{"id":1000031171,"date":"2026-05-12T23:10:03","date_gmt":"2026-05-13T02:10:03","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031171"},"modified":"2026-05-12T23:10:05","modified_gmt":"2026-05-13T02:10:05","slug":"dove-stiamo-andando-analisi-sulla-societa-liquida-di-zygmunt-bauman-a-donald-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031171","title":{"rendered":"Dove Stiamo Andando : Analisi sulla\u00a0 Societ\u00e0 Liquida di Zygmunt Bauman a Donald Trump"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per comprendere la natura della nuova e attuale fase della storia della modernit\u00e0 dobbiamo, secondo Bauman, considerare i concetti di fluidit\u00e0 e liquidit\u00e0 ed interrogarci se la storia della modernit\u00e0 non fu fin dall&#8217;inizio un lungo processo di liquefazione. Per ben capire questo processo&nbsp; descritto da Bauman ci sono due filosofi che entrambi descrivono bene il nostro presente , uno di questi \u00e8 <strong>&nbsp;<\/strong>Giovanni Gentile \u2018non preso nella giusta considerazione\u2019, ma che nel leggere le sue opere in particolar modo l\u2019Attualismo si pu\u00f2 meglio comprendere ci\u00f2 che ci accade oggi . Gentile parla come \u00e8 noto con il nome di idealismo attuale, o attualismo. Con questa formula egli intende difendere una concezione della filosofia come pensare vivente, capace di risolvere in s\u00e9 dialetticamente ogni contenuto. La critica da lui mossa a tutte le filosofie precedenti, e soprattutto alla filosofia di Hegel, \u00e8 quella di essere delle dottrine del \u00abpensiero pensato\u00bb, ossia di una concettualit\u00e0 astratta e priva di vita, perch\u00e9 separata dall&#8217;attualit\u00e0 del \u00abpensiero pensante\u00bb o dall\u2019atto in atto\u00bb. Solo il pensiero pensante \u00e8 dialettico, perch\u00e9 produttore dell&#8217;oggetto, che \u00e8 propriamente il soggetto stesso in quanto diventa altro da s\u00e9. Il pensiero, quando si autoproduce (autoconcetto, o autoctisi), sulle prime tratta il prodotto come assolutamente opposto a s\u00e9, come alcunch\u00e9 di estraneo, poi riconosce che l&#8217;oggetto nella sua alterit\u00e0 \u00e8 il soggetto stesso oggettivato, e lo risolve in s\u00e9, cio\u00e8 lo fa identico a s\u00e9. Il risultato dell&#8217;identificazione di soggetto e oggetto, per\u00f2, rende di nuovo il soggetto privo dell&#8217;oggetto, cio\u00e8 lo rende astratto. Allora il soggetto, dovendo superare la sua condizione astratta, fuoriesce nuovamente da s\u00e9. Ricomincia, perci\u00f2, una situazione oppositiva di natura dialettica, la quale stimola al trapasso in un altro momento sintetico, e cos\u00ec via all&#8217;infinito. Tre sono, dunque, i momenti della vita del pensare: 1. il soggetto nella sua iniziale separazione, o astrazione, dall&#8217;oggetto; 2. l&#8217;oggetto nella sua opposizione al soggetto; 3. la sintesi di soggetto e oggetto, come finale identificazione, o risoluzione, nel soggetto dell&#8217;estraneit\u00e0 dell&#8217;oggetto. &nbsp;Questi tre momenti della dialettica dell&#8217;atto sono anche i tre atteggiamenti fondamentali o le tre \u00abforme\u00bb dello spirito, cui corrispondono, rispettivamente, l&#8217;arte, la religione e la filosofia. Collocazione incerta finisce per avere in Gentile la scienza, a volte assimilata all&#8217;arte, a volte alla religione.&nbsp;&nbsp;Volevo concludere dicendo che sia Platone che Aristotele che il nostro Giovanni Gentile ci spiegano quali siano le forze in campo ognuno vuole soggiogare l\u2019altra forza attraverso la scienza e la tecno- scienza questo \u00e8 il vero dramma. L\u2019attualismo di Gentile che fa parte di un sottobosco che nessuno prende in considerazione ma se ci facciamo caso \u00e8 tornato forse nella politica dove le ideologie sono terminate, mentre si dovrebbero rifare di pi\u00f9 alla \u2018Polis\u2019 greca e alla cultura greca dove l\u2019uomo vive una collettivit\u00e0 che dal secolo scorso ad oggi ci \u00e8 stata negata. Mentre Emanuele Severino quando&nbsp; parla della memoria che pu\u00f2 divenire cattiva coscienza ha inteso dimostrare con la piena coscienza della precariet\u00e0 relativistica di ogni &#8216;dimostrazione&#8217;&nbsp; che la reductio suggerita dello spazio al tempo \u00e8, o potrebbe essere, un modo di riconoscere la friabilit\u00e0 delle conoscenze che abbiamo delle cose, sapendo renderci conto che la dimensione spaziale non \u00e8 altro che la manifestazione parziale e transeunte di un &#8216;tempo&#8217; che si solidifica nelle cose, scegliendo, grazie alla inevitabilit\u00e0 della sua successivit\u00e0, di rivelarsi altro che come memoria. La memoria, insomma, potremmo anche suggerire cos\u00ec, non \u00e8 altro che il tempo. Tocca a noi saper sfuggire, per quanto possiamo, alla gabbia della prigione del tempo mi ha dato lo spunto leggendo tutto il trattato ho pensato ad Emanuele Severino al suo grande pensiero filosofico, egli ci ha lasciato su questo argomento tantissime riflessioni, la sua filosofia poggiava sulla grande prosopopea di Parmenide: gran parte della riflessione severiniana si configura come una massiccia e controversa rivalutazione dei dogmi ontologici dell\u2019eleate, incompreso e sconfessato profeta dell\u2019essere; prendendo le mosse dalla contraddizione che si pone alla base del divenire l\u2019essere non diviene, poich\u00e9 il divenire comporta il non essere, ovvero il venire e tornare nel nulla, la celebre dimostrazione severiniana dell\u2019eternit\u00e0 di tutti gli enti vuole contrapporsi alla storica fede prestata dall\u2019umanit\u00e0, fin dai tempi dei greci, al divenire, fede che ha portato la storia dell\u2019uomo e della filosofia ad essere necessariamente storia del nichilismo, e ad innalzare i cosiddetti Immutabili o Eterni \u2018Dio in primis\u2019 ai quali aggrapparsi per tentare di sfuggire all\u2019angoscia dettata dal carattere effimero e transeunte che l\u2019uomo attribuisce agli enti \u2018oppure alla tecnica\u2019. Bauman nel contempo ci parla dei &nbsp;liquidi a differenza dei corpi solidi non mantengono una forma propria, non fissano lo spazio e non legano il tempo, sono in continuo movimento e mutamento, sono come delle \u00abistantanee sul cui retro occorre sempre apporre la data\u00bb. \u00abI fluidi viaggiano con estrema facilit\u00e0. Essi \u201cscorrono\u201d, \u201ctraboccano\u201d, \u201csi spargono\u201d, \u201cfiltrano\u201d, \u201ctracimano\u201d, \u201ccolano\u201d, \u201cgocciolano\u201d, \u201ctrapelano\u201d; a differenza dei solidi non sono facili da fermare: possono aggirare gli ostacoli, scavalcarli, o ancora infiltrarvisi. La straordinaria mobilit\u00e0 dei fluidi \u00e8 ci\u00f2 che li associa all\u2019idea di leggerezza.&nbsp; Sono questi i motivi per considerare la \u201cfluidit\u00e0\u201d o la \u201cliquidit\u00e0\u201d come metafore pertinenti allorch\u00e9 intendiamo comprendere la natura dell\u2019attuale e per molti aspetti nuova fase nella storia della modernit\u00e0\u00bb. Se consideriamo la modernit\u00e0 attraverso lo sguardo rivoltole da autori quali M. Weber e A. De Tocqueville, scopriamo infatti che lo spirito moderno si poneva come obiettivo quello di fondere i corpi solidi che una societ\u00e0 ormai refrattaria al cambiamento aveva costruito per sostituirli con elementi pi\u00f9 nuovi e migliori; i primi corpi solidi ad essere liquefatti furono in generale gli obblighi etici e religiosi e la fedelt\u00e0 alla tradizione che caratterizzavano e tenevano unite le societ\u00e0 pre-moderne e che impedivano e soffocavano qualsiasi spirito d&#8217;iniziativa. Nella teoria critica classica di Adorno e Horkheimer, \u00abla modernit\u00e0 pesante- solida- compatta- sistemica aveva un\u2019endemica tendenza al totalitarismo. Quella modernit\u00e0 era un nemico giurato della contingenza, della variet\u00e0, dell\u2019ambivalenza, dell\u2019indocilit\u00e0 e dell\u2019idiosincrasia, tutte \u201canomalie\u201d cui aveva giurato guerra; e tutti si aspettavano che le prime vittime della crociata sarebbero state la libert\u00e0 e l\u2019autonomia individuale\u00bb. Icone principali di quel tipo di modernit\u00e0 possono considerarsi la fabbrica fordista, caratterizzata da attivit\u00e0 standardizzate e da movimenti preprogrammati e da eseguire meccanicamente senza permettere alcuna libert\u00e0 individuale; il Panopticon, questo luogo inventato da J. Bentham e ripreso da M. Foucault, nel quale le persone vivono costantemente controllate e sorvegliate dal potere, potere che aveva la possibilit\u00e0 di contare sulla sua velocit\u00e0 e facilit\u00e0 di spostamento per tenere sotto controllo i propri sudditi; il Grande Fratello che premia il fedele e punisce l&#8217;infedele ed infine il Konzlager, in cui chi non era abbastanza malleabile era destinato a morire di stenti e fatiche oppure gettato in una camera a gas o in un forno crematorio. La societ\u00e0 attuale pu\u00f2 ancora definirsi moderna in quanto caratterizzata dalla \u00abcompulsiva e ossessiva, continua, irrefrenabile, sempre incompleta modernizzazione; l\u2019incontenibile e inestinguibile sete di distruzione creativa (o di creativit\u00e0 distruttiva, a seconda dei casi; di \u201cfare piazza pulita\u201d in nome di un progetto \u201cnuovo e migliore\u201d; di \u201csmantellare\u201d, \u201ctagliare\u201d, \u201celiminare gradualmente\u201d, \u201cfondere\u201d o \u201cridimensionare\u201d, il tutto in funzione di una futura maggiore capacit\u00e0 di fare meglio la medesima cosa: accrescere la produttivit\u00e0 o la competitivit\u00e0)\u00bb. Essere moderni significava allora e significa oggi, essere incapaci di fermarsi e di restare fermi; l\u2019uomo a detta di Max Weber \u00e8 condannato a muoversi continuamente non tanto a causa del ritardo della gratificazione ma a causa dell\u2019impossibilit\u00e0 di sentirsi gratificato; la realizzazione \u00e8 sempre un progetto lontano e i successi ottenuti perdono attrattiva e capacit\u00e0 di soddisfare nel momento stesso in cui vengono ottenuti. La modernit\u00e0 di oggi differisce per\u00f2 da quella precedente per due motivi: il crollo dell&#8217;illusione protomoderna da un lato, ossia della convinzione che esista un telos, un fine da perseguire per poter raggiungere uno stato di perfezione, una sorta di societ\u00e0 giusta e perfetta in cui ci sia un ordine completamente privo di conflitti e dall&#8217;altro l&#8217;autoaffermazione dell&#8217;individuo come protagonista e la deregolamentazione e privatizzazione dei compiti e dei doveri. Queste trasformazioni che tutti noi stiamo vivendo, provocano la \u00absempre pi\u00f9 rapida liquefazione delle strutture e delle istituzioni sociali\u00bb. Non esiste pi\u00f9 la societ\u00e0 a cui rivolgersi per la speranza di un miglioramento, adesso tutto \u00e8 focalizzato sull\u2019individuo che sceglie liberamente i propri modelli di felicit\u00e0, assumendosi la piena responsabilit\u00e0 per le conseguenze derivanti dall\u2019aver scelto uno stile di vita rispetto ad un altro. Il passaggio dalla modernit\u00e0 solida a quella fluida, indica che tutte le certezze su cui si \u00e8 costruita la modernizzazione fino ad oggi stanno venendo meno, sostituite da una fase di sfrenata deregolamentazione e flessibilizzazione dei rapporti sociali; non sorprende, allora, che questa nuova fase veda al centro del suo sviluppo proprio l\u2019individuo; si assiste quindi alla continua ed incessante attivit\u00e0 di individualizzazione che porta lentamente alla fine della nozione di cittadino. L\u2019individuo diventa il peggior nemico del cittadino: quest\u2019ultimo tende a ricercare il proprio benessere attraverso il benessere della citt\u00e0 mentre l\u2019individuo \u00e8 diffidente e disinteressato a temi quali causa o bene comune, il senso dell\u2019interesse comune \u00e8 di procurare un vantaggio o una gratificazione al singolo. Le azioni comuni sono un limite alla libert\u00e0 individuale, quello che ci si aspetta dal potere pubblico \u00e8 che garantisca il rispetto dei diritti umani in modo da consentire all\u2019individuo di realizzare in sicurezza e tranquillit\u00e0 i propri scopi. C\u2019\u00e8 un conflitto perenne tra il desiderio di libert\u00e0 e il bisogno di sicurezza che porta l\u2019uomo ad avere costantemente paura della solitudine. \u00abC\u2019\u00e8 uno sgradevole aroma di impotenza nella gustosa pietanza della libert\u00e0 cucinata nel calderone dell\u2019individualizzazione; un\u2019impotenza avvertita come ancor pi\u00f9 odiosa e frustrante se si pensa al potere che &#8211; si riteneva &#8211; la libert\u00e0 avrebbe conferito\u00bb. Il prezzo che il singolo deve pagare per questa libert\u00e0 \u00e8 l\u2019insicurezza generata dalla moltitudine di scelte a cui deve pensare una persona libera, \u00absenza la convinzione che le nostre mosse avranno i risultati previsti, che gli investimenti di oggi porteranno i guadagni di domani e che stare alla larga dalle opzioni che oggi ci appaiono negative non si trasformer\u00e0 domani in una dolorosa perdita\u00bb. L\u2019individualizzazione porta agli uomini una libert\u00e0 di sperimentazione senza precedenti ma al contempo anche il peso di sopportarne le conseguenze; cresce infatti il divario tra il diritto di autoaffermazione e la capacit\u00e0 di controllo degli ordinamenti sociali che permettono tale diritto. Individualizzazione significa guai per la cittadinanza e per la politica basata su di essa e questo perch\u00e9 ormai timori, preoccupazioni ed ansie del singolo riempiono completamente lo spazio pubblico: \u00abIl \u201cpubblico\u201d viene colonizzato dal \u201cprivato\u201d; il \u201cpubblico interesse\u201d \u00e8 ridotto a mera curiosit\u00e0 per la vita privata dei personaggi pubblici, e l\u2019arte della vita pubblica \u00e8 confinata alla pubblica esibizione di affari privati e alle pubbliche confessioni di sentimenti privati\u00bb.&nbsp; Il condividere l\u2019intimit\u00e0 resta l\u2019unico disperato modo che l\u2019individuo ha di relazionarsi con il prossimo e di costruire una comunit\u00e0, seppur fragile ed effimera: \u00abOggi \u00e8 la sfera pubblica a dover essere difesa dall\u2019invasione del privato, e ci\u00f2, paradossalmente, al fine di accrescere, non ridurre, la libert\u00e0 individuale\u00bb. Secondo Bauman siamo di fronte ad una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 atomizzata, formata da individui alle prese con il compito di trovare soluzioni individuali a problemi generati a livello sociale puntando sulle proprie capacit\u00e0 personali; \u00abl&#8217;avvento della societ\u00e0 liquido-moderna ha segnato la fine delle utopie incentrate sulla societ\u00e0 e, pi\u00f9 in generale, il tramonto dell&#8217;idea di \u201csociet\u00e0 buona\u201d\u00bb da cui dipendono il benessere e la dignit\u00e0 di ogni singola vita. \u00abLe cause del cambiamento non sono semplicemente riconducibili ad un mutato stato d&#8217;animo dell&#8217;opinione pubblica, un minor anelito di riforma sociale, l&#8217;assopirsi di un interesse per il bene comune e gli ideali della buona societ\u00e0, il voltare le spalle all&#8217;impegno politico o l&#8217;ondata montante di sentimenti edonistici ed egoistici. Le cause del cambiamento sono pi\u00f9 profonde, radicate nella profonda trasformazione dello spazio pubblico e, pi\u00f9 in generale, nel modo in cui la societ\u00e0 moderna opera e perpetua se stessa\u00bb. Nella societ\u00e0 liquido-moderna le situazioni in cui gli uomini si trovano ad agire si modificano prima ancora che i loro modi di agire riescano a diventare abitudini consolidate; la vita liquida come la societ\u00e0 liquida non \u00e8 in grado di mantenere la propria forma, gli individui non hanno la capacit\u00e0 di concretizzare i propri risultati in beni duraturi: \u00ab in un attimo, infatti, le attivit\u00e0 si traducono in passivit\u00e0 e le capacit\u00e0 in incapacit\u00e0. Le condizioni in cui si opera e le strategie formulate in risposta a tali condizioni invecchiano rapidamente e diventano obsolete prima che gli attori abbiano avuto una qualche possibilit\u00e0 di apprenderle correttamente\u00bb. In questa vita precaria e caratterizzata dall&#8217;incertezza, non \u00e8 possibile trarre lezioni dall&#8217;esperienza poich\u00e9 le circostanze mutano velocemente ed in modo imprevisto ed imprevedibile. Il tempo prende il sopravvento sullo spazio in una societ\u00e0 in continuo cambiamento; processi, strategie di vita e di lavoro, comportamenti, invecchiano rapidamente e diventano obsoleti, prima che gli stessi attori abbiano la possibilit\u00e0 di apprenderne completamente tutte le implicazioni. \u00abIl mondo attorno a noi \u00e8 tagliuzzato in frammenti scarsamente coordinati, mentre le nostre vite individuali sono frammentate in una serie di episodi mal collegati fra loro\u00bb. L\u2019uomo cessa di avere un\u2019identit\u00e0 innata, \u00abDover diventare ci\u00f2 che un altro \u00e8 costituisce l\u2019elemento peculiare della vita moderna, e solo ed esclusivamente di questa vita\u00bb. L\u2019individuo della modernit\u00e0 liquida, soggiogato da una continua ed estenuante ricerca della propria identit\u00e0 tramite la propria autorealizzazione ed il proprio piacere, non \u00e8 pi\u00f9 capace di vivere in un noi comunitario, preso com\u2019\u00e8 dal suo individualismo esasperato. La ricerca della felicit\u00e0 \u00e8 l\u2019elemento essenziale e predominante nella vita dell\u2019uomo, ricerca che ha nello shopping sfrenato la soluzione. La societ\u00e0 liquida infatti si presenta come un mondo ricolmo di opportunit\u00e0, una pi\u00f9 accattivante dell\u2019altra; \u00abperch\u00e9 le possibilit\u00e0 restino infinite, a nessuno \u00e8 consentito pietrificarsi in una realt\u00e0 perenne. Meglio che restino liquide e fluide, con tanto di \u201cdata di scadenza\u201d, onde evitare il pericolo che impediscano di cogliere altre opportunit\u00e0 e distruggano sul nascere l\u2019avventura che sta per iniziare\u00bb. Ma non si comprano solo beni alimentari, automobili o scarpe. \u00abFacciamo shopping per cercare i mezzi necessari a guadagnarci da vivere e i modi per convincere potenziali datori di lavoro che li possediamo; il tipo di immagine che ci piacerebbe avere e i modi per far credere agli altri che siamo ci\u00f2 che appariamo; modi di fare nuove amicizie e di liberarci di quelle vecchie che non desideriamo pi\u00f9; modi per attirare l\u2019attenzione e modi per sfuggire all\u2019occhio indagatore; modi per trarre il massimo godimento dall\u2019amore e modi per evitare di diventare \u201cdipendenti\u201d dal partner amato o che ci ama; modi per conquistare l\u2019amore della persona amata e il modo meno costoso per troncare una relazione allorch\u00e9 l\u2019amore svanisce; i miglior espedienti per risparmiare denaro per i giorni bui e il modo pi\u00f9 conveniente di spenderlo ancor prima di averlo guadagnato. La lista della spesa non finisce mai, l\u2019odierno consumismo, tuttavia, non \u00e8 pi\u00f9 incentrato sul soddisfacimento dei bisogni, neanche i pi\u00f9 sublimi\u00bb. Inizialmente il bisogno ha lasciato il posto al desiderio, che per sua natura \u00e8 destinato a restare insaziabile e continuamente alimentato dal mercato, poi lo stesso desiderio \u00e8 stato abbandonato; ormai ci\u00f2 che muove il consumismo \u00e8 il capriccio, per cui l\u2019acquisto diventa casuale, imprevisto, spontaneo, immediato e bambinesco. La dipendenza da shopping nasconde in s\u00e9 per\u00f2 una difficile e quotidiana lotta alle incertezze della vita, i consumatori cercano una \u00abvia di fuga dall\u2019agonia chiamata insicurezza. Desiderano essere, una volta tanto, liberi dalla paura di sbagliare, di essere abbandonati o ignorati. Desiderano essere una volta tanto, sicuri di s\u00e9, fiduciosi; e la magica virt\u00f9 degli oggetti individuati nel corso dello shopping \u00e8 che sono tutti corredati (o cos\u00ec sembra al momento) della promessa della certezza\u00bb. \u00abLa cultura consumistica \u00e8 contrassegnata dalla costante pressione a essere qualcun altro. I mercati dei beni di consumo sono imperniati sulla svalutazione delle loro precedenti offerte, in modo da creare nella domanda del pubblico uno spazio che sar\u00e0 riempito dalle nuove offerte. Essi alimentano l\u2019insoddisfazione nei confronti dei prodotti usati dai consumatori per soddisfare i propri bisogni, e coltivano un perenne scontento verso l\u2019identit\u00e0 acquisita e verso l\u2019insieme di bisogni attraverso i quali viene definita. Cambiare identit\u00e0, liberarsi del passato e ricercare nuovi inizi, lottando per rinascere: tutto ci\u00f2 viene incoraggiato da quella cultura come un dovere camuffato da privilegio\u00bb. In una societ\u00e0 dei consumi la libert\u00e0 individuale si manifesta tramite la condivisione della dipendenza da shopping; l\u2019identit\u00e0 che tutti cercano, unica ed individuale, pu\u00f2 essere acquistata solo tramite il prodotto pubblicizzato dal mercato e acquistato da tutti. I mezzi di comunicazione giocano un ruolo importante nel processo di acquisizione dell\u2019identit\u00e0 voluta: \u00abLa vita desiderata tende ad essere la vita \u201ccome la si vede in TV\u201d. La vita sugli schermi prevarica e spoglia di qualsiasi attrattiva la vita vissuta: \u00e8 la vita vissuta ad apparire irreale e continuer\u00e0 ad apparire tale fino a quando non sar\u00e0 a sua volta rimodellata in immagini da schermo\u00bb. Maggiori sono i piaceri e le libert\u00e0 mostrate nello schermo e pi\u00f9 seduttive le tentazioni in mostra nelle vetrine dei negozi, maggiore diventa la percezione di impoverimento della realt\u00e0 e il desiderio di assaggiare quel \u00abbuffet ricolmo di prelibatezze\u00bb. I luoghi dello shopping diventano quindi dei luoghi senza luogo, degli spazi in cui godere di libert\u00e0 e sicurezza, templi in cui \u00abgli acquirenti- consumatori possono trovare ci\u00f2 che cercavano, strenuamente quanto vanamente, all\u2019esterno: il confortevole sentimento di appartenenza, la rassicurante impressione di fare parte di una comunit\u00e0\u00bb. Si suppone che tutti coloro che si trovano all\u2019interno dei templi dello shopping, siano accomunati da stessi desideri, attirati dagli stessi obiettivi, \u00abessere dentro costituisce una vera comunit\u00e0 di fedeli, uniti sia dai mezzi che dai fini, dai valori in cui si crede e dalla conseguente logica comportamentale. Nel complesso, un viaggio negli \u201cspazi del consumo\u201d \u00e8 un viaggio in quella comunit\u00e0 tanto agognata che, come la stessa esperienza dello shopping, \u00e8 oggi perpetuamente \u201caltrove\u201d\u00bb. Il consumatore, in perenne movimento tra le offerte del mercato, \u00e8 sempre alla ricerca del maggiore godimento possibile da trarre dall\u2019oggetto appena acquistato e questa sua inclinazione la ritroviamo anche nelle relazioni, considerate in base all\u2019indice di soddisfacimento che possono arrecare. Le relazioni affettive nella societ\u00e0 liquida moderna hanno quindi la stessa caratteristica di flessibilit\u00e0, fragilit\u00e0 e temporaneit\u00e0 di qualsiasi rapporto di consumo; sono provvisorie, instabili e precarie. Si parla di connessioni, di reti da cui \u00e8 facile scollegarsi. \u00abA differenza di \u201crelazioni\u201d, \u201cparentele\u201d, \u201cpartnership\u201d e di nozioni simili che puntano l\u2019accento sul reciproco impegno ed escludono o passano sotto silenzio il loro opposto, il disimpegno e il distacco, il termine \u201crete\u201d indica un contesto in cui \u00e8 possibile con pari facilit\u00e0 entrare e uscire; impossibile immaginare una rete che non consenta entrambe le attivit\u00e0. In una rete connettersi e sconnettersi sono entrambe scelte legittime, godono del medesimo status e hanno pari rilevanza. In una rete le connessioni avvengono su richiesta e possono essere interrotte a proprio piacimento\u00bb. Le promesse di impegno a lungo termine sono ormai insignificanti, anche il matrimonio, cos\u00ec come un oggetto di consumo qualsiasi, \u00e8 divenuto un modello flessibile, part-time di stare insieme, una relazione tascabile che \u00e8 facile smaltire nel momento in cui non offre pi\u00f9 piacere e soddisfazione. La vita liquida \u00e8 precaria ed incerta, \u00e8 una successione di nuovi inizi, l\u2019uomo vive con la costante paura di non riuscire a tenere il passo con i nuovi avvenimenti che si muovono velocemente, teme di restare indietro, di non accorgersi della \u201cdata di scadenza\u201d e di restare intrappolato nel possesso di qualcosa che in realt\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 desiderabile; \u00absapersi sbarazzare delle cose diventa pi\u00f9 importante che acquisirle\u00bb. \u00ab\u201cVita liquida\u201d e \u201cmodernit\u00e0 liquida\u201d sono profondamente connesse tra loro. Liquido \u00e8 il tipo di vita che si tende a vivere nella societ\u00e0 liquido-moderna. Una societ\u00e0 pu\u00f2 essere definita \u201cliquido-moderna\u201d se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. Il carattere liquido della vita e quello della societ\u00e0 si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come la societ\u00e0 liquido moderna, non \u00e8 in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo\u00bb. La sopravvivenza di questo tipo di societ\u00e0 dipende dalla velocit\u00e0 con cui i prodotti vengono portati alla discarica e gli scarti eliminati. Nulla deve restare pi\u00f9 dello stretto necessario perch\u00e9 la societ\u00e0 liquido-moderna deve modernizzarsi attraverso una distruzione creatrice che travolge per\u00f2 anche gli uomini. Nella societ\u00e0 dei consumi nessuno pu\u00f2 evitare di essere oggetto di consumo e l\u2019unica via di salvezza dell\u2019uomo \u00e8 quella di correre sempre pi\u00f9 velocemente per evitare di finire nella discarica tra gli scarti. La vita liquida si alimenta grazie ad una costante e continua insoddisfazione dell\u2019io rispetto a se stesso: \u00abaccanto alla linea di produzione che sforna consumatori felici ce n\u2019\u00e8 un\u2019altra, meno pubblicizzata ma non per questo meno efficiente, che fabbrica persone squalificate ed escluse sia dalla festa dei consumi che dalla corsa all\u2019individualizzazione\u00bb. Il senso di incertezza e di insoddisfazione, che consegue ad uno stile di vita consumistico e competitivo, condanna l\u2019uomo a vivere in un\u2019incertezza permanente, che \u00e8 causa ed effetto di precariet\u00e0 emozionale ed instabilit\u00e0 relazionale e valoriale. La societ\u00e0 punta a far s\u00ec che l&#8217;essere umano sia un consumatore sempre pi\u00f9 distante dai bisogni delle persone che gli stanno accanto, tagliato dai legami con gli altri. La crescente individualizzazione spinge le persone a distaccarsi sempre di pi\u00f9 dall\u2019arena sociale e politica, gli individui sono \u00abin competizione tra loro e&nbsp; la solidariet\u00e0 collettiva (a meno che non si presenti sotto forma di coalizioni temporanee, basate sulla convenienza, ovvero di legami umani stretti e sciolti su richiesta e con l\u2019indicazione \u201csenza obblighi o limitazioni\u201d)\u00bb viene \u00abavvertita per lo pi\u00f9 come irrilevante, se non addirittura controproducente\u00bb. La mancanza di punti di riferimento spinge l\u2019uomo ad inseguire forme identitarie in continua mutazione. Le identit\u00e0 vecchio stile, tutte d\u2019un pezzo, certe, definite, monolitiche e non negoziabili, oggi sono divenute semplicemente inadatte. Bauman ricorda le parole di un manifesto che, affisso sui muri di Berlino nel 1994, descriveva con ironia il mosaico che caratterizza il nostro vivere quotidiano e la nostra identit\u00e0 polimorfa postmoderna: \u00abIl tuo Cristo \u00e8 un ebreo. La tua macchina \u00e8 giapponese. La tua pizza \u00e8 italiana. La tua democrazia greca. Il tuo caff\u00e8 brasiliano. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino \u00e8 uno straniero\u00bb. L\u2019individuo cessa di essere se stesso, adotta in tutto e per tutto il tipo di personalit\u00e0 che gli viene offerta dai modelli culturali e perci\u00f2 diventa esattamente come tutti gli altri, come questi pretendono che egli sia. La persona che rinuncia al suo io individuale \u00abdiventa un automa, identico a milioni di altri automi che la circondano, non deve pi\u00f9 sentirsi sola e ansiosa. Ma il prezzo che paga \u00e8 alto; \u00e8 la perdita del suo io\u00bb. L\u2019individualit\u00e0, la ricerca del \u201cvero me stesso\u201d, appare come un obiettivo da svolgere individualmente, \u00abun compito affidato dalla societ\u00e0 ai suoi membri\u00bb ma \u00e8 un obiettivo che, nel momento stesso in cui \u00e8 dato, \u00e8 destinato a non essere mai raggiunto. In una societ\u00e0 di questo tipo si crea quindi un paradosso di fondo: se essere individui significa \u201cessere tutti diversi\u201d, allora ognuno \u00e8 uguale all\u2019altro. In una societ\u00e0 individualista \u00abciascuno deve essere un individuo: almeno in questo senso, chi fa parte di una simile societ\u00e0 \u00e8 tutto fuorch\u00e9 un individuo diverso dagli altri, o addirittura unico\u00bb. Il conformismo accusato un tempo di soffocare l\u2019individualit\u00e0, diventa adesso il miglior amico dell\u2019individuo perch\u00e9 \u00ab\u00e8 solo seguendo la norma cui obbedisce la generalit\u00e0 che si pu\u00f2 pensare di soddisfare le richieste d\u2019individualit\u00e0\u00bb . E ancora \u00abLa contesa per l\u2019unicit\u00e0 \u00e8 ormai il principale motore della produzione e del consumo di massa. L\u2019unicit\u00e0 \u00e8 ormai segnata e misurata dalla differenza tra ci\u00f2 che \u00e8 \u2018aggiornato\u2019 e ci\u00f2 che \u00e8 \u2018superato\u2019, o piuttosto tra le merci di oggi e quelle di ieri che sono ancora \u2018aggiornate\u2019 e che perci\u00f2 si trovano ancora esposte nei negozi\u00bb. La costruzione dell\u2019identit\u00e0 diventa un processo sempre pi\u00f9 difficile da realizzare con sicurezza e progettualit\u00e0, diventa incerta e problematica perch\u00e9 l&#8217;individuo non abita pi\u00f9 in un mondo stabile, costante, durevole nella sua solidit\u00e0: il mondo che conosce l&#8217;uomo attuale \u00e8 un mondo che si crea e si ricrea continuamente, caratterizzato dalla categoria dell&#8217;avere e del possesso. \u00abNella societ\u00e0 dei consumatori liquido-moderna nessuna identit\u00e0 \u00e8 un dono ricevuto alla nascita, nessuna identit\u00e0 \u00e8 \u201cdata\u201d e tanto meno lo \u00e8 una volta per tutte e in modo sicuro. Le identit\u00e0 sono progetti: compiti da assumersi e svolgere con impegno fino a un completamento infinitamente remoto. Anche nel caso di quelle identit\u00e0 che aspirano ad essere e- o sono ritenute \u201cdate\u201d e non negoziabili, l\u2019obbligo di compiere uno sforzo individuale per appropriarsene e di combattere quotidianamente per conservarle \u00e8 presentato e percepito come il principale requisito e la condizione indispensabile del loro essere \u201cdate\u201d. A chi \u00e8 negligente, fiacco e indolente, e ancor pi\u00f9 al rinnegato, all\u2019ambiguo e al fedifrago, sar\u00e0 negata la possibilit\u00e0 di invocare il proprio diritto di nascita. L\u2019identit\u00e0 \u00e8 una sentenza di condanna ai lavori forzati a vita\u00bb ed una \u00abfonte inesauribile di capitale per i produttori di avidi e infaticabili consumatori e per i venditori di beni di consumo\u00bb. Nella societ\u00e0 liquido-moderna il mercato dei consumi diventa quindi il miglior amico dell\u2019uomo, che si identifica con le cose che possiede, se non possiede nulla la sua esistenza viene negata, ne consegue che \u00abPer essere individui, nella societ\u00e0 degli individui, bisogna tirar fuori i soldi, un sacco di soldi; la corsa all\u2019individualizzazione non \u00e8 aperta a tutti, e seleziona i concorrenti in base alle loro credenziali\u00bb. La tendenza e la deriva della societ\u00e0 occidentale \u00e8 quella di aver sostituito l&#8217;Essere con l&#8217;Avere, per cui l&#8217;individuo trae la consapevolezza del suo essere Io, la sua identit\u00e0, da ci\u00f2 che ha e possiede (oggetti, macchine, denaro, ruolo sociale, amicizie, persone, il suo stesso Io, la sua stessa identit\u00e0 personale): gli oggetti non servono pi\u00f9 soltanto a soddisfare un bisogno, gli oggetti sono uno status-symbol. \u00abI consumatori moderni possono etichettare se stessi con questa formula: io sono = ci\u00f2 che ho e ci\u00f2 che consumo\u00bb. In tale condizione l&#8217;uomo possiede le cose ma \u00e8 vera anche la situazione inversa e cio\u00e8 che le cose possiedono l&#8217;uomo. Mentre coscientemente l&#8217;individuo cerca la realizzazione di s\u00e9 attraverso il possesso, inconsciamente decrementa il valore dell&#8217;Essere e le sue qualit\u00e0 umane, divenendo dipendente da oggetti esterni a s\u00e9 e quindi alienando il suo vero S\u00e9, il nucleo centrale della sua identit\u00e0 ed essenza umana. Gli uomini sono stranieri a loro stessi, imparano che l&#8217;immagine di s\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 importante della loro personalit\u00e0 e dal momento che verranno giudicati da chi incontrano in base a ci\u00f2 che possiedono e all&#8217;immagine che rinviano e non in base al carattere o alle loro capacit\u00e0, tenderanno a fare della loro vita una rappresentazione e soprattutto a percepirsi con gli occhi degli altri, fino a fare del loro S\u00e9 uno dei tanti beni di consumo da immettere sul mercato. Caratteristica dell\u2019uomo nella modernit\u00e0 liquida \u00e8 quindi il restare in costante movimento per non lasciarsi sfuggire le occasioni che la vita pu\u00f2 offrire e che pensa possano procurargli una nuova identit\u00e0 ed una soddisfazione immediata; l\u2019individuo non \u00e8 legato pi\u00f9 alla gratificazione futura e al piacere ritardato (tipici della modernit\u00e0 solida); nella societ\u00e0 liquida tutto \u00e8 pensato affinch\u00e9 possa dare un piacere immediato e tutto deve durare il tempo necessario per godere di quella gratificazione. Si assiste quindi ad una continua produzione di cose che possano sostituire quelle in uso, pubblicizzate dal mercato con l\u2019ingannevole promessa di una felicit\u00e0 superiore ed immediata. Ed il mercato non vivrebbe se gli uomini non desiderassero rinnovare velocemente ci\u00f2 che hanno: \u00abEsso non pu\u00f2 tollerare, pena la propria sopravvivenza, clienti fedeli e impegnati, o semplicemente capaci di mantenere un percorso coerente e coeso, senza lasciarsi distrarre o fare giri inutili. Il mercato subirebbe un colpo mortale se lo status degli individui non si sentisse a rischio, se le loro conquiste e i loro averi fossero al sicuro, i loro progetti definiti e la fine delle loro difficili imprese all\u2019orizzonte\u00bb. La sindrome consumista ha permeato anche i rapporti umani, per cui il partner ad un certo momento diventa obsoleto, non pi\u00f9 attuale e quindi da cambiare. Anche nelle relazioni, la societ\u00e0 dei consumi rende permanente l\u2019insoddisfazione e legittima il cambiamento: un cambiamento che diventa ossessivo, compulsivo. Come per i normali consumi, la fedelt\u00e0 diviene motivo di imbarazzo, anzich\u00e9 di orgoglio. \u00abLe \u201cnuove e migliorate\u201d relazioni a \u201cbasso impegno\u201d riducono la loro durata prevista alla durata della soddisfazione che offrono: l\u2019impegno \u00e8 valido finch\u00e9 questa non finisca o non scenda sotto uno standard accettabile, e non un momento di pi\u00f9\u00bb . La flessibilit\u00e0 dei legami sociali ha come risultato paradossale quello di aumentare il fascino dell\u2019idea comunitarista dei rapporti interumani: la cosa \u00e8 paradossale in quanto la societ\u00e0 fluido-moderna spinge senza sosta verso l\u2019individualizzazione di tutti i legami sociali, mentre la continua ricerca dell\u2019appartenenza spinge a creare una nuova solidariet\u00e0 tra gli individui della comunit\u00e0 che sappia controbilanciare la crescente insicurezza del mondo fluido moderno; la comunit\u00e0, insomma, \u00e8 oggi l\u2019unico luogo nel quale l\u2019uomo trova riparo dalle crescenti insicurezze della societ\u00e0 liquida moderna. Gli individui cercano \u201cun noi\u201d di cui entrare a far parte, gruppi mediati elettronicamente, fragili e virtuali da cui per\u00f2 \u00e8 facile uscire, comunit\u00e0 \u201cflessibili\u201d e \u201ca tempo\u201d, che si possano smontare facilmente e che facciano leva unicamente sui sogni e desideri del singolo. Le comunit\u00e0 odierne, in pieno accordo con le caratteristiche delle identit\u00e0 dell\u2019era liquido-moderna, sono effimere, transitorie, \u00abIl loro arco vitale \u00e8 breve e al contempo pieno di parole senza senso. Il loro potere emana non dalla loro durata prevista ma, paradossalmente, dalla loro precariet\u00e0 e incertezza del futuro, dalla vigilanza e dall\u2019investimento emotivo che la loro fragile esistenza reclama a gran voce\u00bb. Bauman le definisce comunit\u00e0 guardaroba o carnevalesche, comunit\u00e0 che \u00abrompono la monotonia della solitudine quotidiana, e come tutti gli eventi ricreativi fanno defluire la pressione accumulata e consentono ai festaioli di sopportare meglio la routine alla quale devono tornare una volta finita la festa\u00bb. Le comunit\u00e0 guardaroba hanno bisogno di uno spettacolo che riesca a convogliare tutti gli individui con interessi simili, senza per\u00f2 che le preoccupazioni singole si trasformino in interessi di gruppo. Le comunit\u00e0 sono una risposta al bisogno di sicurezza e punti di riferimento dei \u201csolitari cittadini globali\u201d per\u00f2 paradossalmente l\u2019unica cosa che ne deriva \u00e8 l\u2019accentuazione dei processi di esclusione, ghettizzazione e frammentazione all\u2019interno della societ\u00e0, ovvero le stesse ragioni che impediscono il costituirsi di una comunit\u00e0 politica intessuta di comune e reciproco interesse, unica via percorribile, secondo Bauman, per contrastare gli effetti devastanti e dirompenti della globalizzazione. \u00abUno degli effetti prodotti dalle comunit\u00e0 guardaroba\/carnevalesche \u00e8 quello di impedire il condensarsi di comunit\u00e0 \u201creali\u201d (vale a dire onnicomprensive e durature) che esse minano e che promettono (ingannevolmente) di replicare o di creare dal nulla. Esse disperdono anzich\u00e9 condensare l\u2019inutilizzata energia degli impulsi socializzanti e in tal modo contribuiscono al perpetuarsi di quella solitudine che cerca disperatamente ma vanamente rimedio in rare iniziative collettive concertate e armoniose. Lungi dall\u2019essere una cura per le sofferenze nate dall\u2019incolmato e apparentemente incolmabile divario tra la sorte dell\u2019individuo de iure e il destino dell\u2019individuo de facto, esse sono i sintomi e a volte le cause del disordine sociale caratteristico della condizione liquido-moderna\u00bb. Il termine \u201ccrisi\u201d (dal greco krisis = separazione, scelta, decisione) rimanda etimologicamente al concetto di rottura, al momento che separa un \u201cmodo di essere\u201d diverso da un altro precedente; nel significato datole da Ippocrate come periodo di svolta e decisione e non come catastrofe, ci comunica che occorre reinventarsi perch\u00e9 cos\u00ec non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile andare avanti, non possiamo continuare sulla stessa strada senza apportare modifiche a noi stessi o al contesto entro cui ci muoviamo. Dal punto di vista sociale essere in un periodo di crisi significa trasformare gli schemi che si rivelano non pi\u00f9 adeguati a far fronte alla situazione presente; dal punto di vista individuale la crisi si riferisce ad un momento della vita caratterizzato dalla rottura dell&#8217;equilibrio precedentemente acquisito. Come sostiene Ezio Mauro: \u00abCome un esercito invasore in un regno addormentato, la crisi sta attraversando con una facilit\u00e0 sorprendente tutta l\u2019impalcatura materiale, istituzionale, intellettuale della costruzione democratica che l\u2019Occidente si \u00e8 dato nella tregua del dopoguerra. Governi, parlamenti, corpi intermedi, soggetti sociali, antagonismi, welfare state, partiti e movimenti nazionali, internazionali, continentali. Come a dire, tutto ci\u00f2 che avevamo creato al fine di sviluppare e articolare il meccanismo della democrazia per proteggerci nel nostro vivere insieme.&nbsp; La democrazia non basta a s\u00e9 stessa\u00bb. Nella societ\u00e0 attuale purtroppo per\u00f2 l&#8217;individuo \u00e8 portato ad accettare la realt\u00e0 come dato di fatto, senza riflettere criticamente sulla possibilit\u00e0 di trasformare i vincoli in risorse. Secondo Bauman, attualmente il problema principale non \u00e8 pi\u00f9 cosa fare, poich\u00e9 le questioni aperte sono infinite, ma chi siano gli agenti sociali in grado di risolvere i problemi. Viviamo in una sorta d\u2019interregno gramsciano, in cui il modo di vivere non funziona, ma non si trova una nuova forma di vita che sostituisca il vecchio sistema: \u00abViviamo in un tempo di vuoto (simile all\u2019interregnum dell\u2019antica Roma), un periodo in cui i vecchi metodi con cui facevamo andare avanti le cose risultano inefficaci, mentre non ne sono stati ancora inventati di nuovi. \u00c8 un periodo di cambiamento, non di transizione, perch\u00e9 \u201ctransizione\u201d implica un passaggio da un \u201cqui\u201d a un \u201cl\u00ec\u201d, e sebbene conosciamo piuttosto bene il \u201cqui\u201d da cui cerchiamo di fuggire non abbiamo idea del \u201cl\u00ec\u201d dove vorremmo arrivare. Definire quali fossero i \u201cproblemi sociali\u201d su cui intervenire poteva essere un compito difficile ma praticabile al tempo in cui i nostri antenati discutevano su cosa ci fosse da fare, ma erano piuttosto sicuri sul chi lo avrebbe fatto, ovvero lo Stato, un\u2019istituzione potente, dotata di tutto ci\u00f2 che occorresse per farlo: il potere (la capacit\u00e0 di fare le cose) e la politica (la capacit\u00e0 di decidere quali cose andassero fatte e quali evitate). Oggi invece tutti i poteri che determinano la nostra condizione \u2013 la finanza, gli investimenti di capitale, il commercio \u2013 sono di natura globale, extraterritoriale, molto al di l\u00e0 della portata di tutti gli organismi politici esistenti; allo stesso tempo, la politica rimane ostinatamente locale, confinata al territorio di un singolo stato. Oggi la domanda vitale \u00e8 \u00abchi lo far\u00e0\u00bb, nel caso dovessimo decidere ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 da fare\u00bb. Le istituzioni cercano di capire come usare le vecchie metodologie per affrontare la crisi ma non hanno capito che devono cercare altrove, che devono trovare soluzioni diverse e nuove. Anche secondo Ezio Mauro: \u00abViviamo in una fase di interregno, e questo pu\u00f2 spiegare la crisi della governance, dell&#8217;autorit\u00e0, della rappresentanza. Siamo sospesi tra il \u201cnon pi\u00f9\u201d e il \u201cnon ancora\u201d, siamo instabili per forza di cose, nulla \u00e8 solido attorno a noi, nemmeno la direzione di marcia. Non ci sono infatti movimenti politici che, avendo messo in crisi il vecchio mondo, siano oggi pronti a ereditarlo non c&#8217;\u00e8 un&#8217;ideologia che selezioni un pensiero vincente e lo diffonda; non c&#8217;\u00e8 uno spirito costituente &#8211; morale, politico, culturale &#8211; che prometta di dare forma a nuove istituzioni per il mondo nuovo. Stiamo scivolando verso un territorio sconosciuto e lo facciamo da soli, in ordine sparso, con le forme e i modi che hanno regolato le nostre vite che perdono contorno mentre smarriscono efficacia e autorit\u00e0. Non usiamo pi\u00f9 la politica, diffidiamo delle istituzioni che ci siamo dati, dubitiamo persino della democrazia, che sembrava l&#8217;unica religione superstite &#8211; e secondo alcuni destinata a diventare universale &#8211; dopo la fuga dalle false divinit\u00e0 che avevamo creato nel Novecento. In questo strappo del patto tra Stato e cittadino c&#8217;\u00e8 una condanna, come se la democrazia fosse una forma temporanea della costruzione umana e non riuscisse a governare il nuovo secolo appena incominciato, arenata nel Novecento; per definizione e per sua natura, la democrazia non prevede esclusioni: o vale per tutti oppure non funziona. Ma c&#8217;\u00e8 anche un insegnamento: la democrazia dopo aver sconfitto le dittature non ha lo scettro per sempre, deve riconquistarlo ogni giorno rilegittimandosi continuamente, e la politica deve ritornare a occuparsi in concreto della vita delle persone, legando gli interessi legittimi in campo con i valori di cui \u00e8 portatrice e con gli ideali a cui fa riferimento\u00bb. Ed ancora: \u00ab l&#8217;interregno \u00e8 anche il luogo in cui si libera l&#8217;irrazionale della decadenza, in una ribellione mossa pi\u00f9 dall&#8217;angoscia che dalla libert\u00e0, dove nascono figure sciamaniche che operano una riduzione carismatica del meccanismo politico, rispondono agli istinti con emozioni, coltivano le paure per risolverle in una grande banalizzazione, come se esistessero soluzioni semplici a problemi complessi. Io chiamo tutto questo \u201cneopopulismo\u201d, e credo sia uno spirito dell&#8217;epoca, quello in cui sembra rifugiarsi l&#8217;energia politica residua di democrazie estenuate, addirittura una riserva di forza e un&#8217;illusione di giustizia che le istituzioni temono di aver smarrito\u00bb. In questo momento per Bauman esiste un potere che non \u00e8 vincolato alla politica ma al mercato ed una politica che soffre di mancanza di potere e si chiede: \u00abDove dunque possiamo approdare, noi gente preoccupata&nbsp; per lo stato deplorevole della democrazia e per la sempre pi\u00f9 evidente impotenza delle istituzioni fondate nel suo nome? Con la politica ridotta a show, i cittadini ridotti a spettatori, il discorso politico ridotto a occasioni per foto di gruppo dei politici, e con la battaglia di idee ridotta a competizione fra spin doctors?\u00bb. Crollo di autostima e frustrazione pervadono la societ\u00e0 a causa dell\u2019incapacit\u00e0 dello Stato di trovare nuovi modelli di vita che possano portare alla fine della crisi odierna, una crisi che vede il monopolio delle ricchezze in mano a pochi che per\u00f2 non sono capaci di risolvere le problematiche sociali. In questo contesto lo strumento di dominazione \u00e8 l\u2019incertezza, mentre la politica di precarizzazione diventa la strategia di dominazione; quando la politica si lascia guidare dall\u2019economia intesa come libero gioco delle forze di mercato, l\u2019equilibrio pende verso il mercato, \u00e8 il mercato ad essere il vero titolare del potere sovrano nella societ\u00e0 dei consumatori. \u00ab le attuali istituzioni sociali sono pensate, presentate e costruite sul modello di una societ\u00e0 di mercato e della sua \u201ccultura del prendere\u201d. Privilegiano i cittadini che sono concentrati nel perseguimento dei loro interessi individuali e si astengono dall\u2019impicciarsi di faccende e questioni pubbliche. Ci\u00f2 che vogliono e ricercano attivamente \u00e8 che i cittadini si astengano dall\u2019interferire\u00bb. C\u2019\u00e8 la tendenza da parte dello Stato di trasferire lateralmente molte delle proprie funzioni in favore del mercato che si oppone alle politiche sostenute dall\u2019elettorato; si manifesta quindi una graduale separazione tra il potere di agire che ormai \u00e8 in mano ai mercati, e la politica, che sebbene di dominio dello Stato, \u00e8 priva della libert\u00e0 di manovra e della capacit\u00e0 di definire le regole. Lo Stato in ultima analisi diviene quindi l\u2019esecutore della sovranit\u00e0 del mercato, \u00e8 quest\u2019ultimo a decidere quali siano i bisogni del paese e soprattutto a decidere quali siano i consumatori difettosi di cui la societ\u00e0 non ha pi\u00f9 bisogno. Non c\u2019\u00e8 consumatore se non come merce, \u00e8 la mercificazione a controllare l\u2019accesso al mondo dei consumatori, un paese che affida al mercato la possibilit\u00e0 di redigere le regole ha bisogno di abitanti che siano come delle merci vendibili, per cui \u00e8 il mercato a valutare quali siano gli esclusi e gli inadeguati ritenuti una mera passivit\u00e0. \u00abLo Stato si priva di una sempre pi\u00f9 grande dose della sua potenza autarchica, e quindi diventa incapace di assumersi l&#8217;insieme delle sue funzioni. Lo Stato, per dovere, ma con l&#8217;entusiasmo degno di una causa migliore, delega i propri compiti, anzi l\u00ec d\u00e0 \u00abin affitto\u00bb alle forze di mercato, che sono anonime, prive di un volto. Di conseguenza i compiti che sono vitali per il funzionamento e il futuro della societ\u00e0 sfuggono alla supervisione della politica e quindi a ogni controllo democratico. Il risultato: si affievolisce il senso di comunit\u00e0 e si frantuma la solidariet\u00e0 sociale. Se non fosse per la paura degli immigrati e dei terroristi, l&#8217;idea stessa dello Stato come un bene comune e una comunit\u00e0 di cittadini sarebbe fallita\u00bb. Bisogna comprendere il presente per poter controllare il futuro ed \u00e8 per questo che il cittadino deve essere costantemente aggiornato sui rapidi cambiamenti sociali e politici. \u00abLe libert\u00e0 dei cittadini&nbsp; sono piantate e radicate in un suolo sociopolitico che richiede di essere concimato quotidianamente ed \u00e8 destinato ad inaridirsi e sbriciolarsi se non viene coltivato giorno dopo giorno dalle azioni informate di un pubblico competente e impegnato\u00bb. Purtroppo invece in questo scenario liquido-moderno si assiste ad un progressivo allontanamento delle persone dalla politica e ad una crescita di apatia e calo d\u2019interesse per il funzionamento del processo politico. I governi non hanno pi\u00f9 gli strumenti per rendere appetibile e attraente il coinvolgimento politico, \u00absono privi di fiducia non tanto per il sospetto di incompetenza o di corruzione nutrito nei loro riguardi dagli elettori,&nbsp; quanto a causa dello spettacolo quotidiano che offrono della loro inettitudine e inefficienza\u00bb e della \u00abcronica incapacit\u00e0 di far fronte alle preoccupazioni che toccano la vita quotidiana e le prospettive di vita dei loro cittadini\u00bb. Per molti ormai la cittadinanza si \u00e8 ridotta all\u2019atto di comprare e vendere merci, il mercato ha permeato ogni settore e i cittadini non cercano pi\u00f9 di ampliare le loro libert\u00e0 o rafforzare i propri diritti per agevolare una democrazia sostanziale; ignoranza e indifferenza stanno mettendo a repentaglio la politica democratica che non pu\u00f2 restare salda di fronte ad un crescente disinteresse pubblico. \u00abL\u2019ignoranza produce la paralisi della volont\u00e0, questa sorta d\u2019impotenza dell\u2019elettorato prodotta dall\u2019ignoranza, il diffuso scetticismo sull\u2019efficacia del dissenso e l\u2019indisponibilit\u00e0 a un coinvolgimento politico sono fonti molto richieste e gradite di capitale politico: il dominio attraverso l\u2019ignoranza e l\u2019incertezza deliberatamente coltivate \u00e8 pi\u00f9 affidabile e facile che non il governo fondato sul dibattimento esauriente dei fatti e sullo sforzo prolungato per trovare un accordo sulla verit\u00e0 in materia e sui modi meno rischiosi di procedere. L\u2019ignoranza politica si autoperpetua e per soffocare la voce della democrazia o legare a questa le mani torna comodo servirsi di una corda in cui si intrecciano ignoranza e inerzia\u00bb. Oggi l\u2019individuo \u00e8 prima di tutto un consumatore, non un cittadino. \u00abLa cultura consumistica fonda il suo sorprendente successo sulla sua abilit\u00e0 nel deviare le vie che portano all\u2019acquisizione di tutti e singoli i valori essenziali della vita (come la dignit\u00e0, la sicurezza, l\u2019accettazione e il riconoscimento sociale, il senso di appartenenza e insieme di distinzione, una vita carica di significato, il perseguimento della felicit\u00e0, l\u2019autostima, o infine una chiara coscienza morale) verso le strade dello shopping; con lo shopping che viene rappresentato come la soluzione universale al pi\u00f9 universale dei problemi e delle preoccupazioni umane\u00bb. Il mondo appare come un enorme contenitore di beni di consumo da cui l\u2019uomo cerca di attingere pi\u00f9 che pu\u00f2 senza che sentimenti di responsabilit\u00e0 civile o politica riescano a scalfire la mentalit\u00e0 consumistica che permea l\u2019uomo della societ\u00e0 liquida. Il buon cittadino \u00e8 colui che si dimostra soddisfatto dei servizi offerti dallo Stato senza interrogarsi sulla sua capacit\u00e0 e possibilit\u00e0 di intervenire o partecipare alla vita politica. \u00abInterpellare i soggetti dello Stato innanzitutto come consumatori significa, per lo Stato, lavarsi le mani rispetto agli obblighi che si \u00e8 assunto in relazione a una societ\u00e0 di produttori, vale a dire rispetto ai compiti normativi- amministrativi considerati un tempo la sua principale ragion d\u2019essere, e alle responsabilit\u00e0 conseguenti\u00bb. Si assiste quindi ad una frattura sempre crescente tra la politica e il cittadino, un crollo di comunicazione tra i due mondi generato dal rapido calo della fiducia nelle capacit\u00e0 delle istituzioni politiche di fornire ci\u00f2 di cui i cittadini, traditi e frustrati dalle promesse democratiche, necessitano. Senza il dovere di decidere e di prendere parte attivamente alla vita politica, il cittadino diventa un mero spettatore slegato dalle cause e del tutto irresponsabile degli effetti, senza vincoli e obblighi. L\u2019uomo di oggi si sente a suo modo libero \u00abperch\u00e9 liberato, svuotato della socialit\u00e0 e dei suoi codici, sgravato da obblighi e da carichi doveristici e impegnativi, solo in mezzo alla connettivit\u00e0 e senza collettivit\u00e0\u00bb. L\u2019uomo per\u00f2 \u00e8 cos\u00ec distante dal sociale e dalle questioni politiche, da essere esposto facilmente alla manipolazione da parte del potere che non ha pi\u00f9 bisogno di usare la forza bens\u00ec la seduzione, costruendo \u00abil consenso attraverso un percorso apparentemente autonomo, teoricamente libero, in realt\u00e0 emozionalmente pilotato\u00bb. Per questo motivo la formazione continua \u00e8 indispensabile perch\u00e9 garantisce all\u2019individuo la possibilit\u00e0 di scegliere. \u00ab nell\u2019ambiente liquido-moderno la formazione e l\u2019apprendimento, perch\u00e9 siano utili, devono essere continui, anzi permanenti, cio\u00e8 protrarsi per tutta la vita. Non \u00e8 pi\u00f9 concepibile un altro tipo di formazione e\/o apprendimento: la \u2018costituzione\u2019 dei s\u00e9 o delle personalit\u00e0 \u00e8 impensabile in qualsiasi altro modo che non sia quello di una riformazione costante e perennemente incompiuta\u00bb. Nell\u2019ignoranza \u00e8 facile sentirsi perduti, smarriti e senza speranza, l\u2019ignoranza conduce all\u2019impotenza dell\u2019elettorato e ad una dominazione indiscussa che approfitta del disinteresse e della passivit\u00e0 del singolo. Quindi \u00abnon sono solo le competenze tecniche a dover essere continuamente aggiornate, non \u00e8 soltanto la formazione finalizzata al lavoro a dover essere continua. Lo stesso va fatto, e molto pi\u00f9 urgentemente, per l\u2019educazione alla cittadinanza\u00bb. \u00abLa cultura liquido-moderna non \u00e8 pi\u00f9 avvertita come una cultura di apprendimento e accumulazione&nbsp; \u00e8 avvertita come una cultura di disimpegno, discontinuit\u00e0 e dimenticanza\u00bb, in cui ogni prodotto culturale, adattandosi alle pressioni e caratteristiche del mercato, deve distruggere rapidamente quelli di ieri ed eclissarsi velocemente dal palcoscenico per lasciare il posto a quelli di domani. Restare in movimento \u00e8 pi\u00f9 importante della destinazione; caratteristiche della politica della vita quotidiana sono il non far diventare ci\u00f2 che si pratica un\u2019abitudine, non farsi vincolare dal passato, disprezzare le competenze passate senza alcun rimpianto. \u00abIl successo nella vita di uomini e donne postmoderni dipende dalla velocit\u00e0 con cui riescono a sbarazzarsi di vecchie abitudini piuttosto che da quella con cui ne acquisiscono di nuove. La cosa migliore \u00e8 non preoccuparsi di costruire modelli; il tipo di abitudine acquisito con l&#8217;apprendimento terziario consiste nel fare a meno delle abitudini\u00bb. In un contesto liquido come quello della societ\u00e0 moderna, in cui tutto si frantuma e si fa flessibile, in cui tutto scorre e muta rapidamente, dal lavoro alle relazioni affettive, dalla cultura all\u2019arte, dalla politica al mercato, paura, insicurezza e solitudine diventano elementi peculiari della vita di ogni individuo che cerca disperatamente un modo per superare la crisi che dura ormai da anni. \u00abNessuna societ\u00e0 che dimentichi l\u2019arte di porsi domande o che permetta a quest\u2019arte di cadere in disuso pu\u00f2 sperare di trovare risposte ai problemi che l\u2019assillano\u00bb. Di conseguenza: \u00abNon possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi \u00e8 la pi\u00f9 grande benedizione per le persone e le nazioni, perch\u00e9 la crisi porta progressi. La creativit\u00e0 nasce dall&#8217;angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. \u00c8 nella crisi che sorge l&#8217;inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere \u2018superato\u2019. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficolt\u00e0, violenta il suo stesso talento e d\u00e0 pi\u00f9 valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, \u00e8 la crisi dell&#8217;incompetenza. L&#8217;inconveniente delle persone e delle nazioni \u00e8 la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita \u00e8 una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c&#8217;\u00e8 merito. \u00c8 nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perch\u00e9 senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi \u00e8 esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l&#8217;unica crisi pericolosa, che \u00e8 la tragedia di non voler lottare per superarla\u00bb. Nella societ\u00e0 liquida la paura \u00e8 il sentimento predominante. \u00c8 un sentimento molto simile all\u2019ansia, a un\u2019incessante e pervasiva sensazione di allarme, \u00e8 una paura multiforme, esasperante nella sua vaghezza. \u00c8 una paura difficile da afferrare e perci\u00f2 difficile da combattere, che pu\u00f2 scalfire anche i momenti pi\u00f9 insignificanti della vita quotidiana e intacca quasi ogni strato della convivenza. Non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019emozione ben definita, ma \u00e8 impalpabile, diffusa, ansiogena. Tutto pu\u00f2 fare paura: i legami umani si sfaldano, lo spirito solidaristico si affievolisce, separazione e isolamento prendono il posto di dialogo e cooperazione. In questa situazione di sospetto reciproco, le istituzioni classiche quali Stato, citt\u00e0, famiglia, vicinato vanno in frantumi e tutti sono nemici di tutti. \u00abLa paura c&#8217;\u00e8 e satura quotidianamente l&#8217;esistenza umana, mentre la deregulation planetaria penetra fin nelle sue fondamenta e i baluardi difensivi della societ\u00e0 civile cadono in pezzi\u00bb. I protagonisti della politica professano di voler garantire la sicurezza della popolazione ma allo stesso tempo fanno di tutto per fomentare il senso di pericolo imminente, l\u2019attuale strategia di dominio consiste nell\u2019accendere e mantenere viva la miccia dell\u2019insicurezza. \u00abL\u2019incertezza e la vulnerabilit\u00e0 umana sono alla base di ogni potere politico. In una societ\u00e0 moderna \u201cnormale\u201d la vulnerabilit\u00e0 e l\u2019insicurezza dell\u2019esistenza e la necessit\u00e0 di vivere e agire in condizioni di acuta e irrimediabile incertezza sono garantite dall\u2019esposizione delle imprese umane alle forze di mercato, tristemente note per essere capricciose ed endemicamente imprevedibili. Per contribuire alla produzione dell\u2019incertezza e allo stato d\u2019insicurezza esistenziale che da questa deriva, il potere politico non deve quindi fare altro che stabilire e tutelare le condizioni legali per la libert\u00e0 di mercato, dal momento che le bizzarrie del mercato bastano a erodere le fondamenta della sicurezza esistenziale e far aleggiare sulla maggior parte dei membri della societ\u00e0 lo spettro del degrado, dell\u2019umiliazione e dell\u2019esclusione sociale\u00bb. In una societ\u00e0 liquida per\u00f2, in cui lo Stato ha eliminato i vincoli imposti alle attivit\u00e0 volte al profitto e alla libera concorrenza di mercato, in una societ\u00e0 in cui si assiste ad una crescente mancanza di interesse politico e ad un rifiuto massiccio da parte dei cittadini di prendere parte alla vita politica istituzionale, lo Stato deve cercare di trovare la sua legittimit\u00e0 fuori da questioni legate all\u2019economia. La scelta sembra ricadere sull\u2019ambito delle incolumit\u00e0 personali: \u00absulle paure reali o presagite, manifeste od occulte, effettive o apparenti delle minacce ai corpi, ai beni e agli habitat degli uomini che possono derivare da pandemie, da regimi alimentari o stili di vita poco sani, dalla condotta antisociale delle \u00absottoclassi\u00bb o, pi\u00f9 recentemente, dal terrorismo globale\u00bb. Viviamo in un costante e voluto stato di allerta in cui i pericoli \u00absi nascondono dietro a ogni angolo , i motivi per aver paura sono tanti, e il fatto che la limitata prospettiva dell\u2019esperienza personale renda impossibile calcolarne il numero e l\u2019intensit\u00e0 offre un\u2019ulteriore causa di spavento, forse la pi\u00f9 influente: nessuno sa quando e dove i rischi annunciati si materializzeranno\u00bb. Le varie minacce che incombono sulla vita dell\u2019uomo della societ\u00e0 liquida moderna sono di norma invisibili; solo il panico alimentato dai mass media e amplificato da quelle istituzioni che sfruttano l\u2019emotivit\u00e0 per un profitto politico ed economico ne permette una rapida diffusione. Proprio perch\u00e9 le \u201cpersone normali\u201d, intente alle piccole faccende quotidiane, non sono al corrente di tutto quello che accade \u00e8 molto facile manipolare i loro comportamenti pubblici: \u00abminimizzare o sottacere i pericoli che non promettono alcun beneficio politico o economico e al tempo stesso ingigantire a dismisura, o addirittura inventarne di sana pianta, altri che meglio si prestano ad essere vantaggiosamente sfruttati a fini politici o commerciali\u00bb. I leader politici alimentano la paura di terrorismo e guerre per spostare l\u2019attenzione dai problemi sociali quali disuguaglianza, povert\u00e0, degrado, ingiustizia ed esclusione e governare cos\u00ec venendo meno alla promessa di garantire collettivamente la sicurezza esistenziale. Come tutto ci\u00f2 che appartiene alla societ\u00e0 liquida, anche la paura \u00e8 stata mercificata. \u00abIn un mondo caratterizzato da una rapida globalizzazione, nel quale una larga fetta di potere&nbsp; \u00e8 preda della politica\u00bb le \u00abistituzioni non possono fare granch\u00e9 per offrire sicurezza o certezza. Quello che possono fare e che stanno cercando di fare \u00e8 convogliare l\u2019ansia, estesa e diffusa, verso una sola componente della Unsicherheit, quella della sicurezza personale. Il guaio \u00e8 che&nbsp; gran parte delle misure adottate in nome della sicurezza personale producono divisione: seminano il sospetto, allontanano le persone, le spingono a fiutare nemici e cospiratori dietro ogni polemica, e finiscono per isolare ancora di pi\u00f9 chi gi\u00e0 vive isolato. Ma la cosa peggiore \u00e8 che tali misure non solo lasciano intatte le vere fonti dell\u2019ansia, ma consumano tutta l\u2019energia che esse generano: un\u2019energia che potrebbe essere utilizzata molto pi\u00f9 efficacemente se venisse incanalata nello sforzo di riportare il potere nell\u2019ambito dello spazio pubblico gestito politicamente\u00bb. Paure e desideri sono ci\u00f2 di cui si nutre questa societ\u00e0, bisogni e paure sono liquidati continuamente, ci\u00f2 che conta \u00e8 il costante desiderare e il non smettere mai di aver paura. \u00abIl mondo contemporaneo \u00e8 un contenitore pieno fino all\u2019orlo di una paura e una disperazione erratiche, alla ricerca disperata di sfoghi. La vita \u00e8 satura di cupe afflizioni e sinistre premonizioni, ancor pi\u00f9 temute per la loro non-specificit\u00e0, i loro contorni indistinti e le loro radici nascoste\u00bb. Sicurezza esistenziale, certezza e sicurezza personale sono le condizioni della sicurezza di s\u00e9 e della fiducia in s\u00e9, da cui dipendono la capacit\u00e0 di pensare e di agire; nel momento in cui uno di questi elementi viene a mancare ecco che si alimentano inettitudine, ansia, paura dell\u2019altro e sfiducia in s\u00e9 e negli altri. \u00abLe reti di legami umani, un tempo radure ben protette e isolate nella giungla, si trasformano in zone di frontiera in cui occorre ingaggiare interminabili scontri quotidiani per il riconoscimento. Complessivamente i rapporti cessano di essere ambiti di certezza, tranquillit\u00e0 e benessere spirituale, per diventare una fonte prolifica di ansie\u00bb. Il prezzo da pagare per avere una maggiore sicurezza \u00e8 una minore libert\u00e0 e il prezzo di una maggiore libert\u00e0 \u00e8 di conseguenza una minore sicurezza. \u00c8 difficile conciliare sicurezza e libert\u00e0 in una societ\u00e0 in cui manca la fiducia e acquisire sicurezza significa perdere inevitabilmente un po\u2019 di libert\u00e0, ma \u00e8 anche vero che la sicurezza senza la libert\u00e0 porta alla schiavit\u00f9. Come uscire da questo difficile dilemma? La soluzione sembra essere la comunit\u00e0. Quelle che sorgono in internet si caratterizzano per essere temporanee, modificabili, transitorie e provvisorie. A renderle cos\u00ec attraenti agli occhi di molti \u00e8 proprio \u00abil loro astenersi dall\u2019imporre impegni a lungo termine (e ancor meno incondizionati) o una lealt\u00e0 assoluta e una rigorosa disciplina\u00bb. Le comunit\u00e0 di internet (denominate network) sono per\u00f2 un modo veloce, economico e completo per i regimi autoritari di sorvegliare e controllare la cittadinanza utilizzando le nuove risorse tecnologiche: \u00abLa generazione meglio equipaggiata tecnologicamente di tutta la storia umana \u00e8 anche la generazione afflitta come nessun&#8217;altra da sensazioni di insicurezza e di impotenza\u00bb. E ancora: \u00abla sorveglianza attraverso le reti sociali \u00e8 resa di molto pi\u00f9 efficace grazie alla collaborazione di quelli che ne sono gli oggetti e le vittime. Noi viviamo in una societ\u00e0 della confessione, che promuove l\u2019autoespiazione pubblica al rango di principale e pi\u00f9 facilmente disponibile&nbsp; prova di esistenza sociale. Milioni di utenti di Facebook si fanno concorrenza fra loro per rivelare e mettere in piazza gli aspetti pi\u00f9 intimi e altrimenti inaccessibili della loro identit\u00e0, i loro collegamenti sociali, i loro pensieri, i loro sentimenti e le loro attivit\u00e0. I social network sono campi di una forma di sorveglianza volontaria, fai-da-te, che battono agevolmente le agenzie specializzate che si servono di professionisti dello spionaggio e delle indagini\u2026\u00bb Una vera fortuna per le agenzie dei servizi segreti che mirano ad \u00abimpedire che gli indesiderati e i non meritevoli&nbsp; vengano ammessi per sbaglio o si infiltrino surrettiziamente nella nostra decorosa autoselezionata compagnia democratica\u00bb. Si assiste alla creazione di una societ\u00e0 confessionale \u00abcaratterizzata dalla presenza di microfoni collocati all\u2019interno di confessionali&nbsp; e collegati ad altoparlanti disposti nelle pubbliche piazze, in luoghi precedentemente intesi per brandire e sviscerare argomenti di interesse, rilevanza e impellenza comuni. L\u2019avvento della societ\u00e0 confessionale ha segnato il trionfo definitivo della privacy e &nbsp;al tempo stesso l\u2019inizio della sua vertiginosa caduta dal sommo della sua gloria\u00bb. A spaventare oggi non \u00e8 tanto la possibilit\u00e0 di vedere la propria privacy violata, quanto al contrario il restare rinchiusi in uno spazio isolato in cui nessuno ci ascolta o tenta di rubare i nostri segreti. \u00abCustodire segreti sembra non darci pi\u00f9 alcuna gioia, a meno che non si tratti di quel tipo di segreti capaci di lusingare il nostro ego perch\u00e9 richiamano l\u2019attenzione di studiosi e autori dei talk show televisivi, delle prime pagine dei tabloid e delle riviste patinate\u00bb. La paura dell\u2019esclusione dal circo della vita sociale, la paura di non essere notati e di rimanere soli, la paura della non appartenenza e soprattutto la paura di diventare uno scarto gettato via dalla societ\u00e0 come rifiuto della modernizzazione, accrescono l\u2019incertezza e l\u2019insicurezza dell\u2019uomo moderno. \u00abL\u2019insicurezza odierna assomiglia alla sensazione che potrebbero provare i passeggeri di un aereo nello scoprire che la cabina di pilotaggio \u00e8 vuota, che la voce rassicurante del capitano era soltanto la ripetizione di un messaggio registrato molto tempo prima\u00bb. Nell\u2019epoca liquido-moderna i motivi per sentirsi insicuri sono molti ma non \u00e8 possibile affermare con certezza che siano superiori a quelli del passato, in realt\u00e0 ad essere aumentati sono le nostre preoccupazioni e i nostri crucci. Questi ultimi&nbsp; sono aumentati perch\u00e9 di questi tempi la discrepanza tra i nostri effettivi mezzi di intervento e la grandiosit\u00e0 dei compiti che ci troviamo davanti e a cui siamo obbligati a fare fronte \u00e8 pi\u00f9 evidente, pi\u00f9 ovvia, e addirittura pi\u00f9 lampante e spaventosa di quanto non fosse ai tempi dei nostri padri e dei nostri nonni. L\u2019impotenza che oggi percepiamo in noi stessi ci fa apparire la nostra incertezza pi\u00f9 terribile e minacciosa che mai. Questo descrivere la Societ\u00e0 Liquida da parte di Bauman ci permette di capire che negli ultimi mesi il linguaggio e le dichiarazioni del Presidente americano hanno riportato al centro del dibattito internazionale uno spettro che molti pensavano archiviato: quello di conflitti aperti o interventi militari decisi in modo rapido, diretto, quasi muscolare. Donald Trump come figura politica, prendendo in considerazione soprattutto il suo uso del linguaggio, attraverso quattro discorsi scelti, caratteristici della sua linea politica e rappresentativi dell\u2019evoluzione della sua persona. Come appoggio all\u2019analisi preliminare della figura di Trump saranno utilizzati due suoi libri dedicati alla politica, e sulla base dei principi argomentativi di tali opere saranno dunque elencati i temi ideologici principali, che verranno successivamente messi in corrispondenza con quelli dei discorsi scelti. Saranno successivamente presentati in dettaglio gli argomenti chiave di genere e persuasione, inseriti all\u2019interno del panorama politico, argomenti fondamentali per l\u2019analisi linguistica di tale contesto. I fondamenti dei metodi di persuasione di Donald Trump nascono dalla sua retorica e soprattutto dal suo uso del linguaggio, volto soprattutto alla delegittimazione dell\u2019altro. Uso che dimostrer\u00e0 un\u2019evoluzione sistematica nella proiezione di Trump come leader politico, che sfocer\u00e0 nella sua auto proclamazione ad eroe. Nessun candidato alla Casa Bianca ha fatto tanto parlare di s\u00e9 come Donald J. Trump. Dopo una carriera basata sull\u2019immobiliare e sugli scandali, l\u2019ultimo scalino per il successo dell\u2019imprenditore multimiliardario \u00e8 stato sicuramente la candidatura per la presidenza degli Stati Uniti d\u2019America. La relazione tra Donald Trump \u00e8 il mondo della politica risale al 1999, quando l\u2019imprenditore si un\u00ec al Partito Riformista Americano. Il suo primo flirt con la politica, per\u00f2, fu molto breve, poich\u00e9 egli se ne distacc\u00f2 ben presto, convinto, di non essere ancora pronto a rinunciare al mondo dell\u2019immobiliare per dedicarsi alla politica. Ci\u00f2 nonostante, il suo controverso rapporto con il mondo politico, e soprattutto con i politici, continu\u00f2 per diversi anni, creando rivalit\u00e0 molto intense specialmente a causa delle sue forti dichiarazioni. Questo rapporto raggiunse il suo apice con la sua candidatura alla presidenza nel giugno 2015. Nonostante questa non sia stata inizialmente presa sul serio dalla maggior parte degli Americani e della popolazione mondiale, egli divenne il 45imo presidente degli Stati Uniti d\u2019America. La campagna politica di Donald Trump fu costruita su rabbia, false dichiarazioni e attacchi ad ognuno dei suoi opponenti. Per molti elettori americani, l\u2019elezione di Donald Trump potrebbe rappresentare un preoccupante passo indietro, a causa del potente groviglio tra xenofobia, razzismo, nazionalismo e populismo. D\u2019altro canto, come politico, per molti rappresentava la voce del popolo dimenticato, la ventata d\u2019aria fresca dopo l\u2019oppressione del vecchio establishment. Soprattutto, con la sua elezione emerse il fatto che l\u2019America fosse una nazione profondamente divisa, sia a livello politico sia a livello culturale. Donald Trump vinse dunque le elezioni con una campagna che sar\u00e0 ricordata nella storia politica americana come profondamente divisoria ed estremamente controversa. Quando si affronta un\u2019analisi linguistica ed argomentativa del linguaggio di Donald Trump, \u00e8 necessario definire per prima cosa il termine idioletto, cio\u00e8 quella forma di linguaggio unica, ed appartenente ad un solo individuo. Ecco perch\u00e9 \u00e8 possibile attribuire a Trump un idioletto a s\u00e9 stante, caratterizzato da un forte uso di termini appartenenti al linguaggio colloquiale e da apparenti ripetizioni ed interruzioni. Per un\u2019analisi completa dei pattern ricorrenti della sua retorica e del suo idioletto, \u00e8 necessario effettuare innanzitutto una panoramica tematica attorno ai due libri che Trump scrisse nel 2011 e nel 2015, riassuntivi delle sue idee politiche: \u201cTime to get Tough: Making America #1 again\u201d, e \u201cCrippled America: How to make America great again\u201d. Questi due libri servirono a Trump come trampolino di lancio per la costruzione della sua linea politica e del suo manifesto elettorale. Invero, \u00e8 possibile definire una chiara prospettiva su quale sia la teoria principale dietro alla sua idea politica: Trump contro tutti. Essi racchiudono dunque l\u2019essenza di Donald Trump in quanto politico. I dieci capitoli di \u201cTime to get tough\u201d rappresentano i dieci punti cardinali di quello che sar\u00e0 il suo manifesto politico, ed essi sono riflettuti, se non addirittura esasperati, all\u2019interno del secondo libro. Essenzialmente essi ruotano intorno ad una promessa: Donald Trump far\u00e0 ritornare gli Stati Uniti una grande nazione. Al loro interno sono stati selezionati quattro argomenti principali, che ritorneranno utili in seguito per l\u2019analisi delle ideologie e dei modelli rappresentativi dei quattro discorsi fulcro dell\u2019analisi. Tali argomenti sono stati intitolati in questo modo: \u201cLa Cina \u00e8 il nemico\u201d, \u201cUn sistema fiscale che non funziona\u201d, \u201cGrandi muri creano ottimi vicini\u201d ed infine \u201cUn nuovo governo per ritornare una grande nazione\u201d. Tali titoli saranno riproposti nella fase successiva dell\u2019analisi, poich\u00e9 rappresentativi delle ideologie fondamentali della retorica trumpiana. Caratteristica fondamentale della sua retorica \u00e8 sicuramente l\u2019utilizzo di connettori linguistici tipici della quotidianit\u00e0, insieme al costante riferimento a se stesso, anche in terza persona. Queste peculiarit\u00e0 rendono i suoi discorsi invitanti per qualsiasi elettore desideroso di un presidente che possa parlare a suo nome. Egli riesce, infatti, ad attirare a s\u00e9 gli ascoltatori a livello emozionale, soprattutto grazie al contenuto delle sue dichiarazioni, che spesso sfociano in pratiche implicite di coercizione e delegttimazione dei propri rivali. \u00c8 possibile affermare che il protocollo di un discorso di Trump segue tre concetti chiave: il primo \u00e8 l\u2019esagerazione nella descrizione della situazione, di grave crisi, in cui l\u2019America e i suoi cittadini si trovano, il secondo \u00e8 la ricerca di una causa di questa crisi, spesso al governo precedente (e cio\u00e8 a Barack Obama e Hillary Clinton), ed infine l\u2019ultimo passaggio \u00e8 la ricerca di una soluzione agli innumerevoli problemi sollevati precedentemente, che vede frequentemente Trump stesso come unica via risolutiva. \u00c8 questo che lo rende cos\u00ec attraente agli occhi dei suoi spettatori, il suo essere capace a rendersi l\u2019eroe in grado di combattere contro i nemici della nazione, il suo riuscire a raffigurarsi come esterno alla politica, e quindi incorruttibile e privo di secondi fini. I meccanismi alla base di questa retorica sono soprattutto la ripetizione attraverso esempi tratti dalla vita reale, l\u2019uso di metafore e specialmente la sua capacit\u00e0 di indurre sentimenti terrore a livello emozionale, grazie alla tecnica dell\u2019esagerazione e dell\u2019iperbole. Uno dei motivi per cui Donald Trump \u00e8 cos\u00ec persuasivo come candidato, \u00e8 sicuramente il suo non essere persuasivo in quanto politico: il suo porsi come \u201coutsider\u201d lo rende inattaccabile, e dunque, paradossalmente, avvicinabile dai propri elettori. Le sue tattiche persuasive fanno in modo chi l\u2019ascolta prenda decisioni in base alle proprie emozioni, piuttosto che in base alla loro ragione. Donald Trump sa che i fatti contano, ma fino a un certo punto, poich\u00e9 egli sa anche che le persone sono irrazionali, e dunque, quando Trump ignora la realt\u00e0 e il pensiero razionale in favore delle emozioni, lo fa con una logica ben determinata. Oggi non possiamo parlare di guerre dichiarate nel senso classico, ma di una strategia che combina minacce esplicite, pressione militare, economica e diplomatica, e l\u2019uso sistematico della paura come strumento politico. Lo scenario che emerge \u00e8 quello di un mondo diviso in aree di \u201cinteresse vitale\u201d per gli Stati Uniti, dove la sovranit\u00e0 degli altri Paesi viene subordinata alla sicurezza americana. America Latina, Medio Oriente e persino regioni strategiche come l\u2019Artico diventano tasselli di una scacchiera in cui il messaggio \u00e8 semplice: collaborare o subire conseguenze. Il tutto accompagnato da una retorica che normalizza l\u2019idea dell\u2019intervento, rendendolo quasi una scelta inevitabile. In America Latina il rischio \u00e8 quello di una destabilizzazione a catena. Minacciare pi\u00f9 Paesi contemporaneamente significa indebolire governi gi\u00e0 fragili, alimentare reazioni nazionalistiche e spingere le popolazioni verso una crescente ostilit\u00e0 verso Washington. Storicamente, questo tipo di approccio ha prodotto pi\u00f9 instabilit\u00e0 che sicurezza, creando nuovi conflitti invece di spegnerli. Sul piano globale, la questione \u00e8 ancora pi\u00f9 delicata. Mettere in discussione equilibri consolidati, soprattutto con alleati storici, rischia di fratturare alleanze fondamentali. Quando le parole di un presidente suggeriscono che persino territori legati a Paesi amici possono diventare oggetto di \u201cnecessit\u00e0 strategiche\u201d, il messaggio che passa \u00e8 che nessuno \u00e8 davvero al sicuro. Il pericolo maggiore, per\u00f2, non \u00e8 solo militare. \u00c8 culturale e politico. Abituare l\u2019opinione pubblica all\u2019idea che la forza sia la prima risposta legittima apre la strada a una normalizzazione del conflitto. La guerra smette di essere l\u2019ultima opzione e diventa una delle tante, magari la pi\u00f9 rapida, magari la pi\u00f9 \u201crisolutiva\u201d sulla carta. In questo contesto, i possibili scenari futuri oscillano tra una continua escalation verbale, che mantiene il mondo in uno stato di tensione permanente, e interventi mirati che potrebbero facilmente degenerare. Il rischio non \u00e8 tanto una guerra mondiale immediata, quanto una serie di conflitti regionali accesi da decisioni impulsive, difficili poi da controllare. In sintesi, il clima che si respira \u00e8 quello di un equilibrio instabile. Non siamo davanti a una guerra gi\u00e0 scritta, ma a un modo di fare politica che rende la guerra pi\u00f9 probabile. 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