{"id":1000031089,"date":"2026-05-07T10:41:08","date_gmt":"2026-05-07T13:41:08","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031089"},"modified":"2026-05-07T10:41:10","modified_gmt":"2026-05-07T13:41:10","slug":"a-lucca-una-mostra-dedicata-a-giovanni-boldini-la-seduzione-della-pittura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000031089","title":{"rendered":"A Lucca una mostra dedicata a Giovanni Boldini. La Seduzione della Pittura"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 2 Giugno 2026 si potr\u00e0 ammirare presso la Cavallerizza Lucca la mostra dedicata a Giovanni Boldini \u2013 \u2018 Giovanni Boldini. La Seduzione della Pittura\u2019 a cura di\u00a0 Tiziano Panconi. L\u2019esposizione \u00e8 prodotta da Contemplazioni con il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Toscana e della Citt\u00e0 di Lucca. Un percorso di oltre 100 opere che racconta l\u2019evolversi della pittura di Boldini attraverso la bellezza, soprattutto quella femminile, oggetto di una continua ricerca estetica e di una profonda indagine psicologica, sulle quali il maestro coni\u00f2 un modello di grazia idealizzato. \u00abLe donne di Boldini \u2013 spiega Panconi \u2013 sono nature flessuose e disinibite che mostrano senza reticenza un modello di bellezza erudito e, spogliandosi, affermano la loro autodeterminazione di individui maturi ed emancipati, pienamente consapevoli della propria femminilit\u00e0\u00bb. La mostra si articola in una successione di dipinti eccezionali: dalle \u201ctavolette\u201d di interno del periodo fiorentino durante il quale l\u2019artista lavorava con i Macchiaioli (1864-1870), passando per le minuziose e scintillanti scenette di grande qualit\u00e0 pittorica eseguite nei primi anni parigini (periodo Goupil, 1871-1878), fino alle iconiche \u201cfemmes fatales\u201d (1879-1891) da lui soprannominate \u201cdivine\u201d, ritratte a grandezza naturale, come nel caso del Ritratto di signora\u00a0con ventaglio nero di piume, e arrivando infine alle atmosfere rarefatte del gusto fin de si\u00e8cle (1892-1924), quando Boldini esce definitivamente dagli schemi della ritrattistica ufficiale, coniando nuove silhouettes e posizioni serpentine, assunte da corpi femminili seducenti e vibranti, come La contessa Speranza del 1899, o tratteggiati con pennellate lunghe e veloci, impresse sulle tele come sciabolate. In una mia ricerca storiografia e scientifica sulla figura di Giovanni Boldini apro il mio saggio dicendo : La fine dell&#8217;Ottocento sembra essere un periodo di grande prosperit\u00e0 e generale soddisfazione, come ricorda la stessa definizione di \u201cBelle \u00e9poche\u201d. In realt\u00e0, vuoto e senso di ambiguit\u00e0 pervadono gli anni di transizione dalla vecchia borghesia ottocentesca all&#8217;affermazione, sulla scena politica e sociale, delle masse popolari. Quest&#8217;epoca si caratterizza per una crisi di valori che coinvolge tutti gli ambiti del sapere: dalle scienze esatte a quelle umane, dall&#8217;arte alla filosofia, emergono nuove teorie che superano la visione ingenua dello scientismo positivista. Viene criticata la nozione dogmatica di scienza, propria appunto del positivismo, posta al centro del dibattito scientifico; la definizione del concetto di materia viene messa in discussione, diventando meno assoluta, meno dogmatica e meno statica. Edmund Husserl, nella seconda fase del suo pensiero, parla di una crisi d&#8217;identit\u00e0 delle scienze, che non riguarda le scienze in quanto tali, i loro fondamenti epistemologici e le scoperte scientifiche, ma il significato che esse hanno per l&#8217;esistenza umana: \u00e8 una crisi di valori etici e morali, una crisi di senso, il sapere non porta pi\u00f9 alcuna ispirazione etica . La cultura europea, all&#8217;inizio del Novecento, \u00e8 quindi pervasa da un profondo senso di crisi, in cui cadono tutte le certezze circa la possibilit\u00e0 di cogliere la realt\u00e0 attraverso una conoscenza piena e immediata dei suoi molteplici aspetti. Lo sviluppo industriale, legato al progresso tecnologico e alle invenzioni delle macchine, gi\u00e0 dalla fine del Settecento comporta un cambiamento radicale del modo di vivere, che tuttavia si traduce in un senso di alienazione e distacco dell&#8217;uomo dalla propria natura. Il tema dell&#8217;alienazione, gi\u00e0 al centro del pensiero di Marx, esprime bene l&#8217;unit\u00e0 culturale e spirituale dell&#8217;Ottocento, caratterizzata da una tendenza rivoluzionaria di fondo. Come ricorda De Micheli, non bisogna mai dimenticare lo spirito rivoluzionario che pervade tutto l&#8217;Ottocento, perch\u00e9 la frattura che avviene nell&#8217;arte con le avanguardie artistiche europee non si spiega solo sul piano estetico, facendo riferimento semplicemente ai mutamenti del gusto, ma va invece analizzata prendendo in considerazione le ragioni storiche che hanno portato verso la crisi dell&#8217;unit\u00e0 di fondo della cultura borghese. Secondo De Micheli essa non \u00e8 altro che la vocazione rivoluzionaria della borghesia intellettuale, fondata sugli ideali di libert\u00e0, uguaglianza e progresso, che viene messa in crisi dalle forze reazionarie. Il rapporto tra arte e societ\u00e0, arte e politica rimane sempre alla base delle nuove poetiche; attraverso l&#8217;arte si possono cogliere aspetti e sfumature della realt\u00e0 che le sole conoscenze intellettuali e razionali non riuscirebbero a mettere in luce. Il periodo che va dalla fine del XX secolo alla prima guerra mondiale \u00e8 caratterizzato da una rapida evoluzione del sistema industriale. Il rilancio della produzione, favorito anche da una politica di protezionismo doganale e da una progressiva indipendenza tra Stato ed economia finanziaria, fu reso possibile dalla trasformazione radicale del modello economico, che vedeva sempre pi\u00f9 pressante l&#8217;esigenza di allargamento dei mercati. In questi anni avvengono le grandi rivoluzioni epistemologiche della contemporaneit\u00e0 quali la relativit\u00e0, la psicanalisi, la teoria dell&#8217;atomo. Tra i tratti distintivi del pensiero filosofico dell&#8217;epoca vi furono il vitalismo, inteso come attenzione ai valori istintivi, lo spiritualismo, contrapposizione di una dimensione mentale a una materiale e accentuazione del ruolo della coscienza nella percezione del mondo esterno, e il relativismo, in cui si afferma il carattere prospettico della nostra esperienza del mondo. Le ricerche delle avanguardie storiche rappresentarono l&#8217;espressione del clima politico, culturale e sociale del tempo. La nascita delle avanguardie scatur\u00ec dalla crisi che invest\u00ec tutti i valori della societ\u00e0 civile europea agli inizi del XXI secolo: fu la sensibilit\u00e0 degli artisti a permettere di percepire i primi crolli nelle certezze che per anni avevano rappresentato dei capisaldi nella vita dei singoli individui. Ora grazie all&#8217;arte questa stessa crisi si trasforma in una ribellione, in un rifiuto sempre pi\u00f9 fermo di ogni tradizione culturale antichi dogmi e antiche credenze vengono posti in discussione. Tutto il secolo fu caratterizzato da una continua sperimentazione artistica movimenti e stili si succedettero nel tempo con differenti modalit\u00e0 e forme espressive, rimanendo per\u00f2 accomunati da una forte volont\u00e0 di rottura con il passato, sorta di fil rouge per l&#8217;evoluzione culturale dell&#8217;epoca. Nel Novecento l&#8217;arte scompone, decostruisce, altera la realt\u00e0, ricercandone allo stesso tempo una raffigurazione fedele, che rappresenti la premessa per quella che dovrebbe essere l&#8217;azione politica. I prodotti culturali devono essere interpretati: nelle opere ottocentesche \u00e8 ancora presente un soggetto riconoscibile, le forme sono armoniose, i soggetti gradevoli alla vista. Nel corso del Novecento invece le regole del gusto e i canoni estetici convenzionali mutano radicalmente, i linguaggi delle opere si fanno sconcertanti. Guerre, rivoluzioni, scoperte scientifiche e tecnologiche divennero fattori in grado di sovvertire tradizioni che a lungo avevano provveduto a fornire un&#8217;identit\u00e0 stabile all&#8217;umanit\u00e0. I vari cambiamenti si rifletterono nell&#8217;arte, nell&#8217;ambito della quale inizi\u00f2 l&#8217;esplorazione della realt\u00e0 attraverso la dissoluzione della figura, la creazione di forme e segni che non avevano pi\u00f9 alcun rapporto con il mondo che le circondava. L&#8217;arte divenne un fenomeno di massa inizi\u00f2 a essere considerata come un valore prezioso da tutelare, si aprirono musei e raccolte, le opere uscirono dalle collezioni private e dalle chiese, per essere mostrate a un pubblico sempre pi\u00f9 ricettivo, coinvolto e interessato. \u00a0<strong>Giovanni Boldini<\/strong>\u00a0 \u00e8 stato uno dei principali pittori italiani di fine Ottocento, tra i pi\u00f9 vicini a l\u2019impressionismo tra coloro che operarono in Italia. Boldini era noto per la sua vivace vita mondana, che trov\u00f2 il suo apice a Parigi: le sue frequentazioni borghesi gli garantirono grande fama come<strong>\u00a0talentuoso ritrattista<\/strong>\u00a0di personalit\u00e0 culturali e soprattutto di figure femminili, che riportava sulla tela con eleganza, dinamismo e caratterizzazione psicologica, rifuggendo quindi dalla ritrattistica pi\u00f9 classica. Conosciamo diversi aneddoti legati alla sua vita grazie alla moglie\u00a0<strong>Emilia Cadorna<\/strong>, una giornalista che il pittore spos\u00f2 ormai ottantenne, e che nello stesso anno della sua morte pubblic\u00f2 un libro biografico su di lui. Egli era ottavo di tredici fratelli, Giovanni Boldini ed ebbe un\u2019educazione molto cattolica in quanto la madre,\u00a0<strong>Benvenuta Caleffi<\/strong>, era piuttosto devota. Il padre\u00a0<strong>Antonio<\/strong>, invece, era un pittore. Ancora prima di imparare a leggere e scrivere ed iniziare a frequentare le scuole elementari, Boldini dimostr\u00f2 un\u00a0<strong>talento naturale per il disegno<\/strong>. Abbandon\u00f2 presto gli studi dimostrandosi piuttosto insofferente alle regole scolastiche e ai metodi didattici, e il padre, intuendo le capacit\u00e0 del figlio, gli insegn\u00f2 direttamente le tecniche basilari della pittura. Il padre era un pittore purista che possedeva ottime basi tecniche imparate durante gli anni trascorsi all\u2019<strong>Accademia di San Luca a Roma<\/strong>\u00a0e attraverso lo studio dei maestri del Quattrocento, diventando comunque un nome ben conosciuto a Ferrara. Giovanni Boldini, intanto, a soli quattordici anni dipinse un\u00a0<strong>Autoritratto<\/strong>che dimostrava non solo quanto il giovane pittore avesse ben assimilato le tecniche pittoriche di base, ma soprattutto la capacit\u00e0 di padroneggiarle con disinvoltura. Poco dopo, divenne allievo di Girolamo Domenichini e Giovanni Pagliarini. La sua adolescenza fu piuttosto fortunata, in quanto venne esonerato dal servizio militare che era appena stato istituito a seguito della nascita del regno d\u2019Italia, e inoltre ottenne un\u2019eredit\u00e0 cospicua da parte di uno zio. Con questa somma, Boldini decise di lasciare Ferrara, poich\u00e9 aveva notato come tra gli artisti locali vi fosse una certa tendenza ad accontentarsi di eguagliare quanto gi\u00e0 proposto da altri artisti ed era molto arduo poter percorrere vie inedite. Scelse dunque di trasferirsi a\u00a0<strong>Firenze.<\/strong>Una volta giunto nel capoluogo toscano, Boldini si iscrisse all\u2019Accademia delle belle arti, dove trov\u00f2 come insegnanti<strong>\u00a0Stefano Ussi<\/strong>ed<strong>\u00a0Enrico Pollastrini.<\/strong> Tuttavia, come gi\u00e0 accaduto durante le scuole elementari, ben presto Boldini risult\u00f2 insofferente ai metodi dell\u2019Accademia e si ritir\u00f2, preferendo piuttosto buttarsi a capofitto nel vivace ambiente che gravitava intorno al\u00a0<strong>Caff\u00e8 Michielangiolo<\/strong>. Qui, infatti, si ritrovavano numerosi artisti e patrioti per discutere, spesso animatamente, di questioni artistiche e politiche. Tra questi, vi erano i\u00a0<strong>\u201cMacchiaioli\u201d,<\/strong> un gruppo di artisti anch\u2019essi in aperta opposizione alla rigidit\u00e0 dell\u2019Accademia. Il gruppo di artisti venne cos\u00ec chiamato per l\u2019utilizzo di\u00a0<strong>larghe pennellate di colori puri,<\/strong> con le quali dipingevano paesaggi che riproducessero il pi\u00f9 possibile la reale percezione visiva dell\u2019occhio umano. Boldini, una volta entrato in contatto con i Macchiaioli, tra cui\u00a0Giovanni Fattori, Telemaco Signorini e Silvestro Lega, , si interess\u00f2 alle nuove tecniche da loro esplorate, tuttavia a differenza loro prefer\u00ec concentrarsi sulla\u00a0<strong>ritrattistica,<\/strong> un genere che gli era da sempre congeniale. Inizi\u00f2 cos\u00ec a produrre\u00a0<strong>ritratti di numerosi amici e colleghi pittori<\/strong>, creandosi una\u00a0<strong>fitta rete di contatti<\/strong>\u00a0che lo aiut\u00f2 molto nella sua attivit\u00e0. Infatti, presto entr\u00f2 in contatto con numerose personalit\u00e0 aristocratiche che gravitavano a Firenze, in particolar modo nobili stranieri, che oltre a commissionargli diverse opere ben retribuite gli aprivano le porte delle loro collezioni private. La frequentazione pi\u00f9 importante fu certamente quella con la famiglia\u00a0<strong>Falconer,<\/strong> nobili inglesi che vivevano in una villa nei pressi di Pistoia. Boldini divenne l\u2019amante di\u00a0<strong>Isabella Falconer<\/strong>, che proprio in virt\u00f9 di questa frequentazione gli commission\u00f2 numerosi lavori, e parallelamente coltiv\u00f2 una stretta amicizia con il marito. Questi lo volle con s\u00e9 in un viaggio a\u00a0<strong>Parigi\u00a0<\/strong>nel 1867 per visitare l\u2019Esposizione Universale, dove Boldini rimase colpito dalle opere di\u00a0Edgar Dagas . Il viaggio a Parigi instill\u00f2 una nuova urgenza in Boldini: infatti, nonostante considerasse Firenze\u00a0<strong>l\u2019apice della cultura artistica<\/strong>, andando all\u2019estero si rese conto che vi erano altre culture da esplorare, e l\u2019Italia inizi\u00f2 ad andargli sempre pi\u00f9 stretta. Allora, inizi\u00f2 a viaggiare instancabilmente per l\u2019Europa, dapprima in Francia con Isabella Falconer e poi in seguito in Inghilterra, dopo aver accettato l\u2019invito del nobile\u00a0<strong>Cornwallis-West<\/strong>. Grazie alla sua protezione, Boldini entr\u00f2 nelle frequentazioni della nobilt\u00e0 inglese e anche qui venne molto richiesto per le sue abilit\u00e0 di ritrattista.Tuttavia, dopo poco tempo Boldini inizi\u00f2 a preferire Parigi a Londra. La Francia, in quel periodo, si trovava agli albori della Terza Repubblica e Parigi in particolare assumeva i contorni di una citt\u00e0 moderna, dinamica e ricca di spunti, tra caff\u00e8 letterari, musei, circoli. Cos\u00ec, Boldini vi si trasfer\u00ec definitivamente nel 1871. Da amante della\u00a0<strong>vita mondana<\/strong>, Boldini volle stabilirsi nel quartiere di Montmartre ed inizi\u00f2 a frequentare il Caf\u00e9 de la Nouvelle Ath\u00e8nes, che si trovava proprio di fronte alla sua dimora. Qui erano soliti riunirsi gli artisti che poco dopo avrebbero dato vita al movimento impressionista. Frequentando il Caf\u00e9, Boldini incontr\u00f2 e fece amicizia con Degas, colui che lo aveva colpito all\u2019Esposizione Universale. In questo stesso periodo, tra il 1871 e il 1878, Boldini entr\u00f2 nella cerchia del mercante d\u2019arte<strong>\u00a0Adolphe Goupil<\/strong>, che aveva riunito sotto la sua protezione diversi artisti innovativi tra i quali Giuseppe Palizzi e Giuseppe De Nittis. Grazie a questa collaborazione, Boldini non solo ottenne una certa stabilit\u00e0 economica, ma venne accolto nelle pi\u00f9 importanti esposizioni e divenne l\u2019artista di punta dei salotti parigini. Boldini, nonostante il forte legame con la capitale francese, non smise mai di viaggiare. Si rec\u00f2 nel 1876 nei Paesi Bassi, dove entr\u00f2 in contatto con la pittura di Frans Hals, nel 1889 viaggi\u00f2 in Spagna e in Egitto insieme all\u2019amico Degas e infine nel 1897 espose alcune opere a New York. Con l\u2019arrivo del XX secolo, Boldini torn\u00f2 spesso in Italia per partecipare diverse volte alla\u00a0<strong>Biennale di Venezia<\/strong>\u00a0e ricevere l\u2019onorificenza di grande ufficiale dell\u2019Ordine della Corona d\u2019Italia. Mor\u00ec a Parigi l\u201911 gennaio del 1931, e le sue spoglie si trovano, dietro sua esplicita richiesta, nel cimitero monumentale della Certosa di Ferrara. Formatosi tramite lo studio delle opere risalenti al Quattrocento che il padre gli presentava a lezione, Giovanni Boldini svilupp\u00f2 ulteriormente la sua arte grazie al contatto con i\u00a0<strong>Macchiaioli,<\/strong>\u00a0senza tuttavia aderire in pieno al loro gruppo. Rispetto a quelli dei macchiaioli, infatti, i dipinti di Boldini virano verso\u00a0<strong>soluzioni di linee e colori molto pi\u00f9 ardite e dinamiche. <\/strong>Inoltre, Boldini preferiva nettamente i ritratti ai dipinti di paesaggio. Si veda come riferimento il\u00a0<em>Ritratto di Giuseppe Abbati<\/em>\u00a0(1865), pittore che Boldini frequentava a Firenze. Egli non viene ritratto in una posa canonica, piuttosto Boldini d\u00e0 l\u2019idea di aver catturato il momento in cui l\u2019amico \u00e8 passato a trovarlo nel suo studio mentre si trovava nei paraggi, a passeggio con il suo cane (anch\u2019esso nel dipinto). Anche lo spazio intorno ad Abbati risulta dinamico, addirittura \u00e8 possibile notare come alcuni dipinti appesi al muro sul lato destro risultino sfocati. La tendenza di Boldini a preferire la ritrattistica fu inoltre alla base del suo\u00a0<strong>distacco dagli Impressionisti<\/strong>, che frequentava a Parigi. Certamente alcuni influssi di Edgar Degas e dei compagni sembrano effettivamente aver toccato in qualche modo l\u2019immaginario del pittore, che in questo periodo dipinge non solo ritratti ma anche scene di genere, si vedano ad esempio\u00a0<em>Le chiacchiere<\/em>\u00a0del 1873, oppure\u00a0<em>Lo strillone parigino (il giornalaio)<\/em>\u00a0del 1878. Singolari sono inoltre alcuni dipinti che si riferiscono al periodo in cui Boldini lavorava presso Goupil: il mercante d\u2019arte chiedeva, infatti, ai suoi artisti di accontentare il gusto dei clienti, che amavano circondarsi di opere che riecheggiassero la pittura francese del Settecento. Le opere di questo periodo denotano dei cambiamenti di stile nella produzione di Boldini, soprattutto nella tavolozza di colori che si fa pi\u00f9 chiara ed eterea. Ne \u00e8 esempio\u00a0<em>Dame del primo impero\u00a0<\/em>(1875). Ma non appena fin\u00ec la collaborazione con Goupil, Boldini esplor\u00f2<strong>\u00a0tinte pi\u00f9 scure<\/strong>, virate sui toni del rosso, del marrone, del nero. Importantissime in questa esplorazione furono i colori per l\u2019appunto molto intensi e scuri delle opere di Frans Hals e Diego Vel\u00e1zquez. Boldini esegu\u00ec il ritratto di molte personalit\u00e0 importanti dell\u2019epoca, tra cui lo scrittore Robert de Montesquiou (1897), la duchessa Consuelo Vanderbilt (1906) ma soprattutto Giuseppe Verdi (1886). Il ritratto del celebre compositore non fu di semplice realizzazione, infatti quella che conosciamo \u00e8 la seconda versione dell\u2019opera. La prima versione non convinse n\u00e9 Boldini n\u00e9 Verdi, per diversi motivi tra i quali la difficolt\u00e0 di Boldini nel ritrarre un Verdi irrequieto che si intratteneva di continuo in conversazione con il suo assistente, cos\u00ec il pittore davanti alla situazione chiese a Verdi di concedergli una seconda possibilit\u00e0. Ne venne fuori la versione che \u00e8 passata alla storia e che \u00e8 diventata di fatto l\u2019immagine ufficiale di Verdi, il quale ne rimase molto impressionato. La potenza del ritratto di Verdi \u00e8 data sicuramente dall\u2019espressivit\u00e0 del viso e dalla scelta oculata dei dettagli, dal cilindro che rappresenta lo status economico di alto livello del compositore alla sciarpa che ne simboleggia invece l\u2019estro artistico. Nonostante il soggetto sia ripreso a mezzo busto ed incasellato in uno sfondo piatto, di colore grigio e senza alcun elemento, la raffigurazione non \u00e8 per nulla statica ma. come nella tradizione dei ritratti di Boldini, vi \u00e8 un certo dinamismo. Lo troviamo sia nella posizione in cui \u00e8 ritratto Verdi, leggermente di lato, oppure nel tratto a pastello, che Boldini utilizza sapientemente in modo da sfumare alcuni dettagli e dare risalto ad altri, ma \u00e8 evidente in particolar modo nel volto del protagonista. Colto in una particolarissima espressione come se stesse per parlare, gli occhi di Verdi risultano vivissimi e catturano lo sguardo di chi osserva il dipinto. Tornando alla produzione artistica di Boldini, \u00e8 evidente come le protagoniste assolute dei suoi ritratti fossero le<strong>\u00a0donne borghesi,<\/strong> rappresentate\u00a0<strong>al massimo della loro femminilit\u00e0<\/strong>e<strong>\u00a0piene di personalit\u00e0<\/strong>. Pennellate lunghe, verticali o sinuose delineano figure decisamente eteree, che indossano vestiti che sembrano muoversi e volteggiare leggeri nello spazio. L\u2019ambientazione di questi ritratti \u00e8 quasi sempre la stessa, ovvero\u00a0<strong>una stanza al chiuso con un divano o un letto<\/strong>\u00a0sui quali le protagoniste sono sedute o si appoggiano. I volti, a cui \u00e8 affidato il centro focale della tela, vengono valorizzati da tratti decisi e ben delineati, e rivelano una vasta gamma di emozioni, dalla fragilit\u00e0 alla maliziosit\u00e0, dalla risolutezza all\u2019arguzia, conferendo quindi alla donna un ruolo \u201cparlante\u201d, con una voce unica ed autonoma. Boldini, nella rappresentazione femminile, si sofferma su alcuni dettagli ricorrenti, come il collo, la schiena, il profilo elegante, le spalle scoperte e scollature ardite, oppure sull\u2019eleganza dell\u2019abito quando \u00e8 chiuso al collo o completato da un vistoso cappello. Tra i pi\u00f9 raffinati ritratti femminili di Boldini ricordiamo\u00a0<em>Ritratto della principessa Marthe-Lucile Bibesco\u00a0(1911),\u00a0Marchesa Luisa Casati con piume di pavone\u00a0(1913) e\u00a0La donna in rosa\u00a0(1916). <\/em>Mor\u00ec a Parigi 1931.\u00a0 La mostra Giovanni Boldini e il mito della Belle \u00c9poque pone l\u2019accento sulla capacit\u00e0 dell\u2019artista di psicoanalizzare i suoi soggetti, le sue \u201cdivine\u201d, facendole posare per ore, per giorni, sedute di fronte al suo cavalletto, parlando con loro senza stancarsi di porle le domande pi\u00f9 sconvenienti, fino a comprenderle profondamente e cos\u00ec coglierne lo spirito, scrutandone l\u2019anima. Farsi ritrarre da Boldini significava svestire i panni dell\u2019aristocratica superbia di cui era munificamente dotata ogni gran dama degna del proprio blasone. Occorreva stare al gioco e accettarne le provocazioni, rispondendo a tono alle premeditate insolenze ma, infine, concedersi, anche solo mentalmente, facendo cadere il muro ideologico dell\u2019alterigia, oltre il quale si celavano profonde fragilit\u00e0. Dopo giorni di pose immobili, conversando e confessandosi, durante i quali il \u201cfauno\u201d poteva anche permettersi il lusso di perdere intenzionalmente tempo tracciando svogliatamente qualche segno sulle pagine di un taccuino per osservarle e comprenderle o abbozzare uno studio su una tavoletta, quando la confidenza era divenuta tale da addolcire gli sguardi e talvolta esplodere perfino nel pianto liberatorio e pi\u00f9 spesso in atteggiamenti nevrotici o eccitati fino alla follia, ecco che solo allora scattava la scintilla predatoria dell\u2019artista. Egli coglieva al volo l\u2019attimo fuggente, quel momento unico in cui un\u2019occhiata pi\u00f9 sincera rivelava lo stato d\u2019animo e la mimica del corpo si faceva pi\u00f9 espressiva, l\u2019istante in divenire fra un\u2019azione e l\u2019altra, quando la forza motoria di un gesto si esauriva, rigenerandosi prontamente in quello successivo. Negli anni della maturit\u00e0 e poi della senilit\u00e0, le lunghe e vorticose pennellate, impresse come energiche sciabolate di colore, rimodellavano in senso dinamico i corpi delle sue \u201cdivine\u201d creature e il suo stile, a un tempo classico e moderno, costituiva la miglior risposta alle vocazioni estetiste e progressiste manifestate dagli alti ceti. Nel 1863 ottenne 29.260 lire quale parte dell\u2019eredit\u00e0 lasciata anni prima dal prozio paterno, somma che nel volgere di qualche mese (1864), gli consent\u00ec di lasciare per sempre Ferrara e raggiungere il principale centro culturale e artistico dell\u2019epoca, Firenze, entrando in stretto contatto con i Macchiaioli e stringendo amicizie fondamentali come quella con Telemaco Signorini. Nell\u2019indagare con attenzione le fasi iniziali dell\u2019attivit\u00e0 artistica del precocissimo Giovanni Boldini, ossia il periodo ferrarese compreso tra il 1857 e il 1864, si evidenzia anzitutto il controverso quanto pregnante rapporto che egli ebbe con il padre pittore Antonio. Il ventenne pittore ha modo di apprezzare il mutato clima politico e sociale, iniziato con l\u2019annessione di Ferrara al nuovo stato sabaudo grazie ai risultati del Plebiscito del 1860. Gli esiti positivi si avvertono subito, grazie al nuovo fervore culturale e ad un rinnovato edonismo, nato in contrapposizione al mesto e stagnante clima penitenziale della dominazione papalina. Giovanni assorbe come una spugna tutto ci\u00f2, anche se questa aria di fermento lo investe soprattutto nel versante ludico e amoroso, vista la giovane et\u00e0. Egli intreccia relazioni con alcune ragazze ferraresi, che talora ritrae (come nel romantico \u201cLa pens\u00e9e\u201d), frequenta feste e ritrovi, veste gli abiti del sarto Delfino Santi, il pi\u00f9 ricercato della citt\u00e0, e si stacca sempre pi\u00f9 dall\u2019influsso del padre. Nel 1866 Boldini partecip\u00f2 alla sua prima mostra collettiva, organizzata dalla \u201cSociet\u00e0 di incoraggiamento in Firenze\u201d, con due quadri. Scrisse allora acutamente Telemaco Signorini che aveva evitato la convenzione di far risaltare su un fondo uniforme il volto dell\u2019effigiato (come faceva a Ferrara Giovanni Pagliarini, il miglior ritrattista locale). Mentre nell\u2019ottobre del 1871, quando risiedeva a Firenze e terminati i viaggi che si alternarono fra Ferrara, la Francia e l\u2019Inghilterra, Boldini si trasfer\u00ec definitivamente a Parigi, abitando inizialmente nell\u2019Avenue Frochot e poi a Place Pigalle con la modella e compagna Berthe e iniziando una stretta collaborazione con il potente mercante Goupil, conclusasi nel 1878. Sub\u00ec il fascino abbagliante di Mari\u00e0 Fortuny i Marsal &#8211; prima di lui capofila dei pittori della Maison Goupil &#8211; e dei suoi orditi grafici traboccanti di luccichii. Vi vedeva definitivamente imboccata la strada di quel progresso tanto atteso e la provvidenziale opposizione al concetto di separazione fra l\u2019opera e l\u2019autore, chiamato dal verismo di Capuana a scomparire ed eclissarsi nel testo, tacendo le sue opinioni, affinch\u00e9 gli eventi si producessero in perfetta autonomia, trascritti quale fedele specchio moralistico della realt\u00e0. Il folklorismo spagnoleggiante di Fortuny aveva del resto influenzato anche quella stagione della pittura del Mezzogiorno d\u2019Italia e cos\u00ec Michetti, nel Corpus Domini, spiegava senza incertezze le sue eloquenti iperboli cromatiche, traslate, anche nei timbri retorici, nel successivo gergo dannunziano. Boldini, dal canto suo, aveva invece in parte disattivato il prototipo fortunyano, mutuandone le accezioni peculiari, specialmente quelle ornative, trascrivendole per\u00f2 in un contesto lessicologico estremamente complesso e vario. Se ne svincol\u00f2 pi\u00f9 facilmente nei ritratti e questo fu possibile soprattutto grazie alla sua strabiliante padronanza tecnica, capace di ridurre nell\u2019ombra perfino il geniale caposcuola catalano, con il quale, nei primissimi anni Settanta, si avvicend\u00f2 quale pittore capofila della Maison Goupil. Gli echi del fortunysmo non risuonarono tuttavia a lungo nel modellato dell\u2019artista e sullo scorcio degli anni Settanta quegli schemi descrittivi, fin l\u00ec di grande successo, furono completamente scompaginati dal definitivo crescendo della sua sensibilit\u00e0 dinamica. I luccicanti saloni dei fastosi palazzi patrizi entro i quali avevano conversato deliziosamente damine e marchesini svanirono per sempre dall\u2019immaginario pittorico boldiniano, e con essi il gusto Impero e le certezze sociali nelle quali si era riconosciuta fino ad allora l\u2019alta borghesia francese. Sulla rive droite della Senna, nella zona tra la collina di Montmartre e Place Pigalle \u2013 dove il peintre italien visse, al numero 11, fino al 1886 \u2013 si trovavano vere e proprie \u201ccase d\u2019artista\u201d. Sullo stile di vita boh\u00e9mien e sul clima decadente delle piccole strade che correvano sconnesse fra gli slarghi e le vigne della vecchia provincia agricola, la sera si apriva lo scandaloso sipario del demi-monde, inondato dall\u2019alcol e gremito di prostitute i cui clienti abituali erano gli stessi mariti ed \u201cirreprensibili\u201d capifamiglia della borghesi francese, che le disprezzavano di giorno. Gli ultimi ritratti di Berthe risalgono al 1878-80, anche se l\u2019unione della modella con Boldini dovette durare, come testimoniano gli appunti di viaggio di Signorini, almeno fino al luglio 1881: \u00ab&#8230;alla locanda per aspettare Tivoli ed andare in campagna da Boldini. Arrivo a Chatou presso Bougival, visto Boldini e Berta&#8230;\u00bb. Pi\u00f9 o meno in questo periodo, evidentemente ma misteriosamente, si chiuse uno dei capitoli pi\u00f9 felici della vita dell\u2019artista. Cos\u00ec quella incantevole figura di ragazza, seducente e naturalmente aristocratica, la sua prima vera divina, dopo un intero decennio lasciava definitivamente il posto a Gabrielle, la sua rivale in amore, che gi\u00e0 dal 1875 si incontrava in segreto con il celebre artista in una garconiere presa in affitto in rue Demours. Durante gli incontri segreti con la nobildonna, moglie del conte Costantin de Rasty, il pittore la ritrasse rappresentando una bellezza sensuale e misteriosa nella quale prevalgono l\u2019ebbrezza della passionalit\u00e0 e una costante tensione psicologica, vissuta fra consapevolezza del pericolo e sopraffazione dei sensi: \u201c\u00c8 bella, \u00e8 bruna, e ardente. Altolocata e ammogliata anche. Un\u2019amica ricevuta nei migliori salotti, che sapeva tutto di tutti, adorabile pettegola, divertentemente sagace, di fronte alla quale la femminile esperienza e la sottile astuzia della povera Berthe erano divenute puerili attitudini quanto mai sprovvedute\u201d. Trasportato dalle vertigini della passione, l\u2019artista si era trovato quasi occasionalmente a spingere con foga, per la prima volta senza censure, su un pedale narrativo sfrenato, a lui sconosciuto, mediato soltanto dall\u2019eleganza del filtro stilistico, quasi come se i propositi creativi e culturali posti in opera a termine degli appuntamenti clandestini potessero riscattare o restituire dignit\u00e0 a quella relazione fosca, fondata sul tradimento della compagna e del marito. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Nella cosmopolita Ville Lumi\u00e8re dei caf\u00e9-chantant e degli Impressionisti fiorirono le aspirazioni di un\u2019intera generazione di donne che incarnavano lo spirito stesso della modernit\u00e0. Artiste, come le pittrici Berthe Morisot e Mary Cassatt o la scultrice Camille Claudel, ma anche scrittrici, attrici e cantanti o pi\u00f9 semplicemente eccentriche protagoniste del loro tempo, vivevano con rinnovato senso d\u2019indipendenza la propria condizione femminile. Per Giovanni Boldini riversarsi a Parigi trovarsi con centinaia di pittori, ognuno tormentato dalla permanente ossessiva necessit\u00e0 di individuare scorci, figure e soggetti originali, dette luogo a una sorta di \u201cstudio di massa\u201d senza precedenti \u2013 al limite della psicoanalisi \u2013 dei luoghi, degli ambienti e delle attitudini di quell\u2019umanit\u00e0 cos\u00ec eterogenea. Da esperto casanova, Boldini intratteneva in studio le sue modelle tentando di rompere l\u2019etichetta attraverso pungenti boutades, apparentemente fuori luogo e, contando sull\u2019effetto sorpresa, orchestrava conversazioni inaspettatamente confidenziali e provocatorie, sostanziate in frizzanti scambi di battute. Con estrema sfacciataggine, sollecitava facili risate, allentando cos\u00ec i freni inibitori e vincendo l\u2019imbarazzo delle sue muse ispiratrici, psicologicamente turbate e obbligate a rispondergli a tono. In un susseguirsi di parafrasi e giochi di parole, confessava la sua ammirazione per loro. Se da un lato le attaccava dubitandone sfacciatamente l\u2019integrit\u00e0 morale, proferendo domande e velate proposte normalmente irricevibili da una gran dama di nobili costumi, dall\u2019altro, altrettanto maliziosamente, invocava la loro compassione lamentando la poca considerazione che avevano dell\u2019artista e soprattutto dell\u2019uomo. Di domanda in risposta le anime pi\u00f9 fragili vacillavano, fornendo talvolta torrenziali confessioni sul loro stato di donne e mogli incomprese e insoddisfatte. Cos\u00ec \u201cl\u2019amico sensibile\u201d, l\u2019amateur di lungo corso, il grand ma\u00eetre peintre, lo stregone custode degli arcani segreti della bellezza e dello charme femminili, sussurrava loro qualche utile suggerimento per riaccendere il fuoco della perduta passione. Possedeva un\u2019allure particolare, avvolta da un\u2019aura di mistero, e le sue reparties alimentavano il mito della donna irraggiungibile, caratterizzato dall\u2019esprit des Guermantes. Le sue plateali sfuriate costituivano un monito di alterigia per il prossimo, la stessa che vive negli occhi e attraverso le posture perfettamente equilibrate e gli abiti di alta moda delle femmes divines di Boldini. La contessa Greffulhe, figlia di Joseph de Riquet de Caraman, principe di Chimay, e moglie del visconte Henry Greffulhe, erede di un impero finanziario e immobiliare, pianificava le proprie apparizioni con oculatezza, presentandosi in pubblico con elegantissimi e talvolta eccentrici abiti di tulle, garza, mussola e piume o con originalissimi kimono, con soprabiti di velluto a motivi orientaleggianti, firmati da Worth, Fortuny, Lanvin e Babani. Manifestazioni di estremizzato egocentrismo come quelle della contessa Greffulhe, pur fra molte critiche, godevano, tuttavia, di un plauso diffuso e costituivano la prolessi dell\u2019emancipazione femminile in progressivo e incalzante divenire. Nel 1901 Boldini dipinse uno dei ritratti pi\u00f9 iconici della sua carriera di artista, quello di Cl\u00e9o de M\u00e9rode, la ballerina dell\u2019Op\u00e9ra di Parigi, famosa per la sua bellezza eterea. Figlia della baronessa Vincentia de M\u00e9rode e di un gentiluomo austriaco dell\u2019alta societ\u00e0 che non la riconobbe, Cl\u00e9o era timida e introversa, estremamente differente dalla maggior parte delle sue compagne di fila, per natura della loro stessa professione, chiassose ed eccentriche. Era composta ed elegantissima, vestita negli abiti di Jacques Doucet. A volte, nei momenti di pausa dal ballo, se ne stava da sola a leggere un libro. Non amava il demi-monde, sebbene la sua popolarit\u00e0 infastidisse alcune grandi cortigiane come Liane de Pougy che, nel 1904, in un roman \u00e0 clef intitolato Les Sensations de Mlle de La Bringue la ritrasse quale \u201cM\u00e9o de la Clef: &#8230; Cette demoiselle de La Clef personnifiait l\u2019amour sans le faire&#8230;\u201d. L\u2019eccezionale fotogenia della piccola Cl\u00e9o e le sue forme sensuali ma al contempo aggraziate fecero di lei un modello di bellezza estremamente emancipato, dal quale rimasero affascinati artisti del calibro di Gustav Klimt, Henri de Touloue-Lautrec, Edgar Degas e, naturalmente, Boldini, che ne restitu\u00ec un\u2019immagine di universale modernit\u00e0 ed eleganza. Infine l&#8217;artista ritraeva le sue donne un attimo prima che, sopraggiungendo l&#8217;autunno della vita, la loro bellezza appassisse per sempre, che le loro foglie di rose profumate cominciassero a cadere. A volte, come uno stregone, raccoglieva i fragili petali e con un gesto d&#8217;amore ricomponeva quei fiori appassiti restituendogli un attimo di eterna primavera. Ritraendo le sue donne, Boldini rappresentava un&#8217;epoca, la bella epoca, prima quella della sua giovinezza, quando Parigi felice e opulenta viveva l&#8217;ebbrezza del benessere economico e del progresso sociale e, poi, quella della senilit\u00e0 e della decadenza, quando il primo conflitto mondiale inib\u00ec la pubblicazione delle riviste di moda e il maestro si scopr\u00ec inesorabilmente vecchio. \u201c\u2026Milli sub\u00ec il fascino misterioso di quel piccolo uomo dallo sguardo ipnotico che tante cose aveva da raccontare, di quell\u2019anziano signore dai finissimi capelli biondi, dalla bocca fresca e dai grandi, vivaci occhi azzurri, lo ascoltava parlare per ore seduta sulle berg\u00e8res sulle quali avevano posato, prima di lei, le divine muse del diabolico ritrattista, ora con la vista compromessa, riparato alla luce tiepida di quelle pareti, dalle quali come fantasmi, come stelle di un firmamento tramontato per sempre, spuntavano i volti traslucidi delle sue femmine e guardandoli si udivano le \u00ab&#8230;voci, voci di donne morte od invecchiate, voci di ammiratrici, di amiche, di amanti&#8230; Vous rappelez-vous, Boldini? Grida dal quadro da cui protende il busto opulento la bella madame J. de C. che sentimmo vecchia ripetere con desolata monotonia la domanda angosciosa che fa pensare al grido dei dannati ricordanti la vita&#8230; Vous rappelez-vous, Boldini?\u00bb\u201d. Con avidit\u00e0 mefistofelica Boldini, per oltre sessant\u2019anni, aveva fatto sfilare sulle sue sedute Impero le donne pi\u00f9 avvenenti dell\u2019alta societ\u00e0 francese, immobili e intimidite sotto lo sguardo rapace e diretto del genio che \u2013 parafrasando artisticamente i loro dialoghi, riferendo di loro ci\u00f2 che esse volevano pi\u00f9 di ogni altra cosa tacere \u2013 le adulava e le invitava a esprimersi senza indecisioni, perch\u00e9 a un artista, come a un medico, si doveva confidare proprio tutto. Si inebriava con la fragranza del loro profumo ogni volta diverso e metabolizzava l\u2019essenza delle loro personalit\u00e0 controverse per poi sferrare impietosamente il suo fendente con il pennello, riducendo a niente quel presupposto perbenismo che avevano voluto manifestare entrando per la prima volta nel suo studio. Accanto ai \u201cmirabolanti\u201d dipinti di Boldini sono esposti capolavori di altri grandi artisti a lui coevi, tra i quali Odoardo Borrani, Vittorio Matteo Corcos, Giuseppe De Nittis, Vincenzo Gemito, Paul C\u00e9sar Helleu, Antonio Mancini, Telemaco Signorini, Federico Zandomeneghi e altri ancora, che fornendo un\u2019adeguata contestualizzazione del panorama figurativo tra Ottocento e Novecento, contribuiscono a raccontare in modo pi\u00f9 compiuto i sessanta anni di attivit\u00e0 di Giovani Boldini e a dimostrare come la sua esperienza umana e professionale rappresenti appieno lo spirito dell\u2019epoca. La mostra, strutturata in sei sezioni, parte dalle opere realizzate a Firenze come il\u00a0Ritratto di Vittorio Emanuele II\u00a0(mai prima esposto), o quello del fraterno amico e artista\u00a0Cristiano Banti nel dipinto Nello studio del pittore, per poi passare all\u2019iconico e vibrante\u00a0Generale spagnolo,\u00a0eseguito in Costa Azzurra mentre Boldini era in viaggio per Parigi in dialogo con il limpidissimo Antico ingresso a\u00a0Porta Pinti\u00a0di Odoardo Borrani, fra i capisaldi della pittura macchiaiola. Si prosegue al Caf\u00e9 de la Nouvelle Ath\u00e8nes, il celebre ritrovo degli Impressionisti \u2013 raffigurato anche da Degas, del quale in mostra \u00e8 presente il magistrale ritratto eseguito da Boldini \u2013 che diventa l\u2019ambientazione di una scena che incanta lo sguardo:\u00a0In conversazione. Un dipinto raramente esposto nel quale Boldini ritrae, proprio come in un romanzo dannunziano, la sua compagna, Berthe, insieme alla sua amante, Gabrielle de Rasty, moglie del conte Costantin, sedute a un tavolo l\u2019una accanto all\u2019altra, elegantissime, dipinte in un momento di particolare intesa e complicit\u00e0 che inevitabilmente affascina e incuriosisce. E ancora gli scorci della Parigi di Boldini e i grandi e attesissimi ritratti femminili a figura intera si alternano sulle pareti della Cavallerizza, dentro lo scenografico allestimento di Contemplazioni impreziosito dalle installazioni di Cesare Inzerillo e Marilena Manzella, in una penombra di atmosfere opulente e misteriose, dove si muovono con disinvoltura le donne che il pittore ha desiderato e dipinto, tra le quali incontriamo: l\u2019attrice Alice Regnault, la contessa Berthier de Leusse, la Principessa Eulalia di Spagna e la Mademoiselle de Nemidoff, fissate sulla tela nella loro sfolgorante bellezza. Pezzi di straordinario tenore qualitativo che testimoniano il respiro internazionale delle rispettive committenze. Nell\u2019articolata galleria dei ritratti eseguiti da Boldini troviamo i dipinti di altri connazionali attivi a Parigi, come\u00a0Leontine in canotto, che Giuseppe De Nittis realizza nel 1874, anno della prima esposizione impressionista nello studio di Nadar, alla quale De Nittis partecip\u00f2 come unico fra gli italiani. Una presenza notevole \u00e8\u00a0La fille de Th\u00e9odora (1893), rarissima opera della pittrice Juana Romani, una tra le personalit\u00e0 pi\u00f9 brillanti dell\u2019epoca. Espatriata dalle campagne di Velletri a Parigi verso la fine dell\u2019Ottocento, prima modella e poi pittrice, si afferma presto nelle istituzioni artistiche francesi. Invitata da Boldini all\u2019Esposizione Universale di Parigi del 1889, ottiene un riconoscimento internazionale in quella del 1900, pochi anni prima dell\u2019internamento in una casa di cura fuori Parigi, dove morir\u00e0 nel 1923. In mostra non mancano i collegamenti con le allora contemporanee esperienze artistiche italiane, perch\u00e9 il fenomeno della Belle \u00c9poque non interess\u00f2 soltanto Parigi, ma si diffuse anche nei raffinati salotti della provincia lucchese, come testimoniano le luminose ragazze di Edoardo Gelli, eleganti e imbellettate con guanti e cappellini\u00a0\u00e0 la mode, o la radiosa protagonista de L\u2019incontro, che cammina svelta, scivolando dentro il sorprendente controluce, dipinto dal lucchese Luigi De Servi nel 1906. Il percorso include una sceltissima sezione di opere realizzate su carta. Catalogo di mostra: \u201cGiovanni Boldini. La seduzione della pittura\u201d a cura di Tiziano Panconi, edito da Contemplazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Cavallerizza Lucca<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanni Boldini. La Seduzione della Pittura<\/p>\n\n\n\n<p>dal 2 Dicembre 2025 al 2 Giugno 2026<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 20.00<\/p>\n\n\n\n<p>Boldini. La seduzione della pittura, Lucca, Cavallerizza, 2025, installation view. Courtesy Contemplazioni<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanni Boldini, Autoritratto, 1911, Museo Giovanni Boldini, Ferrara<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte:&nbsp; Carmen Pellettieri- Ufficio mostre<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"mailto:carmen@contemplazioni.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>carmen@contemplazioni.it<\/em><\/a><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.76340%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000031094\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031094\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;ILCE-7M3&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1764579375&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;28&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.125&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"DSC06726\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" data-attachment-id=\"1000031094\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031094\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;ILCE-7M3&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1764579375&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;28&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.125&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"DSC06726\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" role=\"button\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Abrir la imagen 1 de 5 en pantalla completa\"srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=900&#038;ssl=1 900w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=1200&#038;ssl=1 1200w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=1500&#038;ssl=1 1500w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=1800&#038;ssl=1 1800w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=2000&#038;ssl=1 2000w\" alt=\"\" data-height=\"1707\" data-id=\"1000031094\" data-link=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031094\" data-url=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-1024x683.jpg\" data-width=\"2560\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/DSC06726-1024x683.jpg?ssl=1\" data-amp-layout=\"responsive\"\/><\/figure><\/div><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:33.23660%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000031093\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031093\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;14&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;ILCE-7M3&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1764433512&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;28&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.16666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"S_DSC06562\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" data-attachment-id=\"1000031093\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031093\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;14&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;ILCE-7M3&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1764433512&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;28&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.16666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"S_DSC06562\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" role=\"button\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Abrir la imagen 2 de 5 en pantalla completa\"srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=900&#038;ssl=1 900w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=1200&#038;ssl=1 1200w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=1500&#038;ssl=1 1500w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=1800&#038;ssl=1 1800w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=2000&#038;ssl=1 2000w\" alt=\"\" data-height=\"1707\" data-id=\"1000031093\" data-link=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031093\" data-url=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-1024x683.jpg\" data-width=\"2560\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06562-1024x683.jpg?ssl=1\" data-amp-layout=\"responsive\"\/><\/figure><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000031092\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031092\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;10&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;ILCE-7M3&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1764432885&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;28&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;160&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.33333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"S_DSC06545\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" data-attachment-id=\"1000031092\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031092\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;10&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;ILCE-7M3&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1764432885&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;28&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;160&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.33333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"S_DSC06545\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" role=\"button\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Abrir la imagen 3 de 5 en pantalla completa\"srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=900&#038;ssl=1 900w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=1200&#038;ssl=1 1200w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=1500&#038;ssl=1 1500w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=1800&#038;ssl=1 1800w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-1024x683.jpg?strip=info&#038;w=2000&#038;ssl=1 2000w\" alt=\"\" data-height=\"1707\" data-id=\"1000031092\" data-link=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031092\" data-url=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-1024x683.jpg\" data-width=\"2560\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06545-1024x683.jpg?ssl=1\" data-amp-layout=\"responsive\"\/><\/figure><\/div><\/div><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:50.00000%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000031091\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031091\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06355-1000x667-1.jpg?fit=1000%2C667&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1000,667\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1764347294&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"S_DSC06355-1000&amp;#215;667\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06355-1000x667-1.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06355-1000x667-1.jpg?fit=1000%2C667&amp;ssl=1\" data-attachment-id=\"1000031091\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031091\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06355-1000x667-1.jpg?fit=1000%2C667&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1000,667\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1764347294&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"S_DSC06355-1000&amp;#215;667\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06355-1000x667-1.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06355-1000x667-1.jpg?fit=1000%2C667&amp;ssl=1\" role=\"button\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Abrir la imagen 4 de 5 en pantalla completa\"srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06355-1000x667-1.jpg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06355-1000x667-1.jpg?strip=info&#038;w=900&#038;ssl=1 900w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06355-1000x667-1.jpg?strip=info&#038;w=1000&#038;ssl=1 1000w\" alt=\"\" data-height=\"667\" data-id=\"1000031091\" data-link=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031091\" data-url=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06355-1000x667-1.jpg\" data-width=\"1000\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06355-1000x667-1.jpg?ssl=1\" data-amp-layout=\"responsive\"\/><\/figure><\/div><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:50.00000%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000031090\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031090\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06360-1000x667-1.jpg?fit=1000%2C667&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1000,667\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1764347462&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"S_DSC06360-1000&amp;#215;667\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06360-1000x667-1.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06360-1000x667-1.jpg?fit=1000%2C667&amp;ssl=1\" data-attachment-id=\"1000031090\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031090\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06360-1000x667-1.jpg?fit=1000%2C667&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1000,667\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1764347462&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"S_DSC06360-1000&amp;#215;667\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06360-1000x667-1.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06360-1000x667-1.jpg?fit=1000%2C667&amp;ssl=1\" role=\"button\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Abrir la imagen 5 de 5 en pantalla completa\"srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06360-1000x667-1.jpg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06360-1000x667-1.jpg?strip=info&#038;w=900&#038;ssl=1 900w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06360-1000x667-1.jpg?strip=info&#038;w=1000&#038;ssl=1 1000w\" alt=\"\" data-height=\"667\" data-id=\"1000031090\" data-link=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000031090\" data-url=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06360-1000x667-1.jpg\" data-width=\"1000\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06360-1000x667-1.jpg?ssl=1\" data-amp-layout=\"responsive\"\/><\/figure><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 2 Giugno 2026 si potr\u00e0 ammirare presso la Cavallerizza Lucca la mostra dedicata a Giovanni Boldini \u2013 \u2018 Giovanni Boldini. La Seduzione della Pittura\u2019 a cura di\u00a0 Tiziano Panconi. L\u2019esposizione \u00e8 prodotta da Contemplazioni con il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Toscana e della Citt\u00e0 di Lucca. Un percorso [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000031090,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000031089","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-arte","10":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/S_DSC06360-1000x667-1.jpg?fit=1000%2C667&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000031089","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000031089"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000031089\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000031095,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000031089\/revisions\/1000031095"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000031090"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000031089"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000031089"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000031089"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}