{"id":1000030814,"date":"2026-05-01T08:58:53","date_gmt":"2026-05-01T11:58:53","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030814"},"modified":"2026-05-01T08:58:55","modified_gmt":"2026-05-01T11:58:55","slug":"la-vittoria-scontata-contro-conte-e-le-poltrone-le-manovre-segrete-di-schlein","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030814","title":{"rendered":"La \u201cvittoria scontata\u201d contro Conte e le poltrone: le manovre segrete di Schlein"},"content":{"rendered":"\n<p>Al Nazareno c\u2019\u00e8 gi\u00e0 chi misura le tende di Palazzo Chigi. \u00c8 il grande classico della politica italiana: prima si contano i ministeri, poi \u2013 forse \u2013 si cercano i voti. E nel centrosinistra questa tendenza assume sempre un tono quasi artistico, perch\u00e9 riescono a discutere di equilibri di governo quando ancora non esiste n\u00e9 una coalizione definita n\u00e9 un programma condiviso n\u00e9 una leadership davvero riconosciuta da tutti. I retroscena riportati dal Foglio raccontano di una Elly Schlein che starebbe gi\u00e0 ragionando sul suo personale manuale Cencelli: un ministero ai piccoli alleati, due caselle ad Avs, il peso dei Cinque Stelle da decidere pi\u00f9 avanti, magari dopo aver capito chi comanda davvero. Giuseppe Conte da tenere possibilmente fuori dall\u2019esecutivo, magari con una carica di prestigio purch\u00e9 non troppo vicina al centro del potere. Insomma, la geografia del futuro governo \u00e8 gi\u00e0 disegnata. Peccato manchi ancora un dettaglio: vincere le elezioni. \u00c8 sempre sorprendente osservare la distanza tra la realt\u00e0 e l\u2019autonarrazione del campo progressista. Da una parte si racconta di un vento favorevole, di manager pubblici pronti a bussare alla porta della segretaria dem, di pezzi di establishment gi\u00e0 intenti a riposizionarsi. Dall\u2019altra c\u2019\u00e8 un\u2019alleanza che continua a muoversi al rallentatore, con tavoli rinviati, incontri spostati, diffidenze reciproche e una competizione interna mai davvero sopita. Il caso Silvia Salis \u00e8 emblematico. Viene descritta come una variabile imprevedibile, una figura da monitorare, quasi un\u2019incognita capace di scompaginare i piani. Il fatto stesso che al Nazareno ci si interroghi su come fermarla o neutralizzarla la dice lunga sul clima interno. Altro che coalizione pronta a governare: qui siamo ancora alla gestione delle ansie domestiche. E poi c\u2019\u00e8 il rapporto con Conte, il convitato di pietra di ogni strategia progressista. Il leader del Movimento 5 Stelle \u00e8 troppo forte per essere ignorato, troppo ingombrante per essere accolto serenamente, troppo competitivo per essere considerato un alleato lineare. Il Pd sa di averne bisogno, ma teme di restarne schiacciato. Conte sa che senza di lui la sinistra fatica a essere competitiva, e usa questa consapevolezza come leva negoziale. Non \u00e8 un matrimonio politico: \u00e8 una convivenza diffidente. Nel frattempo, le grandi iniziative annunciate da Schlein evaporano con una certa rapidit\u00e0. La manifestazione per la pace e la giustizia sociale, lanciata con enfasi, \u00e8 finita nel limbo delle cose dette e non fatte. Anche qui il problema \u00e8 sempre lo stesso: la politica ridotta a slogan e comunicazione, senza la fatica organizzativa e senza la sostanza necessaria per trasformare un annuncio in mobilitazione reale. Ed \u00e8 proprio su questo terreno che Elly rischia seriamente di andare a sbattere. Perch\u00e9 la politica pu\u00f2 vivere per qualche settimana di suggestioni mediatiche, di sondaggi favorevoli, di entusiasmi da salotto. Ma quando si avvicina il voto, gli elettori chiedono altro. Chiedono cosa pensi di fare con il lavoro che manca o paga poco. Chiedono come intendi affrontare la pressione fiscale. Chiedono risposte su immigrazione, sicurezza urbana, sanit\u00e0 pubblica, scuola, energia, industria, infrastrutture. Chiedono, in una parola, governo. E qui emerge il limite pi\u00f9 evidente della segreteria Schlein. Da quando guida il Partito democratico, ha investito moltissimo sull\u2019identit\u00e0, sul linguaggio, sulle battaglie simboliche, sulla ridefinizione culturale della sinistra. Molto meno sulla costruzione di una proposta economica e sociale credibile, coerente e riconoscibile. Si conoscono bene le parole d\u2019ordine, molto meno le soluzioni concrete. Il Pd sembra spesso concentrato nel rappresentare una sensibilit\u00e0, pi\u00f9 che nel costruire un\u2019alternativa di governo. E questo, in tempi normali, sarebbe gi\u00e0 un problema. In tempi di inflazione, tensioni internazionali e crescente sfiducia verso la politica, diventa un rischio enorme. Perch\u00e9 gli italiani potrebbero anche essere delusi dal centrodestra, possono criticare Giorgia Meloni, possono desiderare un ricambio. Ma non consegnano il Paese a chi appare impegnato soprattutto nella distribuzione anticipata delle poltrone. Non basta evocare l\u2019unit\u00e0 delle opposizioni se poi ogni alleato passa il tempo a sabotare l\u2019altro. Non basta dire \u201csiamo pronti\u201d se l\u2019unica cosa pronta \u00e8 il totoministri. Una classe dirigente seria fa il contrario di ci\u00f2 che oggi sembra accadere al Nazareno. Prima definisce i contenuti, poi cerca gli alleati. Prima costruisce un progetto, poi assegna i ruoli. Prima parla al Paese, poi si occupa del palazzo. Invece nel centrosinistra si continua a fare l\u2019opposto: prima il palazzo, poi \u2013 forse \u2013 il Paese. Ed \u00e8 qui che la Schlein dovrebbe fermarsi a riflettere. Perch\u00e9 il problema non \u00e8 la Salis, non \u00e8 Conte, non sono le correnti interne. Il problema \u00e8 che senza temi forti e senza un programma serio, la corsa verso Palazzo Chigi rischia di finire contro un muro. E quel muro, come spesso accade, si chiama realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Franco Lodige<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al Nazareno c\u2019\u00e8 gi\u00e0 chi misura le tende di Palazzo Chigi. \u00c8 il grande classico della politica italiana: prima si contano i ministeri, poi \u2013 forse \u2013 si cercano i voti. 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