{"id":1000031144,"date":"2026-05-12T22:55:07","date_gmt":"2026-05-13T01:55:07","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031144"},"modified":"2026-05-12T22:55:09","modified_gmt":"2026-05-13T01:55:09","slug":"rivolta-contro-starmer-i-ministri-chiedono-le-sue-dimissioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031144","title":{"rendered":"Rivolta contro Starmer: i ministri chiedono le sue dimissioni"},"content":{"rendered":"\n<p>La tragedia di Keir Starmer non \u00e8 soltanto politica. \u00c8 umana. Ed \u00e8 forse proprio questo a renderla pi\u00f9 feroce. Perch\u00e9 ci sono leader che cadono combattendo, altri che vengono travolti dagli eventi, altri ancora che semplicemente evaporano. Starmer appartiene a quest\u2019ultima categoria: non viene abbattuto da un grande nemico, da un colpo di scena, da una congiura teatrale. Viene consumato lentamente dalla propria inconsistenza, dal vuoto di una leadership che aveva promesso ordine dopo il caos e ora scopre di essere essa stessa diventata caos. Il premier britannico ha provato a fare quello che fanno tutti i capi assediati quando sentono scricchiolare il pavimento sotto i piedi: ha parlato al Paese, ha cambiato tono, ha messo via giacca e cravatta, ha cercato l\u2019immagine dell\u2019uomo pratico, diretto, finalmente sveglio. Ha detto che i piccoli aggiustamenti non bastano pi\u00f9. Ha promesso accelerazioni, svolte, coraggio. Ha rispolverato l\u2019Europa, ha lasciato intendere che la Brexit sia stata una ferita economica e strategica, ha attaccato Farage sul suo terreno pi\u00f9 simbolico. Ha persino aperto alla mobilit\u00e0 giovanile con l\u2019Unione europea, misura concreta e insieme altamente politica, perch\u00e9 significa dire ai britannici: guardate che l\u00e0 fuori c\u2019\u00e8 un mondo da cui ci siamo separati e forse non ci \u00e8 convenuto poi cos\u00ec tanto. Ma il problema \u00e8 che quando un premier arriva a dire \u201cadesso cambio tutto\u201d, spesso il Paese sente un\u2019altra frase: \u201cFinora ho sbagliato tutto\u201d. E quando un capo di governo cerca di trasformarsi nel momento in cui il suo partito lo sta gi\u00e0 abbandonando, la metamorfosi non appare come una prova di forza. Sembra un ultimo travestimento. \u00c8 qui che si sta consumando il dramma di Starmer. Non nella sconfitta amministrativa dello scorso 7 maggio, per quanto pesante. Non nelle dimissioni degli assistenti ministeriali, che in s\u00e9 conterebbero poco. Non nei deputati laburisti che uno dopo l\u2019altro cominciano a chiedergli di farsi da parte. La vera tragedia \u00e8 che ormai ogni gesto pensato per salvarlo finisce per confermare che \u00e8 perduto. Se tace, appare paralizzato. Se parla, non convince. Se promette continuit\u00e0, sembra cieco. Se promette una svolta, ammette implicitamente il fallimento. \u00c8 il vicolo cieco dei leader arrivati alla fine: qualunque porta aprano, dietro c\u2019\u00e8 un muro. Downing Street conosce bene questo spettacolo. Negli ultimi anni i conservatori hanno offerto al mondo una specie di commedia nera sul potere: premier che entrano, premier che escono, rivoluzioni annunciate, mandati bruciati, maggioranze divorate da se stesse. Starmer aveva costruito la propria legittimit\u00e0 anche su questo: basta pagliacciate, basta improvvisazione, basta psicodrammi. Io sono l\u2019adulto nella stanza. Io sono la stabilit\u00e0. Io sono il ritorno alla seriet\u00e0. E invece eccolo qui, prigioniero dello stesso meccanismo che aveva denunciato negli altri. La macchina del potere, quando sente l\u2019odore del sangue, non distingue pi\u00f9 tra destra e sinistra. I peones si muovono per primi, naturalmente. \u00c8 sempre cos\u00ec. Gli assistenti ministeriali, i sottosegretari minori, i deputati pi\u00f9 esposti nei collegi difficili: sono loro a uscire allo scoperto quando i grandi ancora fingono prudenza. Ma nessuno creda alla spontaneit\u00e0 assoluta di questo stillicidio. In politica le dimissioni isolate possono essere un gesto morale; le dimissioni a catena sono quasi sempre un messaggio organizzato. Si manda avanti chi rischia meno o chi ha meno da perdere, si misura la temperatura, si prepara il terreno. Poi arrivano i ministri, i notabili, i possibili successori. E quando arrivano loro, il capo non \u00e8 pi\u00f9 un capo: \u00e8 un problema da gestire. Secondo quanto trapela dalla Bbc sarebbero 72 i parlamentari laburisti ad aver chiesto esplicitamente a Starmer di fare un passo indietro. O almeno di fornire una data per l\u2019addio. Poi quattro assistenti ministeriali hanno fatto lo stesso, dimettendosi in tronco. Addirittura il ministro degli interni, Shabana Mahmood, sarebbe tra coloro che hanno chiesto al primo ministro di lasciare Downing Street. Con lei anche altri tre titolari dei dicasteri, tra cui la ministra degli Esteri, Yvette Cooper. Starmer ieri ha provato a dire ai suoi: non fate come i Tory, non precipitate il partito in una guerra interna, non cambiate cavallo in mezzo a tempi pericolosi. Argomento sensato, persino rispettabile. Ma anche qui c\u2019\u00e8 una trappola. Perch\u00e9 un leader pu\u00f2 chiedere lealt\u00e0 in nome della stabilit\u00e0 solo se incarna ancora quella stabilit\u00e0. Quando invece diventa lui stesso il fattore di instabilit\u00e0, l\u2019appello alla responsabilit\u00e0 suona come un ricatto debole. Restare per evitare il caos funziona finch\u00e9 la tua permanenza non diventa la causa del caos. Stamattina \u00e8 prevista una riunione di governo e pare che Starmer, ormai sotto pressione, stia \u201cvalutando le opzioni\u201d. A studiare la pratica con lui ci sono il vicepremier David Lammy e il capogruppo laburista Jonathan Reynolds. La cosa pi\u00f9 impressionante \u00e8 che Starmer sembra aver capito il suo errore principale proprio quando non gli serve pi\u00f9 capirlo. Ha intuito che non basta amministrare, non basta \u201cfare le cose giuste\u201d, non basta rivendicare scelte fondamentali e prudenza internazionale. La politica non \u00e8 un verbale di riunione. Non \u00e8 un fascicolo ben ordinato. Non \u00e8 una sequenza di procedure corrette. \u00c8 anche racconto, destino, promessa, perfino illusione. Un Paese pu\u00f2 sopportare sacrifici se intravede una direzione; pu\u00f2 accettare lentezze se crede in un traguardo; pu\u00f2 perdonare errori se riconosce un\u2019anima. Ma il governo Starmer \u00e8 apparso troppo spesso come un governo senza musica, senza epica, senza una frase capace di restare addosso alla gente. E ora tenta di fabbricare speranza in emergenza, come si monta un tendone sotto la pioggia. Troppo tardi, probabilmente. Perch\u00e9 la speranza non si annuncia quando i deputati stanno gi\u00e0 contando le firme. Non si improvvisa mentre i ministri guardano l\u2019orologio. Non si inventa quando il partito ha gi\u00e0 cominciato a chiedersi chi verr\u00e0 dopo. Il nome che gira, riporta il Corriere, \u00e8 quello di Andy Burnham, il sindaco di Manchester, l\u2019uomo che molti immaginano come il salvatore possibile, il volto laburista pi\u00f9 ruvido, pi\u00f9 popolare, pi\u00f9 spendibile fuori dai salotti londinesi. Ma anche questa attesa ha un costo. Chi oggi siede nel governo e domani potrebbe aspirare alla successione sa benissimo che lasciare marcire Starmer fino all\u2019autunno pu\u00f2 significare affondare insieme a lui. E allora qualcuno, magari Wes Streeting o chi per lui, pu\u00f2 aver deciso che il tempo delle cortesie \u00e8 finito. In politica la pazienza \u00e8 una virt\u00f9 solo finch\u00e9 non diventa complicit\u00e0 con il disastro. Resta l\u2019immagine di un uomo che si aggrappa alla poltrona non perch\u00e9 non veda il precipizio, ma perch\u00e9 lo vede benissimo. Starmer sa che mollare ora significherebbe ammettere che la promessa della sua premiership \u00e8 durata meno della sua campagna elettorale. Sa che fissare un calendario d\u2019uscita vorrebbe dire consegnarsi alla condizione pi\u00f9 umiliante per un leader: governare da dimissionario, parlare da sopravvissuto, sorridere sapendo che tutti stanno gi\u00e0 guardando oltre la sua spalla. Eppure il potere ha questa crudelt\u00e0: pi\u00f9 cerchi di trattenerlo quando ti sta sfuggendo, pi\u00f9 ti rende piccolo. Starmer voleva essere l\u2019uomo della seriet\u00e0 dopo la sbornia populista e conservatrice. Rischia di essere ricordato come l\u2019uomo che non seppe capire quando la seriet\u00e0 richiedeva un passo indietro. La diga, ormai, non perde pi\u00f9 qualche goccia. Ha ceduto. E quando l\u2019acqua arriva a valle, non chiede il permesso a nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Franco Lodige<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tragedia di Keir Starmer non \u00e8 soltanto politica. \u00c8 umana. Ed \u00e8 forse proprio questo a renderla pi\u00f9 feroce. Perch\u00e9 ci sono leader che cadono combattendo, altri che vengono travolti dagli eventi, altri ancora che semplicemente evaporano. Starmer appartiene a quest\u2019ultima categoria: non viene abbattuto da un grande nemico, da un colpo di scena, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000031145,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[41],"tags":[],"class_list":{"0":"post-1000031144","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mundo"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/zase.jpg?fit=912%2C512&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000031144","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000031144"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000031144\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000031146,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000031144\/revisions\/1000031146"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000031145"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000031144"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000031144"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000031144"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}