{"id":1000031300,"date":"2026-05-18T14:48:58","date_gmt":"2026-05-18T17:48:58","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031300"},"modified":"2026-05-18T14:49:00","modified_gmt":"2026-05-18T17:49:00","slug":"trump-xi-leuropa-resta-a-guardare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031300","title":{"rendered":"Trump-Xi, l\u2019Europa resta a guardare"},"content":{"rendered":"\n<p>Finito il summit di Pechino, \u00e8 scattato il rito e Il dibattito si \u00e8 appiattito su un registro calcistico, come se Trump e Xi si fossero sfidati in una finale di Coppa del Mondo. I commentatori si sono divisi con proterva indifferenza per i fatti, che raccontano una storia pi\u00f9 sobria, quella di un pareggio strutturale e inevitabile. Chi si ferma alla forma, alle strette di mano, ai toni melliflui delle dichiarazioni congiunte, pu\u00f2 pensarla altrimenti, ma la sostanza \u00e8 altrove, e non potrebbe essere altrimenti. Usa e Cina da sole generano quasi la met\u00e0 dell\u2019economia globale nominale, con gli Stati Uniti che contribuiscono per circa il 27% e la Cina per il 17% del PIL mondiale. Il summit arriva dopo un conflitto commerciale parossistico: dazi americani fino al 145%, embargo cinese sulle terre rare, in una escalation simmetrica e autolesionista. L\u2019accordo di Ginevra di maggio 2025 aveva aperto una tregua da 90 giorni. Poi Busan, poi la Corte Suprema Usa ha dichiarato incostituzionale parte dei dazi IEEPA, limandoli al 29,7%. Al tavolo siedono anche i vertici delle maggiori corporations americane: Tesla, Apple, BlackRock. La loro presenza \u00e8 il segnale pi\u00f9 eloquente che nessuna retorica protezionistica ha reciso i fili che tengono insieme le due economie. La chiave analitica \u00e8 l\u2019interdipendenza strutturale. La Cina ha bisogno del mercato americano, del dollaro come lubrificante degli scambi, della libert\u00e0 di navigazione. L\u2019America dipende dalle terre rare cinesi, dai microchip taiwanesi, dalla catena manifatturiera che Pechino controlla. Quando Trump tassa al 145%, Xi risponde con l\u2019embargo sulle terre rare. Entrambi si fanno del male. Tertium non datur.<\/p>\n\n\n\n<p>HORMUZ<\/p>\n\n\n\n<p>Punto cogente di convergenza: lo Stretto deve restare aperto. Xi ha dichiarato interesse ad acquistare pi\u00f9 petrolio americano per ridurre la dipendenza dalla rotta. La Cina paga un prezzo esiziale ogni volta che i passaggi energetici si chiudono. L\u2019Iran \u00e8 un problema condiviso: n\u00e9 Washington n\u00e9 Pechino possono permettersi un Golfo Persico imprevedibile.<\/p>\n\n\n\n<p>TAIWAN<\/p>\n\n\n\n<p>Qui le retoriche si separano. Xi ha avvertito: \u201cConflitti se il tema fosse mal gestito.\u201d \u00c8 la linea rossa su cui nessun leader cinese pu\u00f2 tergiversare senza perdere legittimit\u00e0 interna. Trump l\u2019ha lasciata nel verbale senza raccoglierla. Pragmatismo o acquiescenza? La distinzione \u00e8 dirimente ma (per ora) non chiarita.<\/p>\n\n\n\n<p>LE CREPE INTERNE<\/p>\n\n\n\n<p>La superficie levigata di Pechino occulta fratture serie: disoccupazione giovanile oltre il 20%, crollo immobiliare, decapitazioni ai vertici militari ben oltre le mitiche purghe di Mao. Le debolezze americane sono esibite nella trasparenza un po\u2019 caotica tipica delle democrazie. Quelle cinesi, invece, vengono censurate, sottratte sistematicamente. L\u2019attivo commerciale da 1.200 miliardi \u00e8 il tallone d\u2019Achille della \u201cFabbrica del mondo\u201d: se i mercati si contraggono, la fabbrica rallenta e soffre prima (e pi\u00f9) di chiunque, nella catena del valore.<\/p>\n\n\n\n<p>I RISULTATI DI TRUMP<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano dei risultati Trump porta a casa qualcosa. La Cina ha acquistato 200 aerei Boeing, primo ordine di jet commerciali americani dai tempi di Obama. Pechino si \u00e8 impegnata su acquisti agricoli ed energetici nei prossimi tre anni: soia, petrolio, gas naturale liquefatto. Sul dossier Iran la convergenza \u00e8 significativa: entrambe le parti concordano che Hormuz deve restare aperto e che Teheran non potr\u00e0 mai dotarsi di armi nucleari. Infine, Xi ha accettato l\u2019invito alla Casa Bianca per il 24 settembre, ovvero un segnale di stabilizzazione del canale diplomatico che un anno fa sembrava impensabile.<\/p>\n\n\n\n<p>IL VERDETTO DEI MERCATI<\/p>\n\n\n\n<p>Wall Street in rosso, borse europee in netto calo. I \u201cfantastici accordi commerciali\u201d rivendicati da Trump sull\u2019Air Force One sono in realt\u00e0 poca cosa rispetto alle attese. Lo stesso Trump ha ammesso che di dazi \u201cnon abbiamo parlato\u201d: la proroga della tregua oltre novembre resta in standby. Andrew Gilholm di Control Risks ha cos\u00ec sintetizzato: \u201cLa Cina gestisce gli Stati Uniti pi\u00f9 con la deterrenza che con le concessioni\u201d \u00c8 la descrizione di un rapporto di forza che il summit ha reso visibile a chiunque guardasse oltre le strette di mano.Permane a valle di questo Summit, la sensazione di essere al cospetto di una diarchia instabile tra due superpotenze esposte, condannate a compromessi continui, ciascuna ossessionata dall\u2019altra. Attorno a questo asse l\u2019Europa, che avrebbe titolo per sedersi al tavolo con il 23% di PIL, contempla la scena con la consueta, elegante impotenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Giulio Galetti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finito il summit di Pechino, \u00e8 scattato il rito e Il dibattito si \u00e8 appiattito su un registro calcistico, come se Trump e Xi si fossero sfidati in una finale di Coppa del Mondo. 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