{"id":1000031361,"date":"2026-05-19T20:37:39","date_gmt":"2026-05-19T23:37:39","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031361"},"modified":"2026-05-19T20:37:41","modified_gmt":"2026-05-19T23:37:41","slug":"giro-ditalia-le-due-armi-invisibili-che-stanno-rivoluzionando-la-cronometro-e-che-arrivano-dallo-spazio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031361","title":{"rendered":"Giro d&#8217;Italia: le due \u00abarmi invisibili\u00bb che stanno rivoluzionando la cronometro (e che arrivano dallo spazio)"},"content":{"rendered":"\n<p>Ormai da anni al Giro d&#8217;Italia le tappe a cronometro non si vincono pi\u00f9 solo con le gambe o con i telai in carbonio ultraleggeri. In una frazione pianeggiante e velocissima come la Viareggio-Massa, dove i ciclisti sfiorano medie monstre di 55 km\/h, la fisica applicata gioca ormai un ruolo decisivo. Oggi i team pi\u00f9 avanzati del World Tour (il circuito che include le squadre migliori del mondo) nascondono, talvolta letteralmente!, vere tecnologie derivate dall&#8217;ingegneria aerospaziale progettate con un unico scopo: ridurre al minimo la resistenza dell&#8217;aria e l&#8217;attrito con l&#8217;asfalto.<\/p>\n\n\n\n<p>La \u00abfirma aerodinamica\u00bb misurata dai sensori derivati dall&#8217;aeronautica<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si pedala a cinquanta all&#8217;ora il nemico supremo \u00e8 l&#8217;aria: fino all&#8217;80-90% dello sforzo di un ciclista pu\u00f2 servire solo a vincere la resistenza aerodinamica. Gli ingegneri quantificano questo ostacolo con una sigla: CdA (il coefficiente di resistenza aerodinamica moltiplicato per l&#8217;area frontale). Pi\u00f9 il CdA \u00e8 basso, pi\u00f9 il ciclista riesce a \u00abtagliare\u00bb efficacemente l&#8217;aria. Fino a ieri la posizione perfetta si cercava soprattutto nelle costose sessioni in galleria del vento. Oggi parte di quel lavoro si \u00e8 spostata direttamente sulla bicicletta. Durante le prove a cronometro (e negli allenamenti su questo tipo di gara) sul manubrio di molti campioni sono montati micro-sensori aerodinamici che sfruttano principi simili a quelli dei tubi di Pitot, gli strumenti utilizzati sugli aerei per misurare la velocit\u00e0 e le pressioni del flusso d&#8217;aria. Questi sensori sono tubicini (vedi foto sopra) che registrano pressione, direzione del vento e densit\u00e0 dell&#8217;aria, incrociando i dati con la potenza espressa dal ciclista. Il risultato \u00e8 un insieme di dati molto accurati che consente ai tecnici di valutare come piccoli cambiamenti nella posizione di testa, spalle o braccia influenzino l'\u00bbefficienza aerodinamica\u00bb del corridore. In molti casi, queste informazioni vengono poi utilizzate per affinare assetto e postura nelle fasi successive della preparazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Dai rover marziani all&#8217;asfalto: i polimeri a cristalli liquidi<\/p>\n\n\n\n<p>Se l&#8217;aerodinamica combatte con l&#8217;aria, c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra battaglia silenziosa che si consuma nei pochi millimetri di gomma che toccano l&#8217;asfalto. Nelle cronometro moderne, i vecchi copertoni hanno lasciato spazio a sistemi tubeless che sfruttano materiali avanzati sviluppati per ridurre la resistenza al rotolamento senza compromettere l&#8217;affidabilit\u00e0. La novit\u00e0 chimica si chiama Vectran, un filato di polimeri a cristalli liquidi spun-melt (fusi e filati). Si tratta di una fibra sintetica originariamente sviluppata dall&#8217;industria aerospaziale: \u00e8, per dire, lo stesso materiale utilizzato dalla NASA nei sistemi di airbag che hanno protetto l&#8217;atterraggio dei rover Spirit e Opportunity su Marte. Inserito nella struttura protettiva degli pneumatici da crono, il Vectran combina altissima resistenza meccanica e peso ridottissimo. Questo permette ai produttori di realizzare gomme pi\u00f9 sottili e flessibili, riducendo l&#8217;isteresi dello pneumatico, cio\u00e8 l&#8217;energia dissipata sotto forma di calore quando la gomma si deforma sull&#8217;asfalto. In pratica, diminuisce la resistenza al rotolamento senza sacrificare la protezione contro forature e detriti.<\/p>\n\n\n\n<p>Roberto Graziosi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ormai da anni al Giro d&#8217;Italia le tappe a cronometro non si vincono pi\u00f9 solo con le gambe o con i telai in carbonio ultraleggeri. In una frazione pianeggiante e velocissima come la Viareggio-Massa, dove i ciclisti sfiorano medie monstre di 55 km\/h, la fisica applicata gioca ormai un ruolo decisivo. 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