{"id":1000031153,"date":"2026-05-12T23:01:31","date_gmt":"2026-05-13T02:01:31","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031153"},"modified":"2026-05-12T23:01:33","modified_gmt":"2026-05-13T02:01:33","slug":"meloni-accelera-sulla-legge-elettorale-ecco-cosa-cambiera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031153","title":{"rendered":"Meloni accelera sulla legge elettorale: ecco cosa cambier\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>La partita sulla legge elettorale entra nel vivo. Giorgia Meloni vuole chiudere la riforma o almeno portarla su un binario politico chiaro: stabilit\u00e0, governabilit\u00e0, niente pasticci post-voto. \u00c8 questa, in sintesi, la linea emersa dal vertice di maggioranza andato in scena ieri a Palazzo Chigi. Un incontro non solo tecnico, ma anche politico, perch\u00e9 il tema \u00e8 delicatissimo: le regole del gioco. Il governo sa bene che una legge elettorale non \u00e8 una pratica qualunque. Per questo, dopo il confronto interno, dalla maggioranza \u00e8 arrivata la disponibilit\u00e0 ad aprire un tavolo con le opposizioni. Ma con un punto fermo: discutere s\u00ec, smontare tutto no. La base resta quella dello Stabilicum, cio\u00e8 un sistema proporzionale con premio di maggioranza, pensato per evitare che dalle urne esca un Parlamento senza vincitori e senza una direzione politica chiara.<\/p>\n\n\n\n<p>La ratio dell\u2019esecutivo \u00e8 semplice: chi vince deve poter governare. Non \u00e8 una questione cucita addosso al centrodestra, ripetono nella maggioranza, ma una regola utile a chiunque ottenga il consenso degli elettori. Il punto, per\u00f2, \u00e8 proprio qui: le opposizioni sono disposte a discutere di stabilit\u00e0 oppure vogliono tenersi aperta la strada dei pareggi, degli accordi di palazzo e delle maggioranze costruite dopo il voto? Al vertice hanno partecipato il premier Giorgia Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, e i tecnici dei partiti che hanno lavorato alla proposta ora all\u2019esame della commissione Affari costituzionali della Camera: Giovanni Donzelli e Angelo Rossi per Fratelli d\u2019Italia, Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni per Forza Italia, il ministro Roberto Calderoli e Andrea Paganella per la Lega, Alessandro Colucci per Noi Moderati.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul tavolo non c\u2019erano soltanto le obiezioni dell\u2019opposizione, ma anche alcuni nodi tutti interni al centrodestra. Tra questi, la suddivisione del listino \u2014 o listone \u2014 collegato al premio di maggioranza tra i partiti della coalizione e alcuni correttivi utili a rendere il testo pi\u00f9 solido davanti a eventuali rilievi di costituzionalit\u00e0. Insomma, la maggioranza vuole andare avanti, ma senza lasciare fianchi scoperti. Dopo circa un\u2019ora di riunione, il messaggio recapitato alle opposizioni \u00e8 stato quello di una piena \u201cdisponibilit\u00e0\u201d ad aprire \u201cun tavolo\u201d di confronto. La condizione, per\u00f2, \u00e8 che \u201cvi sia convergenza sull\u2019obiettivo della stabilit\u00e0\u201d. Per il centrodestra, infatti, una riforma elettorale ha senso se produce un risultato leggibile. Il contrario sarebbe un ritorno ai sistemi che consentono di governare anche a chi, nelle urne, non ha ottenuto una maggioranza chiara. Maurizio Lupi ha riassunto la linea: \u201cVogliamo aprire un dialogo\u201d ma non si discute \u201csull\u2019impianto\u201d. Tradotto: si pu\u00f2 parlare di correttivi, garanzie, aggiustamenti tecnici. Ma il cuore della proposta, cio\u00e8 il proporzionale con premio di maggioranza, resta il punto di partenza. Per quanto concerne il premio, l\u2019ipotesi di cui parla il Foglio \u00e8 di scendere al di sotto della soglia del pi\u00f9 15 per cento: sul tavolo un premio del 10 per cento, superata quota 40 per cento.<\/p>\n\n\n\n<p>Da Bratislava \u00e8 intervenuto anche Antonio Tajani, che ha provato a rimettere la questione sul terreno politico. \u201cNoi abbiamo una proposta, siamo disposti a discutere, se poi non vogliono discutere \u00e8 una scelta loro. L\u2019abbiamo sempre detto, la legge elettorale va fatta insieme all\u2019opposizione, il compito della maggioranza \u00e8 quello di fare una proposta, poi sediamoci attorno a un tavolo e vediamo che cosa vogliono fare. Altrimenti il no diventa pretestuoso\u201d, ha dichiarato il vicepremier. Il ragionamento di Tajani \u00e8 chiaro: la maggioranza presenta un testo, l\u2019opposizione pu\u00f2 proporre modifiche, ma non pu\u00f2 limitarsi a respingere tutto prima ancora di sedersi. \u201cParliamo, discutiamo, abbiamo una proposta, fateci i vostri correttivi, ma \u00e8 compito della maggioranza fare delle proposte. Noi le abbiamo fatte e siamo pronti a discutere. Da parte nostra c\u2019\u00e8 grande apertura per avere una legge elettorale che garantisca stabilit\u00e0 al nostro Paese e governabilit\u00e0, chiunque vinca. Quindi \u00e8 una legge che riguarda tutti, non riguarda noi\u201d. Poi il vicepremier ha escluso l\u2019idea di sistemi pensati per non far vincere davvero nessuno: \u201cSmentisco qualsiasi ipotesi che si possa pensare a pareggi, non esistono: o si vince o si perde quando c\u2019\u00e8 una campagna elettorale e c\u2019\u00e8 un voto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le opposizioni, per\u00f2, almeno per ora non sembrano intenzionate a concedere aperture. I capigruppo del centrodestra a Montecitorio \u201ccontatteranno\u201d gi\u00e0 \u201cnelle prossime ore\u201d i colleghi di centrosinistra per \u201cavviare un tavolo di confronto\u201d, ma il clima \u00e8 tutt\u2019altro che disteso. Pd, Movimento 5 Stelle e alleati attendono mosse formali, mentre in commissione alla Camera sono gi\u00e0 partite le audizioni degli esperti. A complicare il quadro \u00e8 arrivato anche l\u2019appello di 126 costituzionalisti, tra cui Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Roberto Zaccaria, Enrico Grosso e Andrea Pugiotto, che hanno espresso \u201cforte preoccupazione\u201d sulla riforma, ritenendo che presenti \u201cprincipi non conciliabili con la democrazia rappresentativa\u201d. Un fronte critico che la maggioranza non sottovaluta, ma che non sembra destinato a bloccare il percorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal Pd \u00e8 arrivata la prima chiusura netta. \u201cNon esiste che presentino un testo che hanno scritto tutto loro e poi provino a trovare aggiustamenti con le opposizioni. Facciano tabula rasa del testo sulla legge elettorale e del premierato e allora ha senso avviare un confronto sulle regole del gioco democratico con l\u2019opposizione. Cos\u00ec non ci sono le condizioni\u201d, ha detto Alessandro Alfieri, senatore e responsabile Riforme della segreteria dem. Una posizione che, dal punto di vista del governo, conferma il rischio del muro preventivo: si chiede dialogo, ma solo dopo aver cancellato il testo della maggioranza. In pratica, prima si azzera tutto, poi forse si parla. Difficile, in queste condizioni, immaginare un negoziato semplice.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora pi\u00f9 duro Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle ha attaccato Palazzo Chigi parlando di \u201cfaide interne a Fratelli d\u2019Italia\u201d e di una legge elettorale pensata \u201cper provare in tutti i modi a vincere dopo la batosta del referendum\u201d. Poi ha spostato il tiro sui dossier economici e sociali: \u201crincari fuori controllo a carico di famiglie e imprese, 3 anni di crollo della produzione industriale e multinazionali come Electrolux che avviano un massacro sociale con 1.700 esuberi, licenziamenti e chiusure in vista, calo degli stipendi dell\u20198% in quattro anni\u201d. Infine l\u2019affondo politico: \u201cIl tempo di questo governo sprovvisto di soluzioni \u00e8 quasi scaduto, per fortuna\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La maggioranza, comunque, non sembra intenzionata a fermarsi. Il tavolo sar\u00e0 proposto. Se l\u2019opposizione accetter\u00e0, si discuter\u00e0 dei correttivi. Se invece arriver\u00e0 un altro no, il governo andr\u00e0 avanti. Per Meloni la questione resta una: dare all\u2019Italia una legge elettorale che produca governi stabili. E, soprattutto, impedire che dopo il voto si apra il solito mercato delle formule, degli inciuci e delle maggioranze nate lontano dalle urne.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La partita sulla legge elettorale entra nel vivo. Giorgia Meloni vuole chiudere la riforma o almeno portarla su un binario politico chiaro: stabilit\u00e0, governabilit\u00e0, niente pasticci post-voto. \u00c8 questa, in sintesi, la linea emersa dal vertice di maggioranza andato in scena ieri a Palazzo Chigi. 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