare le crisi: parlarne moltissimo, reagire pochissimo e, soprattutto, non perdere mai l\u2019occasione per infilare il Green Deal anche dove servirebbe semplicemente buon senso. La nuova tensione energetica legata alla crisi mediorientale rischia di colpire famiglie e imprese Ue e l\u2019Italia chiede flessibilit\u00e0. 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