{"id":1000031291,"date":"2026-05-18T14:46:07","date_gmt":"2026-05-18T17:46:07","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031291"},"modified":"2026-05-18T14:46:08","modified_gmt":"2026-05-18T17:46:08","slug":"terapia-genica-il-caso-del-tumore-cerebrale-risolto-cosa-abbiamo-imparato-sulla-sicurezza-delle-cure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031291","title":{"rendered":"Terapia genica, il caso del tumore cerebrale risolto: cosa abbiamo imparato sulla sicurezza delle cure"},"content":{"rendered":"\n<p>Un caso clinico appena descritto su una rivista scientifica \u00e8 un invito, per chi si occupa di terapia genica, a mantenere attivo il monitoraggio dei pazienti sottoposti a questo tipo di cure per anni, dopo la prima infusione. Per la prima volta, infatti, \u00e8 stato segnalato un caso di cancro associato a un virus comunemente usato per la terapia genica in vivo, cio\u00e8 una terapia che prevede di fornire, direttamente nell&#8217;organismo del paziente, un gene terapeutico, in sostituzione di quello difettoso. Studi di questo tipo vanno interpretati con attenzione. La terapia genica \u00e8 &#8211; per usare un&#8217;espressione di AIRC &#8211; \u00abuna delle frontiere pi\u00f9 promettenti della medicina moderna\u00bb, perch\u00e9 permette di correggere i difetti genetici alla base di malattie genetiche rare e incurabili. L&#8217;episodio, presentato al congresso annuale dell&#8217;American Society of Gene &amp; Cell Therapy, \u00e8 dunque da leggere come un invito a una forma di tutela in pi\u00f9 dei pazienti che vi si sottopongono, che andranno monitorati per molti anni dopo il trattamento. Come dire, i rischi sono presenti ma &#8211; spiegano gli autori &#8211; restano rari.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla cura della sindrome di Hurler a un imprevisto rimosso con successo<\/p>\n\n\n\n<p>Il bambino aveva ricevuto la terapia genica sperimentale per curare la sindrome di Hurler, una malattia genetica rara che interessa i lisosomi,&nbsp;&nbsp;organelli cellulari. Questa patologia comporta la mancanza di un enzima, l&#8217;alfa-L-iduronidasi, che degrada un tipo di zuccheri, che finiscono quindi per accumularsi nelle cellule di tutto il corpo a danno di molti organi (cuore, cervello, scheletro). La terapia genica, effettuata quando il bambino aveva 13 mesi, comport\u00f2 l&#8217;infusione, nella parte posteriore del cranio, di miliardi di copie di vettori virali adeno-associati (AAV), virus innocui usati per trasportare, nelle cellule del paziente, una copia del gene che codifica per l&#8217;enzima mancante. La terapia ha funzionato e il bambino ha avuto uno sviluppo cognitivo regolare. All&#8217;et\u00e0 di 5 anni per\u00f2 una TAC ha evidenziato la presenza di un tumore cerebrale, che \u00e8 poi stato totalmente rimosso. L&#8217;azienda che stava conducendo la sperimentazione, la Regenexbio, ha comunicato il fatto alla FDA, l&#8217;ente che vigila sulla sicurezza dei farmaci negli Stati Uniti, a gennaio e il trial \u00e8 stato sospeso. Il bambino ora sta bene e ha uno sviluppo cognitivo normale per la sua et\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 il virus \u00abtrasportatore\u00bb ha agito in modo insolito: i fattori chiave<\/p>\n\n\n\n<p>Gli scienziati che hanno effettuato analisi di laboratorio sul tumore rimosso hanno ora pubblicato le loro conclusioni sul New England Journal of Medicine: a causare il tumore sarebbe stato proprio il vettore virale, che si \u00e8 inserito nel DNA in posizione errata e che avrebbe attivato un gene oncogeno, noto cio\u00e8 per favorire lo sviluppo di tumori se mutato. Di solito i virus adeno-associati impiegati per la terapia genica in vivo, quella effettuata direttamente nel corpo dei pazienti, non si integrano nel genoma delle cellule dell&#8217;ospite e non pregiudicano l&#8217;integrit\u00e0 dei cromosomi. Sono, per questo, considerati pi\u00f9 sicuri, perch\u00e9 il rischio di attivare geni oncogeni \u00e8 estremamente basso.&nbsp;&nbsp;Nel caso descritto, qualcosa con il virus navetta \u00e8 andato storto, per un insieme di fattori. Il vettore virale specifico aveva affinit\u00e0 con le cellule che rivestono i ventricoli cerebrali (le 4 cavit\u00e0 comunicanti nel cervello che producono il liquor, il liquido che lo irrora), e l\u00ec infatti si \u00e8 sviluppato il tumore. Il sistema immunitario del paziente era indebolito da un precedente trapianto di midollo e non \u00e8 riuscito a rimuovere le cellule \u00abimpazzite\u00bb sul nascere. Essendo il bambino molto giovane, le cellule colpite si stavano ancora dividendo a ritmi serrati.<\/p>\n\n\n\n<p>Protocolli pi\u00f9 severi e monitoraggio: cos\u00ec la terapia genica diventa ancora pi\u00f9 sicura<\/p>\n\n\n\n<p>Il rischio di cancro come effetto collaterale della terapia genica \u00e8 noto ai pazienti e ai loro familiari. La sindrome di Hurler avrebbe condotto a danni cognitivi ugualmente, se non curata. Tuttavia, il caso clinico servir\u00e0 da monito a chi segue i pazienti sottoposti a terapia genica, anche gi\u00e0 approvata e non solo in forma sperimentale: \u00e8 importante seguire clinicamente queste persone per molti anni, indagando sull&#8217;eventuale insorgenza di vari tipi di tumori. Anche tumori solidi, e non solo i tumori del sangue come le leucemie, quelli che storicamente erano stati pi\u00f9 spesso indicati come possibile rischio della terapia genica.<\/p>\n\n\n\n<p>Elisabetta Intini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un caso clinico appena descritto su una rivista scientifica \u00e8 un invito, per chi si occupa di terapia genica, a mantenere attivo il monitoraggio dei pazienti sottoposti a questo tipo di cure per anni, dopo la prima infusione. 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