{"id":1000030915,"date":"2026-05-03T13:13:39","date_gmt":"2026-05-03T16:13:39","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030915"},"modified":"2026-05-03T13:13:42","modified_gmt":"2026-05-03T16:13:42","slug":"governo-meloni-adesso-serve-una-scossa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030915","title":{"rendered":"Governo Meloni, adesso serve una scossa"},"content":{"rendered":"\n<p>Giorgia da record: secondo esecutivo pi\u00f9 longevo della Repubblica, mentre l\u2019orologio corre verso la fine della legislatura, magari anche anticipata. Eppure, mentre si moltiplicano guerre e aumentano i dazi, solo in Italia si polemizza sul caso Minetti, su Beatrice Venezi e sul padiglione russo del solerte Buttafuoco, smarrendo del tutto il senso delle priorit\u00e0. La sensazione \u00e8 quella di una macchina governativa che stenta a ritrovare ritmo: il piano casa nell\u2019ultimo Consiglio dei ministri potrebbe essere un nuovo inizio. Ma occorre una scossa: un primo nodo \u00e8 il coordinamento tra ministeri. Ogni dicastero sembra muoversi lungo una propria traiettoria autonoma. Ne derivano sovrapposizioni, talvolta contraddizioni e spesso autogol mediatici come dimostrano le ultime schermaglie tra Matteo Salvini e Alessandro Giuli. Battibecchi che magari avrebbero potuto essere risolti in quei famosi \u201cpre-consigli\u201d in cui erano maestri nel passato sottosegretari del calibro di Giuliano Amato e Gianni Letta. Meno tweet, pi\u00f9 concretezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Un secondo fronte riguarda le partecipate pubbliche. Pi\u00f9 che leve strategiche, spesso somigliano a piccoli principati guidati da \u201cimperatori delegati\u201d che ne fanno centri autoreferenziali di potere. \u00c8 possibile che figure come Claudio Descalzi, Flavio Cattaneo, Agostino Scornajenchi, Fabrizio Palermo e Paolo Scaroni non vengano mai riunite attorno a un tavolo a Palazzo Chigi per indicare suggerimenti sull\u2019energia come fa ad esempio Donald Trump? Sul piano industriale, la questione si fa ancor pi\u00f9 seria. Adolfo Urso, simpaticamente definito la \u201cmaglia nera\u201d del governo, dovrebbe finalmente concentrarsi sulla costruzione di una politica industriale integrata: immaginare, ad esempio, un grande polo della meccatronica e della difesa, capace di coordinare realt\u00e0 come Leonardo S.p.A., Fincantieri, Acciaierie d\u2019Italia e Ansaldo Energia. Una semplice constatazione: oggi lo Stato non funziona come sistema. Sul fisco, poi, sbaglia bersaglio: spreme ci\u00f2 che si muove (impresa e lavoro) e lascia quasi intatto ci\u00f2 che non si muove, i patrimoni immobiliari. Cos\u00ec, si premia la rendita e si scoraggia l\u2019innovazione: meno crescita, meno valore. Anche qui le soluzioni non sono semplici, perch\u00e9 i problemi odierni sono il frutto di scelte sbagliate del passato; alcune affondano addirittura nel disegno del Costituente che, con l\u2019impianto regionalista, avulso dalla tradizione italiana, nel modo in cui poi si \u00e8 evoluto ha progressivamente indebolito lo Stato-amministrazione. Prima del 1970 lo Stato centrale, pur con i suoi limiti, funzionava: burocrazia solida, visione, capacit\u00e0 di costruire industria, produrre energia e realizzare infrastrutture.<\/p>\n\n\n\n<p>Con le competenze alle Regioni, il baricentro si \u00e8 spostato senza risultati: oggi sono soprattutto \u201cmacro-ASL\u201d, con la sanit\u00e0 che assorbe circa il 70% dei bilanci, margini limitati di sviluppo e costi di apparato elevati. L\u2019idea \u00e8 netta e rivoluzionaria: abolirle per liberare risorse da destinare a crescita e innovazione. A questo punto servirebbe un test di realt\u00e0: un sondaggio serio, magari affidato alla sensibilit\u00e0 analitica di Alessandra Ghisleri, per capire come reagirebbe davvero l\u2019elettorato a un referendum costituzionale sulla loro soppressione. Tornando alle vicende politiche contingenti, va detto come Meloni abbia costruito la sua leadership internazionale fondata su responsabilit\u00e0 e continuit\u00e0. Ora quella stessa energia va tradotta all\u2019interno del governo: cabine di regia pi\u00f9 incisive, magari introducendo un consiglio di gabinetto con i ministri chiave, monitoraggio costante dell\u2019attuazione, incentivi \u2013 e, quando necessario, sanzioni \u2013 legati ai risultati. Non \u00e8 tecnocrazia, \u00e8 politica nel suo significato pi\u00f9 concreto. La sfida, per\u00f2, non \u00e8 solo italiana: nel confronto Stati Uniti\u2013Cina, l\u2019Europa rischia di restare una potenza regolatoria senza potere strategico. A Bruxelles serve ambizione: un campione tecnologico europeo \u2013 una sorta di \u201cPalantir Technologies\u201d in versione Ue \u2013 capace di integrare dati, difesa, IA e industria. Perch\u00e9 oggi la sovranit\u00e0 non si misura pi\u00f9 solo nei confini, ma nelle infrastrutture digitali.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa prospettiva, il ritorno a un\u2019Europa pi\u00f9 politica diventa inevitabile. Dopo anni di paralisi dovute ai veti incrociati, sarebbe necessario riaprire con forza il tema del voto a maggioranza. Un\u2019Unione Europea che vuole contare non pu\u00f2 restare ostaggio dell\u2019unanimit\u00e0 permanente. Tra Washington e Pechino, il futuro del Vecchio Continente dipender\u00e0 dalla capacit\u00e0 di evolversi verso un assetto pi\u00f9 federale, capace di esprimersi con una sola voce su industria, energia, difesa e tecnologia. I dati, del resto, lo confermano. E converrebbe soprattutto all\u2019Italia, che \u00e8 tra i Paesi meno cresciuti negli ultimi vent\u2019anni. Emerge uno spaccato critico sulla spesa pubblica e sul ritorno effettivo degli investimenti, troppo spesso usati come sostituti delle riforme strutturali, sempre annunciate ma raramente realizzate. Per questo, non avendo grandi margini finanziari, la strada \u00e8 obbligata: lavorare sulle riforme. La politica dei bonus, si sa, pu\u00f2 distribuire consenso, ma non costruisce futuro. Se non si interviene sulla produttivit\u00e0, la crescita resta debole anche quando il ciclo aiuta. E il punto non \u00e8 solo crescere di pi\u00f9, ma crescere meglio: aumentare la produttivit\u00e0 totale dei fattori, ridurre i costi di transazione, rendere pi\u00f9 facile fare impresa e attrarre investimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Non aiuta, in questo quadro, il contrasto tra i due vicepresidenti Salvini e Tajani sulle scelte economiche: pi\u00f9 debito, sfidando i vincoli del Patto di stabilit\u00e0 e crescita, oppure pi\u00f9 integrazione, affidandosi al meccanismo europeo di stabilit\u00e0. Questo non \u00e8 pluralismo, \u00e8 disordine: due bussole che indicano direzioni opposte. Senza una sintesi, la linea economica diventa rumore. E il conto arriva comunque. Perch\u00e9, alla fine, la politica resta un esercizio di visione e organizzazione. E se questo governo vuole arrivare alle elezioni con una credibilit\u00e0 rafforzata, deve dimostrare di saper funzionare meglio, non solo di voler fare di pi\u00f9. Servono pochi punti chiari, tempi certi e risultati verificabili: il tempo sta per scadere. Gli elettori giudicano i risultati concreti, non le intenzioni. E speriamo almeno che questa volta non inizi il solito balletto sulla legge elettorale. Riguardo a quest\u2019ultimo tema, una riflessione \u00e8 d\u2019obbligo. Come mai il declino di questo Paese \u00e8 iniziato con l\u2019introduzione del maggioritario agli inizi degli anni Novanta? Sarebbe utile una riflessione sul riaprire al sistema proporzionale, magari con una soglia di sbarramento: potrebbe favorire intese di \u201cbuon senso\u201d tra le istanze politiche del Paese, a prescindere dagli artificiali schieramenti di questi ultimi decenni, che hanno solo spinto al conflitto permanente. Per dirla con Aldo Moro: \u201cIl compromesso non \u00e8 una resa, ma l\u2019arte di avanzare insieme quando nessuno pu\u00f2 farcela da solo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bisignani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giorgia da record: secondo esecutivo pi\u00f9 longevo della Repubblica, mentre l\u2019orologio corre verso la fine della legislatura, magari anche anticipata. Eppure, mentre si moltiplicano guerre e aumentano i dazi, solo in Italia si polemizza sul caso Minetti, su Beatrice Venezi e sul padiglione russo del solerte Buttafuoco, smarrendo del tutto il senso delle priorit\u00e0. La [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000030916,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[46,32],"tags":[38,37],"class_list":{"0":"post-1000030915","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-italia","8":"category-politica","9":"tag-italia","10":"tag-politica"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/zjky.jpg?fit=912%2C512&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000030915","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000030915"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000030915\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000030917,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000030915\/revisions\/1000030917"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000030916"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000030915"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000030915"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000030915"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}