{"id":1000031141,"date":"2026-05-12T22:54:05","date_gmt":"2026-05-13T01:54:05","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031141"},"modified":"2026-05-12T22:54:08","modified_gmt":"2026-05-13T01:54:08","slug":"schlein-da-obama-una-foto-imbarazzante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031141","title":{"rendered":"Schlein da Obama: una foto imbarazzante"},"content":{"rendered":"\n<p>La foto, diciamolo, \u00e8 di quelle che valgono pi\u00f9 di mille comunicati stampa. Elly Schlein accanto a Barack Obama, alla convention progressista di Toronto, avrebbe dovuto raccontare la nascita di un grande fronte internazionale contro Trump, Meloni, Orban e compagnia sovranista. Invece restituisce un\u2019altra immagine: quella di una fan che, finita la conferenza, si mette ordinatamente in fila per salutare l\u2019oratore, strappare due parole, magari una pacca sulla spalla e poi tornare a casa convinta di avere partecipato alla Storia.&nbsp;&nbsp;Obama, si sa, ha il mestiere. Sorride, incoraggia, distribuisce benedizioni come santini laici. Alla segretaria del Pd, che gli ha ricordato il suo lontano impegno militante, l\u2019ex presidente americano ha concesso la frase giusta, quella da incorniciare: \u201cHo sempre sostenuto le leadership giovani\u201d. E Schlein, immaginiamo, avr\u00e0 incassato con gratitudine. Il problema \u00e8 che la politica non si fa con gli autografi dei miti di giovent\u00f9. E nemmeno con le rimpatriate tra progressisti in cerca di un nemico comune. A Toronto, infatti, la segretaria dem non \u00e8 andata per parlare agli italiani, ma per cercare una famiglia politica all\u2019estero. Una specie di Erasmus permanente della sinistra globale: ieri Barcellona con Pedro Sanchez e Lula, oggi Canada con Obama e Mark Carney, domani chiss\u00e0. L\u2019idea \u00e8 sempre la stessa: costruire un fronte dei buoni, dei democratici, dei progressisti, degli illuminati contro l\u2019oscuro Medioevo trumpiano. Peccato che, appena si guarda meglio la compagnia, l\u2019entusiasmo si sgonfi. Keir Starmer, uno degli idoli della nuova sinistra europea, \u00e8 gi\u00e0 impantanato tra sconfitte, polemiche e scandali. Pedro Sanchez, l\u2019altro modello da esibire come prova che \u201csi pu\u00f2 fare\u201d, sta affondando in Spagna tra inchieste, crisi di consenso e un governo sempre pi\u00f9 appeso ai ricatti parlamentari. Ma da noi, naturalmente, questi dettagli disturbano la narrazione. E allora si preferisce la liturgia del summit internazionale, con i sorrisi, i panel, le formule solenni e quel lessico da assemblea studentesca aggiornato all\u2019era dei dazi. Schlein ha aggiunto al vocabolario del Pd una nuova parola d\u2019ordine: nuovo ordine mondiale. Non \u00e8 una battuta. \u00c8 proprio il cuore del discorso. Un ordine alternativo a Trump, naturalmente progressista, possibilmente benedetto da Obama e certificato dalle cancellerie amiche. \u201cDall\u2019Europa portiamo buone notizie \u2013 riporta Repubblica \u2013 Orban ha perso, non governa pi\u00f9, e come lui perderanno Trump e Meloni, ha detto al \u201cGlobal progress action summit\u201d, organizzato dal premier canadese Mark Carney. Eccola, la grande analisi geopolitica: Orban, Trump, Meloni, tutti nello stesso calderone. Tutti destinati a perdere perch\u00e9 lo dice la sinistra riunita a Toronto. Il punto \u00e8 che Schlein sembra credere davvero che basti costruire una rete internazionale di progressisti per risolvere il suo problema principale: non avere ancora costruito una proposta credibile in Italia. Perch\u00e9 \u00e8 facile andare in Canada e spiegare che la destra non risolve i problemi delle persone. Pi\u00f9 difficile \u00e8 spiegare perch\u00e9 gli italiani dovrebbero affidarsi a un Pd che, quando parla di lavoro, industria, sicurezza, immigrazione, tasse ed energia, finisce quasi sempre per rifugiarsi nella predica morale. Dopo il bilaterale con Carney, la segretaria ha raccontato: \u201cL\u2019ho ringraziato per le parole che ha detto in Armenia la settimana scorsa quando ha affermato che l\u2019ordine mondiale sar\u00e0 ricostruito a partire dall\u2019Europa. Il tempo delle destre nazionaliste \u00e8 finito. Non risolvono i problemi delle persone. Se guardo all\u2019Italia la produzione \u00e8 a zero, la crescita \u00e8 a zero e i costi dell\u2019energia sono i pi\u00f9 alti. La propaganda del governo in Italia ha sbattuto contro la realt\u00e0 della condizione di vita delle persone\u201d. Tutto legittimo, per carit\u00e0. Solo che il registro \u00e8 sempre quello: una parte della realt\u00e0 viene selezionata, ingigantita e trasformata in sentenza politica. L\u2019Italia sarebbe ferma, il governo avrebbe fallito, le destre sarebbero finite. Poi per\u00f2 si vota, e la realt\u00e0 spesso si diverte a smentire i convegni. Il viaggio canadese, ovviamente, \u00e8 anche un messaggio a Giorgia Meloni. Il premier ha costruito una parte della sua politica estera sul rapporto con Trump, tentando di proporsi come ponte tra Washington e Bruxelles. Operazione complicata, forse velleitaria, certamente rischiosa. Ma almeno \u00e8 politica di governo, fatta con chi il potere lo esercita davvero. Schlein invece teorizza una formula pi\u00f9 comoda: si pu\u00f2 essere alleati dell\u2019America, ma non di Trump. Cio\u00e8 alleati di un\u2019America immaginaria, quella che piace ai democratici europei, quella di Obama, dei campus, dei discorsi ispirati, dei grandi sorrisi e delle foto ricordo. Peccato che alla Casa Bianca oggi non ci sia un poster del 2008. E cos\u00ec il Pd si ritrova a inseguire il mito del \u201cYes, we can\u201d fuori tempo massimo. Obama resta Obama, ma il mondo \u00e8 cambiato. Gli elettori sono cambiati. Le paure sono cambiate. Le economie sono cambiate. E la sinistra, invece di interrogarsi sul perch\u00e9 abbia perso pezzi enormi di popolo, continua a convincersi che il problema sia solo mettere insieme una coalizione internazionale di anime belle contro il cattivo di turno. Alla vigilia della missione, Schlein aveva spiegato di voler andare in Canada \u201cper ribadire che serve unire le forze progressiste e democratiche, ampliare il dialogo e la cooperazione con tutti i Paesi traditi dalle politiche e dai dazi di Trump\u201d. Traditi da Trump, certo. Ma gli operai europei, i ceti medi impoveriti, le periferie dimenticate, gli imprenditori strozzati dall\u2019energia e dalla burocrazia, da chi si sentono traditi? Da Trump o da una classe dirigente progressista che per anni ha parlato pi\u00f9 volentieri di grandi architetture globali che di bollette, salari, sicurezza e competitivit\u00e0? Quando in Italia erano le 20, Schlein \u00e8 salita sul palco di un panel e ha collegato tutto: la vittoria al referendum, la sconfitta di Orban, il cambiamento che avanza, la possibilit\u00e0 di battere Trump, Vance e Meloni. Il programma? \u201cPace, democrazia, cooperazione, giustizia sociale, dobbiamo ricostruire un ordine internazionale basato su questo\u201d. Parole impeccabili, inattaccabili, perfette. Chi potrebbe essere contro la pace, la democrazia, la cooperazione e la giustizia sociale? Il punto \u00e8 che la politica comincia esattamente dopo gli slogan, quando bisogna spiegare come si finanzia tutto, come si difende un confine, come si produce ricchezza, come si taglia il costo dell\u2019energia, come si tiene insieme libert\u00e0 e sicurezza. Ma a Toronto non serviva entrare troppo nel merito. Bastava la scenografia. Bastava Obama. Bastava il grande abbraccio progressista. Bastava la foto. Solo che quella foto, invece di consacrare Schlein come leader internazionale, rischia di raccontare l\u2019opposto: una sinistra italiana ancora in cerca di padri nobili, di miti esterni, di qualcuno che le dica che \u00e8 giovane, giusta e dalla parte della Storia. Il problema \u00e8 che gli elettori non sono Obama. E difficilmente si accontenteranno di un incoraggiamento a bordo palco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La foto, diciamolo, \u00e8 di quelle che valgono pi\u00f9 di mille comunicati stampa. Elly Schlein accanto a Barack Obama, alla convention progressista di Toronto, avrebbe dovuto raccontare la nascita di un grande fronte internazionale contro Trump, Meloni, Orban e compagnia sovranista. 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