{"id":1000030732,"date":"2026-04-27T06:59:25","date_gmt":"2026-04-27T09:59:25","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030732"},"modified":"2026-04-27T06:59:27","modified_gmt":"2026-04-27T09:59:27","slug":"il-vero-ruolo-della-corte-costituzionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030732","title":{"rendered":"Il vero ruolo della Corte costituzionale"},"content":{"rendered":"\n<p>Settant\u2019anni fa, il 23 aprile 1956, la Corte costituzionale, presieduta dal primo presidente Enrico De Nicola, celebrava la sua prima udienza pubblica, inaugurando una stagione nuova nella storia repubblicana italiana. Questa data \u00e8 particolarmente rilevante perch\u00e9 segna il passaggio dalla promessa costituzionale, quella prevista, cio\u00e8, nel Titolo VI, Parte Seconda, della nostra Carta fondamentale, alla sua effettiva operativit\u00e0. Si tratta, quindi, di sette decenni in cui l\u2019organo pensato per garantire l\u2019equilibrio dei poteri dello Stato \u00e8 diventato, per gran parte della dottrina, uno dei protagonisti pi\u00f9 influenti della vita politica italiana. Tuttavia, questa celebrazione importantissima impone una domanda che il giurista non pu\u00f2 evitare: la Corte \u00e8 rimasta fedele al suo ruolo di giudice delle leggi oppure si \u00e8 trasformata, progressivamente, in qualcosa di diverso? I numeri, in apparenza, parlano da soli. Tra il 1956 ed il 2025, su oltre ventimila giudizi, pi\u00f9 di quattromila pronunce hanno dichiarato l\u2019illegittimit\u00e0 costituzionale di disposizioni legislative. Non si tratta soltanto di una funzione di controllo, ma di un intervento continuo, incisivo, spesso creativo, all\u2019interno del nostro ordinamento giuridico. Infatti, da istituzione pensata come arbitro e non come giocatore, la Consulta, negli anni, non si \u00e8 limitata ad interpretare la Costituzione ma, in molti casi, l\u2019ha resa materia viva, talvolta persino pi\u00f9 elastica di quanto abbia fatto il legislatore. A proposito di ci\u00f2, va ricordato come proprio la prima sentenza della Corte \u2013 la n. 1 del 1956 \u2013 dichiarava incostituzionali le disposizioni del Testo unico di Pubblica sicurezza di epoca fascista ritenute incompatibili con l\u2019articolo 21 della Costituzione che prevede il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. Questa sentenza ha rappresentato, pertanto, un passaggio necessario, in cui il giudice delle leggi ha difeso effettivamente la Costituzione repubblicana dal passato. Tuttavia, nel corso del tempo, il ruolo della Corte costituzionale si \u00e8 progressivamente evoluto non limitandosi ad espungere leggi incompatibili dal nostro ordinamento, ma riempendo vuoti normativi, orientando politiche pubbliche, fino ad entrare nei meandri pi\u00f9 sensibili della decisione politica, dai diritti civili ai diritti sociali, dalla fiscalit\u00e0 alla libert\u00e0 economica. Orbene, \u00e8 proprio in questo segmento che si annida la tensione irrisolta del costituzionalismo contemporaneo: infatti, da un lato, la Corte rappresenta un formidabile presidio contro le derive della maggioranza, ma dall\u2019altro, rischia, purtroppo, di diventare un centro autonomo di produzione normativa sottratto alla responsabilit\u00e0 democratica. A tal proposito \u00e8 opportuno interrogarsi sull\u2019equilibrio della giustizia costituzionale italiana, in quanto, se per un verso, \u00e8 del tutto naturale correggere l\u2019attivit\u00e0 del legislatore, dall\u2019altro sostituirsi alla sua attivit\u00e0 lo \u00e8 molto meno. Infatti, in una stagione in cui la politica appare sempre pi\u00f9 debole, frammentata ed incapace di assumere decisioni fondamentali per la vita del Paese, il giudice delle leggi, purtroppo, tende inevitabilmente ad espandere il proprio raggio d\u2019azione. Si tratta di una dinamica diffusa. Ma in Italia assume un\u2019intensit\u00e0 particolare favorita dall\u2019elasticit\u00e0 della nostra Costituzione. Per questi motivi, una domanda ulteriore che il giurista dovrebbe porsi, a settant\u2019anni dalla prima udienza della Corte costituzionale, \u00e8 comprendere di chi, quest\u2019ultima, sia davvero garante, e, soprattutto, fino a che punto lo \u00e8. Perch\u00e9 ogni espansione del sindacato di costituzionalit\u00e0 ha il suo prezzo che si misura, in ultima analisi, nella compressione dello spazio della decisione politica. Non pi\u00f9 soltanto giudice delle leggi, ma \u2013 sempre pi\u00f9 spesso \u2013 un vero e proprio co-legislatore silenzioso? Sicuramente, oggi, la Corte costituzionale resta una delle istituzioni pi\u00f9 solide della Repubblica italiana ma il modo migliore per celebrare i suoi settant\u2019anni resta sicuramente il confronto critico. E le grandi istituzioni \u2013 tra le quali rientra certamente la Consulta \u2013 cercano quesiti difficili e non li temono. Perch\u00e9 una Corte forte \u00e8 una garanzia. Ma una Corte che sostituisce la politica diventa un problema.<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanni Terrano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Settant\u2019anni fa, il 23 aprile 1956, la Corte costituzionale, presieduta dal primo presidente Enrico De Nicola, celebrava la sua prima udienza pubblica, inaugurando una stagione nuova nella storia repubblicana italiana. 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