{"id":1000031128,"date":"2026-05-09T13:09:44","date_gmt":"2026-05-09T16:09:44","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031128"},"modified":"2026-05-09T13:09:46","modified_gmt":"2026-05-09T16:09:46","slug":"starmer-ha-preso-una-grossa-batosta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031128","title":{"rendered":"Starmer ha preso una grossa batosta"},"content":{"rendered":"\n<p>C\u2019era una volta Keir Starmer, il nuovo campione della sinistra europea. L\u2019uomo serio, competente, rassicurante. Il volto pulito del progressismo britannico dopo gli anni burrascosi dei conservatori. In Italia, naturalmente, \u00e8 stato accolto con il solito entusiasmo da salotto: finalmente un laburista moderno, finalmente il ritorno della \u201cbuona politica\u201d, finalmente l\u2019alternativa presentabile alla destra cattiva, populista, sovranista e via recitando il breviario. Peccato che gli elettori britannici, con quella fastidiosa abitudine di votare, abbiano deciso di rovinare la festa. Le elezioni locali in Inghilterra rappresentano una batosta pesantissima per il Labour. Non una semplice frenata, non un normale malumore di met\u00e0 mandato, ma un segnale politico che arriva dritto a Downing Street. Nigel Farage, dato mille volte per finito, archiviato, ridicolizzato, \u00e8 tornato al centro della scena con Reform Uk. E non nei quartieri chic dove si discute di transizione verde davanti a un cappuccino d\u2019avena, ma nelle vecchie roccaforti operaie del nord dell\u2019Inghilterra, l\u00e0 dove il Labour pensava di avere un diritto naturale di propriet\u00e0 sul voto popolare. E invece no. Hartlepool, simbolo laburista, finisce nell\u2019orbita di Reform Uk. I seggi locali cadono a centinaia. Secondo il conteggio di Sky News, il partito di Farage ha gi\u00e0 conquistato 362 seggi tra gli oltre cinquemila in ballo, mentre i laburisti ne hanno persi finora 252. Male anche i conservatori, che arretrano di 143 seggi. Avanzano i Verdi, avanzano i Lib-Dem, ma il dato politico \u00e8 uno solo: Starmer \u00e8 stato travolto. Il premier britannico ha provato a metterci la faccia, anche perch\u00e9 nasconderla sarebbe stato complicato. Davanti alla stampa, secondo quanto riportato dalla Bbc, ha ammesso che i risultati \u201csono molto amari, e non c\u2019\u00e8 modo di indorare la pillola\u201d. Poi ha aggiunto che il suo partito ha \u201cperso brillanti rappresentanti laburisti in tutto il Paese\u2026 questo fa male, e dovrebbe far male, e io mi assumo la responsabilit\u00e0\u201d. Bene. Si assume la responsabilit\u00e0. Formula nobile, certo. Ma in politica la responsabilit\u00e0 non \u00e8 un comunicato stampa. \u00c8 una domanda molto semplice: se il Paese ti manda un messaggio cos\u00ec netto, tu che cosa fai? Continui come prima? Cambi strada? O ti limiti alla solita liturgia del leader progressista che \u201cascolta\u201d, \u201criflette\u201d, \u201ccapisce il disagio\u201d e poi procede esattamente nella stessa direzione? Starmer, per ora, sceglie la terza via. Infatti assicura che \u201cgiorni come questi non indeboliscono la mia determinazione a realizzare il cambiamento che ho promesso\u201d. Tradotto: ho perso, ho capito che siete arrabbiati, ma avevo ragione prima e continuer\u00f2 ad avere ragione dopo. Il problema \u00e8 che il famoso cambiamento promesso dai laburisti gli inglesi non lo vedono. O meglio, vedono tasse, difficolt\u00e0 economiche, crisi del costo della vita, promesse rimangiate, retromarce politiche e un governo gi\u00e0 logorato a suon di scandali a pochissimo tempo dal trionfo elettorale del 2024. Starmer era arrivato al potere con una maggioranza enorme dopo 14 anni di governi conservatori. Doveva essere l\u2019uomo della svolta. Si ritrova invece a galleggiare in mezzo alle macerie del consenso. E qui c\u2019\u00e8 il punto che in Italia si far\u00e0 finta di non vedere. Starmer era diventato un altro santino della sinistra nostrana. Come sempre accade, appena all\u2019estero spunta un leader progressista presentabile, nei nostri talk show parte la venerazione. Lo si dipinge come pragmatico, europeo nello spirito anche fuori dall\u2019Unione, serio, moderato, competente. Poi arriva il voto vero, quello delle periferie, degli operai, dei ceti medi impoveriti, delle famiglie che non arrivano a fine mese, e il santino comincia a creparsi. Farage ha parlato di \u201ccambiamento storico davvero molto importante\u201d. Si pu\u00f2 detestare Farage, si pu\u00f2 considerarlo populista, sovranista, anti-immigrazione, tutto quello che volete. Ma il dato resta: intercetta un malcontento che gli altri non vogliono vedere. Reform UK cresce perch\u00e9 una parte del Paese non si riconosce pi\u00f9 n\u00e9 nei conservatori n\u00e9 nei laburisti. E quando due grandi partiti sembrano parlare la stessa lingua dell\u2019establishment, prima o poi arriva qualcuno che parla la lingua della rabbia. Il ministro della Difesa John Healey ha provato a blindare Starmer, assicurando che il premier \u201ccontinuer\u00e0 sulla sua strada\u201d. Ha spiegato che una parte dei consigli persi dipende dal \u201csentimento nazionale\u201d, ma ha anche riconosciuto che \u201c\u00e8 chiaro che dobbiamo andare oltre\u201d e che il governo deve essere \u201cpi\u00f9 coraggioso\u201d e \u201cfare di pi\u00f9 per dare alle persone un senso di speranza per il futuro\u201d. Insomma, la toppa classica: abbiamo capito il messaggio, ma il capo non si tocca. Healey ha persino ricordato che nel 1999 il Labour perse oltre 1.100 consiglieri alle amministrative, prima di vincere le elezioni generali del 2001 e del 2005. Consolazione storica comprensibile, ma fragile. Perch\u00e9 Starmer non \u00e8 Tony Blair, il Regno Unito di oggi non \u00e8 quello di fine anni Novanta e Farage non \u00e8 un incidente di percorso. \u00c8 il sintomo di una frattura molto pi\u00f9 profonda. Starmer stesso lo sa. \u201cQuando gli elettori inviano un messaggio come questo dobbiamo riflettere e dobbiamo rispondere\u201d, ha detto, ricordando che la \u201cstragrande maggioranza delle persone\u201d comprende le \u201cenormi sfide\u201d del Paese, tra \u201cuna serie di shock economici\u201d e una \u201cdifficile situazione internazionale\u201d. Poi la frase che suona come una confessione: \u201cSanno che lo status quo li sta deludendo e sono frustrati, non percepiscono i cambiamenti\u201d. Appunto. Non li percepiscono. E quando un governo nasce promettendo cambiamento e dopo poco tempo deve spiegare agli elettori che il cambiamento c\u2019\u00e8 ma non si vede, il guaio \u00e8 serio. La verit\u00e0 \u00e8 che Starmer oggi rischia politicamente molto pi\u00f9 di quanto ammettano i suoi. Non cadr\u00e0 domani, probabilmente. I suoi ministri fanno quadrato, il partito prova a non farsi prendere dal panico, Downing Street ripete che la rotta resta quella. Ma il voto locale ha aperto una crepa. E nelle democrazie serie le crepe, quando passano dalle urne, non si chiudono con due frasi da conferenza stampa. Il nuovo idolo della sinistra italiana \u00e8 gi\u00e0 in affanno. Doveva essere l\u2019anti-populista perfetto. Si ritrova invece con Farage che gli sfila voti proprio nelle aree popolari. Doveva riportare stabilit\u00e0. Si ritrova travolto dal malcontento. Doveva incarnare la riscossa progressista. Si ritrova a difendere la poltrona mentre il Paese gli dice che non basta indossare l\u2019abito del leader responsabile per governare bene. E adesso, come sempre, la domanda \u00e8 semplice: era il popolo a non aver capito Starmer, o era Starmer a non aver capito il popolo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta Keir Starmer, il nuovo campione della sinistra europea. L\u2019uomo serio, competente, rassicurante. Il volto pulito del progressismo britannico dopo gli anni burrascosi dei conservatori. 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