{"id":1000031245,"date":"2026-05-16T11:25:16","date_gmt":"2026-05-16T14:25:16","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031245"},"modified":"2026-05-16T11:25:17","modified_gmt":"2026-05-16T14:25:17","slug":"applausoni-a-mario-draghi-ma-fino-a-ieri-dovera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031245","title":{"rendered":"Applausoni a Mario Draghi. Ma fino a ieri dov\u2019era?"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00c8 quasi teatrale, forse persino involontariamente comico, vedere Mario Draghi salire sul palco di Aquisgrana, ricevere il Premio Carlo Magno e spiegare all\u2019Europa che l\u2019Europa non funziona. Lo scenario era perfetto: il municipio neogotico, la citt\u00e0 di Carlo Magno, l\u2019Ascensione, la liturgia europeista, il gotha continentale seduto in platea.&nbsp;Ursula von der Leyen, Friedrich Merz, Kyriakos Mitsotakis, Christine Lagarde.&nbsp;Tutti l\u00ec ad applaudire il Professore, l\u2019uomo che pi\u00f9 di molti altri incarna l\u2019establishment europeo degli ultimi vent\u2019anni. E Draghi, da par suo, non si \u00e8 limitato al compitino. Ha consegnato una diagnosi brutale: l\u2019Europa \u00e8 fragile, dipendente, lenta, arretrata sul piano tecnologico, esposta alla domanda estera, incapace di decidere. Soprattutto, \u00e8 sola. \u201cPer la prima volta a memoria d\u2019uomo siamo davvero soli, insieme\u201d, ha detto l\u2019ex presidente della Bce. La frase funziona. \u00c8 potente, elegante, drammatica quanto basta. Per\u00f2 apre una domanda che a Bruxelles preferiscono non farsi mai: ma questa Europa sola, sguarnita, indecisa, incapace di proteggersi, chi l\u2019ha fatta cos\u00ec? No. \u00c8 stata quella classe dirigente che per anni ha governato le istituzioni europee, le banche centrali, i governi nazionali e le grandi scelte economiche del continente. E Draghi non \u00e8 un passante. Non \u00e8 un commentatore arrivato ieri dalla provincia a scoprire che il mercato unico \u00e8 incompleto e che l\u2019Europa sulla difesa conta poco. \u00c8 stato presidente della Banca centrale europea per otto anni. \u00c8 stato premier dell\u2019Italia, uno degli Stati fondatori dell\u2019Ue. \u00c8 stato ed \u00e8 ancora una delle figure pi\u00f9 ascoltate del circuito comunitario. Dunque quando spiega che l\u2019architettura europea \u00e8 imperfetta una piccola nota a margine sarebbe utile: quell\u2019architettura non l\u2019ha osservata da lontano, ne ha abitato le stanze migliori. Il punto centrale del discorso \u00e8 stato il rapporto con gli Stati Uniti. Secondo Draghi, l\u2019America di prima non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Washington \u00e8 meno affidabile, pi\u00f9 muscolare, pi\u00f9 interessata ai propri affari. \u201cIl partner da cui ancora dipendiamo \u00e8 diventato pi\u00f9 conflittuale e imprevedibile. L\u2019Europa ha cercato la negoziazione e il compromesso. Per lo pi\u00f9 non ha funzionato. Per ora, l\u2019Europa ha bisogno della capacit\u00e0 di rispondere in modo pi\u00f9 assertivo per riportare la partnership su basi pi\u00f9 eque\u201d. Tradotto dal linguaggio felpato dei consessi europei: abbiamo passato anni a raccontarci che bastassero regole, tavoli, compromessi, comunicati finali e conferenze stampa. Poi ci siamo accorti che il mondo, fuori dal perimetro di Bruxelles, ragiona anche in termini di forza, energia, tecnologia, sicurezza, industria, catene di approvvigionamento. Insomma: tutto ci\u00f2 che l\u2019Europa ha spesso trattato come un dettaglio tecnico o, peggio, come una materia da sacrificare sull\u2019altare della virt\u00f9 regolatoria. Draghi ha bocciato anche la strategia della diversificazione commerciale, tanto cara alla Commissione e alla Germania. Non basta, dice. Se va bene, porter\u00e0 appena uno 0,5% di Pil in pi\u00f9. E soprattutto \u201cse l\u2019apertura rimane la nostra unica risposta \u2013 ha rimarcato \u2013 diventa l\u2019assenza di una decisione\u201d. Qui il ragionamento \u00e8 anche condivisibile. L\u2019apertura dei mercati non pu\u00f2 diventare una religione se gli altri giocano con sussidi, dazi, materie prime, tecnologia e potenza militare. Ma anche qui il dubbio resta: chi ha venduto per anni agli europei l\u2019idea che bastasse essere il continente delle regole, della concorrenza perfetta e della moral suasion? Chi ha lasciato che la politica industriale diventasse quasi una parolaccia, mentre Stati Uniti e Cina costruivano campioni nazionali e filiere strategiche? La ricetta di Draghi \u00e8 nota: pi\u00f9 mercato unico, pi\u00f9 politica industriale, pi\u00f9 difesa comune, pi\u00f9 decisioni europee, meno unanimit\u00e0, pi\u00f9 debito comune. Soprattutto su energia e difesa, l\u2019ex premier apre a una nuova stagione di indebitamento europeo: \u201cLaddove ci troviamo di fronte a sfide veramente comuni, come l\u2019energia e la difesa \u2013 ha sottolineato \u2013 dovremmo rimanere aperti a un indebitamento europeo comune\u201d. Ed eccoci al cuore politico della questione. Ogni volta che l\u2019Europa fallisce, la soluzione proposta \u00e8 sempre pi\u00f9 Europa. L\u2019Europa non decide? Togliamo potere di veto agli Stati. L\u2019Europa \u00e8 debole? Facciamo debito comune. L\u2019Europa non ha una difesa? Costruiamo una struttura parallela, o complementare, alla Nato. L\u2019Europa \u00e8 lenta? Avanti con gruppi di Paesi volenterosi. Draghi lo chiama \u201cfederalismo pragmatico\u201d. \u201cAlcune iniziative funzioneranno; altre no. Ecco perch\u00e9 \u00e8 pragmatico. Ma \u00e8 anche federalismo, perch\u00e9 gli esperimenti non sono casuali\u201d. La formula \u00e8 raffinata. Ma sotto la formula resta un problema democratico enorme: chi decide? Con quale mandato? Con quale controllo dei cittadini? Perch\u00e9 il superamento dell\u2019unanimit\u00e0 pu\u00f2 anche sembrare efficiente, finch\u00e9 a essere messo in minoranza non \u00e8 il tuo Paese. A quel punto non si chiama pi\u00f9 efficienza: si chiama cessione secca di sovranit\u00e0. Sulla difesa, Draghi \u00e8 stato altrettanto chiaro. \u201cSe uno Stato membro viene attaccato, la risposta dell\u2019Europa dovrebbe essere inequivocabile anche prima che la crisi abbia inizio\u201d. E propone di dare sostanza all\u2019articolo 42.7 dei Trattati, cio\u00e8 alla clausola di mutua difesa, magari attraverso coalizioni di Paesi accomunati dalle stesse minacce. Anche qui, difficile negare il problema. L\u2019Europa non pu\u00f2 pensare di vivere per sempre sotto l\u2019ombrello americano, soprattutto se l\u2019America cambia priorit\u00e0. Ma la difesa comune non nasce per decreto, n\u00e9 con un applauso ad Aquisgrana. Servono bilanci, industrie, comandi, armi, strategie, opinioni pubbliche disposte a sostenerle. E serve soprattutto una politica estera comune, che oggi semplicemente non esiste. Basta guardare alle divisioni tra Est e Ovest, Nord e Sud, atlantisti, neutralisti, mercantilisti e moralisti da conferenza stampa. La parte pi\u00f9 interessante del discorso, per\u00f2, \u00e8 forse quella sui partiti sovranisti. Draghi ha osservato che \u201cPersino i partiti che hanno costruito la loro identit\u00e0 sulla sovranit\u00e0 nazionale riconoscono ora che nessuna nazione europea pu\u00f2 difenderla da sola\u201d. Vero. Ma questo non significa automaticamente che i cittadini vogliano consegnare tutto a Bruxelles. Significa piuttosto che la sovranit\u00e0, nel mondo reale, non \u00e8 uno slogan: \u00e8 capacit\u00e0 di decidere, produrre, difendersi, comprare energia, controllare tecnologie, proteggere confini e interessi. E qui sta la grande contraddizione europea. Per anni si \u00e8 spiegato agli elettori che la sovranit\u00e0 nazionale era un residuo del Novecento, una nostalgia pericolosa, una roba da populisti. Oggi gli stessi che la deridevano scoprono che senza sovranit\u00e0 non c\u2019\u00e8 sicurezza, non c\u2019\u00e8 industria, non c\u2019\u00e8 potere negoziale. Solo che invece di restituire responsabilit\u00e0 alla politica, propongono di trasferirla un gradino pi\u00f9 su. Draghi, come spesso gli accade, vede benissimo la malattia. Il punto \u00e8 che la cura rischia di essere prescritta dagli stessi medici che hanno seguito il paziente per anni senza accorgersi che stava peggiorando. E allora s\u00ec, l\u2019Europa \u00e8 davanti a un pericolo. Ma il vero risveglio non consister\u00e0 nel ripetere che serve \u201cpi\u00f9 Europa\u201d. Consister\u00e0 nel chiedersi quale Europa, per fare cosa, con quali limiti e sotto il controllo di chi. Perch\u00e9 se l\u2019Unione non funziona, non si pu\u00f2 sempre dare la colpa agli americani, ai cinesi, ai sovranisti, ai frugali o alla cattiva sorte. Prima o poi bisogna guardare in faccia chi questa Unione l\u2019ha pensata, guidata, difesa e celebrata. Anche quando si chiama Mario Draghi.<\/p>\n\n\n\n<p>Franco Lodige<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 quasi teatrale, forse persino involontariamente comico, vedere Mario Draghi salire sul palco di Aquisgrana, ricevere il Premio Carlo Magno e spiegare all\u2019Europa che l\u2019Europa non funziona. 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